MUTAZIONI VIRALI, SERVIZI SEGRETI E CONCORRENZA MONATTA

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Ai tendenzialmente vegani-crudisti bastano poche ore di sonno

Non è che io soffra di insonnia. Da quando ho incrementato la mia alta tendenza vegano-crudista fruttariana mi bastano cinque ore di sonno per ricaricare al meglio le batterie, al contrario di gatti, cani e leoni, al contrario di umani onnivori che devono dormire e ridormire per smaltire le grandi fatiche digestive causate dalla cadaverina, o anche di umani vegetariani che devono ripristinare le perdite enzimatiche-energetiche-magnetiche derivanti dal cibo cotto, e dalle pur veniali indiscrezioni cui sono soggetti.

L’elogio del silenzio notturno, quando la sola a parlare e bisbigliare è la natura

Scrivo questa tesina alle 4 di mattina. Anche perché ieri notte avevo un po’ di sonno e mi sono coricato verso le 10. Le 4 del mattino sono un’ottima ora. Il momento giusto per prendere la legna che sta al riparo in giardino, metterla nel cesto e accendere la stufa.
A quest’ora il mondo è silenzioso e tranquillo. Nessuno che disturba e blatera. Nessun cacciatore che spara allo scricciolo, alla lucertola, alla coccinella e persino alla foglia che si muove.

A Leonardo possiamo concedere anche le frasi più scurrili

La gente si preoccupa troppo dei suoi guai intestinali e delle flatulenze che fuoriescono dal proprio ano, e troppo poco di quelle che lascia uscire in continuazione, sottoforma di pensieri e di parole dalla propria bocca.
Questa è una frase leggermente volgare, me ne rendo conto. Ma se l’ha pronunciata un certo Leonardo da Vinci, ci sarà un motivo, nonostante che ai suoi tempi vi fossero di sicuro molte meno cose su cui blaterare, rispetto ai giorni nostri.
Il silenzio religioso della notte, fa capire quante offensive flatulenze diurne produce il nostro mondo attuale, fatto di pernacchie e di scoreggie televisive proposte in continuazione, di seriali proposte culinarie oscene ed ammalanti, di telegiornali trasformati in uffici-stampa obitoriali e cimiteriali prenotati in esclusiva dai monatti di regime, di bollette comunali sui rifiuti non dovute, di pensioni misere che bastano a malapena a pagare le bollette elettriche e telefoniche, e di tante altre amenità che ognuno di noi è costretto quotidianamente a sopportare.
C’è qualcuno che ti dà il buongiorno, è il miagolio della gattina bianca

Alle 4 di mattina il mondo tace ed è quanto mai saggio e giudizioso, e promette di esserlo per almeno altre tre ore.
Roba da eccitarsi e mettersi a fare dei saltelli tra le foglie di quercia e di castagno che tappezzano coi colori e i profumi del tardo autunno la strada di accesso alla mia abitazione in pieno bosco.
La luce che accendo in giardino suscita il miagolio della mia gattina bianca che reclama un tozzo di pane o una castagna, o le crocchette che i miei ragazzi le hanno messo in un vaso di vetro, non essendosi ancora dedicata al suo hobby preferito, alla cattura del suo topolino quotidiano.

Dal canto della simpatica civetta a quello dei galli in lontananza

Si aggiunge il canto della civetta, accovacciata sul vicino castagno.
C’è della gente che ne ha paura e la considera pure uccello del malaugurio, senza rendersi conto di quanto sia simpatica e strana, al pari della poiana, dell’upupa e del corvo.
Ha il solo torto di essere nottambula.
Lei canta alle 4, un’ora soltanto prima dei galli che si richiamano in lontananza, simpatici ed innocenti in egual misura.
Meriterebbe di essere invitata in casa e di ricevere una carezza. Ma è una signora troppo orgogliosa e indipendente per calarsi ed abbassarsi al livello dell’uomo.
Una signora pacifica e discreta. Monatta la civetta? Nemmeno per sogno. Niente di cui aver paura.
Come del resto la faina, lo scoiattolo, la volpe, il cinghiale e il capriolo.

In Malaysia non sarebbe poi così diverso

Se abitassi non in Friuli, ma ad esempio nella giugla della Malaysia, nei pressi del circuito di Sepang, dove Valentino Rossi vince da più anni le sue battaglie da corsaro motociclistico, la situazione non cambierebbe di molto.
D’accordo che bisognerebbe stare attenti a qualche ruggito di tigre, a qualche silenzioso pitone o a qualche cobra nascosto negli anfratti, o alle scimmiette dispettose e golose, pronte a intrufolarsi in cucina in cerca di cibo esotico-umano o di altri oggetti strani, tipo il pettine, lo specchio e persino il dentifricio.

Gli animali meriterebbero di stare in cattedra, anche senza parlare, al posto di certi baroni

Tutto sommato, sia qui che all’Equatore, gli animali non fanno paura.
Non danno fastidio né qui né altrove.
Sono nudi e veri come la natura che li ha creati.
Sono riconoscibili e immediati.
Stanno sulle proprie e si fanno i loro affari senza imbrogli e sofisticazioni.
Non travisano, non truffano, non simulano, non tradiscono, non raccontano balle, non scrivono libri-monnezza, non fanno pubblicazioni, non esibiscono titoli, non hanno pensioni da nababbi e da alto-spreco, tenute in piedi da pensioni-obolo, da assegnazioni di mezza-sussistenza.
Gli animali hanno tutto sommato un comportamento lineare, prevedibile e coerente.
Guai non dar loro il cibo di sussistenza. Ma se sono sazi, giocano e scherzano come dei bambini.

Attenzione invece agli esseri a due gambe

Quello che deve invece far paura sono gli esseri a due gambe, quelli che indossano scarpe, calzoni, camicia e cravatta.
Da quelli sì che occorre stare attenti ed in guardia.
Non sono umili, non sono sinceri, non sono innocenti e non sono coerenti.
Non si accontentano e non si saziano, sono dei pozzi senza fondo.
Variano e mutano quanto e più dei loro batteri, quanto e più dei loro virus.

Pensa se Dio ci avesse scaraventati su Marte o Venere.

Quello che più temo negli uomini sono la cattiveria (cioè il cinismo, la violenza e l’ipocrisia), la stupidità (l’eccessivo candore, il bere le bugie altrui, il subire l’arroganza e l’imbroglio altrui senza fiatare), e l’ignoranza (la scarsa voglia di apprendere e di riflettere).
Abbiamo la fortuna di vivere in un pianeta generoso e pieno di risorse.
Pensa un po’ se Dio ci avesse scaraventati su Marte o su Venere.
Roba da piangere di disperazione, senza poter nemmeno versare delle lacrime per carenza generalizzata di acqua.
Avremmo sicuramente meritato qualcosa del genere.

L’amore ed il rispetto per il Paradiso Terrestre ce lo insegna il frate di Assisi

E invece no. Ci ha piazzati nel Paradiso Terrestre, vale a dire nel pianeta più ricco e più accogliente.
Ci ha dato l’acqua, l’aria, il sole, gli alberi, le piante, i fiorellini.
Ci ha anche piazzato tante diverse specie di animali, tutti in grado di insegnarci molte cose, incluso il buon comportamento.
Lo ha capito meglio degli altri qualcuno di cui andare fieri.
Si chiamava Francesco da Assisi.
La gente dovrebbe riprendere in mano i suoi Fioretti.
E allora sì che capirebbe cosa significa amare la natura.

Non per razzismo o nazionalismo italico alla Mussolini, ma al di qua delle Alpi la sappiamo spesso più lunga degli altri, o almeno la capiamo prima dei francesi, dei tedeschi e degli americani

Noi italiani poi, al di qua ed al riparo delle Alpi, abbiamo la doppia e la tripla fortuna di vivere in una penisola super-generosa.
Dire che stiamo meglio degli altri in fatto di ingegno, di intelligenza, di arte amorosa, di stile, non è simpatico.
È fare del razzismo.
Dire però che la sappiamo più lunga di tanti altri può anche suonare discriminatorio, ma non è tuttavia affermazione gratuita e priva di fondamento.
Di sicuro la sappiamo più lunga dei tedeschi, dei francesi, e a maggior ragione degli americani.
La prossima volta che incontro l’amica tedesca Eike non mancherà di darmi una tiratina d’orecchie, ricordandomi che anche di là delle Alpi c’è cultura, c’è musica, c’è arte e c’è tecnologia.
Mi tirerà fuori Goethe, Freud, Kant, Shopenhauer, Mozart e chissà quanti altri.
Tanto di cappello ma, più che a loro, sto pensando a quelli della Bayer e del Codex Alimentarius.

Meglio non parlare di donne e motori

Se la mettono sul piano dozzinale, e vanno a tirar fuori la Porsche gli contrapponiamo Ferrari, Maserati e Lamborghini. Se si azzardano a parlare di Mercedes-Benz e di BMW gli ricordiamo che Helg Sgarbi si è spapparanzato con la Susanne Kletten, bella azionista di maggioranza della Bmw, ed erede delle maggiori fortune automobilistiche di Germania.
Se l’è fatta per la modica cifra di 10 milioni di €, lei a lui, beninteso.
Poi, dato che c’era, ha beneficiato e consolato sessualmente pure la sua amica Marie Luise (2 milioni di €), mentre per la terza, di nome Monica, ha avuto un momento di defaillance, o di estrema generosità, concedendosi chissà come per soli 300 mila €, roba da andare in rovina.
Per ora lo hanno messo in carcere, e hanno fatto anche bene, dal momento che non si accontentava mai, e le ricattava pure per spillar loro altri soldi.
La persecuzione e la vile estorsione sono cosa ben diversa dai giochi erotici.

Un Nobel per la passione erotica, la Susanne e le sue amiche, se lo meritano davvero.
Helg Sgarbi merita di essere analizzato. Noi maschi potremmo imparare qualcosa.

Qualcuno però si è dimenticato di proporre Susanne e le sue amiche per il Nobel della passione erotica.
Nulla assolutamente di cui vergognarsi.
Se Berlusconi si prende le sue veline, perché mai la Susanne non dovrebbe fare altrettanto?
Certo che un milione di Euro a notte è un po’ esagerato.
Ed io che pensavo a quanto spendaccione fossero le signore-bene di Tokyo, che sganciano 1000 dollari all’ora ai propri gigolo in zona Ginza.
Cosa aveva e cosa faceva di così importante e particolare questo Sgarbi alle sue conquiste doc?
Più che in carcere dovrebbero analizzarlo in laboratorio, senza arrivare agli estremi di quel re inglese (credo Enrico VIII) che fece ammazzare e sezionare il suo giardiniere vegano di 165 anni, per vedere com’era fatto dentro.

Il simpatico Vittorio Sgarbi ci è rimasto di sicuro male

D’accordo che Helg Sgarbi è italo-svizzero, ma ha dimostrato di essere in questa circostanza super-italiano, riportando per un po’ alle stelle la decaduta reputazione del maschio latino, facendo crepare di invidia il nostro simpatico ma certamente meno pretenzioso Vittorio Sgarbi, e ridicolizzando i record dei nostri migliori avventurieri tipo Giuseppe Balsamo detto Cagliostro (1743-1795), e Giovanni Giacomo Casanova (1725-1798).

Ai tedeschi, oltre alla cara Susanne, ruberemmo Arnold Ehret e Peter Duesberg

Ai germanici invidiamo certamente qualcuno.
Non Michael Schumacher. Bravo e simpatico fin che si vuole, ma inserito ormai nella classe degli allocchi e dei mani-bucate, da quando ha regalato 800 mila Euro a Bill Clinton per i suoi fondi infami e truffaldini. Si fosse comprato 500 verginelle disposte a spiumarsi e a vezzeggiarlo non avrei fatto grosse obiezioni. Felice lui e felici loro, felice anche Dio.
Ai tedeschi ruberemmo invece il medico Arnold Ehret, che si divertiva a gironzolare tra i ciliegi d’Italia ad ogni tarda primavera, ed anche il maggiore scienziato vivente di biologia molecolare, il professor Peter Duesberg, inflessibile disintegratore della superfrode planetaria chiamata AIDS.

Le obiezioni del Paese Guida

Stesse critiche mi giungeranno dagli amici americani.
Mi diranno di non scherzare, e mi snoccioleranno il MIT di Boston, Princeton, Harvard e Berkeley, e magari anche Cape Canaveral, senza lasciar fuori lo Sbarco in Normandia, e poi quello di Anzio.

Dal bullone all’atomica, avremo il diritto di dire la nostra e di non essere maramaldeggiati da gente troppo spesso smemorata e cialtrona?

A quel punto gli ricorderò che la vite ed il bullone glieli ha inventati un certo Archimede da Siracusa (287-212 a.C), che l’illuminazione morale, matematica, geometrica e musicale, gliela ha portata Pitagora da Crotone (VI a.C), che il funzionamento logico e costruttivo della febbre glelo ha insegnato Parmenide da Velia (oggi Castellamare della Bruca, VI-V a.C), che San Francesco da Assisi (1181-1226) gli ha proposto l’umiltà, che la poesia e la religiosità glieli ha ricordati Dante Alighieri da Ravenna (1265-1321), che le basi del disegno e della pittura gliele ha introdotte Giotto da Bondone (1266-1337), che la bicicletta, l’auto, l’elicottero, l’aereo ed il sottomarino glieli ha disegnati un certo Leonardo da Vinci (1452-1519), che il cannocchiale glielo ha allestito un Galileo Galilei da Pisa (1564-1642), che Luigi Galvani (1737-1798) da Bologna e Alessandro Volta (1745-1827) da Como gli hanno inventato la pila e l’elettricità, e che radio e televisone gliele ha preparate con un fiocchetto un certo Guglielmo Marconi da Bologna (1874-1937), mentre il telefono glielo ha regalato un certo Antonio Meucci (1808-1889) da Firenze, che l’atomica, purtroppo, gliela ha presentata su di un piatto d’argento Enrico Fermi da Roma (1901-1954).

Tirano fuori Pasteur e Montagnier

I francesi pretendono poi di essere primi al mondo in fatto di calcio, scordando che, quel che di buono stanno facendo, lo fanno grazie ai giocatori neri delle ex-colonie.
Potrebbero parlare di Blaise Pascal (1623-1662) e di René Descartes detto Cartesio (1596-1650), o anche di Antoine Béchamp, ma tirano fuori invece Pasteur e Montagnier, che sono alla fine più magagne che tesori. E noi gli ricordiamo che li anticipiamo pure in quel campo col nostro Girolamo Fracastoro da Verona (1478-1553) che nel De Contagione pose le basi della medicina infettiva 200 anni prima di Pasteur, Dio ce lo perdoni.

Bonaparte non si chiamava Bonne Partie, e Sarkozy si è ultimamente italianizzato

Non mancano poi di giocare la carta Napoleone, dimenticando che si chiamava Bonaparte e non
Bonne Partie e che la Corsica è da sempre più Italia che Francia.
Quanto al simpatico presidente Sarkozy, è troppo cosmopolita per essere considerato francese Doc, ed in più si è italianizzato assai prendendosi la nostra magnifica Carla Bruni.
Ai francesi ruberemmo volentieri Jean-Jacques Rousseau (1712-1778) e Francois-Marie Arouet de Voltaire (1694-1778), e magari anche Brigitte Bardot e Alain Delon.

Dove mai voglio arrivare con questa interminabile premessa?

Dove voglio arrivare con questa interminabile premessa che farà di sicuro incavolare il simpatico segretario dell’ABIN, sempre attento alla lunghezza dei miei scritti?
Voglio soprattutto scherzare e giocherellare, esorcizzare la tensione che sale con la luce del giorno, tirar via l’aria di cose cimiteriali e monatte che aleggia intorno a noi.
E voglio poi dire una cosa, e cioè che noi italiani non abbiamo bisogno di troppe consultazioni esterne per capire cosa sta succedendo in campo monatto, cioè in quel campo dove le fila le stanno tirando i paesi appena citati, ovvero Francia, Germania e America.

I problemi ce li abbiamo pure in Val Padana, questo è ovvio

Intendiamoci, non è che in Italia siano tutte rose e fiori.
Il grande retaggio ereditario che abbiamo sopra elencato per sommi capi viene percepito da pochi, e magari lo si riscontra nei personaggi più impensabili. Se devo cercare qualche spunto e qualche illuminazione non vado a consultare di certo la Normale di Pisa o l’Università supermonatta di Pavia.
Ancor meno mi rivolgerò al chiarissimo e celebre professor Franco Aiuti della Sapienza di Roma, che quando incontrò Duesberg in un confronto televisivo, anziché ascoltarlo attentamente, e ribadire le proprie motivazioni contrarie, com’era giusto fare, lo attaccò in malomodo senza nemmeno lasciarlo parlare, e che quando nei giorni scorsi era a corto di argomenti di fronte ad alcune critiche di un naturopata, non trovò di meglio che chiedere quante pubblicazioni universitarie avesse il malcapitato di turno nel suo curriculum.

I nostri giusti interlocutori stanno nei posti più impensati

In Italia ci sono comunque i giusti interlocutori, anche se stanno nei posti più inventati e dietro le professioni più semplici e più umili.
In ogni città esistono, basta andarli a cercare. Quando da giovanotto scrivevo per il Messaggero Veneto di Udine, scopersi che nella mia città c’era un rabdomante sensitivo che si era reso famoso per segnalare il punto esatto di scomparsa di qualche incauto alpinista caduto in montagna.
Era il perito Tosoni, e mi mostrò personalmente le sue corrispondenze segrete con l’allora presidente francese Charles De Gaulle, dove gli segnalava, sempre studiati a tavolino col suo pendolino magico, i punti in cui trivellare, nella ricerca del petrolio in Algeria.
E c’era pure il calzolaio-ciabattino Antonio Grassi che dietro il suo negozietto di Viale Volontari della Libertà, aveva uno studio in cui discuteva di scienze e di medicina alternativa con gente che arrivava da diverse città italiane. Non mancavano auto di targa straniera, con clienti che si facevano curare la sclerosi multipla. Inventò pure le solette terapeutiche Grassi che si vendevano nelle farmacie d’Italia.
Insomma meglio l’arrottino, il meccanico automobilistico che il barone universitario, se vogliamo davvero capirci qualcosa.

Il dibattito sui virus autologhi e su quelli eterologhi col professor Paolo Vanoli

Quanto alla ricerca indipendente, esiste sicuramente gente valida e ad alto livello.
Il dr G. Paolo Vanoli è uno di questi.
Siamo d’accordo su quasi ogni cosa circa i virus e le vaccinazioni, come si evince dalla mia tesina
Bio-ingegnerizzazione della paura e governi-fantoccio.
Soprattutto sui virus autologhi o interni, originati dalla naturalissima moria cellulare quotidiana, sulla loro innocuità e sulla non contagiosità.
Quanto ai virus eterologhi (esterni) l’accordo esiste pure, ma siamo rimasti sulle rispettive posizioni circa le proteine-a-Dna, dove io le qualifico come semplici e comuni veleni punto e basta, mentre lui, almeno a mio avviso, le considera strumento di pericolosità presente e futura e strumento dotato di latenza, realizzata mediante deposito temporaneo e suscettibile di risveglio o di riattivazione all’interno dell’adipe.

Il risveglio a scoppio ritardato della proteina a Dna

Lui pare sostenere, in linea poi con Stefan Lanka ed altri, che l’uomo non corre alcun pericolo da parte dei virus eterologhi a condizione che il sistema immunitario sia efficiente e sano e che, in caso contrario, queste proteine esterne a Dna, appartenute a geni di altri organismi umani o animali, diventano non solo dannose ed inquinanti come un comune veleno (cosa che giudicherei accettabile e logica), ma anche mine a scoppio ritardato nascoste nel grasso umano che le ospita, risvegliandosi o riattivandosi a scadenza e causando delle patologie (cosa che né io né l’igienismo siamo disposti a condividere).

Il mio disaccordo sulla proteina a Dna che fa suppergiù le stesse cose e gli stessi disastri del virus

La mia posizione, non religiosa e fanatica, ma strettamente ancorata ai principi dell’igienismo naturale, è che non solo nessun virus interno (autologo) o esterno (eterologo) è vivo e quindi dotato di volontà, pensiero, pianificazione, azione, latenza, trasformazione, mutazione, ma che nemmeno nessuna proteina a Dna è in grado di fare quanto sopra. Anche perché, se fosse davvero in grado di farlo, diventerebbe essa stessa un mostriciattolo vivente, una controfigura del virus, un frammento cellulare spersonalizzato e inanimato ma sempre dotato di troppe caratteristiche simil-viventi.

Innocentismo genetico a spada tratta contro demonizzazione della proteina a Dna

In altre parole io sono un innocentista a spada tratta fino in fondo, sia nella interpretazione dei fenomeni virali che negli eventuali interventi terapeutici (quindi nessun intervento vaccinatorio o curativo, all’infuori a quelli normali della purificazione e dell’espulsione veleni tramite il digiuno).
Il dr Vanoli pone la sua riserva sui fenomeni virali esterni, sui frammenti dotati di Dna (proteine-a-Dna eterologhe) che comporterebbero azione nefasta, patologica, latente ed imprevedibile.
La mia critica a Vanoli in questo dettaglio finale è che lui tira via la nomea cattiva ai virus ma poi, in questa parte finale, prende la proteina a Dna è la trasforma nel virus di prima.
A me interessa poco che il dormiente nella pretesa latenza si chiami virus-esterno-mostriciattolo- vivificato oppure proteina-a-Dna-mostriciattola-vivificata.
Lo vedo come un problema di sostanza e non di terminologia.

Il telepatico intervento di Vanoli e la formula delle mutazioni genetiche

Per le solite interferenze magiche della telepatia, mentre scrivo queste note, mi arriva l’aggiornamento del dibattito interno con Vanoli, dove egli mi spiega col piglio e la pazienza del docente che deve convincere l’allievo più testardo e meno refrattario sulla sua ultima lezione.
In pratica il professor Vanoli mi offre con chiarezza la formula delle mutazioni genetiche.
Lo riporto per esteso, in corsivo e senza alcun ritocco, visto che trattasi di affermazioni condivisibili, e quello che ho da replicare o aggiungere lo metto in fondo.

Definizione e percorso dei virus eterologhi da vaccino

I virus eterologhi dei vaccini sono proteine complesse ad alta pericolosità, ovvero proteine a Dna derivate da vaccini preparati in laboratorio con tecniche di ingegneria genetica, ovvero bombe a tempo da guerra batteriologica. Bypassano le barriere immunitarie essendo veicolate per iniezione intramuscolare. Quindi bypassano anche le barriere sanguigne e poi quelle linfatiche.
Queste proteine tossiche (virus eterologhi da vaccino) entrano infatti nella circolazione sanguigna in breve tempo e arrivano a tutte le nostre cellule mediante la linfa.
A quel punto le cellule A) cercano di riconoscere questi virus proteici veicolati fino ad esse, e
B) li decodificano e in certi casi immettono nel loro Dna mitocondriale la frazione del Dna eterologo, modificando così il Dna del proprio mitocondrio. Ecco allora apparire le mutazioni genetiche.

Il mio commento al messaggio citato. Siamo vicini al vero.

Sottolineiamo intanto che in questo caso parliamo esplicitamente e specificamente di un virus eterologo ingegnerizzato con modalità ignote e veicolato mediante iniezione intramuscolare o intravenosa di vaccino.
Dunque non di aria respirata (Vanoli giustamente non crede ai virus nella flugge, e neppure io ci credo), e non di acqua o sostanza toccata o bevuta, e non di normale cibo non sterilizzato e consumato.
A quanto sopra non ho obiezioni da opporre. Anzi è molto probabile che quanto descritto sia vicino alla realtà.

Non tutte le difese immunitarie sono bypassate dal vaccino

Una prima obiezione o semplice commento aggiuntivo è che la natura è attrezzata normalmente per superare persino quella emergenza.
Non sto facendo un atto di fede sull’indistruttibilità umana. Basta una presa di cianuro, basta una botta in testa, e basta un blocco-respiro di 3-4 minuti a una persona e quella se ne va al creatore, con tanti saluti al sistema immunitario e a tutto il resto.
Direi solo per puntiglio che la frase di Vanoli Bypassano le barriere immunitarie, andrebbe corretta con bypassano le prime barriere immunitarie (saliva, succhi gastrici e succhi intestinali), poiché il virus eterologo intra-siringato arriva comunque al sangue e poi alla linfa, per cui deve superare la strenua opposizione dei leucociti, dei fagociti, delle cellule-T, dei nodi linfatici, del sistema cellulare stesso.
Tant’è vero che, soprattutto nei giovani dotati di ottime barriere immunitarie, la reazione immunitaria è forte e sentita, per cui c’è evidenza di difesa leucocitica e linfocitica.

Le mutazioni virali che per me non sono virali ma batteriche

Una seconda obiezione è che quanto sopra spiega sì le mutazioni genetiche interne all’uomo e delinea e ipotizza pure certe forme altrimenti inspiegabili di malattie iatrogeniche di difficile risoluzione che subentrano alle vaccinazioni (vedi Alzheimer, Parkinson, sclerosi, polio, ecc), ma non fa invece chiarezza sulle mutazioni virali (che a mio avviso sono in realtà mutazioni batteriche) in corso di cosiddetta epidemia o pandemia (che a mio avviso non è epidemia ma piuttosto avvelenamento generalizzato o debolezza generalizzata o spavento generalizzato, come dal mio titolo Bioingegnerizzazione della paura).

Qualcosa ancora ci divide nel settore nutrizionale e terapeutico

Al professor Vanoli contesto assai pochi dettagli.
Sulla faccenda dell’alimentazione, della B12, del clistere e degli integratori, delle proteine animali consumate di tanto in tanto, degli ovetti buoni perché ruspanti, qualcosa può ancora dividerci, perché lui mi cataloga bonariamente tra gli estremisti o gli irriducibili, ed io, altrettanto bonariamente, catalogo lui tra i ricercatori più vicini al dunque, ma che dovrebbero fare il passetto finale verso la coerenza, per stare acora meglio (lo so essere in condizioni comunque superlative), e per dare il buon esempio non al 98 ma al 100%.

Differenze minime, misurate in decimetri e non in chilometri, nel settore microrganismi

Sulla faccenda virale-vaccinatoria però le nostre differenze si misurano in decimetri e centimetri, non certo in chilometri e miglia, come succede tra noi naturalisti e il monattismo internazionale ed italiano alla Aiuti ed alla Fazio, tanto per intenderci.
Quello che chiedo a Vanoli, ma anche a chiunque intenda contestarmi in parte o in toto, è che mi venga concesso un solo dogma da cui non muoversi e non cedere nemmeno di un micron.
Un dogma che rifiuterei in condizioni normali, visto che odio il dogmatismo, ma sul quale faccio ora quadrato vista la grande, continua, demenziale e delinquenziale confusione che si fa intorno al concetto del termine virus.

Nessuno mi parli di virus vivo

Il dogma che mi dovete concedere è che il virus è morto, cadavere, distrutto, disintegrato dai lisozomi e dalla natura in tutte le sue forme e derivazioni.
Morto e cadavere come mostro, come proteina a Dna, come postino, come facchino trasportatore, e anche come targhetta genetica residua, morto persino come anima (perché l’anima del padrone se ne sta per conto suo oppure se ne è già andata per conto suo) e come particella capace di emettere influssi e radiazioni supersottili.

A meno che non ci tenga alla mia etichetta di monatto

Quando il mio interlocutore accetta questo dogma, sono disposto a parlare su tutto e con la massima disponibilità al dialogo. Se uno invece, che si chiami dio o satana, che si chiami Sapienza o Normale, o Nobel dei Nobel, e mi venga a parlare dell’unica castronata italiana targata Gerolamo Fracastoro, ovvero della De Contagione, ossia del contagio che ha caratterizzato il peggiore medioevo fatto di streghe, fattucchiere, briganti ed esorcisti, non sarà accolto con nessuna apertura mentale da parte mia, in quanto farò la procedura imparata dai malandrini della suina, e gli applicherò un’etichetta non di morto da H1N1, ma di vivo monatto.

Non ho paura della messicana e nemmeno della norvegese

Venendo al dunque ed al concreto, mi dissi disposto a baciare tecnicamente una ragazza messicana proveniente da Acapulco e dintorni in piena pandemia, e confermo che sarei disposto oggi a fare la stessa cosa con un’altra o anche due provenienti dalla Norvegia e dall’Ucraina, dove pare stia scoppiando la nuova peste polmonare (secondo i catastrofisti) oppure una mutazione della suina (secondo i monatti OMS). Non mi azzarderei invece a farmi vaccinare per scopo sperimentale, visto che ci tengo troppo a stare in equilibrio.

Le scie chimiche sono operazioni di avvelenamento e terrore, non di contagio ma di finto-contagio

Sia chiaro che non sto sottovalutando la possibilità che i nuovi veleni diffusi con le scie chimiche o con gigantesche operazioni di diffusione spray, o al limite con dei microchip inseriti nei vaccini, siano bio-ingegnerizzati e resi più complessi e pericolosi dei semplici veleni esistenti in natura.
Sto solo sostenendo che si tratta di operazioni di semplice avvelenamento e non di operazioni di creazione contagio. In più contesto la latenza della proteina a Dna se intesa come operazione diversa da quella pura e semplice che accade a tutti i comuni veleni giornalmente dirottati e depositati nei punti grassi dell’organismo (il termine giacenza velenosa mi va bene, il deposito a innesco ritardato no).
Fandonie originarie (virus vivo) e fandonie conseguenti (vitus mutante)

L’OMS e tutta la baracca decadente dei monatti sta ricadendo in pieno nella propria trappola.
Le fandonie non possono mai andare avanti senza altre fandonie peggiori e più imbarazzanti ancora di quelle originarie.
Quale è la fandonia originaria?
È che il virus sia un essere vivo, attivo, dotato di volontà e di azione.
Chiaramente si tratta di cosa senza senso.
Chiamarla falsità è riduttivo.
È semmai una mastodontica demenza.

Il virus vivo, tuttofare, è per i monatti la stessa cosa del Sistema Tolemaico per l’Inquisizione

Ma il virus particella morta, realtà scientifica e inoppugnabile per qualunque studioso trasparente e di alto livello, non porta danaro alla cascina dei monatti.
Gli infettologi stanno attaccati coi denti alle loro cattedre ed alle loro baronie.
I politici corrotti stanno attaccati coi denti alle loro cadreghe cementate e sponsorizzate dalle industrie farmaceutiche.
Il virus e la contagiosità del virus sono l’alibi della loro esistenza, la ragione d’essere della loro professione e della loro reputazione.
Gli tiri via il virus vivo, e gli tagli di netto gli attributi.
Gli tiri via il contagio e l’infezione, e i monatti cadono nella polvere come degli inutili ed obsoleti birilli.

La fandonia della mutazione virale

Ora salta fuori l’influenza polmonare col sangue nei polmoni.
Quale è la fandonia supplementare a copertura di quella originaria appena detta?
È la fandonia della mutazione.
Come fa un virus a mutare, a trasformarsi in qualcosa di diverso, a causare conseguenze fisiche diverse come il sangue nei polmoni che è assoluta e spaventosa novità rispetto alle bazzecole della suina?
Non sappiamo come.
Mistero della fede. Da un ceppo all’altro.
L’importante è che la gente abbocchi e ci creda.
Padre, figlio e spirito santo.

Le manovre e i precari equilibrismi della OMS

Senza fare alcuna indagine approfondita, la OMS ha già deciso quale strategia prendere.
Nuova pandemia? No assolutamente. Non era prevista nei piani della CDC e dell’FBI.
A meno che non siano stati quei disgraziati del KGB, in un rigurgito di ambizioni post-comuniste, a creare questa perturbazione e questo pasticcio, gelosi del predominio americano mondiale
nell’importante e ormai militarmente strategico scacchiere virale, si stanno chiedendo ad Atlanta, con riflessi di imbarazzo e di dubbio nelle varie colonie dei monatti, da Parigi a Londra, a Roma, a Madrid, a Tokyo e Singapore.
Niente di strano dunque che la OMS abbia dichiarato che quanto sta succedendo in Ucraina ed in Norvegia sia una semplice variazione della suina, una delle solite mutazioni dei virus, e non una nuova pandemia.

I turbamenti e la Via Crucis mentale dei monatti di Atlanta

I monatti americani sono preoccupatissimi.
Se Putin sta facendo il doppio gioco e non mantiene la parola di starsene tranquillo a guardare.
Se Putin vuole all’improvviso rompere il suo accerchiamento politico, contestare l’esclusiva della CDC sul mercato mondiale della monnezza virale, siamo tutti fritti.
La situazione rischia di sfuggirci di mano.
La gente potrebbe a questo punto ribellarsi.
Potrebbe non seguirci più.
L’Europa occidentale con la suina e quella ex-orientale con la polmonare?
Una complicazione assurda ed imprevista.
Roba da emicrania fulminante per gli strateghi delle pesti bubboniche.

Grazie allo squalene e alle nanoparticelle i vaccini consegnati e quelli in preparazione hanno caratteristiche universali, coprono anche la polmonare

Altro punto importante, è l’universalità dei vaccini già prodotti.
Qui si corre il rischio di fare un altro crack economico planetario, trasformando le operazioni in corso, del valore di miliardi di Euro, in operazioni fallimentari con effetto domino a catena.
Occorre dunque rassicurare la popolazione che i vaccini già distribuiti sono validi e coprono ogni nuova variazione del virus.
Non si ripeterà la batosta del 2005, quando i virus acquistati dai vari governi, incluso quello di Roma, dovettero finire malamente nelle immondizie.
No questa volta occorre vaccinare assolutamente, sennò perdiamo pure la faccia.

Un rigurgito di guerra fredda con scontri e dispetti tra i servizi segreti

E poi tutti quegli aerei colorati di giallo e di rosso, che molti testimoni hanno visto volare bassi e spruzzare sostanze fumogene in Ucraina e Polonia, devono essere pur partiti da qualche aeroporto.
Se non si tratta di aerei dei nostri, deve per forza trattarsi di aerei sovietici, salvo che Bin Laden non sia riuscito ad affittare qualche scalo aereo segreto.
Non sarà che quei deficienti del Pentagono non hanno dato abbastanza soldi ai russi perché se ne stiano muti ed acqua in bocca?
KGB contro FBI in un nuovo dualismo mondiale non dichiarato?
La realtà è che la puzza di bruciato è sempre più forte e rischia di diventare asfissiante.

Il comportamento dell’OMS fa presagire nuovi scenari

Il fatto che l’OMS dichiari precipitosamente la nuova peste polmonare come peste suina in mutazione, e pertanto risolubile con gli stessi vaccini già distribuiti ai vari governi mi fa captare altre cose ed altri scenari, sia in campo virologico che in campo politico.
Pare proprio che la peste polmonare non sia farina del sacco americano.
Primo perché la OMS è stata presa letteralmente in contropiede, e non la riconosce come sua, ricorrendo alla scusa della mutazione, e secondo perché, non troppo stranamente, la pandemia polmonare si è sviluppata a ridosso geografico della ex-Uniove Sovietica.

Credo più all’avvelenamento puro e semplice che alla moltiplicazione genetica alterata

Tecnicamente parlando, e qui mi riferisco ancora al citato scambio con Vanoli, accetto e condivido il discorso sulla pericolosità estrema dei vaccini all’interno del corpo umano, ed in particolare di quelli bio-ingegnerizzati ultimamente.
Ma continuo a non metterla sul piano degli organismi viventi o intelligentemente attivi e demolenti,
poco importa se autologhi od eterologhi, poco importa se definiti virus o proteine a Dna.
Sono portato a credere più al fastidio, all’avvelenamento cellulare che alla moltiplicazione genetica di nuove caratteristiche patologiche acquisite tramite vaccino.

Costipazioni e intasamenti con massicci richiami batterici, più che malattie virali a radice genetica

I nostri virus interni (detriti inanimati di cellule appena morte) rappresentano nell’economia virale del singolo il 99% dei virus totali in circolazione.
Questo 99% non fa male a nessuno e non implica alcun contagio, ma solo un eventuale intasamento di pulviscolo virale che crea dei rallentamenti ulteriori al proprio metabolismo.
I virus esterni o eterologhi, appartenenti ad altri esseri, per quanto scomodi ed inquietanti al pari di ogni sostanza non utilizzabile, non fanno male al di là del puro e semplice avvelenamento che può essere sicuramente anche mortale.
I virus eterologhi non sono contagiosi ma sono al massimo intasanti ed inquinanti, e normalmente vengono fagocitati e riaccompagnati fuori dal sistema immunitario.
Se l’immunitario non funziona bene, come nel caso dei malati di altre patologie, c’è aggiunta di costipazione e di intasamento, ma non malattia virale a radice genetica.

Il corpo ed anche la cellula sono sì vulnerabili, ma non operano mai contro il proprio interesse

Non è che io voglia ergermi a nuova autorità e inventare la teoria dell’inviolabilità della cellula.
Credo però fermamente ai principi dell’igienismo naturale.
Uno di essi sostiene il fatto che il corpo umano non opera mai contro il proprio interesse.
Persino il tumore è un procedimento positivo, costruttivo e difensivo.
Non lo è più invece la neoplasia cancerogena, determinata dalla cachessia, dall’avvelenamento, dal mancato flusso sanguigno nutri-ripulente alle parti interessate.

Mutazione virale, ennesima perla demenziale del campo monatto

Tornando alla mutazione dei virus, trattasi di ennesima perla demenziale del campo monatto.
Abbiamo detto e ripetuto che i virus sono frammenti morti a tutti gli effetti, indipendentemente dalla loro provenienza e dalla loro targhetta genetica.
Un morto non può variare, cambiare e modificarsi.
Come si spiegano allora le cosiddette variazioni dei ceppi virali influenzali?
Le variazioni nell’organismo possono solo essere opera del corpo umano.
È il corpo che modula e reagisce, è lui che varia la propria reattività in base al grado di velenosità delle sostanze con cui viene a contatto.
È lui che funziona bene o male, che sprizza salute o si ammala.
È lui che modula e adegua la propria reazione alle sostanze e non viceversa.

Il famoso variare continuo dei ceppi influenzali

L’impossibilità dell’industria farmaceutica di preparare dei trucchi vaccinatori adatti allo specifico agente in tempo reale, e l’arrivare sempre in ritardo sulla scena del cosiddetto nuovo virus mutato ed imperante, richiede una giustificazione.
Abbiamo acquisito per logica che il virus è morto e dunque immutabile.
Cos’è allora che varia in realtà?
Due cose precise:

1) Varia il corpo umano e la sua reattività, come appena accennato Varia in intensità e zone corporali interessate ai sintomi. Varia persino sulla base del clima a cui sono soggetti gli organismi colpiti.
2) Variano soprattutto i batteri attratti automaticamente dalla polvere cellulare o virale di cui si nutrono. Sono dunque i batteri vivi (e non i virus morti) a variare, a trasformarsi, a mutare.

Patologie che si trasformano da una nell’altra.
Batteri aerobici e sani che nel colon si trasformano in batteri anaerobici e cancerogeni.

Si è visto centinaia di volte in passato, con difterite che diventa polio, con morbillo che diventa vaiolo e cose di questo genere. Anche nel tubo intestinale accade giornalmente qualcosa di simile.
I batteri del colon, quando mangiamo, assimiliamo ed evacuiamo con efficienza e regolarità sono batteri sani e di tipo aerobico.
Ma, se la massa fecale viene trattenuta patologicamente a lungo, la massa fecale diventa una prigione per gli stessi batteri che subiscono in tali circostanze una mutazione da batteri aerobici in batteri anaerobici, produttori di sostanze cancerogene.
Quanto sta succedendo attualmente confermerebbe questa ipotesi, vale a dire modifiche batteriche commisurate al materiale virale diverso che i batteri si ritrovano tra i denti.

Le doti mutatorie sono caratteristica esclusiva della materia vivente (batteri mangiatori di virus) e non della materia inerte virale

Ricordo che sto parlando sempre di sostanze virali morte o di proteine a Dna morte che vengono mangiate da diversi tipi di batteri. Batteri che cambiano la loro forma a seconda del tipo di terreno (o cibo) su cui si sviluppano.
Non c’è contagio sulla faccia della Terra, ma solo diffusione della stessa problematica dovuta a comportamenti simili in vigore nella massa. Esistono stati tossici comuni e generalizzati.
Le uniche cose contagiose al mondo sono le pessime abitudini comportamentali ed alimenari che portano alle patologie. Nessuno può prendersi l’intossicazione che appartiene al corpo del vicino.
Questo è vuduismo puro e semplice.

Velenosità e bio-ingegnerizzazioni

Le bio-ingegnerizzazioni portano sicuramente a produrre delle bombe viro-batteriche velenose.
I tedeschi hanno inventato i gas tossici. Anche quelli non sono infettivi, ma velenosi e mortali sì.
Stesso discorso per il napalm. Stesso discorso per i vaccini.
Le spruzzature di veleni, naturali o pasticciati e bio-ingegnerizzati con la massima cattiveria, sono sicuramente deleterie e al limite mortali, ma non contagiose.
Le guerre chimico-batteriologiche sono concettualmente basate sui veleni e sulla paura. L’ingrediente
paura-del-contagio è onnipresente e viene largamente usato come arma di terrore aggiuntivo.
Il surriscaldato termometro della paura

Se si inventasse oggi un aggeggio per misurare i diversi livelli di paura, il suo mercurio salirebbe ben oltre i livelli di allarme stabiliti dall’OMS.
Ci vorrebbero dunque nuovi livelli 7-8-9 e 10, col grado dieci a significare che la gente cade stecchita lungo la strada, per crisi cardiaca da paura.
Quello sì che è contagio, l’unico possibile.
Il contagio della paura collettiva.

Mosca e Pekino stanno imparando la lezione

Lo deve aver capito anche Putin.
Perché mai lasciare i paesi dell’Est-Europa (ex-sfera sovietica) e della Scandinavia (che è poi una propensione geografica della gelida Russia), tutti nelle mani della Monsanto, di Soros e di Rockefeller?
Mettiamoci anche noi le grinfie in questa faccenda e cerchiamo di dividerci la torta o meglio ancora di riprenderci la torta, devono essersi detti al KGB di Mosca.
Ormai anche gli strateghi militari più deficienti, stanno capendo che le sfilate di missili in Piazza Rossa sono simbolo di arretratezza strategica e non di forza, visto che il predominio non si attua più con l’acciaio e i mezzi corazzati, ma con le siringhe, i vaccini e i microchip.
Se ne stanno rendendo conto anche a Pechino.
Ci mancherebbe che anche là si sviluppassero nuove forme di imperialismo monatto

Valdo Vaccaro

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