LE CICCIOLE DI MAIALE E IL CAMPANELLO D’ALLARME

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LA FALSA UVETTA CALDA CHE TI FA DIVENTARE VEGETARIANO

Quello che mi riportò violentemente alla tragica e brutale realtà dei fatti, fu una grande festa organizzata a due passi da casa mia, nella centrale via Matteotti del paese di Tavagnacco. Avevo 6 anni, e il party matrimoniale aveva luogo presso l’abitazione del mio compagno di banco che, lo seppi dopo, era figlio del macellaio del paese. C’era il suono delle fisarmoniche e atmosfera di festa fino a tarda sera. Un viavai di persone felici e spensierate, un continuo tintinnare di bicchieri di vino rosso. Tutti parevano convergere verso un punto della cucina dove pizzicavano a mani nude un qualcosa che sembrava dover essere delizioso al palato.

IL BRIVIDO ORRIBILE DELLA MORTE IN BOCCA

Ci andai pure io, incuriosito. A prima vista sembrava si trattasse di uva passa. Feci come gli altri e misi in bocca una presa di quella uvetta rossastra e stranamente dolciastra e tiepida. Ma dopo un breve istante mi ritrovai in bocca il sapore insopportabile e rimbombante della morte, e corsi fuori a sputare quel rivoltante intruglio. Chiesi a qualcuno cosa fosse quel cibo di cui tutti parevano entusiasti, e appresi che si trattava di cicciole, formate dal sangue rappreso e dal grasso zuccherato di cinque maialini che erano stati sgozzati nella prima mattinata nello stanzone del macello attiguo al cortile dell’abitazione.

TUTTI MASTICAVANO ALLEGRI E SORRIDENTI TALE EMERITA SCHIFEZZA

Mi ricordai a quel punto che quel giorno avevo sentito prolungati pianti di porcellino mentre mi alzavo dal letto, e mi immaginai la scena. Rimasi davvero sconvolto e sconcertato, ed in quell’istante persi gran parte della mia innocenza di bambino. La cosa che mi turbò maggiormente fu l’unanimità, l’entusiasmo, la naturalezza, la disinvoltura, i grandi sorrisi con cui tutti masticavano e gustavano tale infame porcheria.

MORS TUA VITA MEA

Si era compiuta una piccola strage di maiali, e si festeggiava brindando alla vita, alla salute, alla felicità, alla ipocrita allegria, mentre i corpicini delle povere bestiole erano già stati totalmente macinati, disossati e insaccati. Mentre il loro sangue era stato trasformato in delizia zuccherata per gli astanti. In un baleno, mi resi conto di vivere in mezzo a un gruppo di alieni, di gente insensibile e gretta, che dietro il sorriso di circostanza nascondeva l’ignoranza, la insensibilità, la malizia e la cattiveria d’animo.

MI ACCORSI DI NON APPARTENERE SPIRITUALMENTE A QUEL MONDO INFAME

Mi accorsi di vivere in una comunità di persone a cui non mi sentivo di appartenere. Da quella volta, i miei sensi, le mie attenzioni, la mia prudenza, la mia curiosità sui cibi che mi venivano proposti, si acuirono e divennero fatto quotidiano. Diventai così vegetariano convinto e determinato alla tenera età della prima elementare.

L’UOMO CHE NON RISPETTA SE STESSO NON RISPETTA PURE IL PROSSIMO, ED ANCOR MENO L’ANIMALE INDIFESO

L’uomo che non ama, che non rispetta se stesso, ancor meno ama e rispetta il prossimo. La guerra era finita, ma lo era solo sui documenti scritti e sulle dichiarazioni ufficiali degli stati belligeranti. Erano, quelli, i tempi delle brutali rivincite partigiane, della odiosa caccia al nemico e al collaborazionista dell’antico regime, del prelevamento notturno di quegli sfortunati che venivano condotti, o meglio trascinati, verso i boschi, per sparire nel nulla e non fare più ritorno a casa.

L’INCONTRO CON PITAGORA, LEONARDO E VOLTAIRE

Quando, negli anni successivi, mi resi conto che Pitagora, quello dei triangoli, insegnava a rispettare tutte le creature viventi, dal pesciolino alla balena, dal pulcino al bue, fu come capire che al mondo ci sono le persone per bene e ci sono i farabutti, ci sono le persone che pensano e sentono da un lato e ci sono i cafoni e gli indifferenti dall’altro. Quando compresi che Leonardo da Vinci definiva crimine l’uccisione di ogni singolo animale, e quando intesi che Voltaire definiva il permanere di un singolo macello al mondo come fatto scandaloso ed intollerabile, fu come capire che la scienza e la filosofia stavano dalla mia parte e non dalla parte della gente di basso rango spirituale.

UNA QUESTIONE DI CORRETTA INFORMAZIONE PIÙ CHE DI BUON CUORE

C’era sì il rischio di scatenare un nuovo razzismo. Quello del buono contro il cattivo. E la cosa non mi andava a pennello. Avevo l’esempio concreto in famiglia. Vivevo anch’io in una famiglia normale e non vegana, ma quando mia madre cercò di impormi dei pezzi di cadavere sul piatto, li rifilai regolarmente al gatto, fino a ricevere una sberla di ammonimento. Avevo 6 anni. Dissi a mia madre chiaro e tondo che, se non mi voleva in casa, ero pronto ad andarmene all’istante, magari con gli zingari. Da quel giorno cominciò a rispettarmi. Due magnifici ed impeccabili genitori, anche se poco disposti allora a pensarla come me. Non era quindi una questione di più o meno buoni, ma piuttosto di più o meno informati, di più o meno sensibilizzati, di più o meno responsabilizzati. Infatti non feci molta fatica a portarli via-via sulle mie stesse posizioni, anche se ci volle del tempo, degli anni. Compresi dunque l’importanza della corretta informazione e di un coinvolgimento etico, tutte cose che venivano sistematicamente tradite dalla scuola, dai vari governi in carica, dalla legge umana sempre collusa col crimine, dai giornali e dalle televisioni, da sempre venduti a chi paga meglio.

NESSUNA DICOTOMIA TRA ETICA E SALUTE, CARO PROF GIORGIO CALABRESE

Esistono due tipi di problemi, problemi etici e problemi salutistici, come la doppia domanda: È giusto mangiare la carne? È sano mangiarla? Due problemi, ma un solo metodo per la risposta e per la risoluzione. Infatti la divisione tra etica e salutismo è soltanto formale. Nella sostanza non esistono dicotomie, dualismi, ambivalenze, contraddizioni. C’è un tutt’uno tra etica e salute, che deriva dalla coerenza e dalla logica della creazione. Ho preso spesso di mira il dr Giorgio Calabrese, anche per questo motivo.

PATERNALISTICO AFFETTO PER I VEGETARIANI

Egli insegna alla gente a riempirsi di proteine nobili 3 volte al giorno e poi, colmo dei colmi, esprime comprensione e paternalistico affetto per i vegetariani. È giusto che non mangino carne, in quanto antepongono a ogni cosa la motivazione etica, ma io sono un nutrizionista e devo pensare all’aspetto salute, dice Calabrese, senza rendersi conto che è proprio quello l’aspetto più assurdo della sua teoria.
Un corpo umano che odia e aborrisce la violenza e il sangue, perché ha un’anima bella e gentile, ma che poi ha bisogno assoluto del sangue e della carne morta per sopravvivere e per stare sano e attivo.
Dunque un uomo fatto bene nell’anima e male assemblato nel corpo. Un uomo caratterizzato da una drammatica e assurda contraddizione interiore. Un’idea stravagante ed offensiva nei riguardi di chiunque sia il designer e il creatore della perfetta macchina fisico-spirituale chiamata uomo.

Valdo Vaccaro  (Sintesi e sottotitoli di Alessandro Siri)

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