CALCIO MORTALE E CALCIO VITALE, BATISTUTA E RIVERA, VENDRAME E CORONA

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LETTERA

CI SONO ANCHE I MANIGOLDI E GLI ENERGUMENI

Ciao Valdo, come va, tutto bene come vedo, sempre puntuale e corrosivo quanto basta.
Ho letto del furto a Milano nei tuoi confronti e delle noie con qualche stronzo che ti insulta gratuitamente. Certo che rubare a te è come sparare sulla Croce Rossa, su uno che aiuta centinaia di persone a zero lire. Ma i manigoldi e gli energumeni non possono sapere a chi portano via la refurtiva, sennò non solo non ti avrebbero rapinato, ma ti avrebbero pagato loro, magari chiedendoti aiuto per qualche malanno, perché anche i mariuoli non se la passano tanto bene con la salute.

SCANSATO ASPIRINA E TACHIPIRINA, E QUESTO È GIÀ UN BUON SEGNO

Da parte mia l’inverno l’ho passato all’insegna del non veganismo, lo ammetto. In compenso ho superato la crisi influenzale di febbraio con febbre a 38.5 e vomito a ripetizione, diarrea profusa con riposo assoluto e acqua di rubinetto. L’acqua di Teramo è molto dolce, viene direttamente dal Serbatoio Idrico del Ruzzo a 2000 metri, sul Gran Sasso, ma sapessi quanti furboni sono fissati e comprano le varie marche note, che sono acque pesanti come macigni, disgustose persino da bere. Mi sono concesso solo una spremuta d’arancia durante il riposo, e non l’Aspirina che mia madre voleva tempestivamente darmi. Tantomeno la Tachipirina, che del resto mai ho preso da quando esisto.

GIRANO TUTTORA ANTIDOLORIFICI E LA COSA MI PREOCCUPA

Ma vorrei un articolo, col tuo punto di vista, sui calciatori che muoiono o si ammalano per le sostanze assunte durante l’attività agonistica. Mio nipote, quasi 16, già si lamenta per gli antidolorifici che la Teramo Calcio gli propina negli allenamenti, e siccome farà un provino col Pescara, a maggio, sono preoccupato. Lui fa il portiere.

MORTI PREMATURE, TIPO SALTUTTI E BEATRICE

Anni addietro mi fece molta impressione un articolo sul Foglio sui giocatori Saltutti e Beatrice, che ricordavo da bambino, morti in circostanze poco chiare, prematuramente e drammaticamente con certezza che la colpa fu di certe sostanze tedesche assunte negli anni 70. Ultimamente è toccato a Batistuta, che per ora sembra esserne uscito fuori per il rotto della cuffia come segnalato da un articolo apparso sul Messaggero di Roma. Che ne pensi? Ciao
Camillo, da Teramo

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RISPOSTA

DI CALCIO PRATICATO NE SO QUALCOSA

Ciao Camillo, ho praticato calcio per 40 anni sia da dilettante che da semipro, giocando per alcuni anni nella serie A di Singapore, per cui qualcosa ne so. Immaginati che consideravo persino le bevande tipo Cole, Gatorade, caffè e the come autentiche droghe, per cui ho sempre cercato di dare il buon esempio in tutte le squadre dove giocavo. Ci tenevo da matti a ottenere i miei risultati e a fare i miei goal bevendo acqua di rubinetto, succo d’arancia o latte di cocco, e niente altro che quello.

QUALCHE PILLOLA GIRAVA GIÀ ALLORA

Succedeva a volte che, per la gara-spareggio che ti faceva vincere o perdere il campionato, l’allenatore ci infilasse nelle tasche la pasticca “per respirare meglio”. Con me non funzionava.
I trainer di allora non sono più tra noi, ma chi mi conosce può testimoniare. Avrei preferito non entrare in campo. Anche se tali pasticche erano più dei placebo che altro, visto che i pigri e gli imbranati continuavano a correre a rilento in partita, anche dopo averle assunte.

BATISTUTA, MARADONA, CASSANO, TACCOLA, BICICLI, BORGONOVO

Troppi atleti, nel ciclismo e nell’atletica, e particolarmente nel calcio degli ultimi anni, sono finiti male, per non parlarne. Si parla anche di casi recenti, come lo stop a Cassano (che pare stia, per fortuna sua recuperando), e la faccenda Batistuta, per non dire le disavventure dello stesso Maradona, e di tanti altri. Si parla del morbo di Lou Gehrig, o SLA (sclerosi laterale amiotrofica), produttore di una micidiale paralisi muscolare per cui gli atleti finiscono anzitempo in carrozzella. Vedi i casi di Gritti, Tafuni, Corno, Vasino, Pulino, Ocwirk, Signorini, Gorin, Longoni, Lombardi, Taccola, Bicicli, Vincenzi, Borgonovo, e ci riferiamo solo alla serie A.

LE INIEZIONI DEL LUNEDI’ O DEL MARTEDI’ PER RECUPERARE LE FORZE

Ricorda Adriano Lombardi: “Ci facevano iniezioni di corteccia surrenale dopo la partita, oppure il lunedì o il martedì, per favorire il recupero. Qualche volta ce la somministravano anche via flebo, ma non c’era nulla di strano o di nuovo. Tutte le squadre dell’epoca facevano queste cose. Il Cortex poi era comunissimo. Veniva persino venduto ai bambini come prodotto ricostituente!”

SALTUTTI, FERRANTE E BEATRICE, MA ANCHE ANTOGNONI, CASO E DE SISTI

Nella Fiorentina ci sono molti casi sotto esame. Nello Saltutti è morto a 56 anni, Ugo Ferrante idem, per carcinoma alle tonsille, a 59 anni, Bruno Beatrice idem per leucemia, a 39 anni. Altri sono sopravvissuti, ma hanno delle cose da raccontare, e tra questi Giancarlo Antognoni (superato grave crisi cardiaca per sua fortuna), Mimmo Caso (superato tumore al fegato), Giancarlo De Sisti (superato problemi cardiaci) e Massimo Mattolini (trapianto renale).

FLEBO PRIMA E DOPO LE PARTITE, CON TREMORI E SCATTI NOTTURNI A LETTO

Mattolini ha rivelato delle dosi massicce di Micoren (cardiotonico vietato) e di Cortex per potenziare i muscoli, che giravano tra tutti i giocatori. La moglie di Beatrice rivela che a suo marito facevano flebo prima e dopo le partite, e poi a casa non riusciva a dormire. “Nel letto era un tremore. Scatti di nervi e muscoli come i polli a cui hanno appena tirato il collo. E lui si difendeva dicendo che erano le vitamine sintetiche assunte, che doveva smaltire. Non dimenticherò mai che aveva nell’incavo del braccio sinistro tre buchini violacei ormai perenni. Erano la prova delle flebo che gli facevano”.

GIOVANNI GALEONE È PERSONA CHE NON MENTE

Giovanni Galeone ebbi modo di fargli un’intervista a tutta pagina e con tanto di foto, per il Messaggero Veneto, quando era giovane giocatore dell’Udinese. Con la solita disarmante trasparenza, oggi dichiara di ritenersi miracolato. “Con tutti i prodotti che ho assunto intorno ai vent’anni devo star contento di essere tuttora vivo!”.

ALDO AGROPPI E GLI ANNI GIOVANILI A SUON DI CORTEX E MICOREN

Aldo Agroppi, non nega di essere tra i fortunati, con tutto il Micoren ed il Cortex assunto. “Eravamo molto giovani ed ignoranti. Ci fidavamo ciecamente di chi ci dava quelle sostanze, convinti che fosse per il nostro bene”.

COSA SUCCEDERÀ AI GIOVANI CHE OGGI TRANGUGIANO EPO E STEROIDI ANABOLIZZANTI?

Giovanni Ziviani, ex-compagno di squadra di Gianluca Signorini, ha dichiarato che il doping vero e proprio nel calcio è iniziato con l’arrivo dei preparatori atletici dal ciclismo e dall’atletica, intorno alla metà degli anni ’80. “Chissà cosa succederà tra 20 anni ai ragazzi che oggi vengono riempiti di eritropoietina EPO (per incrementare i globuli rossi e il trasporto di ossigeno nel sangue), di steroidi anabolizzanti e di somatotropina per la crescita muscolare”.

SI È CAMPIONI DI PIÙ E MEGLIO COL SANGUE FLUIDO E LA COSCIENZA PULITA

Occorre anche dire che non tutto è marciume nel mondo dello sport e in quello del calcio. Le stesse scelte di pulizia interna, e persino di dieta vegetariana e vegana, che ho sempre adottato e consigliato a chi mi avvicinava, possono tuttora far parte del bagaglio di chi voglia mantenersi campione a lungo.

IL DOPING È DEBOLEZZA, SEGNO DI SCONFITTA ANCHE SE UNO VINCE

Il ricorso al doping e alle sostanze proibite è dopotutto un segnale di debolezza mentale e fisica. È un voler cercare la performance quando il tuo corpo non te la può dare. È voler schioccare la frusta su un povero cavallo stanco. Nessun allenatore e nessun preparatore atletico possono importi delle sostanze proibite se non sei d’accordo e non sei colluso. Se un atleta ha un pizzico di amor proprio e di buon senso, non va a rovinarsi per incrementare la sua performance di oggi.

NON PENSIAMO PERÒ CHE LO SPORT SIA PIÙ MARCIO DI QUANTO SUCCEDE FUORI DAGLI STADI

È giusto che il dottor Raffaele Guariniello conduca le sue indagini, ed è giusto che si faccia pulizia all’interno di ogni attività sportiva. Ma non pensiamo che il mondo normale in cui viviamo sia in qualche modo migliore di quello dello sport. Immaginiamo che per qualsiasi motivo chiudano i tabaccai e le torrefazioni del caffè. Vorrei vedere quanta gente è in grado di alzarsi dal letto e partire per una giornata lavorativa con un semplice e ottimo succo d’arancia, con delle gallette di riso e due banane.

È QUESTA UNA SOCIETÀ CHE VIVE DI DROGHE, DI SIRINGHE E DI STAMPELLE CHIMICHE

Alimentazione dopante e falsamente sostanziosa, ricorso a bevande e sostanze che gasano e mantengono il cuore in artificiosa accelerazione, sono dopotutto regola fissa nella società odierna.
Pensare che il mondo dello sport sia un’isola felice nella quale non si facciano gli stessi ragionamenti e non succedano le stesse cose a livelli ancora più sofisticati, è da illusi. La medicina sportiva, e i dietologi sportivi dettano le loro precarie formule tra le blasonate squadre di calcio, allo stesso modo in cui l’Agroalimentare della mortadella e del formaggio o le industrie del sale, del dolce e del caffè, diseducano e dilagano tra i comuni mortali.

MENTALITÀ VINCENTE SIGNIFICA SAPER VINCERE MA ANCHE SAPER PERDERE

Troppi soldi, troppe partite, troppi interessi. Il calcio è il miglior gioco mai inventato dall’uomo, a condizione che si giochi soprattutto per divertimento, senza imbrogli, senza scommesse, senza trucchi, senza imbrogli arbitrali e senza farmaci. Chiaro che lo spettacolo a cui assistiamo ogni domenica è cosa totalmente diversa. Lo sport, per mantenersi valido, attraente e interessante, ha l’obbligo di diventare rigorosamente pulito, dando pure il buon esempio alla società.
Mentalità vincente deve significare preparazione atletica, psicologica, alimentare, ed anche disponibilità a perdere quando l’avversario gioca meglio di te.

VENDRAME, TALENTUOSO AL PUNTO DI FARE IL TUNNEL A GIANNI RIVERA

Ezio Vendrame, piede fatato e intelligenza fine, calciatore hippie classe 1947, di Casarsa della Delizia (Udine), è conosciuto nel mondo del calcio come un funambolico talento degli anni ‘70, appartenente alla ristretta cerchia di artisti nati del pallone, con militanze in diverse squadre italiane incluse Napoli, Udinese, Vicenza, Spal, Padova, Siena. Giudicato da Boniperti simile all’argentino Kempes, si permise il lusso di fare, a San Siro, il tunnel a Gianni Rivera, e di andare subito dopo a chiedergli scusa. “Fu colpa sua. Allargò le gambe e, chi allarga le gambe, nel calcio come nella vita, ti spinge sempre a fare qualcosa”, fu il suo commento alla stampa.

LA STIMA DEL GRANDE NEREO ROCCO

Nereo Rocco a Padova lo stimava ma gli dava anche del pazzo, “E questo mi divertiva tremendamente”, dice Vendrame. “Io amavo giocare al pallone, ma non mi piaceva fare il calciatore”. Mi sentivo stretto, risucchiato, prigioniero. “Avevi ben voglia di dire che c’era stato il ’68, con le manifestazioni giovanili in mezzo mondo”. “Si era negli anni ’70, ma l’Italia restava paese retrogrado, sessuofobico e bigotto”. “Fare il calciatore ti poneva al centro dell’attenzione”. “Avere delle donne era facilissimo, e non mi tiravo certo indietro”, si legge da una intervista con Fabrizio Calza del 2003, pubblicata pure su internet.

IL GESTO DELLA VEDETTA, AD AMMONIRE LE BELLE STATUINE

Gli specialisti di allora lo giudicavano come il nuovo Sivori del calcio italiano, ma lui pensava a ben altro. Gli interessavano le provocazioni, i gesti irriverenti, clowneschi e beffardi. Quando in campo i suoi compagni con si smarcavano, inventava sul campo il suo celebre gesto della vedetta. Fermava il pallone e vi saliva sopra a piedi uniti, ponendo la mano come visiera protettiva. Era un ammonimento. “Dove mai siete finiti? Giocate forse a fare le belle statuine?”. “Quei 30 centimetri di altezza in più mi permettevano davvero di fare poi un lancio preciso di esterno a 40-50 metri di distanza, per cui non era solo un far ridere e divertire il pubblico”.

LA BANDIERINA DEL CORNER USATA COME FAZZOLETTO

Ma quella volta che ti soffiasti il naso nella bandierina del corner? “Perché mi chiedi questo, e non ricordi che mi rivolsi poi alla tribuna promettendo un goal su corner, cosa che regolarmente avvenne, facendo vincere il Padova 3-2 contro la mia ex-squadra Udinese che lottava per vincere il campionato di serie C?”, “La motivazione delle mie due reti me la diede un gruppo di tifosi udinesi, inviandomi dei fischi e degli insulti gratuiti quando perdevamo 2-1”.

UNA INDEGNA COMBINE, UN ROCAMBOLESCO DRIBBLING CONTRO TUTTI E UNO SPETTATORE MORTO DI INFARTO

E l’episodio di Padova-Cremonese? “Era una partita insopportabile, truccata e destinata a un noioso 0-0. Uno spettacolo indegno. A me le torte non sono mai piaciute. Per dare una scossa ai 22 giocatori in campo, all’arbitro e a un pubblico annoiatissimo, presi palla, dribblai una decina tra avversari e compagni, andando a ritroso verso la mia porta. Dribblai anche il mio portiere e posi il pallone sulla linea di porta, senza farlo finire dentro. Purtroppo, successe che uno spettatore morì d’infarto”. “Com’è possibile che un debole di cuore venga a vedere le mie partite?”, fu il suo commento a caldo ai giornalisti.

LE EMOZIONI CALCISTICHE DEL GRANDE PIER PAOLO PASOLINI, PURE DI CASARSA

“Troppe volte sono stato avvicinato per truccare l’esito di una gara. Non denunciai nessuno allora, e mi sembrerebbe ipocrita farlo adesso”. “Il mio amico e concittadino Pier Paolo Pasolini, assassinato nel 1975, diceva che, dopo la letteratura e l’eros, il calcio era l’unica cosa in grado di dare emozioni autentiche, riferendosi al calcio come lo intendeva lui e come lo intendo io”.

UN ALLENATORE RIVOLUZIONARIO, VINCENTE E SENZA RIMPIANTI

Quale rimpianto per quegli anni ruggenti? Potendo tornare indietro? “Zero rimpianti. La mia vita è stata un capolavoro privo di screpolature. E continuo sulla stessa strada, perché ho fatto sempre il cazzo che ho voluto”, risponde Vendrame. Non sono se alleni tuttora o no, ma so che 10 anni fa Vendrame si permetteva il lusso, come trainer, di vincere il campionato regionale giovanissimi con la Sanvitese Calcio. Fin qui niente di strano. Solo che il campione di ieri non si smentiva in niente.

SCAMORZE IN CAMPO E CAMPIONCINI TRA LE RISERVE, UNA LEZIONE INCREDIBILE AL MONDO DEL CALCIO

Faceva giocare sistematicamente gli atleti meno bravi a disposizione, lasciando a lungo in panchina i più talentuosi. “Il calcio è essenzialmente un gioco. Deve divertire, non stressare e discriminare i ragazzi”. Il bello è che, con questo sistema, le sue squadre vincevano pure. Una lezione incredibile per le troppe mezze scamorze che girano sulle panchine, dimentiche del gioco e assetate di vittorie a tutti i costi.

È LA CARICA MORALE IL VERO FATTORE VINCENTE

“È la forza morale che ci fa vincere”, diceva. Non intendo insegnare ai ragazzi soltanto ad essere bravi col pallone, che è una insignificante palla di cuoio. Mi interessa piuttosto insegnar loro a non dare mai il proprio telecomando agli altri. Nemmeno al mister che li allena. Se hanno in testa qualcosa di meglio e di contrario di quanto gli dico, questo qualcosa deve affiorare e deve prevalere”, questa è la mia lezione. Oltre a tutto questo, Vendrame si diletta oggi a scrivere magnifiche poesie e ottimi libri. Tutto si può dire di lui, tranne che si tratti di un bluff.

CHIUDIAMO CON L’IRRESISTIBILE MAURO CORONA

Nei dintorni montagnosi di Casarsa e Pordenone, zona del Vayont, vive un altro personaggio irresistibile che merita di essere citato, al pari di Pasolini e Vendrame. Si chiama Mauro Corona e ha già scritto molti libri di successo. Il carattere è sempre quello. Gente tosta che non si fa condizionare o traviare dalla cultura dominante e dalla televisione. Gente che, quando serve e dove serve, sa martellare, picconare e andare controcorrente. L’ultimo titolo, “La fine del mondo storto”, la dice lunga davvero.

MAURO CORONA VALE QUANTO UN CAPOCANNONIERE STILE MESSI

Che c’entra però Mauro Corona col pallone? C’entra eccome. Il pallone è solo un simbolo. Ce lo ha appena insegnato l’immenso Ezio Vendrame. Che si tratti di una sfera di cuoio sintetico o di una arrampicata sulle rocce, il problema non cambia. Corona è quello che, intervistato a Cortina su una coppia famosa di alpinisti appena reduci da una scalata himalayana, espresse la sua ammirazione per il marito. Non tanto per la bandiera piantata in vetta, quanto per aver saputo sopportare eroicamente la moglie per giorni e giorni. “Cosa che mai saprei fare”, ha mormorato Corona. “Non riesco a stare con la mia nemmeno oltre la mezz’ora, quando andiamo al supermarket!”

L’URLO DI SDEGNO DI UN GRANDE NATURALISTA

Corona diventa ironico, caustico e acido più di sempre, di fronte a una umanità rimbecillita, miope ed ingrata, che si diletta ad accumulare l’inutile e a distruggere se stessa nelle banalità e nel consumismo, sprecando risorse energetiche in modo idiota ed irresponsabile. La sua non è una protesta ambientalistica, non è la lacrima del coccodrillo, non è un’ipocrita denuncia istituzionale o politica, stile Al Gore, ma l’urlo di sdegno di uno sperticato amante della natura.

LA PERDITA DELLA MANUALITÀ

Mettiamo che un giorno il mondo si sveglia e scopre che sono finiti petrolio, carbone e corrente elettrica. Tempi duri e infami. Tempi che scorticano il pianeta a coltellate, spogliandolo di tutto.
La gente all’improvviso non sa che fare per riacciuffare l’indispensabile, per riagguantare un kit di sopravvivenza. Sta nella natura ma, per tirar fuori l’ultima risorsa, servono le mani e le unghie. E la gente ha le unghie smaltate e spuntate. La gente, le mani non le sa più usare.

DA ORCHI USURPATORI DI ANIMALI A ORCHI MANGIATORI DEI PROPRI BAMBINI

Che cosa succede agli uomini che non sanno più cavarsela senza energia? Prima, per scaldarsi, bruciano i mobili, poi i soldi. Prima, per nutrirsi, mangiano qualsiasi cosa, cannibalizzando pure i resti dei poveri animali che allevano e ammazzano. Poi diventano disinvoltamente orchi antropofagi, mangiatori del prossimo. Non più del quadrupede, del piumato e del pinnato, dei bambini altrui, ma anche del bipede e dei propri bambini. Un Corona che esprime più che mai il suo proverbiale pessimismo nei riguardi di una umanità falsa, benpensante, incravattata, confessata e comunicata, ma essenzialmente irreligiosa e storta.

Valdo Vaccaro

 

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

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