LIBERIAMO LE CREATURE OPPRESSE DALLA TIRANNIDE UMANOIDE

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LETTERA

Gent.le Valdo Vaccaro, le partecipo alcune mie osservazioni con la speranza di offrire un contributo costruttivo alla rielaborazione delle sue posizioni.

Salubrità ed evidenze

Il regime onnivoro è quello prevalente nelle società occidentali. Ampiamente prevalente. Esse sono le società nelle quali la durata della vita è maggiore. In generale comunque la maggior parte dei sette miliardi e mezzo di persone che popolano la Terra è onnivora. Ne consegue che il regime onnivoro ha dimostrato nel corso dei millenni di garantire lo sviluppo della specie umana.

È un fatto. Il regime vegano è recente, circa settant’anni. Ed è sinora largamente minoritario. Affermare che è il più salubre è affermarlo non sulla base di dati di fatto, ma di ipotesi che devono essere accertate e che sono lungi dall’esserlo.

Non si capisce quindi come si possa stabilire che è il più salubre: deve dimostrarlo sul campo e occorrono decine di migliaia di anni. (Quanto alle patologie che affliggono le nostre società, tipica solfa querula dei nostri tempi- cancro, malattie degenerative, cardiovascolari etc.- sono il sintomo paradossale della nostra buona salute: dai trent’anni di vita media siamo passati agli ottanta circa di oggi ed è naturale che più viviamo più siamo esposti alle evenienze patologiche: ai primi del Novecento metà dei bambini non raggiungeva l’anno di vita, oggi ci sembra non ancora vecchio un settantacinquenne- che invece lo è).

Gli esperti, medici e nutrizionisti, non hanno sinora dato un’indicazione univoca del regime alimentare migliore per la salute. I più ” gettonati” sono la dieta mediterranea e l’alimentazione vegetariana, non vegana. Manca comunque la certezza scientifica.

L’indicazione guida è semmai quella di moderare la quantità di alimenti ingeriti, troppa specie nell’ancora opulento occidente. Eccedere nella carne fa male, ma anche nella soia e nel tofu, come nella frutta e così nello yogurt. Come diceva il responsabile dell’unità antiveleni di un importante nosocomio, è appunto la dose che fa il veleno.

Alimentazione e sopravvivenza

L’essere umano desidera sopravvivere. Rispetto a questa esigenza il regime onnivoro è decisamente avvantaggiato poiché non preclude a priori alcuna risorsa alimentare. Il regime vegano invece precludendo un ampio spettro di alimenti, riduce di fatto le possibilità di sopravvivenza. Lavora in senso antibiologico.

Infatti non per caso è nato in Inghilterra e in tempi di almeno relativa opulenza alimentare: noi possiamo escludere ciò che è disponibile, non ciò che non è disponibile. Prenda perciò il caso esemplare: ci troviamo in una zona dove l’unica risorsa commestibile sono i salmoni. Ebbene, in questa circostanza l’onnivoro può sopravvivere, mentre il vegano no.

Vegani e sport

Non esiste alcuna prova che Moses e Lewis al tempo dei loro splendidi record fossero vegani. E comunque sarebbero l’eccezione e non la regola: la più parte degli atleti è onnivora e una piccola parte è vegetariana. Le diete vegane sono strutturalmente carenziali: vitamina B12, creatina, ferro etc.

Pitagora

Pitagora è importante. Da ringraziare per la vita per i suoi contributi alla matematica e alla musica. Da obiurgare però altrettanto perché egli è colui il quale formalizza per primo nel pensiero occidentale il disprezzo del corpo. Introduce il dualismo mente- corpo, subordinando il secondo alla prima.

La ragione: l’astratto è incorruttibile, perfetto, immortale- es. il teorema, appunto- il corpo, il concreto, è finito, imperfetto, corruttibile, mortale. È per colpa sua che è nato l’ascentismo che ha infatti nella rinuncia alimentare e sessuale, declinata in varie forme, il suo carattere distintivo.

Il veganesimo è effettivamente una forma di ascetismo alimentare. Ci si astiene da determinati cibi con l’illusione di salvarsi: salvarsi dalla catastrofe ecologica, dalla propria e dall’altrui aggressività, dalla malattia. Il meccanismo alla base è siffatto: non potendo controllare la corruttibilità del corpo- la sua aggressività, la sua libido, la sua fragilità- controllo la mia volontà, dimostrando che posso annullare l’oggetto minaccioso, negativo.

È un’illusione perché la libido, l’aggressività, la fragilità sono oggettive, non sono variabili dipendenti dalla volontà soggettiva. Possiamo solo temperarle e le possiamo temperare soltanto se le riconosciamo, non se le neghiamo. Il vegano s’arrabbia come l’onnivoro, desidera come l’onnivoro, si ammala e muore come l’onnivoro. Perché è un essere umano come tutti gli altri.

Persuasione

Il vegano si adopera per persuadere che tale regime sia quello ottimale. Bene. Consideriamo per un istante il caso del sonno: nessuno deve persuaderci che se siamo stanchi dormire è il metodo migliore per ricreare le forze.

Ora, il fatto che il vegano debba convicerci che astenersi dai cibi di origine animale sia meglio per noi, significa che non è affatto evidente. Se così fosse, lo sarebbe da tempo immemorabile perché l’istinto ce l’avrebbe indicato. Proprio questo sforzo retorico, non di rado propagandistico, dimostra il carattare ideologico anziché biologico di simile costrutto.

Piante

Qui la diatriba è nota. Piaccia o non piaccia il vegano uccide tranquillamente una classe di esseri viventi. Le considera a sua disposizione. Non si vede quindi questa grande differenza d’atteggiamento con l’onnivoro. Di nuovo appaiono parenti stretti, l’onnivoro predatore animale e vegetale, il vegano predatore vegetale. Differenza di grado, non di sostanza. Se non fratelli, almeno fratellastri.

Unilateralità

L’alimentazione vegana è unilaterale. La vita no, tende alla molteplicità perché ciò che è molteplice aumenta le probabilità di sopravvivenza. Può reggere a lungo un’impostazione alimentare unilaterale? Secondo me no.

Occorrerebbe parlare ancora a lungo, ma non vorrei abusare della sua ospitalità. La saluto perciò cordialmente, congedandomi con l’indicazione di un ottimo libro, quello del Niola. Si intitola “Homo dieteticus”. Il sottotitolo recita: “Viaggio nelle tribù alimentari”. Ecco, il veganesimo è una di queste tribù. Esistono anche i paleo, i macrobiotici, gli onnivori, i vegetariani, gli ittiofagi e quante ne vogliamo. Ogni tribù naturalmente vuole prevalere sulle altre.

Speriamo di evolverci e di andare verso la democrazia della tavola, nella quale siederanno gli uni accanto agli altri in letizia crudisti e salsiccisti, lattiofobi e lattiofili e così via, ciascuno godendosi la propria impostazione e godendo del fatto che i suoi simili ne seguano di differenti. En passant. Secondo me il veganesimo si spiega un po’ come gli hippie.
Arn


RISPOSTA

Carissimo Arn. Senza offesa e col massimo rispetto possibile, sono disponibile al dialogo con tutti, anche col diavolo in persona. Ho la fortuna di poter colloquiare persino con l’anatra, la gallina, l’oca e le capre, oltre che con le querce e i castagni che mi attorniano, figurati se mi rifiuto di rispondere a chi pretende di mettermi in difficoltà, pur sprovvisto delle giuste ed obiettive argomentazioni come nel caso tuo.

Le motivazioni da te apportate con puntiglio sono purtroppo deleterie e poco costruttive, nonostante il tuo linguaggio cordiale e diplomatico, nonostante i toni civili, bonari e pacati che hai usato. Sotto il mantello esteriore della indulgenza, della benevolenza e del paternalismo, si nasconde infatti la voglia evidente e unilaterale di disgregare, di pungere e di causare danno.

Se uno vive nella convinzione di essere dalla parte giusta solo perché le sue scelte alimentari coincidono con quelle della maggioranza, cade nella più becera forma di autocompiacimento e di narcisismo, e si preclude la possibilità di apprendere qualcosa di nuovo e di importante.

Esistono molte pecche e carenze nel comportamento di una massa che è spesso manovrata e diretta suo malgrado dalla pubblicità, dai persuasori occulti e da altri fattori perturbanti, per cui il concetto che scelta di massa equivalga a scelta ottimale non sta letteralmente in piedi.

Se poi questo qualcuno se ne fa pure vanto, continui pure a farlo, ma non pretenda di trascinare con sé chi è impegnato a fare qualcosa di buono e di utile a favore della salute e del benessere dell’umanità e dell’intero pianeta.

LE TUE CRITICHE SONO DOPOTUTTO VOCE DI POPOLO E PERTANTO DEGNE DI RISPETTO

Confesso che a prima vista ero portato a non risponderti, a non dar seguito alle sottili provocazioni contenute nel tuo messaggio. Ma, rileggendolo con attenzione, ho capito che, nonostante le innumerevoli sbadataggini e imprecisioni che contiene, esso rappresenta e riflette pure i diffusi preconcetti e sospetti che la gente comune e normale nutre e mantiene nei riguardi di chi va fuori da coro e di chi vive controcorrente, giudicando tali scelte una forma di snobbismo riservata a una nicchia minoritaria di persone.

Posizione questa assai frequente, tipica di gente magari indecisa e dubbiosa a metà del guado, oppure di persone che se ne stanno rintanate nelle proprie comode e salde convinzioni. Troppo piacevole e rilassante la sensazione di aver ragione, per mettersi in discussione.

Nessuno si offenda per la mia franchezza. Questo tuo scritto incarna magnificamente tutte le mediocrità, le false sicurezze, le presunzioni e le precarietà che si racchiudono nel pensiero unico, prevalente, inquadrato della maggioranza cosiddetta silenziosa e attendista, pronta sempre a restare saldamente abbarbicata al sistema, pronta sempre a saltare sul carro del vincitore in caso di cambio di guardia.

Ed è per tutti questi motivi per cui ti dedico questa mia risposta e metto il tutto a libera disposizione del pubblico, aggiungendoci pure un ringraziamento, poiché la tua critica mi dà modo di chiarire diversi punti controversi.

Non so perché hai scelto di rivolgerti a me, che ho l’onore e il piacere di appartenere al movimento igienista mondiale, una filosofia portata a differenziarsi da tutte le altre scuole e dalle sottoculture esistenti. Scuole che stanno purtroppo monopolizzando e paralizzando da decenni lo sviluppo della società umana, pervertendo e tradendo nel contempo i principi del classicismo greco-romano, i principi di pace e di umiltà della filosofia francescana, i principi innovativi del Rinascimento Leonardesco, gli insegnamenti dell’Età dei Lumi e gli approfondimenti della scienza einsteiniana e della scienza quantistica.

Non è la nostra una posizione privilegiata o qualcosa di riservato a pochi. Al contrario c’è libero accesso a tutti coloro che vogliono apprendere. Non c’è ombra di dogmatismo e di supponenza nelle mie posizioni. Non accetto nemmeno l’etichetta di igienista.

Ho semplicemente adottato queste mie posizioni per libera scelta, pronto sempre a ridiscuterne e a cambiare idea di fronte a qualcuno in grado di portarmi delle soluzioni alternative davvero sensate, chiare e convincenti. Il problema è che nessuno nei miei interlocutori del campo avverso, e ce ne sono stati tanti nel corso della mia vita, è mai riuscito a portarmi qualcosa di più o qualcosa di meglio. E tu appartieni esattamente a questa categoria.

UN APPROCCIO NON TERAPEUTICO ALLA SALUTE

È risaputo in campo igienista che nessuno al mondo guarisce dall’esterno, sia egli igienista, terapeuta, naturopata o tanto meno medico della ciurma sanitaria ufficiale. È risaputo che è indispensabile una crisi innescata interiormente e capace di portare a remissione naturale e ad auto-guarigione.

Sappiamo cioè che la salute è essenzialmente una questione di equilibrio e di funzionalità interna, per cui occorre apportare sempre per prima cosa una purificazione del sangue, del sistema linfatico, dei fluidi nella matrice extra-cellulare, degli organi protettivi o immunitari e degli organi emuntori fegato-pancreas-intestino-reni-pelle.

Nei tipici e comuni casi di malattie curate con la soppressione dei sintomi, e non invece dei fattori causanti, la medicina ufficiale e sintomatica continua a fare i suoi buchi nell’acqua con le sue terapie invasive, i suoi farmaci, i suoi vaccini e i suoi integratori, impedendo così ai pazienti di guarire davvero e costringendoli a diventare clienti fissi a vita di cliniche, ospedali e multinazionali farmaceutiche.

Siamo contro la proteinomania alimentare e la curomania medica imperversanti nel mondo odierno. Curare la malattia al di fuori delle reali emergenze è per noi perniciosa superstizione. Il nostro è un approccio non terapeutico alla salute.

ESISTONO OVVIAMENTE I CASI DA PRONTO SOCCORSO

Ci rendiamo pure conto che esistono pure i casi di urgenza e di emergenza, dove occorre davvero intervenire. Mi riferisco a incidenti stradali, incidenti di lavoro, incidenti sportivi e simili, ma anche a situazioni di effettivo pericolo come ad esempio la meningite batterica, dove può sopravvenire un danno cerebrale permanente in poche ore, a meno che non si ricorra in via urgente, temporanea ed eccezionale a una intensa cura antibiotica.

Oppure nel caso di asma bronchiale grave, dove il paziente rischia di soffocare a meno che non lo si sottoponga a cura d’urgenza. Ma tutte queste emergenze non legittimano tali mezzi come metodi da usare nella normalità dei casi. La vita non è fatta di emergenze continue e gravissime, salvo quelle provocate dalla stessa medicina, chiamate non a caso malattie iatrogene o medico-causate, spesso di difficile guarigione.

INSEGNAMENTO AL PENSIERO AUTO-CRITICO E AL BUONSENSO

In altre parole, chi bazzica in campo igienistico come nel mio caso, non gioca a guarire la gente o a illuderla con delle prescrizioni e con dei medicinali, ma cerca di darle un insegnamento ed una educazione al pensare auto-critico, al pensare libero e autonomo, al ragionamento razionale, alla assunzione di responsabilità, alla evoluzione verso modi di pensare e di agire consoni con i ruoli e i compiti che il Creatore ha attribuito agli esseri presumibilmente più capaci e intelligenti del pianeta.

COME SI DIVENTA IGIENISTI E VEGAN-CRUDISTI

Nel mio caso personale ho e mantengo queste posizioni da quando ero piccolo, favorito dal fatto di essere sempre vissuto a contatto e in armonia con la Natura, e anche dal fatto di essermi costantemente misurato e scontrato con le aberrazioni umane dei macelli, che rappresentano le peggiori caratteristiche dell’uomo, quali la cattiveria, il cinismo, l’indifferenza e l’insensibilità alla sofferenza altrui.

Ogni mia presente caratteristica non è un regalo che cade dal tetto, né tanto meno uno sfizio o una forma di narcisismo, o peggio ancora una moda per distinguersi, ma è una conquista fatta di lotte dure e di scontri culturali incessanti in famiglia, a scuola, nel lavoro e nello sport. Scontri pacifici e civili, senza mai perdere di vista il rispetto per l’avversario di turno.

LIBERARE GLI ANIMALI DALLA TIRANNIDE DEGLI UMANOIDI

Ed è per questo che solidarizzo con le posizioni del collega Franco Libero Manco dell’AVA-Associazione Animalista Vegana, che in un articolo del 4 dicembre sostiene che noi vegetariani-vegani, e un po’ tutti gli uomini, anche i peggiori, anche quelli più portati ad offendere, coltiviamo nel proprio intimo un sogno irresistibile ed insopprimibile.

Il sogno della liberazione degli animali dalla tirannide umanoide, dall’inferno in cui li ha condannati il nostro egoismo con la mattanza, la vivisezione, la pesca, la caccia, le pellicce, le corride, gli zoo, i circhi equestri, i rodei e tutte le varie modalità di tortura inventate a danno degli indifesi. Davanti a tanto orrore non possiamo tacere. Ce lo impone la nostra coscienza, la civiltà la giustizia, l’ispirazione universale, la vita stessa.

Il nostro compito, la nostra missione è trovare le strategie più giuste e concrete affinché gli animali non siano più considerati oggetti inanimati a comoda disposizione dell’uomo, ma autentici compagni di cordata in questa nostra avventura terrena.

Ci sbracciamo da anni per trasmettere agli altri la stessa spinta interiore e le stesse motivazioni che ci hanno portati a interessarci alle sorti dei nostri fratelli minori, a difendere i diritti inalienabili delle creature perseguitate.

E tu chiami tutto questo retorica, persuasione e propaganda ideologica, mentre la martellante pubblicità giornaliera a favore di mortadelle, prosciutti, zamponi, fegati, trippe e frattaglie di cadaveri e salme di animali brutalizzati sarebbe forse per te missione eroica di civiltà.

I NOSTRI OBIETTIVI NON SONO UTOPISTICI

Il nostro ruolo è far capire alcuni punti fondamentali. Finché la cultura dominante legittima e autorizza legalmente l’uomo a schiavizzare, a far nascere e morire forzosamente, a uccidere e mangiare le altre creature indifese, i nostri fratelli minori, l’uomo non avrà mai la possibilità mentale-morale-spirituale di rendere migliore e vivibile questo mondo.

Questo nostro sogno non è per niente utopistico, illusorio ed irrealizzabile. I nostri obiettivi sono raggiungibili e sono totalmente alla nostra portata.

Sarà opportuno ricordare che siamo tutti degli esseri impermanenti, per cui la nostra presenza sulla Terra non è altro che una breve e folgorante apparizione, per cui abbiamo l’obbligo di riempire la nostra esistenza di progettualità positiva e di significato, dando priorità assoluta all’armonia, alla serenità, al sorriso, alla compassione verso chi soffre, alla generosità d’animo.

UN RICHIAMO AL VIVERE IGIENISTICO

Vorrei rivolgermi in modo aperto e sereno ad Arn e al vasto pubblico che sta attualmente, volente o nolente, appagato o scontento, sulla sua stessa linea di pensiero. Vorrei richiamare un po’ ognuno a quello che è il vivere in stile sobrio, innocente e igienistico, vale a dire armonizzato con i dettami di Madre Natura e del Creato Universale. Uno stile sostanzialmente diverso da quello che la maggioranza sta al momento seguendo.

Essere igienisti significa scegliere le cose intrinsecamente buone, sane, compatibili col nostro disegno biochimico gastrointestinale e con la nostra mentalità di esseri imperfetti e rozzi quanto si vuole ma portati, chi prima chi dopo, a migliorare e ad evolvere nel tempo. Significa essere gentili, tolleranti e trasparenti sul piano comportamentale. Significa trattare il cibo col giusto riguardo senza però doverne fare un mito e un totem che tutto risolve.

Significa trattare il cibo per quello che è, vale a dire come un carburante adatto e confacente per il corpo e per l’anima, niente di più e niente di meno.

Il cibo sia il tuo farmaco, detto da Ippocrate sta benissimo, nel senso che il mangiare giusto, leggero, sobrio, digeribile non intasa, non inquina, non acidifica, non infiamma, non contamina, non sballa, non ammala, non perverte, non crea dipendenza, non causa effetti collaterali. Il cibo tuttavia non è un rimedio e una cura.

Come igienista so che l’energia utilizzata al momento non proviene dall’ultimo pasto assunto ma è piuttosto l’espressione del mio stato personale di salute, stato che è il prodotto di tutti i miei pasti e i miei di comportamenti degli ultimi mesi.

Gradisco e apprezzo il mio cibo prescelto, ma sono anche libero dal cibo. So che posso avere il mio pranzo e che lo posso anche saltare, stando sempre e comunque bene in quel pomeriggio. In altre parole so che dipendo dal cibo, e che è indispensabile una scelta oculata e intelligente sul piano alimentare, ma anche che non devo preoccuparmene troppo nel corso della vita, vivendo quasi per mangiare e non viceversa.

Vivere igienista è davvero vivere bene, vivere gioioso e giocoso, vivere divertente e armonizzato. La Health Science rimuove le preoccupazioni e le complicazioni, mentre semplifica i tuoi bisogni e le tue voglie, risultando alla fine benefica per il corpo, per la mente e per l’autostima personale.

Ovvio che nella visuale igienistica non ci sia posto per alcun tipo di carne, dal momento che l’uomo, indipendentemente da come si alimenta sul momento, non è per niente costruito e concepito per quel tipo di materiale putrefattivo, terminale di un processo produttivo carico di sconcezze, brutalità e disobbedienze alle leggi basilari del creato.

Lo abbiamo dimostrato in mille dettagli che abbiamo un corpo funzionante in modo ottimale a frutta e vegetali, e che ogni diversione da tale scelta comporta effetti devastanti di vario genere. Sempre citando Seneca, preoccupati della vita che conduci, più ancora che della sua durata. Il saggio vive quanto deve, non quanto può. Il saggio vive dove e come gli conviene, con le giuste persone e le giuste idee, alla giuste condizioni e occupazioni.

CI METTIAMO NEI PANNI DELLE CREATURE PERSEGUITATE

Non possiamo tacere quando qualcuno rivendica il suo diritto a mangiare il pesce e la carne. È come se ognuno di noi venisse arpionato, soffocato e ucciso, o imprigionato a vita nelle angustie degli allevamenti intensivi, o come se ognuno vivesse nell’orrore e nell’ansia atroce del mattatoio.

Finché ci sarà tutto questo l’umanità non potrà sbarazzarsi della violenza, delle malattie e delle guerre. Non possiamo tacere quando il cacciatore per mero divertimento giustifica il suo diritto intoccabile a impallinare gli animali, perché è ognuno di noi che viene impallinato ed ucciso in modo straziante.

Tutto questo fa male al corpo e allo spirito Tutto questo preclude l’evoluzione e il progresso umano, e condanna la gente alle conseguenze del suo devastante egoismo.

Noi qui ci differenziamo. Siamo quelli che non hanno interessi pecuniari da difendere. Il nostro solo interesse è l’amore per la vita, il diritto al rispetto e all’esistenza serena di ogni creatura vivente.

Finché ogni animale sarà abbandonato alla solitudine, all’indifferenza e al tradimento da parte dell’uomo, nessuno sfuggirà alla solitudine e al tradimento. Uccidere un essere vivente è andare contro la legge della creazione. Farlo nascere ed allevarlo pianificando di ucciderlo a scadenza non è una scelta naturale ma uno spregevole assassinio premeditato.

Nessuno ammazzerebbe il proprio gatto o il proprio cane per cibarsene, ma vorrebbe semmai ricordarlo con una lapide e una foto. Perché mai ciò non avviene con l’oca, la gallina, il coniglio, la pecora e la mucca? Non hanno forse esse la stessa dignità, gli stessi diritti e le stesse ambizioni di vivere in pace e di morire di vecchiaia come tutti gli altri?

Chi ama e rispetta la vita non può mangiare la carne di un animale torturato e scannato senza restare sconvolto nella sua profonda interiorità, quella che va ben oltre alla scorza esteriore e alla faccia di bronzo. Chi ama e rispetta la vita non si abbassa a questi livelli, non discrimina tra uomo e animale.

Abbiamo tutti le stesse fragili sorti e lo stesso fragile mondo in cui vivere. Non imbrattiamolo col sangue e di sofferenza degli indifesi e degli innocenti. Dio non ama chi uccide. Sono arrivati a questo persino i Papi, quegli stessi Papi che per secoli avevano predicato il diritto umano di sbarazzarsi degli animali a proprio piacimento.

Dio, a maggior ragione, non ama chi per le sue scelte disinvolte spinge dei mediocri sicari ad uccidere per lui e a consegnargli le carni contaminate dalla violenza in una comoda confezione di plastica o nella carta grezza del macellaio. Non ci si può lavare le mani di fronte a un crimine legalizzato.

Abbiamo dato il voto alle donne solo da pochi decenni. Ne abbiamo strada da percorrere per essere definiti una società civile e umanitaria. Diamo il diritto di vivere a tutti gli animali e liberiamoci finalmente dalle mostruose connotazioni cannibalistiche che ci portiamo orrendamente addosso.

LA ZOOTECNIA È UNA PRATICA FUNESTA

Una mostruosità tipica del nostro secolo è stata l’idea degli allevamenti intensivi e dei maxi-macelli, lo sviluppo di una tecnica del terrore e della tortura chiamata zootecnica, vanto e orgoglio peraltro della nuova e funesta agricoltura chiamata Agroalimentare e contrabbandata addirittura come capolavoro dell’ingegno e dell’arte italiana, in plateale ed insanabile offesa agli insegnamenti dei più grandi maestri di oggi, oltre di quelli dell’antico e del recente passato.

La zootecnica ha portato la morte nei campi e nelle campagne. È una ingloriosa attività che ha rimosso il senso di responsabilità e di alleanza verso gli indifesi, ignorando le loro caratteristiche di esseri senzienti dotati di lunghe ed ipersensibili antenne. Questa deleteria e disumana attività è a tutti i livelli e senza eccezione alcuna un crimine organizzato.

Questa è anche l’idea del filosofo ed etologo bolognese Roberto Marchesini, col quale mi sento in perfetto allineamento. Smascherare l’errore prospettico che pone l’uomo al centro del mondo è un grande merito. Lo stesso Franco Libero ha fatto dell’antropocentrismo una sua battaglia personale. Il tema non è affatto nuovo e ne parlarono ampiamente grandi filosofi del passato, tra i quali Giordano Bruno.

Non ci sarà armonia, giustizia ed autostima per l’uomo fin quando esiste sulla crosta terrestre un solo macello, questo è l’ammonimento che risuona dal Settecento in avanti grazie all’immenso Voltaire. Uccidere gli animali per nutrirsi del loro sangue e delle loro carni è una delle più imbarazzanti e vergognose infermità della condizione umana.

Il compito più elevato e nobile di un uomo è sottrarre gli animali alle crudeltà e allo sterminio. Si è degni di salvezza quando non si uccide deliberatamente alcun essere vivente. Tutti gli esseri viventi hanno eguali diritti e pene inespiabili spettano a coloro che recano offesa a un vivente, sentenziava Cicerone, una delle figure più rilevanti di tutta l’antichità romana.

Pitagora, Buddha e Gesù la pensano allo stesso modo su questi temi. Lo stesso Leonardo, uno dei geni più straordinari della storia, va ricordato non solo per la sua Gioconda, ma soprattutto per la sua sensibilità animalistica. “Verrà il giorno in cui ogni uccisione di animali indifesi sarà giudicata come orrendo crimine”, vale almeno quanto l’intera sua restante opera. Artisti, filosofi, profeti, scienziati e grandi pensatori sono tutti allineati, non a caso, su queste posizioni.

CERCHIAMO DI EMANCIPARCI E DI FARE QUALCHE PASSO AVANTI NELLA EVOLUZIONE

E tu Arn vieni a parlare di persuasione, di preconcetti ideologici e di unilateralità da parte nostra, pretendendo di dare una lezione di vita a chi ha superato da anni con successo e piena soddisfazione la mediocrità, la sporcizia e la piccolezza dell’inquinare e del contaminare i propri piatti, il proprio frigorifero, la propria dispensa, la propria bocca e il proprio intestino con sostanze letteralmente cimiteriali.

“Esistono anche i paleo, i macrobiotici, gli onnivori, gli ittiofagi. Ogni tribù vuole prevalere sulle altre. I vegani sono una tribù come le altre e non migliore delle altre. Ognuno ha il diritto di godersi la propria impostazione”.

Queste sono valutazioni di bassa lega e di infima levatura. È verissimo che la maggioranza degli uomini include disinvoltamente la carne nei propri piatti, quasi che un panino verduriano fosse materiale carente e incompleto senza la presenza di sangue e di urina animale rappresa.

Ma è altrettanto vero che tutti provano prima o poi ribrezzo e vergogna di se stessi nell’addentare una salma o una mummia altrui, con l’idiota e falsa idea di assumere delle proteine. Non siamo dei rozzi trogloditi privi di educazione, di buonsenso e di aggiornamento scientifico.

Le proteine utili all’uomo sono quelle non acidificanti e non putrefacenti. Ne bastano 24 grammi al giorno, tetto massimo oltre il quale il corpo si acidifica e si ammala. Basta del comune radicchio, delle carote e delle patate a semplice sazietà per colmare e superare di molto tale fabbisogno.

Mi dispiace caro Arn, sei libero di pensarla come credi e di alimentarti come ti comoda, ma il tuo scritto, a parte i modi apparentemente urbani e pacifici è una autentica summa di supposizioni imprecise ed ingenerose.

Hai persino sbagliato indirizzo, dal momento che Valdo Vaccaro pratica e divulga da sempre una forma attenuata e sostenibile di dieta vegan-crudista tendenziale, includente periodi di veganismo a prevalenza fruttariana e brevi pause alimentari di digiuno secco intermittente, pur avendo il massimo rispetto per chi riesce a fare ancora meglio in direzione vegana e persino in direzione respiriana.

In questo contesto ognuno si disegna e si ritaglia la propria dieta personalizzata e a minimo impatto ambientale, secondo le sue risorse, le sue preferenze, le sue necessità del momento, secondo il clima e secondo le sue reali possibilità, fermo restando per tutti il principio inamovibile del non fare del male e del non uccidere.

Principio universale ed eterno Ahimsa che non è sorto settanta anni fa ma ben settemila anni fa. Ahimsa in sanscrito significa non causare offesa-ingiuria-morte al prossimo tuo. La sua ispirazione ed intuizione proviene dal concetto che tutti gli esseri viventi indipendentemente dalle forme esteriori e dalla lingua che parlano posseggono la scintilla della divina energia spirituale che si estende a tutti, per cui nuocere al prossimo si ritorce su noi stessi e provoca pure gravi conseguenza karmiche.

Ahimsa, principio irrinunciabile del rispetto assoluto verso ogni forma di vita, è una delle virtù cardinali del Jainismo, dell’Induismo, del Buddhismo e di tutte le più avanzate filosofie orientali e occidentali.

Come dicevo all’inizio, di tempo ne abbiamo poco e ne sprechiamo tanto. L’uomo grande e illuminato ha molta pazienza e indulgenza, ma non permette che gli si porti via inutilmente un minuto del tempo che gli appartiene. Questo scrisse Seneca 2000 anni fa.

Nella presente circostanza rimango piccolo piccolo e comunque non superiore a te o a chiunque abbia modo di leggermi, tant’è che ti ho dedicato del tempo e ti ringrazio persino di avermi dato modo di chiarire meglio un fatto evidente, e cioè che le mie posizioni non sono affatto effimere e precarie come hai cercato di affermare.

Valdo Vaccaro

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