LA STORIA VERA DI LOLA

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UNA STORIA VERA CON PROTAGONISTI VIVI E VEGETI

Questa è una storia vera, i cui protagonisti esistono nel momento in cui la sto scrivendo.
La stessa Lola esiste, e continua a riempire di sé la stalla da cui è solo fisicamente scomparsa, ma anche i cuori dei suoi padroni, marchiati a vita dall’intera vicenda.
Lola non è scomparsa per niente, e riesce persino a commuovere chiunque ascolti le sue vicissitudini.
Il fatto, me l’ha appena raccontato Bruno, un amico della Bassa Friulana, venuto a trovarmi per distribuire agli amici il mio libro Alimentazione Naturale.

UN PADRE APPARENTEMENTE BURBERO E RUDE, MA DALL’ANIMO DELICATO COME QUELLO DEI SIOUX

Il padre di Bruno è un tipico agricoltore della zona.
È pure uccellatore dei tempi andati, ma non è un tipo malvagio.
Al contrario, tanto rozzo e duro appare esternamente quanto delicato e sensibile è nel suo intimo.
È un po’ come gli indiani Sioux i quali, al momento di sacrificare il vecchio e stanco bisonte, non si divertivano affatto, e si rendevano conto di infliggere una pena ingiusta a un loro fratello, per cui si inginocchiavano a chiedere perdono a Manitou, per quanto stavano per fare.

UCCELLATORE PER ERRORE DI PERCORSO

Uccellatore più per sbaglio mentale, più per errore di percorso, che per cattiveria.
Uno che pensa di dare divertimento e gioia, che pensa di offrire maggior contatto con la natura ai ragazzi, ma anche ai ragazzi di un tempo.
La gente vuole sentire nella propria voliera il canto dei vari uccellini multicolori, tipo il lucherino, il fringuello, il cardellino e il merlo, e vuole pure osservarli e goderseli da vicino. Che c’è di male in questo?
Uno che pensa pure di dare salute e delizia culinaria a quelli che amano fare gli spiedini di volatile selvatico, accompagnati dalla polenta di Mortegliano e dal Refosco del Collio.
Si sente a modo suo importante e utile socialmente.
Gli capita di catturare prede più consistenti, tipo le dordine e i genovròns.
In quei casi stringe i denti per vincere le resistenze morali e schiaccia il collo alle vittime piumate.

SE GIOISCI E GODI NEL DARE LA MORTE A QUALCUNO, VUOL DIRE CHE HAI GROSSI PROBLEMI NELLA VITA PRESENTE ED ANCHE IN QUELLA FUTURA

Uccellatore ma, non appena una rondine viene spontaneamente a nidificare nella stalla, ripetendo quanto avevano fatto negli anni precedenti sua nonna-rondine e sua mamma-rondine, la benedice e le mette del cibo a disposizione, ringraziando Iddio per avergli regalato di nuovo tale incredibile emozione.
Gli capita pure di frequentare diversi amici cacciatori.
Ma conduce il suo lavoro con evidente sofferenza e con notevoli contraddizioni interne.
Non si sente di sicuro un santo, e sa di avere egli stesso un piede nell’area di Satana.
Dentro di sè sa pure che, chi porta la doppietta in spalla, sta con entrambi i piedi, mani e testa incluse, nei gironi più brucianti dell’inferno.
Uno non può svagarsi e divertirsi nello sparare a un’allodola o a una pernice, a un fagiano o a una lepre.
Se gioisci e godi nel dare la morte a qualcuno, vuol dire come minimo che hai dei gravi problemi nella vita presente, ed anche in quella di domani.

L’EPISODIO DEI DUE PORCELLINI SCARTATI

Tanto è sensibile il padre di Bruno che, quando la mamma-porcella mette al mondo sei piccoli, e due di essi vengono scartati e gettati nel letamaio, conformemente alle sbrigative regole genetiche in uso sia allora che oggi, egli va di soppiatto a raccoglierli, se li porta in camera e li nasconde in una cassetta sotto il proprio letto, dando poi loro da mangiare tutti i giorni in segreto, fino a farli crescere al pari dei fratellini restanti.
Un episodio del passato, d’accordo. Ma sufficiente a far capire i diversi livelli di amore che un uomo può provare per le bestiole più maltrattate del pianeta.

UNA STALLA CON DIVERSE CREATURE DOTATE DI PERSONALITÀ, E DI UNA TIPA SPECIALE DI NOME LOLA

Siamo negli anni 60, e il padre di Bruno tiene in stalla tre mucche chiamate Rosa, Bianca e Baba, quella più ciarliera e pronta a reclamare che ha fame e sete.
Fa loro compagnia un asinello, pure loquace, di nome Iorio, e la sua preferita Lola, una cavalla baio da tiro, marrone chiaro, con una bella e lunga criniera.
Sono amici per la pelle.
Lei lo traina nei campi quando ci sono dei lavori da fare.
Lo porta persino in giro a trovare gli amici o qualche frasca di campagna, usando un piccolo calesse.
Mio padre ha per lei mille attenzioni, e sta attento a non sfiancarla.
Se la vede affaticata, le grida giee, ovvero fermati, e le porta da bere in una gamella.
Va pure a raccogliere per lei le erbe preferite che sono l’avena fresca di campo, il pan di zucchero e la carota selvatica.

CAPIRSI AL VOLO SENZA IL BISOGNO DI INTERPRETE

Se piove, e tutti devono per forza stare in casa, va in stalla più volte ad accarezzare i propri animali, ma poi si ferma a conversare soprattutto con la sua Lola.
Parlano lingue diverse, ma si capiscono al volo.
Lui le pone una domanda e lei risponde.
Quando le dice qualcosa di simpatico, tipo Ti piaceva la carota che ti ho dato ieri? quella nitrisce e scalcia rumorosamente con gli zoccoli posteriori, come per dare enfasi alla sua conferma.
Se poi le chiede Vuoi delle piante di avena fresca? Lola va a sfregare il suo bel muso affusolato contro la testa di papà.

SE NON È AMORE QUELLO, L’AMORE CHE COS’È?

È davvero uno spettacolo osservare quei due.
Paiono quasi una persona sola.
Se mio padre si alza di mattina e indugia di troppo lungo il cortile, senza prima dare il buongiorno e la carezza quotidiana alla sua amichetta, Lola si fa sentire con un nitrito di protesta e di sollecito.
Non esito a dire che papà, pur essendo bravo marito ed ottimo padre, vuole più bene a Lola che a mia madre e a noi figli messi assieme.
D’estate, la strofina pazientemente con un panno bagnato e lei, dimostrando di gradire, va a leccarlo più volte come immediata ricompensa.

L’ARRIVO DELLA MECCANIZZAZIONE E DEL TRATTORE

Ma questa storia, come tutte le belle favole, è destinata a concludersi nel peggiore dei modi.
La braida, ovvero i campi in leggera pendenza che possediamo, richiedono una maggiore meccanizzazione per andare avanti, per stare al passo con i tempi, per produrre qualcosa di economico e concorrenziale.
E così, un bel giorno, arriva un trattore Fiat modello 111, di colore rosso fiammante.
Ci rendiamo conto che nella nostra vita è entrato qualcosa di nuovo e di terribilmente importante.
Un mezzo a quattro ruote capace di lavorare da mattino a sera senza stancarsi mai.
Papà impara ben presto a guidarlo.
E pure io, anche se sto andando alle elementari, trovo modo per impratichirmi.
Ma la Lola, poverina, resta ora sempre chiusa nella sua stalla, triste, obsoleta, inutile ed inutilizzata.
In tutte le fattorie e le aziende agricole del mondo si guarda con cura maniacale ai soldi.
La vita costa, riparare il trattore costa, il gasolio costa, e la biada per l’animale a riposo ha pure la sua rilevanza economica.

L’EMISSIONE DI UN GIUDIZIO E DI UNA SENTENZA

Viene il momento di emettere unilateralmente un giudizio e una sentenza sulle sorti di Lola.
Non ci dà latte, non ci traina, occupa prezioso spazio, mangia tanto senza produrre niente.
Gli amici in osteria prendono in giro mio padre e lo accusano di essere un agricoltore degenere, che si permette il lusso di tenersi una innamorata ed una amante equina nella propria stalla.
Mio padre corre il rischio di diventare un po’ la barzelletta del paese.
Una sera, dopo aver indugiato più del normale intorno alle bottiglie di Cabernet della nostra cantina, si presenta a tavola.
La mamma e noi tre ragazzi abbiamo appena iniziato a consumare il nostro minestrone di orzo e fagioli.
Si siede silenzioso e ci guarda tutti negli occhi.
Posiamo il cucchiaio e smettiamo di mangiare.
Comprendiamo che sta per dirci qualcosa di davvero rilevante, e forse grave.

DOMANI VENGONO A PRENDERE LA LOLA

Domani, alle 11 di mattina, vengono a prendere la Lola.
Ho deciso così, non ditemi niente. Vi prego di darmi una mano.
La parola mano gli esce traballante dalla bocca.
Si alza dal tavolo e guadagna frettolosamente la porta, andando a piangere nel cortile, tra le sue ignare galline.
Non ha nemmeno il coraggio di entrare nella stalla.
Rimane a singhiozzare a lungo sulla panca prospiciente il fienile.
Nessuno di noi quella sera ha la forza e la voglia di finire il suo piatto.
Il buon minestrone di mamma finisce tutto alle oche e ai tacchini.

UNA BELLA GIORNATA DI SOLE, MA TUTTI AMMUTOLITI COME DEGLI AUTOMI

Il giorno dopo, il nostro casolare baciato dal sole pare quello solito.
È una bella giornata di fine maggio.
Il gallo ci ha svegliati presto, come tutti i giorni.
Le anatre starnazzano rumorose e felici nella vasca.
Le ciliegie sono rosse sugli alberi, e ci invitano alla raccolta.
Le rose multicolori colorano e profumano il giardinetto d’ingresso.
Le spighe del frumento ondeggiano per il venticello mattiniero, alternate a macchie di papaveri rossi e a qualche fiordaliso.
Eppure c’è qualcosa che non va per il verso giusto.
Non riesco a deliziarmi della magnifica visuale che ho davanti a me.
Ho la strana sensazione di avere un mattone sullo stomaco.
La nostra casa, la nostra famiglia, la nostra vita, sono improvvisamente precipitate in un baratro, in una atmosfera sinistra e funerea.
Nessuno ha la voglia di parlarsi, di dirsi buongiorno, o di darsi almeno una veloce sbirciata negli occhi.
Tutti ammutoliti come automi privi di comunicazione, incapaci di pensare, non più in grado di aprire bocca e spiaccicare parola.

L’ARRIVO DEL CAMIONISTA DELLA CARNI EQUINE SAS

In tarda mattinata, si sente il rumore di un camioncino che sale verso di noi.
Vedo mio padre scappare giù lungo il declivio, raggiungere il filare di gelsi oltre il campo di grano e mettersi in ginocchio a terra, con la testa china sull’erba.
Mi viene la voglia di raggiungerlo.
Ho paura per la sua stessa incolumità.
Ma intanto l’automezzo è già davanti al cancello.
Vado ad aprire, e l’autista, un omone burbero e grosso, mi dice che viene a ritirare un nostro animale per conto della macelleria equina che sta a due kilometri di distanza.
Ha chiamato animale la nostra Lola, non sapendo che il vero animale è proprio lui.
Gli indico la stalla e gli chiedo di fare tutto da sé.
Primo perché sono ancora piccolo, e secondo perché non intendo muovere un dito contro quella creatura, diventata più che mai amore e oggetto sacrificale dell’intera famiglia.

PECCATO CHE NON TI HA PRESO IL BRACCIO

L’autista, armatosi di corda e ganci, pensa di risolvere tutto in cinque minuti.
Ma lo sento ben presto imprecare, fare la voce grossa, e ricorrere pure a delle irripetibili bestemmie.
La cavalla non è affatto una cliente facile.
Tu non sei una cavalla, ma un satana con la criniera, lo sento dire.
Le ha dato pure della puttana perché ha cercato di morderlo, strappandogli un pezzo di manica dalla camicia.
Peccato che non ti ha preso il braccio, mormoro tra me e me.
Alla fine, non riuscendo a farla entrare nel cassone metallico del camion, decide di legarla alla sponda posteriore, e di trainarla lentamente verso la sua triste destinazione.

COSA FAI LÌ A TERRA? NON VEDI CHE MI STANNO PORTANDO VIA?

Non ho il coraggio di guardare la scena.
Mi vergogno e vorrei andare sottoterra.
Come faccio a guardare Lola negli occhi? Cosa potrei mai dirle?
Il mio incubo sembra durare un’eternità.
A un certo punto, sento il motore ripartire e procedere piano piano nella discesa.
Ma, giunta alla curva finale che va verso il piano, e pur trascinata a forza dietro quel mezzo maleducato e tiranno, la Lola ha visto mio padre avanzare verso la strada con un braccio alzato in segno di saluto.
Lo ha pure sentito gridare Mandi Lola, mandi ninine (Ciao Lola, ciao piccola).
Senza pensarci due volte, la cavalla dà uno strattone alle corde, si ferisce pure e si divincola.
Lo raggiunge in un baleno e, mentre lui si inginocchia e mette la testa tra le mani, non potendo affrontare gli occhioni della bestiola, lei si mette a sfregare la testa contro la schiena del disperato padrone, intingendogli pure il viso e il collo con la sua saliva e il suo sangue.
E continua per diversi minuti a scalciare per terra, a nitrire e a interrogarlo disperatamente.
Cosa fai lì a terra?
Non vedi che mi stanno portando via?
Non hai niente da dirmi?
Non sarai mica tu il responsabile di questa macchinazione?

SONO IL GIUDA TRADITORE. MERITEREI IO DI FINIRE NEL MACELLO.

Mio padre è paralizzato.
Non so proprio come non gli scoppi il cuore.
Piange e grida.
Lola perdonami. Hai ragione tu. Davanti a te sta il Giuda traditore. Perdonami Lola. Al macello ci dovrei andare io e non tu.
Nel frattempo, l’omaccio del camion si riporta su Lola, meravigliandosi della facilità con cui la cavalla, adesso, si lascia ricatturare e legare.
Le passa al collo una doppia corda e la assicura nuovamente alla sponda dell’automezzo, anche se tutto questo non servirebbe nemmeno.
Lei seguirebbe ora il camion anche senza essere legata.

A QUESTO PUNTO, NON È IL COLTELLO DEL BOIA, MA IL TRADIMENTO DEL TUO UNICO AMICO, A BRUCIARTI IL CUORE

Ha capito benissimo che la sua sorte è segnata.
Ha capito che il suo amato padrone l’ha venduta al macellaio.
Quello che le brucia di più non è il prossimo coltello del boia, ma il truce tradimento da parte del suo unico amico in Terra, di colui che l’aveva adottata e coccolata, di colui che l’aveva imboccata di carote e avena, che le aveva grattato la schiena e che le aveva detto tante cose sdolcinate.
Si è resa conto che non vale comunque la pena di vivere e di difendere la propria integrità fisica.
A questo punto, basterebbe solo che qualcuno le indichi la via più breve verso il macello.

UNA COMMOZIONE VERA CHE NIENTE E NESSUNO RIESCE A CANCELLARE

Bruno ha appena varcato la soglia dei 50.
Racconta tutto e cerca di non cedere.
Ma gli occhi si inumidiscono e si mette a piangere come fece quando era bambino e gliela portavano via.
Piange come un bimbo a cui abbiano sottratto una madre o una sorella.
Non so nemmeno come l’abbiano ammazzata, singhiozza.
Ma non è questo il punto.
Lola per me e per noi tutti in famiglia non è mai morta.
Sono passati 40 anni da allora.
Ma lei è sempre là, e ci circonda col suo spirito e con la sua anima.
Ci tiene sotto accusa e ci fa sentire tutti meschini, stronzi e miserabili.

LOLA VIVE IN ETERNO, E STA MOLTO AL DI SOPRA DI TUTTI NOI

Cosa costava tenerla ancora 10 anni e servirsi di lei per fare qualche giro in calesse, lasciandola morire come tutti in pace e comunque di vecchiaia?
Non so chi abbia mangiato il suo sangue e le sue bistecche, pensando magari di guadagnarci assurdamente in ferro e in salute.
So per certo che lei, nella scala dei divini valori, è molto al di sopra di chi l’ha mangiata e di noi stessi che l’abbiamo ignobilmente tradita.
Sono passati 40 anni. Potrebbero passarne altri 100 o altri 1000 e nulla cambierebbe.
È più vera e viva lei dei muri della casa, delle galline che girano, del postino che ci porta le bollette, della gente che ci circonda o che appare in televisione, di noi medesimi che cerchiamo di dare un senso alla nostra precaria esistenza.

Valdo Vaccaro

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

 

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