LA DIETA VEGANA SECONDO MCDONALD’S

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LETTERA

Diabetico diventato vegan

Caro Valdo, continuo a seguire e apprezzare il tuo blog. Ho letto il tuo Alimentazione Naturale e ne ho acquistate altre 4 copie che ho regalato a parenti e amici. Sono diabetico e sono diventato vegan dai primi di gennaio di quest’anno per una scelta salutistica, dopo aver letto il libro di Cousens “Come curare il diabete in 21 giorni” e, ovviamente, dopo aver rafforzato le nuove convinzioni grazie alle tue tesine sull’argomento.

Una risposta alle obiezioni critiche dei miei amici bocciofili

Per il mio lavoro di giornalista in uno sport come quello delle bocce dove, dopo la gara, è regola ritrovarsi tutti assieme a cena, mi è difficile difendere e gestire, nei confronti di tanti amici, le mie scelte culinarie. Però ci provo.
Mi farebbe piacere che tu potessi rispondere in modo puntuale e specifico ad alcune considerazioni critiche che arrivano da Albanesi, che tu molto probabilmente conoscerai, e che rassomigliano molto a quelle che mi fanno i miei amici bocciofili.
Molte risposte potrei averle dalle tue tesine, però gradirei delle risposte precise e a caldo. Grazie.
Maurizio Marinelli

*****

La dieta vegana ipo-proteica secondo Albanesi

Le diete completamente prive di proteine animali non rispettano né il vincolo dei macronutrienti, né quello di una facile autogestione. Vediamo i punti che sottolineano come una dieta priva di proteine animali possa ritenersi difficilmente ideale.
Primo punto, lo spettro aminoacido. La demonizzazione della carne e dei cibi di origine animale si traduce nella demonizzazione di uno dei macronutrienti principali, le proteine. In una dieta non vegana, solo il 30% delle proteine deriva dai vegetali. I vegani sostengono che è possibile sopperire al bisogno proteico giornaliero con cereali, leguminose, eccetera. Purtroppo la cosa non è così semplice perché, a differenza delle carni, i singoli vegetali non hanno uno spettro aminoacido completo.

Lo spettro aminoacido e l’alimentazione proteinicamente corretta

Per esempio nei cereali c’è una percentuale trascurabile di lisina, mentre nelle leguminose non c’è la metionina. Occorre pertanto fare un cocktail molto preciso per avere un’alimentazione proteinicamente corretta. In sostanza, ciò che è teoricamente possibile (un perfetto soddisfacimento del fabbisogno proteico), in pratica non lo è, vista la scarsa variabilità nel mondo vegetale di sostanze proteiche.

Il problema dei fitati

Secondo punto, i fitati. Se il fabbisogno proteico viene coperto per oltre il 20% con prodotti derivati dalla soia, occorre tener conto che si finisce per introdurre nel corpo sostanze come i fitati, che possono inibire l’assorbimento di alcuni minerali tipo lo zinco.

Il problema degli acidi grassi polinsaturi Omega

Terzo punto, gli acidi grassi essenziali. Nelle diete con carenza di pesce mancano fonti dirette di EPA (acido eicosapentaenoico) e i DHA (acido docosaesaenoico), fondamentali per una buona alimentazione. Molte ricerche provenienti anche da ambienti vegetariani sollevano dubbi sulla capacità di convertire l’alfa-linolenico in EPA e DHA, e la conversione è ancora più dubbia nei bambini.
Su questo punto i vegetariani dovrebbero riflettere.
Prima di scegliere emozionalmente un regime alimentare è meglio documentarsi.

I troppi carboidrati e la tendenza all’obesità

Quarto punto, la demonizzazione delle proteine. La demonizzazione delle proteine porta il vegetariano ad assumere un’eccessiva percentuale di carboidrati (a volte vicina all’80%), ossia pasta, riso, frutta, ecc. Il che non risolve affatto il problema del’obesità, poiché un’abbondanza di carboidrati facilita la trasformazione dei medesimi in grassi.

Gli esempi vegetariani intorno a noi non sono confortanti

Quinto punto, alimentazione vegana e invecchiamento. È vero che i vegani e i vegetariani, nonostante la prevalenza di carboidrati risultano più magri, più longevi e più sani? Questa deduzione non è affatto corretta e deriva da un distorcimento di cause, da un errore di correlazione.
Il vegetariano in genere è attento allo stile di vita ed alla salute, ed è questa sua attenzione che lo rende più longevo sulla media della popolazione che spesso beve e fuma, non il fatto che si nutre di vegetali.
Per esperienza personale ho seguito una decina di amici vegetariani-vegani per circa 20 anni, notando come siano invecchiati abbastanza male e, chi 20 anni fa sportivamente mi precedeva, ora mi segue. Non è una statistica, ma un dato su cui riflettere.

Mangiare carne o mangiare verdura non cambia nulla in termini di gerontologia

Sesto punto, alimentazione vegana e cancro. Ci sono molte ricerche che dimostrano come non tutti i tipi di cancro siano evitabili grazie alla dieta vegetariana. La morte per cancro di Linda McCartney, vegana convinta, ha messo in crisi parecchi vegani che si ritenevano assolutamente al sicuro della malattia.
Secondo poi uno studio di Walsh, l’alimentazione vegana diminuisce sì il colesterolo, ma aumenta pure l’omocisteina. Morale non cambia nulla, per cui la mortalità di carnivori regolari e di vegani regolari è la stessa. Come dire che essere vegani non è la scelta salutistica più corretta.

*****

RISPOSTA

Un campionario di pregiudizi tendenti alla distruzione e non al dialogo

Carissimo Maurizio, mi spiace dover essere particolarmente duro con te, ma rilevo che il tuo messaggio è un insulto dalla prima parola fino all’ultima.
Il peggiore teorema che mi sia mai capitato di leggere, proprio per la sua pretesa di camuffarsi in scienza aggiornata e veritiera, mentre impersona le posizioni più retrograde ed obsolete in circolazione. Un vero campionario di scemenze e di pregiudizi, sulla linea del dr Loren Cardain (vedi tesina “L’adattamento umano al cannibalismo” del 12/2).
Te lo dico in trasparente amicizia, senza un filo di rancore.
Hai acquistato 5 copie dei miei libri regalandole a parenti e amici?
Ti chiedo cortesemente di fartele restituire e di inviarmele, dandomi i dati della tua banca. Ben volentieri provvederò al rimborso di quanto hai speso.
Mi sentirò meglio e senza rimorsi di coscienza.

La critica è utile, e ha valore persino in questo caso, ma non bisogna debordare nell’insulto

Capisco perfettamente il tuo piglio giornalistico-investigativo, la tua voglia di verità e la tua voglia di salute, di sport e di socialità con gli amici bocciofili.
Non ho mai stimato chi crede in qualcosa a occhi chiusi e per partito preso, e pertanto non mi sogno di censurare il tuo diritto di critica.
Ma ci vuole approfondimento vero, ci vuole un grande rispetto per i buoni principi, e ci vuole pure una sana coerenza ideologica e comportamentale, tutte cose che purtroppo latitano nella tua mail.

Non puoi regalare il mio libro e sbandierare nel contempo la bandiera del macello, dell’arpione e della doppietta

Non puoi distribuire dei libri che sostengono il veganismo, e albergare nel contempo dentro di te tutta questa serie di obiezioni prive di senso, impregnate di carnivorismo e pescivorismo acuto al punto da rappresentare un inno e una bandiera al partito della pesca, della caccia e della macellazione.
Non puoi far circolare dei libri carichi di superficialità, di menzogna e di incompetenza come i miei, mossi da fattori spirituali e privi di consistenza salutistica, almeno secondo il metro di valutazione tuo o dei tuoi amici.
Vuoi illuminare la gente o la vuoi corrompere o confusionare con mie teorie improntate a scelte emozionali, fatte per giunta a prescindere da ogni approfondita documentazione scientifica?

Rispondo a te, agli amici e agli infatuati dalle varie ideologie strambe o colluse in circolazione

Ancor meno puoi esordire dicendo che apprezzi il mio blog.
Poi aggiungi che stai usando considerazioni di Albanesi.
Chi è mai costui?
E infine parli di obiezioni critiche che arrivano dai tuoi amici, e che si muovono sulla linea di Albanesi, ma citi le tue esperienze personali riguardanti dei vegetariani che non sono stati all’altezza delle premesse.
Non ho ancora capito se devo rispondere a te, ad Albanesi o ai tuoi amici.
Sono costretto dunque a mettervi tutti nello stesso calderone.

Meglio parlare direttamente col diavolo piuttosto che coi suoi affiliati

Tengo a precisare che non mi va di perder tempo a discutere Albanesi.
Quando devo raffrontarmi col nemico preferisco farlo coi padroni e coi generali piuttosto che coi servetti e coi caporali. Preferisco rivolgermi ai Cremonini e alla McDonald’s.
Preferisco le idee dei carnivori dichiarati e degli assassini indefessi e seriali di animali a quella dei lacchè e dei lustrascarpe di cui è pieno e sovrabbondante il pianeta.
E questo spiega anche il titolo di questa mia tesina.

Il dr Giorgio Calabrese, pur non essendo uno stinco di santo, non va oltre certi limiti

La frase che più mi ha colpito è quell’invito a documentarsi meglio, prima di scegliere emozionalmente un regime alimentare. In essa c’è tutta l’arroganza, tutto l’odio, il pregiudizio, l’oscurantismo, messi assieme e sintetizzati, e tesi a radere al suolo l’avversario.
Al dr Giorgio Calabrese verrà sicuramente del rammarico. Avrebbe forse potuto usare lui quei toni e quelle argomentazioni, a difesa delle sue note posizioni carnofile e proteinofile, che vengono da noi spesso prese nel mirino.

Lo sorreggono l’accortezza e la prudenza

In realtà, non è che il professor Calabrese abbia bisogno di lezioni di retorica.
Succede piuttosto che egli sia una persona tutto sommato gentile, educata, civile, pur restando asservita dichiaratamente all’agroalimentare e al potere della bistecca.
E, una persona accorta e intelligente, che non si spinge agli estremi del difendere la chiesa e le teorie tolemaiche, accusando Galilei e Keplero di essere gente che fa delle scelte emozionali e senza documentarsi, in favore di una terra-pianeta ruotante e non centro fisso del mondo, di una terra rotonda e che gira intorno al sole.

Il Creatore del mondo sta al di sopra delle diatribe e la sua opera parla per lui

Un minimo di religione non guasta affatto.
Per quanto profonde possano essere le diatribe umane, per quanto si possa vicendevolmente accusare la parte opposta di eclatante eresia, il Creatore rimane al di fuori di queste ridicole polemiche.
Ha costruito un mondo funzionante, ha fornito l’uomo di un corpo disegnato per funzionare al meglio con un determinato tipo di carburante, nonché una mente e un’anima progettate e mirate per esprimersi al meglio con un determinato tipo di pensieri, di azioni e di comportamenti.

Dio può essere visto in diversi modi

L’immagine che noi vegani abbiamo del Creatore è di un Essere Perfetto autore di una creazione priva di contraddizioni e di smagliature. Ovvero di un Grande Centro Spirituale che aborrisce l’odio, la maleducazione, la falsità, l’ipocrisia, la vigliaccheria e la violenza.
Siamo forse di parte?
Sì lo siamo, e felicissimi di esserlo.
Per qualcuno invece, Dio ha fabbricato da un lato esseri perfetti e farisei nel contempo, gente dalla faccia di bronzo chiamata “figli di Dio”, perché dotata di camminata eretta e di cultura, di grammatica ed equazioni, e dall’altro ha concepito esseri quadrupedi, esseri piumati ed esseri pinnati, destinati alla sofferenza ed al massacro indiscriminato per volontà e per mano dei bipedi privilegiati.

Non crediamo al Dio dei coltelli e degli arpioni

C’è qualcosa di storto, di sinistro e di rivoltante in questa concezione.
Non crediamo al Dio delle fiocine, degli arpioni, delle reti, degli ami e degli ordigni di profondità.
Non crediamo al Dio dei coltelli, delle ghigliottine e delle macellerie.
Non crediamo al Dio dei cacciatori e degli sterminatori di foche, di otarie e di balene.
Non crediamo al Dio del cancro, dell’ictus, del diabete, della dialisi, del trapianto, del farmaco e del vaccino.
Non crediamo all’immagine disgustosa e caricaturale del vostro Dio.
Piuttosto propenderemmo per l’ateismo, condito però da buona educazione e da buona coscienza.
Ed anche in quel caso, posto per le vostre elucubrazioni proteiche e per i vostri macelli non ce ne sarebbe.

La storiella dei vegetariani non esemplari

Comincio dalla storia dei 10 vegetariani che tu o altri avreste seguito per 20 anni.
Tale storiella gira in continuazione. L’ho sentita altre volte.
Come gira la storiella dei due fratelli, dove quello che fuma ha vissuto 80 anni, mentre quello che non fuma muore di cancro ai polmoni in giovane età.
Non mi metterò qui a elencare gruppi di 10 o di 100 carnivori conosciuti, finiti malissimo, anche se lo potrei fare.
Sono d’accordo invece che si possa essere vegetariani in molti modi diversi, e che un vegetariano può fare anche notevoli errori, soprattutto se afflitto da proteino-paura, e da voglia di pararsi dalla rinuncia alla carne con assurde sostituzioni, a base di latticini, formaggi, uova e prodotti alla soia, o a base di cereali cotti e stracotti.

Essere vegetariani è importante, ma è solo il primo passo verso la verità

Il mondo è pieno di salutisti dilettanti su entrambi i fronti.
Gente che crede nei vegetali e altra che crede nella bistecca.
Una cosa non equivale certamente l’altra.
Chi crede nei vegetali è sempre più vicino al vero e al giusto.
Ma la cosa non basta.
Se non si prende debita nota che viviamo in un mondo di farabutti, di profittatori e di lestofanti, di gruppi mafiosi, malavitosi, lobbisti e massonici al potere che fanno di tutto per far ammalare e morire la gente infelice e prima del tempo, si capisce poco sulla realtà che ci circonda e ci condiziona.

Giudichiamo meno gli altri e pensiamo invece a noi stessi

Pur non rifiutando i confronti e le statististiche, pur non rifiutando l’osservare e il valutare fatti coi propri occhi, solleciterei tutti, me compreso, ad evitare il più possibile di giudicare le vicende alimentari altrui con eccessiva facilità, e di limitarsi con sicurezza a giudicare se stessi, che già è un lavoro dannatamente difficile.
Personalmente, sono contentissimo di me stesso e delle mie scelte alimentari, vegetariane da una vita, e vegane o quasi da 30 anni (il quasi viene inserito per qualche inserimento raro, casuale e indesiderato di formaggio nella pizza o nel sugo di pomodoro, o nel minestrone di verdure).

Una promozione del veganismo e del crudismo, a pieni voti e senza riserve

Non ho difficoltà dunque a promuovere a pieni voti il veganismo tendenzialmente crudista sotto tutti i fronti. Mi ha garantito un sangue a livelli eccezionali per tutta la vita, e mi ha permesso di mantenere sempre uno stato eccezionale di benessere, senza dovere mai ricorrere ad alcun correttivo farmacologico, senza subire mai un mal di testa, un mal di stomaco, una stitichezza, una depressione.
Ho praticato sport agonistico fino ai 50 anni, misurandomi in competizione netta e mai dopata con giovani di vent’anni, smettendo di farlo soltanto per un cedimento cartilagineo da ripetute offese traumatiche.
Quando dico “mai dopata” intendo senza doping, senza pasticche, senza trucchi, senza caffè, senza tisane zuccherate, senza sapere nemmeno cosa sia una singola aspirina.

Persino il Dalai Lama sbaglia di grosso.
Nulla abbiamo da imparare da chi predica cibo proteico.

Persino il Dalai Lama ha notevoli spazi di miglioramento, e ha evidenziato al mondo intero il suo fiato corto e i suoi limiti spirituali, in termini di coerenza tra il dire e il fare.
Non ha infatti esitato ad inserire il ragù di carne e la bistecca nella sua dieta personale, con la scusa di una prescrizione medica in tal senso.
Possiamo fare tutti meglio e di più? Certamente. Siamo tutti perfettibili.
Ma l’evoluzione in positivo corre sempre e solo lungo la linea del veganismo.
Nulla, nel modo più assoluto nulla, abbiamo da imparare da chi predica e supporta la proteina animale, il ferro-eme, la B12 e gli omega di provenienza ittica.

Che significa fabbisogno proteico? Quanto vale in grammi e perché?

Siccome noi saremmo poi degli emozionali e non dei razionali, vediamo di affrontare il tutto dal punto di vista strettamente scientifico, senza per questo rinunciare alle emozioni, di cui ci vantiamo e di cui facciamo pure una questione di orgoglio e di bandiera.
La prima cosa razionale che salta all’occhio in questo scritto pregno di albanesizzazione è il continuo uso del termine “fabbisogno proteico”, senza mai menzionare quale esso sia.
Questo fatto, già di per sé, fa capire che l’intero scritto vale scientificamente zero.
Non è questione di demonizzare le proteine e di esaltare i carboidrati.
Questi sono i trucchi usati, in senso esattamente inverso, dagli sgangherati ma multimiliardari dietologhi low-carb, tipo gli Atkins, i Sears, gli Agatson, i Montignac e i D’Adamo.

Funzionamento corporeo per trasformazione e non per sostituzione

La questione sta tutta nello stabilire come funziona l’organismo umano, se per sostituzione delle sostanze proteiche o se per trasformazione dei vari nutrimenti in sostanze proteiche.
Carne fa carne? Sangue fa sangue? Muscolo fa muscolo? Grasso fa grasso? Latte fa latte? Proteina fa proteina?
La scienza ha stabilito che non è assolutamente così.
L’osservazione dei fatti lo dimostra pure.
La mucca produce enormi quantitativi di latte brucando l’umile erba, e non mangiando bistecche grondanti sangue o bevendo il latte altrui.
Il corpo dunque è un grande trasformatore di sostanze e non un grosso lego, dove si tira via un mattone proteico e lo si rimpiazza con un altro simile, con un altro componente.

La FDA ha licenza legale internazionale di ammalare e di uccidere, al pari del Pentagono

Non si può parlare di fabbisogno proteico senza sapere quanto esso sia in termini numerici.
La FDA può permettersi di fare queste gravissime e criminali cavolate, avendo licenza di imbrogliare il mondo intero, licenza di dettare per 30 anni piramidi alimentari contraffatte e macellaie ai ministeri della salute, agli ospedali e alle USL di tutto il mondo.
La FDA è investita degli stessi poteri di chi dissemina le scie chimiche sui nostri cieli.
Avvelenare la gente con sostanze minerali e biologiche altamente inquinanti e imbrogliare la gente con cifre manipolate sul fabbisogno giornaliero alimentare, sono un po’ la stessa cosa.
Quando a fare questi imbrogli sono i servi locali della McDonald’s, o i dietologi di casa nostra ammalati di zonismo, di macrobiotismo e di mediterraneismo alimentare, lo scandalo e il danno sono triplicati.

Noi quantifichiamo in 21 grammi al giorno la quota proteica giornaliera

Ecco allora la necessità di stabilire con dei numeri precisi cosa significa fabbisogno proteico.
Per noi igienisti significa un max di 20 grammi/giorno, quantità che si raggiunge ampiamente con qualsiasi dieta crudista-vegana, priva di soia, priva ovviamente di latticini, di uova, o di cibi di derivazione animale.
Le proteine stanno in ogni vegetale nella quota ottimale, che è basso-proteica.
Il dr Nacci, medico profondo e affidabile, pensa che, probabilmente, servano ancor meno di 20 grammi. La FAO e la maggior parte degli Enti americani preposti alla nutrizione, parlano oggi all’unisono di 34 grammi, barriera oltre la quale il sangue umano va in acidificazione.
Senza contare che il corpo perde in media 24 grammi al giorno di proteine.
Questi numeretti troncano già in modo definitivo tutte le argomentazioni della lettera inviatami.

Parlare di proteine significa già essere totalmente fuori rotta

Sempre al primo punto, parlando di spettro aminoacido, si parla di proteine come macronutrienti, ed è già sbagliato. Le proteine sono macro-componenti e non macronutrienti.
Si parla di alimentazione proteinicamente corretta, senza sapere nemmeno di cosa si parla.
Alimentazione proteinicamente corretta significa quella con il numero più basso di proteine possibili.
E non l’opposto, come stanno farneticando gli analfabeti dell’alimentazione.
Meno proteine consumiamo e meglio stiamo di salute.

Chi parla di spettri aminoacidi e di fantasmi proteici non merita alcuna considerazione

Non esistono, dacchè mondo è mondo, problemi di carenza proteica, ma solo problemi di carenza mineralvitaminica e di carenza calorica.
Viviamo in un pianeta che è un vero Paradiso Terrestre, inondato di forza elettromagnetica e di luce solare incapsulata nei fiori e nei frutti profumati e fragranti della Madre Terra.
Un pianeta dove non c’è bisogno di evocare spettri aminoacidi, fantasmi proteici e vampireschi desideri di sangue e di sostanze altrui.

L’igienismo naturale non ha nulla da spartire con la macrobiotica

Al secondo punto si parla di soia e di fitati.
L’igienismo naturale non ha nulla da spartire con la macrobiotica. Non difende né la soia né i cibi cotti, ma è essenzialmente per il crudo e per la frutta, o anche per il compromesso tendenziale-crudista.
La soia comunque può essere consumata al naturale, a patto che non sia OGM, e che venga cotta al minimo nel suo stesso baccello, o che venga fatta germogliare.
Per i fitati e gli antinutrienti, abbiamo un margine di tolleranza ai veleni, che è fatto apposta per utilizzare le sostanze della natura, senza restare danneggiati da un minimo contenuto di veleni o di sostanze contradditorie.

La questione degli Omega3

Al terzo punto si parla di grassi essenziali, e in particolare di diete con carenza di pesce.
Esistono forse diete con carenza di pesce? Anche qui si usa linguaggio assurdo che niente ha a che vedere con la scienza. Da quando in qua è obbligatorio consumare del pesce per stare bene?
Questo significa farneticare e non ragionare.
Al contrario di quanto ivi sostenuto, L’ALA (acido linolenico, precursore degli acidi grassi omega3 a lunga catena), una volta introdotto nel nostro organismo con l’alimentazione (mandorle, pinoli, avocado, olive, semini, cereali, legumi), viene metabolizzato e trasformato in EPA e DHA, come confermato dall’American Journal of Clinical Nutrition nei giorni scorsi, dove viene messo in chiaro che l’assunzione di Omega3 è molto più efficiente, e priva di effetti collaterali perversi, se essi provengono dai vegetali anziché dal pesce.

Obesità e longevità

Al quarto punto si parla di rischio di obesità in campo vegano e siamo davvero al ridicolo.
Dove si parla di longevità e di salute, si dimentica che i maggiori studi del settore hanno dimostrato più volte in mondo inequivocabile che le popolazioni più longeve sono quelle vicine al veganismo, e basta citare i casi degli studiatissimi Vilacamba, dei Mormoni, degli Aventisti, degli Azerbaigiani, dei Giorgiani.
Le popolazioni con la vita media più bassa, ed anche con l’indice di intelligenza meno elevato, sono gli Esquimesi, che si nutrono quasi esclusivamente di carne e di pesce.

Il confronto più significativo a livello mondiale è quello dei Pimas

Il confronto più efficace, perché tra gruppi omogenei e consistenti numericamente, e dalla storia comune, è quello tra i Pimas dell’Arizona americana e i Pimas della prospiciente messicana Sierra Madre.
Lo studio Walsh invece, citato nella mail, vale quanto il due di spade a briscola.
Portare poi il caso di Linda McCartney che era afflitta da pesanti precedenti patologie, è semplice e incommentabile sciacallaggio, cosa di pessimo gusto e di nessun valore scientifico.

Cerchiamo di non ribaltare i dati di fatto, risultando ridicoli e grotteschi

I collegamenti tra carne e cancro, tra carne e cardiopatie, tra carne e diabete, non sono oggetto di contestazione nemmeno in ambito medico.
Citiamo solo il più grande esperimento alimentare di Cambridge 2000 dove, per evitare cancro e cardiopatie, il sistema sicuro e garantito è risultato essere quello del “five-per-day”, basato su cinque pasti sazianti al giorno di sola frutta, ovvero sul 100% di carboidrati naturali, carichi ovviamente del loro contenuto grasso-proteico (nella frutta ci sono le giuste proteine e i giusti grassi polinsaturi), carichi del loro contenuto di acqua biologica, del loro contenuto mineralvitaminico ed ormonale.

La perfezione assoluta della frutta

La frutta è un alimento completo e perfetto, dotato di quantitativo ottimale di Omega e di tutto il resto.
Alimento digeribile a costo zero e capace di dare al tuo corpo il massimo ritorno di energia netta fisica e mentale. Niente di magico. Ma comunque il meglio del meglio a protezione del sistema immunitario.
L’unico elemento che fa lavorare il cervello è il glucosio. La frutta è fruttosio, e si trasforma facilmente in glucosio. Il tutto però immerso in un 90-95% di acqua bio-distillata, carica pure di energia solare e di micronutrienti. Ciò significa che le due fasi di nutrimento e di pulizia cellulare sono garantite.

Un essere umano disabituato al suo miglior carburante

L’unico problema è che l’uomo, in una società bacata e dopata, formaggiara e prosciuttara, non sa nemmeno più come mangiare la frutta, quanta mangiarne e in quali combinazioni e mescole.
La frutta, salvo le mele, l’ananas e la papaia, fa a pugni con tutte le proteine di origine animale.
È risaputo che essa vada consumata sempre e solo a stomaco vuoto, visto che viene digerita non nello stomaco ma nel piccolo intestino all’altezza del duodeno, e che nel giro di mezz’ora si trasforma in sangue pulito e rinnovatore, deviscosizzante e disinfiammante.

La vitamina P e i bioflavonoidi, a rinforzo dei nostri fragili capillari

Come ha detto il dr William Castillo, direttore della famosa clinica Framington del Massachussetts, la frutta è il miglior cibo possibile per proteggerci da tutte le malattie, soprattutto da quelle killer, come le malattie cardiache. La frutta contiene abbondanza di bioflavonoidi (vitamina P) che impediscono al sangue di diventare denso ed ostruente nelle arterie.
Uno dei motivi frequenti di emorragie e di attacchi cardiaci è proprio la fragilità e la debolezza dei capillari. E una delle caratteristiche principali dei bioflavonoidi è proprio quella di rafforzare i capillari.

La frutta, la verdura, i cereali e gli accettabili compromessi

Una dieta fruttariana e bilanciata, basata al 100% sui carboidrati vivi e vitali della zona tropicale, e su un buon assorbimento solare, non avrebbe bisogno di essere alternata nemmeno con cereali e con verdure crude, data l’ampiezza qualitativa e quantitativa dei frutti messi a nostra disposizione dal buon Dio, con 160 mila specie eduli presenti sulla crosta terrestre. Il fatto di vivere in zone dai lunghi inverni, e il fatto di aver assunto stili di vita stressanti e non sempre compatibili con le regole della salute, con la frequenza dei pasti e delle evacuazioni, richiede il ricorso a uno spettro più ampio di sostanze crude e a volte conservativamente cotte, ma sempre all’interno di una rigorosa scelta vegana-vegetariana.

Non servono troppe conferme

In realtà, per capire che la frutta è il nostro cibo, l’unico a cui dare luce verde con tanto di semaforo in fase di ingresso, l’unico a entrare dentro di noi impregnandoci di aromi e di salute, l’unico ad apportare nutrimento senza carichi ostruttivi o tossici di alcun tipo, non mi serve di sicuro la parola del chimico o il verdetto del laboratorio. Mi basta sbucciare una clementina e riempirmi la bocca della sua inconfondibile ed assoluta squisitezza, per capire che quello, e nient’altro che quello, è il mio carburante, per capire che tutto il resto è qualcosa di banale e di accessorio, qualcosa di collocabile tra il compromesso e il secondario, tra il superfluo e il dannoso, tra il truculento e l’autolesionistico.

Valdo Vaccaro

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

 

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