CRITERI DISGREGATIVI NEL DIGIUNO CON RIFERIMENTO A PERSONE GRASSE

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LETTERA

MECCANISMI DISGREGATIVI NELLE PERSONE GRASSE

Ciao Valdo, grazie per il contributo gratuito e prezioso che dai con il tuo blog attraverso il quale si aprono speranze di guarigione naturale per tutti coloro che diffidano dalla medicina tradizionale.
Ho una domanda molto semplice da porti. Affinché il meccanismo dell’autolisi si possa verificare è necessario che il corpo abbia poco grasso o può l’autolisi stessa avvenire anche in persone grasse?

Mi spiego meglio. Visto che l’autolisi si verifica quando l’organismo messo a digiuno ha fame, può questa fame spingerlo a nutrirsi di un tessuto fibrotico o cicatriziale in eccesso anziché nutrirsi con il grasso corporeo?

Secondo quale criterio un organismo messo adeguatamente a digiuno e con il giusto spirito sceglie di dissolvere grasso corporeo piuttosto che un tumore o un fibroma? C’è un ordine preferenziale che la natura ha dato al nostro corpo per quanto riguarda la disgregazione dei tessuti in eccesso oppure viene dissolto proporzionalmente un po’ di tutto? Grazie molte Valdo. Un abbraccio.
Giuseppe

*****

RISPOSTA

Ciao Giuseppe. Il digiuno igienista, nelle parole di Herbert Shelton e del suo testo “Introduzione all’Igiene Naturale”, è il metodo più antico e naturale di assistenza alla malattia. Ci ricorrono con successo anche animali e piante. Una delle leggi naturali più chiare e veritiere dice che “Quando siete malati, non mangiate!”. Il semigidiuno, a base di frutta e verdure crude è utile, ma non rappresenta affatto una forma ridotta di digiuno, bensì una alternativa ad esso.

CARENZA DI ENZIMI E DI FORZA DIGESTIVA

Chi è afflitto da malattia e ciononostante mangia va incontro a degli inconvenienti. Il cibo assunto, in primo luogo non viene digerito, mancando in tali circostanze le secrezioni e gli enzimi digestivi necessari alla digestione. Manca in tutto o in parte non solo la forza per digerire ma anche il desiderio di cibo. La regola-base per una buona digestione sottolinea l’importanza e la necessità che il cibo sia fortemente desiderato.

Mangiare in condizioni non propizie comporta un incremento della temperatura corporale e della febbre, confermata dalla tachicardia al polso e da un senso generale di malessere. Il fenomeno successivo è la fermentazione del cibo indigerito. Smaltire questa massa di cibo fermentato richiede uno sforzo digestivo e uno spreco di energie.

Perché mai dare al cuore, alle arterie, ai polmoni, al fegato, ai reni, allo stomaco, agli intestini, alla milza, al pancreas e alla pelle del lavoro supplementare? Non hanno forse già abbastanza da fare? Quello che serve all’organismo debilitato non è lavoro in più ma al contrario riposo fisiologico in più. E non si conosce altro metodo per accelerare l’eliminazione del cibo malassorbito. Più si nutre un paziente malato e più egli si aggrava, per cui la sua guarigione tarda ad arrivare.

NON ESISTONO CONTROINDICAZIONI AL DIGIUNO CONDOTTO SECONDO LE REGOLE

Nel digiuno siamo nelle sapienti mani della Natura. La Natura è intelligente e favorisce sempre gli organi più vitali per ordine di importanza. Vale sempre il principio fondamentale per cui il corpo non va mai contro se stesso. Così per prima cosa si riducono le acque di ritenzione e spariscono i grassi, e poi seguono via via gli altri tessuti in eccesso e gli altri tessuti non indispensabili, nell’ordine inverso di importanza e di utilità per l’organismo.

Durante un digiuno i tessuti malati vengono distrutti ed assorbiti rapidamente. Il digiuno favorisce l’assorbimento delle sudorazioni, dei versamenti e dei depositi incrostati. Decine di migliaia di persone nelle cliniche sheltoniane hanno digiunato per periodi che vanno dai 3 ai 90 giorni, sempre con risultati positivi. Anche i casi definiti dalla medicina ufficiale come incurabili sono guariti con questo metodo. Se il digiuno è portato avanti correttamente, riposando e risparmiando energia, bevendo acqua leggerissima o possibilmente distillata, in libera abbondanza ma a piccoli sorsi, non esiste alcun pericolo ed alcuna controindicazione. Al contrario esso fa comunque bene, sia nelle malattie acute che in quelle croniche.

Non pretendiamo miracoli però. Come la frutta e la verdura sono preziose ma non curano, anche il digiuno è prezioso ma non va inteso come cura. Per curare serve intelligenza curativa, cosa che manca sia ai cibi che al digiuno che ai comportamenti virtuosi in genere. Cibi e digiuno non sono un sistema immunitario che agisce intelligentemente e che può impostare una serie di meccanismi curativi interni. Essi sono però mezzi indispensabili a rendere il lavoro più facile al medico interno che tutti abbiamo. Curare e guarire sono cose diverse. La cura è un intervenire di tipo rimediale, la guarigione invece è un semplice raccogliere dei risultati.

COSA ATTENDERSI DAL DIGIUNO

Il digiuno non può comunque sostituire una vita sana. Uno che digiuna e che poi pretende di rifare gli stessi errori di prima fa un buco nell’acqua. Il digiuno va considerato solo come una misura di emergenza. Cosa possiamo attenderci dunque dal digiuno?

  • Che faccia riposare l’organismo,
  • Che impedisca l’assunzione di qualsiasi cibo,
  • Che dia la possibilità agli organi emuntori-escretori-eliminativi di riprendersi,
  • Che acceleri l’assorbimento  di sudorazioni, versamenti, perdite e depositi,
  • Che acceleri e favorisca l’autolisi, ossia la disgregazione e l’assorbimento dei tessuti malati e dei tessuti in sovra-produzione tumorale,
  • Che risparmi energia digestiva e che limiti la dispersione di calorie.

Nessuno pretenda che il digiuno curi la malattia, ribadisce Shelton. Ci si deve accontentare quando esso svolge il suo ruolo di purificazione e di riequilibrio. Ottimo nei disturbi mentali. È anche il metodo più rapido per interrompere ed eliminare un qualsiasi vizio. Non guarisce tutte le malattie croniche, non è un medico interno aggiuntivo, non è un sistema immunitario supplementare, ma è soltanto mezzo e strumento utile ad  affrettare il percorso guaritivo.

CONTROINDICAZIONI E MOTIVI DI EVENTUALE INTERRUZIONE

Controindicazioni al digiuno? Sì esistono.

  • Paura del digiuno da parte del paziente impreparato o spesso condizionato dai pareri contrari dei medici. Un paziente in stato di panico può anche morire di paura, è cosa nota a tutti.
  • Dimagrimento eccessivo. In questi casi si sconsiglia un digiuno lungo e si opta per un digiuno intermittente.
  • Estrema debolezza e casi degenerativi. Anche qui si consigliano digiuni brevi come al punto 2.
  • Casi di inefficienza renale aggravata da obesità. Qui tutti i tipi di digiuno sono sconsigliati.
  • Un polso molto irregolare che rimanga tale durante il digiuno, diventa motivo di interruzione.
  • Se se insorgono paura, timori, voglia di interrompere, fame vera o falsa, meglio interrompere il digiuno.

ASSUNZIONE DI CIBI NELLA GIORNATA DI STOP

Il succo d’arancia o di pompelmo o di verdure tipo carote e ananas rappresentano il cibo popolare e soddisfacente per interrompere il digiuno. Anche il brodo vegetale viene comunemente usato. Qualcuno si trova bene anche con due manciate di pop-corn croccanti e ben masticati, senza olio, senza sale e senza zucchero ovviamente. Dopo il succo d’arancia o di verdure o dopo il pop-corn, rispettare una sosta di 2 ore per ogni altra assunzione di cibo.

Valdo Vaccaro

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

 

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