SINDROME POST-FINASTERIDE

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LETTERA

MALATO DA SINDROME POST-FINASTERIDE

Buongiorno, le scrivo riguardo l’oggetto in questione. Sono un malato da sindrome post finasteride. Ho assunto su consiglio di un dermatologo per circa una anno il farmaco Propecia assumendo 1mg di finasteride al giorno.

DEVASTANTI DANNI NEUROLOGICI E SESSUALI

Se le racconto cosa ho passato negli ultimi 5 anni nemmeno immagina. Ho avuto danni devastanti sia neurologici che sessuali. Ho fatto lunghi digiuni, per lunghi intendo quasi 40 giorni e sono stato per quasi due anni vegano-crudista. Risultati ne ho avuti molti ma non la guarigione.

Lei nel 2012 ha fatto una pubblicazione a riguardo che a me è servita ad avvicinarmi all’igienismo e ad mettermi in contatto con il gruppo di studio del prof Malcangi. Volevo che lei potesse riprendere il discorso ma valutandolo sotto un altra ottica che non fosse quella di allora.

ALTERAZIONI AL SISTEMA NERVOSO CENTRALE

Le posso garantire che dagli studi che stanno piano piano uscendo appare sempre più vera l’ipotesi di alterazioni neurologiche al SNC, più precisamente ai recettori della dopamina. Tra noi ammalati il denominatore comune è un assoluto appiattimento emotivo e la privazione di una vita emozionale sia sessuale che generale. Le chiedo una sua nuova pubblicazione per fare chiarezza e per mettere in guardia tanti giovani che come me non sapevano cosa stessero assumendo. Cordiali saluti.
Gabriele

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RISPOSTA

PROSCAR E PROFECIA

Ciao Gabriele. Non amo parlare troppo di trattamenti farmacologici. Sono sempre stato e rimango rigorosamente contro tutte le cure del mondo se incentrate sul sintomo e non sui fattori causanti.

Cito soltanto che il farmaco in questione è stato introdotto in USA nel 1992 con il nome di Proscar (finasteride 5 mg) per il trattamento dell’ipertrofia prostatica e, nel 1997, con il nome di Propecia (finasteride 1 mg) per il trattamento dell’alopecia androgenetica. In Italia la vendita di Proscar è stata autorizzata nel 1997 e quella di Propecia nel 1999. So inoltre che ci sono state lamentele e proteste ufficiali contro la FDA (Food and Drug Administration), affinché abbassasse la dose giornaliera eccessiva a meno di 1 mg nel farmaco Propecia da lei approvato. A queste richieste la FDA ha risposto picche.

SEGNALAZIONE DANNI DA SINDROME POST-FINASTERIDE

Del problema si è iniziato a parlare sul forum Americano “Propecia help”, dove si segnalavano già nel 2006 danni sulla sfera sessuale ed urologica, fino a raggiungere la sindrome post-Finasteride, ossia la permanenza di disturbi sessuali e neurologici e psichiatrici anche dopo la sospensione del farmaco. Il problema si è esteso poi nel mondo intero e anche in Italia, creando non poco scompiglio.

SOTTOVALUTAZIONE DANNI DA PARTE DELLA FDA E DA PARTE DELLA MERCK

La Finasteride riduce il diidrotestosterone (DHT) un metabolita coinvolto nella calvizie androgenetica e implicato nel circuito degli ormoni androgeni che, tra le altre cose, favoriscono la libido e la potenza sessuale. Secondo la Merck, azienda produttrice di Propecia e di Proscar, gli effetti indesiderati causati dalla finasteride sono rari e generalmente diminuiscono con il tempo. Inoltre, se non vi è alcun miglioramento, i pazienti possono interrompere l’assunzione del farmaco ed il loro corpo tornerà ad essere com’era prima del trattamento.

RIDUZIONE DELLA LIBIDO E DELLO SPERMA, OLTRE CHE DEFICIT ERETTILE

Fatto sta che, in una percentuale notevole di utilizzatori tali farmaci causano riduzione della libido, deficit erettile e riduzione della quantità di sperma. La libido è una cosa importante, essendo il motore dei comportamenti di corteggiamento nell’uomo. Questo risulta assai grave visto che i maggiori utilizzatori del farmaco sono compresi tra la fascia di giovani compresa tra i 18 e i 45 anni.

I FARMACI NON SONO MAI INNOCENTI

Detto questo, non parlerei affatto di uso corretto e limitato del farmaco. Se il farmaco è innocente significa che si tratta di un placebo a base di acqua o di mollica di pane. Se il farmaco è efficace significa che è come minimo un veleno medicinale. Un veleno è sempre un veleno, qualunque sia la dose, qualunque sia la modalità in cui lo si prende, chiunque sia lo specialista che lo prescrive.

IGIENISTI CON L’ELMETTO

Stoppare ogni farmaco è la cosa basilare. Poi serve ripristinare la normalità mediante una vita naturale fatta di cibi di stagione, e di scelte igieniste a tutti i livelli. Sole, mare, ginnastica, respirazione. Anche la bicicletta va bene, ma senza esagerare, visto che la prostata mal sopporta la sella. Puntare pertanto a una ripresa dello stato di forma. L’efficienza sessuale non è altro infatti che la ciliegina sulla torta chiamata salute.

RIGORE SI’, MA IN PIENO RELAX E CON UNA CERTA SCHERZOSITÀ

Quanto sopra va fatto senza l’ossessione e lo stress del risultato. Meglio addirittura prenderla senza drammi e con qualche scherzosità. La guarigione passa attraverso il rilassamento e l’attività sportiva, tramite le camminate sottobosco e le nuotate in mare, tramite la respirazione e l’esposizione al sole, al limite anche con qualche stimolo sessuale aggiuntivo.

RIMEDI NATURALI PER LE VIE URINARIE

Per le vie urinarie esistono peraltro diverse sostanze amiche come bacche di ginepro, cavolo, cicoria, crescione, fico, lampone, lattuga, mitillo rosso, mirtillo nero, orzo, porro, portulaca, rapa piccante, ravanello, tarassaco. Quanto sopra vale anche per la cistite. Specifiche amiche della cistite rimangono mirtilli rossi o misto rossi e blu (4 bicchieri succo al giorno per una settimana), ananas contenente bromelina antinfettiva (1 bicchiere al giorno), malva decotto, uva ursina o uva spina, asparago, betulla, finocchio, equiseto, parietaria, prezzemolo, camomilla, ciliegie, cardo, carciofo, foglie e radici di ravanelli, rucola, limone, succo di cetriolo, limone, alfa-alfa, valeriana o dolcetta, cipolla, aglio ursino, ortica, sedano, germogli di pungitopo.

RIMEDI NATURALI PER LA PROSTATA

Per la prostata amici restano il cavolo, semi di zucca, spinaci, pomodori, ribes, mezza cipolla cruda al giorno, tarassaco, malva, succo di melagrana, dieta vegan-crudista tendenziale, succhi di verdure, ginnastica pelvica (contrazione e rilassamento basso addome), niente coito interrotto, niente sedentarietà, vietato zucchero, dolciumi, sale, spezie, alcol, fumo, cole, caffè, the, bevande gassate. Seguendo questi consigli e applicando il nostro pacchetto-salute, non è raro che in una settimana la prostata si rinormalizzi.

RIMEDI NATURALI PER I CAPELLI

L’efficacia dei rimedi naturali per l’alopecia è legata all’azione astringente, che regola la produzione di sebo del bulbo pilifero, sebo che può soffocare il capello e favorire infiammazioni locali. I vegetali astringenti donano elasticità alla cute e stimolano il microcircolo, aumentando l’irrorazione sanguigna del bulbo e disinfettando la cute.

VEGETALI E OLI PER FRIZIONI E VEGETALI PER USO ALIMENTARE

In genere sono sufficienti 2-3 gocce di olio essenziale da frizionare sui capelli fino allassorbimento, massaggiando bene, per aumentare l’irrorazione sanguigna. I più efficaci sono:

  • Ortica: ricca di principi azotati, aminoacidi, tannini, sali minerali ed acidi organici; ha un’azione esfoliante e antiandrogena.
  • Rosmarino: l’olio essenziale dona una sensazione di freschezza, rallenta la degenerazione del tessuto e favorisce l’irrorazione sanguigna della cute attorno ai bulbi.
  • Timo: l’olio essenziale, grazie ai principi attivi come timolo e linalolo ha un’efficace azione antibatterica e balsamica, che irrita il bulbo pilifero e lo stimola.
  • Bardana: nota per le sue azioni antibatterica e sebo-regolatrice l’olio della radice di bardana è efficace contro l’alopecia.
  • Saponaria: applicata sul capello non produce molta schiuma ma diminuisce il sebo superficiale.
  • Peperoncino: migliora l’irrorazione del cuoio capelluto provocando un’infiammazione.
  • Noce: grazie al suo principio attivo, lo juglone, ai tannini, e alla vitamina A e B, ha proprietà antinfiammatorie, antisettiche ed astringenti aiuta in caso di prurito e desquamazione.
  • Olmo: i suoi tannini proprietà astringente ed antinfiammatorie,
  • Crescione, cipolla e zenzero sono ottimi per frizioni sul cuoio capelluto.

Tutti questi rimedi naturali hanno un’azione locale che aiuta ad attenuare il processo dell’alopecia e la progressiva perdita dei capelli. Crescione, zenzero, cipolla, ortica, peperoncino e bardana possono essere usati anche come alimenti.

RECETTORI DOPAMINERGICI

Venendo in fine ai recettori dopaminergici, entriamo nel campo ancora più complesso della neurologia. La dopamina si lega a recettori metabotropici associati alla proteina G, espressi prevalentemente nel sistema nervoso centrale. Tali recettori sono implicati in molti processi neurologici come motivazione, piacere, cognitività, memoria, memoria spaziale, emozioni, apprendimento, controllo motorio e modulazione del segnale neuroendocrino. Alterazioni del sistema dopaminergico sono state correlate a diversi stati morbosi, quali il morbo di Parkinson, psicosi (schizofrenia), dipendenza e abuso di psicofarmaci, deficit di attenzione ed iperattività, morbo di Huntington, depressione, discinesie, ipertensione e malattie renali.

DIVERSE FAMIGLIE DI RECETTORI

I recettori dopaminergici (o della dopamina) fanno parte dei recettori catecolaminergici (che comprendono anche i recettori adrenergici), legando il ligando endogeno dopamina. I recettori dopaminergici si distinguono in due tipi, D1 e D2, entrambi associati a proteine G. I recettori D1 (o D1-like) sono solo postsinaptici e sono associati ad una proteina Gs, che attiva e stimola l’adenilato-ciclasi inducendo la formazione di AMP-ciclico (cAMP), o ad una proteina Gq che attiva la fosfolipasi C (PLC) che idrolizza il PIP2 provocando la mobilizzazione di calcio.

IL RECETTORE D1 RIVESTE FONDAMENTALE IMPORTANZA NEL SISTEMA NERVOSO CENTRALE

Il recettore della dopamina D1 è un proteina che nell’uomo è codificata dal gene RDD1 o DRD1 in inglese. Questo gene codifica la sottocategoria D1 del recettore della dopamina. Il sottotipo D1 è il recettore della dopamina più abbondante nel sistema nervoso centrale. Questi recettori accoppiati a proteine G (guanosiniche) stimolano l’adenilato ciclasi e attivano indirettamente la protein-chinasi A, stimolando il neurone. I recettori D1 regolano la crescita e lo sviluppo neuronale, mediano alcune risposte comportamentali, e modulano il recettore della dopamina D2.

LOCALIZZAZIONE DEI RECETTORI NELLE VARIE ZONE CEREBRALI

I due sottotipi dei recettori dopaminergici, ovvero i citati D1, si trovano nello striato, nel talamo, nell’ipotalamo e nel sistema limbico, mentre i D5, si trovano nell’ippocampo e nell’ipotalamo. I recettori D2 (o D2-like) sono sia pre-sinaptici che post-sinaptici, ossia sono connessioni, cioè giunzioni comunicanti. Sono associati ad una proteina Gi, quindi determinano una riduzione di cAMP che causa apertura di canali del potassio e chiusura di quelli del calcio. Comprendono tre sottotipi: D2, suddivisibili di D2s (s=short) e D2l (l=long), differendo nella lunghezza della sequenza aminoacida che costituisce il terzo loop citoplasmatico del recettore. Si trovano nello striato, nella sostanza nigra e nell’ipofisi. Il D3 si trova nel bulbo olfattorio, nello striato laterale e nell’ipotalamo. Il D4: si trova nella corteccia frontale, nel bulbo e nel mesencefalo.

GUANOSINA TRIFOSFATO C10H16N5014P3 E PROTEINE G (G COME GUANINA)

Le proteine G sono così denominate perché legano il guanosin-trifosfato (GTP) o il guanosin-difosfato (GDP) e sono dotate di attività GTPasica, importante per idrolizzare il GTP. Sono state identificate 30 molecole di natura proteica chiamate genericamente regolatori delle proprietà di segnalazione delle proteine G. La guanosina è un ribonucleotide formato dalla base azotata guanina, dallo zucchero ribosio e da tre gruppi fosfato. È una molecola dall’elevato contenuto di energia e, insieme all’ATP (adenosina trifosfato), è implicata in molti processi cellulari. La guanosina trifosfato (GTP) è coinvolta nel trasferimento di energia entro la cellula. Per ogni ripetizione del ciclo di Krebs, viene generata una molecola di GTP che viene subito convertita in ATP.

SINTESI DEGLI ACIDI NUCLEICI DNA E RNA

La GTP è incorporata nella sintesi degli acidi nucleici. Gli acidi nucleici sono l’acido desossiribonucleico (DNA) e l’acido ribonucleico (RNA). Gli acidi nucleici sono composti formati da molecole di grandi dimensioni e complessità, così detti perché presenti nel nucleo cellulare di tutti gli organismi viventi. Gli acidi nucleici sono dunque macromolecole biologiche d’importanza fondamentale per la sopravvivenza di un organismo vivente, e i nucleotidi sono i mattoni che li costituiscono. Rivestono straordinaria importanza biologica in quanto sono depositari dell’informazione genetica e della sua trasmissione di generazione in generazione, nonché responsabili della direzione e del controllo della sintesi delle proteine (sintesi proteica) necessarie alla vita degli organismi.

MOMOMERI, POLIMERI E BASI AZOTATE

Il termine monomero deriva dal greco mono=uno e meros=parte, e si contrappone a polimero.
Monomero è una unità strutturale leggera ed aggregante, una molecola semplice in grado di combinarsi con altre molecole identiche per formare composti di maggior peso molecolare chiamati polimeri. Il Dna è costituito da monomeri chiamati nucleotidi. Tutti i nucleotidi presentano una struttura generale che comprende tre elementi molecolari: un gruppo fosfato, un pentoso (cioè uno zucchero a 5 atomi di carbonio) e una base azotata. Le basi azotate sono divise in purine (adenina e guanina) e primidine (timina, uracile e citosina). Il deossiribosio è uno dei due tipi di monosaccaridi che, assieme al ribosio, può concorrere alla formazione degli acidi nucleici.

RUOLO DETERMINANTE DELLA GTP NELLA SINTESI PROTEICA

La GTP Svolge un ruolo determinante, come fonte di energia, per la sintesi proteica. Nel processo di trasduzione del segnale, la GTP si lega a particolari proteine che agiscono come interruttori molecolari (switch protein). Queste proteine sono accese quando si legano alla GTP e spente se associate alla GDP (la guanosina difosfato). In assenza di segnale, la proteina è legata alla GDP. I segnali ne inducono il rilascio e permettono il legame con la GTP. Queste proteine sono caratterizzate da un’attività ATPasica che causa l’idrolisi della GTP, a esse associata, in GDP e P, fosfato inorganico. Esistono due classi di switch protein con attività ATPasica: le proteine G trimeriche, accoppiate con alcuni recettori, e le proteine monomeriche Ras o Ras-simili. In entrambi i tipi, sono presenti regioni che promuovono l’attività di specifiche proteine effettrici per interazione diretta proteina-proteina. Questi domini si trovano nella loro conformazione attiva soltanto quando la switch protein è legata alla GTP.

METILAZIONE O MODIFICAZIONE POST-TRASCRIZIONALE DELLE PROTEINE

La metilazione è un processo mediante il quale si introducono in un composto uno o più gruppi metilici −CH3. È largamente usata nell’industria chimica per la preparazione di numerosi composti. Come agente di metilazione vengono usati il metanolo con acido solforico, il cloruro di metile, il solfato dimetilico, il diazometano, derivanti organometallici. In biochimica, la metilazione rappresenta uno dei principali meccanismi della cosiddetta modificazione post-trascrizionale delle proteine. La metilazione è catalizzata da enzimi specifici, detti metiltransferasi, e avviene su particolari residui amminoacidici della proteina da metilare.

ORA PARLIAMO DI ARGININA, SOSTANZA CONTENENTE GRUPPI GUANINICI

Dopo tanti concetti complessi, riavviciniamoci al mondo delle cose visibili e tastabili.
L’arginina è un amminoacido polare (con catena laterale idrofilica) basico. La basicità dell’amminoacido è dovuta al gruppo guanidinico che caratterizza la sua catena laterale, il quale è fortemente basico. Deve il suo nome al latino argentum, dato che è stata isolata per la prima volta precipitandone il sale d’argento. Fu isolata per la prima volta nel 1886 da un estratto di germoglio di lupino a opera del chimico svizzero Ernst Schultze. L’arginina può subire processi di metilazione ed è fortemente rappresentata all’interno delle proteine istoniche dove, proprio grazie alla sua capacità di metilarsi, si riserva come componente fondamentale per la regolazione dell’espressione genica. La metilazione delle proteine (oltre al DNA) del citoplasma si verifica anch’essa su residui di arginina ed è mediata da una classe di enzimi specifici.

IMPORTANZA DELL’ARGININA AL NATURALE

Negli esseri umani l’arginina è considerata essenziale specie nei bambini, ovvero va assunta tramite l’alimentazione perché il loro organismo non è in grado di sintetizzarne una quantità sufficiente. L’arginina è essenziale per garantire la sopravvivenza di alcuni bambini con malattie genetiche rare. Negli adulti viene sintetizzata nel ciclo dell’urea. Oltre a questa via metabolica, l’arginina può essere decarbossilata a dare l’agmatina, che tra l’altro è una delle ammine biogene presenti nei prodotti di fermentazione batterica intestinale. La conversione in citrullina tramite l’enzima ossido nitrico sintetasi produce anche ossido nitrico, che agisce da vasodilatatore. L’arginina è anche il donatore del gruppo guanidinico all’amminoacido glicina per la sintesi endogena della creatina. Ha importanza nella riparazione delle ferite, vista la sua produzione di L-prolina, un importante amminoacido essenziale per la sintesi del collagene. L’arginina può essere impiegata anche per la pressione alta, l’emicrania, le disfunzioni sessuali nelle donne, la claudicazione intermittente e la cistite interstiziale.

FONTI DI ARGININA NEGLI ALIMENTI NATURALI

Normalmente il nostro corpo è in grado di produrre arginina a sufficienza nei reni, ed in minore misura nel fegato. Le fonti alimentari di arginina si trovano nelle proteine. Rispetto alle proteine animali, le proteine vegetali (come quelle di soia) contengono maggiori quantità di arginina. Ottime risorse le noci e la frutta secca da guscio, ma ancora di più tutte le verdure crude come i radicchi crudi, ricchissimi di proteina (il doppio di noci e cereali e semi), i legumi, specie i lupini e i germogli, zucche, zucchine, angurie, meloni e cetrioli.

CONTROINDICAZIONI SE ASSUNTA COME INTEGRATORE SINTETICO

Effetti collaterali e possibili controindicazioni dell’Arginina, ma solo se assunta come integratore. L’arginina può abbassare la pressione sanguigna. Ma può portare anche ad indigestione, nausea o mal di testa. Non deve essere utilizzata dopo un attacco di cuore. Dosi elevate di arginina possono provocare acidità di stomaco, ulcere o causare disturbi digestivi. Infatti sembra aumentare la produzione di gastrina all’interno dello stomaco. L’assunzione di Arginina potrebbe alterare i livelli di varie sostanze chimiche all’interno del nostro corpo, come il potassio, il cloruro di sodio, i fosfati. Per tale motivo non dovrebbe essere assunta da persone affette da malattie al fegato, oppure da malattie renali. L’arginina può inoltre aumentare i livelli di zuccheri nel sangue ed è pertanto insidiosa per i diabetici.

SCANDALOSE MANIPOLAZIONI DELLA FDA, ENTE FILO-MACELLAIO CHE DETTA I RANGE AL MONDO INTERO

Basilare comprendere che tutto il discorso finora fatto porta spesso a esaltare le diete proteiche da parte del miope nutrizionismo medico, dando luogo all’insidioso fenomeno della proteinomania, quasi che le proteine valide, leggere ed assimilabili fossero una caratteristica della carne e dei relativi sottoprodotti. In realtà la situazione è esattamente all’opposto. Basti citare gli scandalosi range giornalieri per le cosiddette proteine “nobili” dei tempi andati, fissati negli anni ’70 intorno ai 300 grammi/giorno dalla pro-macellaia FDA, e via via ritoccati fino ai 24 grammi/giorno, tetto proteico attualmente riconosciuto da tutte le autorità scientifiche. La FDA in tali circostanze ebbe a manipolare i range della B12 raddoppiandone i minimi (e da allora rimasti tali, cioè invariati), e fissando la vitamina C alla quota di mg 30-60 al giorno, almeno 10 volte inferiore al reale fabbisogno!

IMPORTANZA DELL’ACIDO NITRICO E DEI NITRATI NO3

I nitrati stanno principalmente nelle verdure e sono potenti vasodilatatori. Sono accompagnati da vitamina C e sono poveri di ammine, un mix vincente che impedisce la loro trasformazione in nitriti, e poi dai nitriti NO2 in nitrosammine, sostanze super-cancerogene tipiche di carni, salumi, prosciutti, salami, hamburger, grana, carni in scatola, pesce marinato. Vitamina C e vitamina E naturale dei vegetali, nonché l’acido alfa-lipoico che sta in broccoli, cavoli, caolini, crescione, spinaci, pomodori, riso integrale, sono tutte eccellente fonti di nitrati. Vegetali ad alto tasso di acido nitrico sono l’anguria, stra-ricca di aminoacido L-citrullina che massimizza i livelli di NO3 (tutta la frutta è ricca di L-citrullina), pistacchi, lenticchie, ceci, lupini, uovo, cacao, spinaci, bietole rosse, mele, flavonoidi, gikko biloba, arginina, funghi, frutta secca, avocado, ravanelli, lattuga, cavolo rapa, rafano, crescione, bietola da costa.

RUCOLA PROIBITA NEI MONASTERI

La rucola o rughetta è una fonte primaria di ossido nitrico, ed era molto cara agli antichi soprattutto per le sue proprietà curative. I Romani, che ne consumavano anche i semi, le attribuivano qualità magiche e la utilizzavano nei filtri amorosi, ritenendola il più energico tra gli afrodisiaci. La sua coltivazione era spesso effettuata nei terreni che ospitavano le statue falliche erette in onore di Priapo, dio della virilità. Nel medioevo era proibito coltivarla nei monasteri in quanto considerata un potente provocante sessuale.

Valdo Vaccaro

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

 

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