VARICOSI ED INSUFFICIENZA VENOSA: TRATTAMENTO CHIVA E STRATEGIE NATURALI

Google+ Pinterest LinkedIn Tumblr +

LETTERA

PARERE SUL TRATTAMENTO CHIVA

Gentilissimo Dott Valdo Vaccaro, vorrei chiederle cosa ne pensa del trattamento conservativo emodinamico CHIVA per le varici e se può indicarmi un centro all’avanguardia anche in strutture sanitarie convenzionate.

ENORMI BENEFICI DAI SUOI CONSIGLI, MA CONTINUO A NON TOLLERARE IL SUCCO D’ARANCIA AL RISVEGLIO

Seguo da anni i suoi consigli sull’alimentazione con enormi benefici. Non riesco però a prendere la spremuta di arancia al mattino perchè sento dei bruciori di stomaco. La ho sostituita con acqua calda e un limone spremuto con l’aggiunta di un po’ di succo di aloe e di miele. Cordiali saluti.
Lidia Gubbiotti

*****

RISPOSTA

CICLO ASSIMILATIVO CON DIGIUNO FINALE E CONSEGUENTE INTOLLERANZA AL SUCCO D’ARANCIA

Ciao Lidia. Le tue difficoltà mattiniere col succo d’arancia non sono purtroppo cosa rara. Tutto dipende dal fatto che il ciclo circadiano notturno, cioè il ciclo assimilativo che va dalle 20 alle 4 am, ha fatto un buon lavoro sul piano assorbitivo, impiegando meno delle 8 ore previste. Un paio di ore rimaste a sua disposizione, le ha poi utilizzate per imporre a tua insaputa un benefico digiuno notturno e, al termine del digiuno è scattata la solita crisi eliminativa post-digiuno, con leggera infiammazione gastrointestinale per conseguenza. Da qui la difficoltà a tollerare l’arancia. Il problema si risolve diluendo il succo con un po’ d’acqua fredda ed assumendolo  a piccoli sorsi.

ANDIAMO ALL’ARGOMENTO VARICI O VENE VARICOSE

Non penso ci siano difficoltà a trovare ospedali e cliniche che adottano il metodo CHIVA. Per quanto mi concerne, non nascondo le mie perplessità verso qualsiasi strategia che punti a curare il sintomo e non la causa. Le varici sono vene dilatate che possono apparire di color carne, viola scuro oppure blu. Spesso somigliano a dei cordoni e si presentano ingrossate e tortuose, si gonfiano e si rilevano sulla superficie della pelle. Le vene varicose sono comunemente localizzate sulla parte posteriore dei polpacci o lungo l’interno cosce. Durante la gravidanza particolari vene varicose, denominate emorroidi, possono formarsi nella vagina o intorno all’ano.

TELANGECTASIA, CIOÈ DILATAZIONE E AUMENTO PICCOLI VASI SANGUIGNI

Note anche con il nome di capillari, le teleangectasie sono simili alle vene varicose, ma sono più piccole. Derivano da dilatazione e aumento del numero dei piccoli vasi sanguigni. In genere sono rosse o blu e sono più prossime alla superficie della pelle rispetto alle vene varicose. Possono apparire come delle ramificazioni o come delle ragnatele con le loro sottili linee seghettate. Si evidenziano generalmente sulle gambe o sul viso e possono coprire sia una zona limitata che una molto estesa della pelle. Compaiono soprattutto su naso e guance. In molti casi sono provocate da consumo di alcol e da eccessiva luce solare. Spesso sono correlate ad Acne rosacea, a Dermatomiosite, a Lupus Eritematoso Sistemico, a Psoriasi.

METÀ DELLA POPOLAZIONE AMERICANA OLTRE I 50 ANNI NE E’ COLPITA

Il 50% delle donne e il 45% degli uomini americani soffrono di problemi venosi. Le varici colpiscono quindi una persona su due a partire dai 50 anni di età. In Italia ne soffre il 40% di tutte le donne e il 25% dei maschi.

MECCANISMO FORMATIVO DELLA DILATAZIONE E DELL’INSUFFICIENZA VENOSA

Il cuore pompa il sangue ricco di ossigeno e di sostanze nutritive a tutto il corpo. Le arterie trasportano il sangue dal cuore verso la periferia dell’organismo, mentre le vene trasportano il sangue privo di ossigeno da ogni distretto del corpo al cuore. Le vene presentano delle valvole a senso unico, del tipo “one-way flaps”, che favoriscono il trasporto del sangue in una sola direzione. Nelle gambe esse spingono il sangue verso l’alto e ne impediscono la ridiscesa verso il basso. Se tali valvole si indeboliscono, il sangue può accumularsi nelle vene e nei capillari perchè non più in grado di essere efficacemente spinto verso il cuore. Questo problema è denominato insufficienza venosa. L’accumulo di sangue tende a dilatare la vena e a renderla varicosa, anche le teleangectasie possono essere causate dal reflusso del sangue. Cambiamenti ormonali, fattori ereditari e l’esposizione al sole possono inoltre favorire la comparsa di inestetici capillari.

CAUSE DEL FENOMENO VENE VARICOSE

  • Dieta sbagliata,
  • Circolazione precaria,
  • Impurità del sangue,
  • Fegato impigrito e poco funzionale,
  • Avanzare dell’età,
  • Valvole venose poco elastiche in famiglia, per i soliti problemi di alimentazione carnea,
  • Cambiamenti ormonali in pubertà, gravidanza e menopausa,
  • Assunzione di pillole anticoncezionali o di farmaci contenenti estrogeno e progesterone,
  • Espansione dell’utero e maggior pressione sulle vene,
  • Obesità,
  • Prolungata stazione eretta e sedentarietà favoriscono la dilatazione venosa agli arti inferiori, poiché l’immobilità contrasta la dinamica del sangue mentre l’esercizio fisico la favorisce,
  • Ferite alle gambe,
  • Considerevole aumento di sangue o pletora durante la gravidanza e conseguente dilatazione venosa. Le vene varicose generalmente migliorano per revisione spontanea entro 3 mesi dal parto.

LE VENE DELLE GAMBE HANNO IL COMPITO PIÙ ARDUO

La forza di gravità, la pressione del peso corporeo ed il compito di trasportare il sangue dalle periferie del corpo verso l’alto e al cuore, fa sì che le gambe siano la principale zona corporea per la comparsa di vene varicose e di capillari. Rispetto alle altre vene del corpo, quelle delle gambe hanno il più arduo compito di trasportare il sangue di ritorno al cuore. Esse quindi sopportano una notevole pressione, che può essere più forte rispetto alle valvole venose. Ogni ostacolo alla circolazione del sangue provoca l’aumento della pressione, poveri a dilatarsi.

SINTOMI DI VARICOSI

  • Grosse vene visibili sulla pelle,
  • Leggero gonfiore delle caviglie e dei piedi,
  • Gambe doloranti o pesanti,
  • Dolori o crampi alle gambe,
  • Pruriti alle gambe, specialmente nella parte inferiore e alle caviglie.

SOVRACCARICO DI SANGUE NELLE VENE SUPERFICIALI E LEGATURA DEL PUNTO DI FUGA

Normalmente il sangue scorre dalle vene superficiali verso quelle profonde. Nelle vene varicose più importanti si trova spesso una comunicazione con le vene profonde che, a causa di un cattivo funzionamento delle valvole che consentono al sangue di scorrere solo nella direzione giusta, fanno sì che il sangue passa dalle vene profonde nelle vene superficiali, sovraccaricandole. Questo punto di passaggio è detto punto di fuga e la sua interruzione (legatura e sezione) chirurgica è uno dei passi più importanti della chirurgia flebologica. La legatura del punto di fuga interrompe il flusso patologico dalle vene profonde verso quelle superficiali. Questo intervento, però, può recidivare. In pratica, la comunicazione che era stata interrotta può riformarsi, di conseguenza il sangue dalle vene profonde va di nuovo verso le vene superficiali.

CHIRURGIA CLASSICA CON ASPORTAZIONE TOTALE VENE DILATATE E SISTEMA MEDICO-ALTERNATIVO CHIVA

La terapia chirurgica classica delle varici è sempre stata orientata verso la asportazione totale di quelle vene che appaiono dilatate e varicose. Da dodici anni, per opera di un ricercatore francese di nome Claude Franceschi, è stata ideata una nuova metodica, la CHIVA (Corretion haemodinamique insuffisance veineuse ambulatoire). Essa punta a mantenere il patrimonio venoso correggendo le alterazioni circolatorie ed emodinamiche, come l’aumento della pressione venosa, che sono alla base dei disturbi e delle complicanze dovute alle varici.

COMPOSIZIONE E FUNZIONAMENTO DEL RETICOLO VENOSO SUPERFICIALE

Il reticolo venoso superficiale dipende essenzialmente da:

  • Vena safena interna, che nasce nella caviglia, sale lungo la parte interna della gamba, del ginocchio e della coscia e termina all’altezza dell’inguine dove si immette nella vena femorale. Essa è causa di varici nella maggior parte dei casi.
  • Vena safena esterna, che parte dal lato esterno della caviglia e termina nel cavo del ginocchio, ed è causa di varici nel 15% dei casi.
  • Vene perforanti che fanno comunicare il reticolo venoso superficiale con il reticolo venoso profondo.

SPIEGAZIONI E DIFESA DELLA TERAPIA CHIRURGICA CLASSICA

La terapia chirurgica consiste nel sopprimere le vene superficiali malate. Queste vene superficiali drenano poco sangue quando sono sane. Quando sono malate, e non assicurano più la circolazione corretta, possono essere soppresse senza problemi. Le vene profonde assicurano in tal caso il ricambio, a condizione di non essere otturate da coaguli da flebite profonda. Contrariamente ad idee diffuse, l’eliminazione delle varici superficiali malate migliora la circolazione venosa. Questo secondo i chirurghi classici della medicina.

CROSSECTOMIA E STRIPPING

La crossectomia, chiave dell’operazione, consiste nell’interrompere la comunicazione principale, tra il reticolo superficiale e quello profondo, all’altezza della piega dell’inguine e o del cavo del ginocchio. Essa permette di arrestare la fuga principale. Lo stripping interno della vena è uno smantellamento e una denudazione, per cui si procede alla soppressione della safena interna o della safena esterna, o di entrambe. Con due piccole incisioni praticate all’estremità superiore e inferiore della safena, si introduce nella vena safena interna un cavo di plastica semirigido che, sormontato da un’ogiva più grossa, strappa via la vena stessa. Per la vena safena esterna il procedimento è analogo. Questi interventi sono praticati con anestesia locale oppure con anestesia loco-regionale e generale.
È raro che sia indispensabile l’assunzione di un antidolorifico dopo l’operazione. La medicazione comprimente è già sufficiente.

ARGOMENTI A FAVORE DELLA METODICA CHIVA

  • La pressione del sangue in una vena con apparato valvolare sano durante il cammino tende a diminuire. Al contrario, in una vena varicosa in cui le valvole non funzionano, la pressione venosa aumenta e tende a sfiancare altre vene. L’obiettivo primo della terapia sarà di diminuire la pressione idrostatica frazionando la colonna di sangue e quindi la vena in più segmenti.
  • Tra le vene sane e le vene varicose della safena esistono dei collegamenti attraverso le vene perforanti e la crosse della safena (dove la safena sbocca nella vena femorale), per cui il sangue portato verso l’alto dalle vene profonde della gamba, tende in parte più o meno cospicua a refluire nelle varici e quindi a tornare nella gamba. Perciò, il secondo obiettivo della CHIVA sarà di interrompere queste derivazioni, questi Shunts veno-venosi.

INDIVIDUAZIONE DEI PUNTI DI FUGA, PER INTERROMPERE IL FLUSSO PATOLOGICO DALLE VERSO QUELLE SUPERFICIALI

L’applicazione di questi due principi è possibile mediante un accurato studio di tutta la circolazione venosa degli arti inferiori attraverso l’ecografia ed il doppler tendente alla individuazione dei punti di fuga. L’atto chirurgico, eseguibile ambulatoriamente in anestesia locale, consiste in semplici legature delle vene nei punti precedentemente individuati e disegnati accuratamente sulla gamba. Dopo più di dodici anni dalla sua applicazione pratica e con una esperienza di oltre quarantamila interventi eseguiti nei centri italiani ed europei, la CHIVA è una realtà consolidata. L’intervento si esegue in anestesia locale, per cui il paziente subito dopo può tranquillamente rientrare al proprio domicilio.

DISFUNZIONI NEL CIRCOLO PROFONDO SPIEGANO I MOLTI INSUCCESSI DELLA TERAPIA CHIRURGICA CLASSICA

L’affinamento dell’esperienza nel corso di questi anni ha permesso di allargare le indicazioni ai casi più gravi, comprese le ulcere varicose, le sindromi post-flebitiche, le recidive di varici dopo stripping e le forme displastiche congenite (angiomi, fistole arterovenose). Per quanto riguarda in particolare le recidive, lo studio emodinamico con ecodoppler ha spesso evidenziato disfunzioni del circolo profondo che permettevano di spiegare molti insuccessi delle varie terapie chirurgiche adottate.
In questa situazione si verificano conseguenze differenti a seconda che la safena sia stata tolta oppure no. Se la safena è stata tolta, la recidiva del punto di fuga porta alla formazione di nuove vene varicose anche dove prima dell’intervento non erano presenti. Se la safena non è stata tolta, il sangue che fuoriesce dal punto di fuga recidivato rientrerà di nuovo nella safena e le conseguenze saranno minori.

COMMENTI CHIARI ED ILLUMINANTI DA PARTE DEL DR OTTAVIO CANCELLI, MEDICO TRADIZIONALE

La CHIVA, come ormai tutti sanno, è intesa come una strategia flebo-chirurgica che consiste nel trattamento conservativo emodinamico delle varici degli arti inferiori in regime ambulatoriale.
Quali i concetti base e gli scopi della CHIVA? È indispensabile la presenza di un circolo profondo venoso
perfettamente pervio e valvolato.
L’intervento consiste in un frazionamento della safena e dei grossi vasi venosi verticali mediante la legatura della safena alla crosse a raso della femorale lasciando le tributarie ostiali e praticando quindi delle legature degli assi venosi subito al di sotto delle perforanti, in modo da creare un flusso di drenaggio unidirezionale dall’alto al basso nei tratti safenici, e dal circolo profondo al superficiale nelle perforanti, sufficienti o no che esse siano.

LA DEAMBULAZIONE AGIREBBE POI COME POTENTE POMPA ASPIRANTE DOTATA DI EFFETTO SIFONE, IMPEDENTE IL DEFLUSSO VENOSO

Tale situazione emodinamica più che in ortostasi verrebbe ulteriormente attivata durante la deambulazione quando il circolo venoso profondo agirebbe come una potente pompa aspirante sul circolo superficiale (effetto sifone). Durante la contrazione muscolare non si verificherebbe inversione flusso venoso (dal circolo venoso profondo a quello superficiale) per I’intervento di un meccanismo a cravatta esercitato dalla contrazione delle fibre muscolari che contornano le vene perforanti. Si dà per scontata la possibilità di individuare con esattezza le perforanti che verranno utilizzate come siti di rientro utilizzando un ecotomografo e un doppler a onda continua.

CONSERVAZIONE DEL PATRIMONIO VENOSO DELL’ARTO INFERIORE E POSSIBILE SUO UTILIZZO IN AMBITO CORONARICO

Si conserverebbe quindi il patrimonio venoso dell’arto inferiore nella prospettiva di un suo possibile utilizzo in ambito coronarico e per l’eventuale terapia chirurgica delle arteriopatie dell’arto inferiore. Il tutto viene praticato in una sola seduta, in anestesia locale, in regime strettamente ambulatoriale con ottimi risultati estetici e in assenza di traumi nervosi.

PRECISAZIONI CRITICHE SULLA METODICA CHIVA

In presenza di varici safeniche, lo sappiamo da studi di anatomia ed istopatologia, anche il circolo venoso profondo è nel 50% dei casi alterato sia nella componente valvolare che in quella parietale.  Dopo la CHIVA le varicosità più grossolane, anche se col tempo, grazie alla deambulazione, possono ridursi di calibro, persistono nell’ortostasi, come si vede chiaramente dai video presentati dagli stessi sostenitori della metodica. Non ci sono prove sicure che abbiano mai confermato il meccanismo a cravatta sopracitato. A detta degli stessi operatori CHIVA la metodica non è applicabile in pazienti con varicosità diffuse in cui la mappatura delle perforanti è estremamente complessa. Similmente la CHIVA non può essere attuata in presenza di grosse vene perforanti di Cockett. Si ritiene che queste perforanti voluminose debbano essere sezionate e legate pena costanti recidive.
Anche la conservazione della varice safenica è discutibile quando il calibro è estremamente ectasico, il decorso molto tortuoso e quando siano presenti grossolane lacune venose o aneurismi venosi.

PERPLESSITÀ SULL’ADDESTRAMENTO IN PRESENZA DI OLTRE UN CENTINAIO DI VENE PERFORANTI A SEDE E DECORSO IMPREVEDIBILI

A parte poi il problema non facile dell’addestramentro degli operatori in grado di eseguire una precisa mappatura, lascia perplessi il fatto che gli operatori CHIVA affermino di essere in grado di individuare tutte le perforanti che dovranno essere poi utilizzate come siti di rientro, quando si sa che le perforanti dell’arto inferiore non sono solo quelle 6-7 classiche, ma che superano abbondantemente il centinaio ed hanno spesso sede e decorso imprevedibili. Mal si comprende poi come, dopo le legature venose, oltre ad una riduzione di calibro, la vena varicosa riprenderebbe gradatamente a comportarsi come una vena normale, mentre esistono lavori fondamentali che dimostrano l’irreversibilità anatomica della degenerazione varicosa. Per ciò che concerne la conservazione del patrimonio safenico utilizzabile in ambito coronarico si sa che la safena varicosa mal si presta ad essere utilizzata per by-pass cardiochirurgici. Ma anche l’impiego di brevi tratti di safena per il confezionamento di lunghi by-pass artuali nella terapia delle arteriopatie dell’arto inferiore lascia alquanto perplessi.

DIFESA DELLO STRIPPING CORTO ABBINATO A MICROINCISIONI

La pratica dell’intervento in anestesia locale, in regime strettamente ambulatoriale con buoni risultati estetici, non è una prerogativa della CHIVA. Molto meglio si può fare, specie sul piano estetico, con uno stripping corto abbinato a microincisioni in ambito ambulatoriale, quasi sempre in una sola seduta, con dimissione del paziente trenta minuti dopo la fine dell’intervento. Circa il fatto che la CHIVA possa essere eseguita in una sola seduta molti operatori CHIVA contestano questa asserzione. Lo stesso Consiglio, angiochirurgo di grossa esperienza e mio amico, riconosce che, se non fosse per ragioni facilmente intuibili, la tecnica CHIVA andrebbe sempre eseguita in due tempi. Prima dovrebbe essere praticata la legatura della safena alla crosse e, almeno dopo un mese, la legatura sezione dei rami varicosi subito sotto la confluenza delle perforanti.

RECIDIVE A DISTANZA DI UN ANNO, POSSIBILI PARESTESIE E COMPLICANZE FLEBITICHE A CARICO DEI TRATTI SAFENICI INTERROTTI

Ci sono poi statistiche che parlano del 15% di recidive a distanza di un anno, il che comporta la necessità di ulteriori gesti chirurgici, talora piuttosto complessi. Specie se si deve reintervenire a livello della cicatrice inguinale. E ancora alcune statistiche italiane parlano del 10% circa di complicanze flebitiche a carico dei tratti safenici interrotti. Le statistiche dei francesi poi danno percentuali persino più consistenti. In questi casi il tratto safenico interessato dalla flebite non potrà più essere utilizzato come vena di scarico per cui il sangue proveniente dal territorio tributario dovrà scaricarsi in altri tratti del vaso creando in quella sede una ipertensione localizzata. Comunque per una metodica che si prefigge di eliminare le complicanze della stasi e dell’ipertensione venosa tutto ciò non rappresenta certo un buon risultato. Ma anche le complicanze nervose, tipo le parestesie, sono tutt’altro che infrequenti e sarebbero dovute alla legatura safenica sotto il ginocchio dove il nervo è adeso alla vena.

CONCLUSIONI CRITICHE DEL DR CANCELLI

La mia personale convinzione è che da più parti vanno sicuramente riconosciuti alcuni aspetti positivi della CHIVA, come la quasi totale assenza di ematomi e la mancanza, durante l’esecuzione, di atti che comportino vivo dolore quali lo stripping.
D’altra parte dopo l’intervento di exeresi classica una buona compressione riduce al minimo l’ematoma post-operatorio che comunque scompare completamente nell’arco di 20-30 giorni. II dolore da stripping viene ottimamente controllato da analgesici a pronta eliminazione utilizzati dall’anestesista. La tecnica tradizionale di exeresi chirurgica, basata su crossectomia e stripping lungo o corto, abbinata alla moderna flebectomia per mini-incisioni, consente di eliminare con sicurezza i disturbi dovuti alla ipertensione venosa, nonché di prevenire le complicanze della malattia varicosa in regime ambulatoriale, quasi sempre in una sola seduta e con ottimi risultati estetici.

DAI CONFRONTI TRA LE VARIE SCUOLE SI COMPRENDONO MOLTI DETTAGLI

Il confronto a distanza tra le strategie medico-chirurgiche tradizionali e le strategie medico-chirurgiche CHIVA, ha un valore eccezionale visto che mette in evidenza diverse cose interessanti, come ad esempio la convinzione fissa e immutabile, tipica delle medicina in tutte le sue varianti chirurgiche e farmacologiche, in tutte le strategie CHIVA e non CHIVA, che esista una irreversibilità anatomica delle degenerazione varicose, simile poi alla ivversibilità dei tumori e di tutte le altre malattie a repertorio.

ECCO CHE GLI SCHELETRI NELL’ARMADIO VENGONO A GALLA

Viene così a galla ancora per l’ennesima volta, in modo evidente e clamoroso, la classica tendenza medica a pensare in negativo e a non prendere mai in considerazione le prove contrarie che pure esistono e che sono in grado di abbattere e demolire i loro dogmi. Viene a galla la tendenza a non prendere mai in considerazione il principio scientifico-igienistico per il quale i sintomi non vanno toccati e modificati, essendo essi segnali di allarme e conseguenze di fattori causanti che stanno a monte, e che hanno origini nelle scelte sbagliate in termini di scelte alimentari e comportamentali. Viene a galla il rifiuto medico di capire che la malattia non è nemica ma amica, in quanto rappresenta uno scarico-veleni, per cui è attraverso di essa che si recupera l’equilibrio perduto e la salute.

LA NON-CONOSCENZA E LA SFIDUCIA NELLE LEGGI ETERNE DELLA NATURA PORTA A DOGMI PRIVI DI OGNI CORRELATO LOGICO

Dogmi angoscianti che derivano dal netto divorzio della scuola medica dalle leggi naturali e persino dai principi super-millenari enunciati dal padre tradito, rinnegato ed ingiuriato che si chiama Ippocrate. Dogmi balordi che sorgono dal distacco totale della medicina dalle leggi naturali, per le quali il corpo non va mai contro se stesso, proprio grazie ai suoi meccanismi auto-guaritivi e all’infallibile medico interno che ogni soggetto ha al suo interno. Dogmi che rendono miopi e persino ciechi specialisti e docenti che dovrebbero invece vedere ben più lontano delle persone comuni e dei loro pazienti. Dogmi paradossali e spesso carichi di mercificazione che impediscono loro di entrare nella corretta mentalità della non-cura sul sintomo, e nella straripante saggezza dei grandi maestri storici tipo Parmenide, Pigagora, Galeno, Marco Aurelio, Leonardo, Cornaro, Kuhne, Ehret, Lezaeta, Padre Taddeo, Claude Bernard ed Herbert Shelton.

RIMEDI NATURALI ALLA VARICOSI E ALLA INSUFFICIENZA EPATICA

Per aiutare la circolazione e ridare tonalità all’intero sistema è indispensabile mantenere l’intestino libero e pulito. Utili i massaggi dal basso verso l’alto. Il sangue che ritorna al cuore viene assistito dai movimenti muscolari, visto che i polpacci possono coprire un terzo dello sforzo e del pompaggio totale. Per normalizzare le vene servono vitamine A, C, E, D e K, nonché fibre vegetali abbondanti, tutte naturali, ricavabili da una dieta vitale e radiante sulla scala vibrazionale Simoneton. Si dovranno includere cavolo, crescione, ravanello, aglio, peperoncino, mirtillo, tarassaco, inositolo B7 (agrumi, germe di grano, piselli e legumi, meloni, funghi, carote, frutta secca, avocado). Per aiutare fegato, cistifellea e vene, vanno bene prezzemolo, finocchio, carota, sedano, tarassaco, piantaggine, rabarbaro, salvia, aglio, peperoncino, acetosa, foglie di lampone, succo di ciliegie, succo d’uva.

METODO GUARITIVO LEZAETA, CON TANTO DI IDROFANGO-TERAPIA E DI GREZZE MA SANE ORTICAZIONI

In greco phlebo significa vena. Quando un sangue stagnante forma un coagulo o un trombo si ha una flebotrombosi. Se la vena diventa infiammata, tale condizione si chiama tromboflebite o flebite. L’eccesso di pressione dell’intestino crasso ritarda il ritorno del sangue dalle vene nel retto causando dilatazioni, allungamenti e gonfiori, che poi diventano crisi emorroidali. Correggendo la dieta con adozione di regime a base di frutta e di insalate miste crude, e ricorrendo a ordinazione di tutto il corpo con ortiche fresche, seguite da immediate frizioni di acqua fredda e fasciatura di fango ininterrotta dell’arto o degli arti interessati, più applicazione di cataplasma notturno sul ventre, si ottiene la fluidificazione del sangue e il ripristino della funzionalità intestinale, nonché una cura progressiva ed estremamente efficace a tali condizioni patologiche (metodo Lezaeta).

LA RICETTA DI AUTO-GUARIGIONE ESISTE ANCHE PER LE SINDROMI PIÙ STRANE

Niente cure specifiche, niente trattamenti liquidatori del sintomo, della ipertrofia, dell’infiammazione o della dilatazione, ma ricorso a tutte le nostre risorse psichiche, etiche e culturali per ripristinare la normalità. Respirazione rallentata e ritmata, inclusiva del sistema Butyenko, sole quando c’è, alimentazione leggera e allineata con le caratteristiche somatiche e biologiche del corpo umano, inequivocabilmente crudista e vegetariano se non quasi-vegani, movimento e non sedentarietà, lotta alla acidosi, alla pigrizia linfatica, al metabolismo rallentato e soprattutto al sangue denso. Autostima e non disprezzo di se stessi. Amore per la vita e forza morale per saltarne fuori. Nessun bisogno di ricorrere a psicoterapie e a strizza-cervelli pronti a darti un ennesimo carico di medicine chiamate psico-farmaci. La guarigione non sta nella magia delle sostanze esterne o delle persone a cui intendiamo delegare i nostri problemi. La guarigione proviene sempre e solo dal nostro interno.

INSUFFICIENZA EPATICO-RENALE E STITICHEZZA

Il problema va inquadrato piuttosto in una insufficienza epatico-renale, legata a un sangue decisamente denso e quindi produttore di infiammazioni corporali. In altre parole un fenomeno legato a intossicazione permanente e senza scampo di carattere digestivo, epatico, idraulico ed evacuativo. Uno dei tanti casi di forte pigrizia linfatica. Ecco allora che possiamo lavorare su qualcosa di concreto, riandando alla stitichezza e alla formula del sangue le quali, se non vengono risolte alla radice, producono nel corpo tutti i guai possibili ed immaginabili.

LA VIA IGIENISTICA È UNA PANACEA PER TUTTI, PERSINO PER I MEDICI CHE LA CONTRASTANO

Chiunque abbia delle patologie di questo tipo, fastidiose in termini di dolori e limitazioni, o anche di solo aspetto estetico, farà bene ad adottare uno stile di vita diverso e virtuoso per la salute in generale, ma anche per la sua sindrome. Farà bene dunque a incrementare il cibo crudo e vivo di stagione, farà bene a stimolare la circolazione con cure di tipo idrotermale, o comunque con bagni caldi e freddi, farà bene ad allungare ed affinare la respirazione, e farà bene pure a catturare tutta l’energia solare possibile, esponendosi al sole, e ricorrendo a tutti i ricettacoli solari che la terra ci offre in termini di bacche, frutti, germogli, verdure, semi e radici. Anche qui i medici diranno il contrario, visto che stando al sole le eruzioni si ampliano. Ma noi igienisti andiamo oltre la punta del nostro naso, e sappiamo che più eruzioni, più sintomi, più perdite, più sudori, più materiale espulso dal corpo e maggiore la depurazione e il benessere che andremo a recuperare.

PIÙ FIDUCIA IN SE STESSI

Mai spaventarsi e andare in panico, che è la via maestra per indebolirsi ed ammalarsi veramente. Mai inquietarsi per per un gonfiore agli arti inferiori, a livello delle caviglie e dei polpacci. Esso indica una insufficienza circolatoria anche di tipo lieve e risolvibile, derivata dal rimanere in piedi a lungo o anche dallo stare seduti a lungo in un viaggio intercontinentale o per motivi professionali, con progressivo sfiancamento delle pareti venose delle gambe.

A VOLTE L’IPOTESI SPAVENTOSA ESISTE DAVVERO, MA NON È UN BUON MOTIVO PER USARLA COME STRUMENTO DI PANICO

Spesso il fenomeno colpisce le donne, specie nei giorni che precedono il flusso mestruale. Ovvio che ogni situazione individuale è diversa e che esistono anche casi estremi ed inguardabili, tipo la filariosi linfatica, nota col nome di elefantiasi, o come ispessimento ipertrofico del tessuto sottocutaneo, classificata come una delle più orribili e spaventose patologie terrestri. Ma anche in questi casi c’è da stupirsi sul fatto che si parli di mille cose e di mille ipotesi, arrivando a concludere che si tratta di malattia infettiva-parassitaria tipica dei paesi tropicali poveri e malandati, senza mai toccare però l’ipotesi giusta che è la formula del sangue, sicuramente aberrante e insostenibile.

BATTERI E VIRUS ENDOGENI SONO INNOCENTI E PREZIOSI COMPAGNI DI VIAGGIO, MENTRE I PARASSITI VANNO DAVVERO ELIMINATI

Difetti provvisori o cronici nella circolazione sanguigna o anche linfatica possono sicuramente provocare ingrossamento di uno o entrambi gli arti inferiori. Un accumulo di linfa nei tessuti, chiamato linfedema, provoca gonfiore alle gambe. Importante sapere che tale fenomeno si verifica quando i vasi linfatici sono ostruiti o lesi, oppure ne è stata asportata una parte, compromettendo il  drenaggio della linfa. Ma il linfedema può anche essere causato dalla presenza di parassiti intestinali, contro i quali esistono sicuramente dei rimedi, primo tra i quali lo stare alla larga dalla carne e, secondo, l’adozione  incrementando cavoli, crescione, carote, menta, olive, aglio, cipolla, rafano, ravanello, peperoncino, zenzero, porro, portulaca (erba grassa infestante e preziosa e ignorata che si trova dovunque), ortica, rucola, semi di zucca, semi di sesamo, miele non raffinato. Mai andare in agitazione comunque per diagnosi mediche sistematicamente cariche di fattore ansiogeno.

QUELLO CHE VA FUORI DAL CORPO È TUTTO UTILE E POSITIVO

Mai spaventarsi per perdite bianche o colorate, per catarri vaginali, per muco che esce dal naso, per flussi e funghi, per eruzioni cutanee, per sudorazioni abbondanti. È proprio con questi strumenti e questi stratagemmi rimediali che il corpo espelle le sostanze corrotte, i veleni che produciamo all’interno, i minerali inorganici che assumiamo con le acque pesanti e le acque Kangen, oppure con gli integratori minerali e le vitamine sintetiche, oppure con le verdure stracotte dove i minerali perdono la loro condizione organica per riprendere lo stato inorganico che avevano quando stavano nel terreno.

LA GUARIGIONE MEDICA TENDE AD ESSERE SEMPRE UNA PSEUDO-GUARIGIONE

Uno dei più gravi errori della medicina sta proprio nel sopprimere questi fenomeni e questi sintomi liberatori, pensando che le rimozioni e le modifiche di tipo chirurgico e farmacologico significhino guarigione e rimozione del problema. Ma la guarigione medica è tutto fuorché guarigione. Sopprimere i sintomi significa costringere il corpo a ritenere i veleni al proprio interno, dando origine a maggiori congestioni sanguigne, a maggiori febbri, a maggiori infiammazioni, a maggiori ritenzioni le quali a loro volta creano formazioni di cisti e di tumori.

SAGGEZZA A TRATTI

Ovvio che qualcosa bisognerà pur fare se hai le dita pallide o il dito a scatto, se ti ritrovi col fenomeno di Raynaud, caratterizzato da una contrazione delle arteriose e dei capillari alle dita di mani e piedi. Il medico poi aggiungerà che dietro il Raynaud ci sono malattie gravi e mortali delle arterie come il morbo di Buerger, l’arteriosclerosi, la trombosi e l’embolia. Non farà a meno di citare eventi cardiovascolari tipo infarto, ictus, scompenso cardiaco, danno renale e lesioni alla retina. Ti dirà, visto che a tratti la saggezza non gli manca, che il rischio di trombosi viene incrementato da tutti i fattori che favoriscono l’arteriosclerosi, come fumo, obesità diabete melato ed ipertensione, e che la trombosi profonda, può derivare da un rallentamento del flusso sanguigno per eccessiva sedentarietà.

A VOLTE CI SONO PURE I MEDICI SUPER-BRAVI CHE TI SPIEGANO E TI INSEGNANO CON CHIAREZZA E CON TANTA PAZIENZA

Ti parlerà delle vene varicose, sintomi che si possono alleviare stando seduti con le gambe sollevate. Quando è super-bravo ti spiegherà che, se il flusso retrogrado del sangue è tale da privare i tessuti di ossigeno e di nutrimento, la pelle si assottiglia, si indurisce, si desquama, diventa color marrone per i depositi sottocutanei di ferro inorganico e possono formarci ulcerette che sgrondano liquido linfatico. Riconoscerà che la causa prima del disturbo è da attribuirsi a una disfunzione nelle valvole delle vene profonde, in quelle valvole che hanno il compito di impedire che il sangue, dopo aver ossigenato i tessuti della gamba, ritorni alla gamba spinto dalla forza di gravità e che, se il loro funzionamento è insufficiente, si verifica un ristagno di sangue nelle vene superficiali, che quindi si gonfiano e diventano tortuose, portando alla necessità di intervento medico.

PERÒ, STANNE PUR CERTO, MAI UNA PAROLA SUL PUNTO-CHIAVE NUMERO UNO, OVVERO SULLA FORMULA DEL SANGUE

Una cosa importante e fondamentale non te la dirà mai. Non ti parlerà mai della formula del sangue e della necessità di sgrassarlo radicalmente, di renderlo meno denso e meno viscoso, di trasformarlo in sostanza che scorre velocemente e non a ritmo di lumaca. Non citerà mai maestri come Padre Taddeo, per il quale “Nessuno al mondo muore di cardiopatie, di mali vascolari e di cancro, ma tutti muoiono di sangue guasto, ossia grasso”, e tanto meno di maestri come il dr Claude Bernard, per il quale “Se non modifichi prontamente il tuo Milieu Interieur, la tua condizione biochimica interna, non salterai mai fuori dal tuo tunnel patologico, poco importa se si tratta di banale raffreddore o di seria alterazione vascolare.

TESINE DA LEGGERE

Valdo Vaccaro

 

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

Condividi con i tuoi amici.

Comments are closed.