LA DIROMPENTE VERITÀ SUL CANCRO

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LETTERA

Buongiorno, leggo sempre tutti i suoi articoli, e capita che ne arrivino alcuni, che mi fanno un effetto dirompente.

Accade perché mio padre è stato operato un anno fa esattamente di tumore al colon. I medici avevano scoperto un’ulcerazione sotto la valvola ileo-cecale e numerosi diverticoli. Un minuto dopo la colonscopia, avevano paventato l’imminente possibilità di una perforazione del colon, consigliando immediata operazione.

Una fretta patologica di fare le cose, senza pensare e senza riflettere

Due giorni dopo, senza ragionare sul come e sul perché, senza ascoltare altri pareri o immaginare altre alternative, mio padre era sotto i ferri.

Data l’urgenza e dato il periodo (era il 14 agosto), il tutto avveniva in una costosa clinica privata.

Una scelta, la sua, presa in pochi minuti, quasi senza pensare, mossa dalla paura e dall’ansia improvvisa di dover lottare contro il tempo.

L’approccio venale e terroristico dei medici

Avevo cercato di  spingere lui stesso e la mia famiglia a fare una pausa di riflessione ma, avendo tutti contro, per troppa diversità di vedute e di approccio al problema, mi auto-costrinsi al silenzio.

Non ho mai accettato, e non accetto tantomeno adesso, il comportamento superficiale di mio padre, la sua assoluta fiducia nei farmaci e negli interventi chemioterapici, sempre accettati senza porsi domande e senza fiatare.

Ancor meno accetto l’approccio terroristico e venale dei medici coinvolti nella vicenda, con un costo dell’operazione di 26000 Euro.

Il tentativo di farmi ragionare

Non posso scordare il modo in cui mi hanno tirata in disparte per farmi ragionare, dato che dalle mie continue domande trasparivano tutte le perplessità sul trattamento medico del cancro, frutto di miei studi sul dossier Kancropoli e della partecipazione a seminari di chirurghi che avevano adottato terapie alternative.

Avevano capito che ero lo scoglio da superare per avere la strada libera e spianata. La vita è sua, continuavano a ripetermi in modo ossessivo.

Al punto in cui siamo, con metà fegato rimosso in una seconda operazione, viene da fare una riflessione

Tutto questo fino a ieri. Oggi che mio padre ha subito un’altra operazione, con asportazione di metà fegato per la presenza in superficie di millimetriche formazioni, ed ha concluso il suo secondo ciclo di chemio, dopo aver seguito tutta la trafila seguita al trattamento chirurgico del tumore al colon, mi viene da fare una riflessione sulla medicina ufficiale.

Nessuna impostazione dietologica da parte dei sanitari

Rifletto sul fatto che nessuno, né il gastroenterologo, né il medico di fiducia, né il chirurgo della prima operazione, né il chirurgo della seconda, hanno mai dato o prospettato a mio padre una dieta.

A lui, cuoco provetto, cultore del burro, dei pezzetti di salsiccia nel ragù, delle sottilette Kraft, dei dadi al glutammato e dell’onnipresente pancetta affumicata.

Quando, per provocazione, ho chiesto al chirurgo: Scusi dottore, ma non sarebbe almeno il caso che quest’uomo non mangiasse alimenti o sostanze che si sospettano essere genotossiche? Lui ha risposto: Sì, forse sarebbe il caso. Ed io: Non sarebbe il caso che gli facesse perlomeno una lista lei, dei cibi vietati, visto che a me non dà retta?

Troppo tardi per cambiare

La risposta del chirurgo mi ha raggelata: Lei direbbe a un malato di tumore di non fumare? Quando ormai il danno è fatto?

Per suo padre è la stessa cosa. E’ assurdo dargli una dieta rigorosa e penalizzante, ora che il tumore gli è già venuto. Questa è la mia testimonianza in diretta, senza veli e senza rete, su quanto sta accadendo al mio genitore.

Come faccio a non innervosirmi, di fronte a un padre multi-operato che continua ad ingozzarsi di cadaverina?

Ora le chiedo, caro dottor Vaccaro, come faccio io, vegetariana da una vita, che leggo le sue tesine e i tanti suoi articoli salutistici pienamente condivisi, a non farmi rivoltare le budella ogniqualvolta vedo mio padre farsi la scarpetta nel sugo della fettina proveniente dalla Polonia, con la sua bella sottiletta sciolta sopra? Come faccio?

Cari saluti. Alberta da Viterbo.

*****

RISPOSTA

Un messaggio drammatico e commovente

Ciao Alberta, il tuo messaggio è toccante, drammatico, altamente educativo per tutti.

C’è profondo senso civico ed anche dell’eroismo autentico nel tuo report, e di questo i lettori devono esserti grati e riconoscenti.

Gente nelle condizioni cliniche di tuo padre, circondata da chirurghi che pensano, fanno, dicono le stesse cose, ce n’è purtroppo non a centinaia ma a migliaia.

Parliamo di famiglie disperate ed in subbuglio, che si ritrovano da un giorno all’altro coinvolte in una spirale di sofferenza, in un viavai continuo tra i reparti disperanti degli ospedali, dove lo sconvolgimento, la spoetizzazione, lo sconforto, o addirittura la rassegnazione, sono le sole reazioni possibili.

Il coinvolgimento della famiglia

Questo tipo di vicende impregnano di sé l’aria, l’atmosfera, il respiro, la vita quotidiana, i sogni notturni, di mogli o mariti, di figli e nipoti.

In pratica, le condizioni patologiche di un componente finiscono per coinvolgere la vita degli altri, in una specie di micidiale effetto domino, con disagi psicofisici a non finire.

Quando poi, come nel tuo caso personale, c’è l’aggravante delle diversità ideologiche sugli stili di vita, sulle scelte alimentari, sui sistemi curativi e farmacologici, subentrano ulteriori tensioni e addizionali recriminazioni.

Il problema del cancro rimane un’autentica piaga aperta ed irrisolta

Hai parlato di effetto dirompente della mia tesina  Tumore al colon.

Purtroppo, quella del tumore e del cancro è un’autentica ed irrisolta piaga.

Ogniqualvolta si dice qualcosa di approfondito e di verace, che vada al di là delle bugie convenzionali, del velo di opportunistica discrezione, dell’omertà generalizzata esistente sull’argomento, si finisce per creare reazioni eclatanti o, come dici tu, dirompenti.

Le telefonate ansiose e disperanti

Ricordo ancora che, poche ore dopo la mia tesina Zona Tumore, Zona Cancro del 28 gennaio, mi arrivarono diverse telefonate ansiose e bollenti, di gente angosciata, di gente che aveva il padre o il marito, la moglie o la sorella o il figlio, già prenotati in settimana per la sala operatoria.

Gente che aveva letto, capito, condiviso ed apprezzato il mio messaggio, ma che si trovava di fronte alla prova del fuoco.

Un conto è informarsi su problemi che riguardano gli altri, e un altro è invece esserne coinvolti in diretta.

I sette passi verso il cancro

Pur comprendendo i drammi umani in corso, non ero in grado di dare una mano a queste persone.

Magari fossi dotato di questo magico potere.

Ribadivo ovviamente che quanto avevo scritto non era di certo un’esercitazione fine a se stessa, o uno sterile scoop scandalistico, rientrando il tutto nello scopo educativo-salutistico del mio programma.

Aggiungevo di prendermi ogni responsabilità morale, civile e sociale per i miei scritti, ma che non ero in grado di spingere la gente a prendere decisioni difficili ed imbarazzanti dell’ultimo istante.

Come scritto sul mio testo base Alimentazione Naturale, capitolo 29 e pagina 383, esistono sette precisi passi verso il cancro, e si tratta di un percorso sinistro e logico, non di qualcosa che capita a caso o per cattiva sorte, o per giochi mefistofelici del destino.

Trattasi piuttosto di qualcosa che ci fabbrichiamo addosso, giorno per giorno.

Il senso pedagogico ed ammonitorio del mio messaggio

L’ho fatto con intenti puramente pedagogici, affinché la gente si renda conto che è obbligo individuale, sociale, familiare, per ognuno di noi, di mantenerci in buona salute, mediante comportamenti consoni ed alimentazione conforme al nostro disegno corporale fruttariano.

Il mio messaggio è molto preciso: Mai mettersi in quelle condizioni, mai imboccare la strada del cancro, proprio per evitare tutto quanto è successo e sta succedendo a tuo padre.

La tendenza medica ad operare, anche quando non sarebbe necessario, è un fatto risaputo.

Non si pensa due volte, nemmeno di fronte alla rimozione di ghiandole ed organi fondamentali.

A questo punto, vorrei commentare quanto hai scritto.

Molte operazioni chirurgiche vengono oggi decise in casi assai meno evidenti ed avanzati, per cui non sorprende la fretta e furia con cui i medici hanno consigliato l’operazione immediata.

Lo sbandieramento del rischio vero o presunto è una ricorrenza tipica della pratica medica, e nel caso in questione, si è paventata la letale perforazione del colon.

Un’amica cinese, con disfunzioni ghiandolari, mi venne a cercare due anni fa, mostrandomi la lettera di un ospedale che l’aveva da tempo in cura farmacologica, da lei seguita senza alcun risultato, e che alla fine la invitava in modo sbrigativo, disgustoso ed inquietante, a sottoporsi a una rimozione netta della tiroide stessa.

Via i latticini dalla dieta e niente operazioni

Le dissi solo di pensarci non una ma dieci volte, e di tirare via urgentemente ogni latticino dalla dieta.

Gli organi e le ghiandole non si rimuovono.

Esistono per delle precise funzioni, non certo per essere eliminati a piacimento di qualcuno.

Non si è operata, ed ha pure abbandonato la cura farmacologica.

Ha cambiato nel frattempo, anche se non in modo radicale, il suo stile di vita, risentendone positivamente.

E’ viva e vegeta, di certo non pentita di aver disobbedito a quel tentato diktat medico.

Nessuna demonizzazione generalizzata dell’uomo in camice.

La lista di medici amati e venerati dal movimento salutista vegano è lunghissima.

Non voglio qui demonizzare più del necessario le strutture sanitarie.

Non voglio nemmeno dire che il medico sia un elemento inaffidabile da evitare a tutti i costi.

Oppure una persona da ascoltare e disobbedire nel contempo. Quello lo lascio dire ai più famosi esponenti della medicina stessa, stile Robert Mendelsohn ed Oliver Wendell Holmes.

Conosco personalmente medici straordinariamente intelligenti, coscienti, privi di arroganza.

Non dimentichiamoci che Arnold Ehret era medico, come del resto John Tilden e Max Bircher-Benner, e la lista di medici venerati dal movimento salutista-vegano è straordinariamente lunga.

Il medico occidentale più celebre in Cina è un certo dr Morris, americano e vegano, che diresse un ospedale di Pekino per 40 anni senza operazioni e senza farmaci, ottenendo risultati memorabili e spettacolari, imponendo a ogni paziente una dieta a base di frutta e verdure reperite localmente.

Alcuni lati negativi tipici della professione medica

E’ giusto però rilevare ed evidenziare come il medico tipico e normale  sia una persona pessimista e catastrofista per principio, per carattere acquisito, per convenienza, per legge e per formazione scolastica.

Una persona portata professionalmente, nei casi peggiori, all’arroganza ed alla presunzione, al protagonismo, a credere volente o nolente alla validità degli interventi invasivi previsti nel suo armamentario, a sbandierare sempre il peggio per indurti ad obbedire alle sue tesi.

I tipici esempi del ricatto psicologico

Se hai febbre ti prospetta il superamento dei 40-41 gradi e ti costringe all’antipiretico (ignorando o sottacendo che c’è un sistema immunitario pronto ad impedire lo sforamento).

Se hai l’appendice infiammata, ti sbandiera la letale peritonite e ti costringe alla rimozione dell’appendice (mentre con una settimana di digiuno ad acqua distillata tutto si sarebbe messo a posto senza alcun bisturi).

Se hai un tumore, ti prospetta il cancro, inducendoti all’operazione ed alla chemio.

Peccato che il sistema immunitario sia una forza interna e un ordine interiore coinvolgente l’intero organismo e non localizzato in una massa circoscritta di muscoli e tessuti, altrimenti sarebbe diventato da tempo il primo obiettivo degli estirpatori.

Tutto fuorché la soluzione semplice ed innocente

Non ti prospetterà mai una soluzione semplice ed innocente, dalla quale, nota bene, nessuna componente sanitaria e farmaceutica ne trarrebbe vantaggio.

Non ti consiglierà mai in modo serio e convincente una dieta e uno stile di vita salutistico, quando è lui stesso il primo a dare il cattivo esempio, col fumo, il caffè e l’aspirina.

La soluzione farmacologica e l’operazione chirurgica sono lo sbocco logico della basilare teoria medica, basata sull’interventismo attivo, sulla totale sottovalutazione del sistema immunitario e del potere auto-guaritivo.

Alla fine, sono rare le scelte sanitarie che prescindano dalle componenti economicistica e mercantile.

L’ospedale è una vera e propria azienda, caratterizzata da costi, ricavi, perdite e profitti

Come in ogni struttura specialistica, esistono tecnici, assistenti, consiglieri, équipe mediche, apparecchiature dai costi altissimi.

Strutture che devono essere ovviamente sfruttate, usate intensamente ed ammortizzate.

Una sala operatoria inattiva avrebbe costi altissimi.

Pagare le rate di ammortamento dei capitali investiti nei macchinari e negli strumenti sempre più sofisticati, significa farla lavorare a ritmo continuo.

Qualcuno pensa all’ospedale come ad un istituto assistenziale.

Non è così.

Parliamo di un’azienda sanitaria sì, ma sempre azienda vera e propria, con tanto di costi giornalieri, mensili, annui, con tanto di spese impreviste, di tasse, di polizze assicurative, di contributi, di bilanci da rispettare.

Errori gravi del paziente più errori gravi del curante uguale operazioni a catena

Oggi, mi dicevi, gli hanno rimosso la metà del fegato.

Colon e fegato appartenenti a qualcuno che non ha mai saputo mangiare, ed al quale nessuno si è interessato di imporre un radicale e drastico cambiamento di dieta.

Parliamo di un soggetto che è preda e vittima di se stesso, dei suoi inveterati e madornali errori di impostazione dietologica.

E parliamo nel contempo di una categoria di persone, nel vasto e complesso mondo medicale, che non credono, o fanno finta di non credere, alla capacità autoguaritiva ed autorigenerazione del corpo umano.

Ed ecco allora che il dramma prosegue, per cui da una asportazione si passa alla prossima.

Anche i medici sono vittime e schiavi del sistema

Ti chiedi come mai né il gastroenterologo, né il medico di fiducia, né il chirurgo della prima e della seconda operazione, abbiano mai dato ua dieta od un consiglio nutrizionale a tuo padre.

Lei direbbe a un malato di tumore ai polmoni di non fumare? Ti ha risposto il chirurgo.

Non mi sorprende questo suo fatalismo e questa sua rassegnazione.

Alla fine anche i medici sono vittime e schiavi del sistema, e danno per scontato che la vita sia una sequenza di ammalamenti cronici, di correzioni farmacologiche, di interventi chirurgici, di dolori e pianti, di reparti terminali e di camere mortuarie.

Mettiti il cuore in pace

Per concludere, Alberta, comprendo lo sconforto, l’amarezza e la ribellione, il misto di amore e di rabbia, nonché il rivoltamento di budella, che può provare una vegetariana convinta, di fronte a un padre che, con tutto questo succedersi di eventi, continua imperterrito con le fettine e le sottilette.

Ti invito a stendere un velo di commiserazione, di dimenticanza e di pietà sull’intera questione, e a prenderti una vacanza rigenerante in riva al mare.

Comprendo appieno l’amore per il genitore, e la contemporanea stizza per la sua sventurata cocciutaggine carnivora.

Cerca almeno di metterti il cuore in pace e di salvare egoisticamente te stessa.

Valdo Vaccaro

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

 

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