PROTESI DIFETTOSE AL TITANIO DELLA JOHNSON&JOHNSON

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LETTERA

IL TITANIO E LA PROTESI ALL’ANCA

Ciao Carissimo amico, sono Cristina da Roma ed è tanto che non ti assillo. Questo è un periodo molto difficile per me, da figlia unica quale sono, mi prendo ogni giorno cura dei miei amati genitori, al meglio delle mie possibilità. Veniamo al dunque. Papà deve fare un intervento di protesi d’anca. Ho scritto oggi al chirurgo ortopedico per chiedergli che tipo di materiale compone la protesi e la risposta è stata “titanio”.

ESISTE UNA ALTERNATIVA?

Ho letto in giro parecchie info su questo materiale e, da brava ricercatrica quale sono, mi sono spevantata. Ti chiedo, esiste un’alternativa a questo materiale? Posso richiederlo all’ortopedico?

Cosa mi sai dire in merito a questo materiale e ai rischi di intossicazione ad esso collegati? Sostienimi Valdo, come hai sempre fatto. Bacioni.

Cristina


RISPOSTA

QUESTO È UN ARGOMENTO CHE MI COINVOLGE DA VICINO

Ciao Cristina. In teoria le protesi al titanio dovrebbero essere efficaci e sicure, ma nella realtà non sono tali. Alla fine il rivestimento tradizionale in ceramica pare offrire migliori garanzie. Parliamo sempre di un argomento di emergenza dove non manca mai l’aspetto negativo inevitabile. Ne so qualcosa pure io personalmente. Nel 2007 venni operato con inserimento all’anca di uno spessorino al titanio della Johnson&Johnson, poi sostituito con normale protesi rivestita in ceramica ed avvitata mediante due tradizionali bulloncini il 7 ottobre del 2014, dopo l’incidente di Pietrasanta-Versilia con spostamento protesi e microfrattura al collo del femore.

FRAMMENTI DI CROMO E NICKEL RILASCIATI DAL RIVESTIMENTO IN TITANIO

L’operazione sostitutiva ha implicato una ripulizia radicale, con ripescaggio di molti frammenti di cromo, cobalto e nickel rilasciati dal difettoso rivestimento in titanio. Questo mi venne detto dall’ottimo prof Bassini primario di chirurgia all’Ospedale di Tolmezzo-Udine il giorno dopo l’intervento. Da operazione relativamente semplice, come viene definita in termini ortopedici la protesi all’anca, è diventata nel mio caso qualcosa di assai più complicato e dai lunghi tempi di recupero, tanto che ne sto subendo tuttora le conseguenze.

UN CASO DRAMMATICO CITATO SU INTERNET

Senza voler creare ingiustificati allarmi, prendo dalla rete un articolo di Ermanno Pasolini, pubblicato nel 2012 e dal titolo “La salute compromessa per sempre e la vita rovinata”. Tutta colpa di quella protesi, un’anca al titanio, che le venne applicata nel novembre 2008 nell’Istituto clinico Sant’Anna di Brescia, sua città d’origine e che le ha provocato una devastante metallosi. Giovanna Vacchelli, 54 anni, dal 1993 residente a San Mauro Mare, all’inizio del 2008 cominciò a soffrire di necrosi ossea asettica. Una malattia che è andata peggiorando di settimana in settimana fino all’intervento necessario per potere continuare a camminare, dopo essere già finita in carrozzina. Una malattia terribile che la portò anche a lasciare il lavoro nella sua piadineria sul lungomare Vincenzi a San Mauro Mare.

INSUFFICIENZA EPATICA E RENALE A INTERVENTO APPENA CONCLUSO

Come avvenne la scelta dell’anca al titanio? “Fu una decisione del chirurgo dell’ospedale di Brescia. Io non sapevo che mi avrebbero impiantato una protesi al titanio. Mi sono fidata del medico, di cui, nonostante tutto, ho ancora tanta stima perché è un grande chirurgo. Ma la sorpresa è stata all’uscita dalla sala operatoria. Avevo una insufficienza epatica e renale, ero diabetica e avevo una infezione.

CINQUEMILA PROTESI DIFETTOSE NEL MONDO

Qual’è stata la causa di tutti questi problemi di salute? “Il chirurgo non ha mai ammesso che possa esistere la metallosi e che queste protesi possono rilasciare particelle di cobalto e cromo nei soggetti in cui vengono impiantate. Solo il 31 marzo 2011 mi è arrivata una lettera dall’ospedale in cui mi si diceva che mi dovevano sottoporre subito a controlli radiografici e a prelievi di sangue per accertare il dosaggio degli ioni metallici eventualmente presenti. Non ho mai saputo il numero esatto delle protesi difettose all’anca, impiantate in esseri umani nel mondo, anche se si parla di cinquemila solo in Italia”.

SOSTITUZIONE PROTESI AL TITANIO CON PROTESI DI SOSTANZA OSSEA E RIVESTIMENTO IN CERAMICA

Come sono stati gli anni successivi all’impianto della protesi? “Continui ricoveri tipo day hospital all’ospedale Bufalini di Cesena in gastroenterologia, dove medici e infermieri mi hanno seguito con grande professionalità e dedizione, a cominciare dal primario professore Paolo Pazzi e tutta l’equipe. Ho dovuto affittare l’attività e non sono più stata in grado di provvedere neppure a me stessa. Poi, visto che il cobalto risultava altissimo e che ormai non riuscivo più di nuovo a camminare, a Cesena hanno deciso di operarmi di nuovo, togliermi la protesi al titanio e sostituirla con una di osso e ceramica. Il 10 ottobre 2011 mi ha operata in dottore Monesi, in condizioni disperate. Sono stata in terapia intensiva e poi, dopo una degenza di nove giorni, sono stata dimessa”.

CAMMINO MA DEVO PRENDERE UNA VENTINA DI COMPRESSE AL GIORNO

Oggi come è il suo stato di salute? “Cammino e questa è la cosa più importante. Prendo una ventina di compresse al giorno e faccio la mia terapia settimanale al day ospital del Bufalini di Cesena dal professore Pazzi. Ma la cosa più importante è che ho ripreso il mio lavoro di piadinara perché è una attività che voglio lasciare ai miei tre figli”.

TRE ANNI DA INCUBO MA NESSUNA DENUNCIA

Ha denunciato qualcuno per questa situazione terribile che ha vissuto? “Io no, anche perché credevo che fosse l’ospedale di Brescia a farlo, dove mi è stata impiantata la protesi al titanio. Ho vissuto tre anni da incubo e porterò per tutta la mia vita le conseguenze del titanio”.

TENDENZA A NASCONDERE E AD INSABBIARE

Ci sono altre persone che hanno subìto danni da protesi al titanio? “Ho l’impressione che per molto tempo si sia tentato di tenere nascosto questo problema. La ditta produttrice infine ha ritirato le protesi al titano e il Ministero della salute italiano nel novembre 2011 ha ordinato accertamenti sulle persone che avevano subito impianti al titanio. Tutti mi hanno consigliato di non denunciare una multinazionale, perché butterei via solo dei soldi in avvocati. L’argomento è stato trattato e denunciato ripetutamente anche da Striscia la Notizia. Semmai, ripeto, a denuncia e rivalsa danni dovrebbe pensarci l’ospedale di Brescia. Ma loro sono ancora convinti di avere fatto un buon lavoro. Invece se non ci fossero stati i medici del Bufalini di Cesena io, oggi, non sarei qui a raccontare la mia terribile storia”. Così si conclude l’intervista alla Govanna Vacchelli.

L’AZIONE LEGALE DEL PROCURATORE GUARINIELLO CONTRO LA DEPUY ITALIA

Il procuratore Guariniello iscrive al registro degli indagati cinque amministratori di Depuy Italia (Johnson&Johnson). Un malato su 8 deve rioperarsi per sostituire la protesi in breve tempo. Dal 2003 al 2010 è previsto reintervento per 1500 su 4800 impianti. La relazione dei Nas parla di protesi difettose e tossiche per i pazienti, nonché di secondo intervento in breve tempo. Questo per due motivi. Il primo è che le componenti metalliche sfregano tra loro e rilasciano micro-particelle nel sangue, il secondo è che la protesi rilascia nel sangue ioni-cromo e ioni-cobalto in quantità che si sono rivelate tossiche.

1500 INTERVENTI DI SOSTITUZIONE IN ITALIA E 12000 NEL MONDO TRA IL 2003 E IL 2010

I dati ufficiali messi a disposizione dall’azienda parlano di una percentuale intorno al 12-13% di protesi da sostituire. Ma solo in Italia, tra il 2003 e il 2010, dei 4800 pazienti che ne sono portatori, almeno 1500 si sono dovuti sottoporre a un intervento di sostituzione. Con aumento di rischi, di infezioni e di riuscita definitiva dell’intervento. Nel mondo, su 90 mila pazienti 12 mila sono già stati sottoposti all’intervento.

SETACCIAMENTO E CENSIMENTO DAI NAS E DAL PROCURATORE GUARINIELLO

Cinque amministratori delegati della Depuy Italia che si sono avvicendati in questi anni sono stati iscritti sul registro degli indagati dalla procura di Torino, dal procuratore Raffaele Guariniello, con l’accusa di frode in commercio e commericalizzazione di prodotti dannosi per la salute, e gli inquirenti insieme ai Nas di Torino e di Roma, stanno setacciando a tappeto tutti gli ospedali d’Italia per censire i casi e verificare che tutte le protesti sotto accusa siano state ritirate dal commercio.

NELLE EMERGENZE OCCORRE PIEGARSI ALLE SOLUZIONI DI COMPROMESSO

In conclusione pare che la questione del titanio sia una cosa molto seria. Dire quale materiale meriti maggiore fiducia non è facile. Le protesi d’osso rivestite di ceramica paiono più affidabili, ma anche in quel caso, ricorrendo a viti e bulloni di sicurezza, non manca credo la presenza di ferro o di acciaio. L’inserimento di qualsiasi metallo all’interno del corpo umano rappresenta in ogni caso una alterazione degli equilibri biologici interni. Trattasi di una scelta difficile con valutazione tra vantaggi e costi, tra miglioramenti meccanici e conseguenze biochimiche. D’altra parte parliamo di un intervento di vera emergenza. Devo dire che, nella mia prima operazione, non si trattò di scelta facile e spontanea. Senza demonizzare nessuno, si era creata intorno a me un fronte di pressioni in direzione dell’intervento. Nella seconda operazione di 6 mesi fa non esistevano alternative, data l’emergenza e data la necessità di ripulire l’arto dai frammenti.

Valdo Vaccaro

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