LA DIETA DEL DONATORE DI SANGUE

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Donare il proprio sangue è un’azione nobile e generosa, se va nelle operazioni giuste

Ciao Alessandro,
Scusami se ti rispondo in ritardo.
Hai fatto una donazione e mi chiedi come comportarti nel dopo per recuperare in fretta le forze.
Donare il proprio sangue è senz’altro un’azione nobile, in un mondo caratterizzato da troppi incidenti stradali e da incidenti sul lavoro.
Vero è che la Banca Sangue è in costante carenza di fondi soprattutto a causa di operazioni e trapianti adottati a sistema.
Operazioni e trapianti che, probabilmente, nel 90% dei casi, non si dovrebbero nemmeno fare, per cui molto di quel sangue donato e molto di quel sangue in più che servirebbe, viene usato o verrebbe usato nelle direzioni sbagliate, o quantomeno in quelle controverse stile Frankenstein.
Fatta questa premessa, e donato il proprio sangue come hai fatto generosamente tu, come fare per ripristinare la propria efficienza fisica?

Prelievo di sangue uguale operazione anemizzante indotta

Chiaro che un prelievo di sangue implica un certo indebolimento organico-calorico-nutrizionale, soprattutto nelle persone che non posseggono eccessi carbo-lipidici da regalare, come nel caso tuo.
Un prelievo di sangue è alla fin dei conti una operazione artifiziosa di emergenza, una forma di operazione anemizzante indotta.
Non la risolvi di certo coi quadrelli di cioccolato che ti hanno regalato al centro trasfusioni.
Quello della cioccolata è un rito formale, più che una vera e propria indicazione riparatrice.

Quali sono i rimedi che contano. L’aria pura è il primo alimento.

Cerchi una risposta concreta?
Primo non mangiare assolutamente quel cioccolato. Al massimo, se proprio ci tieni, prendilo a scaglie minime nei giorni successivi, sempre ricordando che non è affatto il cibo degli dei, avendo esso diverse controindicazioni salutistiche, nonostante il suo gradevole sapore.
Per una settimana ti consiglio di ridurre il ritmo, di stare tranquillo, di andare a dormire presto, di trascurare la tua mogliettina, di fare qualche camminata all’aria aperta respirando lentamente a pieni polmoni, riempiendo cioè a ritmo il mantice polmonare e svuotandolo completamente con l’aiuto di qualche flessione sulle ginocchia.
Che c’entra tutto questo col sangue? L’aria pura è il primo alimento, assieme ai raggi solari.
Dopodiché viene l’acqua, Quella biologica della frutta, intendo.

Queste cose basilari nei comuni ospedali sembrano non conoscerle

Queste cose, negli ospedali sono tabù, visto che le finestre si aprono poco e si tiene la temperatura spesso a 24 gradi, e visto che nella dieta appare di tutto, dal bollito al pollo lesso, dall’hamburger al polpettone, dallo stracchino alla pasta (naturalmente al ragù).
Roba da scaricatori di porto vogliosi di finire male. Ma quelli almeno annegano tutto nel vino e nella grappa.
Senza contare poi i brodi di manzo o di gallina, seguiti dallo stracchino e dall’Asiago.
Per salvarsi in corner, le cucine ospedaliere ricorrono ai fagiolini e ai finocchi, alle patate e alle carote, solo che te le servono rigorosamente cotte e quindi morte e cadaverizzate come le carni mummificate prima citate.
Il the, i biscotti e l’aranciata, non mancano.
Hai visto le vitamine o i minerali o gli enzimi? Dove stanno mai? Illustri assenti. Da nessuna parte.

I malati sono una razza diversa

Ma sai com’è. I malati son malati, perdiana.
Sono gente totalmente diversa. Hanno un canale gastrointestinale perverso.
Hanno un sangue diverso. Il cuore non gli sta a sinistra ma a destra.
Appartengono a un’altra razza.
L’intestino gli va verso su.
Hanno la bocca al posto dell’ano e viceversa.
Non a caso gli danno da bere e da mangiare coi clisteri e con le supposte.
Non a caso essi vengono integrati con il flebo e le varie integrazioni.
Le cose vere, le cose vive e genuine gli fanno male, gli arrecano danno.
Gli stessi farmaci, che fanno così male ai sani, a loro fanno un gran bene.
Ed è per quello che glieli vengono prescritti senza troppi indugi.

Quale è dunque la dieta del donatore?

La dieta del donatore non è di certo quella a base di prosciutti, uova e bistecche.
La dieta ideale è sempre quella, per sani e malati, per atleti e sfaccendati, per grandi e piccini, per maschi e femmine, per bianchi e per neri, per occhi blu e occhi castani.
La dieta del donatore è la dieta tipica umana, ovvero la dieta chiamata vegana-crudista.
Non cadere nelle trappole mentali stile Peter D’Adamo.
Se uno segue la dieta indicata dal proprio motore, dal proprio sistema gastrointestinale, dal proprio sistema cardiovascolare, dal proprio sistema immunitario, dalla propria rete endoteliale, non fa altro che facilitare il recupero, il ripristino delle forze, la guarigione dai mali e dalle debolezze.
Non servono integratori e non servono vitamine sintetiche, tutte cose che dopano e sballano, dandoti la carica nell’immediato e stroncandoti nel lungo periodo.
Non serve vino rosso.
Ancora meno servono bistecche di cavallo al sangue.

Sangue non fa sangue. Prendi esempio dalla sorella Mucca

Perché, ricordati, che sangue non fa sangue, latte non fa latte, muscoli non fanno muscoli, sperma non fa sperma, fegato non fa fegato, pelle non fa pelle, minerale inorganico non fa minerale organico, vitamina sintetica non vitaminizza, proteina non fa proteina. La saggia mucca, la sorella Mucca, la dea Mucca che abbiamo rispettato e glorificato per millenni e che oggi, da grandi traditori, teniamo prigioniera nei lager delle campagne, è in grado di darci lezioni di nutrizione e di civiltà, di salutismo e di etica, a patto di essere lasciata libera di muoversi e di scegliere.
Da mattina a sera, sta fedele al suo cibo, poco importa se è in stato normale o di gravidanza, se è sana o malata.
Più sana è e più mangia, più malata è e più si mette tranquilla in disparte a riposare al sole.

La natura è la forza medicatrice dei mali e delle debolezze.
Ippocrate, la persona più tradita e vilipesa da medici e nutrizionisti.

La natura è la forza medicatrice di tutti i mali e di tutte le debolezze, ha insegnato il grande Ippocrate, la persona più tradita e vilipesa dai medici e dai nutrizionisti.
Ma, la natura, va per gradi. Ha i suoi ritmi. Serve dunque un pizzico di pazienza.
Se hai fretta, e vuoi stare già bene da subito, non resta che seguire il trend della maggioranza.
I bar sono del resto pieni di caffè, di the, di Coca-Cola.
Le farmacie sono stracolme di pasticche.
I fast-food sono pieni di cibi dopanti, capaci di metterti temporaneamente in sesto.

Ti vuoi ri-mineralizzare e ri-carbonizzare? Carote, sedano, rape e ananas a volontà.

Ti vuoi ri-mineralizzare di preziosi minerali organicati?
Prenditi l’indispensabile sodio, che sta in abbondanza nelle gambe di sedano (e non certo nel velenoso sale da cucina).
Prenditi tutti gli altri minerali che stanno nelle radici, ed in particolare nelle carote e nelle rape, rigorosamente crude.
Fatti pure delle caraffe di succo fresco di carota e sedano e ananas (proprio quel frutto sconsigliato e messo all’indice dal ministro Zaia).
Ananas che meriterebbe invece, sia ben chiaro, di essere importato a navi stracolme.
Nel carciofo, nel finocchio, nel tarassaco, nella valeriana e nel crescione d’acqua e di campo.
Ma sempre crudi.
Ti vuoi ri-carbonizzare? Prenditi pure tutti gli zuccheri e i carboidrati che ti servono.
Ma non dal cioccolato, dal pane bianco, dalla pasta, dai dolciumi.
Prendili direttamente dalla frutta viva. Kiwi e arance a raffica, banane abbondanti.
Mele e pere lavate ma con la buccia. Non farti sviare da chi le accusa di essere troppo inquinate.
Il peggior frutto del mondo è sempre più puro e salubre della migliore salma.

Valdo Vaccaro

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