QUANTA FRUTTA MANGIARE AL GIORNO?

da 28 Lug 2015Dieta vegan-crudista

LETTERA  1

OTTIMI BENEFICI SU PESO E SALUTE GRAZIE AGLI SCRITTI SUOI, DI CAMPBELL E DI CHARLOTTE GERSON

Buongiorno Valdo, sono un attento lettore da ormai quasi un anno del suo blog e delle sue tesine, oltre che dei suoi libri. Grazie a tali scritti, nonché al libro di Colin Cambell ed a quello di Charlotte Gerson sul metodo Gerson, così come ad altri approfondimenti su rete, ho progressivamente cancellato dalla mia alimentazione la carne, intesa sia come carne animale sia come pesce, oltre che i suoi derivati. Ho tolto anche i cereali raffinati adottando simil-cereali come quinoa e grano saraceno ed a volte segale. Il tutto con ottimi benefici su peso e salute.

VOGLIO AMPLIARE LE MIE CONOSCENZE PER ESTENDERLE CON SICUREZZA A TUTTA LA FAMIGLIA

Premetto che non ho patologie ad oggi particolari. Sono anche donatore di sangue e ad ora sto bene. Sono interessato però ad un futuro sano e migliore per l’intera famiglia, e in particolare modo per mia madre, cardiopatica e diabetica.

QUANTA FRUTTA MANGIARE AL GIORNO?

Il mio forte dubbio è sulla quantità di frutta da mangiare al giorno, e non intendo sul peso o su Kilo-calorie, ma sulla prevalenza della frutta nei pasti. Essendo un amante della frutta e sposando la tesi che siamo uomini fruttariani e non onnivori, sono portato a mangiare prevalentemente frutta sia di giorno che di sera, con aggiunta di verdura a foglia verde, di tutta l’altra verdura, e moderatamente di alcuni semi oleosi. Inoltre alla mattina mi prendo un po’ di avena naturale con latte di avena senza zuccheri.

IL CONCETTO DI FRUTTA LA MATTINA E SOLO TRA I PASTI NON MI CONVINCE DEL TUTTO

Ma leggendo il suo Vitto Valdiano, ed ascoltando molte sue interviste su youtube, dove parla di alimentazione quando è in Italia, e seguendo le conferenze relative al metodo Gerson, spesso si evince che la frutta viene utilizzata solo alla mattina ed eventualmente fra i pasti. Molte poi sono le voci che indicano in un eccesso di frutta possibili problemi di diabete e alimentazione delle cellule tumorali.

È FORSE ESAGERATO MANGIARE FRUTTA SIA DI GIORNO CHE DI SERA?

Magari mi sono sbagliato nell’interpretare queste informazioni ed anche le sue interviste. Per questo le chiedo suo riscontro e, se ho sbagliato, non me ne voglia. Quindi la domanda è: quanta frutta possiamo mangiare? È forse troppo alimentarsi prevalentemente di frutta, come alimento preponderante nella giornata sia di giorno sia di sera, con aggiunta di vegetali e semi oleosi?
Sarei interessato ad un suo chiarimento e credo possa interessare molto anche ad altri come me tendenzialmente fruttariani, come dovrebbe essere la nostra specie. Grazie in anticipo.
Stefano da Monza

*****

RISPOSTA  1

Ciao Stefano. Quando si fanno affermazioni sul tipo di quella con cui hai concluso il tuo messaggio, “Tendenzialmente fruttariani, come dovrebbe essere la nostra specie”, è un po’ voler forzare la situazione verso le proprie condizioni, verso il proprio credo. Giusta o sbagliata che sia la frase, essa non manca di ingenerare qualche inutile tensione, qualche sensazione di polemica che potrebbe essere evitata.

Se proprio ci tenevi ad esprimere tale giudizio, era più giusto affermare che quella umana è una specie in continua evoluzione alimentare e comportamentale sulla base di vari ingredienti tipo gusti ed abitudini, tipo esigenze etiche ed estetiche, tipo necessità salutistiche ed economiche, tipo adattamenti climatici.

SICURAMENTE LA FRUTTA, IN SENSO AMPIO, È IL NOSTRO CARBURANTE ELETTIVO

Sappiamo benissimo che disegno interno dell’uomo, formula del suo sangue e altre caratteristiche biochimiche dimostrano ampiamente che il carburante elettivo e preferenziale della macchina umana sta nelle bacche e nella frutta, dove per frutta intendiamo anche frutta da guscio, pomi di terra come patate e patate dolci, topinambur, rape e ravanelli, frutta non dolce come pomodori, peperoni, melanzane, cetrioli e zucchine, e persino i frutti cosiddetti scherzosamente musicali come i legumi secchi.

PIÙ SENSO PRATICO E MENO UTOPIE INSOSTENIBILI

Ampliando la gamma fruttariana in senso lato si riesce almeno a rendere la categoria più vasta, più sostenibile e più personalizzabile, vale a dire meno utopistica e meno teorica. Tieni presente che c’è della gente che confina la frutta a pochissime varietà. Ci sono pure i melisti ovvero i fanatici della mela, e magari della mela rossa soltanto. Nulla ho contro le mele, soprattutto se sono di stagione. Ma se vengono conservate, irradiate e tenute a lungo in frigo, diventano un peso digestivo-assimilativo più che una autentica risorsa.

MENTALITÀ APERTA E DIETA VALIDA SIA NEL BREVE CHE NEL LUNGO PERIODO

Se davvero tu seguissi la mie tesine regolarmente, anche quelle ultime, ti accorgeresti che uso spesso le parole sostenibile e personalizzabile quando parlo di dieta. Non lo faccio a caso. Il problema esiste. Nel tuo messaggio non hai mai usato queste parole che sono addirittura più importanti delle etichette generali vegano e non-vegano. Se una dieta è elastica, concepita a mente aperta, adattabile nei vari climi e ai vari tipi di persone e di gusti, e se mantiene alcune caratteristiche basilari e rispettose dei nostri principi fondamentali del rispetto massimo possibile della vita altrui, tale dieta va benissimo nel breve e nel lungo periodo. Non ti tradisce e non ti lascia con le gomme a terra.

NIENTE ETICHETTE E NIENTE SCHEMI DOGMATICI

Da quanto sopra capirai che sono duramente contro ogni schema fisso e dogmatico e soprattutto sono contro ogni etichetta. Mi è stato chiesto se non sono vegano. Ho risposto che non sono vegano e non sono crudista, visto che non sopporto per niente l’etichettatura assurda e banale delle persone (vedi mia tesina “Il veganismo, le etichettature, le avvilenti malelingue e i magnifici sostegni“).

MEGLIO LA FRUTTA DI MATTINA, MA NESSUNO TI VIETA DI ASSUMERLA NEL POMERIGGIO O AL POSTO DELLA CENA

Quanto al discorso sulla frutta confinata soprattutto al mattino, esso esiste in rispetto al ciclo circadiano mattiniero dalle 4 am alle 12, che è un ciclo ripulitivo. Ma anche qui ci vuole flessibilità interpretativa. Se uno vuole accentuare la sua politica depurativa seguirà questo sistema, perdendo magari qualche chilo, con succo di agrumi o di melograno al risveglio d’inverno e con ciliegie-fragole-melone-pesche-uva al risveglio d’estate, con altra frutta a metà mattina e coi soliti pranzo e cena verduriani-crudi seguiti da un piatto energetico tipo minestrone, pasta, cereali, patate, legumi o altro. Se invece uno sente fame notevole di prima mattina, e intende pure aumentare di peso, oppure se sta in un albergo dove incluso nel prezzo gli offrono un magnifico buffet mattiniero, può comportarsi di conseguenza.

QUELLO CHE CONTA DI PIÙ È DIGERIRE BENE

Quanto poi alla frutta da assumersi lontano dai pasti o tra un pasto e l’altro, esso esiste in funzione della regola del digerire bene senza eccesso di fermentazioni, per cui il frutto è oro a stomaco vuoto ma diventa ottone mescolato alle verdure o ad altri cibi, salvo che non appartenga alla ristretta cerchia dei non-fermentanti come mele, ananas e papaia.

SUCCO ZUCCHERINO E SUCCO VERDE

Più che parlare di frutta, parlerei di succo ad alto tasso di acqua biologica, misto a sostanza zuccherina naturale e a materiale alcalinizzante e minerale-vitaminico-ormonale, che sta nella frutta matura di stagione. Più che parlare di verdure, parlerei di prezioso succo verde di clorofilla fresca, stracarico di minerali e di enzimi. Sostanze preziose e cariche di forza elettromagnetica solare che si riflette fedelmente sulla scala vibrazionale-radiante Angstrom della scala Simoneton.

I PRINCIPI VANNO RISPETTATI, MA GLI SCHEMI NO

A questo punto, fatte queste lunghe ma necessarie premesse, mi riesce più facile dirti che le tue domande non sono giuste, oppure non sono formulate nel modo corretto. Mangiare frutta in ogni momento della giornata e non solo di mattina per chi ha tendenze soprattutto fruttariane? Certo che si può fare. Dipende dalla fame, dipende dal clima, dipende dal tipo di frutta a disposizione. L’importante è non cadere nei trabocchetti degli schemi. Gli schemi sono sempre e solo indicativi, per cui vanno interpretati, adattati e personalizzati. Presi come sono ed applicati danno pessimi risultati. Questo vale per tutti gli schemi, anche per i miei ovviamente. I principi fondamentali della innocenza dei cibi, della sobrietà dei cibi, della loro digeribilità massima e dei costi digestivi ridotti al minimo valgono sempre e vanno rispettati, ma gli schemi no.

DIALOGARE COI SENSORI DELLA FAME E QUELLI DELLA SETE

Quanta frutta mangiare al giorno? Anche qui non ci siamo. Dipende tutto dalla singola persona e dalle sue reali esigenze caloriche, gustative e salutistiche, che sono estremamente variabili. Ci sono al mondo 7 miliardi di persone? Esistono dunque 7 miliardi di casi diversi. La gente deve imparare a sfruttare i meccanismi che possiede, deve dialogare con se stessa, deve ascoltare i propri sensori di fame e di sete. Non mettersi alla guida e condurre la propria vettura con volante, freno e acceleratore soltanto, dimenticandosi che c’è pure un freno a mano e c’è persino un cruscotto con tanti indicatori, oltre che un manuale istruzioni che nessuno si prende cura di leggere.

Valdo Vaccaro

*****

LETTERA   2

NESSUNA VENA POLEMICA E NESSUNA PRETESA DI GENERALIZZARE

Grazie mille Valdo per la risposta, faccio tesoro dei tuoi consigli molto utili. Ci tengo a precisare che il mio scritto era sereno e senza alcuna velata polemica. Probabilmente mi sono espresso male io.
Il “Tendenzialmente fruttariano” da me scritto aveva l’obbiettivo di spiegarti, obbiettivo mal riuscito da parte mia e me ne scuso, di spiegare che se fosse per me mangerei frutta quasi tutto il giorno, amandola e traendone spesso grandi benefici. Quindi questo discorso era personalizzato sulla mia persona e non per classificazioni generaliste.

MI CHIEDO PERCHÉ NON SUGGERITE MAI UN PRANZO A SOLA FRUTTA

Il mio dubbio, ecco perché la domanda quando e quanta frutta mangiare al giorno, nasce dal fatto che leggendo vari scritti, tra cui il tuo libro, non mettete mai frutta come pasto completo a mezzogiorno, nel senso di mangiare a mezzogiorno solo frutta, di cui solo un frutto o due per il pasto senza aggiungere altro. Lo stesso Gerson, di cui ho letto alcune tue tesine dove pur apprezzando in linea generale comunicavi che non condividevi nella totalità il suo metodo, non mette la frutta come unico pasto completo da fare.

FA ECCEZIONE LA DIETA DEA AD ALTA ENERGIA CON PRANZO FRUTTARIANO E CENA VERDURIANA

L’unico scritto è di Marco Urbisci (DEA – dieta energia alta) dove consiglia di giorno di mangiare solo frutta ed alla sera verdure con aggiunta di pochi semi o avocado, non eccedendo essendo ricchi di proteine. Inoltre spesso si legge di limitare la frutta in quanto i suoi zuccheri potrebbero favorire la crescita tumorale. Ecco perchè mi chiedo la motivazione di questa scelta da parte vostra, che magari sottointende un messaggio che non riesco ad interpretare.

CONDIVIDO L’IDEA DI NON SEGUIRE REGOLE TROPPO PRECISE E QUASI-DOGMATICHE

Ma ora dalla tua risposta ben capisco e condivido che è meglio non seguire regole così rigide, dalle quali anche io nella vita spesso fuggo, ma di usare una mentalità aperta sperimentando e provando su me stesso per adattare al mio corpo ciò che è meglio, sempre all’interno dei principi fondamentali che anche tu hai ricordato. Ti ringrazio pertanto per il suggerimento che ben apprezzo e di cui farò tesoro.
Grazie ancora per la cortese e pronta risposta. A presto.
Stefano

*****

RISPOSTA   2

NON SONO IL TIPO SUSCETTIBILE CHE REAGISCE E SCATTA AD OGNI MINIMA SOLLECITAZIONE

Ciao Stefano. Non ho mai pensato a tuoi intenti polemici, ma ho voluto solo enfatizzare sulla necessità di non essere troppo rigidi, cosa che del resto hai perfettamente acquisito. Per principio sono ottimista sulle persone, in linea coerente con la regola del pensare in positivo. In realtà, mi risulta di aver approvato in più di una occasione qualcosa di simile alla DEA, con frutta a pranzo e verdure più semi a cena, o anche viceversa, solo che tali versioni sono disperse tra le varie tesine e non stanno in un titolo specifico.

NELLA SCIENZA DELLA SALUTE LA DIETA È IMPORTANTE, MA NON RAPPRESENTA L’ASPETTO TOTALIZZANTE DELLA QUESTIONE

Parlare in dettaglio di uno schema, qualunque esso sia, compatibile o no con Gerson o con altri autori di ieri o di oggi, non fa parte poi del mio metodo. L’igiene naturale non è riducibile a una dieta alimentare soltanto, ma piuttosto a un sistema salutistico globale, dove l’alimentazione è parte integrante di una serie coerente e complessa di punti-chiave o di principi salutistici ed etici che spesso definisco pacchetto-salute Health Science.

A DOVERSI PREOCCUPARE DELLA TUMOROSITÀ CORPORALE E MENTALE SONO I CONSUMATORI SERIALI DI SALUMI E DI FRUTTA DEL MACELLO

Non esistono, e questo lo devo chiarire, altre motivazioni riservate o segrete per non approvare un discorso fruttariano che tutto sommato condivido e che so essere ottimale e funzionante, a patto di avere a disposizione una scelta adeguata in qualità e quantità. Il discorso sulla crescita tumorale favorita dalla frutta non sta poi né in cielo né in terra, e comunque non lo condivido e ne sottolineo semmai la totale assurdità. Non ci si ammala coi frutti innocenti di Madre Terra, salvo che non siano stati spruzzati in modo farabutto ed irresponsabile da persone che non definirei agricoltori o coltivatori, ma soggetti senza scrupoli e senza rispetto per l’ecologia e per la salute di uomini, piante e animali.

Valdo Vaccaro

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Scritto da Valdo Vaccaro

Valdo Vaccaro, classe 1943, è ricercatore indipendente, divulgatore e filosofo della salute. Da sempre ha fatto della dieta vegeto-crudista tendenziale, dell’amore per gli animali e la natura un modo di essere e uno stile di vita, in tutta autonomia e libertà. Valdo ha tenuto centinaia di conferenze in giro per l’Italia e nel mondo trattando vari temi tra cui salute, etica, attualità e altro ancora. Al momento, oltre all’attività sul blog, è direttore scientifico e docente della HSU – Health Science University, la prima scuola di Igienismo Naturale Italiana.

DISCLAIMER
Valdo Vaccaro è orgogliosamente NON-medico, ma igienista e libero ricercatore. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni presenti su questo sito hanno solo scopo informativo, non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

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Commenti

60 Commenti

  1. Francesco

    Tutto dipende, come dice Valdo, dal tipo di personalizzazione dello schema. Se si pone l'accento sul suo carattere frugivoro (in particolare fruttariano) e dunque sulla negazione di quello granivoro, allora è evidente che un chilo di frutta al giorno non può bastare a nutrirci, bisogna stare sui due chili e oltre. Se, al contrario, il carattere frugivoro diventa meramente sussidiario posto che lo schema è piuttosto centrato sugli zuccheri dei cereali o simil tali, allora il quantitativo di frutta potrà aggirarsi attorno al chilo o anche meno. Ma il punto forse, caro Valdo, è che chi arriva all'igienismo vuole in genere avere dritte e indicazioni precise proprio su come personalizzare la sua dieta. D'accordo che occorre in qualche modo personalizzare, ma c'è appunto modo e modo di farlo ed è quindi legittimo che uno si chieda come farlo, con quali criteri fare le sue scelte. Scegliere, tu dici, ascoltando il proprio corpo, coi suoi segnali i suoi gusti ecc. Giusto, ma solo in teoria. In pratica invece sappiamo quanto questo criterio sia insidioso: i primi sintomi della detox, provocati dal consumo di frutta, ci spingono in genere verso un rifiuto della frutta, quindi che facciamo in questo caso? ascoltiamo il corpo e buttiamo la frutta? Non mi sembra una brillante soluzione. La corretta soluzione del problema della personalizzazione, secondo me, può essere suggerita solo dalla corretta soluzione del problema della detox. L'importante è portare in porto la disintossicazione e dunque la guarigione: se questa può avvenire anche mantenendo una quota importante e significativa di cotto e di cereali, allora nulla in contrario a una personalizzazione centrata sui due pasti cotti (cereali e legumi compresi) e su un ruolo marginale della frutta. Se al contrario il processo di detossificazione risulta oggettivamente impedito dalla presenza dei cereali nella dieta, allora è evidente che si dovrà spianare la strada alla detox anche a costo di eliminare i cereali (mantenendone al più un uso sporadico), e in questo caso il solo modo corretto per farlo è di ricorrere massivamente alla frutta (dai due chili in su). Questo, secondo me, è il modo corretto di sciogliere il nodo della personalizzazione.
    La mia personale esperienza in fatto di detox è la seguente: chi, come me e certamente tanti altri, soffre di qualche problema di intolleranza metabolica nei confronti dei cereali, non riuscirà mai a condurre a compimento il processo di disintosicazione se non eliminando i cereali dalla dieta. Tolti questi ultimi, tutto si rimette pian piano a posto, come per miracolo. A quel punto bisogna mangiare frutta, tanta frutta, non c'è via di scampo.

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  2. Devis

    Secondo Ehret, la frutta è la prova del fuoco: chi riesce a cibarsi esclusivamente di frutta senza manifestare alcunché sintomo di detox è in pratica ormai libero dei residui malsani di una passata dieta onnivora. Questo è il punto; è sicuramente vero che il nostro sistema digestivo è concepito per una dieta prevalentemente fruttariana, ma chi più chi meno deve fare i conti con uno stock di materiale tossico accumulatosi in anni e anni di scellerate scelte alimentari che viene ora intaccato dal cambiamento radicale di dieta. Il potere solvente della frutta è massimo, le verdure agiscono in modo più delicato. Questo è quello che dice Ehret.
    Cereali si, cereali no, eterno dilemma. Ehret consiglia di eliminarli. Io penso che questi vanno intesi come un cibo intermedio, non “puri” come la frutta, ma non pessimi quanto la carne. Io ne ho ridotto l’uso di molto ma per varie ragioni non penso di eliminarli del tutto, anche per ragioni pratiche. Io ho imparato a considerarli come una sorta di sostanza modulante che rallenta ma non blocca la detox, chiaramente se utilizzati con criterio, per esempio preferendo quelli privi di glutine.

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  3. Francesco

    Questo è quanto vale per te, Devis, per molti altri invece questo compromesso coi cereali non è proprio possibile, non resta che la loro eliminazione. In questi casi è una questione di metabolismo, non c'è nè fattore climatico nè praticità che tenga: se vuoi star bene, che ti piaccia o no, che faccia freddo o caldo, devi fare a meno dei cereali e spostare il baricentro sulla frutta. Poi se fa freddo ci si potrà scaldare con della verdura cotta, o semplicemente con una tisana, funziona lo stesso, senza bisogno del piatto di pastasciutta.

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  4. Francesco

    Ovvio che rimane sempre un margine discrezionale di scelta circa il modo di alimentarsi: chi tollera i cereali può quindi optare per un menù frugivoro (o addirittura fruttariano), al fine di sperimentare una detox più profonda e radicale e quindi un più alto livello di salute; come del resto chi è intollerante ai cereali può continuare imperterrito a tenerli nella sua dieta, consapevole o meno che sia dei negativi effetti sul processo di detox e dunque sul proprio stato di salute. Ma quando la scelta dello schema alimentare sia fondata sul criterio dello star bene, allora ci tocca fare i conti con la detox, e questa, se abbiamo problemi d'intolleranza ai cereali, non ci lascia margini di scelta: se vogliamo che il processo di detossificazione venga portato a buon fine, non ci resta che rinunciare ai cereali, qui non c'è più nessun margine di scelta se si vuol guarire.

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  5. Marco94

    Caro Francesco penso che l'organismo con la guarigione (detox) acquisisca una maggiore tolleranza ai veleni. Perché è così: siamo circondati da veleni, inquinamento, sostanze urticanti, saponi, punture di insetti, infezioni batteriche e virali. Per fortuna abbiamo la straordinaria capacità guaritiva del nostro organismo (salvo poi andare a Lourdes e credere nel miracolo della guarigione).
    Quindi puoi metterti l'anima in pace: non ti avveleni mangiando cereali o un po' di carne purché mantenga una consistente quota di frutta. Una provocazione: come reagiresti oggi al consumo di piccole quantità di tali alimenti? Penso che il tuo rifiuto sia anche una questione psicologica. Ortoressia? Forse.
    Nessun animale si pone certi problemi, solo noi igienisti. Non ho mai visto un cane rifiutare del pane o un gatto del latte di mucca. Ma chi poteva immaginare che un gatto potesse bere del latte di mucca? Perché l'uomo glielo ha dato! È chi poteva immaginare che l'uomo si andasse prelevare il latte dalle mammelle della mucca privandola del suo vitello?? Boh nessuno.

    Rispondi
  6. arvo

    Marco scusami ma quello che dici, se non ho capito male, è un pò contorto. Se ti metti a mangiare carne e cereali dopo anni di dieta rigorosa (crudismo) rischi che il tuo organismo all'inizio si ribelli e reagisca detossificando anche energicamente. E se insisti ti devi probabilmente poi accontentare di un grado minore di libertà dai veleni. Ciò comporta anche meno energia disponibile rispetto a quella che avresti se fossi rimasto alla dieta originaria. Col tempo la tua resistenza ai veleni potrebbe poi cambiare in peggio. Circa gli animali è bene distinguere quelli domestici da quelli selvatici e dunque liberi. Questi ultimi vanno per istinto. Quelli domestici sono stati abituati con i cibi cotti e non giurerei più sulla giustezza dei loro gusti alimentari. Non è che quello che piace è di necessità giusto. Esistono vizio e perversione dei gusti. L'essere umano va generalmente pazzo per i dolciumi, specie i bambini. Io all'epoca ne consumavo quantità strabilianti. Oggi si scopre che lo zucchero è uno dei principali responsabili della pressione alta e non solo del diabete e della demineralizzazione dell'organismo. I recettori organici che lo reclamano sono gli stessi di eroina e cocaina. Gli esseri umani devono assolutamente porsi i problemi rispetto a ciò che è lecito e ciò che non lo è. Chi non lo fa cavalcando il diritto di libero arbitrio ne paga le conseguenze in termini di salute. Non che debba stare automaticamente male, ma certamente si troverà in condizioni peggiori di quelle che sperimenterebbe mangiando cibo più appropriato.
    Comunque c'è anche la possibilità che io non abbia compreso bene quello che volevi dire.

    Rispondi
  7. Devis

    Si, Francesco sono perfettamente d'accordo su quanto dici. D'altra parte a mio avviso tutte le teorie cadono nel vuoto alla prova dei fatti. Tu raccomandi una totale eliminazione dei cereali perché in tal modo hai ottenuto risultati straordinari in termini salutistici. Infatti ho anche scritto che secondo la mia opinione un uso avveduto dei cereali limita il processo depurativo ma non lo interrompe, quando invece la frutta non limita proprio niente, apre le dighe, per così dire accelerando eminentemente la detox, in ragione chiaramente della quantità assunta. Tieni presente che per un decina d'anni sono stato macrobiotico, per cui ti puoi immaginare le quantità colossali di cereali che ho consumato. D'altro canto nello stesso periodo la quota di cibo animale è sempre stata minima, per lo più pesce e raramente uova. Non oso immaginare se in quel lasso di tempo invece di approdare alla macrobiotica fossi rimasto ancora impantanato nell'onnivorismo.
    Avevo poco più di vent'anni ed ero ormai una palla di lardo in continua espansione, goffo, sempre stanco e depresso, con dolori alle articolazioni, un raffreddore cronico che mi obbligava a passare gran parte delle giornate col fazzoletto in mano. Si, stavo piano piano diventando un invalido. Per colmo dell'ironia dalle analisi a cui mi sottoponevo non risultava nulla fuori dalla norma, era tutto a posto. Ma per me a posto non c'era proprio niente per cui cominciai a cercare di capire. Andai da una naturopata che mi trovò effettivamente malconcio: trovò infiammazioni in diversi organi e intolleranze a svariati alimenti. Da lì cominciò il mio nuovo percorso.
    Ritornando a quanto detto prima, ribadisco che i cereali sono un cibo contradditorio. Se si vuole puntare il massimo bisogna arrivare ad eliminarli, le tante testimonianze di frugivori di lunga data, come quella di Francesco parlano chiaro, non ci sono dubbi. Però è anche vero che molti non si sentono ancora pronti, per una scelta così radicale. Le circostanze di ognuno sono sempre diverse.

    Rispondi
  8. Francesco

    Non c'è nessun rifiuto psicologico dei cereali da parte mia, Marco, anzi mi piacciono ancora molto e infatti sporadicamente ne mangio: pizza ogni tanto, qualche piatto tipico, come polenta e funghi, pasta e fagioli o riso (o saraceno) coi carciofi ecc. Non mi faccio mancare nulla, stai tranquillo, a parte la carne e altri prodotti di origine animale.
    Quanto alla mia tolleranza tossiemica, la mia è certamente inferiore a quella conferitami da madre natura, visto che mi sono state asportante importanti difese immunitarie, come le tonsille, le adenoidi, l'appendice, cosa non da poco, di cui debbo ovviamente tener conto.
    Quanto infine all'esempio degli animali, che secondo te dovremmo seguire, mi sa che caschi proprio male: in natura gli animali mangiano il loro cibo preferito o d'elezione, a meno che stiano morendo di fame; gli animali domesticati invece, dipendendo quasi in toto dall'uomo per il cibo, mangiano quel che noi gli propiniamo, compreso il latte di mucca al gatto e il pane o la pasta al cane. E i risultati infatti si vedono: cani e gatti hanno le nostre stesse malattie degenerative, risultato di una dieta degenere.
    Quindi riassumendo, nulla in contrario a qualche "piccola" trasgressione, non sono un fanatico purista: quanto alle proporzioni di questa "piccola" deviazione dalla norma, è questione personale, in dipendenza dal proprio grado di tolleranza, sia innato che acquisito (ad esempio per asportazione dell'appendice), dei cibi non previsti da madre natura. Naturalmente c'è spazio per fare ancora meglio, ossia limitarsi al nostro cibo d'elezione anche là dove sia in qualche misura tollerato un cibo diverso: uno spazio che talvolta utilizzo, ma non ossessivamente, ma che più spesso tengo come margine di compromesso.

    Rispondi
  9. Francesco

    Interessante la tua storia, Devis, complimenti per i tuoi successi nella lotta contro le degenerazioni dietetiche di ogni risma.

    Rispondi
  10. arvo

    Visto che qui si parla di quanta frutta mangiare al giorno, una mia amica vegana da oltre 20 anni ha la risposta giusta : niente! Giusta per lei ovviamente. Tra le 5 diete macrobiotiche Pianesi ha scelto la quinta, la più radicale. Dieta che loro chiamano "stretta" o curativa. L'esclusione rigorosa di ogni prodotto animale non la salva però da influenze varie (compresi i figli) che per es io non ho mai. Poi qualche tempo fa con sua grande sorpresa ha scoperto che ha calcificazioni diffuse e che questo le impediva di risolvere una infiammazione saltata fuori dopo uno sforzo fisico. Mi raccontava di come ci fosse rimasta male, perché non se lo aspettava. Il marito invece sta combattendo da settimane contro un'infiammazione del nervo sciatico che non gli permette di camminare. Rifiutando anti infiammatori e cortisone sta attendendo una risonanza magnetica. Mentre con lei non sono riuscito ad approfondire perché ad un certo punto cambiava discorso nascondendo a fatica l'irritazione, prossimamente andrò alla carica con lui chiedendo spiegazioni e domandando quali siano le cause di questa situazione e se per caso non ci sia qualcosa di sbagliato nelle loro scelte settarie ed ottuse. Li attendo al varco. Me ne uscirò subito con un :"non mi sembrate lo specchio della salute!" Infine quando passai al vegan crudismo lei commentò malevola :"Le diete si valutano col tempo….alla lunga". Diciamo allora che il tempo non mi sta dando tutti i torti. A loro invece…..

    Rispondi
  11. Marco94

    Vedo gabbiani rovistare nell'immondizia mangiando chissà quali schifezze. Molti animali possono nutrirsi in modo scorretto quando sono a contatto con l'uomo. Ma solo l'uomo ha raggiunto un livello di consapevolezza tale da porsi tali problemi. Qualche anno fa avrei ingoiato 3 bei piattoni di pasta al sugo cotti e stracotti, raffinati, salati ecc… questo mi dice l'istinto. Oggi so di dovermi limitare. Quello che intendevo dire è che solo noi uomini possiamo decidere come alimentarci. Possiamo seguire l'istinto a patto però di non alterare troppo la natura degli alimenti.

    Rispondi
  12. Marco94

    Vedo gabbiani rovistare nell'immondizia mangiando chissà quali schifezze. Molti animali possono nutrirsi in modo scorretto quando sono a contatto con l'uomo. Ma solo l'uomo ha raggiunto un livello di consapevolezza tale da porsi tali problemi. Qualche anno fa avrei ingoiato 3 bei piattoni di pasta al sugo cotti e stracotti, raffinati, salati ecc… questo mi dice l'istinto. Oggi so di dovermi limitare. Quello che intendevo dire è che solo noi uomini possiamo decidere come alimentarci. Possiamo seguire l'istinto a patto però di non alterare troppo la natura degli alimenti.

    Rispondi
  13. Marco94

    Vedo gabbiani rovistare nell'immondizia mangiando chissà quali schifezze. Molti animali possono nutrirsi in modo scorretto quando sono a contatto con l'uomo. Ma solo l'uomo ha raggiunto un livello di consapevolezza tale da porsi tali problemi. Qualche anno fa avrei ingoiato 3 bei piattoni di pasta al sugo cotti e stracotti, raffinati, salati ecc… questo mi dice l'istinto. Oggi so di dovermi limitare. Quello che intendevo dire è che solo noi uomini possiamo decidere come alimentarci. Possiamo seguire l'istinto a patto però di non alterare troppo la natura degli alimenti.

    Rispondi
  14. Andrea

    Marco non ti addentrare nella "strada" istinto perché entreresti in un pantano…

    Rispondi
  15. Alessandro Quaglia

    Vorrei sapere il tuo pensiero Andrea

    Rispondi
  16. Andrea

    Il mio pensiero è che se dobbiamo guardare all'istinto, dobbiamo guardare a chi vive senza computer, dietologi, nutrizionisti, ecc…cioè le diverse tribù che non sono altro che la versione "selvatica" (chiedo scusa per il termine) dell'uomo occidentale. E che mangiano? Non vivono di frutta e verdure crude ma anche di animali (più o meno grandi e piccoli) e in alcuni casi anche di latte e latticini e usano il fuoco per cuocere gli alimenti.

    Rispondi
  17. Andrea

    Per quello dico che essere fruttariani é una scelta che io non condivido ma rispetto ma penso non si possa affermare che sia la dieta naturale dell'uomo proprio per quello detto nel post precedente.

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  18. Francesco

    l'istinto è il criterio di comportamento fornito all'animale da madre natura; per esser veramente tale l'istinto dev'essere totalmente immune dal raziocinio, altrimenti non è più la natura a decidere, ma è l'individuo a scegliere sulla base di criteri che possono essere diversi da quelli previsti da madre natura. Nell'uomo l'istinto è ridotto al lumicino, perchè nel suo caso predomina il raziocinio, quindi la facoltà di decidere in base ai criteri più disparati, spesso lontani e svincolati da quelli iscritti nei nostri antichi codici ormai dimenticati in fondo al cassetto: una facoltà che negli altri animali non esiste affatto. L'uomo moderno poi ha completamente perso ogni rapporto con la natura, il bambino viene cresciuto con una dieta che i genitori scelgono per lui non certo in base al loro istinto naturale, ma in base al modello alimentare vigente e sponsorizzato dal sistema. In queste condizioni il bambino non ha la minima opportunità di sperimentare il proprio istinto (o meglio quel poco che può esser rimasto alla nostra specie), spesso sarà un soggetto attratto dai cibi spazzatura e allergico a frutta e verdura. E questo è il risultato della conquista dell'intelligenza da parte dell'uomo, o meglio di un uso scriteriato di questa. Questo d'altro canto è il rischio quando è data la facoltà di decidere diversamente da quanto previsto da madre natura, è cioè quello di scegliere il modo sbagliato, da questo punto di vista molto meglio sarebbe stato poter fare a meno di questa facoltà e affidarsi esclusivamente all'istinto fornito da madre natura, che non sbaglia mai. Ma madre natura, bontà sua, ha voluto darci questa opportunità, di cui abbiamo fatto un pessimo uso. Pazienza, alla fine comunque e in ogni caso bisognerà lo stesso fare i conti con lei: possiamo fingere di ignorarla e aggirarla finchè vogliamo, ma poi arriva il momento della resa dei conti, questo è sicuro.

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  19. Andrea

    Di fatti non ho parlato di me che vivo in un appartamento ma di chi non va in negozio per prendersi il cibo e non si pone certo il problema di distinguere grassi animali da vegetali.
    Una volta si pensava che l'uomo usasse la ragione e gli animali l'istinto ma in realtà i comportamenti sono in parte innati e in parte appresi anche in loro. L'uomo ha inventato un metodo migliore per tramandare le proprie conquiste al contrario degli animali ma anche loro hanno la capacità di passare il loro bagaglio culturale alla propria prole.
    Gli animali cmq, come mostrano i gabbiani e non solo loro, scelgono sempre il percorso più semplice…é la sopravvivenza.

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  20. Antonio Armando

    Giustissimo. Sopravvivenza per gli animali e quieto vivere per la bestia umana, se sei d'accordo.

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  21. Andrea

    Anche per noi vale lo stesso discorso. Vivi in città? Guidi un auto? Usi il pc? Mangi banane?

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  22. Devis

    Istinto? Supponiamo di trovarci in preda ai morsi della fame, perche' e' da giorni che vaghiamo sperduti in un'area sconosciuta. Improvvisamente ci imbattiamo davanti ad un campo di grano. Nei pressi sorgono alberi carichi di frutta matura. Qua e la' notiamo anche piccoli animali che incuranti della nostra presenza, trotterellano avanti e indietro; sembrano pure affettuosi, alcuni scoiattoli si arrampicano sulle nostre gambe e risalgano su fino a farci il solletico con la loro lunga coda. Sapessero il pericolo che vanno correndo! Prendersi gioco di bipedi affamati e per di più' di gruppo 0!
    Ora ognuno di noi può' immaginarsi la propria reazione istintiva mirata al porre rimedio alle invocazioni del nostro stomaco. Le opzioni sono tre: lanciarci in direzione del campo di grano, attendere il passaggio del prossimo roditore sulle nostre spalle per tentare di azzannarlo, oppure andare tranquillamente a staccare quanti frutti vogliamo negli alberi li vicino.

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  23. Andrea

    Forse questo accade in candycrush ma che uno scoiattolo ti salga sulle ginocchia la vedo dura. E vedo dura mangiare del grano…senza contare che qua non disponiamo di alberi di frutta matura tutto l'anno.
    Vai a vedere la dieta di masai ed indios se é fatta di sola frutta.

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  24. Devis

    Vedi dura uno scoiattolo salirti sulle ginocchia? A me in realtà è venuta in mente questa immagine ricordando un viaggio fatto a Londra pochi anni fa. Mi trovavo all'Hyde Park e vedevo scoiattoli che salivano e scendevano su di un tizio che spargeva briciole per terra.
    Vedi dura mangiare del grano? Ci credo bene! Di fatti l'opzione ideale è la numero tre.

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  25. Antonio Armando

    Nessun problema ad andare a vivere in campagna, il 95% dei miei spostamenti li faccio in bici, del pc ne faccio tranquillamente a meno e tante volte mi alimento di sole banane. Problemi zero a fare anche più di un passo indietro.
    Tu? Saresti disposto a cotanta degradazione socioculturale?

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  26. Andrea

    Certo, io parlo di natura e mi si risponde parchi cittadini e campagna.
    Ciao ragazzi tanto siamo ot

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  27. Devis

    Allora qui mi sa che bisogna approfondire, altrimenti non ci si capisce (o si vuol far finta di non capire). Il paesaggio campestre che mi sono inventato doveva essere "letto" nei dettagli, tanto l'immagine penso fosse abbastanza grossolana… Campo di grano e frutta matura pendente dai rami cosa implica? Caldo, estate, alta temperatura. Chiaro? Ora immaginiamoci invece a soggiornare in Lapponia, sempre alle prese coi capricci del nostro stomaco. Che facciamo? Lo scenario è completamente cambiato, le opzioni sono ancora più ridotte, forse ne rimane solo una. Dobbiamo adattarci, dobbiamo sopravvivere. Non ci rimane che darci alla caccia o alla pesca! La morale della favola è che siamo una specie che vive in un'ambiente, non SOPRA l'ambiente! Quindi o ci adattiamo o crepiamo (prima del dovuto). Gli esquimesi sono COSTRETTI dalle circostanze esterne ad essere cacciatori e pescatori. Il prezzo da pagare è l'estrema brevità della loro vita.

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  28. Antonio Armando

    E vallo tu a spiegare al professionista delle precisazioni.
    Quante chiacchiere inutili che fai Andrea.

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  29. Andrea

    Mai parlato di esquimesi. Ricordavo esistessero altre 3 stagioni…o mi sbaglio? Poco importa.
    A proposito di scoiattoli mi ricordo che tempo fa ero in una struttura in cui arrivavano spesso selvatici. Una volta portarono uno scoiattolo rosso attaccato da un gatto. Si riuscí a salvarlo ma perse un occhio. Il tizio responsabile non volle portarlo nel centro di recupero e quindi lo adottò una mia collega. Morale della favola nonostante sia passato tempo gli deve dare da mangiare con i guanti spessi perché la attacca appena mette la mano nella voliera.
    Scusate x l'ot.

    Rispondi
  30. Devis

    E va bene, ho omesso un dettaglio importante: vi è l'usanza, nei parchi londinesi di prendere a noleggio pesanti armature medievali per proteggersi dagli attacchi degli scoiattoli. Non sono uno specialista, ma mi pare che il tipo che vidi indossasse un splendido esemplare del XII secolo.

    Rispondi
  31. Andrea

    Che ridere…il punto è che gli scoiattoli così come gli altri animali diventano più o meno socievoli quando capiscono che si possono fidare anche se non troppo. Vuoi mettere degli scoiattoli in un parco con uno venuto fuori dalla foresta che non ha mai visto un uomo in vita sua e si vede occupare i suoi spazi?

    Rispondi
  32. Devis

    E va bene, è chiaro che è così. L'esempio dello scoiattolo serviva solo per distinguere tre categorie, non penso ci sia bisogno di drammatizzare dai! Anche perché la questione verteva su cosa fosse più appetibile in circostanze particolari, non sulla maggiore o minore socievolezza di questo o quell'altro animale.

    Rispondi
  33. Antonio Armando

    E se ce lo mangiassimo, 'sto benedetto scoiattolo?!
    Al forno con le patate!
    Evvai!!

    Rispondi
  34. Andrea

    Io metterei uno stop!
    Bye

    Rispondi
  35. arvo

    Non entro nel merito delle questioni che avete sollevato. Ma io starei molto attento a non confondere le popolazioni selvagge (presunte primitive), con l'uomo del passato immaginando che si possano in qualche modo assimilare negli usi e costumi. E di conseguenza mi guarderei da possibili trasposizioni arbitrarie. Che possono essere del tutto fuorvianti. Quelle dei Masai, per es, non sono certo le condizioni base dell'uomo in quanto tale, poiché sono fortemente influenzate dalla propria cultura in senso antropologico. E la loro vita può essere del tutto innaturale anche vivendo in mezzo alla natura; senza tener conto poi dei possibili cambiamenti che possono essere intervenuti nel corso della loro storia e aver segnato un percorso involutivo.

    Rispondi
  36. Francesco

    L'istinto di cui parla Marco, quello che lo spingerebbe a mangiare 3 piattoni di pasta al sugo se non fosse per l'intelligenza e la cultura a sconsigliarglielo, non è istinto ma un comportamento perfettamente conforme al modello culturale dominante: quello insoma della coltura/cultura dei cereali, con tutto quel che ne è conseguito (allevamento animale compreso) fino alle aberrazioni che conosciamo (dalla carne e i formaggi agli eccessi grasso- proeteici, dai cereali agli eccessi di zuccheri raffinati dei dolci e delle bibite, dal vino/birra agli eccessi alcolici, per non parlare dell'uso sconsiderato delle sostanze chimiche nella preparazione-conservazione dei cibi ecc.ecc). La sua idea che l'intelligenza possa fare da argine contro abitudini e degenerazioni non conformi a natura, è puramente illusoria: non dico inesistente, visto che questo è proprio il caso di noi igienisti (come di altre discipline che in qualche modo costituiscono un freno al dilagare di comportamenti malsani), ma diciamo altamente elitaria. Le persone che compongono le grandi masse, non usano la loro intelligenza per conformare il loro comportamento dai dettami naturali, ma semplicemente si adattano allo stile di vita consigliato dal sistema, possibilmente in senso peggiorativo. Questa è la realtà. In tutti i casi poi, anche quei pochi che hanno avuto, come noi igienisti, la grazia di sottrarsi al modello alimentare dominante, non lo fanno grazie all'uso dell'istinto, di cui ormai non v'è più quasi traccia fra gli uomini, ma proprio grazie al suo contrario e cioè grazie ad un uso rigoroso del raziocinio, che cerca di riprodurre, con un'operazione assai complessa di ricerca antropologica e scientifica, il modello originario di umanità da cui proveniamo e che sarebbe bene rispettare: cosa non più possibile oggi affidandoci all'istinto, ormai di fatto smarrito, ma proprio al suo contrario, alla cultura.
    Ha perfettamente ragione Roberto, i Masai non sono dei "selvaggi" ma appartengono all'uomo moderno, in una edizione d'altri tempi ma pur sempre i nostri tempi. I Masai sono allevatori, quindi figli di una cultura recente (che risale come inizio a non più di 12.000 anni fa). Alcuni di loro sono rimasti nomadi, ma i più sono pure agricoltori stanziali. La loro dieta è quindi sostanzialmente come la nostra: cereali e verdure, più consumo di prodotti animali (carne e formaggio).

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  37. Andrea

    Non esistono solo i masai che sono comunque un esempio.
    Fate prima voi a citarmi una tribù vegana.

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  38. Francesco

    Certo che non esiste una tribù vegana-fruttariana, per trovarne una bisogna risalire a ritroso il percorso evolutivo e arrivare all'uomo-scimmia, privo dell'intelligenza ma armato di puro istinto, cosa evidentemente impossibile se non per analogia con i nostri cugini primati. E' stato grazie alla progressiva conquista dell'intelligenza (in parallelo col progressivo aumento delle dimensioni del cervello) che l'uomo ha saputo procurarsi nuovi strumenti di procacciamento del cibo, come le le armi e il fuoco e, ultimamente, la coltivazione dei cereali e la domesticazione animale. Strumenti che mentre aumentavano a dismisura le sue possibilità di sopravvivenza anche in ambienti ostili, lo allontanavano al tempo stesso dalle sue caratteristiche originarie di animale frugivoro. In questo lungo percorso di qualche milioni di anni, l'uomo ha quasi completamente perso il suo istinto originario, che è chiaramente incompatibile con l'intelligenza: l'istinto avrebbe impedito all'uomo di spingersi oltre la foresta tropicale ricca di frutti, lo avrebbe tenuto lontano dalla caccia, visto che l'uomo era piuttosto una preda che cacciatore, una volta privato di arco e freccia e fuoco; solo l'intelligenza gli ha permesso di tacitare l'istinto e di sopravvivere ben al di là dei limiti consentiti dall'istinto.
    E veniamo a noi. Non è che, mangiando cibi non conformi alla nostra fisiologia, quest'ultima e la sua chimica interna sia nel frattempo cambiata: frugivori eravamo e frugivori siamo rimasti. Ora la domanda è: come fare a ritornare al modello frugivoro di alimentazione? Grazie forse al risveglio del nostro antico istinto? Certo che no, visto che quest'ultimo è andato irrimediabilmente perduto. Potrà sembrare paradossale, ma l'unico modo per riacquisire abitudini conformi al nostro istinto originario, è quello di far funzionare a dovere il nostro raziocinio, cioè proprio quella stessa nostra capacità che ha messo fuori uso il nostro istinto. Ma che ora può tornarci utile a risuscitarlo.
    Il fatto che non esistano tribù vegane non è dunque una prova che l'uomo non sia un animale frugivoro ma piuttosto onnivoro, ma semplicemente la conseguenza dello smarrimento da parte dell'uomo del suo antico istinto nel corso di un processo evolutivo complesso quanto si voglia ma che non può aver mutato i connotati fondamentali della sua fisiologia/biologia.

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  39. Elisabetta

    Abbiamo fatto di tutto per sopravvivere come specie, usando male l' intelligenza che avrebbe dovuto sposarsi col cuore per essere vera intelligenza e non mera abilità di sopravvivere a qualunque costo. Sopravvivere – come individui o come specie – a qualunque costo, a discapito di altri e del pianeta, a discapito della qualità della vita ci ha ridotto nelle condizioni cui tutti spaventati assistiamo. Un pianeta alla deriva, più di 7 miliardi di persone di cui ben un miliardo nati SOLO negli ultimi dieci anni, che per la storia dell' umanità sono meno di un nano secondo. Di cui più di mezzo miliardo non hanno nemmeno una casa, l' 80% di TUTTA la popolazione è in uno stato di povertà che sarebbe più onesto chiamare miseria nera, tra guerre, genocidi carestie etc.. noi crepiamo di colesterolo dopo mesi o anni di ospedalizzazione forzata e senza nemmeno poter scegliere di morire (la soluzione a tutto questo dolore è stata che il nostro bel sistema medico ci "regala" gli psichiatri a controllarci ed analizzarci e schedarci anche nel fine vita) e viviamo ormai devastati da malattie fisiche e mentali con una qualità della vita che sembra andare di male in peggio. Mi pare che più che involuzione sia una tragedia senza via di uscita, ma non vorrei sembrare troppo pessimista.

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  40. Francesco

    C'è ben poco da essere ottimisti circa il destino dell'uomo sulla terra, se vogliamo guardare le cose con occhi disincantati e non raccontarci favole. Questo non significa che tutto intorno a noi sia nero e che non vi sia alcuna buona ragione per cui sperare; al contrario ciascuno di noi ha le sue buone probabilità di mettersi al riparo dalle spiacevoli conseguenze del demenziale stile di vita imperante, compiendo le scelte opportune che conosciamo. Quindi uno spazio di salvezza esiste, e può essere applicato e migliorato da ciascuno di noi. Lo possiamo fare a nostro esclusivo beneficio personale, oppure con un ottica più solidale con gli altri, come contributo che ciascuno di noi può dare alla collettività, nelle forme e nei modi in cui ci è possibile. Quest'ultimo mi sembra un modo costruttivo e positivo di rapportarsi col mondo: agire come se da noi dovesse dipendere il destino dell'umanità, anche se sappiamo che non è così, perchè nonostante la nostra buona volontà non riusciamo a chiudere gli occhi sulla realtà.

    Rispondi
  41. Andrea

    Appunto, l'evoluzione. L'attuale nostra specie non è più quella di un tempo. Ha cambiato alimentazione da solo senza medici, nutrizionisti e tv. Questo è l'istinto. Esattamente come tutti gli animali anche l'uomo ha un comportamento innato e un orientamento alimentare ben definito che si mostra puro in chi non é influenzato da fattori esterni.
    Buona serata!

    Rispondi
  42. Francesco

    questa non è evoluzione in senso biologico, è evoluzione culturale, che è tutto un altro paio di maniche, e i cambiamenti introdotti non sono frutto dell'istinto così come fissato dall'evoluzione biologica, ma sono il risultato dell'evoluzione culturale che è tutto fuorchè istinto. Non mi pare difficile capire la differenza fra istinto e cultura, sono due cose agli antipodi, che tu invece confondi in un unicum indistinto.

    Rispondi
  43. Andrea

    Siamo usciti dai binari. Io ho capito benissimo ma ti chiedo: può un erbivoro monogastrico (ad es il cavallo o il coniglio) vivere con una dieta onnivora? O la carne gli fa schifo? Perché all'uomo non ha questo effetto? Non siamo gli unici primati onnivori, se l'uomo non potesse essere onnivori ci saremo estinti da tempo ma ciò non è accaduto. É cultura passare da mangiare frutta ad allevare bestiame? Il salto é imponente…

    Rispondi
  44. arvo

    La carne fa schifo all'uomo e infatti per mangiarla è costretto a cuocerla e a cammuffarne il sapore aggiungendo sale e spezie. La cocaina piace all'uomo e chi ne prova gli effetti ne resta fortemente attratto. Solo l'intelletto, coadiuvato dai moniti che vengono da cultura e società lo spingono a non farne uso, a limitarla o a evitarla. Una volta provata si sente attrazione in automatico. Esiste la perversione dei gusti. Ma nessuno può dire che l'uomo è adatto alla cocaina.
    Ovviamente il paragone è solo una provocazione.
    Per tornare ai Masai, se un popolo ha un Dio che gli dice di mangiare carne umana, questo esegue e diviene cannibale. Così facendo si allontana dalla natura e dalla sua natura. Il contatto con un ambiente non civilizzato non conta nulla nella morfologia complessiva che la storia va a registrare.

    Rispondi
  45. Andrea

    Il paragone non è sbagliato ma è proprio stupido. Mi immagino già gli indios che mettono l'ariosto…

    Rispondi
  46. Francesco

    Quel che è certo è che, quando un animale è costretto a cambiare la sua dieta naturale e istintiva, ne pagherà comunque un prezzo: pensa alla sindrome della mucca pazza, mentre nel caso dell'uomo questo ha significato un'esplosione delle malattie degenerative (cancro, cardiopatie, diabete ecc). Io poi non so fino a che punto questo sia o meno possibile nel caso specifico: come si fa a sapere, solo l'osservazione sperimentale ci permette do dire con certezza come sono andate le cose, nel caso dell'uomo sappiamo che questo è stato possibile, almeno entro certi limiti visto che comunque ha mantenuto una quota di frutta e verdura nella sua dieta (e gli esquimesi che più sono stati costretti ad allontanarsi dalla dieta d'origine sono anche quelli che pagano il prezzo maggiore, con una vita media particolarmente bassa).
    Non è detto che, senza cambio di dieta, l'uomo si sarebbe estinto, magari sarebbe rimasto confinato a qualche angolo della terra, come una qualsiasi altra specie di scimmia antropomorfa: Certo non avrebbe avuto il "successo" che ha avuto, in termini di dominio del pianeta e di tanto altro (dal Colosseo alla Gioconda ai viaggi sulla luna e su Marte ecc): successi purtroppo intrecciati con una sfilza chilometrica di gravissimi inconvenienti, e su tutti quello dello della compatibilità stessa a lungo termine della sua presenza sul pianeta. E' chiaro che la cultura ci ha fatto compiere un salto imponente: è la differenza che passa tra lo scimpanzè e l'uomo, non so se mi spiego. Una differenza che ha avuto anche un risvolto importante in termini di evoluzione biologica, visto che il 2 o 3 per cento del nostro dna è esclusivamente nostro e non condiviso, come invece il restante 97-98 per cento, dallo scimpanzé. E tuttavia in quel 3 per cento non ci stanno modifiche genetiche tali da comportare variazioni della nostra natura frugivora, che è rimasta sostanzialmente identica; ci stanno invece soprattutto i nostri diversi geni della zona cervello ecc.

    Rispondi
  47. Andrea

    Di fatti lo scimpanzé é onnivoro…

    Rispondi
  48. arvo

    Il paragone è proprio stupido perché rapportato all'interlocutore.

    Rispondi
  49. Andrea

    Sarà ma paragonare onnivori a drogati, vedi tu.

    Rispondi
  50. Devis

    Allora, diciamola così: gli "esperti" detentori della verità Divina ci hanno sempre insegnato che l'uomo è un animale onnivoro, può sostanzialmente considerare il proprio stomaco equivalente a un cassonetto dell'immondizia indifferenziata. Niente da obiettare, sia chiaro. Se si vuole cavillare però sarebbe più opportuno sostituire il termine "onnivoro" con la frase "dotato di un sistema immunitario particolarmente resistente". Voglio dire, se mi pare di farmi fuori un bistecca alla fiorentina da un chilo è chiaro che non stramazzo al suolo istantaneamente. Così come potrei anche decidere di scolarmi una bottiglia di Chianti al giorno per un mese di fila, e magari non farne una piega. Allora questo cosa significa, che sono "alcoolivoro"?

    Rispondi
  51. Andrea

    No, il tuo organismo all'aumentare del consumo di alcool risponde con un aumento degli enzimi che lo metabolizzano. Ed è il motivo per cui io che sono astemio se bevessi mezzo bicchiere di vino andrei ai pazzi mentre chi è abituato no. Il punto è che il fegato alla lunga si danneggia con i danni che conoscono tutti.
    Spegnendo la modalità finto tonto, ovviamente non si può vivere di solo alcol ma essere onnivori non vuol dire avere un cassonetto dei rifiuti al posto dello stomaco e nemmeno avere un sistema immunitario superforte. Occhio che qua rischi di entrare in una megacontraddizione con quello che si predica di solito in questo sito.
    E' sbagliato associare ad onnivoro la fiorentina o l'hamburger, avrebbe la stessa utilità dell'associare al vegano il tofu, al coniglio la carota e alla scimmia la banana.

    Rispondi
  52. Devis

    Dici bene: "il fegato alla lunga si danneggia…", questo dimostra che abusare sistematicamente di sostanze non proprio congeniali al nostro apparato digerente alla lunga può portare a danneggiarci in modo irreparabile. Che mi dici degli allarmi lanciati dalle autorità sanitarie in merito al dilagare dell'obesità infantile? Ormai è frequente trovare bambini con elevata glicemia e colesterolo alle stelle. Che futuro possono avere tali soggetti? Non è tutto questo il risultato di ignoranza e qualunquismo alimentare?

    Rispondi
  53. Andrea

    E quindi? I bambini secondo te ingrassano perché mangiano troppa carne? Qui il discorso è brutalmente di carattere educativo e culturale. Eliminare carni ecc non mette al riparo dall'obesità.

    Rispondi
  54. Devis

    Hai mai visto speciali sui fast food americani? Perché i grandi obesi si accalcano proprio in quei ritrovi? Li dentro un qualsiasi menu è composto primariamente da carne. Il fatto è che la carne non si può proprio considerare un cibo equilibrato. Sei capace di mangiartela così com'è, cruda e senza nessun condimento?
    Ma anche cotta, salata e insaporita risulta sempre insufficiente. Gli alcolici scorrono a fiumi laddove si consuma tanta carne, se si è astemi nessun problema, ci sono bevande altrettanto valide sature di zucchero raffinato, o ancora meglio, per coloro più attenti alla linea, le alternative con edulcoranti artificiali come l'ottimo aspartame. Perché questo? Uno invece che si mangia anche un chilo di frutta, pensi che abbia bisogno di destreggiarsi con saliere, oliere, spezie, alcool o digestivi vari? Il fatto è che più ci si accanisce su cibi dalle qualità estreme e più siamo indotti a cercare compensazioni altrettanto dannose, in una sorta di rincorsa disperata a ritrovare l'equilibrio perduto.

    Rispondi
  55. Andrea

    Ancora che prendi ad esempio i fast-food? Nella mia vita sarò entrato in questi posti 3 volte di cui l'ultima più di 10 anni fa. Non è la base di una dieta sana.
    La carne é parte della dieta, non ne è il costituente fondamentale. Non siamo carnivori.
    La carne viene cotta per renderla più digeribile ma dimmi che patate e legumi si mangiano crudi. Idem i cereali. Quanti mangiano solo ed esclusivamente frutta di stagione tutto l'anno? Leggo spesso di come la banana "is the way" ma mi chiedo da che zona della Lombardia provenga…
    Qualcuna mangia i cereali…come mamma natura li fornisce? Ti sei chiesto se quello che mangi sia così da sempre?

    Rispondi
  56. Francesco

    Come sappiamo lo scimpanzé, come le altre scimmie antropomorfe, non sono vegani stretti, visto che, quando vi è penuria di frutta e verdura, integrano la loro alimentazione con insetti o anche con piccoli animali. Ma questo non significa che siano onnivori, sono e restano fondamentalmente frugivori. Lo sono per le loro specifiche caratteristiche fisiologiche: la lunghezza e la conformazione spugnosa dell'intestino, l'ambiente chimico digestivo, la dentizione ecc. ecc. E poi, si è mai visto uno scimpanzé o un gorilla cacciare una gazzella o pescare un pesciolino, oppure succhiare avidamente il sangue e le interiora della vittima? Dovranno piuttosto guardarsi dai predatori veri, che si tratti di carnivori veri e propri o di onnivori seri, come l'orso e il cinghiale.

    Quanto all'uomo, anch'egli è frugivoro, e anch'egli non necessariamente vegano integrale: la scelta del veganismo perfetto è piuttosto una sua scelta culturale, motivata dal rispetto assoluto per qualsiasi forma di vita. Una scelta, quindi, quella del veganismo, in una certa misura, per quanto piccolissima e residuale, perfino contraria alla propria natura e al proprio istinto. E se anche così fosse, sarebbe forse per questo una scelta meno legittima? Certo che no, è una scelta culturale come un'altra, che ha una propria giustificazione etica che solo un animale intelligente può compiere. optando per un frugivorismo integrale e assoluto motivato dal rispetto assoluto per ogni forma di vita, rispetto che solo un individuo dotato di intelligenza può concepire, come d'altronde all'opposto negare. E infatti c'è chi lo nega (il veganismo), ed è la quasi totalità della popolazione, e lo fa su basi culturali e in evidente contraddizione con le proprie specificità naturali; e c'è chi, come noi, lo professa, perfino al di là della misura consigliata da madre natura, per ragioni spiccatamente etiche che non hanno in questo caso a che vedere con alcuna logica che non sia quella di non far del male a nessun animale senziente.

    Rispondi
  57. arvo

    La carne viene cotta per essere resa più digeribile!? La carne viene cotta perché solo sotto tale forma può essere assunta, sia pur abusivamente, dall'uomo. Non esiste la possibilità di mangiarla cruda. Il rischio grave alla quale si sottopone chi vuol provare a vincere lo schifo mangiandola cruda è o dovrebbe essere noto. Per esempio danni seri al fegato, epatiti o altre possibili forme di avvelenamento/intossicazione. Ovvio che ciò viene negato da molti.Ovvio che si parla di carne fresca e non di insaccati e simili, i quali vengono trattati con sale e pepe o altre spezie e poi stagionati. Ma l'informazione convenzionale contiene contraddizioni. Nega la possibilità di mangiare carne cruda al gatto ( che rischia parassiti) e non all'uomo che , tra l'altro non possiede neanche l'enzima uricasi per la trasformazione finale dell'acido urico. Misteri della fede….scientifica.

    Rispondi
  58. Francesco

    La cottura è un'operazione frutto della cultura, dunque non prevista da madre natura ma elaborata dall'uomo. E noi ne conosciamo bene la finalità, che è quella di rendere edibili dei cibi che altrimenti non lo sarebbero per l'uomo, allo scopo di aumentare i suoi mezzi di sussistenza e dunque le sue possibilità di sopravvivenza sul pianeta. Un'operazione legittima quanto si vuole, ma contraria a natura e che non è certo esente da prezzi più o meno pesanti da pagare (più la carne che i cereali), sia sul conto della salute che su quello del degrado ambientale. Dico contraria a natura, benchè fattibile e quindi pur sempre rientrante tra le possibilità naturali, perché l'uomo è divenuto quello che è, fisiologicamente e biologicamente, con cibi crudi, che dunque rimangono i suoi cibi d'elezione: i cibi cotti non sono previsti dalla sua fisiologia e biologia, quindi non c'è da stupirsi che i cibi cotti abbiano delle controindicazioni più o meno gravi.

    Rispondi
  59. Andrea

    Francesco forse dovresti guardare qualche documentario. Gli scimpanzé cacciano e mangiano insetti. Ora non riesco a linkare video ma tant'è…il cotto fa talmente male che vorrei sapere quanti vivono a sola frutta e verdure crude di stagione tutto l'anno. Inutile chiedere due numeri…
    Arvo abbiamo tutti la gotta o no?

    Rispondi
  60. rosaindacoliberoit

    @Andrea: ricominciamo con la chat? Per favore invita gli amici sulla tua pagina facebook (se ne hai una) e continuate da li. Grazie

    Rispondi

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