PH URINARIO BASSO E PITIRIASI VERSICOLOR

LETTERA
PH MATTINIERO BASSO E BRUTTI PENSIERI

Buongiorno Valdo e grazie per il tuo blog, sempre un punto di riferimento. Ti scrivo dopo aver letto l’articolo sul pH urinario. Ci sono arrivata perché mi sto chiedendo come mai da vegan quasi del tutto crudista, il mio pH delle urine al mattino oscilla tra i 5.5 e i 5.8! Sono preoccupata, non credo sia accettabile questa cosa. Da onnivora parecchi anni fa di media avevo 6.5. Mi stanno venendo brutti pensieri che non ho mai avuto, che forse qualche cosa non va.

PROBLEMI DERMATOLOGICI CON LA PITIRIASI VERSICOLOR

Ti segnalo inoltre che da quasi 2 anni combatto con la pitiriasi versicolor che fino a poco tempo fa si sviluppava solo sulle spalle ora invece si è estesa anche al collo. Ho trattato con ogni cosa possibile, olio essenziale di tea tree e pompelmo interno ed esterno, estratto di foglie di ulivo.

NON SONO VEGAN MODAIOLA

Forse è bene che io precisi qualche cosa sul mio stile di vita. Non sono una vegan modaiola che sostituisce i prodotti della tradizione con quelli vegan, ma mangio solo frutta e verdura più che bio. Come cereali consumo, non in grande quantità, saraceno, quinoa, amaranto e miglio, legumi.

SEGUO PURE ALCUNI CONSIGLI SUI GRUPPI SANGUIGNI

Da quando ho iniziato a seguire anche i consigli della dieta del gruppo sanguigno, e il mio 0 positivo, preferisco azuki rossi, talvolta ceci e fagioli neri. Come condimenti tutti sempre a crudo uso olio di oliva del mio frutteto, olio di zucca di casa, olio di sesamo e un po’ di olio di cocco. Assumo alghe alimentari e spirulina-chlorella ogni giorno.

NON MANCA L’ATTIVITÀ FISICA

Faccio quotidianamente attività fisica, in base a come sento il bisogno. Preferisco in genere le camminate di 45 minuti circa a ritmo sostenuto. Inoltre salto sul trampolino elastico almeno 5 minuti al giorno e ogni mattina pratico yoga. Se desideri, pubblica pure questa mia lettera con eventuale risposta, che magari potrà essere d’aiuto a qualcuno. Grazie per il tuo impegno in tutto ciò che fai. Buona giornata.

Mae

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RISPOSTA
MISURAZIONE DEL PH URINARIO

Il pH in medicina è l’unità di misura attraverso la quale si determina l’acidità, la neutralità e l’alcalinità di un liquido organico. Valori di pH pari a 7 corrispondono alla neutralità, valori inferiori a 7 indicano acidità e valori superiori a 7 indicano alcalinità/basicità. Un eccesso di ioni idrogeno nel corpo umano è causa di acidità e la sigla pH significa proprio “potentia Hidrogeni”. Per meglio comprendere il significato del parametro pH nelle urine è necessario prima conoscere i meccanismi che all’interno dell’organismo si attivano per compensare eventi metabolici di cui il pH urinario è espressione.

ECCESSO DI SCORIE INTERNE NON ELIMINATE SIGNIFICA ACIDOSI TISSUTALE

Molti processi metabolici che ci mantengono in vita, trasformando gli alimenti e l’ossigeno in energia, producono scorie acide. Queste ultime vengono eliminate tramite dei sistemi tampone che sono in grado di rimuovere piccoli carichi acidi attraverso i polmoni, il fegato, i reni e la pelle. Quando le quantità di scorie superano quelle che il nostro organismo è in grado di eliminare insorge l’acidosi tissutale, ovvero un sovraccarico di sostanze acide parcheggiate in alcuni tessuti, in particolare nella matrice extra-cellulare, in attesa di essere neutralizzate e poi smaltite.

PH BASSO NELLE URINE

La modalità più semplice per valutare l’acidosi tissutale è rappresentata dall’analisi del pH nelle urine. Questa rilevazione può essere effettuata con le strisce indicatrici del pH che si possono acquistare in farmacia. La fascia in trasparenza, nella tabella, evidenzia i valori di pH fisiologici nel corso della giornata. Quando le misurazioni si discostano ripetutamente da questa curva, si è in acidosi tissutale.

MOLTI PROCESSI VITALI RICHIEDONO UN PH LEGGERMENTE ALCALINO

Il giusto rapporto acido-base nell’organismo, è fondamentale in quanto molti processi vitali hanno luogo solo se il valore del pH è leggermente alcalino. la misurazione del pH urinario costituisce uno strumento molto utile, la cui finalità consiste nel ripristinare l’equilibrio acido/base da cui dipende la buona funzionalità di tutto il nostro organismo. Un pH fortemente acido (inferiore a 5,9) nelle prime urine del mattino induce il sospetto di stato di acidosi.

FATTORI CAUSANTI ACIDOSI TISSUTALE

I fattori più importanti che possono causare l’acidosi tissutale sono: eccesso di alimenti acidificanti, insufficiente apporto di alimenti alcalinizzanti, in particolare frutta e verdura, uso prolungato di farmaci, insufficiente apporto di liquidi, vita sedentaria, fumo, alcool e stress, attività sportiva svolta a livello intenso. La causa più frequente di acidosi è da ricercare nella dieta.

CONSEGUENZE NEGATIVE DI ACIDOSI

Lo stato di acidosi è associato a numerosi disturbi a carico dell’organismo. A carico dell’apparato gastro-enterico: pirosi, acidità, dispepsia, sonnolenza postprandiale, a carico della cute: seborrea, eczemi, micosi, a carico del sistema nervoso: palpitazioni, ansia, cefalea, a carico dell’apparato osteo-articolare: dolori muscolo-scheletrici, infiammazioni, osteoporosi, a carico del sistema endocrino: disfunzioni tiroidee, alterata tolleranza glucidica, irregolarità mestruali.

NECESSITÀ DI MODIFICARE I PROPRI STILI DI VITA

Per valutare la propria personale condizione si dovrebbero effettuare le misurazioni del pH delle urine per alcuni giorni, annotando contemporaneamente l’ora della misurazione stessa. In caso di valori del pH ripetutamente acidi e che si discostino notevolmente dalla curva ideale, è necessario modificare il proprio stile di vita. In particolare occorre aumentare l’assunzione di alimenti alcalinizzanti, migliorare l’apporto di ossigeno nell’organismo attraverso una giusta e regolare attività fisica (una semplice passeggiata o camminata nei boschi) che permetta di migliorare l’apporto di ossigeno, evitare situazioni che generano stress, agevolare l’eliminazione di sostanze acide e stimolare gli organi deputati alla disintossicazione dell’organismo.

CORREZIONE DEL PH FISIOLOGICO

Il mantenimento di uno stabile giusto rapporto acido-base è una componente vitale dell’omeostasi corporea. Oltre cento diagrammi, nomogrammi, equazioni e regole sono state introdotti per rappresentare il rapporto acido-base: lungi dal semplificare le cose, queste diverse rappresentazioni hanno contribuito a complicarle a causa dell’introduzione di diversi nuovi termini e definizioni. L’organismo umano attua giornalmente una serie di meccanismi per controllare e mantenere l’omeostasi di numerosi parametri come temperatura, ossigenazione, pH, glicemia.

OBIETTIVO PRIMARIO DELL’ORGANISMO È IL MANTENIMENTO DEI GIUSTI PARAMETRI PH

Tra tutti questi, quello che forse necessita di un più rigoroso controllo è il pH, in modo particolare quello sanguigno. In condizioni normali, esso varia entro limiti molto ristretti, in ordine dello 0,015 in più o in meno rispetto al valore standard medio di 7,41. In alcune fasi, come durante e dopo malattie, o sotto sforzo, tale valore può modificarsi, ma sempre entro limiti molto stretti. Poco sopra un pH di 7,45 o poco sotto il 7,35, si manifestano sintomi clinici gravi per arrivare, sopra i 7,80 e sotto i 7,10, al coma e quindi alla morte. Con queste premesse è ovvio come l’organismo, davanti a diverse scelte, abbia come obiettivo primario quello del mantenimento di un pH compatibile con la vita, anche a scapito di altri parametri, organi o apparati. Questa priorità è di fondamentale importanza per comprendere la genesi di diverse patologie, tra le quali di particolare valore per la loro diffusione, l’artrosi e l’osteoporosi.

PH TISSUTALE, DALLA FASE CATABOLICA-SIMPATICOTONICA MATTINIERA ALLA FASE PARSIMPATICA-ANABOLICA SERALE

Se il pH sanguigno è pressoché costante, lo è di meno quello di altri distretti corporei. Sia quello tissutale che quello urinario e salivare subiscono delle variazioni maggiori, secondo i ritmi circadiani. Nella prima parte della giornata, cioè mattina e primo pomeriggio, l’organismo è in fase catabolica e simpaticotonica, dovendo produrre energia, per cui gli scarti metabolici sono sempre acidi. Ci troviamo quindi in una fase di acidosi. Il tessuto mesenchimale in questo caso, funziona da deposito di scorie, e il pH si abbassa. Quando nel pomeriggio, ma soprattutto la sera, l’organismo passa a una fase parasimpatica e anabolica, i tessuti rilasciano i cataboliti e gli acidi accumulati, passando in alcalosi, e il loro pH si innalza.

PH URINARIO, CON URINE ACIDE AL MATTINO E VERSO SERA

Anche in questo caso il pH oscilla da valori alcalini ad altri acidi e viceversa, ma più sensibili al tipo di alimentazione seguita. Al mattino le urine sono acide, in quanto eliminano gli acidi accumulati dall’organismo nella giornata precedente. Nel corso della mattinata il pH sale abbastanza nettamente, per calare nuovamente attorno all’ora di pranzo e risalire ancora a metà pomeriggio, rimanendo comunque sempre attorno a un pH neutro. Questa fase dura fino a tarda serata con il ritorno della fase acida, a dimostrazione della tendenza all’eliminazione degli acidi prodotti e immagazzinati nel corso della giornata. Tanto più l’alimentazione sarà squilibrata, tanto più i valori tenderanno verso l’acidosi. Il pH urinario risulta quindi uno degli indicatori più affidabili per verificare la presenza o meno di un’iperacidosi tissutale.

DISTINZIONE TRA CIBI ACIDI E CIBI ACIDIFICANTI

Bisogna innanzitutto distinguere tra cibi acidi e acidificanti: molti cibi (e bevande) che risultano acide alla lettura con il pHmetro, nell’organismo portano invece alla formazione di sali alcalini. Questo si verifica quando nei cibi sono presenti degli acidi deboli, come quelli della frutta (citrico, malico, tartarico), che nella digestione vengono ossidati, formando acido carbonico, un altro acido debole che si dissocia facilmente, formando dei carbonati (per esempio carbonato di sodio, di potassio, di calcio). Un succo d’arancia commerciale può avere un pH 4,5, mentre una spremuta fresca può arrivare anche a pH 3,57, producendo nell’organismo effetti alcalinizzati.

SIAMO CIRCONDATI DA CIBI ACIDIFICANTI

La maggior parte dei cibi ha una reazione acidificante, tanto che anche vegetariani e macrobiotici che abbondino in carboidrati e legumi possono andare incontro a iperacidosi. Per essere sicuri di avere un’alimentazione non acidificante, bisogna introdurre notevoli quantità di verdura e di frutta più volte al giorno. Premesso che stiamo parlando di un’iperacidosi tissutale e urinaria, mai sanguigna, tale situazione può coinvolgere più o meno direttamente praticamente tutti gli apparati del corpo umano.

I SISTEMI TAMPONE DELL’ORGANISMO

L’organismo dispone di diversi sistemi per tamponare le fluttuazioni del pH. Essi sono: i bicarbonati, i fosfati, le proteine plasmatiche, l’emoglobina e ossiemoglobina. I principali meccanismi compensativi sono invece il sistema respiratorio e quello renale. Questi sistemi tampone agiscono in maniera differente. I bicarbonati sono molto efficaci per la possibilità di essere regolati sia dai reni che dai polmoni. i fosfati hanno un range di pH migliore ma sono presenti in concentrazioni minori. Gli altri sistemi, proteine plasmatiche e emoglobina hanno una notevole importanza per il controllo del pH sanguigno e intracellulare. Il sistema polmonare scambia in continuazione ossigeno e anidride carbonica, eliminando acidi volatili o acidi deboli che si dissociano facilmente, dando origine ad acqua e gas carbonico, sotto forma di anidride, eliminata poi a ogni atto espiratorio.I reni invece controllano l’equilibrio acido-base (e quindi la concentrazione di ioni idrogeno) con un meccanismo complesso.

RICORSO ALL’OSSEINA DELL’ORGANISMO E CONSEGUENTE DEMINERALIZZAZIONE

I meccanismi elencati funzionano perfettamente se esistono sufficienti basi per tamponare la formazione di scarti metabolici acidi. In caso di ridotta disponibilità di bicarbonati, l’organismo deve far ricorso a sali che normalmente hanno altre funzioni, in particolar modo ai fosfati e al calcio presente nelle ossa. Da notare che il fosfato calcico, un componente fondamentale dello scheletro, si rende maggiormente solubile a pH acido. L’acidosi quindi facilita l’impiego d’emergenza di questi sali, ma il risultato è la demineralizzazione ossea.

MANTENERE INTATTE LE RISERVE ORGANICHE DELL’ORGANISMO

La migliore cura e la miglior prevenzione delle patologie degenerative dello scheletro risiede dunque nel mantenere intatte le riserve alcaline dell’organismo. Aumentare l’assunzione di verdura e frutta è importante, ma lo è altrettanto la riduzione degli alimenti iperacidificanti, in primis le proteine animali, come per esempio la carne. Solo riducendo gli alimenti acidificanti e aumentando quelli alcalinizzanti è possibile ridurre o arrestare i fenomeni di impoverimento tissutale. Occorre limitare il consumo di verdure ricche di acido ossalico o l’eccessivo uso di frutta acida in soggetti sensibili.

IMPIEGO OPPORTUNO DEGLI ESTRATTI

Altro sistema interessante, e dai risultati più rapidi, è l’impiego degli estratti. Tale soluzione apporta notevoli vantaggi, come ad esempio di non sovraccaricare l’organismo di fibre con conseguenti fastidi quali gonfiori, irritazioni del colon, flatulenza, minor assimilazione di minerali e altri importanti nutrienti. L’estratto va preparato e bevuto all’istante per minimizzare i fenomeni ossidativi, estremamente aggressivi su alimenti che presentano ampie superfici esposte all’aria. Ideale è l’estratto di una mela e 3 carote, o di una fetta d’ananas e 3 carote. Già il primo giorno si ha una risalita del pH, che nel giro di quattro giorni arriva a un valore mattutino discreto (tra 6,4 e 6,8) e nel corso della giornata si mantiene costantemente attorno a un pH 7, con punte fino a 7,28.

SUCCO DI LIMONE E SUCCO DI AGRUMI IN PRIMA LINEA

Nelle iperacidosi croniche, con pH urinario mattutino attorno a 5, una supplementazione di citrati per almeno un mese (specie succo di limone), consente una importante ricarica di basi per i sistemi tampone dell’organismo, apportando numerosi benefici alla persona. Tra gli effetti più comunemente riscontrati, miglioramento di sfoghi cutanei ribelli alle cure, diminuzione dell’aggressività o irritabilità, miglior rendimento fisico, miglioramento di alcuni parametri di laboratorio (acido urico).
Questi pochi dati riportati, mostrano comunque l’utilità e la possibilità reale di intervenire nel caso, molto frequente, di iperacidosi tissutale.

MICOSI SUPERFICILI, CUTANEE, SOTTOCUTANEE E SISTEMICHE

Le micosi sono malattie causate da miceti, ovvero da funghi microscopici .Colpiscono la pelle in svariate forme superando la resistenza delle barriere immunitarie naturali. Le micosi superficiali colpiscono lo strato più esterno della pelle. Le micosi cutanee colpiscono l’epidermide e provocano una reazione immunitaria che può portare ad evidenti alterazioni della pelle stessa. Le micosi sottocutanee o funghi penetrano attraverso tagli o ferire della pelle. Danno origine ad un processo infiammatorio che cronicizza. Vengono colpiti gli strati più profondi della pelle fino ad interessare i muscoli. Le micosi sistemiche possono essere causate da patogeni primari o da deficienza immunitaria da parte di patogeni opportunistici.

DEBILITAZIONI DEL SISTEMA IMMUNITARIO

Il sistema immunitario è debilitato in caso di malattie come cancro, alterazioni profonde della flora batterica intestinale e terapie immunosoppressive. Anche il regime alimentare e la dieta possono essere responsabili di micosi. Una dieta troppo ricca di zuccheri o di alcolici o di formaggi fermentati. Carenza di Vitamine e Sali minerali. Alterazione della funzionalità epatica. Terapie farmacologiche come antibiotici e cortisonici. Utili le vitamine naturali A, C ed E, nonché i minerali Selenio, Zinco, Cromo, Manganese e Rame.

PITIRIASI VERSICOLOR O FUNGO DI MARE

Cos’è la pitiriasi versicolor? Come curarla? Ecco alcuni rimedi naturali. La pitiriasi versicolor, chiamata anche tinea versicolor o fungo di mare, è un’eruzione cutanea causata dai lieviti (funghi) che vivono sulla pelle. Si manifesta perlopiù su spalle, schiena e petto, talvolta anche nelle unghie delle mani o dei piedi. La pitiriasi versicolor si presenta con delle macchie di colore diverso rispetto alla zona circostante, possono essere bianche, rosa, rosse o marroni e non si abbronzano come il resto della pelle. A volte è possibile avvertire prurito. Non si tratta di un disturbo contagioso. Può colpire chiunque, ma solitamente è più frequente nei giovani.

FATTORI DI RISCHIO

I fattori di rischio per la sua comparsa sono rappresentati da pelle grassa, clima caldo e umido, sudorazione eccessiva, sistema immunitario debole. Come curarla? L’unione di acqua e bicarbonato rappresenta una delle soluzioni più note, valida per ridurre le dimensioni dell’eruzione cutanea. Altri rimedi naturali con effetto antibatterico e antimicotico da applicare sulla zona interessata sono il sapone allo zolfo, gel di aloe vera e tea tree oil. Trattamenti a base di erbe possono rivelarsi utili per calmare il prurito. Le erbe più indicate a tale scopo sono iperico, fiore di calendula, cerastio e verbasco. Un altro potenziale alleato è la farina di avena, vista la sua azione calmante sulla pelle, da aggiungere nell’acqua quando ci si fa il bagno.

CONCLUSIONI PRATICHE

Per concludere, non è affatto il caso di disperarsi. Ognuno di noi è diverso da tutti gli altri e differisce persino da se stesso. Se il pH dei tessuti e del sangue ha particolari esigenze da rispettare, quello delle urine esprime conseguenze logiche e consequenziali, per cui ci sono maggiori margini di tolleranza. Piano invece con i gruppi sanguigni, con l’eccesso di legumi conservati ed anche con l’uso intensivo di alghe e di clorella. Le alghe fanno bene ma non si deve esagerare. Basilare invece puntare alla vitalità, alla acquosità, alla sobrietà ed alla digeribilità dei cibi.

Valdo Vaccaro