IL MAL DI TESTA E LA MACROBIOTICA

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LETTERA

AMICA ANIMALISTA MALCONSIGLIATA DA SEGUACE DI OHSAWA

Caro Valdo, scusa se non mi sono fatta sentire ultimamente. Avrei bisogno di informazioni riguardo la dieta vegana. Mi hanno detto che il crudo non va bene. Cosa suggerisci? Grazie.
Donata da Palmanova (Udine)

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RISPOSTA

Ciao Donata. La prima cosa che mi viene in testa è di metterti sul chi va là, ovvero di porre attenzione a chi ti rivolgi, quando hai bisogno di un consiglio importante sulla salute. Dal momento che ci siamo incontrati e che dunque conosco un po’ la tua situazione, la tua domanda implica una risposta su Mal di testa, Dieta vegana, Crudismo contro Macrobiotica, Animalismo.

IL MAL DI TESTA CHE NESSUN FARMACO RISOLVE

Il male di testa, salvo che uno non abbia sbattuto il capo contro uno stipite, non è una malattia.
Trattasi sempre e solo di un segnale, di un sintomo, di una spia rossa che indica che manca qualcosa da qualche parte, che c’è un problema o un disequilibrio, magari nel sangue, o al fegato, o nell’intestino.
Il concetto lo ritrovi nella mia tesina che circola su Internet, dal titolo Gli interventi sulla spia rossa.
Il problema principale dunque non è per niente quello di mandar via il sintomo, chiamato mal di testa, ma di mandare via la causa reale del problema. Qualsiasi soluzione farmacologica, qualsiasi scorciatoia che prescinda da un intervento risolutivo sulla causa reale (chiamata disequilibrio o malattia), qualsiasi trucco che punti a far passare il dolore, sarebbe soltanto un misero imbroglio, una presa per i fondelli.

I MALI SONO FATTI PER AMMONIRCI E NON DEVONO ESSERE CACCIATI VIA

Questo vale per tutte le manifestazioni dolorose, dove il male sta lì, si sente lì, ma la causa sta a monte, cioè da un’altra parte, chiamata alza-gomito, sigaretta-caffè, mangia-cadavere, ciuccia-latte, scansa-sole, dormi-poco-e-male. Chiaro che nessuno si diverte a tenersi il mal di testa. Chiaro che il mal di testa alla fine dei conti se ne deve andare. Ma ciò deve succedere nel modo logico e nel modo giusto. Esso deve andare via come conseguenza del fatto che viene a mancare la causa, la carenza, la disfunzione, la malattia che lo generava.

SERVE TRASPARENZA E SINCERA COLLABORAZIONE TRA PAZIENTE E TERAPEUTA

A volte, la ricerca della causa è complessa e difficile. Per capire dove stanno i veri motivi scatenanti, serve una analisi approfondita, franca, aperta, sincera. Serve una collaborazione totale tra analista e paziente. Occorre entrare nelle abitudini dettagliate e negli stili di vita del paziente, conoscere l’ambiente familiare e sociale in cui vive, chi frequenta, come pensa, come mangia, beve e respira, come si muove, quali rapporti psicologici, sociali, spirituali e sessuali intrattiene.

COS’È LA SCUOLA IGIENISTA

Non è corretto parlare di dieta vegana. Il veganismo non è riducibile al concetto di dieta. Col termine dieta si intende un trucco o uno stratagemma nutrizionale, in genere temporaneo e mirato, per ottenere degli specifici risultati, quali una riduzione di peso, una riduzione del colesterolo LDL, e così via.
Il sistema vegano non è un farmaco, non è uno strumento da adottarsi ai fini di guarire da qualcosa, tipo il mal di testa, il mal di pancia, o l’obesità. Il sistema vegan è un modo di vivere, è una scelta filosofica e pratica. È anche l’unico modo al mondo capace di garantire il massimo in termini di salute, felicità, longevità, merito sociale, amore e spiritualità. A volte non tutte le ciambelle riescono col buco.
Resta il fatto che questo è l’unico sistema uomo-eco-compatibile. Questa non è beninteso opinione di parte, parere da vegetariano, ma precisa conclusione logica e razionale cui sono arrivati stranamente tutti i maggiori scienziati di ieri e di oggi, in piena e assoluta convergenza. Da Pitagora a Ippocrate, da Galeno a Leonardo, da Rousseau a Voltaire, da Ehret a Shelton, da Einstein a Margherita Hack, da Pritikin a Umberto Veronesi.

IL VEGANISMO CRUDISTA COME STELLA POLARE E META DELL’UMANITÀ

Cancerologi, anatomisti, gastroenterologi, epatologi, biologi, sono tutti d’accordo su questo. Tutti d’accordo sul fatto che il sistema vegano è perfetto. Il problema è che non esiste un singolo vero vegano sulla faccia della Terra. Esistono però migliaia di persone che tendono ad essere vegane e cercano faticosamente di migliorarsi ed arrivare a compiere il salto di qualità. Chi scrive è semplicemente tra questi. Non è uno che predica bene e razzola male. Non è nemmeno uno che prospetta cose impossibili e utopistiche. Più ci avviciniamo al veganismo perfetto e meglio è, sotto ogni punto di vista, fisico, mentale, spirituale, psicologico, sociale ed economico. Il veganismo crudista è la Stella Polare, la agognata meta di tutti noi dal primo all’ultimo, vegetariani e carnivori, medici e macellai, buoni e cattivi.

GUARDIAMOCI DAI PESSIMI CONSIGLI

Chi ti ha consigliato male, chi ti ha insinuato l’idea che il crudo, la dieta vegana-crudista, non fa bene al mal di testa, ha commesso un doppio errore. Primo ha interpretato il crudismo vegano come uno strumento, come un farmaco, come una terapia, il che è assurdo, trattandosi di un sistema stabile, normale, appropriato di vita, valido per ogni luogo e ogni stagione alla sola condizione che esista la reperibilità normale ed effettiva del cibo. Secondo ha mosso una accusa priva di fondamento al crudismo, dicendo che provocherebbe addirittura il mal di testa.

I DANNI DELLE DIETE BALORDE E I DANNI DELLA MACROBIOTICA

All’ultima conferenza sulle diete, presso la AVA di Roma, abbiamo parlato della farsa delle diete alimentari. Sono finite sul mirino le disgraziate formule chiamate Gruppi Sanguigni (D’Adamo), Low Carb (Atkins), Zona (Sears), South Beach (Agatson), per la loro funerea combinazione altoproteica-altolipidica e filo-integratoria. Ma particolare attenzione è stata riservata proprio alla macrobiotica e al dr George Ohsawa, per i danni enormi che questa dieta ha provocato nel mondo intero. Il ciclone Ohsawa non si è limitato a devitalizzare e spedire all’altro mondo in anticipo schiere di mangiatori di riso integrale supercotto, mandato giù a tazze di the mu. Il danno incalcolabile è stato fatto a livello ideologico e pratico, a livello culturale. La macrobiotica infatti, presentandosi col biglietto da visita di teoria salutistica orientale, trovò immeritatamente negli anni 70 tutte le porte aperte.

LA STORIA DI OHSAWA

La storia intrigante del medico giapponese Ohsawa che, trasferitosi a New York e diventato primario del suo ospedale, vede morire in pochi anni figli, fratelli e amici, senza poter prestar loro soccorso, e che disperato decide di disfarsi del camice, di spretarsi e dichiararsi non più medico, non poteva non conquistare adepti in occidente. Ohsawa era una persona tutto sommato eccezionale e sincera. Riportava a piene mani dal fascinoso e misterioso Oriente il magico contrasto dello yin e dello yang, della notte e del giorno, del freddo e del caldo, della femmina e del maschio, del dolce e del salato, del polo negativo e di quello positivo. In più diceva alcune cose giustissime, scagliandosi contro le bevande gassate, lo zucchero, la carne, il caffè, le cole, gli alcolici. Come non credergli?

IL MAESTRO DELLO YIN YANG AVEVA GROSSI LIMITI CULTURALI

Nessuno aveva considerato che Ohsawa, a parte determinate qualità, aveva pure dei grossi limiti.
Il primo limite era quello di essere giapponese. Di provenire cioè da un paese dove la frutta viene vista come oggetto da boutique. Dove ogni singola ciliegia viene venduta incartata come fosse un cioccolatino, e venduta a mezzo €. Dove una pesca o quattro acini d’uva ti possono tranquillamente costare 5 €. Dove in ogni angolo della strada o della piazza, in ogni albergo, in ogni zona immaginabile, a farla da padroni assoluti sono i distributori automatici di bevande, di succhi di frutta al 30, all’80 e al 100% di frutta vera, ma sempre frutta pastorizzata, si intende. Dove l’80% della popolazione soffre di ritenzione idrica causata dalle montagne di sale che viene ingerito nei cibi e soprattutto nel pesce che si mangia in tutte le forme crude e cotte. Il secondo limite, pure gravissimo, era quello di non aver fatto in tempo a informarsi di una scoperta scientifica eccezionale come quella dei food enzyme, che il prof Edward Howell faceva proprio nel periodo in cui Ohsawa gioiva del proprio successo commerciale, ignaro che l’atroce sorte di un investimento stradale era dietro l’angolo, pronta a stroncargli del tutto la carriera.

TROPPE LE COSE BASILARI CHE NON CONOSCEVA

I food enzyme, o vitalie, sono quei catalizzatori biologici positivi che esistono nella frutta e nella verdure rigorosamente crude, i quali permettono una auto digestione totale dei cibi a costo digestivo zero per chi li mangia. Con l’arancia vera metti dentro 100 calorie e ne ricevi 100 netti, mentre con quella imbottigliata metti dentro 100 e ne ricevi 20 netti soltanto. Non sapendo cosa sono gli enzimi, non poteva sapere che essi scompaiono già a 50°C di calore, quando si è ancora ben lontani dalla bollitura. Non riflettendo bene sul come sono fatte le vitamine, non poteva sapere che il calore distrugge sistematicamente i preziosi micronutrienti dei cibi vivi. Nessuno gli aveva detto che ogni elemento nutritivo cambia in peggio e mai in meglio con la cottura. Disgrazia su disgrazia, sfuggono a Ohsawa le differenze tra minerale organicato e minerale inorganico, dove la cottura dei vegetali e della frutta ritrasforma i minerali organici ed assimilabili in minerali inorganici, non più assimilabili e dunque velenosi per il corpo. In più, come tutti gli altri a quel tempo, si fida delle quote vitaminiche scurrili della FDA, che ha posto a 40-60 mg/giorno la quota giornaliera indispensabile di vitamina C, mentre in realtà all’uomo ne servono almeno 6 volte di più.

STRAVOLGIMENTO DEI CONCETTI YIN-YANG

Come non bastasse, Ohsawa fa una ulteriore mossa falsa. Prende infatti i valori dello yin e dello yang, reali e rispettabili, e li applica ai cibi stravolgendoli del tutto in base ai propri gusti ed alle proprie tendenze personali e nazionali. Ecco allora che yin è femmina, ovvero negatività e nervosismo, mentre yang è maschio e calma. Ecco allora che yin è lo zucchero, ovvero tutto il male del mondo (il che è vero, ma solo nel caso dello zucchero industriale, e non nel caso del succo zuccherino della frutta), e yang è il sale, ovvero tutto il bene del mondo (il che è vero ma solo nel caso del sale che sta nel sedano e nei vegetali crudi, non certo in quello del sale marino che lui esalta e che è veleno al pari se non peggio dello zucchero). Ecco allora che yin è crudo, quindi fa male, mentre yang è cotto, e quindi fa bene. Ecco allora il grande armeggiare della macrobiotica tra forni e pentole, tra cereali stracotti e salse salate. Ecco allora le sue folli diete che privilegiano il cereale cotto e le verdure cotte, e che lasciano al palo la frutta cruda e la verdura cruda. Ecco allora l’elogio assurdo del cibo che dovrebbe scaldare d’inverno e raffreddare d’estate, mentre invece il cibo deve sempre e solo nutrire e niente altro, come ha insegnato il grande Kauchakoff.

L’EREDITÀ E GLI STRASCICHI NEGATIVI DELLA MACROBIOTICA

Oggi la macrobiotica non incanta più nessuno. Fa quasi tenerezza. Un fenomeno del passato. Una pia illusione di salutismo, stroncata dai risultati disastrosi che già si percepivano andando nei caldi ristorantini yin-yang del mondo, dove, nonostante la mancanza di carne, di vino e caffè, di dolci e di cole, non si riusciva mai a vedere una vera faccia sana. Però, ciononostante, la macrobiotica ha lasciato il segno e continua a condizionare. Esiste tuttora una vasta parta della popolazione legata al cotto, e piena di pregiudizi contro i cibi crudi. Non è che prima della macrobiotica nessuno usasse i fornelli.
Ma Ohsawa diede una forte spinta supplementare al processo di distruzione cibi mediante cottura.
Il danno ideologico in ambito nutrizionale è stato incalcolabile, e ne paghiamo ancora le spese.
Quanti bambini di oggi si rovinano tutti i giorni con cibi cotti e junk che tolgono spazio alla frutta?

UNA VERA ANIMALISTA, NON VEGANA, SAREBBE UNA CONTRADDIZIONE IN TERMINI

Qualcuno ti ha messo in guardia contro il crudismo e contro il veganismo-crudista. Essendo tu impegnata in questa causa pro-animale, non vedo come potresti non essere vegana. Sarebbe una grave contraddizione in termini. Qualcosa che già è passibile di farti venire altro mal di testa. A meno che tu non faccia parte di quella vasta schiera di animalisti che dedicano corpo e anima a salvare cani e gatti (che è giusto proteggere) mentre non muovono un dito per i veri esseri torturati del pianeta, che sono i cosiddetti animali da carne. Siccome ci siamo incontrati e so quanta energia psicologica e spirituale dedichi agli animali (eri abbattuta per una persona cara che lottava per la vita, ed io pensai si trattasse di una sorella o di una zia, mentre ti riferivi invece alla tua micina, appena operata), ho buoni motivi per collocarti, spero in via temporanea, in quel settore limitato e settario dell’animalismo, e per consigliarti di fare subito il passo giusto, che è quello di diventare animalista vera.

L’ANIMALISMO STILE CANE-GATTO È LA CARICATURA DELLA VERA DIFESA DEGLI ANIMALI

Porto infatti rispetto per gli animali domestici e per chi li difende, ma resto dell’idea che il
cane-gatto-animalista è una caricatura di quella persona che dovrebbe prestarsi a difendere gli esseri oppressi della Terra. Sei giovane, per cui hai tutto il tempo per fare un bel salto di qualità, per tirarti fuori dal ghetto dell’animalismo domestico. Primo passo? Mandare via i propri squilibri, in modo tale che scompaia pure il mal di testa. Uno che ha il mal di testa può fare ben poco per la sua causa, qualunque essa sia. Se poi si tratta della causa animalista, siamo di fronte a un compito nobile e di portata planetaria, per cui servono tutte le proprie forze. Un caro saluto.

Valdo Vaccaro

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

 

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