MEETING A TORINO DEL CAVALLO DI TROIA CHIAMATO BILDERBERG

UN FINE SETTIMANA PIUTTOSTO CALDO SOTTO LA MOLE ANTONELLIANA

Il meeting Bilderberg si è tenuto al Lingotto di Torino questo weekend, dal 7 al 10 giugno. L’esclusivo club fondato da Rockfeller nel 1954 ha scelto l’Italia per portare personalità di spicco del mondo politico, economico, accademico e dei media a parlare del populismo in Europa e di altri temi di finanza, economia e politica.

I Paesi rappresentati saranno 23. Hanno confermato la presenza anche l’ex presidente della Commissione europea José Durao Barroso, l’ex primo ministro francese Bernard Cazeneuve, l’americano Henry Kissinger, il generale statunitense David Petraeus e il primo ministro olandese Mark Rutte. Nei 12 punti all’ordine del giorno anche gli Stati Uniti prima delle elezioni di medio termine, il libero scambio, la leadership mondiale degli Stati Uniti e la Russia, oltre che il computer quantistico, Arabia Saudita e Iran, il mondo “post-verità” e eventi attuali.

UNA ÉLITE CHIUSA ED OLIGARCHICA CHE NON GODE AFFATTO DI BUONA FAMA

Non a tutti, però, piace l’arrivo in città di quelli che considera “i potenti della Terra”. Telegiornali muti come pesci. Quotidiani costretti malvolentieri a stringati comunicati di routine a fatti in corso. Per chi non avesse familiarità col Bilderberg, quali i suoi scopi, quale il suo significato, quali i suoi metodi, sarà opportuno prendere mano alle mie tesine. Suggerisco in particolare “Il mondo nel frullatore Bilderberg”.

IMPONENTE SCHIERAMENTO DI FORZE DELL’ORDINE

Carabinieri e polizia di fronte ai due ingressi principali del Lingotto, transenne davanti al Nh Hotel, scale mobili e accessi centrali bloccati per l’8Gallery. L’imponente schieramento di forze dell’ordine predisposto per il 66simo meeting del gruppo Bilderberg, l’esclusivo club fondato da Rockfeller nel 1954, non è passato certo inosservato. Dal pomeriggio di mercoledì 6 gli ospiti hanno cominciato ad arrivare alla spicciolata e le misure di sicurezza hanno creato qualche disagio ai clienti del centro commerciale. Usciti dalla metropolitana, avrebbero voluto accedere alla galleria dalle due entrate di via Nizza, ma la strada era sbarrata dagli addetti al servizio d’ordine: «Ci spiace dovete passare dall’ingresso del Lingotto Fiere oppure da quello di fronte a Eataly». Qualcuno si è lamentato per la mancanza di preavviso, ma, almeno per ora non ci sono stati particolari proteste.

PARTECIPANTI DIFFICILI DA SCORGERE

Molti curiosi hanno provato ad affacciarsi oltre le transenne, ma riuscire a scorgere gli invitati è praticamente impossibile. Il grande giorno è dunque arrivato. Cade il velo sul meeting Bilderberg in città. A non calare sono invece le polemiche, che a ridosso del summit più esclusivo e segreto che c’è, hanno cominciato a infiammare le aule di Palazzo di Città.

UNA ÉLITE OLIGARCHICA CHIUSA E DALLA FAMA POCO EDIFICANTE

«Mi preoccupa molto la presenza del gruppo Bilderberg a Torino — osserva la consigliera comunale Cinque Stelle Monica Amore —. Si tratta di un’élite chiusa di neo-oligarchie finanziarie dedite al neoliberismo più estremo, che nel mio immaginario ha sempre rappresentato l’arroganza propria del potere-. Torino deve tornare ad essere la capitale dei diritti del lavoro e non la sede di coloro che, per tutelare i loro interessi, hanno fatto di tutto per comprimerli. Questo per me è inaccettabile».

POLEMICHE FEROCI SULLA SICUREZZA E SUL CHI PAGA I COSTI

Le fa seguito il capogruppo leghista in consiglio, Fabrizio Ricca: «Quello che non è chiaro invece è se la sindaca sia al corrente di questa importante convention e quali misure per la sicurezza degli ospiti abbia intenzione di prendere. Per questo ho depositato un’interpellanza e in cui chiedo alla Appendino di farci sapere se e quando ha saputo della presenza del gruppo Bilderberg a Torino e se ha provveduto, magari insieme ad altri organi preposti come questura e prefettura, a elaborare un piano che risponda alle esigenze organizzative e di sicurezza che un evento di questo tipo richiede». Va giù duro anche Augusta Montaruli, deputato di Fratelli d’Italia: «Nonostante i tentativi di alcuni grillini di dissimulare, è evidente come la scelta del gruppo Bilderberg di riunirsi nel capoluogo piemontese non sia casuale: qui il Sindaco 5 Stelle va a braccetto con il sistema Torino”. Alle domande e alle obiezioni sulla sicurezza le risposte della Giunta torinese ,guidata dalla Appendino, arriveranno settimana prossima, a lavori Bilderberg conclusi e terminati. Una autentica presa per i fondelli.

CENA A PORTE CHIUSE E QUATTRO GIORNI DI INTENSI LAVORI SEGRETATI

Già mercoledì 6 giugno c’è stato l’antipasto. Alcuni dei 128 partecipanti hanno preso parte ad una cena a porte chiuse al Duomo delle Ogr (Officina Grandi Riparazioni). A fare gli onori di casa il segretario della Fondazione Crt, Massimo Lapucci. Tra i convitati anche Diego Piacentini (commissario per il digitale), Peter Thiel (fondatore di Paypal) e Reid Hoffman (fondatore Linkedin). Pernottamento e riunioni all’Nh Hotel del Lingotto. Una visita fugace al Museo dell’Automobile con gli spostamenti limitati su piccole navette per non dare nell’occhio. La quattro giorni vede riunite in un’unica sala tutte le 128 personalità. Siedono uno accanto all’altro in rigoroso ordine alfabetico. E devono rispettare tre regole: frequentare tutte le sessioni dal mattino alla sera; non divulgare i contenuti e non porre domande.

LILLI GRUBER, JOHN ELKMANN E IL CARDINALE PAROLIN TRA LE PRESENZE ITALIANE DI SPICCO

Basta fare qualche telefonata agli italiani che presenzieranno per rendersene conto. Oltre a JohnLucio Caracciolo, direttore di Limes, è laconico: «Non posso dire nulla, lo sa. Di certo parlerò di geopolitica e non di cucina», sorride. Idem Salvatore Rossi, direttore generale di Bankitalia: «Preferisco non parlarne». Con loro anche Vittorio Colao, ceo di Vodafone; Elena Cattaneo, direttrice del Laboratorio di Biologia delle Cellule Staminali dell’UniMi; Alberto Alesina, docente di Economia ad Harvard; John Elkann, presidente di Fca e di Exor, la giornalista Lilli Gruber; il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano. Mistero invece sulla presenza di Davide Casaleggio, che sarà sotto la Mole venerdì per l’avvio del tour sulla democrazia diretta e la cittadinanza digitale. Secondo alcune fonti mancherebbero infatti quattro italiani all’elenco dei membri dell’edizione 2018.

12 ARGOMENTI ALL’ORDINE DEL GIORNO

Le regole del Bilderberg vogliono infatti che due terzi dei partecipanti siano scelti dall’Europa, il resto dall’America del Nord. I relatori che parleranno di fronte alla platea delle 128 personalità affronteranno nell’arco dei quattro giorni 12 argomenti di stretta attualità, economica e politica: al primo posto figura proprio il populismo in Europa (niente male discuterne nella roccaforte grillina); il mondo della post verità, il futuro del lavoro; l’intelligenza artificiale; la sfida della disuguaglianza; le elezioni midterm in America; Iran e Arabia Saudita; il commercio libero; la Russia.

Fonte: https://torino.corriere.it/economia/18_giugno_06/bilderberg-torino-cena-top-secret-accessi-chiusi-lingotto-8gallery-4ac937ca-69a5-11e8-8cc4-9978d162c043.shtml

UNA BIRRA DI QUALITÀ O UN GIGANTESCO CAVALLO DI TROIA?

La domanda da porsi è a quale scopo questa autentica intromissione in Italia in questo particolare momento, quasi a far vedere che si può fare quello che si vuole, senza nemmeno bussare alla porta, senza salutare, senza lasciapassare, senza annunci ufficiali, nella massima disinvoltura. La parola Bilderberg per la gente della strada fa pensare al marchio di qualche birra tedesca o danese. Carnevale è passato da un pezzo, quindi non può trattarsi di uno scherzo per ridere. Ma se è davvero una cosa seria, non sarà che ci troviamo di fronte a un Nuovo Cavallo di Troia? Davvero la Sovranità dell’Italia messa in discussione nel 2018 dai banchieri, dai potenti, dalle alte sfere e dai loro più fidati servitori-lecchini e vassalli? Questa è una sfida all’intero paese, uno sfoggio di arroganza e di impunità portato all’interno del nostro paese.

CHI PAGHERÀ QUESTO DEPRECABILE SPRECO DI RISORSE?

Non auspichiamo né consigliamo azioni di disturbo, e nemmeno troppe polemiche in sede di palazzo. Sarebbe una inutile perdita di tempo. Una cosa però è giusto chiederla con precisione, urgenza e buone maniere sia al sindaco torinese dottoressa Appendino che al nuovo Ministro degli Interni Matteo Salvini: Quanto costa questo deprecabile e allucinante spreco di risorse? Chi pagherà tali costi? La prossima volta, se il Bilderberg continuerà ad esistere e se volesse venire ancora al di qua delle Alpi, faremo meglio a dirottarlo sullo stato Vaticano, territorio franco e avvezzo alle manovre finanziarie più spregiudicate come lo IOR insegna, senza alcuna offesa verso il simpatico papa Francesco.

Valdo Vaccaro