SENO, OVAIE ED ENDOCRINOTERAPIA POST-OPERATORIA

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LETTERA

INTENDO LEGGERLA A FONDO

Gentilissimo Prof Vaccaro, la conosco da qualche mese grazie ad una mia collega di lavoro che parla a noi tutti del suo blog, perché è veramente convinta, grazie a lei, di aver trovato una risposta a tutti i suoi problemi. Non ho ancora letto i suoi libri, ma di sicuro anche io presto lo farò!

UN PERCORSO DAVVERO ACCIDENTATO

Le sottopongo un problema personale importante, certa di poter avere delle risposte soddisfacenti. Tre anni fa, operazione al seno per un tumore ormono-dipendente. Sono stata poi sottoposta a chemio e radio-terapia. Successivamente a terapia con tamoxifene.

METASTASI OVARICHE, ASPORTAZIONE, CURE FEMARA E OSTEOPENIA

A distanza di un anno e mezzo si sono presentate delle metastasi ovariche e mi hanno asportato entrambe le ovaie. Attualmente sono in cura con Femara da quasi due anni. Ed iniziano a presentarsi altri problemi ancora. Infatti sono arrivata ad avere una grave osteopenia a soli 40 anni.

CHE FARE IN UNA SITUAZIONE DEL GENERE?

Vorrei sapere da lei cosa è possibile fare in questa situazione ed avere dei consigli. Certa di una sua risposta,
la saluto cordialmente.
Christina

*****

RISPOSTA

BOLLETTINI DI GUERRA, TRINCEE E SALE OPERATORIE

Ciao Christina. Vorrei tanto avere la carta vincente e tirarti fuori dai guai. La tua è una delle tante lettere che continuo a ricevere e che non vorrei ricevere. Più che lettere sono bollettini di guerra. Testimonianze dirette e drammatiche di quello che succede a voi donne ogniqualvolta vi mettete nelle mani di una sanità devastante e distruttiva come non mai.

STORIE DA BRIVIDO

Spero solo che queste storie vere e da brivido servano ad aprire gli occhi alla gente, a distoglierla dall’ammalarsi e a distoglierla dall’affidare il proprio corpo a qualcuno che, senza nemmeno capire il come-dove-perché della neoformazione, incide, asporta, usa chemio e radioterapie, causa recidive e metastasi, impone farmaci micidiali in un crescendo di sofferenze e di complicazioni che nemmeno il termine diabolico è sufficiente a descrivere.

UN GIOCO INFAME SULLA PELLE DI CHI SOFFRE

Che senso abbia arricchire la già vasta gamma di tumori al seno, aggiungendo la nuova categoria dei tumori
ormono-dipendenti non l’ho capito e non lo capirò mai. L’unica spiegazione possibile è che più varietà tumorali si inventano e più farmaci compaiono sul mercato. Un gioco infame che si realizza sulla pelle delle disgraziate che soffrono. Dire che il carcinoma mammario è una neoplasia estrogeno-dipendente è un volo pindarico di menti deboli e malaticce, allenate a raccondare bugie, bugiette, farse e fandonie. Allenate a mentire tutti i giorni, non da anni ma da decenni.

LE COSE DETTE A META’ NON SERVONO A NIENTE

Gli sbalzi ormonali sono causa di cancro? Ma cos’è che genera gli sbalzi ormonali? Le cose si devono dire non a metà ma fino in fondo, in massima chiarezza. Se non c’è chiarezza non puoi curare e ancor meno puoi guarire. Sei come un cieco che brancola nel buio. Grazie al fatto di non essere medico, e di non essere colluso con le case farmaceutiche, ho una visuale di assieme libera, autonoma e razionale sul tumore e sul cancro. La ho espressa più volte in varie modalità. Nella tesina “Tumore barriera e strumento del sistema immunitario” ci sono ad esempio i punti fondamentali.

MEDICINA PRIVA DI UN QUADRO LOGICO

I medici sono sprovvisti di una teoria seria sul cancro. Definire il cancro come patologia di origini misteriose, sconosciute, lantaniche, idiopatiche e criptogenetiche, non aiuta e non chiarisce. Ancor meno aiuta e chiarisce il parlare di cancro virale, di cancro genetico, di cancro autoimmune e di cancro estrogeno-dipendente.

NEOPLASIA ESTROGENO-DIPENDENTE

Riporto qui di seguito qualche brano tratto dal sito Senology News del dr Gianpaolo Andreoletti.
“Numerose evidenze sperimentali, epidemiologiche e cliniche hanno chiarito ormai da molti anni che il carcinoma mammario è una neoplasia estrogeno-dipendente”. Ammesso e non concesso che ciò sia vero, se la responsabilità fosse davvero dell’estrogeno, non è bloccando l’estrogeno che risolvi qualcosa. Devi sempre rispondere alla domanda “Cos’è che fa prolificare l’estrogeno?”. La medicina se ne guarda bene dal dirlo.

INTERVENTO FARMACOLOGICO SUL SINTOMO MEDIANTE IL TAMOXIFENE

Ecco però che anche qui prevale la soluzione superficiale e non-risolvente dell’intervento sul sintomo. L’introduzione del tamoxifene, sostanza che agisce a livello mammario in senso antiestrogenico attraverso l’inibizione competitiva del legame degli estrogeni con i loro recettori nucleari, ha consentito nel tempo di ridurre il ricorso a terapie chirurgiche aggressive (ovariectomia, ipofisectomia o adrenalectomia), finalizzate al blocco della produzione endogena di estrogeni e, conseguentemente, alla riduzione dello stimolo proliferativo sulle cellule carcinomatose mammarie. Il tamoxifene venne approvato dalla Food and Drug Administration nel 1977 per il trattamento delle donne con cancro mammario avanzato e, diversi anni dopo, per il trattamento adiuvante di neoplasie mammarie trattate chirurgicamente in modo apparentemente radicale.

ENDOCRINOTERAPIA

Da allora l’utilizzo del tamoxifene si è progressivamente diffuso, anche, recentemente, in senso preventivo (in particolare in donne ad alto rischio familiare o individuale di sviluppo di cancro mammario). Parlare oggi di endocrinoterapia del tumore della mammella significa perciò essenzialmente parlare di tamoxifene, dei suoi benefici e dei rischi potenziali connessi al suo utilizzo. Altre terapie endocrinologiche (progestinici, analoghi LHRH, inibitori delle aromatasi, raloxifene), seppure in certi casi promettenti per il futuro, hanno, allo stato attuale delle conoscenze e della pratica clinica, un ruolo ancora marginale.

TRATTAMENTO ENDOCRINOLOGICO DEL CARCINOMA MAMMARIO SUI RECETTORI

Lo stato recettoriale del tumore mammario costituisce il principale fattore biologico che influenza o determina la risposta della neoplasia alla terapia endocrina. Numerosi studi hanno evidenziato il valore dei recettori per gli estrogeni (ER) e, secondariamente, dei recettori per il progesterone (PgR) come indicatori di sensibilità del tumore. Oltre allo stato recettoriale (ER+ o ER-; PgR+ o Pgr-), anche il livello recettoriale, cioè la quantità dei recettori ormonali espressa in fentomoli, condiziona in modo significativo la risposta al trattamento ormonale.

RECETTORI ORMONALI ATTIVI E FENTOMOLI

Un livello recettoriale di 20-100 fentomoli è associato ad un valore di 45% di risposte obiettive. Un livello recettoriale superiore a 200 fentomoli determina invece un 80% di risposte obiettive alla terapia endocrina. Va tuttavia sottolineato che tassi di risposte obiettive dell’ordine dell’8-10% sono state riportate in donne con neoplasie povere di recettori ormonali.

CURA PALLIATIVA DEI TUMORI METASTATICI

Il blocco dello stimolo estrogenico è quindi in grado di inibire la produzione di questi fattori, che stimolano la proliferazione cellulare. Il trattamento endocrinologico del carcinoma mammario trova i suoi principali campi di applicazione nella terapia adiuvante post-chirurgica e nella cura palliativa dei tumori metastatici. Recentemente è stato proposto un suo utilizzo anche nella terapia preoperatoria (o neoadiuvante) di neoplasie localmente avanzate.

RUOLO DEL TAMOXIFENE NELLA ENDOCRINOTERAPIA ADIUVANTE

La endocrinoterapia adiuvante: il tamoxifene rappresenta il farmaco di scelta nella terapia endocrina adiuvante delle pazienti operate per cancro mammario. Tale trattamento segue generalmente quello chemioterapico (tranne in donne molto anziane, nelle quali si tende a non praticare la chemioterapia adiuvante e si ricorre direttamente alla endocrinoterapia adiuvante).

NELLE PROGNOSI LEGGERE E POSITIVE MEGLIO EVITARE IL FARMACO

L’utilizzo del tamoxifene in senso adiuvante può essere superfluo (e va quindi evitato, perché in questo caso i rischi superano i potenziali benefici) nelle pazienti con buona prognosi (donne con tumori di diametro inferiore a 1 centimetro o istologicamente a bassa malignità, come nel caso delle neoplasie tubulari, mucinose o midollari, e con linfonodi ascellari negativi), cioè con rischio molto basso di malattia metastatica.

DONNE CON RECETTORI POSITIVI E RECETTORI NEGATIVI

Va ricordato inoltre che la terapia adiuvante con tamoxifene determina il massimo del beneficio nelle pazienti con tumori ad elevata positività per il recettore estrogenico; non esistono invece studi prospettici che dimostrino in senso assoluto l’utilità del tamoxifene come terapia adiuvante nelle donne con recettori negativi. Non si dovrebbero pertanto candidare queste ultime pazienti al trattamento ormonale, se non nell’ambito di studi controllati, in considerazione dei rischi potenziali dell’esposizione al tamoxifene per un lungo periodo. La terapia adiuvante con tamoxifene prevede la somministrazione giornaliera orale del farmaco ad una dose di 20 milligrammi, per un periodo di 5 anni. Prolungare il trattamento con tamoxifene oltre i 5 anni sembra essere non solo inutile, ma anche dannoso.

ALTRO FARMACO MERAVIGLIA

Il letrozolo o Femara è un altro farmaco-meraviglia della endocrinoterpia. Inibisce e blocca l’ attività degli estrogeni. Alcuni tipi di tumore al seno necessitano di estrogeni. Il letrozolo ferma la crescita del tumore, diminuendo il livello di estrogeni. Viene usato nel trattamento del tumore al seno in donne dopo la menopausa.

UNA DELLE TANTE LAMENTELE LETTE NEI FORUM CIRCA IL FEMARA

Prendo il Femara dal 10 ottobre 2011, e soprattutto negli ultimi tempi sto accusando gli effetti collaterali. Dolori muscolari e alle articolazioni. Soprattutto i piedi e la schiena e principalmente di notte. Non sono insopportabili, ma condizionano. Per esempio faccio fatica a portare le mie amate scarpe tacco 12 a spillo. Scusate se è poco! La sensazione quando mi alzo dal letto o dal divano, è di dovermi muovere con calmissima per non rompere qualcosa. Mi consigliavano di fare molto sport, e lo faccio 3 volte alla settimana in palestra e quasi tutti i giorni cammino una mezzora. Infatti durante il giorno mi sento meglio, ma la notte soffro ad ogni movimento. Poi ho le vampate all’ennesima potenza.

ALTRE SEGNALAZIONI SIMILARI

Caso A) Dolori sparsi dappertutto, e sempre più forti (dopo un anno e mezzo).
Caso B) Nulla mi ha dato fastidio quanto il Femara, causando stanchezza, dolori muscolari e articolari, mal di schiena e depressione (dopo 4 anni e mezzo).
Caso C) Sono depressa e mi viene da piangere in continuazione (dopo una settimana).
Caso D) Insopportabile formicolio notturno alle mani (dopo alcuni mesi).

CHE FARE IN CONCRETO?

Dopo questo lungo discorso devo ancora darti il consiglio che mi hai chiesto. Cosa fare in queste condizioni?
Direi che serve essere combattive e reagenti, evitando la rassegnazione e la depressione. Finché c’è vita c’è speranza.Continuando sulla strada delle chemio-radiografie e dei farmaci citati, c’è ben poco da sperare.

AZZERARE I FARMACI E INCREMENTARE IL SUCCO ZUCCHERINO-FLAVONOICO

Gli esperimenti di Max Gerson che guariva i malati in metastasi terminali somministrando spremute e succhi di frutta freschi, insegnano che non bisogna mai demordere. Occorre da un lato incrementare il crudismo e dall’altro detossificare dai farmaci non prendendone più nessuno nel modo più assoluto. La posa mentale deve essere rilassata e serena, priva di panico, di tensioni, di visite e di misurazioni. Quando hai fatto tutto il possibile in favore di te stessa, non ci sono rimproveri e rammarichi da farsi.

SULLA OSTEOPENIA E SU TUTTO IL RESTO FA BUON USO DELLE MIE 3000 E OLTRE TESINE

Errori ne hai fatti tanti rivolgendoti alla medicina. Occorre voltar pagina e mettere alla prova la tua forza reattiva. Sulla osteopenia ho appena scritto la tesina “Osteopenia, calcio e vitamina-D“. Sul blog trovi una mole notevole di articoli che potrebbero aiutarti a compiere le giuste scelte.

Valdo Vaccaro

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

 

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