CARCINOMA DUTTALE IN SITU E MAMMOTOME

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LETTERA

NON L’AVESSI MAI FATTO

Egregio Valdo, spero che mi leggerai perchè sarebbe interessante il tuo parere (anche se penso già di intuirlo). Nel gennaio 2012, dopo sette anni che non facevo mammografie, decido di fare il controllo di screening mandatomi dalla Asl. Mi chiedo tuttora perché sia caduta in quel tranello. Fatto l’esame, ho iniziato a sentire il seno diverso (come se qualcosa si stesse animando). Un mese dopo mi richiamano, sempre per un controllo sul seno sinistro. Altra lastra radiologica e mi dicono che devo fare assolutamente il “mammotome”.

DIAGNOSI DI CARCINOMA DUTTALE UN MESE FA

Il 26 febbraio 2013 mi diagnosticano un “carcinoma duttale in situ grado G3” seno sinistro. Soluzione? Intervento chirurgico. Parlo anche con un chirurgo di quell’ospedale e poi che faccio? Vado a fare un’altra visita, giusto per un parere aggiuntivo.

SENOLOGO E INDOVINO

È lo studio di un noto chirurgo senologo-oncologo in Milano dove vivo. Entro coi miei esami in mano e glieli porgo. “Quelli non mi servono e non mi interessano. Tutte me li portano!” Penso tra me e me di trovarmi di fronte non solo a un chirurgo ma anche a un veggente, visto che la cartelletta è abbastanza anonima e non può sapere cosa c’è dentro.

UNA LEZIONE SUL CARCINOMA

Giri di parole sulla prevenzione, bla bla, “Guarda sul mio sito quante cose imparate voi donne anche sull’alimentazione!”, Bla bla. “Vediamo questi esami, dai! Ah ah, hai fatto il mammotome”. “L’ho inventato io il mammotome ma poi …”, bla bla bla. “Vediamo il seno”, e mi visita. Riguarda le mammografie e poi mi spiega. Il carcinoma duttale, bla bla e mi fa il disegnino. Altri bla bla bla in cui mi dice che la neoformazione è in situ. La sigla G3 significa gravetto, ma è contenuto. E poi aggiunge, (altra chicca). “Probabilmente con il mammotome è stato tolto tutto!”  Ed io penso “Allora, perché mi vogliono operare?”

ED IO CONTINUO A NON CAPIRE

Resto un attimo confusa, non avendo capito la mia posizione concreta. Lo blocco e gli chiedo per avere una risposta chiara e non fumosa, come tutto quello sentito fino a quel momento. “Dottore mi risponda, devo fare l’intervento sì o no?” “Ma certamente che deve. Anzi, guardi, mi si è liberato un posto martedì prossimo. Facciamo così. Le preparo subito la carta per il ricovero, appena esce da qui manda il fax e l’ospedale dove opero la chiamerà  subito per organizzare. Ora, mi perdoni, ma devo proprio scappare”.

NELLA FRETTA HA SCRITTO SENO DESTRO ANZICHÉ SINISTRO

Scendo per pagare la parcella (visita privata), ed intanto leggo quello che ha scritto. Incominciamo bene con la sanità. Ha scritto seno destro! Torno al suo studio, ma lui non c’è più. Gli invio una mail a cui prontamente risponde di non preoccuparmi, in quanto banale svista. Ma questo genere di errori non è il massimo per una pignola come me. La cosa non mi piace e crea pure sfiducia.

QUALCHE GIORNO FA MI SONO IMBATTUTA NEL TUO BLOG

Poi, domenica 17 marzo, mi imbatto nel tuo sito che trovo molto interessante. Il tuo pensiero sulla Sanità e sui medici in genere (ci lavoro assieme ormai da oltre vent’anni, come impiegata) è molto simile al mio. Come hai scritto da qualche parte, si procurano lavoro l’uno con l’altro.

TRATTAMENTO TRA IL DISTRATTO E L’APPROSSIMATIVO

E avevo pensato la medesima cosa a settembre 2012, quando una dottoressa, sempre per lo stesso seno, mi disse: “Lei vada a pagare il ticket. Questa è la sua mammografia? Me la dia”. Tornata dal pagamento ticket per la visita (mai fatta) la dottoressa non c’era più. Al suo posto una flemmatica infermiera pronta a dirmi che “La dottoressa ha visto le sue lastre e ha annotato che lei deve fare l’esame mammotome. Questa è la procedura”, bla bla bla. Capito? L’unica cosa che mi ha detto la dottoressa è stato: “Vada a pagare il ticket. Era l’una, doveva andare a pranzo suppongo. Non mi ha nemmeno guardata in faccia”.

NON DISDEGNO IL BICCHIERE DI VINO E QUALCHE SVIATA SULLA CARNE

Caro Valdo, tornando a me, non sono una grande carnivora, ma sicuramente la mia non è un’alimentazione fruttariana. Mi piace anche il vino, oltre ad altre cosette! Puoi darmi qualche suggerimento?  Mi sono iscritta al blog ma sono imbranata con i link. Conto di ricevere presto tue illuminanti notizie. Grazie.
Delia

*****

RISPOSTA

PIÙ DETERMINAZIONE NELL’UTILIZZO DEL BLOG

Ciao Delia. La lettura del blog mi pare facile. Fatti aiutare comunque. Per il mezzo bicchiere di vino si potrebbe anche chiudere un occhio, ma se uno pone il ripristino della salute come obiettivo numero uno, serve tuta mimetica, elmetto e coltello tra i denti. Succo d’arancia, succo d’uva e succhi misti di carote, tutti freschi e vitali, altro che vini, caffè e cole. Ribadisco alcuni titoli di tesine fondamentali.

TESINE DA LEGGERE

COS’È IL MAMMOTOME

Il mammotome, per l’ottima descrizione che ne fa la dr E. D’Orlando, è uno strumento diagnostico, alternativo alla biopsia chirurgica, utilizzato per effettuare, in maniera mini-invasiva, biopsie di lesioni non palpabili della mammella. È un esame condotto ambulatorialmente. Consiste nel prelevare frustoli di tessuto mammario in corrispondenza della lesione sospetta individuata con mammografia (nel caso di microcalcificazioni) o con ecografia (nel caso di noduli), che saranno successivamente sottoposti ad esame istologico.

PRELIEVO DI FRUSTOLI DI PARENCHIMA MAMMARIO

Un ago del calibro di alcuni millimetri viene introdotto nella sede della lesione previa anestesia locale e piccola incisura della cute che non richiede successiva sutura. Con un unico posizionamento dell’ago si ottiene il prelievo di numerosi frustoli di parenchima mammario (da 5 a 20), mediante un sistema di taglio ed aspirazione.

CLIP METALLICA AMAGNETICA DI TIPO PRE-OPERATORIO

Dopo il prelievo bioptico si lascia una piccola clip metallica amagnetica nella sede della lesione. Questo rende possibile, nei successivi controlli, il riconoscimento dell’esatta sede ove è stato effettuato il prelievo e la constatazione di eventuali modificazioni nel tempo. La clip inoltre risulta estremamente utile per la localizzazione pre-operatoria, qualora si rendesse necessario l’intervento chirurgico.

L’esame può durare 20-40 min; al termine la paziente è invitata a restare nel Servizio per altri 30 minuti durante i quali, prima con l’aiuto del medico, poi autonomamente, esercita sulla mammella una compressione con ghiaccio sintetico, allo scopo di prevenire eventuali emorragie.

A COSA SERVE IL MAMMOTOME

Sul materiale prelevato attraverso l’ago viene eseguito un esame istologico che permette una diagnosi accurata della lesione in un elevata percentuale di casi. Questa metodica, che in molti casi si pone come alternativa alla biopsia chirurgica, permette, nei casi di benignità, di evitare un intervento chirurgico a solo scopo diagnostico, con conseguenti vantaggi sul piano estetico.

TECNICA DI RIDUZIONE INTERVENTI ALLO STRETTO NECESSARIO

Nei casi di malignità invece consente la tipizzazione morfologica e biologica preoperatoria della neoplasia, utile sia nei casi che saranno indirizzati subito all’intervento chirurgico e sia in quelli che non possono giovarsi della terapia chirurgica, almeno in prima istanza. In tale modo la programmazione terapeutica avverrà su basi più affidabili.

Grazie a Mammotome quindi l’intervento chirurgico vero e proprio viene limitato ai soli casi strettamente necessari. Laddove l’esame microistologico dimostri una lesione a basso sospetto e con esame citologico negativo si può scegliere il controllo periodico clinico-strumentale dopo aver ben valutato il rischio conseguente all’eventuale ritardo diagnostico.

COSA SIGNIFICA DUTTALE, IN SITU E G3

Carcinoma in situ è sinonimo di carcinoma intraepiteliale, con proliferazione di cellule epiteliali atipiche, prive di capacità infiltrante-penetrante-invasiva e quindi incapaci di invadere i tessuti oltre la membrana basale, e quindi i vasi sanguigni e i vasi linfatici. Il 30% delle lesioni non palpabili alla mammella sono carcinomi in situ. La neoplasia duttale intraepiteliale (DIN), conosciuta anche come CDIS o carcinoma in situ, rappresenta il 20% di tutti i carcinomi mammari. Il DIN non va oltre le membrane ma si può diffondere all’interno dei dotti, da qui la definizione duttale. Il termine G3 è un indice di gravità o di diffusione. “Gravetto”, come definito dal senologo milanese.

CALCIFICAZIONI DA SCARSO APPORTO EMATICO E DA IPOSSIA TESSUTALE

Nel 70% dei casi si presenta alla mammografia con calcificazioni vermiculari, ramificate o polimorfe raggruppate in aree di piccole dimensioni. Le calcificazioni hanno origine da detriti endoluminali o da cellule tumorali necrotiche rimaste nell’epitelio dei dotti o da secrezioni delle cellule tumorali. Esse si formano essenzialmente a causa dello scarso apporto ematico che determina ipossia tessutale, necrosi e quindi precipitati di sali di calcio.

SGOMENTO E ABBATTIMENTO COME FATTORI DI NON-GUARIGIONE

Chiarite queste definizioni, facciamo qualche considerazione più ampia. L’apprensione e l’inquietudine che comportano questi discorsi, sono quanto di peggio possa accadere a una donna, e vanno a scaricare del tutto le sue batterie, con caduta pericolosissima dell’energia nervosa, reattiva ed immunitaria a disposizione. Già il pensare di avere dentro di te qualcosa che si chiama cancro o carcinoma o qualsiasi nome che gli vogliamo dare, causa uno stato di sgomento e di abbattimento tali da moltiplicare la gravità del male, se non addirittura di innescarlo in chi non ha niente.

CANCRO UGUALE TOSSINA MULTIFORME ED INTASANTE INESPULSA

Il cancro è considerato dai medici una escrescenza che si sviluppa sul corpo, e su questo si basa tutta la terapia medica. Una semplice malattia locale di sconosciuta provenienza, suscettibile di essere distrutta con la chemio ed asportata con il bisturi. In realtà il cancro è sempre una sepsi, ossia un avvelenamento da sostanze putride risultanti dalla disintegrazione e dalla decomposizione dei veleni proteici in circolazione o in deposito. In altri termini, il cancro è uno stato di avvelenamento settico. La morte da cancro è morte da avvelenamento.

LA PREVENZIONE SI ATTUA CESTINANDO LE IDEE-SPAZZATURA, I CIBI-SPAZZATURA E I COMPORTAMENTI-SPAZZATURA

Se vogliamo prevenire il cancro occorre dedicare più attenzione alle abitudini che causano l’enervazione e la tossiemia, dalle quali derivano tutte le manifestazioni patologiche, dalle irritazioni, alle infiammazioni, alle ulcerazioni, ai fenomeni precursori, ai ripetuti avvertimenti della natura, troppo a lungo sottovalutati ed ignorati.

SE LA DIAGNOSI È L’ANTICAMERA DEL BISTURI SERVE SOLO AD ACCORCIARE E A RENDERE PIÙ PENOSO IL PROPRIO PERCORSO VITALE

La pronta individuazione del cancro, su cui la propaganda medica fa tanto rumore, è lungi dall’essere importante, e sottintende solo la voglia di passare a una pronta operazione. Anni di incuria, di enervazione e di tossiemia non possono non sfociare in qualcosa di grave. Coloro che non muoiono cancerosi ed avvelenati lo fanno per motivazioni non meno devastanti legate a dialisi, diabete, infarto, paralisi o demenza.

L’ASPORTAZIONE E LA CHEMIO NON SONO LA GIUSTA RISPOSTA

Sono almeno 50 anni che i medici sanno che le operazioni chirurgiche  abbreviano la vita dei cancerosi. Sanno pure da 50 anni che i cancerosi che non si sottopongono ad alcun trattamento vivono più a lungo di quelli che lo fanno.

ULTIMO ANELLO DI UNA CATENA

Il cancro è l’ultimo anello di una catena patologica cominciata molto presto nella vita del paziente. Nessun intervento dell’ultima ora potrà mai essere di alcuna utilità per salvarlo. L’evoluzione patologica finisce per raggiungere  lo stadio dell’irreversibilità. La vera soluzione del cancro consiste nella sua prevenzione e non nei tentativi di asportazione.

GLI INGREDIENTI PER MASSIMIZZARE QUALITÀ E DURATA DELLA VITA SONO QUELLI E SOLTANTO QUELLI

Il cancro si previene evitando pratiche ed influenze nocive ben note, tutte elencate con precisione nelle precedentI tesine del blog, oltre che nel testo Alimentazione Naturale. Il cancro si blocca, si rallenta, si disgrega e si autolide, interrompendo ogni ulteriore avvelenamento (proteine animali, zucchero, cottura cibi, farmaci, vaccini, caffè, cibo-spazzatura, sedentarietà, respiro corto, vita all’ombra e non al sole), adottando dieta vitale e rivoluzionando in meglio le proprie abitudini e le proprie motivazioni.

Valdo Vaccaro

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

 

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