STOP AL BIDONISMO ONCOLOGICO E ALLA QUADRANTECTOMIA VERONESIANA

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LETTERA

Caro Valdo sono Laura da Biella 52 anni. Mi curo con omeopatia e cerco di mangiare sano.

ASPORTAZIONE QUADRANTE AL SENO SECONDO LA TECNICA VERONESI

Operata 4 anni fa per carcinoma duttale. Seno sx asportato quadrante e 6 linfonodi. Dopo 6/7 mesi dalla operazione si sono gonfiati alcuni linfonodi sotto l’ascella. Mi danno tensione e uno si è un po’ ingrossato.

NIENTE PIÙ AGHI ASPIRATI MA DEVO SGONFIARE I LINFONODI

Non faccio nessun ago aspirato perché so che devo supplire a 6 linfonodi in meno. Sono a conoscenza di quello che pensa. Anche per me è così, ma ora devo pensare a rimediare in concreto. Posso aiutare a sgonfiarli con qualche sistema? Non voglio peggiorare. Grazie di cuore.
Laura

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RISPOSTA

RIVEDIAMO TUTTI I CONCETTI UNO AD UNO

Ciao Laura. Cercare di mangiar sano non significa sempre farlo davvero. Curarsi con l’omeopatia non significa niente. L’omeopatia rimane al pari dell’allopatia una curomania medica sul sintomo, anche se parcellizzata, con l’aggravante della sua ben risaputa voracità economica. Rispetto gli omeopati che di fatto si comportano da sobri igienisti pur mantenendo la targhetta omeopatica.

RIPOSI IN PACE UMBERTO VERONESI E MI PERDONI PER LE CRITICHE

Per il resto siamo alle solite. Se ne è appena andato Umberto Veronesi. Tanti onori e tanti rispetti per chi ci lascia ovviamente, carico di lauree, di esperienze e di riconoscimenti internazionali. Ricordo i suoi ufficiali apprezzamenti su internet a favore della mia prima tesina su questi delicati argomenti, dal titolo “Zona Tumore Zona Cancro”. Ha anche lasciato un importante capitale etico a favore del Movimento Vegetariano, come unico Ministro della Salute nemico della carne e dei macellai. Tutto questo gli va riconosciuto e non starò certo a remargli contro in questa circostanza estrema. Ha fatto sicuramente del suo meglio secondo coscienza e secondo le sue parzialissime e limitate convinzioni.

TANTE BELLE CHIACCHIERE E NESSUN PROGRESSO REALE

Tuttavia, rispettare una persona significa essere franchi sia con lei sia con le persone che lo piangono. Con tanti anni di ricerca, di operazioni, di pionierismo tumorale, ha forse risolto e raccolto qualcosa che meriti di essere salvato? No, niente di niente. Non appena ho fatto cenno a qualche elogio nei suoi riguardi negli anni passati, mi sono visto ricevere critiche e insulti di donne arrabbiate in modo addirittura furibondo, di donne rovinate e mutilate, ed anche beffate dai costi iperbolici delle sue cure e dei suoi colloqui. Mi sta benissimo di apprendere dalla televisione che ci sono cortei di donne operate che invece lo rimpiangono e lo ritengono un idolo.

LE DONNE CONTINUANO AD ESSERE VITTIME E A SOFFRIRE

Ma parliamoci chiaro. Sono forse cambiate in meglio le statistiche e le prospettive delle donne con tumore al seno? Evidentemente no, se è vero che i dati ufficiali, pur abbondantemente artefatti, addomesticati e manipolati, parlano di 38.000 nuovi casi di tumore alla mammella ogni anno, con 1 donna ogni 8 colpita dalla patologia mammaria, e di una sopravvivenza media, millantata con trucchi e ritocchi ai 5 anni, mentre in USA si parla più realisticamente di 3 anni soltanto (di fronte agli 11 delle donne che rifiutano ogni trafila medica).

I NUOVI DISCEPOLI NON SONO PER NIENTE MEGLIO DI LUI

Si consoli e si riposi in pace il nostro gigante dell’oncologia. I suoi nuovi discepoli non hanno niente di meglio da offrire, anzi rivelano una tendenza ad essere sempre più carenti e sempre più presuntuosi. Apprendo infatti da un articolo su Donna Moderna che “Il tumore al seno ora si cura senza togliere i linfonodi”. Un grande oncologo, Virgilio Sacchini, porta in Italia la novità rivoluzionaria nella cura del tumore al seno già usata negli Stati Uniti. D’ora in avanti molte donne con cancro alla mammella non dovranno più subire l’asportazione dei linfonodi.

LA QUESTIONE DEL LINFONODO SENTINELLA

Se dalle analisi il linfonodo sentinella, cioè il primo che si trova sulla rete linfatica dal seno all’ascella, risulta aggredito dalla malattia, negli Usa non sempre viene asportato insieme agli altri linfonodi. Cosa succede invece in Italia? Da noi l’intervento di svuotamento ascellare è ancora prassi comune. “Vent’anni fa la scoperta del linfonodo sentinella ha rappresentato una grande svolta», dice il dottor Sacchini. “Ma nuovi studi hanno modificato lo standard internazionale di trattamento. Tanto che il nuovo approccio è nelle linee guida del National Cancer Institute. A partire da metà maggio 2016, il nuovo trattamento del linfonodo sentinella è anche nei piani terapeutici dello Ieo, Istituto Europeo di Oncologia, primo in Italia”.

TERAPIE RIPULENTI PER EVITAE IL LINFEDEMA

In pratica, se i linfonodi positivi sono meno di tre, non vengono asportati. Perché le terapie dopo l’intervento ripuliscono dalle eventuali cellule cancerogene residue. Questo evita alla donna l’ingrossamento del braccio, il cosiddetto linfedema, e problemi come la diminuzione della sensibilità e limitazioni del movimento al braccio operato.

UN NUOVO TEST PER SCOPRIRE IL DNA TUMORALE

A breve parte uno studio clinico per valutare il Dna del tumore nel sangue. Anche questo test viene già eseguito negli Stati Uniti. Sappiamo che il tumore lascia delle tracce della sua presenza nel sangue, continua il dottor Sacchini. Sono briciole di Dna. Dosandole, seguiamo man mano la reazione del tumore durante il trattamento. E, grazie a farmaci sempre più mirati, possiamo bloccarne le eventuali mutazioni, con l’obiettivo di distruggere il cancro.

AMMONIMENTO A TUTTE LE DONNE AFFINCHÉ NESSUNA VENGA POI A LAMENTARSI CHE NON GLIELO ABBIAMO DETTO

Sacchini sarà anche grande e celebre e rispettato. Sarà pure una cima nel suo ambiente. Nessuna intenzione di sottovalutarne referenze ed intenzioni. Ma io, non me ne voglia, sono anni luce superiore a lui. Non tanto per arroganza o mancanza di umiltà, quanto per il semplice fatto che sono un autentico e libero ricercatore di Scienza della Salute, non colluso con nessuno, non sul libro paga di nessuno per cui non mi interessa di allinearmi sulla perversa, innaturale ed irragionevole strada del bidonismo oncologico ufficiale, ovvero di quella accozzaglia di abili chirurghi e professionisti armati però di bisturi facile e di disinteresse nella sofferenza umana.

QUALE È L’ERRORE FONDAMENTALE DEL DR SACCHINI, E DI TUTTI QUELLI CHE STANNO NELLA SUA STESSA BARCA?

L’errore sta sempre nel maledetto difetto della tecnica medica. L’errore sta nella presunzione, nella testardaggine e nella voracità smisurata per il danaro, per la fama e per il potere. La testardaggine riguarda ovviamente l’obiettivo dichiarato finale che è quello di distruggere il cancro, senza nemmeno sapere cosa è il cancro, da cosa è causato, da dove viene e perché mai insorge.

DIVORZIARE DA OGNI CURA E DA OGNI DIPENDENZA MEDICA

Ma ora torniamo alla Laura e alla sua situazione. Alla domanda angosciante sul come sgonfiare i linfonodi, rispondo con le tesine da leggere citate a fondo articolo, e si tratterrà di divorziare da ogni cura medica e da ogni farmaco, di rasserenarsi e di adottare il nostro pacchetto-salute, seminando al meglio e raccogliendo quanto è possibile raccogliere dai cocci provocati dai medici.

LA QUADRANTECTOMIA NON È PER NIENTE UN SALVATAGGIO

La Laura ha subito il classico intervento “alla Veronesi”, con asportazione del “solo” quadrante”. La quadrantectomia è l’intervento chirurgico di prima scelta per la rimozione del tumore al seno. Si tratta nell’opinione comune ed ufficiale di un intervento conservativo che permette di salvare il seno, una miglioria sostanziale rispetto a quanto si faceva prima con la mastectomia, l’asportazione completa della mammella. In realtà la quadrantectomia rimane un metodo sommamente mutilante, barattato per qualcosa di mini-invasivo. Qualcosa di insidioso e di ignobile, in quanto spinge le donne a farsi rovinare con incrementata disinvoltura.

DESCRIZIONE DELL’INTERVENTO

L’intervento prende il nome dal fatto che i medici sono soliti dividere idealmente il seno in quattro aree e consiste nell’asportazione della sola area mammellare in cui è localizzato il tumore, talvolta con la cute soprastante e con una parte del muscolo grande pettorale al di sotto della ghiandola. Deve essere seguito da una radioterapia allo scopo di proteggere il seno sia dal rischio di recidiva sia dalla comparsa di un nuovo tumore. In genere l’intervento è possibile per tumori di piccole dimensioni, fino a circa tre centimetri.

UNA VITTORIA DI PIRRO

La diffusione della quadrantectomia è considerata una vittoria tutta italiana che si deve a Umberto Veronesi che, negli anni Settanta comprese che la mastectomia era un intervento troppo aggressivo per tumori molto piccoli le cui cellule si riproducono in maniera poco aggressiva. Dal 1973 avviò uno studio su 700 donne, metà delle quali sottoposta alla tradizionale mastectomia totale, mentre l’altra metà sottoposta a quadrantectomia seguita da radioterapia.

MIGLIORAMENTI APPARENTI E SOFISTICATI RISPETTO ALLA ROZZA MASTECTOMIA

Nel 1981 i primi risultati di quello studio furono pubblicati sul New England Journal of Medicine e non lasciavano dubbi: le donne dei due gruppi non presentavano differenze nella sopravvivenza né nel tempo trascorso prima di una eventuale ricaduta. Le due tecniche, dunque, erano equivalenti sotto il profilo dell’efficacia. La quadrantectomia, però, riduceva gli effetti negativi dell’intervento sul corpo della donna ed evitava il disagio psicologico derivante dalla mutilazione totale conseguente alla mastectomia tradizionale.

IL MONDO HA BISOGNO DI SCIENZA E DI RAGIONE, E NON DI DITTATURA MEDICA

Un motto ormai celebre del dr Veronesi dice “Andate avanti perché il mondo ha bisogno di scienza e di ragione!”. Mi chiedo perché il dr Veronesi, fatto quel minimo e modestissimo passo in avanti, comunque per niente risolutivo e guaritivo, non abbia capito l’inghippo e non abbia fatto il passaggio del Rubicone, preferendo gioire della gloria passeggera, delle 20 lauree ad honorem, e dei grandi guadagni realizzati, restando per decine di anni a cullarsi nella bambagia e a dormire sui falsi allori.

MUTILAZIONE CONTINUA E MOLTIPLICATA

Il suo motto suona del tutto stonato e falso, visto che non ha rappresentato nel modo più assoluto un progresso o un cambio radicale di direzione, ma piuttosto un odioso ed esecrabile intestardirsi nella mutilazione e nel massacro di milioni di donne, non salvate e non guarite, ma sempre costrette a una vita penosa, precaria, angosciante e carica di accanimento terapeutico a base di visite continue, di paure continue, di sofferenze indicibili spente da morfine e a altri farmaci estremi. Uno dei principali diritti del malato, ha ricordato Veronesi, è quello di non soffrire, il che suona come ulteriore beffa.

MEDICINA IN PIENO RIPENSAMENTO? SÌ, MA NELLA DIREZIONE OPPOSTA A QUELLA ORA CITATA

C’è qualcosa di sensato e di condivisibile che merita di essere citato? Sì. L’oncologo, qualche mese prima della sua scomparsa, si è soffermato sul diritto del paziente a rifiutare l’accanimento terapeutico “che provoca più sofferenze della malattia stessa”. “Siamo in un paese democratico e libertà è anche quella di rifiutare totalmente le cure”. La medicina, ha ricordato, è “in pieno ripensamento, per cui il medico deve anche avere l’umiltà di chiedere al paziente le sue volontà e assecondarle fino a che è possibile”.

OCCORRE DELEGALIZZARE L’ODIOSO MONOPOLISMO MEDICO

Se fosse ancora vivo, gli farei presente che già gli artt 31 e 32 della Costituzione garantiscono tali inalienabili diritti. E aggiungerei che essere in pieno ripensamento a parole non basta affatto. Servono azioni concrete e rivoluzionarie per delegalizzare l’odioso monopolismo medico, per impedire che medici, istituzioni, spinte ossessive alla mammografia e alle visite e media continuino a intrappolare le donne dItalia e del mondo intero nella micidiale e spaventosa trafila medica dell’intervento invasivo ed irrisolvente sul sintomo tumorale. Ricordo che il nostro motto rimane saldamente quello che La Natura è Sovrana Medicatrice di tutti i mali, che Primo Non Nuocere, e che occorre distruggere sempre e solo la tumorosità, mai la provvidenziale accorporazione tumorale.

TESINE DA LEGGERE

Valdo Vaccaro

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Nessun commento

  1. Benissimo, Valdo. Ha scritto quello che era giusto scrivere su Veronesi. Anche da parte mia vedo poche luci e tante ombre. Le prime sono costituite dal no alla carne e alla caccia e qui ci siamo. Dunque lasciamo da parte le convinzioni esistenziali personali che appartengono ad ognuno di noi e le sue erano note :scientismo ed ateismo. Ripeto :affari suoi. Ma la musica cambia circa il resto. Era favorevole al nucleare e agli ogm e qui a mio avviso Veronesi non era più pro salute, ma anti. Poi era affetto dalla tipica miopia medica ed era un barone della medicina. Ciò significa che è stato un guardiano inflessibile dell’ortodossia medica e delle sue pratiche discutibili; lo ha messo ben in evidenza Valdo. (Si potrebbero menzionare le opposizioni tenaci che esercitò contro Di Bella e per es contro Hamer e cose del genere). Inoltre era un cinico affarista e come è noto sponsorizzava gli inceneritori, pretendendo contro Stefano Montanari che da quelle apparecchiature entrasse materia ed uscisse zero. Dunque contro le leggi della fisica, che non prevedono evidentemente la scomparsa della materia stessa che può solo trasformarsi. Chiamato pubblicamente a confrontarsi sulle nanoparticelle eluse sempre questa eventualità, sottraendosi alla disputa. Sinceramente non mi mancherà.

  2. La storia é scritta dai vincitori: Di Bella viene ricordato come un ciarlatano per aver sfidato il paradigma medico ufficiale, Veronesi come un eroe per averlo portato avanti. Il primo curava la gente (o per lo meno ci provava), spesso gratuitamente, senza chirurgia, radiazioni e veleni chemioterapici. Il secondo quanto chiedeva per una visita?
    Oltretutto, definirsi vegetariano per motivi etici e contrario alla carne e alla caccia ma favorevole a uova e latte é ipocrisia nella sua forma più pura.