(Conferenza di Imola dell’8 Aprile 2018)

PURE NOI COLTIVIAMO DEI SOGNI

Martin Luther King nel suo ultimo discorso del 3 aprile 1968, 50 anni fa prima di essere stato ucciso, usò più volte l’espressione “I have a dream”, dove sognava ed auspicava per l’America e per il mondo tante cose giuste e sensate che pure noi noi tutti promuoviamo e promulghiamo in blocco. Anche noi abbiamo un “dream”, e vogliamo che saltino fuori alcune verità fondamentali terra-terra, basilari per stare meglio, per vivere in serenità ed armonia, per star bene in mezzo a gente che sta bene. Ma abbiamo anche una netta impressione, ed è quella di trovarci di fronte a una classe medica imbavagliata, ammutolita, manipolata, addomesticata, ammaestrata a nascondere le leggi naturali e le verità scomode, semplici e chiare che essa dovrebbe assolutamente conoscere e praticare. Noi svolgiamo un nobile compito che è quello di togliere la maschera e di togliere il trucco a questa iniqua medicina manovrata da ingordi interessi.

SIAMO LEGATI A QUANTO CI HANNO CONSEGNATO I NOSTRI PADRI

Nulla di quanto pensiamo, diciamo, facciamo e insegniamo proviene dal Paese della Stranezza, dal Paese dell’Imbroglio, dal Paese dell’Insensato, dal Paese delle Meraviglie e delle Invenzioni. Natura sovrana medicatrice dei mali, Primo non nuocere, buona aria, buon sonno e buon cibo vitale-sobrio-digeribile-innocente, sono tutte cose che che appartengono all’inestimabile lascito dei nostri padri, dai Veda, dai Tao, dai Zarathustra, dai Greci, dai Romani, ma in particolare dagli Egizi. Egizi che nulla hanno a che vedere con gli Egiziani pur rispettabili di oggi, che sono stati arabizzati e berberizzati, cristianizzati dai copti e dai romani.

L’antico Egitto, quello che sta dentro e intorno, sopra e sotto le piramidi, continua ad esercitare un fascino irresistibile derivante dalla ricchezza culturale-artistica-religiosa-architettonica, incluse le divine istruzioni su come passare degnamente all’altro mondo in attesa di rinascere migliorati. Parliamo di un immenso capitale regalato alla civiltà occidentale e al mondo intero.

IL LIBRO DELL’USCITA ALLA LUCE DEL SOLE

Da un libercolo sulla saggezza dell’Antico Egitto si parla del cosiddetto Libro dei Morti (titolo sbagliato, abusivo e funebre), libro che in realtà nel complesso alfabeto dei geroglifici originali richiama “Libro dell’Uscita alla Luce del Sole”. Occorre infatti notare che gli Egizi non erano come spesso vengono dipinti lugubri e superstiziosi. Al contrario si divertivano pienamente, ironizzavano, copulavano o anche ascetizzavano e sublimavano a seconda dei gusti, del clima, della stagione vitale, delle possibilità e delle occasioni. Amavano follemente la vita e, quando potevano, cioè quando erano faraoni e potentati, ambivano ad essere circondarti dal miglior cibo e da donne bellissime disegnate tutto intorno in tombe sontuose anche dopo il trapasso. Credevano in una sorta di “Puoi-portare-con-te”, l’esatto contrario di quanto avrebbe sperimentato Alessandro Magno, che esibiva fuori dalla tomba le sue mani disperatamente vuote al momento del trapasso. Nei sarcofagi egizi, presi di mira dai tombaroli, venivano inoltre trovati dei papiri che, dopo tanti faticosi studi, sono stati di recente decifrati!

AL COSPETTO DI OSIRIDE E DELLA BILANCIA CON LA PIUMA

Descrivo in sintesi la scena culminante del viaggio del defunto verso l’altro mondo. Egli arriva al cospetto di Osiride dove il suo cuore viene pestato sulla precisa bilancia di Maat, dove su un piatto della bilancia viene posto il cuore del defunto, e sull’altro piatto viene posta la piuma della verità. I due piatti devono restare entrambi in equilibrio, a riprova che il defunto si è comportato in modo retto, giusto e degno della beatitudine divina. E a questo punto avviene il giudizio o la confessione negativa davanti a 42 consiglieri o magistrati di Osiride. Il Cerimoniere custode del sigillo esprime le parole del rito “Salute a Te grande Dio Signore delle due verità (luce-ombra, giorno-notte, yin-yang). Sono venduto davanti a te e ti porto le mie due verità. Da rilevare che la civiltà egizia era costantemente dualistica, per cui tutte le cose venivano viste suddivise nei loro due estremi.

LA CONFESSIONE NEGATIVA

Non ho rubato, non ho detto menzogne, non ho infamato, non ho alzato la voce e minacciato, non ho imbrogliato negli affari, non ho alzato la mano per usare violenza, non sono stato arrogante, non ho copulato con uomini, non ho copulato con la moglie appartenente ad altri, non ho fatto piangere nessuno, non ho aumentato il peso del cibo sulla bilancia, non ho inutilmente moltiplicato le parole nel parlare, non ho tradito la sobrietà e la chiarezza, non ho commesso crimini, non mi sono prostituito, non ho maltrattato, fatto soffrire e tantomeno ucciso le creature di Dio.

È IL CUORE CHE DETERMINA TUTTO

Ptah è il nome del Logos Divino, Ptah sta sul Grande Trono, Ptah crea gli Dei e, tramite cuore e lingua, esercita il potere su ogni creatura. Per gli Egizi Osiride è il Signore di quello che sta sopra e di quello che sta sotto. Il Logos Divino sta dentro ogni corpo, cioè in ogni cuore, e dentro ogni bocca, cioè in ogni lingua di tutti gli Dei, di tutto il genere umano, di tutti gli animali che pascolano, che volano, che sguazzano e che strisciano, di tutte le cose viventi. Gli occhi che vedono, le orecchie che ascoltano, il naso che odora l’aria sono tutti collegati al cuore. Così è il cuore che determina tutte le percezioni, ed è la lingua che proclama il pensiero del cuore (vedi l’importanza di non avere mai una lingua biforcuta, come diranno i grandi Pellerossa d’America). Ecco perché sulla sacra bilancia da una parte sta la piuma e dall’altra sta il cuore.

MAAT SIMBOLO DELLA VERITÀ E DELLA RETTITUDINE

Uno dei criteri più importanti per valutare il grado di sviluppo di una cultura è la qualità dei suoi valori etici generalmente espressi nelle sue norme, nei suoi scritti religiosi, nella sua arte e nella sua letteratura. Quando il defunto giustifica la propria vita sulla terra davanti agli Dei e a Osiride, dichiara di non aver trattato il prossimo umano ed animale ingiustamente, di non aver provocato pianto e disgrazie, di non aver imbrogliato e rapinato. Riassume il tutto affermando di aver seguito Maat, i principi di Maat. Maat è una singola parola usata per denotare verità-rettitudine-giustizia. Il contrario di Maat è ingiustizia-falsità-inganno-cattiveria-insensibilità-cinismo-danno al prossimo.

Maat è la legge non scritta dell’umanità, il senso intimo della rettitudine, del vero, del sensato, del gradevole che è comune e spontaneo retaggio dell’umanità. E a tali principi dovevano conformarsi sia gli dei che gli uomini a rispetto dell’Ordine Cosmico esistente. Evidentemente gli Egizi non ritenevano necessaria alcuna codificazione della legge, avendo gli uomini una vivida ed aggiornata consapevolezza del loro senso interiore della giustizia umana. In breve, è all’Egitto dei Faraoni che possiamo guardare come alla fonte ispiratrice della civiltà umana.

GLI ALTI E I BASSI DELLA STORIA

Purtroppo, ogni civiltà che tocca le più alte vette è soggetta a conoscere gli alti e i bassi, è soggetta anche a degenerare e precipitare. Ed è proprio quanto avvenne con il crollo dell’Antico Regno, che per secoli era stato periodo di glorioso ottimismo, di prosperità, di splendido isolamento, di divertimento e di spiritualità. Sopraggiunse infatti un periodo di disintegrazione politica e di sovvertimento sociale, una situazione del tutto analoga a quella dell’Europa nel Medioevo, dopo la caduta dell’Impero Romano. Un periodo privo di regole e di autorità, dove ogni signorotto locale era padrone del proprio territorio, dove gli opportunisti senza scrupoli avevano mano libera, dove i vecchi valori furono sconvolti e la miseria si diffuse nell’intero paese.

LA DISPUTA CON LA PROPRIA ANIMA

Tant’è che a questo punto la sofferenza umana, il sovvertimento sociale e la stanchezza del vivere si riflettono con spunti letterari nella “Disputa di un uomo con la sua anima”. A chi parlerò oggi? I compagni sono perfidi, gli amici di oggi non amano. A chi parlerò oggi? Gli uomini sono rapaci, ognuno usurpa i beni del vicino. A chi parlerò oggi? La bontà è perita, l’insolenza si estende a tutti gli uomini. A chi parlerò oggi? Il male ha la faccia soddisfatta, il bene è respinto in ogni luogo. A chi parlerò oggi? Gli uomini rubano, ognuno usurpa i beni del proprio vicino. A chi parlerò oggi? Nessuno si ricorda di ieri, nessuno ormai ricambia il bene a chi lo ha fatto. A chi parlerò oggi? I fratelli sono malvagi, si è trattati da nemici per la propria rettitudine. A chi parlerò oggi? Le facce non si vedono, ognuno tiene il viso abbassato davanti ai propri fratelli. A chi i parlerò oggi? I cuori sono avidi, colui su cui si fa conto non ha cuore. A chi parlerò oggi? Non ci sono persone rette, il paese è in mano ai malfattori. A chi parlerò oggi? Non c’è nessuno che sia pacifico e trasparente, non c’è più nessuno con cui andare d’accordo. A chi parlerò oggi? Il male che percorre il paese non ha fine.

IL CONTADINO VA AD ARARE ARMATO DI SCUDO

L’arciere è pronto a scagliare le sue frecce. Il contadino va ad arare con lo scudo. I malfattori sono dovunque. Non c’è l’uomo di ieri, quello tutto di un pezzo. Il Nilo straripa e apporta magnifica fanghiglia ma nessuno ara. Ognuno guarda al proprio figlio come a un nemico! I grandi dicono: “Vorrei essere morto”. I piccoli dicono “Non avrebbero mai dovuto mettermi al mondo”. Le vie sono piene di imboscate e le strade sono tenute d’occhio. Loschi figuri si appostano nei cespugli finché passa l’ignaro viandante, per alleggerirlo del suo carico. Il magazzino è nudo e, colui che lo gestiva, giace riverso sul pavimento. Nessuno paga più le tasse per via del disordine. Va tutto in rovina. Si è arrivati al punto che la marmaglia ha portato via il Re. Il paese è depredato delle regalità da una manciata di stolti.

UNO SPETTACOLO OLTREMODO DEGRADANTE

Guarda, colui che non aveva nulla adesso possiede la ricchezza. Guarda, il povero del paese adesso è diventato ricco. Guarda, colui che possedeva qualcosa adesso è nullatenente. Guarda, colui che non aveva pane adesso possiede un granaio. Guarda, colui che dormiva scapolo trova donne in abbondanza. Guarda, colui che non sapeva nulla del suo Dio, adesso gli fa offerte con l’incenso di un altro! Guarda, nessun funzionario si trova più al posto giusto: sono come una mandria spaventata senza mandriani. Guarda, un uomo è trucidato accanto a suo fratello. Questi lo abbandona alla sua sorte per salvare se stesso! Guarda, nessuno riferisce ai potenti del paese della condizione del popolo. Tutto va in malora!

OGNUNO BEN CONOSCE COSA SIGNIFICA IL BELLO E IL BUONO

È bello tuttavia quando le navi risalgono la corrente. È bello tuttavia quando le mani degli uomini costruiscono piramidi, scavano canali e creano boschetti di alberi per gli Dei! È bello tuttavia quando gli uomini sono ebbri e quando hanno il cuore contento. È bello tuttavia quando i letti sono colmi e si soddisfa il desiderio di ognuno, con un letto al riparo, dietro una porta chiusa, senza che uno sia costretto a dormire nella boscaglia!

NEL MONDO DI OGGI NON SIAMO ANCORA FUORI DAL TUNNEL

Ma veniamo al nostro Terzo Millennio dopo Cristo. Siamo circondati da gente che si prostituisce per poche banconote. Viviamo in una società parimenti inaffidabile. In tema di salute il disastro è generalizzato. Siamo oggi circondati da uomini che pesano nel migliore dei casi 80 chili, di cui almeno 20 fatti di tossine, di veleni e di ritenzioni idriche. Ben oltre quella sporcizia umana inimmaginabile ed inguardabile citata da Ehret ancora agli albori del 1900. La sporcizia interna si è moltiplicata in modo esponenziale, causando ostruzioni e impedimenti al pensiero e allo spirito. Per ridare vitalità, salute e nerbo occorre abbattere i 20 kg di spazzatura, e non scaricare il barile su chi non ha parola per difendersi dalle calunnie. Assurdo ed infame scaricare il barile sui preziosi 2 kg di microbiota batterico e vitale, o sulla nostra inerte polvere cellulare, vaccinando e curando alla cieca, in un vortice di ulteriori veleni, demonizzando innocenti microrganismi in accumulo per nostra colpa, per incuria ed ignoranza nostra e dei medici che pretendono di prestarci cura.

RIPRISTINARE IL CUORE È LA SOLA SOLUZIONE POSSIBILE

Dove è mai finita la nostra civiltà umana? Sapremo saltar fuori da questi asfissianti abissi nei quali siamo precipitati? Sia ben chiaro che non pretendiamo di essere santi con l’aureola e le stigmate, non ci atteggiamo a fare gli eroi né tantomeno siamo esseri perfetti, ma almeno, alla lontana, tentiamo di farlo, sforziamoci di farlo con piacere e divertimento. Tendiamo ad essere migliori con noi stessi e con chi ci sta intorno. Si tratta di di un discorso di cuore!

Valdo Vaccaro