VACCINO OBBLIGATORIO SOLO CON LA CAMICIA DI FORZA

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LETTERA

Caro Eterno Valdo, le vie del Signore sono infinite. Sono Peppino Monte di Bitonto (BA). Sul Coronavirus suggerisci di riderci sopra. E sono d’accordo con te. Ti confido che in questo particolare periodo arrivano pensieri strani per la testa. La domanda è la seguente: quando il vaccino lo renderanno obbligatorio per legge, quale sarà il modello di comportamento per evitarlo?

In ogni caso, a me potranno iniettarlo, in uno stato di incoscienza, oppure, con la “camicia di forza”. A questo punto mi fido solo di te.
Bitonto, 1 Aprile 2020
Peppino Monte


RISPOSTA

LA GENTE VUOLE SAPERE COSA LE STA PER SUCCEDERE

Su facebook ho posto la domanda “Su cosa vorreste vi parlassi nel prossimo mio video”? Nel giro di 24 ore sono arrivati già 200 commenti. Diversi quesiti sul come rafforzare il sistema immunitario in fase di emergenza, ma l’interrogativo più pressante nel 90% dei casi è “Cosa fare per evitare la vaccinazione prossima ventura o comunque i trattamenti sanitari obbligatori che verranno”. È il medesimo timore che espone questo speciale amico di Bitonto.

LE PROSPETTIVE FUTURE NON SONO AFFATTO RASSERENANTI E NON ESISTONO ALTERNATIVE VALIDE AL PRENDERNE DEBITA NOTA

La camicia di forza di Peppino si inquadra in tale problematica e fa capire come la gente cominci a porsi il problema delle prospettive, dei giorni, delle settimane e dei mesi futuri, non appena l’intera situazione si rinormalizzerà.

Togliamoci però dalla testa che le cose possano tornare come prima. Un effetto che il Regime Sanitario Mondiale ha ottenuto con questa messinscena planetaria, con questo gonfiamento spettacolare e grottesco di un ammalamento simultaneo, previsto e pianificato da tempo, è uno smisurato incremento del suo potere, e quindi del suo controllo politico, sanitario e legale sulla popolazione.

AMPLIAMENTO DRAMMATICO DEL POTERE MEDICO

Già prima che arrivasse questa tegola sulla testa di ognuno, la presenza medica della vita quotidiana era ridondante, invasiva e persecutiva. Con i fatti odierni la Medicina, anziché ridursi e dimagrirsi, anziché riprendersi il suo ruolo di tecnica chirurgica e da pronto soccorso nelle riparazioni d’urgenza, o di tecnica specialistica (odontotecnica, oftalmologia, ecc), la Medicina tende ad ampliare il suo campo d’azione in modo insidioso e drammatico.

LA CLASSE MEDICA PUNTO TUTTO SULLA MALATTIA E MAI SULLA SALUTE

Il dramma è che la Medicina Convenzionale può e vuole fare di tutto e di più, fuorché apportare salute e serenità alla gente del mondo. Lo abbiamo detto e riportato in tutte le salse che la classe medica non è portata alla salute ma alla malattia. Vive, prospera e si potenzia in forza della malattia. Vede e cerca e ipotizza la malattia nei sani e nei malati tanto che per lei non esistono sani ma solo malati che non sanno di esserlo. La perfezione fisica è per i medici un mito che non esiste, una specie di miraggio umano, una autentica utopia.

Il loro concetto di base è che siamo tutti fatti per morire prima o poi e che a loro spetta, in esclusiva e per legge dello stato locale e del super-stato mondiale, di correggere in continuazione i tanti difetti che tutti al 100% abbiamo. Ecco perché il popolo e la massa rappresentano un mercato totale e senza fine, una autentica mucca da mungere (il discorso però non riguarda i loro figli, quelli vanno preservati dai terribili danni dei vaccini).

LASCIATI DA PARTE MALVOLENTIERI I BATTERI, LA MEDICINA HA CREATO UN FORTINO INESPUGNABILE NELLA MATERIA VIRALE

Per la medicina siamo tutti portatori di difetti e di malattia. Questo concetto appare particolarmente evidente nelle circostanze attuali e nelle cosiddette malattie virali di cambio stagionale. Siamo tutti portatori di virus e batteri, ovvero portatori di malattie rare e misteriose.

Avendo compreso-accertato-accettato (malvolentieri) che i batteri sono purtroppo nostri amici e che anzi formano un microbiota e una flora intestinale nobile al punto di produrre il 90% della serotonina, la medicina monatta ha fatto quadrato intorno ai virus (troppo minuscoli per essere pesati e rivelati al popolo e chiariti nella loro estrema banalità).

Si è creata cioè una specie di linea Maginot con tanto di corridoi sotterranei di casematte, trincee, cannoni, mitraglie, postazioni, laboratori chimici, sentinelle, servizi segreti, droni a difendere questa sua proprietà esclusiva. I virologi sono i militari di punta della situazione. Un gigantesco fortino medico invalicabile e riservato agli addetti ai lavori.

OPINIONE ASSAI POCO LUSINGHIERA SULLA CONDIZIONE UMANA

Per i virologi tutti siamo portatori di virus. I virologi non si limitano a percorrere aventi e indietro coi trenini sotterranei la linea Maginot, ma svolgono pure un servizio di pattugliamento esterno a caccia ossessiva di nuovi virus. Non esistono persone sane se non in precaria e temporanea apparenza. Temporanea perché i virus possono nascondersi, andare a nanna, andare in latenza e ripresentarsi a loro capriccio anche 10 o 20 anni dopo. Insomma nessuno si salva. Appestati a vita.

Pertanto la comunità mondiale è per loro un grande lazzaretto di gente marcia e appestatrice da mettere sotto scafandro impenetrabile, sotto mascherina sterilizzata, sotto triplo preservativo, sotto guanti protettivi, sotto spruzzo di amuchina, sotto tamponi e sotto puzza di candeggine antivirali.

NON PIÙ OSPEDALI APERTI MA CLINICHE SUPERPROTETTE

Non più ospedali tipo alberghi per pazienti, con viavai di famiglie a visitare i loro cari, ma solo cliniche infettive come la Spallanzani, tutta circondata da barriere, fili spinati, fossati protettivi e ponte levatoio. Non più camposanto e cimiteri comuni con tombe di marmo e familiari che pregano, ricordano e versano una lacrima, ma fosse comuni anonime ricoperte di calce viva.

Non più viaggi su carrozze e posti affiancati, non più bus con gente che si accalca, non più viaggi aerei di massa per lavoro o per vacanza. Non più cinema e teatri. Non più raduni e cortei.

VIDEOGIOCHI PER TUTTI E STADI DA SMANTELLARE

Non più stadi e manifestazioni sportive, non più campioni che si contendono il pallone sui tappeti erbosi. Non più arbitri che ricevono fischi e insulti. Non più moviole e contestazioni. Non più pubblico vociante con bandiere e gagliardetti a sfogare le proprie ansie e le proprie frustrazioni quotidiane.

Ma invece tante nuove sale dotate di videogiochi e di campi virtuali per campioni del goal sullo schermo. Niente più il calcetto e il ping-pong, causatori potenziali di contagio. Niente più formula uno e moto GP, anche qui tutto trasformato in piste virtuali e in videogiochi dove vince il più abile nel digitare e nel cliccare manopole, volani e manubri di plastica.

CNTROLLI TEST E INOCULAZIONI A TAPPETO

Gente che se ne deve stare a distanza e che, a comando, deve rimanersene chiusa in casa durante le crisi e le pandemie, quelle presenti e quelle che verranno, mentre nei periodi intermedi di calma apparente, essa deve filare dritta, deve subire controlli e visite tutti i giorni o quasi, deve fare i test del sangue una volta al mese e deve farsi iniettare in continuazione vaccini e richiami di ogni tipo, anche per creare l’effetto gregge.

“IL NEMICO MORTALE È LUNGI DALL’ESSERE SCONFITTO”

Per i virologi di regime siamo tutti portatori virali, portatori sani e portatori malati, per cui i loro esami diagnostici incerti, inaffidabili, fallaci e scarsamente predittivi, segnalano a ripetizione falsi positivi e falsi negativi. tutti sospetti e pericolosi, poco importa se sintomatici o asintomatici. Qualche esagerazione pessimistica in tutto questo? Forse, ma non siamo andati lontano dalla realtà.

Basta ascoltare le disposizioni e le prospettive intraviste dai vari Ricciardi e Burioni in Italia e da altri personaggi come Anthony Fauci in America, per ricavarne una panoramica inquietante ed allucinante. “Il nemico mortale virus è lungi dall’essere sconfitto”! Giri di vite, obblighi di indossare mascherine dannose. “Non abbassare la guardia!” Obblighi di accettare ordini carichi non di buon senso ma di schizofrenia, sempre nell’attesa di un vaccino che non risolverà un bel niente.

LA SCIENZA IGIENISTICA DÀ UN CALCIO A TUTTI I NONSENSI E ALLE ASSURDITÀ DELLA MEDICINA MONATTA

L’esatto contrario di quanto propone e insegna la Scuole Igienistica, autentica spina nel fianco della Medicina Monatta. Una Scuola Igienista che insegna uno stile di vita basato su leggi naturali, che permette all’essere umano di rimanere in armonia e serenità con se stesso, col prossimo suo e con l’universo per tutta la vita, e persino di svolgere nella buona salute tramite remissione naturale e autoguarigione naturale in tutti i casi rimediabili nei quali sia inceppato.

CURARE UNA MALATTIA SENZA CONOSCERNE LA CAUSA È STUPIDITÀ MANIFESTA

Come dicevano i medici igienisti dei tempi pionieristici, tipo Isaac Jennings (1788-1874) e Sylvester Graham (1794-1851), il primo compito del medico bravo e onesto è di capire i grandi poteri fisiologici del corpo e le leggi alle quali esso obbedisce. Il secondo compito è di capire la natura della malattia. Il terzo è quello di accertare la causa di malattia. Come osservava già Ippocrate, curare una malattia senza conoscerne la causa, è come fidarsi di un cieco che guida nell’oscurità. con una benda agli occhi.

SUPERIORITÀ ASSOLUTA DEL SISTEMA IGIENISTICO

Come affermava il dr Russell Thacker Trall (1812-1877), il sistema igienista che noi pratichiamo è verace, in armonia con la natura, in linea con le leggi funzionali dell’organismo, corretto in termini di scienza e di filosofia, in armonia col comune buon senso, fantastico nei risultati e autentica benedizione per il genere umano.

Per il dr Thomas Low Nichols (1815-1901) la migliore e unica strategia per il malato è di interrompere ogni assunzione cibaria e mettere a riposo mente e corpo. Gli sforzi della digestione e dell’esercizio fisico, e quelli di mantenersi attivi ad ogni costo, sono causa di esaurimento. Il digiuno, o il riposo assoluto dello stomaco, rimane uno dei più semplici ed efficaci mezzi di cura, nelle malattie acute e anche in quelle croniche. Metti un paziente a zero cibo e a sola acqua leggera bevuta a sorsi per 3 settimane è rimarrà curato alla perfezione e stabilmente, molto più di qualsiasi trattamento medico per mesi e mesi.

TOGLI LA CAUSA DI MALATTIA E IL SINTOMO SE NE VA

Per il dr Charles Page (1840-1925) e per il dr Robert Walter (1841-1921) quelle che vengono comunemente chiamate malattie sono in realtà cure naturali che i medici devono solo accompagnare e favorire. La malattia è un processo naturale di purificazione che nessuno deve interrompere con interferenze e distorsioni. Rimuovere semplicemente la causa si ottiene in via automatica che il sintomo, qualunque esso sia, cesserà di esistere. Questo è il significato di Igiene Naturale.

IL CORPO HA UN SUO RITMO PERSONALE DI GUARIGIONE

Per la dr. Susanna Way Dodds, il giovane che si è nutrito con cibi liberi da tossine, da farmaci, da vaccini e da stimolanti, non diventerà mai preda futura di alcol, caffè, tabacco e altre droghe nel corso della vita. Per il dr Felix Oswald (1845-1906) la stimolazione e la scorciatoia non anticipano la guarigione di una singola ora.

Esiste una progressività naturale nel corpo. La natura non ha bisogno di spinte innaturali. Non appena il processo rimediale è terminato, rimuovendo incrostazioni-ritenzioni-ostruzioni, l’organismo riprende il suo lavoro e le sue normali funzioni in modo spontaneo.

CHIAREZZA FORMIDABILE DEL DR TILDEN

Per il dr John Tilden (1851-1940) la salute raffigura un corpo e una mente allineati in unisono con le leggi di natura. La natura non ha bisogno di rimedi, le serve solo l’opportunità di esercitare le sue prerogative di auto-guarigione. Non esistono cure per le malattie. Serve soltanto una cosa basilare: conoscenza della salute, di come costruirla e mantenerla.

L’enorme vantaggio della teoria tossica-Igienistica su quella virale-medica è quello della certezza. Non si può vivere nella costante angoscia di quanto può succedere a un corpo attaccato da misteriosi esseri venuti da chissà dove e chissà perché. Rimuovi la tossiemia interna che è causa universale di tutte le malattie tossiche e microbiche, e il corpo guarisce in modo certo e definitivo nel 100% dei casi.

HO L’ONORE E IL PRIVILEGIO DI AVER CONOSCIUTO E FAMILIARIZZATO COL MAGGIORE MEDICO-IGIENISTA DELLA STORIA MODERNA

Per lo straordinario dr Alec Burton (1930-2016), presidente per oltre 10 anni della Commissione Mondiale dei Medici Igienisti, e mio personale insegnante e amico assieme alla sua compagna Nejla Burton, la natura della malattia è difensiva, rimediale, eliminativa ed adattiva, per cui la cura della malattia stessa è una perniciosa superstizione medica, non meno diversa, inutile e pericolosa dei riti voodoo.

Ogni creatura vivente è nobile e superdotata, e non un precario assembramento di cellule e di organi in balia di mostri inventati o creati. L’uomo è health-oriented, orientato verso la salute, con marchio divino di fabbrica. Il ripristino della salute è una costante tendenza prioritaria del corpo. Il corpo non va mai contro se stesso, se gli vengono concesse senza impedimenti e interferenze le condizioni di poterlo fare.

ALEC BURTON E RALPH CINQUE SONO I MIEI MAESTRI DIRETTI

Il mio personale curriculum salutistico-igienista si avvale di una settimana di lezioni anche personali gomito a gomito, con Alec Burton e con Ralph Cinque, allievi diretti di Herbert Shelton. La Malattia pertanto, nella realtà e nei fatti, è la via maestra di purificazione del terreno alterato, via maestra per riacquistare per via naturale la salute, tanto da chiamarsi in termini igienisti (ma anche nel linguaggio della medicina olistica) BENETTIA.

POSIZIONI INCOMPATIBILI OPPOSTE TRA MATERIA IGIENISTICA E MATERIA MEDICA

È in questi termini che noi igienisti vediamo e viviamo la malattia, anche se, detto francamente, non ci capita spesso, e anzi quasi mai, di ammalarci. Si capisce bene a questo punto quanto lontana e quanto nemica sia la Health Science Igienistica per la Medicina Convenzionale.

Gli igienisti vedono la medicina, al di là delle apparenze iper-tecnologiche di facciata, come tecnica medica obsoleta, superata e da ingegneri trogloditi e invadenti che continuano a scagliarsi testardamente sui sintomi soffocandoli con farmaci soppressivi-antibiotici-cortisonici e lasciando al loro posto (all’infuori chiaramente delle emergenze dove i medici svolgono compiti riparativi indispensabili, e dei settori specialistici di base come l’odontoiatria, l’ortopedia, l’oculistica e simili).

REFERENZE POCO INVIDIABILI DELLA COPPIA CARNEGIE-ROCKEFELLER

Questa contesa storica sulla salute, questa divaricazione tra medicina e igienismo, venne spinta ai massimi livelli con il rapporto Flexner dal 1909 in avanti, per opera della famigerata coppia Rockefeller-Carnegie, sponsorizzatori tra l’altro dell’ascesa al potere di Adolf Hitler (1889-1945) col suo Josef Mengele (1911-1979) mediante la Standard Oil e la IG Farben, i cui dirigenti furono poi condannati al processo per crimini di guerra a Norimberga.

INCIPIENTE ABITUDINE AL RIBREZZO E AL VOLTASTOMACO

Quello che è dato di vedere e di sperimentare tutti i giorni è qualcosa di stupefacente e di sbalorditivo, roba da far stropicciare gli occhi anche se ormai sembra quasi che diventiamo allenati ed abituati al ribrezzo, come si trattasse di una cosa normale. Non si tratta di un film allucinante e imprevisto, che ad ogni nostro risveglio di mattina immaginiamo come un incubo della notte appena trascorsa.

Andiamo infatti a far colazione ed ascoltiamo nostro malgrado le notizie di giornata. Un continuo snocciolare di tamponi, di terapie intensive, di morti e di bare accatastate nei cimiteri monumentali di Bergamo e Brescia, oltre che di Madrid e di New York.

LE PROFEZIE DI MOLIÈRE

Se andiamo indietro nel tempo troviamo la celebre commedia “Il malato immaginario” di Jean Baptiste Poquelin detto Molière (1622-1673), con l’ipocondriaco Argan, circondato dai medici inetti Diafoirus (Olezzo) e Purgon (Purgante), ben contenti di alimentare le sue stupide ansie e di vendergli farmaci costosi e totalmente inutili.

Qualcosa di realmente profetico. Il malato immaginario negli anni passati generava ilarità e umorismo nel pubblico. Oggi va preso come seria opera di scienza e di ispirazione. Sembra anzi che i burattinai si siano serviti di questa bibbia per inserirla nei loro metodi operativi.

AL MOMENTO SIAMO MESSI PIUTTOSTO MALE

Alla fine del discorso, eccoci tutti nelle loro mani. Una massa smisurata di persone normali che finisce succube e vittima di una aggregazione minoritaria consistente di personaggi ubriacati e drogati del loro successo. Personaggi che prendono il potere e decidono vita morte e miracoli di ciascuno di noi mettendo il mondo intero agli arresti domiciliari non per due giorni o una settimana ma a tempo determinato, in nome di qualcosa che c’è e non c’è, che si conosce del tutto o che non si conosce per niente.

I BURATTINAI HANNO CENTRATO OGNI POSSIBILE OBIETTIVO

Il lato paradossale è che, grazie a governi privi di polso, di personalità, di buon senso e di conoscenza salutistica, grazie alla protezione delle leggi distorte e addomesticate, e grazie allo strillonaggio dei media, i burattinai sono riusciti non solo a imporre misure drastiche e liberticide mai sperimentate da nessuno nel corso della storia umana, ma anche a trovare appoggio e solidarietà nella massa delle persone gabbate, che il massimo della incongruenza.

IL MONDO PASSATO CI FA DA GRANDE INSEGNAMENO

Un piccolo inciso personale per spiegare il mondo com’era negli ultimi anni ’40 e nei primi anni ’50. Frequentavo le elementari e non sapevo ancora cosa fosse l’igienista. Mia madre Smigliana Sepich, diplomata sarta di qualità alla scuola Singer di Volosca-Abbazia nell’Istria italiana, faceva la sarta per le belle signore udinesi di allora e anche per le ragazze del paese, impegnatissima dalle 5 di mattina a tarda sera.

Mio padre Valter, dopo essere rientrato da maggiore dell’esercito italiano e da invalido di guerra dalla sua missione di militare-pacifista e pacificatore sul temibile e insidioso fronte orientale (enclave militare al piedi del Monte Nevoso circondata dalle truppe titine, con foibe e rappresaglie in ogni angolo, era costantemente impegnato prima nella rinata Udinese Calcio di Feruglio al vecchio campo Moretti, e poi come addetto alla pesa degli acciai speciali presso le OB Officine Bertoli di Molin Novo alle porte di Udine, acciai al manganese e al silicio usati anche dall’ing Danieli di Buttrio.

CARLO MARCO E CARNERA DI BRANC

Tutto il tempo libero lo trascorrevo all’aria aperta, accanto a due nonni fantastici e irripetibili come Marina Chiandetti e Carlo Marco Vaccaro attorniati in abitazioni poco lontane da 5 figli e altrettante famiglie. Marina venne nominata spesso come Regina degli Asparagi di Tavagnacco avendo in esclusiva la ricezione e la distribuzione del prezioso tubero bianco.

I mazzi di asparagi venivano lavati e confezionati mediante corteggia di gelso da mio nonno e spesso col mio aiuto personale nelle prime ore del mattino prima della scuola. La nonna portava mezzo quintale di asparagi al mercato di piazza delle Erbe in Udine, usando il tram bianco della linea Tarcento-Tricesimo-Udine. Carlo Marco -per gli amici Markìn- era famoso cantautore locale di motivati allusivi e quasi pornografici, accompagnati dalla sua celebre fisarmonica in mostra tuttora presso il ristorante Al Grop di Tavagnacco.

Veniva chiamato ai matrimoni più importanti, coadiuvato dalla seconda fisa di Arnèst e dal violoncello del mitico Carnera di Branc, quello del Quant Ué? (Quando, oggi?), uno che se ci fosse oggi tra noi, e gli chiedessero “Carnera cosa ne pensi del Coronavirus?” risponderebbe in modo super-sintetico con 2 sole parole: Quant Uè? e un bicchiere di rosso per mandarle giù.

PATATE, ERBE SELVATICHE E FASCINE DI LEGNA

Tutti i giorni coi nonni paterni dicevo, a vangare nei campi fertili coltivati a patate che si alternavano uno sì e uno no ai pochi campi di granturco e cinquantino (da pop-corn), mentre oggi le patate sono scomparse del tutto per lasciare il posto a mais e soia per animali destinato a poveri animali da macello. Ricordo che portavo a casa giornalmente sulla bici un mezzo sacco di patate e che alla fine la cantina di famiglia era zeppa di patate biologiche fresche e ricoperte di terra.

Raccoglievo pure le varie erbe selvatiche sotto le precise indicazioni di nonna Marina, e i funghi di bosco con la supervisione del nonno. Raccoglievo fascine e fascine di legna al punto che metà dell’orto di famiglia era colmo di legname che poi tagliavo a misura e mettevo in cataste a ridosso di un muro riparato. Raccoglievo pure -attività tipica di quegli anni- i residui di ferro-rame-ottone-cartucce inesplose che venivano cedute all’uomo del triciclo che passava giornalmente a comprarli.

PRIVILEGI E SALUTE A NON FINIRE

Mi sentivo come una specie di piccolo principe-padrone del torrente Cormor da Ara Grande a Fontanabona, a Pagnacco, Branco e Tavagnacco, un torrente sempre bagnato dall’acqua, e non secco come oggi. Correvo in bicicletta lungo le strade ghiaiose di allora, nuotavo 3 volte al giorno nelle zone fonde del torrente, sia d’estate che d’inverno, senza mai beccare un raffreddore, una tosse o una influenza.

Recuperavo pesce sole, trote e gamberi nei momenti di secca per portarli vivi in un secchio nella vasca del Citòn a Fontanabona e mantenerli in vita. Tutti gli alberi di ciliegie selvatiche (suìsui), di mele selvatiche, di castagne erano a tiro, come pure le distese di fragole di bosco e i cespugli di more e di lamponi blu.

Mi allenavo al pallone giornalmente e la domenica c’era la partita di 1° Categoria nel vecchio storico campo Colla adiacente al Cormor stesso. Una pacchia incredibile che purtroppo i giovani di oggi non riescono nemmeno a immaginare. Provate a pensare quanta aria, quanto sole, quanta salute mi portavo addosso.

DUE NONNI IGIENISTI IN PIENA REGOLA

In pratica disponevo di due nonni che erano impareggiabili naturalisti ed igienisti, e non me ne rendevo nemmeno conto. La saggezza di Carlo Marco era smisurata. Una sorgente a getto continuo di episodi, storielle, battute originali e piccanti che ahimè sono andate irrimediabilmente perse non pensando che lo avrei per strada in tempi brevi.

Battute che solo io ascoltavo, nemmeno i figli impegnati com’erano nel loro lavoro. Mi mangio le dita per non averle annotate una per una. Ricordo solo i buoni insegnamenti del non pensare mai male e del non fare mai male, che mi sono rimasti impressi.

Ricordo alcune delle sue divertenti ed irresistibili canzonette licenziose. Ricordo pure la sua unica imprecazione innocente che era “dio scianusse” che significa dio canna o cannuccia (e non il rozzo “cane” che girava comunemente in Friuli. E ricordo la celebre “Masse Prèdes, Masse Mièdes, Masse Cògos, Masse Pissighès” che cito spesso nei miei scritti (Troppi preti, troppi medici, troppi cuochi e troppi becchini).

IL CONTE ANTONINO DI PRAMPERO

Tutti i giorni, per almeno un’oretta, la persona più importante e autorevole dell’intero circondario, vale a dire il Conte Antonino di Prampero, persona riservata, quasi scostante, misteriosa e comunque eccezionale, scendeva dal suo castello in centro Tavagnacco e si avviava a piedi di prima mattina per via Matteotti per incontrare Markìn e parlare del più e del meno, oltre che per dargli istruzioni sul come e dove tagliare certi alberi della villa e dei boschi vicini proprietà dei Conti di Prampero.

Più che un incontro era un saluto tra amici e un rituale a cui il Conte non sapeva rinunciare. Si trattava di “boscare”, ossia tenere in ordine robinie spinose, castagni, abeti e faggi nel Bròi (parco della Villa) e nel Roccolo (colline verso Leonacco e Tricesimo). Gli rifilava pure qualche modesta mancia di tanto in tanto. Era uno dei pochi contatti che Antonino manteneva col pubblico e persino con la Famiglia, un vero nobile che amava starsene sulle sue.

SCARSA DISPONIBILITÀ VERSO LA CLASSE MEDICA

Markìn oltre che scherzare e prendersi gioco di tutto e di tutti, aveva solo la lagnanza stabile del Masse Mièdes, e qui torniamo a noi e al tema di oggi. Troppi medici solo perché in quegli anni, il dr Aldo Pagnucco, anziché starsene tranquillo nel suo modesto ambulatorio di Feletto in concorrenza con l’anziano dr Tomadoni, aveva comperato una Cinquecento bianca posteggiata sempre fuori l’Osteria al Tram di Artico del Fabbro e Amabile, e veniva una settimana sì e una no a visitare le varie famiglie. Da qui il suo indispettirsi.

INNAMORATO DELLA NATURA E DELLA LIBERTÀ

Era troppo innamorato della natura e della vita per sopportare l’idea di essere controllato da un medico, pur gentile e simpatico qual’era Pagnucco, che portava comunque delle medicine e delle siringhe in tasca. A Markìn girava poi storto il suono lugubre delle campane, le nenie religiose delle processioni e soprattutto quelle dei funerali che odiava profondamente.

Osservare il lavoro dei pissighès interni a scavar a mano profonde fosse in cimitero lo rattristava e, pertanto, sia alla chiesa che al cimitero preferiva l’osteria e, al prete don Masutti che gli rimproverava scarsissima presenza alle Messe accampava l’alibi dell’acqua santa, il cui odore gli causava svenimento. Markìn sapeva liberarsi di tutto e di tutti, anche della sua fedele compagna, e se ne andava in solitaria meditazione in mezzo ai boschi. Un igienista provetto e ineguagliabile.

CRITICHE SCHERZOSE MA INESORABILI VERSI I CUOCHI E I MACELLAI

Troppo innamorato della sua salute fisica e spirituale per non biasimare e guardare di traverso i cuochi che friggevano ed arrostivano salsicce e fiorentine sulla brace nelle cucine dei ristoranti al Grop e da Fiorello, tutti clienti di Giovannìn e Berto Pozàr (macelleria Gressani) ai quali rimproverava di togliere la vita impietosamente a creature magnifiche come le mucche e i maiali.

Markìn era sobrio mangiatore di patate, asparagi, radicchio, mele, polenta, frico e frittate con le erbe o con gli urtizzòns (punte di luppolo), anche se una volta a settimana si preparava da solo un sardellone sulla brace. Un paio di bicchieri di vino al giorno li beveva. Le 4 damigiane di vino rosso delle sua vigna non andavano perdute. D’estate prevalevano le minestre di verdure, l’uva le pesche e l’anguria.

CRESCITA ESPONENZIALE DEI MALATI VIRALI E NON VIRALI

Dunque dicevo troppi medici in circolazione. Da rilevare che in tutto il circondario, oltre che Tomadoni e Pagnucco a Feletto, c’erano che io sappia Rossitti e Castellani in zona Pagnacco, e coprivano l’intera zona a nord di Udine escluso Tricesimo. Oggi ce ne sono almeno 20 volte tanto. Se ci metti poi gli spot televisivi sui farmaci, le lettere che ti mandano a casa, e tutto il parlare di diarrea, di vomito, di tamponi, di terapie intensive e di cimiteri, come minimo se ne va l’appetito e scatta pure la inevitabile LEGGE DELL’ATTRAZIONE.

Se la medicina avesse un minimo di delicatezza e di discrezione. Parli di salute e ti arriva la salute, ma da queste parti e in questi tempi si fa esattamente l’opposto, ed è per questo che i malati virali e non virali crescono in modo esponenziale.

L’ARIA FRESCA È APPORTATRICE DI OSSIGENO E AZOTO, NON DI MOSTRICIATTOLI MICIDIALI

Ogni volta che mi metto al sole in terrazza penso alla assurdità di accusare l’aria di essere portatrice di virus attivi e contagianti in movimento, cioè di mostriciattoli diabolici pronti ad aggredire. Come se non fossimo protetti in ogni caso da formidabili difese. Il che, se ci credi davvero, ti fa passare la voglia di respirare. Se credi poi realmente di avere questi mostri al tuo interno, nella tua saliva e nel tuo sangue e nella tua bocca, ti passa anche la voglia di vivere.

Non è una banale questione nocebo o placebo negativo, ma qualcosa di ben diverso. Diventa un trauma emotivo sconvolgente che ti manda fuori giri e ti fa ammalare all’istante, ti acidifica, ti smantella il sistema immunitario apportando infiammazione agli alveoli polmonari, tipica del Coronavirus. In realtà i virus ce li abbiamo per nostro conto, innocenti e non contagianti.

TOSSICO E CONTAGIANTE RIMANGONO CONCETTI BEN DISTINTI

Se poi qualcuno li avesse trasformati in veleni tossici ingegnerizzati capaci di incollarsi provvisoriamente alle membrane cellulari e persino a trasmettersi secondo schemi e formule segrete da guerra virologica che sfuggono alle nostre vedute e conoscenze attuali, staremo a vedere.

Ma tutto questo non inficia il fatto che si tratta di materiale inerte e al massimo tossico, cioè non contagiante e ammalante secondo i postulati di Koch. In ogni caso l’uomo può farne di cotte e di crude, ma non è in grado di creare la vita o di ridarla a una sostanza morta virale, fino a prova contraria.

SPROPORZIONE TRA MASCHI E FEMMINE

Da rilevare infine che il Coronavirus non sta affatto colpendo 50-50 maschi e femmine, condizione indispensabile per una vera responsabilità virale. Se il 70-80% degli ammalati sono maschi significa che ci sono di mezzo pre-condizioni o malattie pregresse tipiche dei maschi, ovvero co-fattori prevalenti.

La stessa cosa accadeva nell’Aids, dove il 90% degli ammalati erano maschi, per il fatto che le femmine non vanno in giro di notte a bere e fumare e a drogarsi nei quartieri malfamati delle città americane. Questi fatti mandano chiaramente fuori giri le posizioni dei monatti, per cui non vengono mai citate.

BASTA UNA DIAGNOSI NEGATIVA PER DISTRUGGERE UNA PERSONA GIÀ INDEBOLITA

Altro che virus. Il meccanismo della paura è micidiale in quanto coinvolge ipotalamo, encefalo e amigdala (area cerebrale a forma di mandorla nonché sostanza facente parte del sistema limbico, centro delle emozioni). Basta una diagnosi negativa per provocare un disastro. Spaventare la gente non è informare e non è aiutare, ma è farla fuori. Dovrebbe essere sanzionato come grave reato.

FEDE MEDICA NELLA CHIMCA E NEI VACCINI SILURATA DA ROBERT S. MENDELSOHN

“La nutrizione non fa pare della religione della Medicina Moderna. I medici credono che si viva meglio tramite la chimica e gli integratori. La fede nel magico potere dei vaccini e dei farmaci smussa e inibisce il senso critico, e arriva in modo massiccio nei momenti di isteria collettiva, coinvolgendo uomini di scienza e gente comune.

La gente vuole e pretende miracoli oggi, come li pretendeva in passato. La fede nel potere magico della chimica non è nuovo. Aiuta la medicina a darle l’autorità del sacerdozio e a ricreare l’atmosfera degli antichi misteri”, è una delle tante affermazioni profetiche di un medico straordinario come Robert S. Mndelsohn (1926-1988), tratte dal testo “Dissent in Medicine”.

Valdo Vaccaro

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

 

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