PANORAMICA MONDIALE SU CANCRO, DIABETE E DIETE RISOLVENTI

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LE RICERCHE GENUINE SUL CANCRO NON MANCANO

Una delle sintesi più efficaci e chiare sul problema cancro l’ha fatta senza dubbio alcuno il mio grande amico e collega Marcello Pamio nel suo testo “Cancro spa” o “Cancer Corporation”, sempre attento e informato su quanto accade nel campo della salute e della malattia.

Secondo il Ministero della Salute nel 2005 il tumore ha colpito in Italia 270.000 persone. Dei 135.000 uomini colpiti 93.000 sono morti e delle 117.000 donne compite 70.000 sono pure passate precocemente a migliore vita.

Ben 6 donne su 10 e 7 uomini su 10 hanno dunque subito questa sorte e se ne stanno da tempo sotto terra. Non è affatto detto che stiano peggio di noi, vivi sì e contenti di esserlo nonostante tutto, ma costretti ad assistere allucinati ed increduli alle gravi incongruenze che continuano ad affliggere la società umana.

OLTRE 20.000 STUDI ALL’ANNO SUL CANCRO

Per pubblicare i risultati di una ricerca si deve passare attraverso il comitato scientifico delle riviste ufficiali di oncologia, le quali si guarderanno bene dal pubblicare con chiarezza i risultati scomodi e controproducenti ai loro interessi corporativi.

Elsevier è uno dei più prestigiosi editori di riviste scientifiche. Pochi lo conoscono ma pubblica oltre al famoso The Lancet (Il Bisturi) la bellezza di oltre 50 riviste che si occupano di cancro e oncologia. Le pubblicazioni di Elsevier raggiungono in lingua inglese e in 12 altre lingue oltre 20 milioni di persone influenti nel mondo, vale a dire medici, studenti, professionisti, ospedali, istituti di ricerca, università.

Tali riviste sono per la maggior parte mensili e contengono in media una decina di articoli sul cancro, per cui un solo grande editore con 50 autorevoli giornali e riviste a disposizione, stampa circa 500 articoli di oncologia ogni mese e pertanto 10.000 articoli/anno per ciascun editore. Tutto questo fa capire l’impressionante forza nelle mani degli Opinion Makers.

Un numero così elevato di ricerche viene confermato anche dall’International Cancer Research Portfolio Database. In un suo rapporto dichiara che nel solo periodo 2004-2005 sono stati effettuati 21.713 studi nei diversi settori oncologici, suddivisi tra biologia dei tumori, terapie, eziologia, diagnosi precoce e prognosi.

PER FARE RICERCA C’È LA CACCIA AI FINANZIAMENTI

Questi gruppi di ricerca sono tutti mossi da intensa febbre curativa. Mirano tutti a trovare, magari in fondo al mare o tra gli organismi delle barriere coralline, o tra le interiora dei caimani o delle scimmie, un nuovo chemioterapico di ultimissima generazione, o un farmaco che riduca i danni della chemio.

Il mondo della ricerca funziona in questo modo. Un gruppo universitario, un centro di cura o un reparto di oncologia, per poter ricevere finanziamenti pubblici o privati, deve farsi prima conoscere ed accettare dal mondo accademico.

Più valore ed influenza hai, più referenze accumuli nel settore, e più soldi ricevi. Il valore di un gruppo di ricerca, e quindi il danaro prezioso che riceverà, si misura dalle sue pubblicazioni scientifiche nelle riviste specializzate dell’Establishment.

LA RICERCA ALTERNATIVA E SCOMODA VIENE MESSA IN DISPARTE

Vediamo anche come vanno le cose nel caso opposto, come quello di un gruppo di ricerca alternativa. Poniamo che riesce a dimostrare sperimentalmente che la chemio uccide più persone di quelle che cura, come in effetti succede nella realtà. Mettiamo che proponga i suoi studi ben documentati all’editore che conta.

Quali prospettive di vedere il proprio lavoro pubblicato e diffuso nei giusti canali? Zero e meno di zero. Questo è il problema più grave che affligge la ricerca cosiddetta scientifica, non solo in Italia ma nel mondo intero.

Un muro invalicabile di gomma che soffoca a suon di cattedre, baronie e quattrini qualsiasi nuova terapia o percorso terapeutico non ufficiale e scomodo che si scontri contro il paradigma curativo imposto dalla Chiesa Medica o dal Regime Sanitario Mondiale.

COLLUSIONE E COMPARAGGIO

Uno dei primi a denunciare questa pesante anomalia del sistema, che getta un’ombra oscura sulla qualità e sulla credibilità degli articoli scientifici di quotidiani, riviste, telegiornali, rubriche sanitarie e persino telegiornali, fu Arnold Relman, direttore americano dell’autorevolissimo The New England Journal of Medicine.

Ancora nel 1985 scrisse un editoriale che ebbe un effetto-bomba dove denunciava la febbre imprenditoriale che cominciava a contagiare la professione medica.

“Sempre più numerosi sono i medici che cercano di guadagnare denaro stringendo accordi con gli ospedali, con i fornitori di strumenti e di attrezzature avanzate e con i laboratori farmaceutici”. Il 94% dei camici bianchi intrattiene rapporti con le aziende del farmaco. “Cene, pranzi, serate di gala, corsi di aggiornamento offerti gratuitamente e anche veri e propri pagamenti in denaro contante sarebbero la normalità per i medici d’Oltreoceano”.

Questo sistema di collusione ha un nome preciso e si chiama comparaggio, una pratica illegale e diffusa per cui i medici accettano soldi, donazioni e regali da parte dei produttori in cambio di prescrizioni di determinati farmaci.

ITALIA SCHIERATA NELLE PRIME POSIZIONI

L’Italia è uno degli 11 paesi europei in cui spesa dei privati nel settore oncologico supera di molto la spesa pubblica. L’AIRC (Associazione Italiana Ricerca sul Cancro) e la FIRC (Fondazione Italiana Ricerca sul Cancro) si sono aggiudicate il quarto posto, dopo le associazioni oncologiche simili di Gran Bretagna, Germania e Olanda, nella classifica europea delle 10 organizzazioni private che maggiormente contribuiscono alla ricerca oncologica.

Pertanto l’Italia non è per niente l’ultima ruota del carro. Siamo un paese importante, un paese che conta davvero, sia pure in un settore dove sarebbe meglio non brillare. I paesi che più investono in ricerca oncologica sono infatti quelli maggiormente soggetti a mortalità da cancro.

DATI RAGGELANTI SUL CANCRO AL SENO

Più soldi si spendono nella ricerca e migliori i risultati e le guarigioni. Almeno così dovrebbe essere. Ma le cose in realtà vanno ben diversamente. Un esempio per tutti il cancro al seno.

In Italia colpisce ogni anno 45.000 donne al ritmo di 5 diagnosi ogni ora che passa, e siamo al 4° posto dopo Inghilterra (65.000), Germania (51.000) e Francia (37.000). In Italia ogni anno muoiono per cancro al seno ben 27.000 donne, un record europeo visto che l’Inghilterra tocca 25.200, la Germania 19.100 e la Francia 11.500. Sempre gli stessi paesi.

Eppure si continua a predicare che prima viene individuato un tumore e più facilmente lo si potrà curare. Cosa che risulta del tutto falsa alla resa dei conti. Questa visione distorta della malattia, oltre che indurre a una crescita smisurata di farmaci, sta portando a sovradiagnosi, a terrorismo psicologico, a diagnosi falsamente preventive e a spinte verso strumentazioni mammografiche ed ecografiche sempre più potenti e più dannose.

Se la medicina allopatica continuerà su questa assurda strada, senza comprendere che il tumore è soprattutto la manifestazione di un forte disagio interiore che non riguarda solo cellule e organi, non giungerà mai a cavare un ragno dal buco.

STATISTICHE FALSATE

Le statistiche mediche sulle guarigioni nel post-operatorio sono falsate. Vengono sommate le percentuali di guarigione del tumore per alzare la media delle guarigioni. Si somma l’87% di guarigione del cancro al testicolo con il 10-12% con quella al polmone e si fa la media, senza calcolare che i malati di carcinoma al testicolo sono solo 2.000 l’anno mentre le persone che si ammalano di tumore al polmone sono 40.000.

Non solo, gli oncologi includono nelle loro statistiche anche neoformazioni che non sono affatto tumori. Ogni dimissione ospedaliera risulta essere misteriosamente una guarigione. La scomparsa della massa neoplastica (che non indica guarigione) per le statistiche significa paziente guarito.

Quanto allo screening di massa, a che serve individuare prima del tempo un tumore se poi non si è in grado di curarlo? I dati delle mammografie dimostrano che tale pratica preventiva non riduce la mortalità delle donne colpite da cancro alla mammella.

Migliaia di persone morte in incidenti stradali avevano uno o più tumori che non sapevano di avere. In sostanza molti tumori regrediscono spontaneamente o rimangono incistati per lungo tempo.

CHI NON SI SOTTOPONE ALLE CURE VIVE MOLTO PIÙ A LUNGO

Una vasta ricerca condotta per 23 anni dal prof. B. Jones, fisiologo dell’Università della California, presentata al Congresso di cancerologia presso l’Università di Berkeley, ha dato risultati sconvolgenti. I malati di tumore che NON si sottopongono alle tre terapie canoniche (chemio, radio e chirurgia) sopravvivono più a lungo, o almeno quanto coloro che ricevono queste terapie.

Il prof Jones dimostra che le donne malate di cancro alla mammella che hanno rifiutato le terapie convenzionali mostrano una sopravvivenza media di 12 anni e mezzo contro i 3 anni raggiunta da coloro che si sono sottoposte alle cure complete.

I chemioterapici antiblastici che vengono utilizzati, classificati dalla stessa IARC, sono inseriti nella lista dei prodotti cancerogeni certi per l’uomo. In sostanza l’oncologia moderna per curare il cancro utilizza sostanze chimiche che sono cancerogene, mutagene e teratogene.

Una vasta ricerca scientifica, a firma del prof Grame Morgan condotta in Australia e negli Stati Uniti su 225.000 persone malate nei due tipi di tumori più diffusi e curate solo con la chemioterapia, ha rivelato che la chemioterapia non contribuisce più del 2% alla sopravvivenza.

Tutte le teorie che si scontrano con il paradigma ufficiale vengono sistematicamente demolite. L’81% degli oncologi intervistati, in caso di tumore, non si farebbe somministrare un chemioterapico.

LA LOBBY DEL CANCRO MOVIMENTA 54 MILIARDI DI EURO L’ANNO

Si calcola che in Italia il costo dei farmaci antiblastici per ogni paziente va da 15.000 a 50.000 euro. Il costo complessivo per il Sistema Sanitario Nazionale è di 7 miliardi di euro l’anno. Un ciclo completo di radioterapia e un solo farmaco, senza considerare tutto il resto, costano oltre 20.000 euro.

Non c’è convenienza a trovare la soluzione definitiva di una patologia che produce incassi per centinaia di miliardi di euro ogni anno in Italia. Ogni anno la lobby del cancro, solamente con i nuovi ammalati, circa mille al giorno, movimenta una cifra superiore ai 54 miliardi di euro.

UNA VOCE ALTERNATIVA CHE A MOLTI ALTRI PAESI MANCA

Analizzati questi dati con la massima trasparenza e oggettività, senza pregiudizi contro nessuno, con la massima apertura mentale e serenità di giudizio possibili, capirete il perché mi sento onorato del rapporto di stretta amicizia, condivisione e collaborazione che ho nei riguardi di un ricercatore di livello mondiale come Marcello Pamio, una di quelle voci alternative all’Establishment e alla Nomenklatura che vengono sommerse e soffocate in continuazione ma che tuttavia riescono sempre magicamente a riemergere con grande insofferenza e scorno dei manipolatori di regime.

PARTY DI COMPLEANNO A BASE DI DURIAN

Sono appena rientrato l’altro ieri in questo mio paese, dopo due mesi di permanenza tra Hong Kong e Malaysia. Lo scorso 20 novembre ho compiuto in piena salute fisica e in totale serenità d’animo i miei 76 anni. Li ho festeggiati seduto a un tavolo all’aperto nel bel mezzo del mercato di Chow Kit a Kuala Lumpur, capitale della Malaysia, con a fianco la mia compagna Kathleen e mio figlio Francesco, e il telefonino collegato in video con William, il nostro secondo ragazzo rimasto in Italia.

Sul tavolo una decina di durian malesiani dal gusto e dal profumo irresistibile, scelti da Francesco ormai esperto conoscitore di questo prezioso frutto della foresta malese-indonesiana-thailandese-vietnamita-birmana e cambogiana. Tutto intorno dei cestini ripieni di un centinaio di durian appena raccolti e provenienti dalla regione centro-settentrionale di Karak e di Kuala Trengganu.

La scena si è ripetuta giornalmente per tutta la nostra permanenza di 2 settimane in Malaysia. La gente locale che passava ci guardava sorpresa e divertita. Non è comune vedere degli europei gioire e banchettare con questo frutto eccezionale e proibito per la sua straordinaria e inconfondibile fragranza.

UN FRUTTO DAL SAPORE LETTERALMENTE DIVINO

Un profumo straordinario se all’aria aperta, ma capace di diffondersi al chiuso tramite l’aria condizionata nelle decine di piani degli hotel. Da qui la proibizione rigorosa di portarlo nelle stanze dei maggiori alberghi, negli aeroporti e nelle cabine passeggeri degli aerei.

Una delizia indescrivibile, questi semi avvolti da una crema dolcissima ma con un retrogusto spesso amarognolo e unico, da leccarsi i baffi e le dita. Se esiste un Eden dove ci sia un premio e un compenso divino ed esclusivo almeno per quelli che cercano di non offendere, di non violentare, di non ammazzare, di non far ammazzare, di non macchiarsi di sangue e di cattiverie, di non tradire e di non mentire almeno sulle cose fondamentali della vita, ebbene non penso all’oro e nessuna altra delicatezza esistente ma alla crema del durian.

La stessa proprietaria dello stand era divertita e sbalordita dalla nostra passione e ci chiedeva come facessimo a consumare tanti durian alla stessa ora pomeridiana digerendoli perfettamente e non stancandocene mai, quando lei stessa che li vende non ce la fa a mangiarne più di qualche pezzo ogni tanto visto che mangiare un frutto intero le provoca un forte surriscaldamento.

UNA MEMORABILE SFIDA SULLA SPIAGGIA MALESE DI PORT DICKSON

Anche a lei, malese purosangue, ho raccontato come in passato ho vinto la sfida con un amico singaporiano-indonesiano campione mangiatore di durian come John Phan, battendolo con 11 durian mangiati di seguito contro i suoi 7 e mezzo, in una memorabile domenica mattina del 1978 di fronte a una platea divertita di gente su una rinomata spiaggia malese.

L’accordo era che chi perdeva avrebbe pagato l’intero stock di durian acquistato (una trentina di frutti in tutto) e il viaggio in auto da Singapore a Port Dikson di oltre 200 chilometri. Un costo di 500 euro più o meno perché il durian, specie fuori stagione, non è soltanto the King of the Fruits, ma anche il più costoso frutto al mondo, oltre che carico di vitamina E e di altre preziosi micro-sostanze.

John Phan non ne venne fuori troppo bene, pur essendo persona ricca e generosa. Dovette aprire il suo portafoglio e saldare senza batter ciglio tutte le spese. Ma quello che più gli costò fu il disonore di aver perso la sfida con l’amico italiano al quale lui stesso aveva introdotto e fatto conoscere questa delizia tipica ed esclusiva dell’Asia Sud-Orientale.

Fatto sta che per tutta la seguente settimana rimase a letto con la febbre, mentre io, sfidante dell’ultima ora, avevo assunto già il giorno dopo disinvoltamente altri 4 frutti interi di durian, digeriti perfettamente. Andai a consolare il campione in crisi, dicendogli che si era trattato di una competizione impari in quanto io ero vegetariano dal sangue pulito e dal potere digestivo formidabile, mentre lui era un assiduo consumatore di pesce, cioè di carne marina che è sempre carne inquinante che rilascia a lungo dei residui putrefattivi intestinali, e pertanto inadatta alla struttura fisiologica e biochimica dell’uomo. Lo scettro di campione del durian in Sud-Est Asiatico rimaneva dunque sul suo capo.

SALVATAGGIO DI UN AMICO MALESE CHE STAVA MORENDO

Alla proprietaria dello stand, sempre più incuriosita, ricordai anche di aver insegnato anni addietro al mio amico cinese Kenny Chan, importatore di strumenti scientifici proprio a Kuala Lumpur, a mangiare il durian che inizialmente non gradiva e non digeriva bene.

Kenny Chan al quale salvai pure la vita prescrivendogli una dieta vegan-crudista con durian incluso, dopo che aveva avuto un gravissimo incidente stradale con frattura di entrambi gli arti e tanto sangue versato. Non riusciva a sopportare la dieta carnea prescrittagli dai medici ospedalieri e stava per morire da carenza alimentare e calorica. Per anni Kenny mi ha ringraziato.

CURA DEL DURIAN PER DUE SETTIMANE

Ovvio che ne ho approfittato per spiegarle che nelle due settimane all’Hilton Garden Inn di Kuala Lumpur, che sta a due passi dal mercato, la nostra dieta è stata tutti i giorni identica, con una copiosa colazione-buffet frutto-vegetariana completata da due uova al tegame (a mio avviso non indispensabili ma solo di aiuto e di compensazione calorica mancando nel menu dell’albergo l’avocado), seguita dal pasto pomeridiano-serale di 3-4 durian a testa tra le 17 e le 18 che fungevano da merenda e cena.

Tutto qui e niente altro che quello, se non qualche acquisto occasionale di manghi, di longan, di mangostin, di guava, di papaia e di altri frutti tropicali. In pratica, possiamo dire di aver fatto una vera e propria Cura del Durian che ha funzionato in modo perfetto e magnifico per tutti noi tre. Mai un’indigestione, mai un mal di testa, mai una lingua impastata o altre cose del genere.

CIBO DI PERTINENZA VEGANA E VEGETARIANA

A quel punto, la signora malese, ci ha fatto delle foto e come ringraziamento, ha autorizzato i suoi giovani collaboratori (esperti a scegliere, aprire con la speciale accetta e servire il durian ai clienti) a regalarci un paio di durian aggiuntivi. Ne siamo venuti via sazi e sorridenti.

Non esiste cibo al mondo capace di donarti tanto spasso, tanto appagamento energetico e tanta allegria quanto il durian. Ma si tratta di un cibo riservato ai vegetariani. Chi mangia carne e pesce, e chi beve alcolici e caffeine, si scordi del durian e se lo tolga dalla testa qualora gli venisse la voglia.

L’unico rammarico è stato di non poter far partecipare alla meravigliosa abbuffata il nostro William, pure lui estimatore esperto e sopraffino del divino dono chiamato Durian. Gli abbiamo comunque inviato un breve scorcio della scena e pure lui avrà modo di rifarsi presto.

FORTE ATTACCAMENTO ALL’ITALIA GRAZIE A PERSONE ECCEZIONALI

Dicevo dell’onore e dell’ammirazione che provo per Pamio. Ma per fortuna non è il solo. Oggi come oggi, ho perso quasi del tutto la mia famiglia, e ho perso diversi grandi amici scomparsi di scena precocemente. Il mio forte attaccamento all’Italia, al di là dei ricordi struggenti e di una vita unica ed irripetibile, ricca di impegni, di studio, di lavoro, di soddisfazioni, di divertimento e anche di qualche inevitabile marachella, rimane il fattore culturale e il fattore emotivo.

Il mio forte attaccamento all’Italia porta il nome di Giorgio Malvezzi, di Giuseppe Colombo, di tante altre persone generose e gentili che mi seguono da anni e che mi danno un poderoso sostegno materiale e mentale secondo le rispettive possibilità.

Porta il nome di tre donne stupende come Mirella, Mirna e Fiorenza, il nome di Elena Fasulo, e delle tante persone che dovrei citare con grande spirito di riconoscenza. Il mio legame con l’Italia porta i nomi di Roberto Calcaterra, di Gabriella Mereu, di Mirco Bindi, di Giuliana Conforto, di Fidel Natarella, di Carmelo Scaffidi, di Jean Paul Vanoli e dei tanti ottimi docenti che si sono alternati coraggiosamente sul palco della HSU con lo spirito e la vocazione degli autentici pionieri e dei carbonari dei vecchi tempi, considerando l’epoca avversa ed insidiosa nella quale ci troviamo a vivere.

GRATITUDINE PARTICOLARE VERSO GLI STUDENTI DELLA HSU-HEALTH SCIENCE UNIVERSITY

Il mio legame con l’Italia porta il nome degli organizzatori delle varie sedi della HSU-Health Science University, il nome dei lettori che mi seguono, i tanti studenti eroici e straordinari dei vari corsi che hanno reso possibile lo sboccio e la sopravvivenza di una scuola di cultura salutistica genuinamente autonoma, libera e superiore, non condizionata e non collusa coi poteri che dominano con arroganza a livello planetario.

Abbiamo infatti creato tutti assieme una struttura alternativa al sistema, capace non certo di entrare nei gangli e nei canali preferenziali dei media che contano, ma di farsi sentire ugualmente e di rappresentare così un punto di riferimento e una spina nel fianco per chi pretende di possedere l’esclusiva e il monopolio assoluto e indiscusso dell’informazione, senza possederne i meriti.

FRANCO LIBERO AMICO AUTENTICO DELLE CREATURE INDIFESE

Un discorso a parte lo devo fare per Franco Libero Manco e per la sua compagna di vita Rossana. Franco Libero in lotta strenua con la comunicazione mediatica al servizio delle grandi lobby agroalimentari e zootecniche, distributrici di fumo e di falsità.

Da sempre in prima linea sulla trincea difensiva a favore degli animali che continuano ad essere le creature più tormentate e massacrate sulla crosta terrestre. Creature innocenti trattate con una cattiveria e una indifferenza che gridano vendetta agli occhi di tutte le divinità e di tutti i grandi maestri che ci hanno dato preziose indicazioni ed insegnamenti da millenni e da secoli.

Mi riferisco a Pitagora, a Ippocrate, a Leonardo autore della Gioconda ma soprattutto autore del “Verrà il giorno in cui l’uccisione di ogni singolo animale sarà giudicata orrendo delitto”. Mi riferisco a Luigi Alvise Cornaro, autore del manuale “Intorno alla vita sobria”, primo vero testo mondiale di igienismo naturale applicato.

PRECISAZIONI INDISPENSABILI SULLE PROTEINE

La popolazione associa automaticamente le proteine alla carne, l’omega-3 al pesce e il calcio ai formaggi. I nutrizionisti ancora usano l’anacronistico termine di “proteine nobili” e “proteine necessarie”, dando a queste un valore che non hanno mai avuto. Se fossero realmente “nobili” non sarebbero associate alle peggiori patologie e, se fossero realmente necessarie, coloro che non ne fanno uso accuserebbero carenze.

Invece la salute irreprensibile dei vegani e dei vegetariani dimostra da quale parte stia la verità. Per salvarsi dagli effetti collaterali devastanti dei prodotti carnei e derivati animali nulla di meglio che una dieta vegan-crudista tendenziale, piacevole, sobria e deliziosa, oltre che sanissima e vitale.

Allo stesso modo per l’omega 3, di cui è ricco il mondo vegetale senza ingerire le sostanze putrefattive e nocive del pesce. E il calcio nei latticini? Sono proprio questi, essendo altamente acidificanti, che sottraggono calcio all’organismo.

TUTTI ALLINEATI SUL PRINCIPIO DEL RISPETTO

Qualche quota minima di formaggio di malga prodotto a crudo, con caglio vegetale e non da orribili succhi intestinali, e da animali rispettati e non destinati al macello, può essere compresa e tollerata come strumento compensativo e occasionale, anche al fine di rendere la dieta più realistica e sostenibile a livello di massa e non solo per poca gente preparata e in un certo qual modo privilegiata. Stesso discorso per le uova ruspanti di gallinelle libere e lasciate vivere in pace e allegria.

Questo è il mio punto di vista sulla sostenibilità e sulla tendenziosità vegan-crudista, ed è giusto che ci siano delle piccole differenze e delle sfaccettature che ci caratterizzano e ci distinguono. Ogni testa è diversa dall’altra, ogni esperienza personale è unica ed irripetibile.

L’importante è ritrovarsi in linea sui criteri e sui principi di massima. Dio non ama chi uccide e non ama nemmeno chi favorisce indirettamente l’uccisione di altre creature. Su questo non esistono diversità, incertezze o cedimenti.

L’IMPORTANZA DI EDUCARE I BAMBINI AL CIBO INNOCENTE

“Come si cerca di impedire al bambino di seguire abitudini malsane e pericolose, come il fumo, la droga o l’alcol, allo stesso modo i genitori dovrebbero scegliere per i loro bambini l’alimentazione migliore, più giusta e salutare” – continua Franco Libero. È risaputo e dimostrato che carne, pesci, formaggi e derivati animali, non solo non sono necessari alla salute umana ma, anzi, sono spesso causa delle peggiori patologie moderne, comprese quelle tumorali che vanno manifestandosi in età sempre minore.

I genitori onnivori spesso costringono il bambino a mangiare la carne, anche se spontaneamente la rifiutano, imponendo sconsideratamente una dieta innaturale quanto dannosa perché condizionati dalla cultura dominante al servizio delle consorterie, dei macellai, dell’industria chimico-farmacueutica, dai medici allopatici o da arcaiche tradizioni sociali.

I genitori hanno l’obbligo morale di informarsi sui danni quando, inconsapevolmente e in buona fede, abituano i bambini a consumare prodotti nocivi per la loro salute. Che i prodotti animali non siano compatibili con la natura umana è dimostrato dal fatto che un bambino, non sarà mai attirato da un piatto a base di carne, mentre è spontaneamente attratto dalla frutta.

I PRIMI ANNI DI VITA SONO DECISIVI PER UN CORRETTO IMPRINTING

Da considerare che la carne ha sempre caratterizzato l’alimentazione dei cinici, dei duri di cuore, della gente insensibile alla sofferenza umana ed animale. Per contro l’alimentazione da sempre adottata dai mistici, dai grandi santi, dai grandi filosofi e dagli uomini più illuminati di ogni tempo e paese, era ed è priva di prodotti cruenti.

Diversi studi rivelano che i neonati alimentati con latte di mucca hanno maggiore probabilità di ammalarsi di diabete da adulti. Inoltre è possibile rilevare la presenza di placche arteriosclerotiche sviluppatesi in tenera età, anche in ragazzi di 15 anni che hanno adottato una dieta ricca di prodotti animali.

Per questo è quanto mai opportuno che la prevenzione delle malattie cardiovascolari inizi fin dai primi anni di vita. Se si considera che lo stile alimentare degli adulti è fortemente condizionato dall’alimentazione seguita nei primi anni di vita risulta chiaro quanto sia importante educare il bambino ad un’alimentazione giusta e salutare fin dallo svezzamento.

Questi i temi affrontati con coraggio, determinazione e scientificità più uniche che rare da Franco Libero Manco, altra persona che arricchisce i miei orizzonti.

AGROALIMENTARE ITALIANO VAMPIRISTA E PREDATORIO

L’Italia purtroppo continua a dover subire la prepotenza infamante e deleteria di un Agroalimentare intriso di sofferenza animale. Troppa gente è passata anche qui da noi sulla sponda dei vampiri, dei predatori e dei succhia-sangue.

Eppure rimaniamo ciononostante uno dei paesi più sensibili a questo tema delicato e importante. Nelle altre nazioni le cose vanno decisamente peggio, e questo non è davvero consolante.

RECORD PRODUTTIVO DI CARNE NEL 2018

Nel 2018 si è storicamente raggiunto il più alto livello di produzione e consumo di carne sul pianeta, con 330,51 milioni di tonnellate di salme animali, equivalenti a 44 kg a testa per ciascun abitante, inclusi vegani, vegetariani, quasi vegetariani, bambini piccoli.

Record nella produzione di carne ed anche nella drammatica uccisione di oltre 7000 creature senzienti a sangue caldo per ogni secondo che passa, cifra in costante aumento.

Poco vale che gli esperimenti della Cambridge University abbiano provato come 5 pasti al giorno di frutta salvino l’uomo dal cancro e da tutte le malattie intermedie.

Poco vale che gli studi della Oxford University abbiano provato con tanto di cifre che il consumo di carne abbia effetti fortemente deleteri sulla salute del sangue e delle ossa, sul diabete e sul cancro. In Malaysia, a Hong Kong e in tutto l’Oriente si guarda con attenzione a quanto si dice nei grossi atenei britannici, eppure le cose non paiono cambiare.

CINA MAGGIOR CONSUMATORE MONDIALE DI CARNE SUINA

Mentre mi trovavo a Hong Kong, in mezzo alle note turbolenze dei fine-settimana, Xi Jinping, leader di portata mondiale che incarna la faccia buona, saggia e suadente del regime di Pechino, ha detto che democrazia e libertà sono cose belle ma lussuose, quando lui deve dare assoluta priorità nel riempire lo stomaco dei 700 milioni di cinesi che vivono sotto il minimo indispensabile di sopravvivenza.

Questo ha sicuramente un senso logico e politico in una Cina in tumultuosa crescita capace in questi ultimi anni di fronteggiare sfide epocali nello sviluppo, nella tecnologia, nella scienza, nei rapporti col mondo intero e nella creazione al suo interno di una classe media di 800 milioni in forte espansione. Peccato che il presidente cinese intenda saziare i suoi cittadini affamati a suon di manzi, maiali e polli.

Nei suoi incontri multilaterali con leader dei vari paesi (Francia, Grecia, Italia, Olanda, Canada, USA, e anche paesi minori di Africa e Sud-America) non ha fatto altro che sollecitare maxi-forniture di carne dei più diversi tipi.

In ottobre gli stock di cadaveri animali hanno totalizzato 177.426 tonnellate di carne di maiale soltanto, e nei primi 10 mesi dell’anno si è giunti a un import di carne suina di 1,5 milioni di tonnellate, con aumento del 49,4% rispetto al periodo precedente.

I CINESI BENESTANTI PREFERISCONO IL MANZO

La Cina ha spalancato i suoi mercati a nuove sorgenti di mercato, dando l’accesso a dozzine di maxi-macelli di Brasile, Argentina e Regno Unito al fine di alleviare la sua “carenza di proteine” susseguente alle morie ripetute di suini e di polli che negli ultimi anni hanno decimato le forniture di origine interna.

La Smithfield americana, leader mondiale in campo suino ha addirittura trasformato uno dei suoi macelli in maxi-deposito di carcasse da spedire regolarmente in Cina. Pure le importazioni di manzo, più care di quelle suine, stanno beneficiando della carenza cinese di carne, con un arrivo di 150.829 tonnellate a ottobre (incremento 63,2%) e 1,28 milioni di tonnellate importate nei primi 10 mesi dell’anno, con incremento percentuale del 54,5% rispetto al periodo precedente. Questo ad uso e consumo della parte benestante dei cinesi.

SCELTE DISEDUCATIVE E IMBARAZZANTI DEL LEADER CINESE

Tutte scelte oggettivamente discutibili, diseducative ed auto-lesionistiche sul piano della salute, visto che i dati sul cancro, sul diabete e sulla insufficienza renale sono allarmanti e in pesante incremento sia in Cina che in tutta l’Asia.

Scelte raccapriccianti, allucinanti e mostruose sul piano etico e spirituale, per una popolazione cinese che porta con sé grandi tradizioni filosofiche e religiose basate su Confucianesimo, Taoismo e Buddhismo, per niente adatte o allineate ad una opzione statale orientata verso la carne.

Essendo Xi Jinping persona prestigiosa e carismatica dal potere superiore a quello che ai suoi tempi aveva lo stesso Mao Tsetung, ogni sua mossa viene monitorata, per cui farebbe bene a non dare un pessimo esempio come leader del Celeste Impero.

Ricordiamo che i cittadini di Seoul-Korea del Sud fecero pochi anni fa una vera guerriglia urbana per mesi e mesi ribaltando bus e bruciando automobili e negozi, sdraiandosi in massa sulle strade di accesso all’aeroporto, in protesta contro le importazioni allora imposte forzosamente dalla segretaria di stato USA di allora Condoleeza Rice. La Cina non solo non si oppone alle navi americane porta-container specializzate in carichi di morte, ma li sollecita e gli dà pure il benvenuto.

MESSAGGIO INASCOLTATO DELLA SUPREME MASTER CHING HAI

Le tendenze in atto nei paesi asiatici sono tutt’altro che positive, nonostante il grande sbracciarsi della Supreme Master vietnamita Ching Hai che, in nome della sopravvivenza del pianeta e di un rinnovato spirito di gentilezza rispetto e compassione, auspica e sollecita un mondo privo di violenza contro qualsiasi creatura.

Il mio messaggio è un messaggio di pace e di armonia, ed è indirizzato al genere umano senza limiti e confini. Il Cielo ci ama tutti uno per uno. Apriamo l’anima e schieriamoci per un pianeta vegano pieno di amore, di vitalità e di energia. In otto settimane di tempo, se ognuno smette di mangiare carne e trasforma il suo cuore da aggressivo e brutale in gentile e compassionevole i risultati saranno stupefacenti, sia sul piano individuale che su quello universale”, questo scrive questa grande anima asiatica, dalle sue sedi di Taipei e di Los Angeles, con annessi ristoranti rigorosamente vegani.

DIABETE, BLOCCO RENALE, INFARTO E CANCRO IN SPAVENTOSA CRESCITA

In questi due mesi di vacanza rilassante in Asia ho letto con attenzione i quotidiani e le televisioni locali, in Hongkong e in Malaysia, seguendo pure il flusso informativo da Singapore, Jakarta, Manila, Taipei, Seoul, Tokyo, Pechino, Bangkok, Hanoi, Sydney, per aggiornarmi e vedere l’aria che tira da queste parti. Ho rilevato un piagnisteo generalizzato sul diabete, malattia che colpisce 425 milioni di persone cansando quasi 2 milioni di morti/anno a livello mondiale.

IL NO-RICE MOVEMENT IN INDONESIA

L’Indonesia conta 20 milioni di diabetici su una popolazione di 260 milioni. Il diabete è il terzo killer del paese dopo infarto-ictus e cancro. Causa di danni cardiovascolari, blocco renale, cecità, danni a nervi e vasi sanguigni, ulcere e amputazioni, tanto che si è creato nel paese un No-Rice Movement, per cui si demonizza il riso bianco stracotto ingrassatore e demolitore del pancreas.

Più che giusto, ma a nessuno che venga in testa di creare un No-Meat Movement, visto che la carne è nociva più del riso a cui si accompagna, ed è la vera responsabile del diabete e del blocco renale.

RECORD DEL DIABETE IN MALAYSIA

La Malaysia, coi suoi 3,6 milioni di persone colpite su una popolazione di 20 milioni, ha la raggelante prospettiva di raddoppiare i diabetici nel giro di 5 anni rafforzando la sua posizione di paese più diabetico dell’Asia e paese tra i più esposti al mondo.

“Malaysians have a sweet tooth. We consume sugar in almost everything we eat and drink”, leggo sulle pagine del quotidiano Star riservate alla salute. Se ne comincia a parlare seriamente. Ma si continua pure a sbagliare clamorosamente obiettivo, demonizzando sempre e solo gli zuccheri senza approfondire.

Nessuno che si azzardi a inserire la carne tra i primi responsabili. Tutti i medici e i nutrizionisti pronti ad auspicare una migliore dieta, ma nessuno che metta il dito con decisione sul vero problema causativo. Il dr Tan Kia Leon, diabetologo di fama in Kuala Lumpur, non lesina ammonimenti e inviti alla prevenzione, dato che il diabete può degenerare velocemente.

Ha visto di persona dei diabetici perdere per amputazione il piede e l’intera gamba nel giro di pochi giorni. Ma anche lui si limita poi a parlare di Poor Food Choices, di Bad Planned Diets, di alto consumo di zucchero e di scarso esercizio fisico. La parola carne continua a latitare come si trattasse di argomento tabù, mentre in ogni angolo della capitale malese fanno bella mostra polli spennati e pesci.

Sia in Malaysia che a Singapore trovano ampio spazio televisivo interviste con medici e specialisti che difendono le diete chetogeniche e paleo come si trattasse di soluzioni salvifiche e risolventi, mentre si tratta di vera e propria arretratezza culturale e di ultima disperante barriera a difesa del carnivorismo.

SOVRAPPESO E OBESITÀ SEMPRE PIÙ FREQUENTI

Pare che l’intera Asia sia affetta da questo morbo che ottunde l’intelligenza e le percezioni, favorito da nutrizionisti e consulenti scarsamente preparati, regolarmente schierati a favore di alta assunzione di proteine animali viste come toccasana per i muscoli.

Succede invece che la gente malese e singaporiana risulta sempre più in sovrappeso, sempre più obesa, sempre più diabetica e sempre più cancerosa.

Il diabete è in spaventoso incremento soprattutto tra i giovani che non disdegnano di frequentare i McDonalds e i Burger King, e di alimentarsi con carne di pollo e hamburger, mentre guardano agli stand del durian come a qualcosa di estraneo e di sorpassato, visto che si tratta di frutti carichi sì di vitamine e minerali ma anche di zucchero.

Pure da queste parti non si sa distinguere l’enorme differenza che passa tra zucchero vivo della frutta e zucchero lavorato, tra cibo crudo e cibo cotto.

In Thailandia le cose non vanno molto meglio. I buffet delle cosiddette delizie Thai sono tutti più o meno guastati dal gusto cadaverale. Pare che se in un cibo non ci sia qualcosa di animale morto, sia privo di valore. Lo Yum Mamuang o insalata di mango viene servita con gamberi secchi, lo Yum Una Yang o insalata di sedano e cetrioli è frammista a manzo grigliato, lo Yum Woon Sen Gai Soup o vermicelli piccanti includono pollo affettato, lo Yum Gai Yang o insalata alle foglie di menta ricopre del pollo grigliato, il Gol Tuo Goong Yonhg o insalata di papaia nasconde granchi grigliati, il Tom Dam Pla o latte di cocco è mescolato con brodo piccante di pollo, il Choo Chee Gong o foglie di lime contiene granchi fritti, il Kaeng Kiew Warn Gai o melanzane Thai contiene del pollo, la Hor Mok Talay o torta cotta al vapore contiene crostacei, e così via. Per non dire degli scorpioni arrostiti e del sangue di coccodrillo considerati come autentiche specialità. Dove sta mai il buon insegnamento del Buddha e il rispetto per tutte le creature viventi?

Dalla Cambogia si hanno notizie ancora più allucinanti. Esistono infatti più di 100 ristoranti che servono “special Meat” ovvero carne di cane nella sola capitale Phnom Phen, e ci sono altri 20 ristoranti simili nella città dei templi di Siem Reap. Questo conferma la presenza di un massiccio commercio nel paese.

I cani vivi si vendono per 2-3 US dollari al Kg. La carne di cane è fonte di proteine a buon prezzo e viene consumata tuttora in alcune zone rurali della Cina, in Korea del Sud, in Vietnam e in alcune comunità non-mussulmane dell’Indonesia.

Un certo Khiew Chan, colto in flagrante dagli animalisti locali, ha confessato asciugandosi le lacrime di uccidere in media 6 cani al giorno tagliando loro la gola, un lavoro che non gli permette sonni tranquilli ma che gli consente di sbarcare il lunario e mantenere la famiglia.

DELETERIA CONFUSIONE TRA SACCAROSIO COMMERCIALE E FRUTTOSIO NATURALE

Non vorrei mai essere pessimista, ma qui il carico di lavoro che dobbiamo assumere è davvero impressionante. La disinformazione e la diseducazione regnano sovrane a Est come a Ovest. A danno di tutti i cittadini terrestri, il mondo odierno sta prendendo una brutta piega.

Sta diventando in particolare un mondo furiosamente anti-zucchero e anti-carboidrati tout-court, senza fare alcuna distinzione tra le parole che vengono usate. Una cosa è parlare di saccarosio commerciale, dolciumi, farinacei raffinati e stracotti, ciambelle, biscotti, wafer, pasticceria varia, marmellate, bibite, e totalmente altra cosa è parlare di frutta viva e di vegetali a foglia o vegetali amidacei non stracotti e non mal-cotti. È provato al 100% che rinunciando a frutta e vegetali si compromette l’abilità del corpo di funzionare e di auto-guarire al meglio.

OSCURANTISMO PROTEICO A PARTIRE DAGLI ANNI ’30

Come abbiamo fatto a precipitare in questa nuova era di ignoranza generalizzata, di oscurantismo e di decadimento culturale? Tutto è partito nei primi anni ’30 con la forte industrializzazione americana dell’Agroalimentare e dei macelli. Fu allora che si cominciò a parlare sempre più di proteine.

Negli anni precedenti la gente puntava decisamente a frutta, verdure cereali, patate, semini. I campi, sia in Europa che in America, erano tutti coltivati a carote, patate, cavoli, pomodori, cetrioli, zucchine, zucche, mentre oggi le campagne sono ricoperte da interminabili distese di soia e di mais come foraggio per gli animali da latte e da macello. Patate e vegetali amidacei sono scomparsi quasi totalmente dai campi.

LA ROVINA NON VIENE DAL FRUTTOSIO MA DALLA CADAVERINA DI TUTTE LE CARNI

Da rilevare che il carburante elettivo per eccellenza per il corpo umano e in particolare per il cervello è proprio il fruttosio zuccherino, è proprio il carboidrato semplice e naturale. Le proteine poi esistono copiose e complete in ogni cibo presente in natura, anche nei pomodori, nel radicchio e nelle carote.

Non ci sono al mondo carenze proteiche se ognuno si alimenta a sazietà calorica e con il supporto del buon senso. Le proteine in eccesso, oltre i 24 grammi al giorno, diventano semmai un pericolo e una bomba acidificante. Le sole carenze possibili sono quelle minerali-vitaminiche-ormonali.

NIENTE E NESSUNO PUÒ FERMARE IL RISVEGLIO DELL’UMANITÀ

Ciò nondimeno le tendenze calcolate ed ingannevoli di promuovere maggiore apporto proteico continuano ad imperversare e a confondere il pensiero odierno della popolazione mondiale.

L’idea che il corpo umano, disegnato come corpo bruciatore di carboidrati naturali, possa essere impunemente trasformato in un corpo che funziona a grassi e proteine animali, a carne, pesce e formaggi è bizzarra, falsa, sviante e diseducativa.

Il fallimento di tutte le diete commerciali low-carb e iper-proteiche tipo Atkins, Dukan, Lemme, Tisanoreica, Zona, Gruppi Sanguigni, ne è la ampia prova. Il ricorso a diete low-carb attenuate con nomi diversi come la Chetogenica e la Paleo non sono altro che un misero e penoso tentativo di cambiare il corso della storia, e di riproporre una barriera contro il crescente risveglio della gente a favore di una alimentazione sobria, digeribile, innocente, vegan-crudista tendenziale, la sola vera soluzione universale al dilemma umano dell’alimentarsi come si deve.

ALAN FONG BANDIERA ASIATICA DEL VEGANISMO E DELLA DIFESA ANIMALE

Tante cose appaiono negative e compromesse. Ma non tutto gira così storto per nostra fortuna. A Hong Kong c’è ad esempio Alan Fong, fratello della Kathleen e pertanto mio cognato. Ha 60 anni ma ne dimostra davvero la metà. Stravede per la scelta vegana e ama la religione buddhista autentica, la sola al mondo che insegni il rispetto di ogni forma di vita, inclusa quella della mosca, della formica e della cavalletta. Mi ha portato nei migliori ristoranti vegetariani della città. Vado fiero di avere nella mia cerchia familiare una persona di tale carisma.

Valdo Vaccaro

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