L’ADATTAMENTO UMANO AL CANNIBALISMO

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Non basta l’abito esteriore di rispettabilità e di civiltà

Che nessun mangiatore di carne si illuda, pensando di appartenere a una forma di civiltà rispettabile ed evoluta. Che nessuno pensi di essere qualche passo più avanti delle vecchie tribù di antropofagi e di tagliatori di teste del Continente Nero o della Papua New Guinea o delle Isole Fiji.
Portare una camicia coi polsini dorati ed una cravatta griffata, profumarsi con Acqua di Giò, guidare una fiammante fuoriserie, avere un solido conto in banca, appartenere al jet-set, non significa in alcun modo essere immuni dal più rozzo e volgare cannibalismo.

L’identità organolettica dei diversi tipi di carne

La carne, sia essa di appartenenza umana o di appartenenza animale, è identica in tutto e per tutto, provenendo in ogni caso da un essere senziente, dotato di occhi, bocca, orecchi, fegato, organi interni, apparato sessuale, sentimenti e pensieri, poco importa se ammantato da pelo, da piume o da pelle ignuda, poco importa se movimentato da due o quattro piedi, da ali, da squame o da pinne.

La prostituzione non manca mai

In un mondo dove a fronte di 7 miliardi di uomini si tengono imprigionati 15 miliardi di grossi quadrupedi, sarebbe strano che allevatori e macellai si limitassero a fare il loro insozzante business di torturatori ed accoppatori di animali, senza allevare e rimpinguare nel contempo un esercito di prostituti, di lecchini e di pseudo-scienziati disposti a fungere da giustificatori dello stragismo legalizzato.

Il supporto ideologico ai crimini più scellerati non manca mai

Quando impazzava l’importazione di negri dall’Africa, esistevano negli Stati Uniti schiere di avvocati e di studiosi pronti a sostenere, con prove numeriche alla mano, che il sangue dei neri fosse diverso da quello dei bianchi e che pertanto era più che giusto attuare liberamente sia il loro sfruttamento che l’odiosa discriminazione razziale del secolo scorso.
Pensare che manchino oggi le opere di supporto ideologico al cannibalismo crescente di questa scellerata ed irresponsabile civiltà contemporanea, sarebbe non solo strano ed illusorio, ma anche penosamente utopistico.

Le prove di adattamento umano ad un incrementante carnivorismo

Eppure i lettori vegani, continuano a segnalarmi documenti farabutti che stanno invadendo la rete internet, in continuazione, al ritmo di due o tre al giorno.
L’ultimo scritto della serie giustificativa sta sul sito denominato “Come Don Chisciotte”, ed appartiene a un oscuro e meschino medico di nome Loren Cardain, col titolo “Evidence of human adaptation to increased carnivornism” (www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t…)

Un ruggito di guerra contro il veganismo e il vegetarianismo

L’autore parte in quarta, senza troppi preamboli, e lancia il suo Banzai, il suo grido di guerra al veganismo. Annuncia cioè a chiare lettere il suo scopo con una frase scultorea.
“Ogni qualvolta sia ecologicamente possibile, l’essere umano è portato a preferire il consumo di prodotti animali rispetto a quelli vegetali”.
In pratica, il tam-tam di Cardain è che “l’uomo non solo non è vegano e non è onnivoro, ma è addirittura un immancabile carnivoro tendenziale, ovvero un tagliatore di teste, un antropofago e un cannibale in piena regola”.
Nessuno mette in dubbio che Cardain rientri a fagiolo in questa categoria, vista la sua gran voglia di
esaltare il suo vorace vampirismo.

L’evoluzione recente dei gatti domestici

Il lato comico di questo sciagurato scritto sta nel fatto che si parli in continuazione della evoluzione del gatto e della evoluzione umana, al punto che i gatti si sarebbero recentemente evoluti da una precedente dieta onnivora a una dieta assolutamente carnivora.
Comico perché, se fosse davvero così, e qualche dubbio onestamente mi viene, significa che la follia umana è riuscita a far degenerare e a peggiorare non solo l’uomo stesso, ma persino i gatti che vivono accanto a lui.

I gatti di un tempo erano davvero onnivori

La prova che questo ha un fondo di verità mi viene fornita dalla gatta bianca che lo scorso anno ha deciso chissà perché di accasarsi con la mia famiglia, nonostante alcuni tentativi iniziali di scoraggiamento da parte nostra (a salvaguardia di scoiattoli ed uccellini che nidificano intorno alla casa).
Quando ero ragazzo i diversi gatti che bazzicavano il Borgo di Tavagnacco erano decisamente onnivori. Mangiavano sicuramente il topo quando lo trovavano, ed anche il passerotto, che sapevano catturare con grande perizia sui tetti delle case, ma questo non gli impediva di accettare con gioia la minestra di verdure, il grissino, il pane, il formaggio, le patate e la pasta.

L’imprinting drogante dei gatti odierni

La gatta bianca di cui parlo, difficilmente presta attenzione a qualunque cosa che non siano le sue adorate crocchette.
Evidentemente, i vecchi padroni l’hanno imprintata e drogata in quella direzione.
L’articolo di Loren Cardain non parla solo di gatti, ma fa riferimento a non meglio precisati studi effettuati su tribù extraeuropee di cacciatori-raccoglitori, dove nessuna tribù antica derivava oltre l’86% delle sue calorie totali dai vegetali.

Le gengive umane deboli per le verdure, ma adatte alla tenera fettina di vitello

L’articolo, che definire demenziale è poco, aggiunge come le gengive umane siano più piccole e meno pronunciate, e pertanto meno metabolicamente attive che nelle comuni scimmie.
Cosa che significherebbe, secondo l’autore, scarsa attitudine umana alla sbucciatura di frutta e di verdure.
Altro punto umoristico è l’autentico elogio che Cardain tesse alla taurina, giudicata manco a dirlo aminoacido essenziale, che il fegato umano riuscirebbe a sintetizzare in modo insufficiente.

Le solite penose tiritere suigli Omega

Non potevano mancare disquisizioni rituali su Omega3 e Omega6, scordando chiaramente come le ultime ricerche della American Heart Association abbiano evidenziato come mandorle e pinoli contengano 10 volte più acidi grassi polinsaturi di ogni prodotto ittico, a perfetta copertura del fabbisogno di vitamina F.

La cobalamina non manca mai

E non poteva mancare il tocco finale sulla B12, dove si parla di “normal daily requirements” non soddisfatti dai vegani, senza spendere una parola su quale sia il reale fabbisogno giornaliero, dando cioè per scontato che i dati in uso da parte della FDA siano autentici ed affidabili, e non artefatti e manipolati, come risulta a chiunque voglia guardare con spirito non asinino ma investigativo all’intera questione.

I vegani coprofagi

La conclusione dell’articolo è addirittura fantasmagorica.
Non so se Loren Cardain esista davvero.
Se così fosse, sarebbe interessante incontrarlo e verificare non solo le sue condizioni fisiche, ma soprattutto quelle mentali.
Tant’è che, per lui, gli unici vegani che se la cavano bene con la B12 sono quelli che praticano inconsciamente la coprofagia, ovvero quelli che riempiono le zolle del proprio orto coi propri escrementi, ricchi della vitamina più sporca e maleodorante del mondo, che è per l’appunto la B12.
Peccato che si dimentichi di dire che il pianeta sia stracarico di feci animali più di quelle umane, per cui nessuno è più mangiamerda di lui medesimo.

Le calorie da alimenti animali la fanno da padrone nell’apporto giornaliero umano di energia

Prima di siglare il suo farneticante pezzo, tante sconcezze e zero contenuto, non si dimentica di ribadire come tutti questi adattamenti biochimici dell’uomo, diretti ad incrementare il contenuto di proteine animali nel proprio cibo, rappresentino una forte evidenza del ruolo centrale della carne e dei prodotti animali nella dieta umana.
“Sebbene sia vero (gentile concessione) che la popolazione umana possa sopravvivere con un’ampia dieta onnivora, le prove concrete dimostrano che, dovunque sia possibile scegliere, le calorie di origine animale rappresentano la maggioranza del total-daily-energy-intake”.

L’aumento abnorme del consumo di carne non ha portato adattamenti e non ha portato migliorie

Il commento finale a questa tesi filo-cannibalistica di Cordain è che ha ragione su un punto, e cioè sul dato di fatto che l’umanità negli ultimi 30 anni abbia triplicato il consumo di carne.
Questa situazione però, al contrario di quanto lui afferma, non ha portato ad alcuna evoluzione del corpo e dello spirito umano verso un adattamento di tipo carnivorista.
Tanto meno ha significato un miglioramento della salute, se è vero che il cancro, da cosa rara di un secolo fa, è diventato comune al pari della tosse e del raffreddore, con netta ed inequivocabile prevalenza tra i mangiatori di sangue, latte e cadaverina.

Sono cento le sfide che lasciano Cordain senza risposta

Mi trovi il dr Cordain un essere umano vivo, col sangue alcalino e non acido.
Mi trovi un uomo che abbia acido cloridrico sufficiente per scardinare la buccia proteica delle proteine animali.
Mi trovi un uomo che non subisca processo di leucocitosi digestiva (secondo i principi di Kouchakoff).
Mi trovi un uomo che abbia dentro di sé degli enzimi uricasi per demolire gli acidi urici e le purine della carne.

Una pernacchia la merita davvero, questo ipocrita avvocato delle cause perdute

Mi trovi poi una carne bianca, rossa, grigia, biologica, con l’osso o senza, capace di classificarsi sulla scala di Simoneton oltre i livelli patologici di 3000 Angstrom, e oltre i colori mortiferi del grigio e dei raggi X, mentre la frutta tocca regolarmente l’infrarosso e le onde vibrazionali dei 10000 Angstrom, con le verdure crude sul rosso e sui 7500 Angstrom, e sempre al di sopra della quota minima della salute, che è quella dei 6500 Angstrom canonici di un corpo in perfetta forma.
Mi citi, infine, l’esimio Cordain, un paese al mondo che primeggi in consumo di latte, formaggio, burro, grana e latticini, e che non presenti nel contempo i più alti livelli di osteoporosi, di endometriosi, di cisti ovariche e di tumori al seno.
Che altro vuole il servo Cordain? Forse una pernacchia? Lo accontentiamo subito. Avanti il prossimo.

Valdo Vaccaro

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro è orgogliosamente NON-medico, ma igienista e libero ricercatore. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

 

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