BLOCCARE IL SINTOMO NON SIGNIFICA GUARIRE

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IL SINTOMO DOLORIFICO NON SI TOCCA

Quante volte abbiamo detto che, per quanto possa essere fastidioso ed incompreso, il sintomo è sacro e non si tocca? Hai mal di testa? Prenditi un Moment, un antinfiammatorio FANS! Hai male alla gola? Prenditi del paracetamolo o un Brufen. Influenza in arrivo? Aspirina, oppure Zerinol. Sei debole e fuori forma? Fatti una ricarica. Integratore Plus, moolto plus, con 15 vitamine e 10 minerali e col magico Q10! Non ti tira? Oltre al Viagra ora c’è il Cialis e Levitra, persino senza ricetta medica!

Quante volte lo abbiamo detto? Un milione di volte. Parole, parole, parole, soltanto parole, parole tra noi, cantava Mina. Se lo ripetiamo così spesso vuol dire che non siamo stati capiti, oppure che non siamo stati creduti, oppure che l’intera situazione è talmente complessa e complicata da non consentire un giudizio coerente e sicuro. Noi, persone libere che trattano di salute senza lacci e senza bavagli, spaziamo in lungo e in largo e tocchiamo molti temi importanti. Alcuni di essi sono fondamentali. Ma tutto poi finisce nel grosso calderone delle contestazioni igienistiche ai concetti medici e finisce per confondersi e disperdersi con tutto il resto, perdendo forza e significato.

RICORRIAMO PURE AL MARTELLAMENTO PSICOLOGICO

Ecco allora la necessità di ribadirlo e di riproporlo a caratteri cubitali, come argomento all’ordine del giorno. Repetita iuvant. Dobbiamo adottare lo stesso metodo delle aziende farmaceutiche: un martellamento continuo di bugie e di falsità, visto che una bugia ripetuta cento e mille volte si trasforma in verità apparente o comunque in inevitabile incombenza per il consumatore. Ma noi abbiamo beninteso il privilegio di divulgare cose vere e trasparenti.

“Bloccare il sintomo non significa guarire” non è una frase qualsiasi, una frase banale che si esprime tanto per dire. Non è una frase da poco. È qualcosa da stampigliare nella testa e nella memoria. Qualcosa da acquisire e interiorizzare non al 90% con beneficio di inventario, ma una verità al 100%.

Il fatto poi che per saggezza si possano ammettere le eccezioni dell’emergenza, e la necessità in alcuni casi di attenuare in via parziale e temporanea un sintomo acuto abnorme al fine di renderlo umanamente sopportabile, in vista di un superamento del medesimo in progressione passo dopo passo, non cambia sostanzialmente la questione. Tra i nostri principi è sempre incluso un margine di tolleranza e di flessibilità. Come diceva Zarathustra, l’importante non è ciò che è vero ma ciò che aiuta a vivere.

UNA FRASE DEL TUTTO SPECIALE

Se fossimo dei credenti cristiani ortodossi e frequentatori di chiesa, reciteremmo a memoria l’AveMaria e il PadreNostro. Bene, sarà il caso di apprendere con la stessa enfasi e determinazione dei credenti la frase “Bloccare il sintomo non significa guarire”. Come mai? Cosa c’è di tanto speciale in essa? C’è che:

  • Se la comprendiamo a fondo, capiamo la materia igienista nella sua interezza, siamo costretti a farlo per logica consequenziale.
  • Questa frase appartiene alle leggi universali ed immutabili della natura che caratterizzano e qualificano la nostra impostazione scientifica.
  • Questa frase mette letteralmente a soqquadro l’intero impianto mentale e deontologico della medicina convenzionale.

SOLITA INCOMPATIBILITÀ TRA MATERIA MEDICA E MATERIA IGIENISTICA

Rivediamo assieme di cosa si tratta. Il sintomo sta per sensazione concreta che noi siamo in grado di percepire in quanto viene convogliato per via nervosa ai recettori cerebrali. Per obiettività informativa dobbiamo ammettere che esiste sia il dolore-sintomo, positivo e utile, a cui facciamo qui prevalente riferimento, e il dolore-malattia, negativo e inutile che noi incaselliamo nelle situazioni di emergenza e di cronicità, passibili pertanto di cura.

La medicina ha costruito una intera fortezza ideologica intorno al dolore, facendone una materia a sé, con tanto di classificazioni, di eccezioni e di sottigliezze varie. Ha per così dire messo le mani avanti, quasi a giustificare i suoi sistemi di cura. La scienza igienistica rimane contraria alla cura del sintomo, senza se e senza ma. Materia medica e materia igienistica su piani del tutto opposti ed incompatibili.

DOLORE ADATTATIVO AGLI STIMOLI, CLASSIFICATO IN NOCICETTIVO E IN INFIAMMATORIO

Nel 2004 l’American College of Physicians ha proposto una classificazione dei vari tipi di dolore, articolata in due categorie principali: il dolore come risposta di tipo adattativo (adattativo agli stimoli) e come forma di tipo non adattativo. Il dolore adattativo contribuisce alla sopravvivenza, proteggendo l’organismo da fattori lesivi e promuovendo la guarigione quando una lesione è comunque sopravvenuta. Si distingue in dolore nocicettivo e infiammatorio.

DOLORE NOCICETTIVO COME DOLORE ACUTO E DI BREVE DURATA

Nocicettivo deriva dal latino noxa=danno e nocere=far male, e dall’inglese nociceptive (dove reception sta per ricezione). I nocicettori sono terminazioni di neuroni sensoriali e fibre amieliniche o assoni che convogliano e girano al cervello la sensazione dolorosa. Il dolore nocicettivo è un vero e proprio sistema d’allarme, che avverte della presenza di stimoli o eventi in atto potenzialmente dannosi.

Riguarda stimoli provenienti sia dall’ambiente esterno (stimoli meccanici intensi, termici d’intensità elevata, stimoli chimici da sostanze irritanti), sia dall’interno dell’organismo (trauma osseo o articolare, spasmi viscerali, ecc.). Si tratta in genere di un dolore acuto, di breve durata, che viene immediatamente identificato per quello che riguarda la sede, l’intensità e la tipologia dello stimolo doloroso in atto, innescando, inoltre, meccanismi di sottrazione e di protezione.

DOLORE NOCICETTIVO COME DOLORE INFIAMMATORIO DI LUNGA DURATA

Per quanto riguarda il dolore infiammatorio, in molti casi gli stimoli o gli eventi nocivi producono un vero danno ai tessuti, danno che persiste per un certo tempo, come una ferita, un’ustione, una frattura ossea. Quando la lesione è avvenuta, in situ si origina un processo di tipo infiammatorio, che rappresenta il primo passo verso processi riparativi e immunoprotettivi, e che persisterà fino alla riparazione del danno.

L’infiammazione, a sua volta, genera una forma di dolore, più sordo e prolungato rispetto a quello nocicettivo, il cui andamento procede di pari passo con l’evoluzione dell’infiammazione stessa e scompare con la restitutio ad integrum dei tessuti lesi.

DOLORE NON ADATTIVO, RIPETITIVO O CRONICO, CHE DIVENTA MALATTIA

Le forme di dolore non adattativo sono situazioni di dolore che non si accoppiano a stimoli nocivi o a processi infiammatori e riparativi. Non rappresentano un sistema d’allarme e non sono un sintomo. Sono, invece, espressione di processi patologici che s’instaurano a livello del sistema nervoso, sia periferico sia centrale, e che sono in grado di determinare dolore. Tale dolore è spesso grave, ripetitivo o cronico, privo di finalità, risponde male ai trattamenti e diventa, a sua volta, una forma di malattia.

DOLORE NON ADATTIVO DI TIPO NEUROPATICO

Anche in questo caso è possibile distinguere due categorie: si può parlare infatti di dolore neuropatico oppure funzionale.

Il dolore neuropatico deriva da lesioni che affliggono direttamente il sistema nervoso, periferico o centrale, includendo i nervi o i centri nervosi deputati al trasporto del dolore. Per analogia, si può pensare a un cavo elettrico privato della guaina, con molti filamenti di rame interrotti e sfilacciati, che trasporta un segnale sporco. In campo clinico ne sono esempi la neuropatia diabetica, posterpetica e la sciatalgia, per quanto riguarda il sistema nervoso periferico. Ne sono un altro esempio le neuropatie successive all’ictus cerebrale, da lesione del midollo spinale o da malattie neurologiche (come la sclerosi multipla), relativamente a esiti di lesione del sistema nervoso centrale.

Ne deriva un quadro di dolore grave, che tende a cronicizzare indipendentemente dal danno nervoso iniziale, con aspetti clinici particolari e specifici, caratterizzati da un dolore-bruciore, dalla presenza di formicolii, di dolore a scossa o a pugnalata, da iperalgesia (percezione di uno stimolo in sé doloroso con intensità molto accentuata) e da allodinia (percezione dolorosa di stimoli in sé non dolorosi).

DOLORE NON ADATTIVO DI TIPO FUNZIONALE

Per dolore funzionale si intende invece l’indipendenza dell’episodio doloroso da qualsiasi tipo di lesione organica. La genesi spontanea dell’evento, in genere a livello cerebrale, avviene per meccanismi fisiopatologici o biochimici, spesso geneticamente determinati o condizionati. Si pensi a molte forme di cefalea, tra cui in particolare l’emicrania. Queste forme non hanno alcun significato informativo o adattativo.

STRUTTURE ANATOMICHE DEL DOLORE E LORO SIGNIFICATO

Le esperienze dolorose, di qualunque tipo esse siano, giungono pertanto alla nostra coscienza perché esiste un sistema, anatomico-funzionale-biochimico, specificamente deputato a identificare gli stimoli dolorosi, a trasportarli dalla periferia al cervello e, qui, a elaborarli fino a rendere consapevoli del dolore.

(Estratto dell’articolo di Oscar Corli “Basi biologiche del dolore“.)

Il dolore è una sensazione sgradevole che nessun paziente ama sperimentare. Proprio il fatto che sia poco gradito fa sì che il dolore sia qualcosa di così efficace ed essenziale nella vita. Il dolore, infatti, avvisa della presenza di un pericolo, prima che chi lo prova si provochi una lesione. Serve a fare in modo che il paziente reagisca per evitare questo pericolo. L’obiettivo del dolore sarebbe pertanto quello di proteggere e rappresenta, in certa forma, la prima parte della cura. Senza dubbio, però, questo meccanismo di difesa a volte funziona in modo un po’ strano.

DIVERSE MODALITÀ DEI MECCANISMI DI DIFESA

Il dolore provocato da punture, posizioni incorrette, distorsioni, si può considerare relazionato con cambi nei tessuti. Il cervello giunge alla conclusione che i tessuti si trovano in pericolo e per questo evita che si ripeta la stessa situazione. Se il dolore persiste è perché il cervello considera che si trova ancora in una situazione di minaccia o di pericolo.

Non c’è dubbio che l’intensità del dolore non sia direttamente relazionata con l’entità del danno nel tessuto. Il sistema nervoso centrale, infatti, esamina le indicazioni che riceve, alle quali somma la memoria, i processi di ragionamento, le emozioni, le considerazioni, prima di elaborare una risposta allo stimolo ricevuto.

Esistono molti esempi differenti in tutti i sensi: tagli sul viso dolorosissimi e amputazioni che invece vengono appena percepite. Un 70% delle persone che perdono una parte del corpo in seguito ad un’amputazione, sperimentano quella che viene chiamata “sindrome dell’arto fantasma“. Provano pizzicore, formicolio o dolore nell’arto che non c’è più. Questo perché il nostro cervello possiede uno schema del nostro corpo.

FUNZIONAMENTO DEL SISTEMA DI ALLARME E DEI RECETTORI

Il cervello riceve una serie di segnali attraverso i quali interpreta una possibile situazione di pericolo. Il corpo umano possiede, infatti, milioni di recettori sparsi per tutto il corpo, che trasmettono questa informazione al midollo spinale.

A seconda del tipo di recettore, si ha una reazione di fronte ad una forza meccanica (M), come una puntura, di fronte a una temperatura (T), o di fronte a una presenza di agenti chimici (Q) all’esterno o all’interno del corpo. Quando i recettori si attivano di fronte ad uno stimolo (un pizzicotto, un acido o un aumento della temperatura), si aprono e nella cellula entrano particelle con carica positiva.

I recettori sensoriali sono piccoli elementi di dimensioni microscopiche costituiti da terminazioni di cellule nervose, di struttura anatomica differente, a seconda del ruolo che ciascun tipo di recettore deve svolgere. Gli impulsi elettrici realizzano un percorso attraverso il nostro corpo fino ad arrivare ai sopracitati nocicettori.

L’anestesia, ad esempio, funziona annullando questi recettori di fronte agli stimoli meccanici e per questo motivo gli impulsi non arrivano al midollo spinale e non si prova dolore. Questi recettori hanno una vita piuttosto corta e vengono costantemente sostituiti da nuovi recettori e per questo motivo la sensibilità e la percezione del soggetto cambiano di continuo.

(Estratto di “Il dolore e il cervello: la relazione con il danno dei tessuti e minaccia“)

STRATEGIE MIRATE A GIUSTIFICARE L’INTERVENTO SUL SINTOMO

La classificazione teorica dei dolori e dei dolorini, e dei complessi sistemi ricettivi è sicuramente importante, ma è per certi aspetti sofisticata e cervellotica, al punto di apparire come funzionale ad innescare una serie interminabile di eccezioni sul piano operativo.

Le eccezioni possono sì essere finalizzate a chiarire meglio determinati meccanismi, ma servono principalmente sul piano pratico a complicare la situazione, a deviare alcune certezze di base, a depotenziare il significato sovrastante ed essenziale delle leggi immutabili di Madre Natura, di quella Madre Natura che fa da formidabile concorrente alla Matrigna Medicina.

SIGNIFICATO IGIENISTICO DI SINTOMO

Per noi il sintomo, al di là di tutte le classificazioni mediche, significa campanello d’allarme, segnale, disturbo, anomalia funzionale, dolore, infiammazione, febbre, indigestione, o anche situazioni più complesse chiamate assiemi di sintomi o sindromi. Per noi rimangono sintomi persino il diabete, l’obesità, l’ipertensione, l’insufficienza epatica-cardiaca-renale, persino il tumore e il cancro. Praticamente tutto.

Tutto quanto di anormale accade all’uomo a livello percettivo e a livello di accumulazione tossica tendente a trasformarsi alla lunga in alterazioni di diverso tipo, in sovra-crescite di diverso tipo, va a finire sotto il nome di sintomo.

LA SALUTE NON COINCIDE AFFATTO CON L’ASSENZA TOTALE DI SINTOMI

Avere dei sintomi non è per niente piacevole, siamo ben consapevoli di questo. Il sogno di ogni uomo è di stare costantemente sano e in forma per tutto l’arco della sua vita, senza disturbi di alcun tipo. La salute in effetti viene pensata dalla maggioranza come assenza totale di sintomi. Lo sarebbe solo se una persona facesse un percorso liscio e perfetto, privo di accumulazioni tossiche.

Ma, nella realtà in cui siamo immersi, dove il mondo sembra coalizzato per farci ammalare in mille forme e modalità, tale nozione appare irreale ed utopistica. Molto più sensato pensare che un corpo sano si mantenga tale attraverso regolari e frequenti piccole crisi eliminativi-depurative innescate dal sistema immunitario col proposito di riportare il corpo in equilibrio ogni qualvolta il limite personale di tolleranza ai veleni accumulati sia stato superato.

LA CALMA APPARENTE PRIMA DELLA TEMPESTA

Molta gente pratica addirittura strategie sistemiche di prevenzione e di impedimento ai sintomi, inibendone in anticipo o sul nascere la loro manifestazione, senza rendersi conto che si tratta di autentiche azioni autolesioniste. L’uso di farmaci, di vaccini, di antibiotici, di antidolorifici, di immuno-soppressivi, porta a ovvio indebolimento del corpo e della reattività immunitaria, e pertanto regala una falsa situazione di “calma apparente prima della tempesta”, o di calma transitoria prima dei nodi pesanti che alla fine vengono al pettine con tanto di interessi passivi.

IL SOFFRIRE MOTIVATO E BENEFICO SI SOPPORTA MOLTO MEGLIO

Avere dei sintomi significa provare fastidio. Tutti ne faremmo ben volentieri a meno. I dolorini fanno male e fanno male doppiamente se non ne comprendiamo l’origine e la funzione, la ragione d’essere, lo scopo e il meccanismo operativo, il fattore scatenante. Fanno male il triplo e il quadruplo quando non acquisiamo e non coltiviamo le contromisure vere ed efficaci per venire fuori dal nostro tunnel patologico. La non conoscenza del fenomeno aggrava il dolore e fa insorgere la paura e l’ansia, fungendo da deprimente e da sfiduciante.

Sapere invece che stringere un po’ i denti davanti a una provvidenziale malattia che è benettia in quanto percorso auto-curativo sicuro, rende la sofferenza molto più sostenibile.

CORSA GENERALIZZATA ALLA CUROMANIA SUL SINTOMO

Ecco allora che tutti sono pronti a cercare delle cure per stoppare il sintomo-nemico, il mostro cattivo che arriva da chissà dove, la maledizione proveniente da Tutankhamen. Nel sintomo così inteso viene identificato l’autentico male da contrastare, attutire, inibire, silenziare ed abbattere al più presto con qualsiasi metodo e modalità, persino col napalm se necessario.

Ovvio che in questa situazione di alta e vasta domanda di cure si è innestata prontamente la medicina curativa e le tante altre scuole terapeutiche di contorno, che hanno trovato strada libera e terreno fertile per dare al mondo intero il contentino illusorio, sotto forma di una impostazione curomane e sintomatica dei trattamenti.

Possiamo dire che la medicina convenzionale, dotata di poteri di monopolio e di esclusiva a norma di legge, ha fatto del sintomo il simbolo e il motivo-principe della sua stessa esistenza, ha fatto di esso lo zoccolo duro ed irrinunciabile del suo operare, la ragione di vita e di guadagno economico dei singoli medici, degli ospedali, degli ambulatori, delle farmacie, dei fabbricanti di farmaci-vaccini-integratori, dei promotori scientifici e dei vari lobbisti che ruotano e ronzano intorno a questo multimiliardario business mondiale.

TUTTO SBAGLIATO, TUTTO DA RIFARE

Ma per venire a capo di questa aggrovigliata cancrena, occorre a un certo punto aprirsi un passaggio e semplificare, occorre tirare le somme. “Tutto sbagliato, tutto da rifare”, come diceva il grandissimo e pluri-vincente Gino Bartali, tagliando corto nel commentare una corsa impostata male e finita male.

STIAMO ATTENTI A NON SBAGLIARE OBIETTIVO

Cerchiamo di capire meglio perché il sintomo non va toccato, o al massimo va toccato e attutito solo marginalmente e temporaneamente cum grano salis, con discernimento, con rimedi naturali, leggeri, temporanei ed innocenti.

In ogni situazione patologica di emergenza c’è un fattore-causa e c’è un fattore-conseguenza, per la legge di causa ed effetto. Il solo rimedio possibile per guarire veramente sta nel bloccare il fattore causante e non il fattore conseguente, essendo quest’ultimo soltanto una logica reazione alla causa.

Agire sul sintomo è incorrere in una grave imprudenza, è commettere un madornale errore di persona, è scagliarsi contro l’obiettivo sbagliato. Ed è anche contravvenire alle più importanti Leggi di Natura. È cadere nel tranello delle apparenze. È non capire cosa è la malattia. La prima e principale azione da fare rimane quella di interrompere radicalmente ogni pratica inquinante ed ammalante, di togliere dalla propria vita ogni elemento causante sicuro o anche presunto tale.

IL RIPRISTINO SALUTE È TENDENZA NATURALE DEL CORPO

Il sintomo non arriva a caso. Non è una sfortuna, una sfiga come si dice in gergo, una disgrazia. Si tratta piuttosto di una reazione costruttiva e benefica impostata intelligentemente dal corpo. I sintomi fungono da difesa naturale del corpo. Sono nel contempo segnali d’allarme e auto-cura naturale, cura unitaria del male, anche se si manifestano attraverso modalità diverse e in diverse zone del corpo.

Ogni creatura vivente, pianta, animale, uomo è health oriented, orientata verso la salute. Per tale motivo, il ripristino della salute è una costante tendenza del corpo, è una competenza esclusiva del corpo e del virtuale medico interiore o angelo custode che portiamo dentro, l’unico al mondo che conosce per filo e per segno vita morte e miracoli di noi medesimi.

SERVE UN CONCETTO CORRETTO DI COS’È LA MALATTIA

Ogni malattia infatti insorge solo quando serve e dura solo finché necessario, non un minuto di più. Siamo dotati di una serie di meccanismi mirati all’auto-guarigione. Il corpo non va mai contro se stesso. La Natura è sovrana medicatrice di tutti i mali. Medici e terapeuti non sono sovrani ma servitori della Natura. Il buon medico è quello che, salvo i casi di reale emergenza, si astiene da ogni intervento e da ogni interferenza che esuli dalla normale assistenza chiamata terapia del buonsenso, del sorriso e della spiegazione. Ti facciano da medico 3 cose soltanto: mente serena, riposo e moderazione nel mangiare, per dirlo con la Scuola Salernitana.

Dare dunque una mano agli strumenti nobili di Madre Natura e non andare contro tali mezzi provvidenziali, al fine di accontentare le richieste comprensibili ma inopportune del paziente, o per voglia di protagonismo medico, o per dire “guarda che ti ho curato e sei guarito per merito mio e quindi pagami”, o più semplicemente per ottemperare alle pressioni, alle regole, alle disposizioni del repertorio medico-ospedaliero basato tutto sulla fuorviante e sistemica tecnica di intervento sul sintomo.

ASSECONDARE GLI SFORZI GUARITIVI DELLA NATURA

Il compito del medico trasparente e corretto è di aiutare ed assecondare gli sforzi guaritivi della Natura e di non combatterli provocando effetti collaterali imprevedibili chiamati malattie iatrogene (medico-causate e farmaco-causate), dove blocchi un sintomo e ne produci altri 3 o 4 peggiori del sintomo iniziale. Sappiamo come la tossiemia interna, l’accumulazione prolungata di veleni e di tossine materiali-mentali-spirituali è causa universale di tutte le malattie, per cui solo la pulizia interna può guarire e niente altro che quella.

CURARE LA MALATTIA È PERNICIOSA SUPERSTIZIONE

Prima di trattare o curare qualcosa occorre capire e interpretare correttamente questo qualcosa. Abbiamo a che fare con crisi di purificazione, con crisi di scarico o espulsione tossine, crisi eliminative-depurative di cui il corpo inquinato ha grande necessità per rimettersi in corsa e in carreggiata. La natura della malattia, nella stragrande maggioranza dei casi, è difensiva, rimediale, eliminativa ed adattiva, cioè ritagliata e confezionata su misura per noi.

Non esistono malattie standard. A ogni persona e a ogni diversa situazione si presenta una malattia-sintomo particolare e personalizzata. Se la malattia è di per sé un percorso curativo, è chiaro che volerla curare significa commettere una balordaggine. Infatti la cura della malattia è considerata in termini igienisti Perniciosa Superstizione, non meno e non meglio di una danza tribale vudù intorno al fuoco.

CURE A BASE DI SOSTANZE PERICOLOSE

C’è anche da parlare del tipo di cure a cui si fa ricorso. Se le cure fossero per così dire all’acqua di rose, peccato veniale umanamente comprensibile, almeno potremmo dire che “tanto lo fanno per farsi attribuire dei meriti inesistenti, ma comunque non provocano gravi danni e gravi dissesti”.

Ma le cure mediche avvengono invece con modalità aberranti. Vengono usati quei bisturi e scalpelli che, all’infuori delle situazioni di reale e giustificata emergenza, sono considerati dagli stessi medici trasparenti simbolo del fallimento della medicina. Vengono poi usati disinvoltamente i veleni più pericolosi a disposizione.

PERSINO LE STATISTICHE MEDICHE BOCCIANO LA POLITICA INTERVENTISTICA

Le prove inoppugnabili dei danni causati dalle cure mediche viene dalle stesse statistiche sanitarie che oggi non vengono quasi più realizzate, visto che costano carissime e finiscono sempre per provare ed evidenziare gli aspetti più imbarazzanti della medicina interventista, l’opposto di quanto essa vorrebbe dimostrare.

Clamoroso il caso dei pazienti tumorali che sottoposti alla trafila standard fatta di bisturi-chemio-radio guariscono regolarmente secondo i criteri di valutazione medica, cioè raggiungono una sopravvivenza media di 3 anni scarsi, mentre quelli che rifiutano ogni cura medica, sopravvivono in media 12 anni, vivendo 4 volte più a lungo e senza tutte le note sofferenze e il noto accanimento terapeutico del percorso curativo. Clamorosi anche i casi di forte diminuzione della mortalità ospedaliera allorquando i medici scioperano. Sembrano scherzi da prete mentre sono invece fatti che accadono tutti i giorni sotto i nostri occhi.

Valdo Vaccaro

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

 

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