IL NODO, LA TIROIDE E L’URLO DI UNA RAGAZZA

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LETTERA

Le vicissitudini e la denuncia di una giovane lettrice toscana, sotto la Torre di Pisa.
I più brutti due giorni della mia vita. L’inferno in terra. Quarantotto ore allucinanti.

Ciao Valdo,
Ho apprezzato molto il tuo scritto di ieri Il tumore al seno e il bicarbonato di Simoncini, anche perché, se pure in piccolo, mi tocca personalmente.
A gennaio di quest’anno, per puro caso durante una visita, il medico mi dice che ho la tiroide ingrossata e che sente un nodulino.
Analisi, contro-analisi, ago aspirato.
Il primo referto non convince il citologo che, amico di una madre (la mia) fortemente medicalizzata e medicalizzante, ci consiglia di andare dagli endocrinologi più bravi d’Europa, a Pisa.
Sotto la Torre Pendente ho vissuto i due giorni più brutti e alienanti della mia vita, con una visita da parte del professore di turno che parlava di cancro come se fosse una inezia, con frasi tipo a toglier la tiroide non fa mica nulla.
Il secondo giorno, quello delle visite, ho visto l’inferno in terra, con ore e ore di attesa per passare l’accettazione, ore di attesa per un esame, gente accalcata, stupita e scioccata da cotanta disorganizzazione.
Mi pareva di essere dentro uno di quei carri bestiame che portano i poveri animali verso la loro ultima destinazione.
Mi risforacchiano, mi fanno la scintigrafia e mi ribucano il nodulo per un altro ago aspirato perché quello che avevo non li convinceva.
Anticipo che l’esito di quest’ultimo è stato assolutamente identico al primo, cioè segnala cellule con atipie, ma che questo fatto non vuol dire nulla.
Sono stata talmente male che, tornata a casa dopo quelle quasi 48 ore allucinanti, ho iniziato a piangere in preda a una crisi di sconforto, dovuta alla paura che mi aveva messo il professore.

Lei si deve assolutamente operare. Qualsiasi altro medico che dicesse il contrario farebbe un gravissimo errore. È della sua salute che parliamo.
Quando medicina significa terrore psicologico, e ti viene da piangere e da urlare come una pazza.

I risultati me li hanno dati dopo due mesi, e naturalmente mi è stato consigliato caldamente di estirpare tutto perché non si sapeva ancora cosa avessi, ma meglio non rischiare.
Se poi c’era anche qualcosa di strano avrebbero fatto una passata di radioterapia per bruciare tutto.

Così poi, con tutta la calma del mondo, avrebbero preso la mia tiroide e l’avrebbero analizzata, sezionata e studiata per capire a posteriori cosa io avessi realmente.
La mia ghiandola, capisci?
Signorina, mi ha detto come ultima cosa il medico, lei si deve assolutamente operare, meglio se a Pisa.
Qualsiasi altro medico dal quale andrà e che le dirà di non farsi operare, sappia che starà commettendo un gravissimo errore.
Questa ultima frase mi ha fatto talmente imbufalire che solo il mio grandissimo autocontrollo mi ha impedito di urlare come una pazza.
Scorretto, terrorizzante e assolutamente desideroso di non farmi capire quali alternative ci potessero essere.
Sono andata da un altro endocrinologo e a luglio ho fatto tre giorni di digiuno.
Ieri ho controllato il nodulo.
È sempre lì, ma chissà da quanti anni se ne stava tranquillo in quel punto.
Il medico, per ultrascrupolo, voleva farmi un altro ago aspirato, ma per il momento ho gentilmente declinato.
La paura qualche volta affiora, soprattutto quando parlo con la mia famiglia, che non condivide certe mie scelte, e non capirebbe il percorso che ho appena intrapreso.
In casa, riescono pure a far riaffiorare, a rievocare in me il terrore di quei giorni.
Per fortuna però gli studi che sto facendo, l’idea che sempre più l’alimentazione e la psiche siano fattori essenziali delle nostre condizioni di salute, la persona che ho al mio fianco, mi aiutano a vincerla.
Vorrei risolvere i miei conflitti alimentari e psichici e far sparire quel nodulo, tanto per sbattere in faccia al professore il risultato, anche se credo che il desiderio di rivalsa non sia la strada migliore per guarire.
Scusami se sono stata eccessivamente lunga.
A presto. Elena.

*****

RISPOSTA

Le paure, le pene, il percorso raccapricciante di un Lazzaretto manzoniano.

Che bella la Torre di Pisa, che pende, che pende e che mai non vien giù.
Ti ricordi Elena questa bella canzone? Buttala pure in ridere e cantala a voce alta.
Anche perché hai corso un grave rischio, non per il tuo banale, innocente e utilissimo nodulo (che poco deve importare di cosa è fatto), ma per essere passata proprio sotto le porte d’ingresso dell’inferno, sfuggendo alla presa e allo sputo bavoso e paralizzante di Satana.
E, quando si supera una paura e un rischio di quel genere, è come tornare a nascere e tornare alla vita dopo un lungo incubo.
Ho pubblicato la tua lettera per intero, perché si tratta di autentica poesia dal valore universale.
Hai espresso con dovizia di particolari il percorso raccapricciante di milioni di donne torturate in quel modo sul pianeta Terra, e hai pure fatto un raffronto con le povere anime stipate nei carri bestiame, nei camion della morte, mentre le portano alla ultima destinazione.
Hai descritto in modo limpido e chiaro, perciò poetico, con più efficacia e credibilità di Alessandro Manzoni le pene e le paure di un Lazzaretto stile 2000, con tanto di ghigni diabolici, di sinistri professori, di monatti e di becchini.
Intendo tradurre il tuo grido di giovane donna ferita e farlo leggere dall’Italia all’America alla Cina, tanto è significativa.

Se io fossi fuoco brucerei il mondo.
Il tanto osannato Dante resta un grande, ma Cecco Angiolieri lo supera in attualità
Le carogne viventi che hanno imbrogliato e insozzato il mondo intero.

S’i’ fosse foco, arder’ il mondo;
S’i’ fosse vento, lo tempesterei;
S’i’ fosse acqua, i’ l’annegherei;
S’i’ fosse Dio, manderèil’ en profondo.

S’i’ fosse papa, serei allor giocondo,
Ché tutti cristiani embrigarei;
S’i? fosse ‘mperator, sa’ che farei?
A tutti mozzarei lo capo a tondo.

S’i’ fosse morte, andarei da mio padre;
S’i’ fosse vita, fuggirei da lui;
similmente farìa da mi’ madre.

S’i’ fosse Cecco, com’i’ sono e fui,
Torrei le donne giovani e leggiadre:
Le vecchie e laide lasserei altrui.

Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza, lo si può dire a tanta gente che si comporta male e che deve essere riportata sulla retta via.
Ma per i perversi gangli del potere medico internazionale, che con la inaudita e sfacciata spudoratezza, con disprezzo infinito della verità e della dignità umana, hanno infangato, imbrogliato e insozzato il mondo intero, il buon Dante rappresenterebbe una tisana insignificante.
S’io fossi foco brucerei il mondo, è il minimo che si può dire per questa gente priva di coscienza e di palle, queste carogne viventi che hanno il coraggio di circolare tuttora sulla terra, di presentarsi sulle sale di trasmissione, di varcare soglie di parlamenti e di governi.

Pisa meglio di Cambridge ed Oxford, Pisa meglio di Harvard e Berkeley.
L’arroganza del stare tra le mura del castello e la presunzione di infallibilità.

Pisa è una magnifica città che il mondo ci invidia.
Anche la sua Università, la mitica Normale di Pisa, la distingue tra gli atenei del globo.
I miei diplomi li ho conseguiti a Trieste e negli USA. C’è gente che ha studiato a Messina e a Padova, a Bologna e a Roma. Ma vuoi mettere la Normale di Pisa? Quella sta alla pari di Cambridge ed Oxford, di Harvard e Berkeley, o forse magari le supera tutte.
Risulta tra l’altro che Pisa sia addirittura centro mondiale dell’endocrinologia.
In altre parole, teoricamente parlando, non potevi fare migliore scelta.
Tieni presente però che dire medicina vuol dire milioni di persone, persone che sono uomini e donne. Belli, brutti, onesti e meno onesti, gentili e rozzi, scienziati e ciarlatani, eccellenti e mediocri, persone fantastiche da un lato e figli di puttana dall’altro.
Ci sono dunque medici e medici. Non si può e non si deve fare di ogni erba un fascio.

Se vai per strada e un farabutto ti offende o tenta di violentarti, potrai dire che sei stata sfortunata ad incontrare proprio uno di questi. Potrai anche dire che ce ne sono in giro di troppi. Ma non potrai dire che tutti gli uomini sono così. Sarebbe pretestuoso e sommamente ingiusto.
Trattando argomenti così complessi e delicati, mi ritrovo spesso a dover citare malefatte passate e presenti della classe medica.
Ti assicuro comunque che conosco un buon numero di medici che sono persone di grande levatura professionale e morale, di grande personalità, buon cuore e trasparenza, dotate pure di fortissimo spirito di autocritica.
Non a caso, le peggiori frecciate alle incredibili magagne della medicina, arrivano soprattutto da loro.
Quanto alla altezzosità, sappiamo tutti come essa serpeggi tra le loro file.
La spocchia di certi medici già esiste in forza del castello medievale che li difende, con tanto di ponti levatoi, di armature, di lance, spade, uncini, bisturi e pasticche avvelenate.
Figurati poi se a tutto quello vai ad aggiungere una provenienza pisana. Se non viene in soccorso un minimo di umanità e di umiltà, che certamente esisteranno nella maggioranza dei medici normalisti,
ma non di sicuro nelle persone che hai incontrato, il risultato può essere davvero aberrante.
L’arroganza e la presunzione di infallibilità, l’appartenenza all’ordine e il senso di intoccabilità,
giocano evidentemente brutti scherzi a più di qualcuno.

L’esempio diseducativo e atroce arriva dalle alte sfere

È questo un male tipico della medicina moderna.
Pensa un po’ all’Aids.
Chi mai al mondo, quale ingegnere diabolico, quale avvocato Azzeccagarbugli, quale chimico delle SS,
quale Al Capone della Mafia avrebbe mai osato pianificare, inventare, imporre al mondo intero una farsa sinistra, mortale, beffarda e indegna come quella dell’Aids?
In una America, nota bene, piena di laboratori scientifici, di scienziati seri. In un’America che è la patria dei computer e delle ricerche spaziali?
Solo ai medici poteva venire in testa una bestialità di questo genere. Bestialità e tragica balla, nota bene ancora, che non si è sgonfiata, ma che sta invece riacquistando forza, che sta cavalcando personaggi apparentemente onesti e sorridenti che sanno mimetizzare alla perfezione il marcio e le magagne, tipo Bill Clinton, con George Soros alle calcagna.
L’Aids è sulle prime pagine dei giornali indiani e cinesi, come voleva l’ex presidente e marito di Hillary, insediata con immutati poteri a fianco della nuova Casa Bianca di Barack Obama.
Il premio Nobel 2008 per la medicina a chi mai è andato se non a Jean-Luc Montagnier?
Il premio Nobel del 2009 a chi andrà se non a Robert Gallo?
Il trionfo della sporcizia, della vergogna, della scemenza, del voltastomaco, dell’imbroglio, della mafia.
Hanno demonizzato il simpaticissimo Moggi, hanno sforacchiato di proiettili Benito Mussolini e Clara Petacci, hanno persino collocato Hitler ai vertici del male, come se tutte le malefatte dei campi di sterminio fossero state ideate e realizzate da lui in opera solitaria.
Bisognerà riprendere in mano uno ad uno tutti i pezzettini della storia, e vedremo alla fine che i peggiori malfattori, i più sinistri Hitler non sono quelli di ieri, ma camminano tra noi, mostrano visi radianti e sorridenti sugli schermi televisivi, hanno saldamente in mano le redini del mondo.
Cosa c’entra tutto questo, col professore che ti ha proposto di estrarti la tiroide, perché si sta parlando della tua salute, per cui non devi mica scherzarci sopra?

Le mezze maniche del terrore. Gli scopiazzatori delle malefatte altrui.
Se io fossi napalm, se io fossi acido muriatico.

C’entra eccome. Quando vedi che le malefatte, le violenze, gli imbrogli, le spocchie, il terrorismo psicologico, anziché essere prontamente evidenziati e mozzati sul nascere, messi al pubblico disprezzo del mondo, trionfano sistematicamente nelle sfere superiori, le mezze maniche, si chiamino primari o professori o pediatri od oncologi, o quello che vuoi te, vivono di luce riflessa, scimmiottano i loro capi.
Quando i mafiosi e i lazzaroni più potenti del mondo riescono a compiere il loro colpo furbesco, a portarlo avanti per 25 anni, a ridicolizzare gli scienziati del proprio paese con in testa un Peter Duesberg che era in corsa per il Nobel e gli è stato negato, e a completare il cerchio indisturbati con la premiazione di Montagnier e quella prossima di Gallo, che suonano ancora più sinistre di quella della nostra Montalcini, significa che stiamo davvero rasando il fondo.
Sarei curioso sul tipo di poesia arrabbiata che potrebbe scrivere un Cecco Angiolieri rispuntato ai nostri tempi.
Se io fossi napalm, oppure Se io fossi acido muriatico, oppure non basterebbero nemmeno quelli, come rima di esordio.

Un paragone tra te e Anna Maria è inevitabile.
Chi ti dice che non siano certi endocrinologi i veri malati di cancro?

Torniamo dunque a te, grande Elena. Ti ricordi di Anna Maria vero? Hai conosciuto i miei scritti grazie a lei, se non sbaglio.
È una grande donna e tu lo sai. Senza voler fare antipatici confronti, stai diventando brava quanto lei, come tutti i bravi allievi che superano il maestro.
La tua tegola, più una minaccia e uno spavento che una tegola, ti sono caduti in testa all’improvviso e in giovane età. Hai tutto il tempo per fare un profondo respiro purificante ed energizzante, senza dover cadere nell’inferno dei bisturi e della chemio, come è successo alla nostra comune amica milanese.
Le dedicai due righe definendola simile a un fante che salta fuori dalla trincea indomito, infangato e sporco di sangue, baionetta alla mano, e corre verso il nemico urlando e guardandolo dritto negli occhi.
Tu hai appena avuto un sostanzioso assaggio di quello che c’è sotto, di chi è il nemico da affrontare.
Non sei ancora stata imbrattata dal tuo sangue, e non è assolutamente necessario che ciò debba accadere.
La tua esperienza di 48 ore più quello che è seguito è grandiosa.
Vale molto di più dei 6 anni di medicina che hanno fatto i tuoi potenziali torturatori.
Dici bene che il desiderio di rivalsa non è la strada migliore per guarire.
Ma chi ti dice che devi guarire da altre cose che non siano il terrore e lo spavento che questi dei della endocrinologia ti hanno vigliaccamente generato?
Chi ti dice che non siano loro gli ammalati di cancro a cui si dovrebbe estrarre non solo la tiroide ma anche le palle?

Facciamo pure l’ipotesi peggiore. Allora ti dico che il nodulino non significa niente.
Ma, se vai dal medico, lui è costretto comunque a pensar male.

Facciamo pure l’ipotesi peggiore, e cioè che tu debba per davvero guarire da qualcosa di concreto. Ribadisco che non faccio il medico e che spero di farti da assistente salutistico e spirituale, il che mi fa anche ridere, visto che salvo pochi bravissimi preti, tipo don Armando e don Giovanni Ferro, il clero mi è sempre stato sui marroni, come dicono a Bologna.
Il nodulino in sé non significa niente.
Ci sono milioni di persone che vivono cento anni con noduli mai analizzati, mai esaminati, e mai tolti.
Sono cose che vanno e vengono, stabili imperfezioni innocenti e insignificanti ereditate dalla nascita, o anche ricettacoli attivi di veleni che il corpo stesso, tramite i giochi imperscrutabili del sistema immunitario, va a creare nel corpo quando e dove decide lui, e che fa scomparire quando gli comoda.
Dieci anni fa avevo un nodulino a un polso, se ne andò totalmente come era venuto.
Ma se vai a farti visitare, anche il più bravo medico viene messo in difficoltà.
Non sa che pesci pigliare. Non ti può dire mai Torna a casa che non hai niente.
Rischierebbe di grosso.
È obbligato ad analizzare e, nel dubbio, persino a pensare male.
Giusto o sbagliato che sia, lui appartiene a una razza doc, controllata dall’Ordine dei Medici, la quale ritiene ormai, più politicamente che scientificamente, che ogni turgidità, ogni escrescenza, ogni ciste, ogni tumore difensivo, vada chiamato cancro.
La faccenda gli è stata insegnata, inculcata, imposta, dai quartieri generali della Medicina mondiale che stanno nel Forte Apache di Atlanta.
Quanto poi all’idea che il nodulo c’entri con la tiroide ingrossata, anche questa pare un’idea campata in aria.
Potrebbe benissimo darsi, ad esempio, che tu soffra un po’ di ipertiroidismo, e che proprio tutta questa lunga e tribolata storia, tutta questa inutile tensione messa in piedi in modo superfluo e sconcertante, abbia contribuito ad ingrossarla.

La schedatura mondiale delle donne di ogni colore e di ogni età.
Anche per gli uomini ci sono dei progetti.
Il lancio prossimo-ventuo dell’Aids2 da parte dell’OMS.

È in corso in Europa e nel mondo una precisa politica di schedatura mondiale di ogni bambina, ogni ragazza e ogni donna giovane e anziana.
Servono mammografie a raffica, servono indagini precise agli organi più a rischio, incluso le parti più delicate ed intime, e specialmente le ghiandole basilari della vita, quelle che presiedono a tutte le funzioni fisiologiche, neurologiche, sessuali, incluso l’entusiasmo, l’intelligenza, la voglia di vivere e il sorriso. Tiroide, ipofisi, timo in prima linea.
Non scandalizzarti per la discriminazione sessuale. Le campagne per i maschi sono già pronte presso l’OMS (Organizzazione Mondiale Sanità).
L’OMS sta pure pianificando il prossimo venturo Aids, che dovrebbe chiamarsi con un nome diverso, o forse con Aids2, perché il marchio originale è troppo bello e famoso per essere facilmente abbandonato. Di sicuro verranno gettate nel progetto almeno il doppio di risorse pubblicitarie impegnate nell’Aids1.
Non faranno più il clamoroso errore di aver lasciato perdere l’Aids-1 (meno uno), cioè il pre-Aids giapponese chiamato Smon, dove si sarebbe potuto guadagnare un bel mucchio di miliardi, e che finì invece indecorosamente con la condanna legale della Ciba-Geigy, della Takeda e della Tanabe Seijaku a pagare una colossale somma di risarcimento (100 miliardi di € a un primo lotto di 133 casi, e una imprecisata somma, alle altre 11000 vittime giapponesi messe fuori uso dal loro micidiale Clioquinol).

L’Aids2 sarà lanciato nel mondo non appena la missione Clinton-Soros in India, Cina e Vietnam (gli ultimi paesi che erano rimasti indenni dalla piaga), smetterà di raccogliere i frutti sostanziosi del loro marketing del terrore, dove sono riusciti a coinvolgere istituzioni, ministeri e governi degli stati appena citati.

Per questo tipo di medicina nulla è vietato, nulla è sacro, nulla è impossibile.
Le persone sono delle automobili con dentro tanti bei pezzi di ricambio.

Per questo tipo di medicina nulla è vietato, nulla è inviolabile e nulla è sacro.
Un nodulo, o anche un pezzo di organo, o anche una ghiandola intera, non sono niente di particolare.
Tirar via la tiroide è cosa da niente. Bazzecole.
Si tratta di un pezzettino di tessuto, da potersi analizzare, bioscopizzare, succhiare, rimuovere, analizzare.
Le persone non sono che delle automobili con dentro tanti bei pezzi di ricambio, da togliersi e a volte da rimettersi a piacimento, prendendole da altri disgraziati, che hanno lasciato le penne o da giovanotti disagiati che si sono fatti massacrare per vendere il rene a un anziano vizioso messosi nei guai accoltellando migliaia di poveri animali e ingozzandosi a ripetizione del sangue e del latte altrui.
I camposanti del futuro saranno molto diversi.
Niente tombe e niente più forni crematori per i defunti.
Si farà come con i cimiteri delle vetture alle periferie delle città. Morti depositati uno sopra l’altro in sale trasparenti sottovuoto e a bassa temperatura.
Come si fa a sprecare i cadaveri e darli in pasto ai vermi. Con quello che valgono gli organi poi.

Veniamo ai consigli concreti per un eventuale digiuno.
Dalle cliniche igienistiche americane e australiana, a quella più modesta ma efficace di Bergamo.

Se vuoi purificarti, se vuoi anche tranquillizarti e farlo a titolo di prevenzione, ma il discorso non vale solo per te, che non sei affatto malata, e non sei in niente diversa da tutte le altre e da tutti gli altri, ti consiglio un riposo fisiologico prolungato, di 5-7 giorni, ad acqua distillata, stile Sheltoniano, o ad acqua e limone stile Ehretiano.
Lo dico senza il conforto di guardarti negli occhi.
Non so neppure come sei messa fisicamente, quanto pesi.
Un digiuno ti farà perdere forse una manciata di chili. Non potrà che farti bene e lasciarti tranquilla, togliendoti ogni piccolo disturbo mentale sull’intera faccenda.
Se tu volessi fare una esperienza eccezionale e costosa, ti consiglierei la Cinque Health Retreat di Buda, in Texas, diretta dal prof Ralph Cinque, o la Regency House Natural Health spa di Hallandale in Florida, diretta dal prof Frak Sabatino (Tel 1-305-454-2220), o la Health Promotion Clinic di Rohert Park in California, diretta dal prof Ronald Cridland (Tel 1-707-5865555), o l’Arcadia Health Centre di Arcadia (NSW-Australia) del prof Alec Burton (Tel 61-29-6531115), tutta gente formidabile che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente (verificare che i numeri non siano stati cambiati).
Ma, anche senza salire sull’aereo, basta telefonare a Bergamo, al mio amico carissimo Carmelo Scaffidi, apparentemente più modesto e semplice dei miti americani e australiani dell’igienismo, contesi dalle dive e dalle reti televisive, ma ancor più ricco di loro in termini di umiltà, di grosse esperienze dirette.
Non ti manderà a prendere in stazione da un suo autista in Mercedes.

Verrà lui di persona con modesta utilitaria. Ma scoprirai in lui persona di gran cuore e di raffinata intelligenza.
Nessuno degli igienisti citati può vantare un storia intensa e un palmares simile a quello di Scaffidi, che ritengo essere il maggiore naturopata igienista-naturale italiano, coi suoi 30 anni di storia e di continue guarigioni, anche a fianco di gente del calibro del dr Manca.
Un digiuno lo puoi anche impostare a casa, con la sua attenta assistenza telefonica.
Ma dovrai prima farti visitare a Bergamo, nella sua sede ABIN in centro città (Tel 035-340208).
Pensa che questo Signore, che mi sta onorando della sua stretta amicizia e collaborazione, è diventato igienista quando era ormai paralizzato e semidistrutto da precedenti cure sbagliate, ha saputo auto-guarire da tumore, ha risolto altri tre tumori in seno alla sua famiglia, prima di avviare la sua gloriosa e pionieristica attività.

Qualche informazione sulla ghiandola tiroide e sulla para-tiroide

È una piccola centrale elettrica con un flusso di 1 litro/ora di sangue circolante.
La tiroide sintetizza e immagazzina 2 ormoni basilari che sono la tiroxina e la diodo-tiroxina, che influenzano il ricambio, cioè le combustioni organiche, la termoregolazione, l’accrescimento, l’attività psichica.
Una tiroide iperattiva comporta accrescimento metabolismo, incremento battito cardiaco, alta pressione sangue, forte appetito ma perdita di peso, aumento temperatura, instabilità emozionale, super-eccitazione, allucinazioni, irritabilità sistema nervoso, ipertrofismo organo (ingrossamento tiroide), tachicardia.
La para-tiroide è formata da quattro ghiandolette responsabili della regolazione del calcio e del fosforo nell’organismo.
Una para-tiroide iper-attiva significa in termini concreti preoccupazioni, paure, ansie, insonnia, confusione, depressione, crampi, convulsioni, spasmi, decalcificazione.
Nel caso di ipertiroidismo, la medicina prescrive ad esempio il farmaco Lycopus Europ, mezza goccia per kg di peso 2 volte al giorno, oppure il Thyroide 7 CH, 6 granuli al giorno, o 6 compresse al giorno di Tapazole, o altri farmaci simili.

Molto meglio invece ricorrere a rimedi naturali come:

1) Cattura di vitamina D per una completa assimilazione del calcio e del fosforo (mediante regolare
esposizione al sole a pelle nuda ogniqualvolta possibile).
2) Regolare consumo di verdure a foglia verde-scura, tipo crescione, verze, cavoli, tarassaco, ricche di
minerali di traccia, incluso il prezioso manganese.
3) Utilizzo regolare di foglie, fiori e frutti del biancospino, pianta regolatrice del battito cardiaco.
4) Costante eliminazione di nodi e tensioni emozionali, di incomprensioni col mondo esterno, di
pensieri negativi e sbagliati che portano a stress emozionali.
5) Realizzazione di una atmosfera costruttiva e collaborativa intorno a sé.
6) Mantenimento espressioni e pose piacevoli, sorridenti, simpatiche, amichevoli, rilassanti.
7) Eliminazione espressioni e sfoghi di cattiveria e nervosismo.

A togliere la tiroide non fa mica nulla.
L’interessante storia di una amica cinese con la tiroide iperattiva.

Se pensiamo all’importanza fondamentale di una ghiandola così piccola e potente, capiamo benissimo l’urlo di ribellione della Elena alla frase Togliere la tiroide non fa mica nulla, pronunciata da uno degli endocrinologi pisani.
Ma non è una questione riguardante Pisa.
Conosco una giovane amica cinese di mia moglie, pure lei di Hongkong, che si è rivolta un anno fa a un nosocomio udinese per un problema abbastanza simile a quello di Elena, dove però non c’erano noduli ma solo una crisi da ipertiroidismo da sistemare.
Ho letto di persona la diagnosi dell’ospedale, e l’invito risoluto e sbrigativo a presentarsi entro una certa data per la rimozione totale della ghiandola tiroidea, giudicando l’operazione stessa come una necessità urgente ed inevitabile.
La drastica richiesta del medico derivava dal fatto che la cura precedentemente prescrittale di 6 pasticche al giorno di Tapazole, non avevano evidentemente portato a grandi risultati.
La giovane, madre di due bimbi, fece resistenza e si rifiutò.
Sei mesi fa, si fece rivisitare dallo stesso medico, e gli disse che stava andando a Hongkong per una cura a base di agopuntura cinese, e che aveva intanto ridotto di sua iniziativa la dose a sole due compresse al giorno.
Il medico fece buon viso a cattivo gioco e disse diplomaticamente che sì, potrebbe anche essere una buona soluzione.
La ragazza andò a Hongkong a visitare sua madre, ma non fece in realtà alcuna agopuntura.
Tornata in Italia, andò dallo stesso medico per ennesima visita di controllo di routine.
Gli raccontò pure una bugia, dicendogli che aveva fatto l’agopuntura, e che tutto sommato si sentiva piuttosto bene.
A quel punto il medico prese nota della situazione e le prescrisse 2 compresse (e non 6) al giorno di Tapazole, senza nemmeno tornare più sull’argomento operazione.
Non ho interferito in alcun modo in questa faccenda, nel senso che la paziente è solo venuta a chiedermi lumi e dettagli sull’ipertiroidismo, e glieli ho semplicemente dati.
Ma la racconto ugualmente, su autorizzazione dell’interessata, essendo assai istruttiva sul problema delle tendenze mediche nei riguardi delle cure, sul problema della strisciante propensione ad operare e addirittura a rimuovere organi.
Se Pisa e Udine viaggiano di conserva nella stessa direzione, c’è da pensare che tutti gli ospedali d’Italia facciano altrettanto, e che tutti gli ospedali del mondo abbiano la stessa tendenza, visto che il campo medico è il più globalizzato ed omogeneo settore del mondo, dove non serve nemmeno l’esperanto o l’inglese. I medici si comprendono infatti su nomi di operazioni e nomi di farmaci senza bisogno di traduzioni e di interpreti.
Quello che più preoccupa nell’intera faccenda, è la globalizzazione non solo del farmaco e delle cure, ma anche della disinvoltura e della facilità con cui i medici odierni sono disposti a trasformare una persona normale in un soggetto operato e decurtato di un organo vitale come la tiroide.
Nei tempi andati erano in tanti ad essere stati privati dell’appendice, delle tonsille e delle adenoidi.
Anche perché non si sapeva, o si faceva finta di non sapere, che tali tessuti non erano poi cose banali da potersi togliere con superficialità, ma importanti strumenti del sistema immunitario.

Oggi non siamo più così retrogradi da preoccuparci dei tessuti linfoidi e dei tubicini ciechi infiammati dell’intestino.
Senza fare troppe polemiche, non li si taglia più punto e basta.
In un certo senso, i medici hanno accolto con un sospiro di sollievo tali incombenze, che portavano sì molto lavoro, ma tutto sommato poca fama e pochi soldi.
Qualsiasi infermiere dell’ospedale avrebbe potuto fare quelle operazioni.
Operazioni da miserabili di serie B. Roba da odontotecnici.
Oggi, se uno ha ambizioni chirurgiche, punta a qualcosa di molto più consistente e qualificante, punta a operazioni più complesse, specialistiche e remunerative.
La rimozione di un organo dunque come obiettivo professionale massimo per ogni nuovo studente di medicina e chirurgia che voglia entrare nella professione con l’animo dello scalatore sociale, con lo spirito giusto di chi vuole affermarsi in società.
Non a caso, gente non salvata, come i medici amano dire, ma maciullata e rovinata a vita, ne conosco parecchia, costretta ad arrabattarsi e a circolare penosamente priva di timo (ghiandola della gioia e della giovinezza), della tiroide (ghiandola madre del metabolismo, della temperatura e del battito cardiaco), della prostata, e delle palle (organi che servono a generare, ma non solo).
Mase mièdes, mase prèdes, mase pisighès (troppi medici, troppi preti e troppi becchini), diceva giustamente mio nonno Markèn, quando in tutto il Friuli c’era si e no qualche decina di medici in tutto.

Valdo Vaccaro

 

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

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