MERAVIGLIE, CELEBRAZIONI E PARADOSSI DELLA BANDIERA ROSSA

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  • Amnesia generazionale sui gravissimi fatti di Piazza Tienanmen
  • Un pietoso velo sui crimini del maoismo
  • I più grandi macellai della storia provengono stranamente dal social-comunismo e dal cosiddetto realismo socialista

IL TRIONFALISMO DI XI JINPING

Il presidente Xi Jinping è impegnato al massimo in questi giorni nel far sventolare bandiere rosse in ogni angolo della Cina. La parola d’ordine è Celebrare il dato anagrafico della rivoluzione maoista con la sua storica Lunga Marcia, e di esaltare nel contempo gli straordinari successi del CCP-ChineseCommunistParty sul piano interno e su quello mondiale, con l’assurgere della Cina a grande potenza economica, militare e sociale.

NASCITA DEL KUOMINGTANG GRAZIE A SUN YAT SEN

Il Kuomintang o KMT, partito cinese nazionalista è oggi il partito predominante a Taiwan (precedente Republic of China), originato storicamente come partito politico rivoluzionario in Cina, fondato nel 1912 a Canton da Sun Yat Sen alla vigilia delle prime elezioni della neonata Repubblica Cinese. Sun Yat Sen aveva organizzato a Canton nel 1885 e a Waizhou nel 1900 attentati anti-monarchici dopo aver condotto la sua campagna democratica tra gli emigrati cinesi del Sud-Est Asiatico, nelle Hawaii, negli Stati Uniti e in Europa. La Cina proveniva da due guerre dell’Oppio, quella del 1839-1842 e quella del 1856-1860, dove il paese era stato forzato ad aprire i suoi porti alla penetrazione prima della Gran Bretagna, e poi anche della Francia, del Giappone, della Germania e del Portogallo. La Cina era allora governata dalla dinastia Quing fino al 1912, non particolarmente amata in quanto proveniente dalla Manciuria, e quindi di etnia non-cinese. La strategia del KMT era basata su 3 principi includenti il nazionalismo, la liberazione nazionale dalla dinastia mancese, e una modernizzazione del paese. Sun Yat Sen cercava un mandarinato del popolo per rovesciare i signori della guerra che si erano spartiti la Cina per zone.

LA LUNGA MARCIA VINCENTE DI MAO ZEDONG

IL Celeste Impero rimase ai limiti del caos e della guerra civile per diversi decenni. La Lunga Marcia di Mao ebbe inizio il 16 ottobre 1964 e si trattò di una gigantesca ritirata strategica della nascente Armata Rossa, ad evitare l’accerchiamento della prevalenti forze del Kuomintang guidate da Chiang Kai Shek. La storia della Cina moderna verte tutta sul dualismo tra il partito nazionalista e il partito comunista. Alla fine, la strategia di Mao si rivelò vincente e costrinse Chiang Kai Shek a rifugiarsi nella magnifica isola di Formosa, allora abituata da una popolazione felice e spensierata che non pensava certo di diventare negli anni successivi paese baluardo della democrazia e della libertà, paese dei cinesi liberi, paese alternativo al regime di Pekino.

IL PRESIDENTE CINESE A VITA HA BUONI MOTIVI PER GIOIRE

Fatte queste premesse, tutto sembra giustificare ampiamente il trionfalismo del Politburo e dell’attuale presidente cinese, che appare appagato, sorridente e convinto di essere stabilmente in sella al paese più potente del pianeta. Si è riusciti a mantenere coeso e compatto un grande stato di un miliardo e mezzo di abitanti, si è acquisita autorevolezza e credibilità internazionale sovvenzionando opere pubbliche e grosse iniziative industriali nei vari continenti, si sono soppressi i moti ribelli e le teste calde di Hong Kong, si è mantenuta una forte pressione sulla spina nel fianco chiamata Taiwan sottoponendo il governo di Taipei a pesanti minacce di invasione, si è assistito persino alla nascita di un’industria spaziale cinese. Cos’altro ancora si poteva pretendere dal nuovo imperatore comunista Xi Jinping? Tutto sembra in effetti dargli ragione e confermare che la sua scelta di essersi proclamato presidente a vita, depotenziando le faide interne al partito ispirate al mai domo Jiang Zemin, non è stato un atto di presunzione ma una strategia mirata e giustificata.

I REGIMI TOTALITARI LA FANNO FRANCA MA NON A LUNGO

Ad ogni parata militare in grande stile, con immagini di carri armati, di missili e di truppe che sfilano in gran ordine e spettacolare uniformità nei movimenti, nelle espressioni dei visi e in ogni più piccolo dettaglio, si accoppia l’immagine sorridente, soddisfatta e piena di sé del leader massimo. Una immagine già vista altre volte ed in altre circostanze nella storia, e penso immediatamente ad Adolf Hitler. Una immagine che la storia ha pesantemente bocciato, tipica di regimi totalitari che pensano di farla franca a lungo e magari per sempre, grazie all’inganno e alla propaganda politica.

AMNESIA DI MASSA SU TIENANMEN

Il vanto numero uno del presidente cinese rimane però quello di aver creato una nuova generazione di cinesi immemori, quella che viene ormai chiamata una “Amnesia di massa” sui fatti più oscuri e drammatici di questo paese. Fatti che il regime, usando i metodi più sfacciati di controllo e di censura, riesce a nascondere e a insabbiare. Ci riferiamo ad esempio alla brutale repressione di piazza Tienanmen del 1989, di cui è vietato persino parlarne e, quando lo si fa, viene dipinto dal regime come l’incidente del 4 giugno, come una protesta studentesca, come dei disordini controrivoluzionari dove degli studenti violenti avrebbero attaccato dei poveri ed innocenti soldati armati e costretti a difendere se stessi e persino a sparare.

IL MASSACRO DI PIAZZA TIENANMEN NON PUÒ ESSERE DIMENTICATO

Ma veniamo ai fatti. Il massacro di Tienanmen è stata la risposta del Partito, del CCP, a 7 settimane di protesta e di occupazione della storica ed immensa piazza pekinese, tanto grande e immensa da perdersi a vista d’occhio. Gli studenti non puntavano affatto a distruggere il paese e ad innescare una controrivoluzione. Chiedevano al loro governo un minimo di riforme politiche, meno corruzione, meno disuguaglianze economiche, più libertà di parola e libertà di stampa. Solo negli ultimi giorni di protesta la gente ha cominciato a parlare pure di democrazia, cioè di quella parola proibitissima in Cina, quella parola che fa a pugni col termine comunismo. Gli studenti non stavano affatto cercando di ribaltare il regime o di disarcionare il partito al potere. Essi pensavano che il CCP potesse in qualche modo essere riformato. Ma la risposta apparve ben presto chiara ed evidente. La risposta era totalmente negativa.

LA MORTE DI HU YAO BANG

Per chi si fosse scordato di quei giorni, i moti iniziarono quando Hu Yao Bang cessò di vivere il 15 aprile 1989. Egli era stato uno dei pochi riformatori liberali all’interno del CCP, e venne per questo purgato ed estromesso dal leader massimo di allora Den Xiao Ping, che già gli aveva attribuito le proteste studentesche del 1986. Den Xiao Ping era tra l’altro il protagonista-chiave assoluto della trasformazione economica del paese in senso comunista-capitalista.

TUMULTI SPONTANEI IN OGNI ANGOLO DELLA CINA

Centinaia di migliaia di studenti si radunarono in piazza Tienanmen per i funerali di Hu Yao Bang e da questo prese forma una serie di proteste e di marce in ogni angolo della Cina. Il governo cinese vide in questi tumulti una trama ben pianificata per sovvertire il regime comunista. In realtà si trattava di un fenomeno spontaneo di patriottismo studentesco mirato a rendere il paese meno oppressivo e dittatoriale. Gli studenti lottavano dopotutto per il bene del loro paese, tanto che a quel punto lavoratori, intellettuali e normali cittadini cominciarono a unirsi alle agitazioni. C’era gioia e speranza popolare. La gente manifestava apertamente lungo le strade delle maggiori metropoli. C’erano genitori che portavano i loro bambini a vedere e a partecipare allo storico evento. Siccome il governo rimaneva cupo, silente e minaccioso, gli studenti a partire dal 13 maggio iniziarono uno sciopero della fame. Tra l’altro erano i giorni in cui avvenne la prima visita ufficiale in Cina di un presidente sovietico, nella persona di Mickhail Gorbaciov, la prima volta che i leader sovietici e cinesi si incontravano dopo la rottura degli anni ’60.

CHI SI OPPOSE ALLA LEGGE MARZIALE DI DEN XIAO PING VENNE RADIATO

Milioni di cinesi fluirono in piazza Tienanmen e nelle vie adiacenti. Den Xiao Ping ricorse alle maniere forti e dichiarò la Legge Marziale. Il Segretario Generale del partito Zhao Zi Yang era contro tale provvedimento e non era il solo a pensarla a quel modo. Ma sia lui che tanti altri dissidenti all’interno del CCP vennero costretti a dare le dimissioni e furono radiati o purgati dal Politburo. Zhao andò di persona in piazza Tienanmen in mezzo agli studenti, invitandoli a sgombrare la piazza per il loro bene, avendo capito che le cose stavano mettendosi storte. Da allora Zhao ha speso l’intera sua vita agli arresti domiciliari. Pure il suo segretario e vice Dao Fong venne imprigionato per le agitazioni di piazza. In realtà tutto era stato previsto e pianificato in seno al partito.

PROIETTILI VERI E NON DI GOMMA PER UNA ORRIBILE STRAGE

Zhao Zi Yang non era il solo contrario alla legge marziale. Un generale del PLA che comandava un settore elitario delle forze armate, rifiutò di schierare le sue truppe contro gli studenti. Pure lui finì agli arresti e venne imprigionato. Intanto la sollevazione popolare si era estesa dovunque e la Cina era diventata una polveriera. Gli studenti continuavano la protesta cantando l’Internazionale. Quando i soldati aprirono il fuoco contro gli studenti e la popolazione civile disarmata e inerme, con proiettili veri, di piombo e non di gomma, ci fu una autentica strage. La maggior parte della gente venne eliminata non nella piazza Tienanmen ma nelle strade adiacenti.

OLTRE 10 MILA CITTADINI INNOCENTI UCCISI A FREDDO COME DEI CANI RABBIOSI

Non si sa ancora quanta gente morì in tale massacro. Si parla di migliaia e migliaia di morti. Recenti stime citate da documenti diplomatici pubblicati dalla BBC parlano di oltre 10.000 morti accertati. Ma il lascito di Piazza Tienanmen non è stato soltanto la spaventosa carneficina da parte di soldati cinesi che miravano ad altezza d’uomo sui propri cittadini. La pesantissima eredità va ben oltre a tutto questo e riguarda i fatti successivi alla strage. Il celebre episodio del Tank Man, dello studente che si pose davanti ai carri armati bloccando la parata militare avvenne il 5 giugno del 1989, ed è il giorno dopo che i soldati spararono sulla folla inerme lungo le strade. Oltre 4 milioni di membri del partito vennero investigati.

LE ASTUZIE DEL PRESIDENTE CINESE

Piazza Tienanmen era in realtà un alibi per dare una determinata svolta politica agli avvenimenti e alle tendenze di allora. Den Xiao Ping nominò premier Jiang Zemin che nei 20 anni successivi ammassò potere politico e grandi risorse economiche-finanziarie attraverso continui giri di vite e provvedimenti a vantaggio dei burocrati di partito e della nascente plutocrazia cinese, a ovvio danno della massa lavoratrice.
Da rilevare che pur essendo ormai quasi centenario, Jiang Zemin è tuttora molto attivo, circondato com’è da potenti lobby industriali e bancarie, e rappresenta una specie di fronda interna contro Xi Jinping, a conferma che esistono grosse fratture ed esplosivi giochi di potere all’interno del Politburo. Ed è proprio per questi motivi che l’astuto e scaltro presidente cinese ha fatto il suo blitz personale, la sua contromossa vincente di auto-nominarsi presidente a vita.

I FATTI DI PIAZZA TIENANMEN SEGNANO UNA SVOLTA STORICA

Il lascito globale, la conseguenza globale degli avvenimenti di piazza Tienanmen è di enorme portata storica, ma la gente sia in Cina che nel mondo pare che non ne sia nemmeno accorta, grazie alla massiccia e sistematica opera dei media governativi tesa ad insabbiare ogni notizia, ogni commento, ogni articolo e ogni ricerca su quel periodo. Il messaggio Tienanmen in pratica segna la spaccatura storica e il baratro tra la Cina che avrebbe potuto essere, ovvero un paese moderno e riformato, rispettoso della libertà, della dignità e del benessere dei suoi cittadini, inserito in modo armonioso nel contesto mondiale delle nazioni, e il paese attuale, carico di difetti, di contraddizioni, di tensioni interne ed internazionali, di conflitti insanabili non solo con Taiwan e Hongkong, col Tibet e le varie minoranze etniche, ma anche coi paesi frontalieri e vicini del Sud-Est Asiatico, e persino con i diversi stati della regione indiana e africana ai quali ha concesso finanziamenti e grandi opere in corso da pagarsi a duro prezzo in termini di interessi passivi e di interferenze politiche-economiche-militari.

QUESTA È LA CINA DEI GROSSI FACCENDIERI

Tienanmen è il simbolo insomma della Cina attuale dei grossi faccendieri. L’istruzione che il governo di Pekino ha impartito ai suoi cittadini è di lasciar perdere ogni pensiero e ogni ideologia, e di concentrarsi nel fare danaro. Xi Jinping è arrivato a dichiarare in mezzo ai disordini studenteschi di Hongkong del 2019 che, pur esprimendo comprensione per gli ideali studenteschi di libertà, di democrazia, di partecipazione mutuati dall’Occidente, la sua Cina doveva assolutamente badare al sodo e alla realtà, o meglio ancora a sfamare lo stomaco di 700 milioni di cittadini cinesi tuttora sotto la soglia di povertà. Le sue priorità insomma erano di dare un minimo di abitazione dignitosa e di dieta carnea a ognuno, e di avviare una autentica campagna di importazione carni da ogni paese disposto a esportarla verso la Cina.

UNA TERRIBILE MARTELLATA ALLE SPERANZE DEL POPOLO

Meno fisime e meno ideali nobili e utopistici insomma, e molto più realismo politico. Cullarsi con gli ideali, flirtare e fare giri di valzer con le cosiddette conquiste civili e politiche dei paesi occidentali era per il paese un lusso che la Cina non si può e non si deve permettere. Un messaggio apparentemente ragionevole e concessivo ma in realtà una martellata durissima sulla coscienza, sul morale e sulle possibilità future di riformare il carattere demoniaco e totalitarista del CCP. Ovvero la conferma che il paese si era messo in rotta di collisione con le sue caratteristiche e le sue intenzioni originarie.

DIMENTICARE I TORTI POLITICI E RICORDARE I VANTAGGI ECONOMICI

Il messaggio imposto alla cittadinanza cinese di allora e di oggi è “Dimenticare le brutte cose che il partito è stato costretto a fare e ricordare soltanto quelle buone che ha fatto, che sta facendo e che farà”. Non si tratta soltanto di dimenticare Tienanmen, ma bensì di stendere un velo sulle azioni nefaste che stanno alla base delle cosiddette conquiste del Comunismo di marca cinese.

MAO MACELLAIO INESORABILE DEL COMUNISMO MONDIALE

Come si fa a dimenticare che il più grande assassino della storia mondiale si chiama Mao Zedong, con 40-80 milioni di oppositori interni reali e presunti sterminati. Quanti morirono esattamente nessuno lo saprà mai con certezza. Oggi le stesse fonti ufficiali di Pekino ammettono una cifra di 45 milioni di persone passate per le armi o morte di fame e di stenti nei 5 anni del cosiddetto Balzo in Avanti. Ma nell’intera carriera del dittatore rosso i morti furono almeno il doppio. Risulta infatti che fosse scomparso letteralmente il 35% dei contadini cinesi che costituivano le spina dorsale dei cittadini e dei lavoratori. E queste cifre sono relative alle zone dove la raccolta del riso e del grano erano state eccellenti.

STALIN SOLTANTO SETTIMO IN QUESTA NEFASTA STATISTICA

Da rilevare che Josip V. Dzugasvili detto Stalin, con tutte le sue stragi contro i Kulaki, i contadini bravi e benestanti, le varie minoranze etniche dell’Unione Sovietica, è solo al 7° posto tra i macellai della storia, con la modesta cifra di 20 milioni di vittime. Ovvio che le sofferenze causate alla popolazione non si possono contare con dei numeri veri o presunti. Ne sa qualcosa Aleksander Solzenizyn che raccontò in dettaglio le atrocità dei Gulag, campi di lavoro simili a quelli dei nazisti. Ne sanno le eccellenti vittime, i tanti martiri del comunismo. Morto Lenin, Stalin poteva contare su un enorme apparato burocratico e poliziesco, tanto da essere considerato l’autorità mondiale suprema e il depositario della dottrina marxista-leninista. In realtà si trattava soltanto di un despota assoluto, cinico e spietato verso i suoi avversari politici veri o presunti. Nel 1930 eliminò la proprietà privata mediante la collettivizzazione forzata dell’agricoltura. Si avvalse di un feroce controllo sugli intellettuali, attuato da Andrej Zdanov. Il nuovo indirizzo culturale e artistico doveva essere una fanatica esaltazione della Rivoluzione Sovietica e delle sue conquiste. Tutto questo venne chiamato REALISMO SOCIALISTA (esattamente le stesse cose che ho citato a proposito di Xi Jinping, nota bene), a conferma del filo conduttore che lega tutti i socialismi e i comunismi del mondo.

INCREDIBILI ONDATE DI REPRESSIONE E DI MORTE

Seguì l’età delle grandi purghe e delle uccisioni. Stalin manteneva le mani pulite, ma si avvaleva di una rete di sicari che uccidevano per lui. Una delle prime vittime fu Sergej Kirov, dirigente del PCUS di Leningrado. Seguirono Zinoviev e Kamenev, fucilati nel 1936, Bucharin fucilato nel 1938, lo stesso Trotzki che era in esilio dal 1928 in Messico, eliminato da un sicario di Stalin nel 1940. L’ondata repressiva assunse aspetti sanguinari. Si parla di una raggelante e impietosa ondata repressiva che colpì milioni e milioni di persone, inclusi molti dirigenti del partito. Un vero e proprio macello. Eppure Stalin fa la figura di uno scolaretto rispetto a Mao Zedong.

SOLO POL POT HA SAPUTO FARE MEGLIO DI MAO

Forse solo Pol Pot in Cambogia è riuscito a battere Mao in crudeltà e nei numeri, sterminando oltre 2 milioni di persone su un totale di 8 milioni di abitanti tra il 1976 e il 1978. Ho avuto modo personalmente di visitare i campi di morte, come il famigerato campo N. 21, a una trentina di km dalla capitale Phnom Penh. Una autentica mazzata. Una lezione su cosa significhi la parola comunismo nelle mani di persone fanatiche e prive di ogni decenza, educazione e sensibilità.

LE BANCONOTE DI UN PAESE LA DICONO LUNGA

Per tutti questi motivi, i sorrisetti furbeschi da dirigente illuminato di Xi Jinping non convincono nessuno e non sono affatto rassicuranti. E in realtà il presidente cinese non gode affatto di autentica stima sul piano interno e internazionale. Vero è che sul dollaro statunitense appare tuttora la scritta “In God we Trust”, cosa che lascia stupefatti e sbalorditi. Ma in Cina ogni banconota in Yuan, nei vari colori e valori, porta tuttora l’immagine sorniona e sorridente di Mao Zedong, qualcosa di veramente paradossale.

UN PAESE CHE HA L’ANIMA SPORCA NON PUÒ ANDARE LONTANO

Un paese che si propone al mondo con questo tipo di referenze storiche, non può essere creduto, né rispettato, se non in superficie e in apparenza. Ed è esattamente quello che sta succedendo alla Cina, paese grande geograficamente, grande sul piano delle risorse, ma assai piccolo in termini di valori civili e morali, e pertanto incapace di rappresentare un modello di sviluppo per gli altri stati. Xi Jinping può tuttavia contare su splendidi alleati che sono gli Stati Uniti dei Clinton, degli Obama e dei Biden, l’Europa dei Bilderberg e della Ursula Von der Layen, il Regno Unito di Boris Johnson e della Corona Britannica, e può soprattutto contare sull’Italia degli pseudo-comunisti spesso con la Ferrari in garage, o dei Romano Prodi che stendono tappeti rossi e regalano persino lauree honoris causa al re della speculazione mondiale George Soros diventato oggi alleato principe del Partito Comunista Cinese !

LA VERA CINA È SIMBOLO DI ARMONIA TRA I POPOLI

Interessante e assai significativa a questo punto uno dei principi enunciati di Chiang Khai-Shek, condottiero militare delle truppe del Kuomingtan. La Cina coi suoi 5.000 anni di storia sta come il picco di una montagna tra le nazioni del mondo. Il suo contributo alla civilizzazione del genere umano è indistruttibile. La Cina è da sempre stata un paese amante della pace. Ha sempre avuto un profondo rispetto per la giustizia internazionale e per l’armonia tra i popoli. Probabilmente Xi Jinping non ha mai letto questa massima di Chiang Kai-Shek. Con tutta probabilità la sua mente è sottosopra. Troppo impegnata a tenersi stretta il potere politico per dedicare del tempo agli ideali e ai lussi della bella cultura liberistica.

LA TECNICA DEL MIAN XIANG TI FA COMPRENDERE MOLTE COSE

Non occorre fare troppi sforzi per comprendere chi ha torto e chi ha ragione nelle disputa fra Taiwan e la Cina. Basta ricorrere al Feng Shui, all’arte cinese di disporre le cose in modo armonico e razionale. Basta soltanto fare affidamento sulle nostre capacità percettive e sulla tecnica fisionomica della osservazione del viso. Mian Xiang o lettura del volto, è l’interpretazione del carattere e destino di una persona, attraverso l’analisi del suo aspetto fisico. Un antico proverbio cinese dice: “The face comes from the heart“, nel viso viene riflesso quello che una persona sente e prova, cioè tutte le sue emozioni.

ESPRIMO GRANDE AMMIRAZIONE PER TSAI ING-WEN

Non sono uno specialista nelle citate tecniche, ma credo ugualmente di potermi orientare al meglio. Se mettiamo a confronto le immagini di Xi Jinping, quella della attuale governatrice di Hong Kong Carrie Lam, amica fidatissima del politburo comunista di Pekino nonché responsabile dei moti di protesta che hanno messo sottosopra la metropoli orientale per mesi e mesi nel 2018, e quella della coraggiosa ed eroica Tsai Ing-Wen, attuale presidente di Taiwan, ci facciamo una idea completa e sicura di cosa c’è sotto ad ognuno di questi 3 personaggi, siamo cioè in grado di capire senza grandi sforzi chi è dalla parte del torto e della ragione.

Valdo Vaccaro

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

 

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