EQUIVOCI E SUPERSTIZIONI DELLA MENTALITÀ CURATIVA

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PRIMO NON NUOCERE E SECONDO FIDIAMOCI DI MADRE NATURA

Di queste cose già ne parlava Ippocrate, quando affermava che la prima cosa era quella di non fare danni e di non spaventare la persona già di per sé indebolita ed abbattuta dalla malattia. “Primo non nuocere” e, secondo punto, “La Natura è sovrana medicatrice di tutti i mali”.

Non pare certo che l’insegnamento del grande maestro di Kos-Grecia (460-370 a.C) sia servito a gran che, visto che oggi la Medicina Contemporanea mette in disparte i preziosi insegnamenti del suo Primo Esponente storico e parte sempre col piede sbagliato, sopprimendo il sintomo e procurando interferenza e danno, all’insegna del “Primo curare e nuocere” e, secondo, “La Medicina è sovrana medicatrice di tutti i mali”.

DEFINIZIONE DI CURA

Cerchiamo dunque di capire una buona volta l’aberrazione e l’assurdità insiti nella mentalità interventistica e curativa della medicina contemporanea.

Le cure possono venire e andarsene, comparire e scomparire, ma il curare come mentalità continua a pervertire e a bacare la mente umana in eterno”, usava dire Herbert Shelton della sua Health Science School di San Antonio in Texas.

Sarà il caso di chiederci cosa significa la parola cura, e cosa capisce la gente comune da frasi che essa usa con frequenza, come “Puoi curarmi?” o “Esiste una cura per questa malattia?”.

C’è da dire che la parola “Cura” ha subito una serie di cambiamenti di significato nel corso del tempo. Poniamoci allora due domande: la malattia deve essere curata? E, ancora più importante, la malattia può essere curata?

La parola inglese “Cure” deriva dal latino “Cura”, che significa “Care” ovvero riguardo, o speciale attenzione. La parola apparve in contesto religioso tra il 16° e il 17° secolo derivata dalla parola curato o prete. Poi, nel 18° secolo, cura è diventata sinonimo di trattamento medico, o anche sinonimo di guarigione o di rimedio risolvente.

Ti ho curato, detto da un medico, significa insomma ti ho guarito. Guarire una malattia è sinonimo di curarla. In questo contesto, guarire o ripristinare la salute a un malato significa curare.

CURA NEL LINGUAGGIO MEDICO E SANITARIO

Il dizionario medico definisce la cura come:

  • Il percorso curativo del trattamento di ogni malattia o di ogni caso speciale
  • Il trattamento risolutivo (di successo) di una malattia o di una ferita
  • Un qualsiasi sistema di trattamento per la malattia
  • Una qualsiasi medicina efficace nel trattamento di una malattia.

Aggiungiamo pure che il termine “curativo” significa “tendente a superare e risolvere una malattia o a promuovere il recupero e la salute”.

CURA NELLA ACCEZIONE POPOLARE

Generalmente, quando la gente pensa alle cure, la gente pensa ai farmaci e alle varie forme di trattamento medico. Siccome essa pensa male, pensa erroneamente che ogni malattia sia una entità e che sia qualcosa di diverso dalle altre malattie, pensa anche che ciascuna malattia richieda una cura diversa e specifica, giustificando così la presenza di una moltitudine di farmaci nelle farmacie, concetto errato che però fa molto comodo ai fabbricanti di farmaci.

EQUIVOCO ED INCONSISTENZA DEL “CURARE UGUALE GUARIRE”

Il concetto di cura viene raramente connesso a quello di causa. Questo perché esiste una interpretazione tradizionale ed abitudinaria sulla natura della malattia. Noi tutti siamo condizionati a pensare alla malattia come ad una cosa, a una entità, a qualcosa che dobbiamo resistere, combattere, superare, sradicare, asportare, togliere, ovvero curare, per l’appunto.

Nella mente, nei meandri cerebrali della maggioranza, la focalizzazione o il focus stanno nella mitica “Cura della Malattia”. Ma il fatto è che, purtroppo, curare la malattia a livello concreto non è affatto sinonimo di ripristino-salute. Ed è proprio qui che sta il grosso equivoco, il qui-pro-quo, l’inghippo e il tranello mentale in cui cadono tutti come dei birilli.

ERRORI DI PENSIERO SU QUELLO CHE SONO VERAMENTE LE CURE MEDICHE

Il linguaggio usato dalla gente è contestuale e immediato, e va apparentemente al sodo. Può curarmi dottore? Ha una cura adatta? Non ci sono cure? Sono tutti esempi di comune uso del termine cura.

Una cura rappresenta dunque qualche speciale medicina o qualche specifico trattamento dotato di innati poteri guaritivi-risolventi, senza alcun riferimento o connessione con la causa di malattia.

Fatto sta che tutte le cure mediche hanno due cose in comune: 1) Non rimuovono le cause, 2) Non costituiscono e non soddisfano le normali necessità del vivere del paziente.

Le cure, al contrario, sono normalmente pericolose. Non vengono usate per ripristinare l’equilibrio e la salute, ma solo per curare e manipolare biochimicamente la malattia, per cambiarne il corso e stravolgerne gli effetti.

La maggior parte delle sostanze usate sono infatti tra i veleni più virulenti conosciuti. Il loro successo e la loro efficacia dipende dal fatto di essere dosati a tal minimo da non uccidere una persona all’istante.

In ogni caso, tutti sappiamo che il più delle volte le cure sono peggiori della malattia stessa. Lo prova lo spaventoso incremento delle complicazioni e delle malattie iatrogene o medico-causate o farmaco-causate, terza causa di morte ormai negli Stati Uniti.

L’IMBROGLIO E LA FALLACIA DELLA CURA

Vediamo di spiegar bene come funziona e agisce realmente una cura, portando degli esempi concreti. Hai sviluppato una costipazione o stasi o stipsi. E pertanto come cura prendi un lassativo, una sostanza cioè che irrita l’intestino a tal punto da costringerlo ad auto difendersi espellendo forzosamente il materiale irritante introdotto, assieme al contenuto fecale che ostruiva il colon. E a questo punto tu hai finalmente un movimento intestinale.

La cura ha funzionato oppure no? In apparenza sì. Quale era la causa della costipazione? Come possiamo affermare che la cura ha funzionato veramente se la causa reale non è stata identificata, modificata o rimossa?

Inoltre, sebbene ti sentissi bene prima, è stato conveniente ed appropriato forzare l’intestino verso il movimento? O sarebbe invece stato meglio aspettare e lasciare che esso si smuovesse in modo naturale, o magari con un incremento di ginnastica ventrale?

L’intestino, prima di introdurre il lassativo irritante, non si muoveva perché, dal punto di vista del corpo intelligente e razionale e salva-energia, la domanda di azione defecativa non giustificava la spesa energetica necessaria.

Prendendo il lassativo, hai incrementato drammaticamente la domanda di azione corporale, ma il consumo di energia richiesto per lo svuotamento fecale di emergenza, alternativo al naturale istinto espulsivo del corpo, ti ha indebolito fortemente, e continuerà a indebolirti ad ogni successivo ricorso al lassativo.

Come risultato finale, la tua stipsi si aggraverà e richiederà ulteriori cure, portandoti a dipendenza vera e propria dai lassativi. Probabilmente diventerà male incurabile nonostante cambi di quantità, di frequenza, di marca, delle varie cure adottate.

OCCORRE SOLO RIMUOVERE LA CAUSA DI MALATTIA

Quando noi come igienisti neghiamo l’esistenza di cure, non neghiamo l’esistenza e gli effetti dei farmaci-medicinali-vaccini-integratori-trattamenti, ma semplicemente chiariamo ed enfatizziamo che queste sostanze e questi metodi non possono usurpare gli innati processi dell’organismo.

La guarigione è un processo biologico. Se una persona malata guarisce e si riprende, lo fa in forza di una legge naturale e di ordinato procedimento del corpo. Un ubriaco non ridiventa savio per merito di una o due tazze di caffè o di altre cose simili, ma lo fa smettendo di bere alcol.

Il ripristino della salute è la costante tendenza del corpo. Il corpo non va mai contro se stesso ma tende al riequilibrio automatico. Tutto quanto si richiede è che la causa di malattia venga rimossa, niente altro che quello.

EVITIAMO DI CADERE NELLA SUPERSTIZIONE

Curare la malattia è una perniciosa e deleteria superstizione. Una superstizione curativa da giudicarsi non solo dannosa ma anche velleitaria ed impossibile. La natura intrinseca della malattia è infatti difensiva-rimediale-eliminativa-adattiva.

La malattia rappresenta un tentativo del corpo di ripristinare la normalità quando tale normalità è stata disturbata da qualche causa. Le funzioni corporali possono essere accelerate o frenate o alterate. Quando queste modifiche funzionali giungono al punto di farsi sentire, le chiamiamo sintomi, segnali, allarmi, avvertimenti, ammonimenti.

Restare a corto di respiro durante vigorosa attività fisica è normale e fisiologico. Restare a corto di respiro durante esercizi di medio e normale impegno diventa invece cosa anormale e patologica. In entrambe le situazioni l’essenziale è ottenere una buona ossigenazione dei tessuti.

Se una persona ingoia inavvertitamente un veleno, chiaro che il vomito diventa misura difensiva ed eliminativa, un vero e proprio salvavita. Se si ricorre in tale circostanza a una cura anti-vomito, poco importa quanto oculatamente applicata, essa diventa pericolosa e spesso fatale.

LA MALATTIA STESSA RAPPRESENTA IL PROCESSO DI GUARIGIONE

La malattia-sintomo e la malattia-conseguenza non è qualcosa che si deve curare e che si può curare. Se la cura significa stare bene o recuperare salute, allora la malattia rappresenta il processo di cura.

L’errore dei vari sistemi terapeutici, posti in essere dalla medicina convenzionale, o anche dalle varie cure alternative, non sta nei metodi impiegati per curare la malattia. L’errore e l’equivoco stanno nel tentativo stesso di curare la malattia.

Lo stesso concetto di immunità, detto francamente, è una ennesima manipolazione medica, tanto innaturale che artificiosa e smentita dai fatti.

Nessuno è infatti immune dalla legge di causa ed effetto. Nessuno è immune dalle conseguenze dei propri errori e delle proprie balordaggini. Più che di immunità sarebbe più opportuno parlare di strumenti protettivi e facilitativi di recupero a nostra disposizione.

LUNGA VITA AL DR RALPH CINQUE

Mi sento fortemente legato al dr Ralph Cinque, uno dei pochissimi medici viventi e attivi che può vantare esperienze di training igienistico con Herbert Shelton (1895-1985) alla Scuola mitica di San Antonio-Texas, e col leggendario Alec Burton (1930-2016) all’Arcadia Centre di Sydney-Australia.

Ebbi modo di colloquiare con lui nel campus della Baltimora University. Ha scritto Quit for good-How to break a bad habit, uno dei migliori testi igienisti di questi ultimi anni, e dirige attualmente il suo Dr Cinque’s Health Retreat a Buda-Texas (www.drcinque.com, tel 1-512-2954256), dove pratica Fasting-Detox-JuiceDiets-VeganDiets and Health Improvements.

APPROCCIO NON TERAPEUTICO ALLA SALUTE

Come sostiene con chiarezza il dr Cinque, noi igienisti siamo gli unici al mondo ad abbandonare per scelta consapevole la mentalità rimediale e la curomania imperante, mentre abbiamo il massimo rispetto per gli interventi medici nelle situazioni di reali emergenze ed urgenze.

Cerchiamo infatti di praticare al meglio l’Health Building o la ricostruzione salutistica. Cerchiamo di rimuovere le cause di malattia e di fornire le condizioni che favoriscono il benessere e il recupero della salute.

L’igiene è un approccio non-terapeutico alla salute. Un modo operativo che richiede tempo, pazienza e fiducia, ma che offre reali, sicuri e duraturi benefici.

Gli altri sistemi, e il sistema medico in primo luogo, giocano e si dilettano coi sintomi. Solo la Health Science Igienistica punta a ricostruire salute vigorosa fin dalle fondamenta.

Se non comprendiamo tutto questo, se non lo stampiamo nei nostri circuiti cerebrali, siamo totalmente fuori da ogni discorso igienista.

Valdo Vaccaro

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

 

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