ESOFAGITE DA DEGLUTIZIONE E DA REFLUSSO, PREZIOSI FLAVONI E RECORD MONDIALE VENDITE PER INIBITORI PPI

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LETTERA

I MEDICI ODIERNI SONO DIVENTATI SPONSOR FARMACEUTICI

Egregio Dr Vaccaro, vorrei esporle il mio problema e se possibile avere un consiglio. Da premettere che sono contro le case farmaceutiche. Ahimè oggi il medico non è più un medico ma uno sponsor farmaceutico venduto alle multinazionali.

FASTIDIO ALL’ESOFAGO A TERMINE PASTO

Da due settimane circa provo un fastidio all’esofago in precedenza accompagnato da un continuo bruciore di stomaco. Ho tentato di correggere la mia alimentazione eliminando il fritto, il piccante, l’alcol e le bevande gassate, e adesso va un po’ meglio, nel senso che lo stomaco brucia meno, ma il dolore all’esofago e alla gola è costante, ogni volta che termino i pasti.

STRESS ACCUMULATO SECONDO IL MEDICO

Le premetto che sono giovanissima, 17 anni. Dopo alcuni controlli il medico mi ha detto che sarà stress accumulato. Ho preso in considerazione l’ipotesi della psicosomaticità ma noto che il dolore è di tipo fisico. Prima avevo la sensazione che lo stomaco mi bruciasse e il cibo risalisse, e non nascondo che avevo difficoltà a deglutire.

LEGGERO MIGLIORAMENTO GRAZIE AL CAMBIO DIETA E AL RIOPAN

Adesso va meglio, un po’ perchè ho corretto il regime alimentare, un po’ per il Riopan, ma il dolore all’esofago è persistente. Le dico che avevo preso in considerazione l’idea della psicosomaticità poichè due settimane fa, per negligenza, ho ingerito un pezzo di pane intero, ma ho risolto tutto bevendo molta acqua e da lì ho iniziato ad avere problemi. Ahimè sono ipocondriaca e sto immaginando davvero il peggio.
Federica

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RISPOSTA

ESOFAGITE E REFLUSSO GASTROESOFAGEO

Ciao Federica. Il disturbo che lamenti va inquadrato sicuramente in una forma di infiammazione all’esofago. Il termine deriva dal greco Oisophagos=esofago più Itis=infiammazione. L’esofagite è una patologia dell’apparato digerente che si sta diffondendo in maniera preoccupante, soprattutto nei Paesi Occidentali. In Italia ne è colpito un Italiano su tre. L’esofago è il canale che, per il tramite del cardias, permette il passaggio del cibo fino allo stomaco.

LESIONI DERIVANTI DA DEGLUTIZIONI ERRATE

Si parla di esofagite in presenza di lesioni lungo la delicata parete dell’esofago. Lesioni che vanno da piccolissime ferite a erosioni e ulcere di grandezza anche ragguardevole. Lesioni che possono derivare da deglutizioni errate, come è probabile che sia nel tuo caso.

LESIONI PRODOTTE DA CORROSIONI DEL MATERIALE ACIDO RISALENTE DALLO STOMACO

Le lesioni, nel caso di esofagite da reflusso, sono provocate dall’azione corrosiva svolta dal materiale acido che, per un errato funzionamento della valvola cardias, risale dallo stomaco all’esofago, vale a dire dal basso verso l’alto. Quando, infatti, la valvola appena citata non si richiude subito dopo il transito del cibo, una parte di quest’ultimo, insieme ai succhi gastrici e agli acidi prodotti dallo stomaco, risale verso l’esofago, organo non dotato di sistemi in grado di neutralizzare e rendere innocui tali sostanze acide e corrosive.

FATTORI CAUSANTI DI ESOFAGITE

Le cause di esofagite possono essere diverse. Infezioni, radioterapia, uso ripetuto di certi tipi di farmaci specie di tipo analgesico, avvelenamento da sostanze caustiche, presenza di un’ernia iatale, abuso di sostanze irritanti quali alcolici, fumo, caffè, cioccolato o cibi eccessivamente grassi. Il fattore che provoca l’esofagite con una frequenza statistica più elevata di ogni altra causa, però, è il reflusso gastroesofageo, una malattia assai diffusa che, all’incirca nel 40% dei casi, è associata alla vera e propria esofagite.

SINTOMI DI ESOFAGITE

Quanto ai sintomi tipici dell’esofagite, quelli caratteristici sono bruciore all’altezza dello sterno e senso di acidità, che parte dalla bocca dello stomaco e si propaga fino alla bocca, ove, subito dopo i pasti, possono verificarsi dei fenomeni di reflusso di bile e succhi gastrici, con risalita di una parte di cibo lungo l’esofago. Spesso le eruttazioni ripetute provocano spasmi che, non di rado, stimolano rigurgiti di sostanze acide. In alcuni casi, sono riscontrabili anche sintomi meno tipici, come dolore al torace, difficoltà di deglutire e perfino manifestazioni come tosse o laringite cronica, sanguinamento o fastidi all’orecchio.

STRATEGIE RIMEDIALI

Per evitare il reflusso dei succhi gastrici attraverso la valvola è sufficiente, spesso, modificare in modo opportuno lo stile di vita. Smettere di fumare, evitare gli alimenti e i condimenti piccanti o irritanti, masticare il cibo con calma ed accuratezza, evitare le abbuffate. Consigliabile, poi, non coricarsi subito dopo un pasto, specie se abbondante. Il sonnellino e la siesta vanno bene ma, appena terminato il pasto, meglio fare una breve passeggiata che aiuti a digerire.

COSE DA NON FARE

Non bisogna indossare pancere o abiti stretti in vita. Vietato sobbarcarsi di pesi o fare sforzi con il busto protratto in avanti, i quali favorirebbero l’aumento pressorio sull’addome e la risalita del cibo verso la bocca. Dopo la cena, è solitamente di grande ausilio sollevare di alcuni centimetri il capezzale del letto, in modo che il busto risulti leggermente più in alto degli arti inferiori.

CURE PROPOSTE DAI MEDICI

I medicinali più usati attualmente sono 1) Gli inibitori di pompa protonica, gastroprotettori come l’omeprazolo e il lansoprazolo, che tendono a diminuire la produzione di succhi gastrici, inibendo la pompa protonica che secerne ioni, 2) I procinetici, sostanze come metoclopramide, domperidone e levosulpiride, le quali migliorano il tono e, quindi, il funzionamento del cardias, la valvola che permette il corretto defluire del cibo e il regolare svuotamento dello stomaco, 3) Gli antiacidi, farmaci più blandi, impiegati quando la patologia non è grave, capaci di attenuare il potere corrosivo e l’acidità della bile.

RECORD MONDIALE VENDITE DEGLI INIBITORI DI POMPA PROTONICA

Gli inibitori della pompa protonica (PPI, dall’inglese Proton Pump Inhibitors) sono in assoluto tra i farmaci più prescritti in Italia, con una spesa di 849 milioni circa di euro (rapporto Osmed 2008) e nel mondo (con 24 miliardi di dollari spesi nel 2006). Sebbene questi farmaci siano considerati sicuri dalla medicina e ne sia stato approvato l’utilizzo a lungo termine, il rischio di sovrautilizzo e di utilizzo inappropriato rappresenta una criticità importante per questi farmaci.  È stato dimostrato che il 50-60% delle prescrizioni in pazienti ospedalizzati non è appropriato.

EFFETTI INDESIDERATI DEI PPI E SOLUZIONI CHIRURGICHE IN EXTREMIS

I PPI causano non pochi effetti indesiderati. Quelli comuni e a breve termine sono:

  • Mal di testa,
  • Nausea,
  • Dolori addominali,
  • Costipazione,
  • Flatulenza,
  • Diarrea.

Ma gli effetti che più preoccupano sono quelli di lungo periodo come:

  • Infezioni respiratorie da Clostridium Difficile,
  • Poliposi gastrointestinali,
  • Carenza B12,
  • Malassorbimento del ferro,
  • Riduzione assorbimento calcio e riduzione densità ossea, con relativa osteoporosi,
  • Farmaco-dipendenza.

Quando neppure la terapia farmacologica funziona, la medicina ricorre alla chirurgia, introducendo una barriera artificiale all’altezza del cardias, in modo da impedire il reflusso gastroesofageo.

CICATRICI, RESTRINGIMENTI, STENOSI ED ESOFAGO DI BARRETT

Le cicatrici lasciate dalle ferite lungo l’esofago possono provocare un restringimento dell’esofago, ossia una stenosi, malattia piuttosto grave dell’apparato digerente. Stenosi deriva infatti dal greco Stènoses=Restringimento. Ma la complicanza più temibile che, peraltro, sopravviene nel 10% circa dei casi, è l’Esofago di Barrett, dove le cellule che compongono la parete dell’esofago, per tentare di difendersi dagli attacchi degli acidi gastrici, mutano la loro essenza fino a trasformarsi in cellule dimil-stomacali, capaci di neutralizzare e rendere inoffensive le sostanze biliari. Tale modificazione cellulare aumenta sensibilmente il rischio di tumori all’esofago.

IL MALAUGURATO INCIDENTE DEL PANE DEGLUTITO

Detto tutto questo in linea generale, il caso specifico riguarda un vero e proprio incidente non da poco, quale la deglutizione di un pezzo di pane intero, risolto bevendo molta acqua, con evidente diluizione anormale dei succhi gastrici. Questo incidente non va affatto sottovalutato. Non ho idea di quanto consistente sia stato quel pezzo di pane. Di sicuro si è trattato di qualcosa di veramente estraneo ed offensivo per il delicato tessuto esofageo, qualcosa in grado di ferire meccanicamente e chimicamente l’organo in questione.

AMILASI E PRE-DIGESTIONE ORALE

Sappiamo quanto importante sia la pre-digestione degli amidi in bocca, e soprattutto la predigestione del pane. La ptialina, chiamata più comunemente amilasi salivare, è un enzima che avvia la digestione dell’amido (pane e patate ad esempio) nella bocca, riducendolo a carboidrati più semplici, come maltodestrine e maltosio. La digestione dell’amido si completerà nell’intestino ad opera dell’amilasi pancreatica e di altre amilasi intestinali.

LA PREZIOSA AZIONE DELLE GHIANDOLE SALIVARI

Se si tiene un pezzo di pane in bocca per qualche tempo se ne apprezza il sapore dolce, dovuto appunto a questi carboidrati più semplici dell’amido, derivati da una sua parziale digestione. Questo enzima è secreto dalle numerose ghiandole salivari tipo la parotide, le sottomascellari e le sublinguali. È probabile che questa deglutizione sfortunata e balorda non arrivi soltanto come fattore casuale. Troppa gente al mondo mangia frettolosamente senza badare ad una adeguata masticazione, senza rendersi conto che non abbiamo denti nello stomaco e nemmeno nell’intestino.

RICORSO IMPROPRIO ALL’ANTI-ACIDO CONTENENTE SALI DI ALLUMINIO

Il fatto di ricorrere poi al Riopan, farmaco ad azione anti-ulcera, non rappresenta di certo una azione di saggezza, quando si hanno a disposizione aglio, cipolla, zenzero, peperoncino ed altre risorse naturali ancora. Il Riopan contiene magagnato amido, un sale di Alluminio, con effetti perversi e sottovalutati sull’insufficienza renale, con disturbi di stomaco tipo stipsi e diarrea alternati, con depositi di Alluminio nel sistema nervoso ed in quello osseo.

RIMEDI SECONDO LA MEDICINA

Secondo la medicina i rimedi più efficaci sono:

  • Liquirizia, che ha proprietà anti-infiammatorie, protettive e cicatrizzanti,
  • Malva,
  • Melissa,
  • Flavonoidi,
  • PPI o inibitori di pompa protonica (lansoprazolo, esomeprazolo, pantoprazolo).

Nessuna obiezione particolare su liquirizia, malva, melissa e flavonoidi. Quanto invece ai PPI, siamo contro tutti i farmaci in generale, soprattutto quando essi causano gravi effetti collaterali all’intestino, al sistema osseo e ai polmoni.

FLAVONOIDI E DIETA VEGAN-CRUDISTA

La realtà è che l’unica soluzione sta proprio nei flavonoidi e nella dieta vegan-crudista. Per le domande sul come procedere, non c’è altro da fare. Altre sostanze ad effetto cicatrizzante, a parte l’aloe, sono il peperoncino e lo zenzero. Per i cibi, le diete e tutto il resto è opportuno leggere le tesine sul cibo, sulla digestione, sulle diete (usare questi termini come motori di ricerca).

UN ESEMPIO DI STRATEGIA DI RECUPERO

Occorre innanzitutto liberare l’organismo dalle impurità prodotte con le ripetute putrefazioni intestinali. Digiunare un giorno intero bevendo sola acqua a piccoli sorsi e in continuazione. Se ci si sente di estendere il digiuno a 2-3 giorni, meglio ancora. Poi dieta liquida con succhi d’arancia o di pompelmo o di acqua e limone al risveglio, seguite da estratti tipo carote-sedano-pomodoro e patata, tipo succo di mela e limone. Il tutto per qualche giorno, fino a quando non si è ripristinata la normalità funzionale. La ripresa dell’alimentazione normale, vegan-crudita tendenziale, includerà spremuta di pompelmo o di melograno al risveglio, fetta di melone scorza gialla o grappolo d’uva a colazione. Per pranzo insalata di cavolo, seguita da cavolfiore e cavolini di Bruxelles e patate. Pomeriggio fichi d’India o mirtilli. Per cena insalata di valerianella e ravanelli, o di cicoria, o di indivia belga, seguita da zucca o da cereale tipo miglio, quinoa, saraceno. Qualche infuso di menta, di salvia, rosmarino o camomilla, sono sicuramente graditi.

RISORSE NATURALI CONTRO DISPEPSIE, GASTRITI, ULCERE E GASTRALGIE

Oltre ai vegetali già citati, risorse amiche sono acetosa, ananas, arancia, carota, cannella, cavolo, cece, cipolla, cipolletta, cotogna, porro, finocchio, fico, fico d’India, lampone, lattuga, mango, mela, melagrana, melanzana, mora di rovo, orzo, papaia, patata, pesca, pomodoro, pompelmo, prezzemolo, rabarbaro, rafano, ravanello nero e rosso, ribes, sedano, topinambur, uva, zucca, succo di cavolo, acqua di cocco, succo di limone allungato.

BIOFLAVONOIDI PREZIOSI QUANTO MAI

Il fabbisogno quotidiano di Bioflavonoidi non ha valori precisi; viene comunque valutato sufficiente un loro apporto che va dai 50 ai 200 mg al giorno. Il loro assorbimento avviene nell’intestino, dal quale passano direttamente nel flusso sanguigno. Eccessive quantità di questi composti non sono tossiche e vengono eliminate attraverso l’urina o la sudorazione.

SINTOMI CARENZIALI DI SOSTANZA FLAVONOIDE

I sintomi carenziali di Flavonoidi sono, come per la Vitamina C, emorragie, fragilità capillare, ematomi ed edemi sottocutanei, infiammazioni, maggior esposizione agli agenti tossici esterni, allo stress psicofisico e all’invecchiamento e quindi più probabilità di subirne conseguenze negative. Antagonisti dei Bioflavonoidi sono lo stress, il tabacco, l’alcol, i cortisonici, l’acido acetilsalicilico, la caffeina, gli antibiotici, mentre la loro sintesi viene agevolata e migliorata dalla stessa vitamina C naturale e da sali organicati, cioè non da integratori minerali, come Calcio e Magnesio.

STRAORDINARI EFFETTI SALUTISTICI DEI FLAVONI E DELLA LORO ALLEATA VITAMINA C NATURALE

I flavonoidi oltre ad apportare le loro benefiche proprietà sopra descritte, contribuiscono anche a fornire aroma e sapore a molti cibi e bevande, a colorarli in modo naturale ed infine ad agevolarne la conservazione sempre grazie alla loro attività antiossidante e antimicrobica. La parola flavonoide deriva dal latino flavus che sta per biondo o dorato, inteso nelle diverse variazioni cromatiche che vanno al verde, al rosso, al viola, al nero. I flavonoidi sono antiossidanti naturali e dunque spazzini dei radicali liberi. Esercitano azione protettiva sui tessuti connettivi che circondano i capillari, dando loro tono e resistenza, rafforzando la permeabilità delle vie ematiche. Associati alla vitamina C naturale rappresentano una formidabile alleanza pro-salute.

ALIMENTI RICCHI DI FLAVONOIDI

Gli alimenti naturali ricchi di bioflavonoidi sono: aglio, albicocche, arance, bacche di sambuco, barbabietole, biancospino, broccoli, cacao, cardi, camomilla, cavolo, , ciliege, cioccolato fondente, cipolle, finocchi, eucalipto, frutti di bosco (fragole, lamponi, mirtilli, more, ribes), gingko biloba, grano saraceno, ippocastano, limoni, mele, menta piperita, miele, polline,  peperoni, pesche, pomodori, pompelmi, propoli, prugne, rabarbaro, radice di liquirizia, rape, spinaci, the verde, uva, vino rosso, ricco oltre che di flavonoidi anche di altri polifenoli come ad esempio il resveratrolo, anch’esso utile alla salute cardiocircolatoria. Peccato che l’alcol rovini tutto. Si parla di 8,7 mg per litro (succo fresco d’uva) e di 12 mg/litro (vino rosso d’annata), lontano dalla quota di 250-300 mg/giorno stimata dal prof Ercole Cavalieri, italiano docente alla Nebraska University. Ma il resveratrolo sta anche nel kiwi, more, lamponi, mirtilli, fichi neri, susine, arachidi, lupini, cavoli, cavolini di Bruxelles, cavolfiori, crescione e rucola.

TESINE DA LEGGERE

Valdo Vaccarto

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