UN VIAGGIO IN TRENO NELLA ASSURDA CIVILTÀ DELLA MASCHERINA

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dalla 1° Lezione HSU di Imola del 20 Settembre 2020

TUTTI IN ATTESA DEL MESSIA, OVVERO DEL VACCINO

In questi giorni sto verificando e toccando con mano il livello mostruoso di diseducazione e di istupidimento della gente di fronte al problema virus. Dopo anni e anni di bombardamento mediatico, di terrorismo pianificato e portato avanti con perfetto cinismo da un coacervo di interessi, non ci sono ragionamenti che tengano. La massa dei popoli del mondo vive nel panico e nella paura. Siamo arrivati a un punto di non ritorno. Tutti mascherati e tutti in ginocchio nell’attesa ansiosa del messia, cioè del primo vaccino disponibile in arrivo, comunque esso sia, qualunque cosa esso contenga, chiunque lo abbia fabbricato.

CRONISTORIA DI UN VIAGGIO IN TRENO

Racconto in breve il mio primo tragitto in treno per l’andata a Imola da Udine in dato 19 Settembre e il mio ritorno da Imola il 21 Settembre. Una esperienza letteralmente allucinante. Venivo da diversi mesi di vita sana e rustica, rurale, campestre. Mai messo una mascherina in vita mia. La mia compagna di vita Kathleen me ne ha infilata una in tasca, perché non si sa mai. Il maggiore dei miei figli mi ha salutato dicendomi “Papi, se indossi davvero quella mascherina io ti disconosco come mio padre”. Con questo spirito ho preso il treno per Imola.

ANNUNCI FASTIDIOSI CHE RENDONO IL VIAGGIO UNA TORTURA

Gli annunci ripetuti danno sempre fastidio, non sono informazioni ma imposizioni. Fanno pure venire il disgusto. Non ti dico gli annunci martellanti e disturbanti di questi giorni. Ne avrò sentiti almeno 200 in italiano e in inglese. “Mantenere le distanze di sicurezza. Le carrozze sono state sanificate. Lavarsi spesso le mani. C’è a disposizione in ogni carrozza un dispensatore di lozione antivirale. Vietato toccarsi il viso con le mani. Obbligo assoluto di indossare la mascherina su bocca e naso sia nelle stazioni che nelle carrozze. Se qualcuno non lo facesse verrà fatto scendere dal treno dalla polizia ferroviaria. Se i passeggeri notano in qualcuno con sintomi di tosse o sintomi influenzali lo segnalino prontamente al capotreno”.

UNA PERSONA SOLA SENZA MASCHERINA TRA UNA FOLLA DI PASSEGGERI MASCHERATI

Non sono riuscito a vedere una singola persona a viso scoperto. L’unico ero io e più di qualcuno mi stava guardando con aria di disprezzo, come fossi un delinquente. Un’atmosfera tetra da lazzaretto mobile e non da mezzo di trasporto. Una interferenza continua e intollerabile contro la libertà e la dignità dell’uomo. Una cieca fiducia nelle norme emanate da un governo di incompetenti, di pazzi e criminali. Un invito eclatante a mettere la gente uno contro l’altro e a scatenarsi contro chiunque osi andare contro il sistema. Un chiaro invito alla spia, alla denuncia, alla delazione, alla trasformazione degli stessi passeggeri in Bravi al servizio dei Don Rodrigo al potere.

MASCHERINE A PROTEZIONE ZERO E A DANNOSITÀ ESTREMA

Carrozze ferroviarie cariche di passeggeri ammutoliti e mascherati, convinti e ipnotizzati al 100% di proteggere se stessi e gli altri da un mostro virale nano-dimensionale, quando invece la mascherina bloccherebbe tali supposti mini-insetti al pari di una rete metallica messa a protezione di zanzare e moscerini. Nessuna mascherina al mondo è in grado di fare da barriera impenetrabile ai virus, a parte che il 99% dei nostri virus sono endogeni e generati al nostro interno, e non provenienti dalle cosiddette arie infette esterne. Non solo questo. La cosa peggiore che si può fare a danno della salute è quella di impedire e limitare la libertà dell’atto respiratorio. Così facendo si realizza automaticamente un auto-avvelenamento e una devitalizzazione-depressione dell’organismo.

TENSIONI E INCIDENTI TRA I PASSEGGERI

Arrivati a Mestre il corridoio si intasa di gente in uscita e una giovane bofonchia da sotto la sua maschera con notevole sgarbo alla passeggera che mi precede “Stia a distanza di sicurezza e non mi sfiori”. Al che dico alla donna davanti a me “Non abbia timore signora, si appoggi pure a me che non sono un appestato e non ho paura che nemmeno gli altri lo siano”. Al che la giovane esaltata mi dice “Lei pensi a mettere la mascherina. Ho una nonna che non volendo proteggersi il viso è finita in terapia intensiva”. “Non mi frega un accidente di tua nonna e di tua bisnonna. So soltanto che tu sei poco educata e che appartieni a questa nazione di pecore obbedienti che sta affollando treni e stazioni.”

GIANNIZZERI E BRAVI AL SERVIZIO DI DON RODRIGO

Altro episodio al rientro. Nel transito e cambio-treno a Mestre noto un intenso schieramento di giannizzeri all’entrata di ogni binario. Giovani disoccupati mobilitati in fretta e furia per l’emergenza, a supporto delle forze dell’ordine, e trasformati in soggetti che impersonano la forza dittatoriale statale-governativa con scarsa elasticità mentale, scarso rispetto e precario senso civico. Non certo lontani dalle squadracce pronte a tutto le quali bloccavano la gente nei punti strategici delle strade per infondere alla gente paura e per farle ingerire il famigerato olio di ricino come purgativo immediato e come mezzo di convinzione e di costrizione.

UN PAESE ALLA DERIVA NON CERTO PER UNO SENZA MASCHERINA MA PER UNA NAZIONE DI PECORE OBBEDIENTI AL DIKTAT POLITICO-SANITARIO

Uno di questi giovani giannizzeri mi blocca, mi tallona, mi infastidisce e cerca di fermarmi prima che io salga le scale verso il binario 4 per Udine. Lei deve mettersi la mascherina anche lungo la stazione: Me ne sono liberato a fatica schivandolo, e lo ho sentito mormorare “Ecco perché questo paese va alla deriva: continuate a disobbedire e a non rispettare le regole”. Non faccio in tempo a replicare perché il treno sta arrivando. Ma questo fa già capire le istruzioni che gli hanno impartito e l’ideologia dittatoriale e punitiva nei riguardi di chi si permette di ribellarsi e disobbedire alle demenziali ordinanze imposte dal governo in questi giorni, interpretate come fossero leggi divine e indiscutibili.

UNA BIGLIETTAIA IN VENA DI ORDINI E DI COMANDI

Entro in carrozza e mi metto a sedere, leggendo il giornale sui casini nelle scuole, sui casini nei seggi elettorali, sui casini negli stadi vuoti e nella letterale rovina economica dell’intero settore sportivo di massa. Dopo un po’ altro incidente. Il controllore mascherato, giovane donna bigliettaia con l’aria di poliziotta e di salvatrice della patria, non mi guarda nemmeno il biglietto che esibisco ma mi ordina perentoriamente “Si metta la mascherina”. Le dico di no, visto che fa molto caldo e voglio respirare liberamente. “Guardi che chiamo la polizia” dice quella con l’aria di un colonnello arrabbiato. “Chiama chi cazzo vuoi” le dico. Infatti fa pochi metri lungo il corridoio e la sento manovrare sul proprio telefonino.

UN VERO INCUBO DA LAZZARETTO VIAGGIANTE, QUALCOSA DA NON AUGURARSI A NESSUNO

Poco dopo, durante la fermata di Conegliano, entra in carrozza un omone mascherato in divisa, tutto sommato meno poliziesco del controllore, che mi invita a mettere la mascherina che ho in tasca altrimenti per la presente legge giusta o sbagliata che sia deve farmi scendere dal treno. “Sono della polizia”, dice. “Sia ragionevole per il suo stesso bene e la indossi”. Aggiunge pure che me la devo mantenere addosso altrimenti ci saranno altre chiamate ai suoi colleghi di Sacile-Pordenone-Casarsa e Codroipo, e mi farebbero scendere via via in tutte quelle stazioni, facendomi arrivare a destino a notte inoltrata e non senza che segnalazioni legali aggiuntive e relative sanzioni. Metto distrattamente la mutandina sulla bocca e poi me la abbasso pure per sgranocchiare una mela. Bene, arrivo a Udine e qui finisce la storia. Più che storia un incubo da non augurarsi a nessuno. Siamo finiti nella Civiltà dell’Assurdo, nella Civiltà della Mascherina.

Valdo Vaccaro

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

 

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