PAPILLOMA VIRUS CINICO INSULTO ALLE DONNE DEL MONDO

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LETTERA

Ciao sono Vanessa, scusa l’insistenza ma volevo sapere qualcosa di più del papilloma virus. Ti racconto in breve la mia storia.

Sono una mamma da 4 mesi e ho 27 anni. Durante la gravidanza l’ostetrica mi ha fatto il pap-test che è risultato positivo, poi successivamente ho fatto la colposcopia ed hanno visto che è un papilloma a basso grado. Ora ho ripetuto il pap-test ed è positivo e quindi vogliono ripetere la colposcopia.

Ad oggi ho eliminato la poca carne che mangiavo e sto mangiando frutta verdura, frutta secca e tutte cose molto sane. Lei cos’altro mi consiglia? Non vorrei tra un annetto dover andare a farmi trattare per il virus HPV o per qualcos’altro di peggio. Grazie.
Vanessa


RISPOSTA

PIANETA NELLA MORSA DELLA PSEUDO-SCIENZA E DELLA PSEUDO-MEDICINA

Bella domanda. E magari si pretende pure che io risponda con una soluzione pronta per l’uso. Già è difficile risolvere le malattie vere e serie. Figurarsi quelle inventate e manipolate, quelle create ad arte, quelle ipotizzate e sfumate, quelle ingegnerizzate.

Se la scienza fosse una cosa seria, e se la medicina fosse una cosa seria, non staremmo nemmeno a parlarne. E invece siamo qui a tormentarci sul come sciogliere il nodo della matassa.

L’essere umano, oltre a sue indubbie qualità, ha messo assieme anche una serie di incredibili difetti che sono la presunzione, l’arroganza, la superbia, la voglia di dominio, la pretesa di conoscere a fondo le cose, quando invece nella realtà si sta arrovellando in una selva oscura, privo di orientamento e privo di bussola, pronto a credere tutto quello che gli viene propinato, purché arrivi da determinate fonti sicure ed infallibili, se non addirittura super-divine.

PER FORTUNA NON ESISTE SOLO IL PENSIERO UNICO

La domanda che ci poniamo a questo punto è assai semplice e chiara: quanto sicura e quanto affidabile è la medicina? Quanto onesta e trasparente? Quanto libera e autonoma?

Per nostra fortuna il mondo non è tutto piatto, uniforme ed inquadrato. Ci sono dei liberi pensatori capaci di uscire dagli schemi e dai dogmi che ci vengono imposti dal potere. Uno di questi è Ivan Illich (1926-2002) filosofo, storico e pedagogista austriaco di origini croate, considerato uno dei più importanti sociologi del Novecento.

CHI HA MAI DETTO CHE LA MEDICINA SIA BUONA E NECESSARIA AD OGNI COSTO?

In “Nemesi medica” Ivan Illich propone una riflessione radicale sulla medicina e sull’estensione del suo potere sulla società. Il testo era già radicale negli anni ’70 quando il libro fu pubblicato per la prima volta, e lo è ancora oggi 50 anni dopo, in un’epoca dove le considerazioni di Illich sembrano avere trovato molte conferme.

Illich non si limita ad andare controcorrente. Il suo pensiero va contro tutto quello che si crede comunemente. Illich inverte la fede diffusa della bontà e della necessità ad ogni costo della medicina.

La corporazione medica è diventata una grande minaccia per la salute“. Il bello è che non sono pochi i medici e gli addetti ai lavori che condividono tale opinione, anche se non la possono sempre esprimere per ovvi motivi.

MALATTIE IATROGENE IN FORTE ESPANSIONE

Ivan Illich, docente in diversi atenei americani e poi anche alla università di Sociologia di Trento, è stato uno dei primi ad approfondire il problema delle malattie iatrogene.

Si ha iatrogenesi clinica tutte le volte in cui lei cure mediche, lungi dal guarire l’individuo, funzionano piuttosto da agenti patogeni. Spesso, infatti, sono farmaci, medici e ospedali a causare malattie di vario tipo, ancora più di batteri, virus o altre cause vere o false, note o non note.

E c’è poi la iatrogenesi sociale, dove la medicina promuove malessere e genera una società morbosa, ipocondriaca ed iper-medicalizzata, facile da gestire e da manovrare. Teniamo presente che le malattie iatrogene stanno diventando non a caso la terza causa di morte dopo cardiopatie e cancro.

SERVE UNA SCELTA DI CAMPO OCULATA E SOPPESATA

Cosa c’entra tutto questo con la domanda sul papilloma virus? C’entra eccome. Credere o non credere al tipo di medicina appena accennato fa una grossa differenza, non solo sul piano culturale, ma sul piano concreto del come procedere e con chi procedere, con se stessi o coi propri satrapi manovratori.

E chi mi scrive dimostra di crederci fermamente, visto che ha fatto visite su visite, colposcopie e pap-test, e che pare disposta a continuare in tale direzione. Ognuno ha il diritto e la facoltà di credere a chi vuole, ovviamente.

Come dico spesso, è anzi auspicabile fare una scelta di campo e poi proseguire con coerenza lungo il percorso intrapreso. Ma qui la protagonista non si attiene a tali regole e pretende anzi di tenere i piedi su due staffe che si muovono in sensi di marcia diametralmente opposti e incompatibili.

LA PAURA RENDE LA GENTE SCHIAVA E DIPENDENTE

Da un lato mi segue sul piano alimentare e mi concede una astensione da quella poca carne che prima assumeva, dall’altro mi dimostra implicitamente le sue paure e le sue preoccupazioni sul che fare, quando invece servirebbe una forte capacità di ribellarsi ad ogni giogo e ad ogni arroganza curativa.

So, per l’esperienza di tante persone cadute in questo vortice, che non è per niente facile liberarsi dalle maglie intricate della burocrazia medica. Ogni persona che sta sotto cure mediche viene tallonata passo dopo passo, viene sottoposta a paura e angoscia, viene scoraggiata a non uscire dall’ambito sanitario con ogni mezzo e ogni arma a disposizione, incluse le pressioni di amici e familiari e media, tutti acriticamente inglobati nel dogma guaritivo medico, poco importa quanto fallimentare e disastroso esso sia.

Alla fine, se non riesci a divincolarti dalla morsa, rimani pure preda della paura, ed è proprio la paura che paralizza ogni strumento auto-guaritivo del corpo, incluso il sistema immunitario.

PER LA SCIENZA IGIENISTA LA MEDICINA CONTEMPORANEA È ASTRUSA E IMPRODUTTIVA

La scienza igienistica non ha come obiettivo quello di fare concorrenza sleale alla medicina, di togliere lavoro e clienti alla medicina, e ancor meno di praticare uso e abuso di medicina, tecnica che, all’infuori degli interventi di reale emergenza, le risulta alquanto astrusa e improduttiva nella misura in cui è legata all’intervento sul sintomo e non sui fattori causanti.

Noi insegniamo alla gente a non credere se non a sé stessi e a diventare gente libera e autonoma che sa pensare in proprio e che non ha bisogno di dipendere da nessuno, nemmeno da noi chiaramente.

Non è una scienza che produce guadagni, profitti, potere, brevetti, essendo il mondo nelle potenti mani dei produttori di carne, latte, cibi devitalizzati, zuccheri, cole, caffè, farmaci, integratori, tabacchi e alcol, e dei rispettivi sponsor televisivi.

ABBIAMO IN NOI PIÙ BATTERI CHE CELLULE

Siamo composti principalmente da batteri vivi preziosi e attivi, da cellule vive e da decine di miliardi di cellule che ogni giorno muoiono per diventare polvere e detriti cellulari inanimati o virus endogeni autoprodotti di forme svariate ma sempre identiche a se stesse, tipo anelli, gancetti, bastoncini, spirali, ecc.

La presenza intensificata di batteri e di detriti cellulari nel corpo in concomitanza con le varie infiammazioni locali, non significa affatto responsabilità della patologia in corso ma conseguenza logica della stessa.

Quando uno si ammala di qualcosa, cala l’immunità, cala lo smaltimento detriti e cresce il loro accumulo, intasando l’organismo, rallentando il metabolismo e causando una moltiplica dei batteri che si cibano dei virus endogeni e che solo a lavoro ultimato si auto-ridurranno intelligentemente.

IL MITO APPARENTE DELLA RESPONSABILITÀ BATTERICO-VIRALE

Da ricercatore igienista e da naturalista non credo affatto alla responsabilità batterico-virale come fattore ammalante. Le malattie hanno origini tossiche e non microbiche.

L’ho spiegato nei miei tanti articoli sull’argomento, a partire da “Scienza e fantascienza del virus” dell’1/9/09, e da “AIDS non malattia, ma programma di governo” del 27/11/09, per giungere a “Batteri e virus, il terreno minato dell’estremamente piccolo” del 16/7/19, che vanno letti e studiati a mente aperta e senza preconcetti o impedimenti dogmatici.

Sul papilloma poi ho sviscerato l’argomento sulla tesina “Herpes, papilloma e fissazioni virali” del 19/3/13, dove rispondo in dettaglio alle stesse problematiche oggi sollevate, ricordando che oltre metà delle donne americane risulta portatrice dell’HPV-Human Papilloma Virus e che, in ogni caso, solo l’1% della popolazione americana con HPV sviluppa il cancro della cervice, spauracchio sottostante alle campagne terroristiche di questi anni, cancro non contagioso, non virale ma semplicemente tossicologico.

L’ABITO NON FA IL MONACO

Se siete tra quelli che si abbeverano esclusivamente alla fonte medica, scartando tutto il resto come materiale privo di importanza, ricordatevi che c’è molto da imparare anche da chi medico non è.

Nessuna voglia di sciorinare i miei attestati accademici in economia, filosofia e naturopatia. Il termine dottore è oggi così inflazionato che non lo usano più nemmeno i custodi dei parcheggi. C’è spesso più scienza e affidabilità in un raccoglitore di pomodori che in un laureato.

Come dichiarò ad un congresso di medicina il grande Theobrastus Bombastus detto Paracelso, “ho imparato di più dai barbieri, dai mendicanti, dalle massaie e dalle donnette allegre che nelle aule universitarie”.

IN LINEA CON LE MENTI PIÙ ILLUMINATE E TRASPARENTI DEL PIANETA

Non posso qui sintetizzare la mia citata chilometrica tesina sull’HPV, ma invito tutti, e le gentili lettrici in special modo, a leggerla con cura, trattandosi di una denuncia a difesa delle donne del mondo intero.

E mi consola il fatto di essere in perfetta armonia, su tutti questi fronti, non solo con Stefan Lanka e col nobel Kary B. Mullis, ma in particolare con lo stupendo, indomito ed eroico denunciatore dei brogli della medicina e della virologia mondiale.

Mi riferisco al prof Peter Duesberg, il più competente, qualificato e quotato virologo mondiale, oltre che esimio docente di biologia molecolare e cellulare presso la University of California a Berkeley. Il suo coraggio e la sua trasparenza gli hanno sottratto il nobel, che è andato invece a Luc Montagnier, ennesima dimostrazione di quelle storture umane che ho menzionato all’inizio.

IVAN ILLICH PRATICA L’INSEGNAMENTO DEL NON CREDERE

La Croazia non è un paese sottosviluppato e nemmeno un paese di matti. Nikola Tesla nato a Smiljan-Croazia è stato uno dei più grandi inventori di tutti i tempi. Rudolf Steiner veniva pure da quelle parti. Stesso discorso per Ivan Illich.

Non è una buona scusa per dire che la mia terra natia produca geni a ripetizione, e che mia madre croata si chiamasse Smiliana Sepich. Illich del resto era grande ammiratore di Leonardo, parlava bene non solo croato, tedesco e spagnolo, ma anche la lingua italiana, tanto che si formò a Firenze al liceo scientifico Leonardo da Vinci.

Ci sono comunque geni e anche persone sprovvedute in tutti i paesi. Ma il senso critico pare essere di casa nei ricercatori croati. Non per niente la cultura Mittel-Europea del secolo scorso, includente Austria-Venezia Giulia-Croazia e Slovenia era ai vertici mondiali nel secolo scorso.

Vi faceva parte anche la mente straordinaria di Viktor Frankl (1905-1997), filosofo della logoterapia e dell’analisi esistenziale. E Illich è uno che ci insegna a non credere.

SVEGLIARSI DAL TORPORE E DARE IL MEGLIO DI SÉ

Chi scrive non ha i numeri e le pretese per confondersi con nessuno dei maestri che cita e ammira, ma gioisce immensamente nel sollecitare la gente impreparata a svegliarsi dal torpore e a non credere alle molteplici farse che il regime sanitario ci sta propinando in collusione col mondo politico-bancario-mediatico.

Tutti dovrebbero sapere che le multinazionali più redditizie tra le quotate in borsa sono quelle farmaceutiche. Il che la dice lunga su chi tira le fila del palcoscenico umano.

L’AMUCHINA NON BASTA

Cito infine una ennesima testimonianza interessante. Sta dalla mia parte pure un altro grande medico americano odierno del calibro di Michael Greger il quale, nel suo magnifico testo “How not to die” (Come non morire), scrive alcune cose fondamentali.

“Ricordati che non hai bisogno di entrare in contatto con una persona malata per prenderti una infezione contagiosa. Ci sono infezioni latenti che possono già esistere dentro di te, in attesa di colpirti non appena le funzioni del tuo sistema immunitario dovessero subire un calo. Questo è il motivo per cui non basta rifornirsi di amuchina, non basta sanitarizzare e sterilizzare ogni angolo della tua casa, non basta portare in tasca dei fazzoletti intrisi di antibiotico, e non basta nemmeno lavarti le mani ad ogni occasione”.

Quello che devi fare è farti il segno della croce se sei cristiano o prostrarti al Profeta se sei di fede islamica. In realtà questa chiosa non è di Greger. Ci ho scherzato sopra, perché serve pure questo per togliere la cappa di angoscia che avvolge ogni discorso sui microrganismi.

LA VITA L’È BELA

Un po’ di umorismo non guasta. Impariamo dagli avversari almeno le poche volte che serve. Un attimo fa ascoltavo dalla televisione il motivetto “La vita l’è bela l’è bela, basta avere un’ombrela un’ombrela che ti ripara la testa, sembra un giorno di festa”. Ottimo e indovinato davvero. Cochi e Renato ne andranno fieri.

Questa canzone è un autentico antidoto alla tristezza e alla musoneria, per cui va bene in ogni occasione. Solo che in questo caso fa da sottofondo a un fiotto di nutella che fuoriesce generosamente dal suo contenitore e che ti solletica non poco, associando la vita bella alla dolcezza della crema di nocciole e cacao intrisa però di zucchero, micidiale davvero per la salute.

Immagino quanto studio psicologico e quanta scienza stiano alle spalle di questi slogan. Noi siamo tagliati fuori del tutto e saremmo pertanto quelli della vita brutta e non bela, quelli della vita senza ombrela, visto che ce la prendiamo duramente con lo zucchero industriale, con le cremine zuccherate, con le cole zuccherate e con le cole zero e i tè zero, ma sempre all’aspartame che è 100 volte peggiore dello stesso saccarosio.

È TUTTA UNA QUESTIONE DI SISTEMA IMMUNITARIO

In realtà Michael Greger ha detto che non basta l’amuchina, ma serve assolutamente mantenere il sistema immunitario in ottima forma. E lo ha detto con grande serietà.

Greger non è igienista e nemmeno naturalista. È un medico del sistema e non si spinge di certo a criticare direttamente la teoria dei virus, del contagio e delle vaccinazioni. Non è certo una riedizione della grande Florence Nightingale, tanto per capirci, quella che classificava il contagio come il rifugio delle menti deboli e mediocri della medicina.

Ma nelle sue battute si percepisce che non gli manca il buon senso e la onestà intellettuale. Sistema immunitario a posto significa nota bene vitamina C e fibre e succo alcalinizzante a iosa, vale a dire vitto pitagorico-valdiano.

STIAMO ALLA LARGA DAL CLORO INORGANICO

Del resto si fa un bel dire lava qui e lava là, sterilizza qui e sterilizza là. Chi mai penserà a lavar via l’amuchina e i suoi residui? Chi mai laverà via l’acqua chimica e sporca con cui ci laviamo?

L’amuchina è composta di acqua e di cloro, mentre l’acqua da rubinetto contiene il cloro aggiunto in funzioni anti-microbiche. Peccato che tale cloro, soprattutto se assorbito dalla pelle e scaldato (e all’interno del corpo si scalda certamente) diventa addirittura diossina, come descritto da Sergej Filonov nel suo best-seller “Digiuno Secco”.

Valdo Vaccaro

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

 

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