LA PAURA DEL SOLE E DEL RISCALDAMENTO GLOBALE

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DOCUMENTO (realizzato da Salvatore Serraggi Sindone)

IL 90% DEL FATTORE CLIMATICO SI GIOCA NELLA FASCIA TROPICO-EQUATORIALE

Oggi mi sono finalemente convinto a parlare di riscaldamento globale, o quella che io chiamo normalizzazione climatica globale, ecco prorio così, normalizzazione. Siamo da secoli o forse millenni in una fase climatica fredda, e c’è chi piange, si preoccupa, si dispera, e lotta politicamente per il semplice fatto che il sole sia sia risvegliato negli ultimi decenni.

Perché mai dovremmo disperarci per un grado in più, quando il 90% della biodiversità si trova nella fascia tropico-equatoriale, a controprova della magnificenza del sole?

Per quale motivo quando molti riveriti studiosi confermano che in passato la terra ha avuto fasi in cui il clima era molto più mite di adesso?

E poi, è proprio vero che il buco dell’ozono e una conseguenza del riscaldamento globale dovuta all’inquinamento?

Cercherò di esporre il mio punto di vista dopo anni di approfondimento su questa tematica.

IL RISCALDAMENTO GLOBALE NON È ALTRO CHE UNA BUFALA

Dal 1980 il sole è entrato nel ciclo 23, facendo registrare notevoli macchie solari, da allora, la tendenza verso un clima più caldo ha avuto una improvvisa impennata, portando i ghiacciai artici ad una progressiva riduzione. È risaputo che un tempo in Alaska esisteva una folta foresta, che adesso è ricoperta dai ghiacci. Anziché gioire per un eventuale suo rinfoltimento, stiamo a preoccuparci per il disgelo. Insomma, come in ogni tema, stiamo assistendo ad un sovvertimento della verità. Comunque sia, dopo gli allarmi lanciati da Al Gore e le sue varie ipocrite campagne pseudo-ecologiche, molti scienziati non trovano voce mediatica nell’esternare che il riscaldamento globale è una vera bufala. Si tratta di un evento naturale e fisiologico per la terra. Il sole si sta risvegliando e la correlazione tra macchie solari ed aumento delle temperature è cosa certa ormai. Ma, come al solito, tutto viene taciuto.

MENO OSSIGENO E PIÙ SMOG GENERANO GIUSTA INQUIETUDINE

Poi è chiaro che fenomeni come il disboscamento e l’inquinamento atmosferico stiano incidendo e lascino il loro segno. È presente meno ossigeno e più smog. Non ho idea di come facciamo a vivere di questi tempi, con un aria del genere. Non lamentiamoci dell’inspiegabilità dei problemi di salute poi. Ci sono persone che quando sentono che ci sono in arrivo nevicate, godono neanche avessero fatto tredici. C’è chi augura un nuova mini fase glaciale, appena il sole va in letargo un mese, e tutto questo lo trovo assurdo.

NUOVA ERA GLACIALE O NUOVA ERA SUPER-TEMPERATA?

Oggi gli appassionati di meteorologia si dividono in due gruppi, quelli che prospettano un’era glaciale, e quelli invece che vedono una nuova era di temperature splendide. Speriamo nella seconda ipotesi e che il sole continui la sua avanzata. Come si può constatare dal 2000 le temperature hanno subito un rialzo notevole, ma c’è qualcosa che non quadra. Dal 2007 al 2012 abbiamo assistito alle annate più calde, ma gli inverni sono stati particolarmente rigidi. Perché mai?

IL VERTICE POLARE CHE NELLE GLACIAZIONI SI ESTENDEVA SINO ALLE ALPI SI STA SEMPRE RIDUCENDO

Quello che sta succedendo è che il vecchio, vecchissimo vortice polare, che staziona in area artica, caratteristico per la sua potenza gelida che si consolida nelle stagioni invernali, si sta rimpicciolendo ed indebolendo. Al punto che pure in inverno arrivano delle falcate tropicali fino al polo nord capace di spaccare in due o più lobi il vortice polare. Una volta spodestati dalla loro base, i frammenti del vortice vengono spinti verso le zone miti, causando le pesanti nevicate invernali degli ultimi tempi. Questo comporta un netto riscaldamento del polo nord, con mesi invernali più gelidi nelle zone tradizionalmente miti. Questi sono veri e propri anni di transizione. Il vortice polare perderà di anno in anno in estate la sua potenza e ad ogni inverno si ripresenterà indebolito. E pensare che nelle glaciazioni si estendeva compatto fino alle Alpi.

BUCO DELL’OZONO PROVOCATO DAL FREDDO ANTARTICO PIÙ CHE DAL RISCALDAMENTO GLOBALE

In ultima cosa, vorrei dire che il buco dell’ozono è provocato dal freddo antartico, piuttosto che dal riscaldamento. Infatti il buco si trova nelle zone più fredde della terra, o meglio solo in Antartide, perchè li il freddo è molto superiore al freddo artico. In Antartide le temperature sono molto inferiori perchè è presente il Continente Antartico, molto esteso e abbastanza montuoso. Le temperature sono così basse da rendere l’aria densa e farla precipitare, favorendo la dissociazione dell’ozono.

MASSIMO PRODUTTORE DI OZONO RIMANE L’EQUATORE

Ciò è confermato dal fatto che il maggiore produttore di ozono rimane l’Equatore, dove i raggi solari colpiscono maggiormente. Alla fine della primavera, il vortice polare si rompe e si verifica l’afflusso di aria con gran contenuto di ozono proveniente dalle zone tropicali, dove l’ozono si forma a causa della radiazione solare più intensa. L’ozono si forma dove i raggi solari sono più intensi. Dopo mesi di studio mi accorgo che esistono fonti in rete che descrivono lo stesso fenomeno così come lo avevo pensato. Resta la soddisfazione di esserci arrivato da solo, ma anche l’amarezza di come sia manipolata l’informazione, da esponenti come Al Gore. Ormai tutti hanno paura del sole, terribile.

IL CLORO INNESCA LA DISTRUZIONE DELL’OZONO

Tecnicamente, al primo sole primaverile il cloro molecolare gassoso (Cl2) si dissocia per mezzo della radiazione ultravioletta in cloro monoatomico radicale (Cl-) che innesca la reazione di distruzione dell’ozono stratosferico sopra l’Antartide. In tarda primavera le nubi polari stratosferiche scompaiono, i meccanismi di distruzione catalitica si arrestano e il “buco” si richiude. Alla base dell’allargamento o del restringimento annuale del buco dell’ozono contribuiscono i composti organici alogenati come gli alogenuri alchilici, e in particolare i cloro-fluoro carburi (CFC) che reagiscono con l’ozono. Questo fattore dipende dalla temperatura polare. Se d’inverno si formano vortici polari più freddi rispetto all’anno precedente, si generano maggiori nubi di cloro molecolare gassoso che, salendo nella stratosfera, e dissociandosi in primavera in seguito alla radiazione ultravioletta, provocano una maggiore distruzione di ozono e un allargamento del “buco”.

BUCO DELL’OZONO PIÙ INTENSO AL POLO SUD

Oggi è più chiaro anche il motivo per cui il buco dell’ozono è più intenso al Polo Sud rispetto al Polo Nord. Succede perché esso subisce anche forti variazioni da un anno all’altro. Infatti l’assottigliamento dello strato di ozono polare è fortemente dipendente dall’intensità e dalle temperature gelide del vortice polare che si sviluppa nell’inverno prima del fenomeno. Al Polo Sud dove il vortice è più freddo e più intenso perché meno disturbato dalle correnti oceaniche e dalla presenza di terre vicine, si hanno assottigliamenti maggiori rispetto al Polo Nord, dove al contrario il vortice meno gelido e meno intenso sviluppa al suo interno meno nubi contenenti cloro.

EVOLUZIONE NATURALE DELLA TERRA PIUTTOSTO CHE INTERFERENZA UMANA

Sicuramente la Terra è cambiata. In parte per colpa dell’uomo ma anche per una naturale evoluzione. Orbita, rotazione, atmosfera, magnetosfera, tutti elementi in sottile equilibrio reciproco. D’altra parte, se fosse solo colpa dell’essere umano, su altri pianeti tutto sarebbe rimasto immutato mentre spesso, l’evoluzione geologica ed ambientale di altri corpi celesti sembra essere stata molto più rapida che sulla Terra. Inoltre, molti inquinanti sembrano avere un effetto di raffreddamento sul pianeta, che sta inibendo il risveglio delle temperature.

IL BUCO È SEMPRE ESISTITO

Comunque sia, il buco dell’ozono è sempre esistito. Ha subito periodi in cui si è allargato e periodi in cui si è ristretto. È stato dimostrato che i CloroFluoroCarburi attaccano chimicamente l’ozono riducendolo in ossigeno ed ha un effetto opposto a quello che si pensava, che è quello di raffreddare la terra. Senza l’ozono i raggi entrano e non vengono trattenutti dall’atmosfera, per cui il calore così sfugge. Adesso che l’utilizzo di CFC è calato drasticamente, il buco continuerà ad esistere e a subire gli effetti naturali che per millenni hanno regolato questo fenomeno da sempre. Il catastrofismo è fuori luogo.

RAFFREDDAMENTO DEL CONTINENTE ANTARTICO

Si pensa che il buco dell’ozono possa raffreddare di più l’Antartide, piuttosto che riscaldarlo. Persino le eruzioni vulcaniche raffreddano notevolmente la terra, cosa che per altro è dimostrata dalla temperature registrate, che emetteno da sempre grandissime quantità di acido cloridrico (HCl) -, molecola in cui è contenuto appunto il cloro, ritenuto il killer dell’ozono. Non esistendo in sostanza nessun altro buco nella cintura dell’ozono, al di fuori dell’Antartide, il buco si crea guarda caso, nella stagione invernale antartica, con la massima estensione intorno la metà di settembre.

Salvatore Serraggi Sindone

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