L’ESTREMISMO ALIMENTARE DI PITAGORA

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LETTERA

PITAGORA, LE FAVE E LA DIETA DEL PALEOLITICO

Caro Vaccaro, sono interessato a capire come i Pitagorici giunsero ad essere vegetariani, quando alla loro epoca dominava ancora la Dieta del Paleolitico.
Lei ha informazioni che possano motivare l’estremismo alimentare maturato da Pitagora e seguaci?
Inoltre, ha una motivazione del loro rifiuto per le fave che non sia di tipo mistico?
La ringrazio. Saluti.

Nicola A. Uccella
MA, PhD (Cantab), CChem, FRSC (London)
Science Faculty, organic chemistry full professor
Royal Society of Chemistry Fellow
NY Academy of Sciences Member
IRESMO Foundation, Institute for Research in Europe on Molecular Science
c/o Chemistry Department, Calabria University, Rende (CS) Italy

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RISPOSTA

SULLA LINEA DI PARACELSO

Ciao Professore, complimenti intanto per l’alto rango scientifico che ti contraddistingue, e che va ben oltre le nostre frontiere.
Mi sono posto la regola di dare del tu a chiunque mi scriva, sia anche il Padreterno in persona, e pertanto non faccio eccezione con te, sicuro di non contrariarti.
Mi sento onorato che un Membro dell’Accademia delle Scienze mi contatti per dei chiarimenti, dimostrando apertura mentale e ricettività-accademica non comuni, ossia disponibilità a raccogliere informazioni anche fuori dai circuiti obbligati e preferenziali della cultura ufficiale universitaria.
Un po’ sulla linea del grande Paracelso, che non esitò a dichiarare di aver imparato le cose più preziose non dalla medicina universitaria, ma piuttosto dagli zingari, dai vagabondi, dai barbieri e dai boia.

STIZZA E GELOSIA DELLA CHIESA CATTOLICA CONTRO IL GRANDE PITAGORA

Per colpa dell’accanimento religioso contro gli scritti di Pitagora, regolarmente finiti sui falò dell’Inquisizione Cattolica, non abbiamo grandi documenti su cui basarci, e possiamo solo fare un lavoro interpretativo, cercando di entrare nella sua mente e sfruttando i commenti che i filosofi di Roma Antica ci hanno lasciato sul grande Maestro di Crotone.
Rispondo subito alla domanda sulle fave, che rientrano nella classe dei legumi. La motivazione del divieto pitagorico verso questo tipo di alimenti trova a mio avviso due spiegazioni logiche.

ECCESSO DI PROTEINE NELLE FAVE E NEI FAGIOLI

La prima, quella più tecnica, riguarda la dichiarata preferenza di Pitagora per le diete basso-proteiche.
Oggi, 2500 anni dopo, i maggiori studiosi trasparenti del pianeta (quelli non collusi e non venduti a determinate industrie e centri di potere) sanno che, dai 25 grammi di proteine al giorno in su, il corpo umano, disegnato per la frutta, va automaticamente in crisi di acidificazione, causando terrificanti effetti collaterali di lungo periodo, chiamati malattie.

Pitagora, pur privo di bilancini e di microscopi, di nozioni sul pH del sangue, di dati precisi sui micronutrienti della frutta e della verdura, sapeva per certo che il cibo frugale, quello rappresentato dalla frutta al naturale, dalle verdure, dai semi e dalle radici, e da un tozzo di pane casareccio, fosse quanto di meglio esistente al mondo per la salute del corpo e della mente, ed anche per una buona disposizione verso la conoscenza scientifica.
Fave e fagioli, pur essendo un innocente cibo della natura, contenevano proteine naturali in eccesso, causando evidentemente uno sforamento proteico nella dieta fruttariana ed equilibrata degli allievi.

POCA SIMPATIA PER I FRUTTI MUSICALI

La seconda spiegazione sta nel fatto che tutti i legumi, specie nella loro versione invernale (e non fresca), sono noti produttori di flatulenze e di cattivi odori, per cui rappresentavano per Pitagora strumenti di evidente imbarazzo sociale nell’ambito delle sue classi, dove tra l’altro, per la prima volta nella storia, ragazzi di entrambi i sessi studiavano fianco a fianco.
È vero che le fave sono dei frutti. “Peccato che siano dei frutti musicali”, risponderebbe oggi il Grande Maestro. Quindi un discorso di tipo pratico e sociale nel contempo.

NIENTE FAZIOSITÀ E NIENTE ESTREMISMI

Per quanto concerne invece il veganismo di Pitagora, è necessario riandare un po’ alla storia.
Nato nel 570 a.C nell’isola di Samo, ricevette la migliore educazione possibile ai suoi tempi presso la scuola di Talete (a Mileto) e presso la scuola di Perecide di Syros, dove apprese le dottrine della metempsicosi o della rencarnazione.
La sua insaziabile sete di conoscenza lo portò a viaggiare e a studiare nelle scuole dei saggi dell’antico Egitto, della Fenicia, della Caldea, della Mesopotamia, della Persia e dell’India.
Venne pure in contatto col Gautama Buddha, dove apprese la dottrina del vegetarianismo e della compassione universale per tutti gli esseri viventi senza distinzioni.
Pitagora non era fazioso e tanto meno era un estremista. Egli insegnò moderazione più che eccesso in tutte le cose, ma anche rigore e rispetto maniacale delle regole fondamentali per la scalata a una vita di saggezza e di conoscenza. Pitagora vedeva nella discordia familiare e nella sedizione popolare le maggiori sventure e calamità umane. Pitagora imponeva ai suoi allievi di non diffamare e non calunniare nessuno, nemmeno il peggiore nemico.

RIGORE, SOBRIETÀ, RISPETTO, AMORE PER TUTTE LE CREATURE

Più che estremismo ed esaltazione, Pitagora insegna al mondo il rigore e l’austerità, l’essenzialità, la frugalità e la sobrietà, la coerenza e la precisione, ma soprattutto la salute, il grande rispetto per la donna, la parità di diritti tra uomo e donna (quando il diritto di voto alle donne arriverà a partire dal 1893, col suffragio universale introdotto in Nuova Zelanda, primo paese al mondo), la salute e l’amore verso tutti gli esseri e tutte le creature viventi.
Ed è una straordinaria coincidenza che, nella storia delle idee morali, i due maggiori saggi e profeti dell’Occidente (Pitagora) e dell’Oriente (Buddha) fossero contemporanei.

LA DIETA DEL PALEOLITICO CON ERA AFFATTO CARNIVORISTICA

Parlare di estremismo vegano da parte di Pitagora, ovvero parlare di una scuola che porta avanti teorie in forte contraddizione con l’ambiente sociale circostante, caratterizzato da diete carnivore del Paleolitico, mi pare una forzatura e uno stereotipo.

Le ricerche più recenti da parte del maggior esperto mondiale di alimentazione paleolitica, il professor Boyd Eaton, rivelano una realtà ben diversa. Eaton (Emory University of Atlanta-Georgia, Department of Anthropology and Radiology), coadiuvato da un team di assistenti, ha visionato sistematicamente i maggiori siti archeologici, analizzando i resti e le feci dei villaggi paleolitici coi metodi del carbonio radioattivo, scoprendo non solo che non esistevano tracce di carnivorismo spinto (se non casuale o rituale o di fortuna), ma che la dieta basilare di quei tempi verteva su 12 pasti di frutta e noci al giorno.
Non esistevano maxi-stalle. I bovini erano considerati sacri non solo in India ma in tutta la regione Mediterranea.

TROPPO SODIO, TROPPE PROTEINE E TROPPI CEREALI, OSSIA VIA LIBERA ALL’ACIDIFICAZIONE E AL CANCRO

Un clamoroso twelve-per-day che mette addirittura in ridicolo il five-per-day vegano proposto dagli esperimenti di Cambridge 2000. In pratica, niente pranzo e niente cena a base di cereali, ma un pasto saziante ogni due ore, partendo dalle prime luci dell’alba e finendo al tramonto del sole, con un intervallo digestivo di altre due ore, logico e sufficiente per cibi naturali e per lo più crudi.
Un certo incremento nell’assunzione di cereali avveniva saggiamente durante le stagioni fredde.
Il rapporto tra sodio e potassio nei cibi era comunque molto bilanciato, e il consumo di sodio era un quarto di quello attuale. L’agricoltura stabile e l’incremento dei cereali, fino a provvedere dal 40 al 90% del fabbisogno calorico umano come succede nei degenerati tempi attuali, ha chiaramente spiazzato e messo da parte la frutta e la verdura cruda, ovvero gli alimenti veri che garantiscono all’uomo libertà dall’ipertensione, dal diabete, dai problemi renali, dalle epatiti, dalle rettocoliti e dai vari tipi di tumore.
Confinare la frutta e la verdura cruda in ruoli subalterni ai cibi proteici e ai cibi cotti, è stato l’errore più grave e più carico di conseguenze patologiche della civiltà umana.

IL MONDO ANTICO ERA MOLTO PIÙ SAGGIO E MISURATO DI QUELLO ODIERNO

Per quanto concerne l’ambiente culturale esterno alla Scuola di Crotone, la situazione non era poi caratterizzata da drammatiche contraddizioni tra vegetarianismo e carnivorismo.
Il vegetarianismo, cioè l’astinenza dai prodotti animali e soprattutto dalla carne, costituiva già da secoli la base del Brahmanesimo e dei Veda, massimi vangeli della civiltà indiana ed orientale.
La Scuola Pitagorica fondata a Crotone fu la prima confraternita vegetariana nel mondo occidentale, se si eccettua quella di Orfeo, di alcuni secoli prima.

L’ERA DI PERICLE E DEI GENI

Pitagora accese una fiamma che, cento anni dopo, si sviluppò ad Atene con la civiltà greca dell’era di Pericle, dove ebbe luogo la più alta concentrazione di geni della storia umana, ivi inclusi Socrate, Platone ed Aristotele, che furono tutti vegetariani e tributari del grande maestro Pitagora.
Pitagora differenziava drasticamente l’apprendimento acquisito da parenti, libri e insegnanti (cultura di seconda mano), dalla conoscenza diretta accumulata mediante osservazioni, prove, esperienze, invenzioni, creazioni e intuizioni (cultura di prima mano). La saggezza per lui non era altro che l’essenza distillata delle cose apprese di persona nella vita. I Pitagorici degli anni e dei secoli successivi si trovarono sì a dover combattere contro resistenze esterne, ma il loro vegetarianismo non appariva poi così strano ed estremistico, se non agli occhi della chiesa cattolica, storico baluardo mondiale dell’anti-animalismo e del carnivorismo, nonostante i suoi tanti santi vegetariani e dissidenti.

IL VERO SPIRITO DELL’OCCIDENTE È INTRISO DI PITAGORISMO

Copernico si ispirò a Pitagora per le sue teorie rivoluzionarie sulla rotazione della Terra intorno al Sole, e così pure fece Galilei. Ma, mentre essi riuscirono a salvare la pelle per il rotto della cuffia, Giordano Bruno, un pensatore che il mondo intero ci invidia al pari di Leonardo, venne arso vivo a Campo de’ Fiori in Roma nel 1600.
Come Platone diede credito a Pitagora per le sue idee filosofiche, così Ippocrate fece altrettanto per la scienza medica, basata integralmente sulle ricerche di Pitagora in fisiologia, igiene e nutrizione.
Pitagora fu originatore del sistema di guarigione senza l’uso di pozioni e di operazioni. Sistema che prevalse in concreto nella civiltà greca fino a Galeno, che riconobbe di essere fortemente debitore verso Pitagora per tutte le sue conoscenze.
Sarà utile ricordare che Roma Antica visse per 600 anni sul crudismo e sul vegetarianismo prevalenti, e senza la presenza di un solo medico, essendo tale professione rigorosamente vietata dalla legge.
Le terapie naturali di Pitagora vennero adottate in blocco non solo dai Terapeuti, dagli Esseni e dai primi Cristiani, ma anche molti secoli dopo dalla celebre e potente Scuola Medica Salernitana.

I VERI ESTREMISTI, I VERI SBANDATI, SIAMO NOI E NON IL NOSTRO GRANDE MAESTRO

Posso comprendere che nella cultura prevalente contemporanea, il veganismo di Pitagora e dei suoi seguaci possa apparire come estremistico.
In realtà gli estremisti siamo noi che abbiamo subito nel corso dei secoli scorsi, ma soprattutto negli ultimi 50 anni un attacco proditorio contro la nostra salute, portato da carni e latticini, da sale e zucchero, da the e caffè, da bevande gassate e dolcificate, da cibi cotti e inscatolati, da farmaci, integratori e vaccini. Abbiamo da un lato prolungato la vita media, grazie all’acqua corrente, ai ripari dal freddo, alle fognature. Ma ci siamo nel contempo rovinati, rendendo drammatico il nostro vivere quotidiano, il nostro ammalarsi e il nostro passare di mano alle nuove generazioni.

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Molte delle notizie che ho qui riportato sono incluse nel mio testo inedito “I quaderni di Hygea”, che non sono in grado di inviarti in omaggio come vorrei, perché non esiste in versione computerizzata.
Lo farò non appena qualche editore volonteroso, sulla scorta delle tante richieste che mi arrivano per tale opera, si farà vivo con una proposta concreta di pubblicazione.

Valdo Vaccaro

 

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

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1 commento

  1. Diego Pagani on

    Le fave contengono il 25% di protidi e il 50% di glucidi: per questo sono di difficile digestione e fermentano originando in poco tempo gas. Meglio evitarle perché il succo gastrico acido che digerisce i protidi ostacola la digestione degli amidi.
    Forse anche a questo si riferiva Pitagora.