PROTEINOMANIA E DISBIOSI INTESTINALE

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Gli enormi danni provocati da tutti i tipi di carne, bianca, rossa o grigia

Le proteine animali tutte sono veleno e niente altro che veleno per il corpo umano, indatto a disgregarle, ad assimilarle e smaltirle con modalità innocenti e tempi veloci.
Le carni tutte, crude e cotte, selvatiche o di allevamento, biologiche e non, bianche-rosse-grigie, di animali terrestri-marini-lacustri, di animali maschi, femmine e bambini, arrecano sempre e in ogni caso danni enormi a un organismo umano non disegnato, non pianificato, non attrezzato per quel tipo di materiale. Chi vuole maggiori dettagli sui danni specifici, li trova su diverse altre mie tesine, ed in particolare L’avvelenamento e il doping da carne e La bellezza del ritorno alla natura.

Cosa si nasconde sotto i 60 grammi di proteine al giorno raccomandati oggi nelle università

Si insegna tuttora nelle università che il fabbisogno minimo giornaliero è di 60 grammi di proteine per un individuo medio di 70 kg di peso, quando in realtà la dose di sicurezza è di 10-20 grammi, forse meno, riconosce il dr Giuseppe Nacci nel suo magnifico testo Diventa Medico di Te Stesso.
Aggiungiamo che, nei 60 grammi citati, che appaiono non solo nelle dispense e nelle lezioni dei vari docenti, ma in tutti i testi sacri degli atenei italiani e stranieri, comandati come sempre a bacchetta non certo dalla ricerca o dalla scienza ma da Rockefeller, dalla Monsanto e dalla Smithfield, quando si dice proteine si intende proteine nobili, provenienti cioè da magnifici luoghi chiamati macelli.

Mezzo secolo di inquadramento macellatorio e bidodicistico

La pazzia e la demenzialità della chiesa medica americana, odiosa inquadratrice e colonizzatrice del mondo intero dal dopoguerra in avanti, è provata inequivocabilmente da mezzo secolo di proteinomania e di bidodicismo, stampigliati su documenti che stanno nelle mani di tutti i ministri e i sottosegretari dei vari dicasteri della salute succedutisi negli anni, ma anche dalle direttive, dalle tabelle e dalle piramidi alimentari che hanno circolato nelle bacheche delle Usl, degli ambulatori pediatrici ed ospedalieri del nostro paese. La FDA, senza un minimo ritegno e senza un minimo senso di colpa per milioni di persone mandate anzitempo in ospedale e in cimitero, raccomanda oggi 60 grammi al giorno come quota minima, e acqua in bocca su quanto raccomandava ieri l’altro nel 1970 (300 grammi al giorno) e su quando raccomandava ieri nel 2000 (150 grammi al giorno).

Acqua in bocca per le ipocrisie e gli scheletri nell’armadio della FDA, mantenuti tuttora in piedi come se niente fosse

Acqua in bocca anche per le quote minime di vitamina B12, spostate abusivamente, con la solita arroganza macellaia, senza chiedere il permesso a nessuno, dal limite ufficiale di 80 pg/mL della WHO (World Health Organization), oggi collusa ovviamente con la FDA, a quello odierno di 157 pg/mL.
E acqua in bocca (non c’è il due senza il tre) per le quote minime di vitamina C, scaraventate in basso a 40-60 mg, quando tutte le fonti trasparenti e affidabili raccomandano quote minime da 6 a 15 volte più elevate.
Stesso discorso per i folati (vitamina B9, ovvero la B12 dei vegetali), sottovalutata e
sottostimata, in quanto non proveniente dai mattatoi.
Ma si sa che vitamina C e cobalamina sono in rapporto antitetico di tiramolla, se aumenti l’una devi abbassare l’altra, se spingi la gente al negozio ortofrutta la devi togliere automaticamente dal negozio del macellaio e da quello del salumiere.

La docente più affidabile rimane paradossalmente la dottoressa Mucca-al-Pascolo

Qualcuno non si accontenta delle cartastre e dei titolastri in mio possesso, che mi danno un minimo di presentabilità nel mondo sofisticato ed arrogante del nutrizionismo e della salute.
Qualcuno vorrebbe che io potessi citare non più l’Università degli Studi di Trieste (che onestamente non è affatto scadente) e tutto il resto, ma la Normale di Pisa, o gli atenei di Padova e Bologna, o magari quelli di Cambridge ed Oxford.
Rispondo che sono pronto a spretarmi di ogni referenza e a dichiararmi stitolato e analfabeta, visto che mi basta ampiamente la lezione super-educativa della docente più brava, affidabile, trasparente ed avanzata del pianeta, che si chiama Mucca.

Proteina non fa proteina

Dalle sue impeccabili lezioni didattico-pratiche all’aperto, ho appreso delle verità fondamentali che non trovano accoglienza sui tomi presuntuosi e corrotti degli atenei e delle auliche biblioteche umane.
Ho appreso ad esempio che latte non fa latte, ma che erba più aria e più sole fanno latte.
Ho appreso che carne non fa carne, ma che erba più aria e più sole fanno carne.
Fegato non fa fegato, sperma non fa sperma, sangue non fa sangue, proteina non fa proteina.
Tutto si fa per trasformazione di sostanze e niente si fa per sostituzione. Anche perché l’essere umano è un organismo complesso e vitale, e non un robot assemblato e rimpiazzabile a sezioni, stile lego.
L’esatto contrario di quanto blaterano le scuole nutrizionistiche della Nomenklatura.

L’impossibilità assoluta di andare in carenza proteica

La scienza igienistica americana indica 11-25 grammi al giorno di proteine esclusivamente vegetali, e lo fa da oltre 100 anni, senza indugi, senza correzioni e senza tema di essere smentita da nessuna responsabile autorità mondiale.
Diverse organizzazioni nutrizioniste americane, anche di sponda medica non-igienistica, hanno verificato che qualsiasi tipo di dieta crudista vegana, anche la più sbadata, anche la più estremista, garantiscono una quota di 25 grammi al giorno di proteine, per cui non esistono nel modo più assoluto pericoli di carenza proteica, in nessuna ipotesi e nessuna circostanza.
Carenze vitaminiche e carenze minerali sì, carenze caloriche pure, scompensi ormonali anche.
Ma niente che si possa chiamare carenza proteica.

Da dove spunta la quota igienistica di 11-25 grammi soltanto?

Perché mai 11-25 grammi? Perché 11 grammi è la quota adatta a far sviluppare il bambino umano nel periodo post-svezzamento, mentre 25 grammi sono il tetto massimo oltre il quale si scatena il fenomeno più disastrante e patologico che riguarda il corpo umano, e che si chiama acidificazione del sangue, che non può per nessun motivo al mondo muoversi dal valore pH alcalino di 7.30-7,50.
Oltre il limite dei 25 grammi giornalieri, le proteine causano acidità e costringono il sistema immunitario a mobilitare i minerali-tampone (calcio, sodio, magnesio, fosforo, potassio) sequestrandoli dalle ossa, e causando così artrosi ed osteoporosi.

L’eresia alimentare del carnivorismo umano

Le proteine animali poi fanno male persino sotto gli 11-25 grammi, in quanto costringono sempre i reni a produrre ammoniaca-tampone, che produce odore di ammoniaca nelle urine, e presenza di alti valori di creatina nel sangue, chiamata creatinemia.
La creatina è un aminoacido di ovvia provenienza carnea, al pari della cistina e della metionina, che portano alla micidiale omocisteina.
L’eccessiva produzione di ammoniaca produce una graduale, irreversibile ed inesorabile insufficienza renale, che diventa cronica man mano che si procede nell’eresia alimentare del carnivorismo umano.

L’osteoporosi, l’artrosi e le calcificazioni improprie

Questi sbilanciamenti del pH, combattuti umoristicamente con integratori e con cibi lattei, portano a cedimenti minerali architettonici, ovvero a formazioni di depositi ossei, di microstalattiti, di speroni, di calcoli e calcificazioni improprie all’infuori delle ossa, e nel contempo causano ulteriore osteoporosi all’interno delle medesime, rendendole fragili, rigide, gessose, friabili, con artriti che impediscono il moto e la flessibilità.
L’insufficienza di calcio e di magnesio organicati, sottolineo organicati, porta dunque alle artrosi, all’osteoporosi, alla rigidità ossea, alla perdita dell’originale flessibilità giovanile e al rallentamento dei movimenti.

I rimedi alle patologie di tipo osseo

L’unica soluzione per evitare e contrastare queste patologie consiste nell’incrementare la vitamina D (esposizione al sole ad ogni possibile occasione), nel curare maniacalmente la respirazione, e
nell’ assumere minerale organicato, specie calcio e magnesio, sempre e solo dalle fonti naturali della vegetazione (mandorle, sesamo, germe di grano, quinoa, miglio, riso nero, riso integrale, avocado, datteri, girasole, castagne, tarassaco, patate, patate dolci, banane, frutti di bosco, noci di cocco, bietole, cavolfiori, crescione, carote, ecc), nell’evitare infine sostanze distruttive come il fumo, il caffè, lo zucchero commerciale, gli aspartami, i sali inorganici, i farmaci e i vaccini tutti.
Il ripristino delle condizioni biochimiche equilibrate, cioè il recupero della salute, può richiedere 2 mesi in una persona giovane, ma 5-6 volte di più in una persona anziana e devitalizzata.

Alimentazione iperproteica e crisi intestinali

L’effetto più grave di un’alimentazione iperproteica è la disbiosi, ovvero la perdita dei germi fisiologici preziosi e utili, a vantaggio di germi dannosi ed estranei alla natura umana.
Con le proteine di origine vegetale non esistono problemi di sorta, mancando ad esse il corredo pregiudiziale delle cadaverine e delle putrescine della carne.
Ma con le proteine animali si assiste a un sovvertimento della flora batterica intestinale, che è una flora saprofita (saprofita significa di origini vegetali), responsabile dei fondamentali processi assimilativi delle sostanze vegetali.

Carne, B12 e zucchero, trio malefico che crea colibatteri putrefattivi e disbiotici

La disbiosi, ovvero la perdita dei germi buoni, è dovuta proprio alla compresenza nell’alimentazione di dannosi aminoacidi carnei, di pericolosa vitamina B12 e di zuccheri industriali concentrati.
Questi tre fattori rappresentano la fonte primaria della formazione di flora batterica cattiva e putrefattiva.
Indispensabile fare una netta distinzione tra proteine animali e vegetali, visto che, per le proteine vegetali (mandorle, noci, nocciole, pinoli, arachidi, cereali, semini vari), l’organismo umano è dotato di germi saprofiti in grado di gestire al meglio i residui proteici vegetali, privi delle derive putrefattive asfissianti tipiche della cadaverina.

Un campo da tennis chiamato intestino

L’intestino umano ha un volume di circa 6 litri e una enorme superficie di circa 400-600 mq, contro gli 80 mq del sistema polmonare e i soli 2 mq della pelle esterna.
In pratica abbiamo al nostro interno una superficie utile digestiva-assimilativa equivalente a un campo da tennis.
Tali incredibili dimensioni si raggiungono grazie ai milioni di villi intestinali che ampliano e moltiplicano la superficie assorbente dell’intestino.

Un esteso lume intestinale presidiato dalle stazioni linfonodali del sistema immunitario

Il creatore non poteva dimenticarsi di questa realtà intestinale e lasciarla priva di controlli.
Ecco perché dalla gola all’ano ha piazzato ben 150 stazioni linfonodali, veri pozzetti di purificazione tra un dotto e l’altro.
Queste 150 centraline sono importantissimi presidi di linfociti o globuli bianchi, atte a mantenere le difese immunitarie a ridosso del lume intestinale, che rimane l’area più delicata e critica del corpo umano.
È su questa immensa e insospettata superficie intestinale che si gioca la partita basilare tra salute e malattia, tra benessere e vita problematica.

La massa fecale si carica di batteri man mano che scende

La massa fecale, nella parte iniziale (alta) dell’intestino tenue (duodeno e digiuno), contiene circa
1 milione di germi per 1 grammo di escrementi.
Ma, scendendo verso il basso e verso il colon, raggiunge 10 milioni di germi/grammo.
Nella parte bassa del colon, in prossimità del retto, cominciano a formarsi colonie di germi della putrefazione, nella misura di 1-100 miliardi di germi per grammo di massa fecale.
Si tratta in questo caso di germi cattivi, non simbiotici ma disbiotici, non aerobi ma anaerobi (vivono e si sviluppano cioè in assenza totale di aria).

Con l’alimentazione sbagliata, di tipo carneo-zuccherino, si creano tutti i peggiori disastri

Questi germi anaerobi sono comunque da considerarsi normali e fisiologici finchè stanno nella parte finale del colon e finchè vengono evacuati regolarmente.
Ma, con l’alimentazione sbagliata, ricca di proteine e di glucosio, scarsa di acqua biologica e di fibre vegetali, sopravviene il fenomeno disastrante della costipazione e della stitichezza, per cui tali germi anaerobi tendono a moltiplicarsi esponenzialmente e a proliferare anche nella parte alta del colon, divertendosi a risalire, in compagnia dei miasmi putrefattivi, le zone alte dell’intestino tenue a loro vietatissime.
Diverticoliti, ileiti, malattie di Crohn e rettocoliti accompagnano immancabilmente questi stati di disbiosi caratterizzati dall’imperversare dei batteri anaerobi e putrefattivi.

Più che il batterio va combattuta la malattia mentale dell’uomo

Un esempio è quello dell’helicobacter pylori, che nello stomaco è causa non solo di riflussi e indigestioni, ma anche di gastriti e di ulcere gastriche.
Chiaro che non serve combattere il batterio, che rappresenta la conseguenza e non la causa, il sintomo e non la malattia.
Chiaro che serve combattere la malattia mentale dell’uomo, cioè quella che lo porta ad alimentarsi in modo folle ed irresponsabile.

Mai e poi mai il latticino dovrebbe finire nell’intestino umano

La caseina del latte e di tutti i latticini (grana, formaggi, yogurt, burro, besciamelle, cioccolato al latte, merendine al latte, pane al latte, ecc) aiutano enormemente a sottrarre ossigeno al tubo gastrointestinale.
Il latte umano è cibo di emergenza da limitarsi al periodo di svezzamento dei nostri piccoli.
Il latte bovino è cibo di emergenza ad esclusivo uso dei vitellini, sempre limitato alla fase dello svezzamento. Mai e poi mai tale lanzichenecco dovrebbe finire nel ventre degli umani, se solo gli umani avessero un pizzico di illuminazione e un briciolo di intelligenza in più.

Il sovvertimento dell’intestino porta ad allergie, celiachie e malattie autoimmuni

Il latte strozza e soffoca l’intestino incollando le pareti intestinali, ricoprendo i villi e appiccicandoli uno all’altro, riducendo enormemente la superficie assimilativa utile.
Chiaro che in questo modo si sovverte la situazione biochimica dell’organismo, si stordiscono e si decapitano le centraline linfatiche del sistema immunitario, si creano allergie, celiachie e malattie autoimmuni, si ubriacano le ghiandole endocrine e si deattivano recettori e termostati dell’ipofisi, della tiroide, del timo, delle adrenali e delle ghiandole sessuali.

Funghi e parassiti alla base di mille patologie, ma la malattia da curare sta sempre a tavola

I germi della putrefazione ne combinano infatti di cotte e di crude.
Aprono la strada ai funghi (candida albicans) e ai vari parassiti intestinali (vermi, tenie).
Intolleranze alimentari, allergie, e gran parte delle malattie autoimmuni hanno come unica e fissa causa l’alta presenza di parassiti intestinali (eosinofili, superori al limite massimo del 2%), e non certo i fantasiosi alibi inventati da una medicina sempre più allibita, disorientata e inconcludente, pronta ad alzare bandiera bianca in continuazione, accampando malattie batteriche, virali, ereditarie, lantaniche, idiopatiche, misteriose e cripto-genetiche.

L’alterazione delle pareti intestinali

Nelle allergie sono presenti le immunoglobuline IgE, che sembrano invece mancare nelle intolleranze alimentari.
Il dr Nacci, in netto contrasto con molti allergologi, ritiene che intolleranze ed allergie siano tutte riconducibili ad un unico quadro patogenetico chiamato squilibrio da disbiosi intestinale, dove i germi disbiotici e anaerobi non solo tolgono spazio ai batteri buoni, simbiotici e saprofiti, ma producono un altro doppio danno.
Da un lato aprono la strada a funghi e parassiti, come già accennato, e dall’altro alterano la permeabilità delle pareti intestinali rendendole vulnerabili alle tossine putrefattive.

L’importanza fondamentale delle vitamine E ed F (ovvero degli Omega-3 e degli Omega-6 di provenienza rigorosamente vegetale)

Questo accade a causa della carenza cronica di acidi grassi essenziali e vegetali tipo la vitamina E ( cioè l’alfa-tocoferolo (C29H50O), il beta-gamma-tocoferolo (C28H48O2) e il delta-tocoferlo (C27H46O2), che sono costituenti basilari della vitamina E, contenuta abbondantemente nei cereali integrali, nelle foglie verdi-scure, nella frutta da guscio e nei legumi, e tipo la preziosissima vitamina F (cioè l’acido linoleico ovvero Omega-6, l’acido alfa-linolenico ovvero Omega-3 e l’acido alfa-lipoico).
La vitalina F è contenuta in tutti gli oli vegetali estratti a freddo e da prodotti non-OGM (olio extravergine di oliva, olio di lino, di semi-zucca, di girasole, di sesamo, di mais, di vinacciolo, di colza, di palma).
Le umili mandorle, ma anche i pinoli, le noci e le nocciole, sono alimento primo in fatto di Omega-3 naturali ed assimilabili, a differenza degli Omega-3 ittici, da tonni-delfini-balene, carichi di tossine e di prostaglandine negative.

Le pesti bubboniche del passato sconfitte grazie alla vitamina C, alla B1 e alla B3

Perdendo la normale impermeabilità dei tessuti, le difese immunitarie sono stravolte e l’equilibrio immunitario risulta spezzato e compromesso.
Avendo smarrito finora la capacità di utilizzare tutti gli alimenti naturali, e si parla di 15-30 mila vitamine naturali in gran parte ancora da scoprire, la razza umana sta impedendo a se stessa molte possibilità di rivitalizzarsi e di auto-guarire velocemente da sola.
Non dimentichiamo che le grandi pesti bubboniche del passato furono l’orribile scorbuto, sconfitto poi con l’acido ascorbico o vitamina C, la mortale pellagra, debellata poi con la niacina o vitamina B3, e il micidiale beri-beri, scongiurato con la tiamina o vitamina B1.

Decine di migliaia di vitamine ancora da scoprire

Un mondo inesplorato e straricco di vitamine dunque, capace di portarci a livelli di salute mai visti.
Non potendo inseguire i micronutrienti uno per uno, che sarebbe anche scorretto, si deve puntare all’equilibrio sinergico delle sostanze.
Sapendo poi che vitamine e coenzimi vengono distrutti dal calore, si ribadisce la necessità di tornare alla natura e al crudo, ampliando il più possibile le fonti vegane di approvvigionamento, e rispettando in modo sacro e maniacale l’armonia delle acque, dei terreni, delle sementi naturali, degli animali e dei batteri che ci circondano in rapporto di simbiosi e di collaborazione.

La sconfitta definitiva della fame nel mondo

Se solo gli stati fossero retti da persone davvero sagge ed illuminate (brutta parola in questi tempi di scie chimiche), animate da scienza e da buona volontà, e non da coloni e vassalli degli accoppa-animali americani, la fame nel mondo verrebbe vinta nel giro di 5 anni, sradicando robinie e alberi sterili, e mettendo a dimora lungo fiumi, argini e ferrovie, tanti alberi di kaki, di nespole, di gumi (olivelli giapponesi), ciliegi, susini, meli, fichi, fichi d’India, lamponi e mirtilli, tutte piante non bisognose di trattamenti.
Campi di cereali non OGM, di carote, crucifere, patate, zucche, girasoli, cicorie, lattughe e legumi vari completerebbero l’assieme.

Più di qualcuno non è ovviamente d’accordo

Per le vigne, basterebbe un divieto governativo di sciupare l’uva facendone vino, con l’obbligo di consumare direttamente l’uva e il succo d’uva, e di seccare al sole i grappoli rimasti, riservando per legge alla vinificazione non oltre il 20% del raccolto.
Banani, avocadi, manghi, papaie e palme completerebbero il quadro nei paesi tropicali.
Non sono per niente d’accordo, e questo è ovvio, la Coca-Cola e la Pepsi-Cola, la McDonald’s, la Cremonini, la Pfizer, la Bayer, la Glaxo, la Nestlé, la Danone, i Consorzi del Parmigiano-Reggiano,
le Cantine Sociali, i prosciutti di Parma e di San Daniele, la Ferrero, l’Eridania, la Illy Caffè, l’Agroalimentare Italiano, la Casa Bianca e il Vaticano.
Ti pare poco?

Valdo Vaccaro

 

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

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3 commenti

  1. Perchè non viene mai nominato l'olio di canapa (cannabis)come alimento ricchissimo di omega-3 ed omega-6? Si conserva benissimo a temperatura ambiente più di altri olii vegetali, ha un prezzo equo per il suo valore intrinseco, ed ha anche un buon sapore.

  2. Nulla ho contro i semini di canapa e l'olio di canapa, che sono sicuramente ricchi di acidi grassi essenziali. Esistono anche altri semi ancora che non cito perchè non mi risulta che siano facilmente reperibili sul mercato, o perchè semplicemente non conosco nemmeno.
    L'importante è che si tratti di materiale reperibile, legale ed estratto a freddo (nel caso del relativo olio).

  3. Carissimo Valdo Vaccaro condivido pienamente , tutto quello che scrivi, ti auguro tante belle cose, con stima ,Calmanti Claudio