I RETROSCENA DELL’IMMIGRAZIONE DI MASSA E L’IMPOSSIBILE INTEGRAZIONE CON L’ISLAM

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LETTERA

Ciao Valdo, ti segnalo un mio video sul problema immigrazione nella certezza di fare cosa gradita ai lettori del tuo blog.

Giorgio Rapanelli

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SINTESI INTEGRALE DEL VIDEO SEGNALATOMI (Titoto e sottotitoli di VV)

C’È BEN POCO DI VERO IN QUELLO CHE CI RACCONTANO TUTTI I GIORNI SUGLI IMMIGRATI

Che gli immigrati fuggano da guerre e carestie è una mezza verità, per Giorgio Rapanelli, una vita intera a diretto contatto con l’Africa e i suoi problemi. La cosiddetta sinistra democratica e parte del clero con papa Bergoglio in testa, stanno facendo invadere l’Italia e l’Europa da africani e musulmani. Servirebbero, dicono, per riempire le nostre culle vuote. Ciò è falso in quanto avvengono ben 300 aborti al giorno in Italia, dove non esiste una difesa della maternità e del nascituro.

ESISTONO A MONTE DEI VECCHI PIANI MASSONICI PRONTI AD ESSERE RIPRISTINATI

Sembrerebbe invece l’attuazione di un vecchio piano del massone Richard Kalergi volto a popolare gli Stati Uniti d’Europa con una nuova razza negroide-eurasiatica, come egli stesso scrisse, ossia con una civiltà inferiore a quella della razza bianca che attualmente ci vive. La nuova razza meticcia dovrebbe essere governata da una èlite massonico-finanziaria. Una razza meticcia la propose anche l’ex-ministro dell’Integrazione del governo Letta Cècile Kyenge, quella della nota proposta del genitore 1 e del genitore 2 in ossequio al piano LGBT della civiltà omosessuale insieme al noto George Soros.

L’ILLUSIONE DI CREARE UNA NUOVA RAZZA OMOGENEA METICCIA E MULTI-RELIGIOSA, QUANDO INVECE L’ISLAM SI PROPONE DI CONQUISTARE IL MONDO CON OGNI MEZZO

È una realtà virtuale quella che vorrebbe creare una razza meticcia e multi-religiosa. La realtà che il Corano esprime è che non ci sarà mai pace tra cristiani e musulmani, né con la civiltà occidentale né con quella orientale. L’Islam è una religione missionaria che si propone di conquistare il pianeta con ogni mezzo. La realtà ci dice che raramente avvengono stabili unioni tra neri e bianchi americani, o fra neri e bianchi del Sud-Africa antirazzista del defunto Mandela. Se esiste un razzismo bianco verso i neri, di sicuro esiste un razzismo nero verso i bianchi.

LE STORPIATURE SULLA STORIA COLONIALE NON MANCANO

Sul quotidiano comunista l’Unità leggevo nel 1964 che in Congo erano i mercenari bianchi a massacrare i missionari e i coloni belgi e che i patrioti congolesi Shimba li difendevano. Nel 1966 andai in Congo e trovai l’esatto contrario. Esisteva una avanzata del marxismo verso le ricchezze del Katanga e del Sud-Africa. Erano i 500 mercenari del V e VI comando che per conto dell’ONU contrastavano tale avanzata in Congo, e che salvavano i missionari, i coloni e le popolazioni nere dai 20 mila guerriglieri Shimba foraggiati dalla Cina, dall’URSS, dalla Cuba castrista e dai paesi dell’Est-Europa comunista. I ribelli Shimba provenivano da diverse tribù ed erano dei selvaggi spietati e sanguinari che godevano della sofferenza dei prigionieri torturati. Erano cannibali che mangiavano il cuore e il fegato delle persone massacrate, spalmandosi pure il corpo col sangue delle stesse.

TRAGEDIE IN CONGO, IN SUD-AFRICA E IN SUDAN

In Congo seppi pure della tragedia Sud-Africana. Volevo raggiungere il Sud-Africa passando per Stanleyville, dove stava combattendo i Shimba il mio amico maceratese Tullio Moneta, all’epoca tenente del V Comando Anglosassone, ma purtroppo non mi fu possibile. Tornato in Italia contattai il Fronte di Liberazione del Sud-Sudan, guidato dal presidente Joseph Odubo di cui divenni rappresentante in Italia nel 1967. Nel 1993 Odubo fu assassinato dagli stessi Sud-Sudanesi per motivi politico-tribali.

VIOLENZA IMPULSIVA E SANGUINARIA, CARATTERISTICA COSTANTE DELLE POPOLAZIONI AFRICANE

Ho avuto il tempo di piangere la morte di molti coraggiosi Sud-Sudanesi, da padre Saturnino Loura, assassinato da prezzolati ugandesi nel 1967, al maggiore Ferdinand Goi che mi chiamava huana (fratello), morto a Gulu in Uganda nel 1970. Ferdinand era una mente superiore. Parlava perfettamente italiano e amava la musica classica. La violenza impulsiva e sanguinaria è una caratteristica costante di quasi tutte le popolazioni africane. Sono noti i massacri tribali che sono avvenuti, avvengono e avverranno nel Continente Nero. Si sta oggi preparando un nuovo massacro della minoranza Tutsi in Burundi, voluto dal presidente Pierre Nkurunziza nel colpevole silenzio della Francia.

NON MANCANO IN AFRICA LE MENTI SUPERLATIVE

Giusto dire che molti africani hanno una mente superlativa. Cito ad esempio il cardinale Robert Sarah, prefetto per la Congregazione per il Culto Divino e la disciplina dei sacramenti. Un difensore del dogma che gli eretici, infiltrati fin negli alti vertici vaticani, vogliono cambiare e distruggere favorendo le posizioni protestanti e massoniche. Cito anche il vescovo anglicano sudafricano Desmond Tutu, premio Nobel 1984 per la pace, che lottò democraticamente contro l’Apartheid e per il potere ai Neri, mentre Nelson Mandela era il capo del terrorismo che metteva bombe e sacrificava soprattutto civili neri. Tutu salvò personalmente una donna nera vittima degli squadroni della morte di Nelson Mandela che stava bruciando viva con la collana, ossia infilata in un copertone di auto cosparso di benzina. Nel 1986 Mandela aveva infatti affermato che “Con le nostre scatole di fiammiferi e le nostre collane libereremo questo paese”. La ex moglie di Mandela fu accusata e condannata per diversi odiosi crimini. Ma nel Sud-Africa ormai democratico, anti-apartheid e antirazzista, non ci si azzarda a imprigionare la ex-moglie di Mandela.

NON MANCANO NEMMENO EPISODI DI EROISMO E DI MARTIRIO

Parecchi africani sono morti per rispettare un ideale e per mantenere la parola data. Voglio solo ricordare i 40 seminaristi di Buta nel Burundi, assassinati dai ribelli Hutu per non aver voluto rivelare quelli che tra di loro erano seminaristi di etnia Tutsi. Voglio ricordare le suore nere congolesi assassinate per non aver voluto cedere alle voglie degli ufficiali Shimba. Si dovrà pure riscrivere la storia dello schiavismo occidentale ed arabo. Le razzie nei villaggi africani sarebbero state impossibili senza che ci fosse una partecipazione attiva delle tribù nemiche. Chi ha camminato per foreste e savane sa che è impossibile muoversi senza l’aiuto dei neri che controllano quei territori e quelle piste.

IMPIETOSI SCONTRI TRIBALI ALL’ORDINE DEL GIORNO

Mi diceva Ferdinand Goi che sarebbe stato difficile togliere dall’inconscio tribale il ricordo delle razzie che alcune tribù sud-sudanesi avevano patito da parte di altre tribù vicine al soldo degli schiavisti arabi. Me ne resi conto personalmente con i gruppi di combattimento formati da soldati di diverse tribù nella zona del quartier generale di Owiny Ki-Bul. Vivevano sempre per gruppi tribali. Non fraternizzavano. E, quando gli arabi nordisti attaccavano, solo i guerriglieri Achidi e Uetri rimanevano a difendere il loro territorio, mentre i Denka e i mercenari Nuer, i cui territori erano 700 km a nord, semplicemente fuggivano. Senza contare tutte le volte che i guerriglieri delle varie tribù del fronte si sparavano tra di loro. Oggi è sempre uno scontro tribale quello che sta avvenendo nel Sud-Sudan indipendente.

LOTTE INTESTINE PER IL POTERE FALCIDIANO LA POPOLAZIONE SUD-SUDANESE E CREANO MIGLIAIA DI PROFUGHI

C’è stato l’assassinio del colonnello John Garang, primo presidente del Sud-Sudan indipendente, con un attentato al suo elicottero. Dopo questo fatto, due alti esponenti dei Denka e dei Nuer si stanno combattendo per prendere il potere e appropriarsi delle ricchezze di Salva Kiir e del Sud-Sudan, creando trame e insicurezze nell’intero paese e causando così migliaia e migliaia di profughi. Profughi che si vanno ad aggiungere a quelli del Darfur, più a nord, falcidiati da una fame nera nel disinteresse generale dei governi occidentali ed arabi.

IL FINE È QUELLO DI DISTRUGGERE LA NOSTRA IDENTITÀ OCCIDENTALE

Comunque, quelli che fuggirebbero da guerre e carestie pagando in dollari, con cifre che bastano a vivere in modo confortevole a casa loro, non dicono la verità. Fuggono soprattutto gli individui senza lavoro e quelli che hanno grane con la legge. O magari sono convinti da sponsor pseudo-umanitari ad emigrare clandestinamente, portandosi dietro la loro mentalità tribale e le loro pratiche magiche, col fine non dichiarato di distruggere la nostra identità occidentale.

L’OBIETTIVO RIMANE IL NUOVO ORDINE MONDIALE, DA ATTUARSI TRAMITE QUESTA EPICA INVASIONE DI MASSA

Sanno che qui in Italia, in attesa di un lavoro improbabile, si mangia comunque senza lavorare, si è curati, si è difesi, si è preferiti agli stessi indigeni bianchi e si hanno persino dei trattamenti speciali nei casi di guai con la giustizia. C’è una cosiddetta sinistra che li appoggia a fini elettorali con l’obiettivo storico di impiantare un Ordine Nuovo. E c’è un papa misericordioso che vorrebbe accogliere tutti i 20 milioni in procinto di arrivare per la gioia delle logge americane e dell’alta finanza. Alla fine, mescolando e fondendo due razze diverse in una inferiore si potrebbe finalmente camminare verso un Nuovo Ordine Mondiale. Ce la faranno gli Italiani e gli Europei a impedire questa invasione facilitata dalla sinistra e dal Pensiero Unico Vaticano?

POPOLAZIONE AFRICANA IN CRESCITA NONOSTANTE TUTTO

Malgrado le guerre, i genocidi e le epidemie, la popolazione africana continua a crescere. Nel 1963 in Sud-Africa c’erano 20 milioni di abitanti. Oggi sono saliti a 40 milioni, a cui si aggiungono i 4 milioni di immigrati poverissimi dello Zimbabwe, un tempo ricchissima colonia della Rhodesia del Nord. Immigrati che arrivano, vengono rastrellati e rimpatriati, e spesso ammazzati dai neri del Sud-Africa democratico e indipendente.

OPPORTUNISTI, QUESTUANTI ED ABILI GIOCATORI DELLA RACE-CARD

Per conformazione mentale gli africani sono degli opportunisti e dei questuanti. Giocano sempre la Race-Card, la carta razzista. “Ce l’hai con me perché sono nero”. Lo dicono in Sud-Africa quando gli insegnanti bianchi bocciano gli studenti neri, i quali pretendono invece la sufficienza nel voto, e lo dicono pure negli USA con la stessa giustificazione. Pretendono diplomi e lauree con la stessa mentalità con cui da noi si reclamava un tempo il voto politico del sei. I neri si sentono inferiori ai bianchi perché al momento lo sono. Ma utilizzano le scoperte scientifiche e tecniche dei bianchi e vestono come i bianchi. Però comprendono troppo spesso solo la forza fisica e la violenza, per cui si ammazzano con i kalashnikov dei bianchi quando per secoli hanno usato machete e bastoni.

IL GRIMALDELLO PSICOLOGICO DELLE MADRI E DEI BAMBINI PICCOLI

Vengono in Italia, grazie alla compiacenza dei politici progressisti e del clero, esprimendo sovente comportamenti arroganti verso le persone deboli, disarmate o istituzionalmente disabilitate a usare la forza. I giovani africani bene in carne, che giungono coi barconi per fuggire da guerre e carestie, usano come grimaldello psicologico i minori, assieme alle donne incinte, onde scardinare ogni opposizione al flusso migratorio. Si è obbligati a salvare vite umane in pericolo, soprattutto se ci sono madri e bambini piccoli, chiudendo completamente gli occhi se poi intervengono le navi dell’ONG, con fini legati al piano di distruzione della nostra identità occidentale.

ABBIAMO SUPERATO DA TEMPO IL LIVELLO DI GUARDIA

Non sarebbe ora di sapere quali di questi giovani e forti musulmani, mediorientali, pakistani, fuggono davvero da guerre e carestie? Ce lo dicano i partiti, la stampa e lo stesso pontefice. Ce lo dicano prima che la conquista dei nostri territori incancrenisca una situazione già insostenibile, già ai limiti di sopportazione economica e sociale.

LA MIA ESPERIENZA IN SUDAN, DOPO QUELLA CONGOLESE

Io stesso andai nel 1970 tra i guerriglieri del Sud-Sudan che combattevano contro l’esercito arabo-sudanese foraggiato dai paesi dell’Est Comunista, dai paesi arabi e dallo stesso governo italiano grazie al suo ministro degli esteri Amintore Fanfani. La zona lungo il fiume Nimur in cui mi trovavo era quella del quartier generale del Fronte di Liberazione comandato dal colonnello Joseph Lagu. I guerriglieri e la popolazione civile lungo il confine con l’Uganda mangiavano al giorno 2 tazze di manioca, di riso o di dura, con un condimento a base di sugo di arachidi al peperoncino rosso. A questa dieta aggiungevo un po’ di carne in scatola e di latte in polvere che spartivo coi guerriglieri assieme al tabacco.

MI SALVÒ UN CAPITANO NERO E POI L’AMBASCIATA FRANCESE IN UGANDA

Scattai foto col permesso degli ufficiali promettendo che non le avrei mostrate poi in Italia. Non volevano che il governo di Khartoum sapesse della malnutrizione in quella zona, e degli archi e delle frecce con sui combattevano i guerriglieri, oltre che con vecchie armi inglesi e a qualche kalashnikov. Un vecchio sergente dell’ex Equatorial Corp dava istruzioni per un attacco alla città di Torit dove c’era una base di elicotteri sovietici. Avrei dovuto filmare l’attacco di questi guerriglieri al comando del maggiore Andrea Makur. Purtroppo un occidentale non resiste a lungo con quella dieta inadeguata e bevendo l’acqua degli acquitrini. Avevo la dissenteria e una febbre altissima. Il capitano Managale Atot mi portò a spalla per chilometri fino in Uganda, salvandomi la vita. Fui poi curato grazie all’Ambasciata Francese, non fidandomi di quella italiana filo-araba.

I NERI RESTINO IN AFRICA, QUESTA È LA VERA RISPOSTA

La vera misericordia è quella di aiutare i Neri a rimanere in Africa. Prima però si dovrebbero eliminare, anche con le armi, i governi corrotti, inserendo politici trasparenti a cui dare il massimo appoggio finanziario e amministrativo. Invece la falsa misericordia è illudere questi disperati che la terra promessa sia qui da noi. Diventeranno sempre più disperati. Per uscire dalla disperazione, ricorranno sempre più alla violenza, magari al servizio di interessi politici scellerati.

I CRIMINI E LA CLIPTOMANIA DI MOBUTU DOVREBBERO INSEGNARE

Il colonnello Mike Ohr, comandante del V Comando Mercenari anglosassoni ed esperto di cose africane, aveva consigliato il presidente Mobutu di dare la cittadinanza come congolesi bianchi agli esperti amministrativi che avevano operato nell’ex Congo Belga. Il consiglio non fu seguito. Evidentemente i piani di Mobutu prevedevano mani libere con il potere, e nessun osservatore bianco sui suoi crimini e la sua cleptomania che gli fruttò oltre 5 miliardi di dollari che lo accompagnarono nel suo esilio dorato.

DISASTRI A RIPETIZIONE NELL’EX CONGO BELGA

In Congo, cacciati i belgi fu un disastro. Disastro che ancora continua in un territorio immenso che dovrebbe essere diviso in almeno 5 stati. Ma un conto è trattare lo sfruttamento delle ricchezze congolesi con un potere unico e altro è trattare con 5 governi diversi. Per molti di noi è il fallimento di ciò per cui abbiamo idealmente combattuto con le parole d’ordine della nostra giovinezza: L’Africa agli Africani, Diamo loro con una mano ciò che abbiamo rubato con l’altra, Mettiamoli in condizioni di fare da soli. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Riconosciamo che non si doveva dare l’indipendenza a popolazioni tribali impreparate, manovrabili e gettate in guerre tribali da capi sanguinari e corrotti, strumento della politica delle potenze coloniali e delle potenze comuniste che volevano conquistare le ricchezze minerarie del Katanga e del Sud-Africa.

GLI AFRICANI DEI BARCONI NON LA RACCONTANO GIUSTA

Chi ha avuto esperienza diretta di Africa, soprattutto in zone di guerra dove i raccolti vengono distrutti e le popolazioni terrorizzate fuggono verso i campi profughi, non riconosce in quegli africani dei barconi belli in carne che arrivano con le donne incinte e i bambini al collo, come persone che fuggono da guerre e carestie dopo un viaggio nel deserto e patimenti nelle prigioni libiche.

DOVE MAI FINISCONO I BAMBINI NERI NON ACCOMPAGNATI?

Ci dicano i perbenisti progressisti buonisti dove finiscono i bambini neri non accompagnati. Finiscono in mano ai pedofili? In mano alla mafia? Sui tavoli operatori per il prelievo organi? Oppure sgozzati sugli altari di reti innominabili? Ho contatti con persone esperte di cose africane. Confermano ruberie continue da parte di neri e di bianchi ai terminal aeroportuali sugli aiuti ONU, per cui meno della metà degli aiuti giunge a destino, alle popolazioni in zona di guerra. Aggiungono poi che esiste un grande inganno dietro questa immigrazione clandestina. Noi colonialisti prima e neocolonialisti oggi siamo la casa principale del disastro. Abbiamo prima diviso le tribù coi confini abusivi degli stati coloniali, poi abbiamo derubato e ancora oggi derubiamo quegli stati coloniali divenuti indipendenti grazie alla sudditanza di governi tribali, ladri, corrotti e spesso criminali. Perché è così che ci servono quei capi di governo. Serve che siano ladri e criminali e quindi ricattabili.

POLITICHE SCELLERATE DI FRANCIA, INGHILTERRA E USA CON L’ABBATTIMENTO DI GHEDDAFI

Per l’Italia il disastro è iniziato grazie alla politica scellerata della Francia, della Gran Bretagna, degli USA e dei lacché politici italiani che, coalizzati, hanno voluto l’abbattimento di Gheddafi, unica barriera valida all’invasione ora in atto. Ultimamente i politici ci stanno dicendo che la maggior parte degli emigrati sono di tipo economico. Ossia sono africani che vogliono in Europa un lavoro e un avvenire che al loro paese non hanno. Ma pure qui non esiste un lavoro autentico e dignitoso per loro, per cui i governanti non sanno quali pesci pigliare. Stanno pensando di spendere cifre enormi per riportarli a casa, farli seguire dai nostri addetti e trovare loro una occupazione nel paese d’origine, impiantando strutture socio-economiche in loco.

LA MIGLIORE SOLUZIONE STA NEL COINVOLGIMENTO DEI MISSIONARI

Perché non coinvolgere i missionari, gli unici veramente in grado di fare onestamente gli interessi di quelle popolazioni, facendoli partecipare al piano degli aiuti? C’è stato un nostro ministro della Difesa che proponeva di modificare la Costituzione per poter far entrare gli immigrati nelle forze armate e potergli poi dare la cittadinanza italiana. Questo ministro non sa che cosa ingestibile diventa un africano con un’arma in mano e con la copertura di una divisa militare: sarebbe un mercenario privo di ogni etica.

LE MULTINAZIONALI NON HANNO ALCUNA INTENZIONE DI MOLLARE L’OSSO AFRICANO

La proposta che si contrappone al piano di invasione è giustamente quella di aiutare i Neri a stare in casa loro sviluppando una economia ad essi congeniale e adatta a quelle zone tribali, con progetti mirati e controllati da seguire nel territorio, senza dare alcun soldo ai loro governi che sono incredibilmente ladri e lacché al servizio di tutte le multinazionali del pianeta. Le multinazionali non hanno alcuna intenzione di mollare l’osso africano e di continuare a spolparlo. Pensare che questi cartelli, l’alta economia, l’alta finanza e le banche inizino un percorso etico, illuminista ed illuminato è pura fantapolitica, oltre che pericolosa illusione.

IL FUTURO È NELLE MANI DEGLI AFRICANI

Una domanda occorre farla. Quanto durerà lo sfruttamento agricolo e minerario dell’Africa, dato che queste ricchezze non sono infinite? Il futuro è in mano agli africani, a patto che la smettano di sentirsi succubi dei bianchi e di essere eternamente divisi dal tribalismo. Purtroppo occorrerà molto tempo. Fino ad oggi gli africani hanno avuto il premio Nobel per la pace, un attestato politico. In un futuro  forse ancora lontano avremo dei Nobel africani per la scienza e l’economia. Anche la chiesa cattolica troverà nell’Africa la forza per la sua riscossa dogmatica. Per intanto le tragedie africane continuano nella totale indifferenza dei governi e degli organi di informazione. La guerra tribale nel Sud-Sudan ha già fatto decine di migliaia di morti e moltitudini di profughi.

INTANTO SI MUORE DI FAME NEI CAMPI PROFUGHI, CON L’INDIFFERENZA ASSOLUTA DEI GOVERNI E DEI MEDIA

Nei campi profughi muoiono letteralmente di fame i Nuba e i Darfur del Sudan. Ancora guerre in Somalia ed Eritrea, in Centrafrica, nelle zone del Sael, del Ciad, del Mali dove imperversano i gruppi jiadhisti. Caos nel Congo e nel nord del Kenya, caos nella Libia post-Gheddafi, dove gli occidentali hanno imposto un governo a Tripoli e tagliato fuori il generale Aftar, leader di Tobruk. Nel 2016 l’Italia ha fornito all’Africa armi leggere e pesanti per 14 miliardi di Euro. Non dovremo lamentarci se per la legge del karma noi che abbiamo seminato vento raccoglieremo tempesta. Già la stiamo raccogliendo per crimini precedenti.

UNA GUERRA DI INVASIONE RICHIEDE RISPOSTE ADEGUATE E LEGGI DI GUERRA

Intanto, un inizio per fermare l’invasione potrebbe essere quello di affondare le imbarcazioni dell’ONG prive di bandiera nazionale quando corrono a salvare chi ci sta invadendo in connivenza con l’invasione stessa. Ma, con la presente casta politica questa soluzione è irreale. Siamo vittima di una guerra non dichiarata di invasione e dovremmo comportarci secondo leggi di guerra verso gli scafisti e verso chi ci fa invadere.

ESSENDO NOI LACCHÉ DEL POTERE TEDESCO-FRANCO-BRITANNICO-AMERICANO, NULLA DI QUANTO SI DOVREBBE FARE VIENE FATTO

Ma siccome una gran parte di chi ci governa è formata da lacché dei tedeschi, dei francesi, delle logge americane dell’alta finanza, questi rimangono per ora vaneggiamenti. Se ti opponi alle invasioni chiedendo chiarezza sugli obiettivi, sui costi e sulle speculazioni rischi di essere bollato come razzista, da coloro che un tempo ti avrebbero bollato come fascista. È lo scotto che si paga per non voler portare la testa all’ammasso del Pensiero Unico Dominante in Europa e in Italia, imposto dalle logge angloamericane e dall’alta finanza massonica illuminista che guidano a bacchetta le politiche “progressiste” dei nostri tempi.

Giorgio Rapanelli

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COMMENTO DI VALDO VACCARO

CI SONO BUONI E CATTIVI IN OGNI ETNIA

Per quanto caratterizzato fortemente da specifiche esperienze personali, l’articolo di Rapanelli strabocca di verità e di buon senso. Qualche punto critico e qualche pregiudizio si potrà anche riscontrare, per il modo forse troppo sbrigativo ed unilaterale con cui dipinge il carattere dei Neri, tendente alla violenza come ci fosse qualcosa di sbagliato nel loro Dna. Ovvio che ha anche buone ragioni per farlo. Troppe stragi e troppe crudeltà si sono registrate nelle lotte tribali. Ma fare di ogni erba un fascio è sempre sbagliato. Ci sono i buoni e i cattivi in ogni etnia, indipendentemente dal colore della pelle. Essere bianchi insomma non è affatto garanzia di virtuosità e di buona condotta. Come lui stesso rileva, ci sono stati molti episodi di straordinario sacrificio personale e di martirio da parte dei Neri, per cui non mancano motivi per stimarli. Quel capitano sudanese che lo ha portato a spalle per chilometri fino alla salvezza in Uganda fa capire che la nobiltà d’animo non conosce confini.

RAPANELLI È UNO CHE PARLA CHIARO

Che poi esistano delle determinate tendenze negative e tipiche come l’opportunismo, la questua e la race-card, nessuno lo può negare. Se io fossi un Nero dell’Africa potrei inizialmente provare fastidio nella lettura di questo scritto, ma in fin dei conti Rapanelli non risulta essere affatto un denigratore della razza africana, ma semmai uno che parla chiaro, uno che ama e conosce l’Africa da vicino, e uno che fa delle proposte sensate a favore di una popolazione che merita di vivere dignitosamente nelle sue terre di origine grazie anche all’aiuto che gli verrà dato nelle giuste forme dagli stati europei.

CHI HA ELIMINATO IRRESPONSABILMENTE GHEDDAFI HA CREATO DISASTRI A CATENA

Non mancano nella visuale di Rapanelli gli addossamenti di responsabilità storica, il ruolo determinante anche in questi ultimissimi anni di Francia, Inghilterra e Stati Uniti, responsabili, assieme al servilismo e alla solita nullità e lacunosità politica dell’Italia, della brutale eliminazione del colonnello Gheddafi, che fungeva tra l’altro da formidabile barriera protettiva alle situazioni esplosive a sud del Sahara.

MACRON STRUMENTO DEI CARTELLI BANCARI E DEL NEOLOCONIALISMO FRANCO-AMERICANO

Tanto che, lo vediamo proprio in questi giorni, non sorprendono nessuno  le posizioni di un paese in totale malafede come la Francia, espresse nella persona del suo neo-presidente Macron. Emmanuel Macron, strumento docile e fedele dei cartelli bancari francesi e franco-americani che controllano la moneta, le sorti e l’intera politica dei 14 paesi magrebini e centrafricani provocando il grosso del flusso emigratorio verso le coste italiane. Emmanuel Macron esaltato ingenuamente dalla sinistra e dal centro-destra italiano come uomo di pace, di equilibrio e di sviluppo per la Francia e per l’Europa, ignorando le pesanti ombre del suo successo e la voracità dei falchi che lo sostengono.

NON C’È POSTO AL MONDO PER IL FANATISMO RELIGIOSO

Pure le considerazioni sull’Islam, da parte di Rapanelli, possono apparire a prima vista dure ma sono tuttavia veritiere e realistiche. Non esiste in quella religione, allo stato attuale, alcuna voglia di integrazione o di compromesso ma soltanto ambizioni di conquista universale, di espansione e di dominio totale, molto similmente del resto a com’era il cattolicesimo missionario dei secoli passati. Quel cattolicesimo fideista e inquisitore che ha dovuto subire notevoli ristrutturazioni ed evoluzioni prima di diventare relativamente innocuo e quindi accettabile per la gente, oltre che iper-criticato quando serve e quando merita. Come dire che col fanatismo non si fanno passi avanti. Non esiste nell’Islam generosità e disponibilità nemmeno verso le correnti dissidenti interne, come dimostrano le aspre e letali lotte tra Sciiti e Sunniti. Ovvio che qui serve approfondire, per una migliore comprensione del fenomeno immigrati neri e islamici che rappresentano la maggioranza tra le genti dei barconi, per una corretta analisi della prospettiva di convivenza futura tra italiani cristiani o laici e magrebini musulmani.

ARABIA SAUDITA CULLA DELL’ISLAM, DEL WAHABISMO E DEL SALAFISMO

L’Arabia Saudita è il Paese che racchiude il cuore storico e religioso dell’Islam, visto che entro i suoi confini si trovano La Mecca e Medinarispettivamente le città di nascita e di morte del Profeta Maometto (571-682) e, oggi, i due principali luoghi di culto per i fedeli musulmani. La monarchia saudita, con una popolazione che per oltre l’80% è sunnita, si basa sulla legge islamica,la Shari’a. È qui che è nato e si è sviluppato anche il Wahabismo, corrente ultraconservatrice che richiama a un’interpretazione letterale e dogmatica dei testi sacri e che è anche alla base del salafismo radicale che ispira numerosi gruppi terroristici islamisti.

IRAN, SIRIA ED HEZBOLLAH: LA MEZZALUNA SCIITA

Altro Paese governato secondo la piena applicazione della Shari’a è l’Iran. Dopo la rivoluzione khomeinista del 1979 e il passaggio traumatico di potere dallo Scià Reza Pahlavi agli ayatollah della Repubblica Islamica, nel Paese è tornata in vigore la rigida applicazione della legge islamica. Un cambiamento che ha stravolto lo stile di vita della popolazione. Col tempo, soprattutto dopo la morte dell’ayatollah Ruhollah Khomeyni e l’elezione di Ali Khamenei come Guida Suprema, l’applicazione della legge islamica in Iran ha subito delle modifiche, anche per le pressioni della comunità internazionale in materia di diritti umani, pur restando questo paese ancora oggi tra i primi nel mondo per numero di esecuzioni. L’Iran è anche a capo di quella coalizione religiosa, che in realtà è soprattutto un’unione politica e strategica, composta anche dalla Siria, che dal 1970 è governata dalla dinastia degli Assad e dal Partito di Dio libanese, Hezbollah.

DIFFERENZE TRA SALAF E BIDA, TRA MUSLIM E KAFIR

Salaf in arabo significa predecessori o antenati, per cui indica i primi seguaci dell’Islam. Quello che nel mondo cristiano si dice evangelico. Il salafismo propugna un ritorno alle origini, all’insegnamento islamico depurato dalle tradizioni  dei vari popoli, depurato dalle esigenze politico-sociali-economiche del momento e soprattutto dalle influenze del mondo occidentale. Le regole dell’Islam valgono per tutti. Allah non fa distinzioni tra nazioni e tra razze, tra bianchi e neri, tra occidentali e orientali. L’unica differenza è tra Muslim (credente) e Kafir (non credente). Fondamentale la distinzione tra Salaf (cioè delle origini) e Bida (cioè innovazione o modifica rispetto ai tempi di Maometto). Salaf viene accettato in modo assoluto e Bida viene respinto come shirk (politeismo) o kufr (paganismo), da parte dei più devoti ed ortodossi. Viene ad esempio respinto il culto dei morti, delle tombe e dei monumenti, viene respinto l’uso di maestri e viene respinta l’invocazione a Maometto.

CONTESTAZIONI AL RIGORE SALAFISTA

Il rigore salafista trova comunque molte contestazioni all’interno dell’Islam. Si obietta che il culto della tomba è stato incoraggiato dal profeta stesso quando disse “Io sarò vivo e fresco nella mia tomba, e a chi mi saluterà gli ritornerò il saluto”. Si osserva pure che gli stessi salafiti hanno dei maestri da seguire, e si contesta in particolare che una minoranza voglia imporre il suo parere alla grande maggioranza della Umma, ovvero della comunità dei credenti. Queste lotte interne non sono dissimili da quelle tra luterani protestanti e il papato romano. Martin Lutero chiedeva infatti un ritorno alle regole dei tempi evangelici.

IL MOVIMENTO WAHABITA

Nell’ambito del Salafismo hanno particolare rilievo i Wahabiti, il cui movimento fa riferimento a Muhammed Ibn Abd al-Wahab (1703-1792), che si formò  secondo una impostazione rigorosa del diritto islamico (Shari’a) ricavata dal Corano e dagli Hadith (episodi di vita del profeta), propugnando un intransigente ritorno alle origini. L’Arabia alla metà del ‘700 era dominata da tante tribù in lottafra di loro. Al-Wahab si alleò allora con l’Emiro Muhammad Ben Saud (da qui Arabia Saudita) e conquistò i luoghi santi di Mecca e Medina, distruggendo  i monumenti di Khadija (sposa di Maometto), di Abu Bakr (1° Califfo) e di Ali (4° Califfo), e si portarono pure via i ricchi tessuti che ornavano la tomba del profeta. Il movimento salafista fu poi combattuto aspramente dall’Impero Turco e da Muhamad Alive, Sultano d’Egitto.

LA DIVISIONE TRA SUNNITI E SCIITI

Più importante ancora storicamente è il conflitto insanabile col mondo Sciita. La divisione tra Sunniti e Sciiti è servita a giustificare molte guerre e rivoluzioni, anche le più recenti, per il controllo politico e territoriale, soprattutto in Medio Oriente. Dalla guerra civile siriana, alle rivolte nello Yemen fino all’infinito conflitto iracheno, la religione è ancora usata come pretesto per la conquista del potere.Nella tradizione sciita assumono notevole importanza i pellegrinaggi alla tomba e il portare in processione immagini dei 12 Iman Sciiti. Nel 1802 i Wahabiti attaccarono Kerbala in Iraq, la città sacra degli Sciiti e saccheggiarono il mausoleo più sacro per gli Sciiti, quello dell’Iman Hussein. Va notato che il contrasto tra Wahabiti e Sciiti spiega molti avvenimenti contemporanei. La rivoluzione integralista dell’Ayatollah Khomeini nell’Iran Sciita non trovò appoggi dall’Arabia Saudita che sostenne invece l’Iraq laico di Saddam Hussein, così come l’Iran si è sempre dichiarato avversario di Osama Bin Laden che si considerava wahabita. In questi complicati conflitti sono presenti anche rivalità etniche fra arabi ed iraniani in Iran e Iraq, e fra Dari (ramo degli iraniani) e Pashtun (etnia pakistana) in Afghanistan.

SALAFISMO E OCCIDENTE

La concezione salafita è contraria a tutto ciò che non è contenuto nell’Islam dei primi tempi e delle origini. A maggior ragione è contrario a tutti gli influssi provenienti dall’Occidente, civiltà non islamica ed espressione dei Crociati e del Cristianesimo, religione intersecata ed inquinata dall’ateismo e dal laicismo che negano nel mondo la validità della legge divina. Khomeini, non salafita ma espressione di un Islam rigoroso, definì l’America non grande nemico ma Grande Satana, paese del Male e dell’egoismo eretto a sistema, con immoralità e prostituzione eretti a principi morali. Ecco allora la necessità di un ritorno integrale al Corano, la necessità di purificarsi da ogni influsso occidentale. Non una rinuncia alle scoperte scientifiche e al progresso tecnico, ma alle concezioni etico-politiche degli occidentali.

GLI UOMINI EMARGINATI E SRADICATI DALLE ORIGINI, CIOÈ PRIVI DI IDENTITÀ, DIVENTANO PERICOLOSI PER GENERAZIONI

Può destare meraviglia che teorie tanto radicali possano trovare seguito non solo nei paesi tradizionalmente islamici ma soprattutto tra i musulmani trapiantati in Occidente e fra i convertiti all’Islam di origine occidentale. Bisogna qui fare ricorso al concetto di “marginal man”, cioè alla situazione in cui vengono a trovarsi individui emigrati in Occidente che restano sospesi fra due identità diverse, che sono percepiti come diversi perché musulmani dagli occidentali e come diversi dai compatrioti musulmani, perché vissuti in Occidente. Un emigrante magrebino di 3° generazione in Francia non viene percepito come francese dai francesi, ma nemmeno come arabo dagli arabi, per cui la sua identità rimane incerta e indefinita. Il salafismo invece gli offre una identità decontestualizzata nel tempo e nello spazio. Un salafista non è né afghano né americano, non è del XXI secolo e non è del X secolo. Vive in una patria ideale senza confini, non ha tradizioni, né patria, né tempo. È una identità adatta per uno che sia rimasto spiantato da ogni patria e da ogni tradizione.

SALAFISMO E TERRORISMO

In Occidente il fondamentalismo islamico è sinonimo di terrorismo. In realtà non c’è nulla in comune tra essere devoto ed essere terrorista. Seguire il Corano in modo puntuale, stare attenti che negli animali macellati non resti alcuna traccia di sangue, che si mangi qualsiasi animale ma mai nulla del maiale, che si recitino le preghiere nel modo più corretto, tutte queste cose non hanno alcuna attinenza col mettere le bombe su treni ed aerei o col compiere atti terroristici e di violenza su persone e cose. Non è realistico che i musulmani intendano convertire il resto del mondo a colpi di bombe, di cinture esplosive e di massacri.

EVOLUZIONE ANTI-OCCIDENTALE DEL SALAFISMO

Storicamente il salafismo non è stato sempre nemico dell’Occidente. In tempi recenti la monarchia wahabita dell’Arabia Saudita è stata la più fedele alleata degli USA nell’area mediorientale in chiave anti-comunista. Lo stesso Bin Laden in altri tempi ha ricevuto aiuti dagli USA. Pure i Talebani hanno preso il potere in Afghanistan con l’appoggio indiretto degli americani, tramite gli alleati pakistani e sauditi. Sta di fatto che le organizzazioni terroristiche che operano in Occidente si richiamano alla ideologia salafista e comunque all’integralismo islamico. Per risolvere l’enigma bisogna partire da un’analisi del mondo arabo e musulmano.

FALLIMENTO DEL TENTATIVO DI MODERNIZZAZIONE

Prima degli anni ’80 prevalevano nell’Islam correnti ispirate più o meno alla cultura occidentale liberista o anche socialista. Alcuni stati erano filo-occidentali e altri filo-sovietici. Ma questa opera di modernizzazione non ha funzionato. Le crisi economiche locali, la crisi globale negli scambi, le svalutazioni del dollaro Usa, micidiali per i cambiavalute musulmani nel mondo che detenevano e tesaurizzavano enormi quantitativi del biglietto verde, le tensioni tra Israeliani e Palestinesi, hanno rovesciato la situazione.

LOTTA FURIOSA AL GRANDE SATANA

Hanno fatto sì che correnti più integraliste, sotto l’etichetta del salafismo, prendessero vigore e consistenza, per cui è nata una lotta interna al mondo arabo fra i modernisti filo-occidentali e i fautori del ritorno integrale all’Islam delle origini. Il conflitto è passato ben presto dal piano culturale a quello politico e militare. In Iran è esplosa la rivoluzione Sciita, una rivoluzione popolare. Alcuni gruppi hanno ritenuto che il vero nemico da combattere non fossero più i regimi arabi laici ma gli occidentali che li proteggevano e li ispiravano. Gruppi come Al Qaeda hanno alzato il tiro colpendo gli USA nella speranza di unire tutto il mondo arabo in una guerra comune contro il Grande Satana, contro l’America e l’Occidente, soprattutto per far apparire i regimi arabi non islamici come emanazione del Grande Satana.

PROSPETTIVE GRAME PER IL TERRORISMO, MA ANCHE PER IL MONDO INTERO CHE LO SUBISCE

La situazione del terrorismo è perdente. Dovunque in Occidente e in Medioriente la caccia al sospetto di terrorismo è accanita. Il movimento salafita nel suo insieme viene visto come fonte di ogni attentato, tanto più che è difficile distinguere un salafita pacifico da un salafita che ricorre al terrore, spesso con modalità improvvise ed inattese. America, Cina, Russia, India, Europa e la stessa maggioranza dei musulmani del mondo è comunque nemica del terrorismo islamico nelle varie versioni, incluso Al Qaeda e incluso Isis. Nessun dubbio sull’esito finale del conflitto. Anche se i terroristi vincessero uno o cento battaglie, rimarrebbero sconfitti e perdenti, incrementando nel contempo l’odio e l’avversione implacabile nei loro confronti, nonché la universale esecrazione per i loro brutali ed imperdonabili crimini. Il problema è invece quanti esseri umani, quante migliaia se non milioni, dovranno ancora morire e soffrire inutilmente, si chiede il prof Giovanni De Sio Cesari, da cui ho tratto diversi spunti.

IN AFGHANISTAN ED IRAN PRIMA DEGLI STRAVOLGIMENTI POLITICI

Riconosco di essere stato fortunato nelle mie peripezie di export manager e marketing researcher per alcune aziende italiane produttrici di impianti edil-stradali e di strumenti di prova sui materiali. Visitai più volte Kabul e l’Afghanistan quando era ancora in carica il re Mohammed Zahir Shah (1914-2007). Erano anni tranquilli. L’unico inconveniente che corsi fu di essere centrato da una abbondante merda di cammello scagliatami con meticolosa precisione da una contadinella afghana che mi ero permesso di fotografare, suscitando la sua spropositata reazione. Visitai più volte Tehran ed Esfahan, quando era ancora in carica lo Shah Reza Palhevi (1919-1980) e quindi prima del trambusto generale del khomeinismo. Paese magnifico con le ragazze vestite ancora all’occidentale e smaliziate al punto da avvicinarti e parlarti. Formidabili i bar privi di alcolici, di bibite e di caffè, ma stracolmi di melegrane e di succhi freschi e salubri a costo ridicolo. Stupendi i carretti carichi di foglie di acetosa e di pesche crude in vendita. Damasco era una perla di città. Baghdad la ricordo da prigioniero in aeroporto per una irregolarità di visto, ma fui confortato dalle impiegate che intenerite mi rifilavano di soppiatto mandarini e datteri.

STRAORDINARIE ESPERIENZE IN ARABIA SAUDITA

Bahrain, Kuwait, Emirati Arabi, Abu Dhabi e Dubai erano punti di grande libertà, per quegli anni e quelle zone, e lo sono tuttora. Ma trovai davvero eccezionale l’Arabia Saudita. Ci viveva tra l’altro da anni un tecnico friulano di Mortegliano-Udine, sposato con una ragazza locale e diventato necessariamente islamico per poterla sposare, dopo incredibili pressioni e vicissitudini. Essendo rigorosamente vietato l’alcol aveva imparato a farsi del buon vino partendo dall’uva sultanina secca, liberamente in vendita sul mercato. In quel viaggio ebbi modo di salvare il mio vegetarianismo in un grosso party organizzato dalla famiglia reale. Al posto della carne di montone mi venne gentilmente servito del riso, dei pomodori e degli squisiti datteri. Il giorno dopo il cugino del re Abdul Aziz, al quale avevo fornito un impianto di betonaggio per la sua nuova residenza nei dintorni della Mecca, visto che guardavo con interesse i quadri d’autore esposti nel suo ufficio, mi chiese quale di essi mi piacesse di più. Gli indicai quello di un cacciatore arabo con un falco in spalla. Lo prese, lo staccò dalla parete e mi disse “Questo è per te”, lasciandomi letteralmente di stucco. A quel regalo che tuttora conservo, aggiunse uno scatolone di datteri e di squisiti dolci arabi. Una generosità, un garbo e uno stile che hanno dell’incredibile. Forse per queste esperienze trovo difficile demonizzare una persona per la sua appartenenza a una religione piuttosto che a un’altra.

ALCUNI RICORDI DALL’AFRICA

Ritornando al tema iniziale dell’Africa, mi sono trovato spesso per motivi di lavoro in quelle zone negli anni ’70, con permanenze in Senegal, Sud-Africa, Angola e Mozambico, e con brevi puntate in Algeria, Tunisia, Egitto, Nigeria e Madagascar, trovandovi situazioni assai diverse tra un paese e l’altro. Nel 1966 avevo visto il celebre film-documentario “Africa Addio” di Prosperi e Jacopetti, con scene agghiaccianti e massacri indescrivibili di animali, di elefanti e di intere tribù. Qualche pregiudizio potrei anche averlo avuto. Per la mancanza di un visto sul passaporto al mio arrivo a Nairobi dal Senegal, rimasi in stato di arresto con un mitra carico puntato costantemente sulla schiena per 11 ore ininterrotte, fino alla fortunosa partenza di un volo Alitalia per Addis Abeba. Il giovane nero agghindato nella sua divisa verde stava dietro il mitra con gesti eloquenti di minaccia. “Non fare una mossa falsa altrimenti ti sparo”. Non staccò la canna dalla schiena nemmeno quando ottenni la generosa concessione di recarmi in toeletta. Qualche motivo per dar ragione a Rapanelli ce l’ho.

ESTREMO ORIENTE E SUD-EST ASIATICO SONO UN’ALTRA COSA

Nell’assieme posso dire di aver percepito quasi dovunque una sensazione di precarietà sul piano della sicurezza, trattandosi di paesi instabili e spesso in ebollizione politica, piuttosto che in pacifica e graduale evoluzione verso situazioni di normalità e di convivenza pacifica. E fu per questo che trovai il continente asiatico, ed in particolare l’Estremo Oriente e il Sud-Est Asiatico, assai più vivibili e rilassanti, assai più aperti ed evoluti non soltanto del Continente Nero, ma spesso della stessa Europa, favoriti enormemente dalla religione più gentile, più tollerante, più antidogmatica e libera del mondo che si chiama Buddhismo, senza alcuna offesa per le super-religioni ebraiche, cristiane e musulmane che dominano il pianeta.

Valdo Vaccaro

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8 commenti

  1. Alessandro Loiacono on

    vaccaro non ha mai letto il Corano altrimenti non sparerebbe tutte queste cazzate del tipo ‘la realtà che il Corano esprime è che non ci sarà mai pace tra cristiani e musulmani’

    • Fausto Orazi on

      Loiacono, dico solo che se tu l’hai letto e credi sia possibile, allora sei tu a avere problemi di apprendimento.
      Dovrebbero rinunciare alla sharia, cioè dar fuoco al Corano, fare una Costituente e riscrivere tutto il Diritto, penale e civile.
      Ma temo non capirai nemmeno questo.

      .

      • Alessandro Loiacono on

        A differenza di te e di vaccaro io conosco il Corano, da quelle tre parole che dici capisco che tu non l’hai mai letto e non ci sarebbe niente di male se non fossi così arrogante voler parlare di qualcosa che ignori. Secondo il Corano l’Islam è la religione manifestata in tutte le Scritture e rivelata a tutti i profeti. Leggiti il Corano, c’è scritto: “Non c’è compulsione nella religione”. (2:256). LE differenze tra le religioni sono solo differenze tra leggi, cioè fra le loro dimensioni legali, temporali, soggette a cambiamenti nel tempo e nel luogo, mentre la loro dimensione essenziale della fede è la stessa. Nel Corano infatti c’è scritto: “Coloroche credono (nel Corano), quelli che seguono le scritture degli Ebrei e dei Cristiani, chiunque creda in Dio e che compia opere giuste non avrà paura né ragione di lamentarsi (5:69). Ci sono molti passaggi del Corano che mostrano come Muhammad presento’ agli arabi lo stesso messaggio già presentato ai cristiani e agli ebrei. Nel capitolo 10, il Corano chiarisce il dubbio di Muhammad sulla sua missione raccomandando di chiedere agli ebrei e ai cristiani: “Se hai dubbi su ciò che ti abbiamo rivelato, chiedi a chi ha letto il libro prima a te (cristiani ed ebrei)”. Naturalmente non sai niente neanche della sharia, perchè infatti non esiste una sharia ma una pluralità diverse di queste che si sono adattate in maniera diversa ai diversi popoli.

        • Ciao Alessandro…finalmente uno che parla a ragion di causa!!! Valdo non dovrebbe dare spazio a persone di tale ignoranza…”invasione…superiorità della razza bianca”…ma siamo tornati a fine ottocento!!?? Mi spiace che così facendo perde di credibilità anche ciò che di buono viene detto in questo blog…posso semplificare a ra rapanello la sostanza delle cose? Integrazione impossibile tra cristiani e musulmani? Il cristianesimo è un eresia dell ebraismo e i l islam è un’eresia del cristianesimo…quindi l integrazione non è possibile perché di fatto siamo già la stessa cosa…il problema è che il saggio indica la luna e lo stolto guarda il dito…Mandela un terrorista ?…ma mi faccia il piacere mi faccia!!!!

          • Alessandro Loiacono on

            Nell’Islam girano troppi luoghi comuni come lapidazione (che non esiste nel Corano), inferiorità della donna, pena di morte per gli omosessuali (anche queste estranee al Corano), lotta e odio contro i giudei e i cristiani (quando invece è espresso l’idea esattamente contraria) e tanto altro. Purtroppo in Italia per quanto riguarda l’islam l’ignoranza di personaggi come la Fallaci e Magdi Allam docet. L’Isis non è altro che un’ideologia moderna, copiata dall’occidente. Se ci fosse la volontà di studiare l’islam, un’armonia sarebbe non solo possibile, ma anche relativamente facile da realizzare

  2. Ogni tanto escono strani soggetti, tipo boldrini-bergoglio, epigoni cattocomunisti associati nella distruzione dell’Italia dal 1945, ora vogliono lasciare che il predatore infedele islamico venga integrato nell’unica cultura razionale del mondo, quella greco-romana.
    Occupando sedie teoricamente al sicuro, chiedono agli italiani di integrarsi con l’etnia islamica per motivi a loro favorevoli ma assolutamente nocivi ai cittadini.
    Solo l’orrore della “festa” dell’olocausto, derivata dalla macelleria che era la spianata del Tempio di Gerusalemme, chiede il blocco totale delle frontiere.
    Impedire l’invasione oggi camuffata da “aiuto umanitario”.
    Dopo le violenze di Rimini, proprio ieri a Roma una giovanissima turista finlandese, ha fatto l’errore di accettare il passaggio da un islamico, uno del Bangladesh con visto per “aiuto umanitario”. E’ finita violentata derubata malmenata. Dopo l’accusa di incapacità da parte del Ministro polacco ora sarà la volta di quello finlandese.
    Su quali basi di violenza sia fondata la in-civiltà islamica, ve lo lascio raccontare da un brano pubblicato in un articolo della Stampa. https://uploads.disquscdn.com/images/900eebe7ff4bc183f471e9123ec94ce4dc154cc4197b9f4c2e5593909f4348aa.jpg

    • Ecco il brano:

      “Si era ribellata perché non ne aveva diritto. Una ragazza di 18 anni, pur se residente in Nord Italia, perfettamente integrata e prossima all’università, non aveva diritto ad innamorarsi e meritava dunque la faccia sull’asfalto per ricordarsi che non aveva la libertà di muoversi se non all’interno di limitati binari costruiti secondo la logica della repressione femminile. Un labirinto di regole. Un costruire il Haram (peccato) nella donna, e un Halal (lecito) per l’uomo in una cornice di ipocrisia, con il risultato di dar vita a uomini malati, violenti e paradossalmente fragili.

      Ho capito cosa significa per una ragazza avere un fratello maggiore, quando adolescente, sono stato beccato con la mia fidanzatina dell’epoca da suo fratello. Parliamo di un amore adolescenziale. Eravamo poco distanti dalla scuola, lei con il suo grembiule bianco ed io con lo zaino in spalla, appoggiati ad un albero, forse le tenevo la mano. Il fratello spuntò da non si sa dove accompagnato da altri suoi amici. Non ebbi nemmeno il tempo di accorgermene, che la sua furia si abbatté sulla sorella e su di me. Nel menarmi si associarono anche i suoi amici. La mia umiliazione e la sua sono durate tantissimo. Forse da quel giorno non siamo più stati in grado di guardarci negli occhi, anche se studiavamo nella stessa classe; da quel giorno ci siamo evitati. Quello che ci era accaduto era un fatto normale. Come si può crescere da uomini e donne con questa violenza normalizzata e legittimata da un’intera società? ” https://uploads.disquscdn.com/images/a6119113de200bb33639cf93144d84f94da3163d81a536904e00fbb68e01b346.jpg