MALATTIE-CONSEGUENZA, MARCATORI TUMORALI E MENU VEGANO PER IL FEGATO

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LETTERA

FEGATO METASTASICO DA TUMORE AL SENO

Buon giorno. Mia cognata avrebbe bisogno di un aiuto nell’alimentazione per aiutare il fegato metastatico da tumore al seno, come si evince dal file allegato. In questi ultimi giorni i marker C-15 sono a 860. Un po’ troppo alti.

ALLA RICERCA DI UNA CORRETTA ALIMENTAZIONE VEGANA

Lei già è passata al cibo naturale, anche se in modo disordinato. Non sappiamo bene come fare una corretta alimentazione vegana. Potete aiutarci. Grazie. Grazie infinite per la vostra certa risposta.
Innocenzo

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RISPOSTA

UNA CARRELLATA DI INTERVENTI A CATENA

Ciao Innocenzo. Il file allegato di cui parli è una tipica sequenza di interventi medici invasivi. Si parla di carcinoma duttile e lobulare infiltrato G2 e di focolai multipli adiacenti nel 2003. Si parla di  iperplasia endometriale, di isterectomia e annessiectomia bilaterale nel 2005. Si parla di mastoplastica riduttiva nel 2006. Si parla di lesioni secondarie epatiche multiple nel 2008. Si parla di neurotossicità palmo-plantare nel 2013. Per arrivare a oggi, luglio 2014, con ulteriore linea chemioterapia tuttora in corso, a base di vinorelbina, farmaco chemio ad azione antibiotica. Non è certo il massimo per chi sta sulla sponda della Health Science e della Non-Cura sul Sintomo, della lotta alla tumorosità e non alla materia tumorale.

LA PRESUNTA INNOCENZA DELLA VINORELBINA

La vinorelbina non farebbe poi tanto male, secondo i medici. Ma gli stessi bugiardini dei produttori citano 1) Temporanea riduzione della produzione di cellule ematiche da parte del midollo osseo, con diminuzione dei globuli rossi e dell’emoglobina, 2) Anemia e spossatezza fisica, 3)  Diminuzione dei globuli bianchi e insorgere di infezioni e di febbre con brividi, 4) Diminuzione delle piastrine con ecchimosi, ossia lividi, o emorragie, 5) Diarrea, controllata facilmente con i comuni farmaci antidiarroici e con intensa assunzione di acqua per reintegrare i liquidi perduti, 6) Crampi addominali e stitichezza, 7) Intorpidimento o formicolio a mani e piedi, o neuropatia periferica causata dall’azione tossica della vinorelbina sul tessuto nervoso. La situazione tende a migliorare gradualmente fino a normalizzarsi nel giro di qualche mese dopo la conclusione del trattamento, ma in alcune persone il danno diventa cronico e non regredisce più. Chemio innocente? Non direi proprio.

MALATTIE-CONSEGUENZA O MALATTIE MEDICO-CAUSATE

Il file allegato è un vero e proprio campionario di interventi medici mirati a colpire sintomi e manifestazioni corporali giudicate negative, nemiche, antagoniste, avversarie, pur senza averle identificate e comprese. Il file allegato è una autentica testimonianza scritta di malattie-conseguenza, di malattie-iatrogene medico-causate, a dimostrazione che la curomania risolve un problema e ne crea  tre peggiori del primo. Questo succede quando non si ha la pazienza e la voglia di seguire le leggi della natura. Quando non si vuole seguire la legge di causa effetto, la legge della remissione naturale del male in forza della tendenza del corpo al riequilibrio e all’autoguarigione. Fatte queste premesse e queste inevitabili considerazioni critiche, vista la filosofia salutistico-scientifica e anti-curativa che mi caratterizza, passo ad alcune considerazioni sulle maggiori sindromi elencate e sui marcatori tumorali, prima di concludere con i dati dietologici richiesti.

NEUROTOSSICITÀ PALMO-PLANTARE COME EFFETTO INDESIDERATO DA FARMACI CHEMIO

L’eritrodisestesia palmo-plantare (EPP), o neurotossicità palmo-plantare, è un effetto indesiderato ben noto di molti farmaci antineoplastici. A volte viene riportata anche come sindrome mano-piede, eritroderma palmo-plantare o eritrema acrale da chemioterapia. Solitamente si manifesta da 2 a 12 giorni dopo l’esposizione al farmaco, anche se il momento di insorgenza può variare da 24 ore a mesi. Esordisce in genere con una sensazione di formicolio e bruciore ai palmi delle mani e, meno frequentemente, alle piante dei piedi (EPP di grado 1) seguiti, nel giro di pochi giorni, da eritema e gonfiore intensi, simmetrici e ben demarcati, spesso più pronunciati nella parte interna delle falangi distali (EPP di grado 2).

VESCICOLE, ULCERAZIONI E DESQUAMAZIONI

Il fastidio e il dolore che ne derivano possono interferire con le attività quotidiane del paziente. Successivamente, dopo uno o due giorni, compaiono vescicole o bolle e ulcerazioni, più frequenti sulle aree sottoposte a pressione, con forti dolori e grave fastidio che rendono impossibile l’attività lavorativa del paziente o lo svolgimento delle attività quotidiane (EPP di grado 3). La desquamazione e l’intenso eritema rendono le aree colpite simili a ustioni superficiali di secondo grado. Alla sospensione della chemioterapia, il processo gradualmente si risolve nell’arco di 1-2 settimane senza apparenti complicazioni.

MECCANISMI NON IDENTIFICATI PER CUI SI LAVORA SEMPRE A OCCHI BENDATI

L’esatto meccanismo patogenetico non è ancora stato identificato. Una particolare risposta immunitaria dell’apparato eccrino palmo-plantare (ghiandole esocrine come le sudoripare il cui canale secretore si apre direttamente sulla superficie della pelle)? Differenze anatomiche a livello vascolare? Una temperatura più bassa in queste aree?

SINDROME MANO-PIEDE DI GRADO 1 E DI GRADO 2

Sindrome mano–piede (nota anche come reazione cutanea mano-piede o eritrodisestesia palmo–plantare o eritema delle estremità indotto da chemioterapia). La sindrome mano-piede di grado 1 è definita come intorpidimento, disestesia-parestesia, formicolio, edema o eritema indolori delle mani e dei piedi, con fastidio che non impedisce il normale svolgimento delle attività del paziente.
La sindrome mano-piede di grado 2 è definita come eritema ed edema dolorosi alle mani e ai piedi, con fastidio che influisce sullo svolgimento delle attività quotidiane del paziente.

SINDROME MANO-PIEDE DI GRADO 3

La sindrome mano-piede di grado 3 è definita come desquamazione umida, ulcerazione, formazione di vesciche e forti dolori alle mani e ai piedi, con grave fastidio che rende impossibile l’attività lavorativa del paziente o lo svolgimento delle attività quotidiane. Se dovesse verificarsi sindrome mano–piede di grado 2 o 3, sospendere la somministrazione chemio fino alla risoluzione o alla riduzione dell’intensità dei sintomi al grado 1.

MARKER TUMORALE DI CANCRO ALLA MAMMELLA

CA 15-3 (acronimo di Cancer Antigen 15-3) è un marker tumorale di cancro alla mammella. Trattasi di una proteina comunemente prodotta dalle cellule del seno, che non causa la patologia maligna ma aumenta in seguito al suo sviluppo. L’esame del CA 15-3 viene condotto su un piccolo campione di sangue venoso, prelevato da una vena dell’avambraccio come in un qualsiasi altro  esame ematico.
Il dosaggio del CA 15-3 non viene utilizzato per la diagnosi o per lo screening del cancro al seno, bensì per seguirne l’evoluzione nel tempo e l’efficacia dei trattamenti intrapresi. L’esame, infatti, tende a positivizzarsi solamente negli stadi avanzati, mentre nelle donne con una malattia ancora in fase iniziale raramente mostra valori elevati (10-20% dei soggetti, contro un 70-95% in presenza di metastasi). Per quanto detto, basse concentrazioni di CA 15-3 non escludono la presenza di un cancro al seno. Anche la specificità del test non è ottimale e affidabile, dato che i livelli di CA 15-3 possono aumentare in presenza di cancro all’ovaio, al colon-retto, al polmone, alla prostata, alle forme tumorali benigne al seno, oppure in presenza di malattie ovariche, di endometriosi, di infiammazioni reumatiche e pelviche, di cirrosi ed epatiti.

DEFINIZIONE E LIMITI DEI MARCATORI

Da rilevare che i marcatori tumorali sono sostanze prodotte direttamente dal tumore, come ormoni, enzimi o proteine diverse, più o meno correlate con la crescita numerica delle cellule tumorali, oppure sono sostanze prodotte dall’organismo in risposta al tumore, come le proteine nella fase acuta dell’infiammazione. Il marcatore è un segnale che indica uno stato di malattia prima della comparsa dei sintomi clinici. Un segnale di neoplasia o di evoluzione di neoplasia in assenza di segnali clinici, capace di indirizzare in modo più preciso una diagnosi iniziale o una diagnosi di ripresa malattia tipo la recidiva. I marcatori tumorali che sono entrati nella routine clinica sono i marcatori tumorali circolanti, in quanto facilmente accessibili con un semplice prelievo di sangue, in quanto si possono ripetere nel tempo e in quanto disponibili in ogni laboratorio.

CACCIA ALLO SPECIFICO DEL TUMORE E VOGLIA MEDICA DI COLPIRE L’ODIATA CELLULA TUMORALE

La ricerca insegue da sempre lo “specifico” del tumore, una caratteristica cioè che il tumore abbia in più e non in meno rispetto al normale, e sulla quale far leva per colpire la cellula tumorale.

CELLULA TUMORALE FURBA E ABILE NEL MIMETIZZARSI E NEL MOSTRARSI NORMALE, PUR ESSENDO ANORMALE

Ma questa sa mimetizzarsi bene e presenta caratteristiche simili alla cellula normale, nonostante il suo comportamento così poco normale. Nessuno dei marcatori tumorali oggi conosciuti è una prerogativa specifica del tumore in quanto sono tutte sostanze presenti anche in altre condizioni, non esclusa la normalità.

VALORE SOGLIA DEL MARCATORE TUMORALE

Il marcatore tumorale qualitativo, quello presente solo nel tumore, attualmente non esiste. La discriminazione tra tra soggetto neoplastico e non-neoplastico avviene su base quantitativa tramite la definizione di un valore soglia. Questo valore deriva dalla valutazione statistica della distribuzione del marcatore tumorale in un gruppo di soggetti sani di riferimento che in genere è un gruppo di donatori di sangue. La definizione di soglia di normalità non esclude errori di classificazione che possono essere dovuti a tumore molto piccolo, o molto grosso ma poco vascolarizzato, o a prevalenza di cellule che non lasciano marcatore. Questi valori sono definiti falsi negativi. Al contrario, valori di marcatore numerale positivi possono essere dovuti a cause non neoplastiche come 1) Presenza di patologie acute o croniche di tipo infiammatorio e reumatico, 2) Abitudini di vita tipo timo, alcol e caffè, 3) Sport estremi, 4) Manovre diagnostiche, 5) Interventi chirurgici.

DIETA SOBRIA E SEMPLICE

Veniamo infine al punto focale dell’alimentazione vegana tendenzialmente crudista e comunque sostenibile, oltre che gradevole. Parliamo di una dieta depurativa e rivitalizzante di sicuro effetto, basata sulla semplicità, la sobrietà e la digeribilità. Una dieta formidabile, ma che da sola non basta a risolvere tutto. Ci sono alcune importanti regole da rispettare. Frutta e verdura non sopportano a lungo la compresenza dei farmaci.

SCALARE PROGRESSIVAMENTE I FARMACI

Pertanto ci dovrà essere un processo di estromissione ponderata e progressiva dei medicinali assunti, e qui ci mettiamo già in posizioni conflittuali ed antitetiche con le strutture sanitarie e coi medici che hanno in cura la paziente, visto che per essi i farmaci non si toccano e vanno assunti spesso a vita, associati preferibilmente a dei menu iper-proteici, iper-grassi, iper-cotti, iper-devitalizzati ed iper-integrati.

INDISPENSABILE STUDIARE E SPERIMENTARE, SEGUENDO I BUONI PRINCIPI

Basilare non ricevere da me un menu risolvente per il fegato metastasico, quanto affinare la preparazione igienistica, aderire al nostro pacchetto-salute virtuoso, apportatore di forza immunitaria e riequilibro. Non esistono schemi fissi e rigorosi da seguire pedissequamente, ma schemi da personalizzare. Ci sono però principi-base da rispettare. Assorbire energia da ogni possibile fonte, in particolare dal sole. Essendoci sul blog oltre 4000 tesine inclusive di schemi alimentari e di soluzioni specifiche per il fegato, il tumore, e tutte le possibili condizioni di convalescenza, occorre faticare, studiare ed approfondire.

INCREMENTO DI SOSTANZA ACQUOSA E DRITTE ALIMENTARI

Puntare in linea generale a un consistente incremento di frutta e verdure crude. Farlo con criterio e buon senso, ricordando che i frutti o gli eventuali centrifugati di carote-sedani-mele e simili, vanno collocati nella mattinata e nel tardo pomeriggio, mentre pranzo e cena vengono ridotti nelle quantità e cominciano con un buon piatto di verdura cruda, seguiti da un secondo includente la quota di cotto (non stracotto), tipo patate, legumi, verdure resistenti al calore tipo cavolfiori, cavolini, rape, patate dolci, cereali integrali poveri di glutine, a volte pasta o pizza alle verdure. L’acqua si beve prima dei pasti o a digestione avvenuta. La frutta va assunta a stomaco vuoto altrimenti fermenta e crea gonfiori. Il crudo in genere va assunto prima del cotto. I succhi di agrumi preferibili al risveglio Angurie e meloni da soli e lontano dai pasti. Ogni miglioramento dieta verso il crudo comporta crisi eliminative e preziose espulsioni di veleni, da non contrastare.

PARTICOLARI ATTENZIONI VERSO FEGATO E CISTIFELLEA

Per la salvaguardia e il ripristino della funzionalità epatica serve dieta vitale, niente carne e tanti succhi freschi, succhi di mela e di limone, per cui si raccomanda l’uso di un buon estrattore o di una centrifuga. Vegetali amici del fegato includono gli agrumi (3 o 4 spremute al giorno, specie d’inverno), asparago, avocado, carciofo, carota, cavolo, cicoria, ciliegia, cotogna, crescione, fagiolino, fragola (un etto al giorno almeno), lattuga, malga, mela, melanzana, mirtillo, oliva, orzo, patata, prezzemolo, prugna, rafano, ravanello, ribes, sedano, tarassaco, uva.

Valdo Vaccaro

 

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

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