I VALORI ALTERATI DEGLI AUTOANTICORPI ANA ED ENA NON RAPPRESENTANO MECCANISMI AUTODISTRUTTIVI

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LETTERA

Gentile Valdo, la seguo da molto tempo e apprezzo moltissimo il lavoro di divulgazione che sta facendo da anni. Sono medico, nata nel 1956 e vegana dall’inizio del 2011. Anche prima di questa data mangiavo poca carne e molte verdure. La mia consapevolezza alimentare è però andata crescendo negli anni e sono passata al cibo biologico solo nel 2011. Leggo avidamente tutto quello che riguarda la nutrizione, anche in inglese, lingua che conosco bene.

VALORI ALTERATI DI ANA ED ENA

Nel 2013 mi sono state prescritte analisi ematologiche sull’autoimmunità, in relazione ad una tumefazione alla terza falange del IV dito della mano destra che poi si è rivelato essere un condroma extraosseo che ho dovuto fare asportare nel 2015. Come vede dalle analisi i valori di ANA e ENA sono sempre alterati, in particolare ANA è cresciuto molto negli ultimi referti.

GODO DI OTTIMA SALUTE

Come anamnesi remota posso dirle che nel 1981 ho avuto una lieve forma di epatite B contratta in ospedale durante uno dei miei internati da laureanda. Nel 1984 gli antigeni e quasi tutti gli anticorpi si erano negativizzati. Non ho mai ripetuto in seguito i test per l’epatite. Ho avuto due figli con parto eutocico, ossia spontaneo e fisiologico, a 33 e 35 anni, senza alcun problema di gestazione. Ho sempre goduto di buona salute, ho una pressione sanguigna normale, non ho patologie riconoscibili di alcun genere, la MOC effettuata nel 2010 aveva valori più che rassicuranti.

SIGNIFICATO DEI VALORI INCREMENTATI NEGLI ULTIMI TEMPI

Mi chiedo ora che significato possano avere questi valori alterati di ANA e ENA. So che possono essere collegate a malattie autoimmuni di cui però non ho sintomi. L’unica cosa che potrei mettere in relazione sono piccole telangectasie (dilatazioni dei vasi sanguigni) sparse sull’addome che però ho sempre messo in relazione con l’età. Le chiedo se ha qualche suggerimento, la ringrazio molto e le faccio i miei migliori auguri di buona vita!
Silvia Peroni

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RISPOSTA

SENTIRSI BENE È LA VERA PRIORITÀ

Ciao Silvia. Parto dal concetto, già espresso più volte, che occorre dare priorità e massima rilevanza al come ci si sente, più che a cosa gli esami evidenziano. Sentirsi in forma poi al termine del quadrimestre tardo-invernale carico di insidie per tutti, in termini di sbalzi termici, di scarsità di sole, di abbondanti scelte alimentari fruttariane, rappresenta una specie di attestato speciale a favore del proprio organismo.

Quello che voglio dire è che la stagione fredda ha già messo a dura prova le nostre capacità immunitarie, e può benissimo succedere che qualche valore esaminato porti il segno delle recenti sofferenze, senza comportare però particolari preoccupazioni di alcun genere.

CHE COSA SONO GLI AUTOANTICORPI ANA

Gli anticorpi sono proteine prodotte dai linfociti B che hanno la funzione di riconoscere gli antigeni esterni, cioè proteine provenienti da batteri, virus e altri germi, e difendere il corpo da questi organismi e sostanze esterne. La risposta immunitaria avviene con un’infiammazione, durante la quale il corpo lavora per eliminare e neutralizzare gli antigeni.

In certe patologie alcuni di questi anticorpi attaccano proteine del corpo stesso, scambiandole per errore con antigeni esterni e dannosi, e vengono chiamati quindi autoanticorpi. Questo porta ad uno stato di infiammazione sistemica.

La presenza di autoanticorpi è normale e trascurabile, se a livelli bassi. In caso di livelli alti invece la medicina li considera segno di patologie autoimmuni. Si considera livello basso o negativo un valore di 1:160 o 1 IU (Unità Internazionali), mentre si passa a debolmente positivo con valori tra 1,1 e 2,9 IU, positivo tra 3 e 5,9 IU e fortemente positivo sopra le 6 IU.

Con ANA si intendono gli anticorpi antinucleo (antinuclear antibodies), che sono anticorpi che attaccano le proteine del corpo contenute nel nucleo delle cellule.

Valori positivi degli ANA possono quindi indicare una situazione patologica autoimmune, come il lupus eritematoso sistemico (LES), lupus indotto da farmaci (iatrogeno), la sindrome di Sjogren, lo scleroderma, la polimiosite, l’artrite reumatoide, la dermatomiosite, la tiroidite di Hashimoto, il morbo di Graves, l’epatite autoimmune, fibrosi polmonare idiopatica, cirrosi biliare primaria.

Valori positivi ANA vengono riscontrati anche in caso di malattie virali, di cancro e di assunzione di alcuni medicinali. Alcune persone infine possono avere valori positivi ANA nonostante siano in salute. Il 2% di giovani donne sane possono infatti risultare positive al test degli ANA. Anche nelle persone anziane sane ci possono essere casi di valori ANA alti.

TIPI DI ANA

Gli autoanticorpi antinucleo vengono suddivisi in molti sottotipi, che possono essere raggruppati in due categorie principali:

  • Anticorpi anti-dsDNA e anticorpi anti-istone. Quando presente in alte concentrazioni, il primo viene considerato come conferma della diagnosi di Lupus eritematoso sistemico, mentre il secondo indica Lupus iatrogeno.
  • Anticorpi anti-ENA, diretti cioè contro antigeni nucleari estraibili (componenti del nucleo della cellula che possono venire legati da anticorpi e scatenare una risposta immunitaria). Includono gli anticorpi anti-Smith, che caratterizzano il LES, gli anticorpi anti-SS-A/Ro e anti-SS-B/La, presenti in casi di sindrome di Sjogren, LES cutaneo subacuto e lupus eritematoso neonatale, gli anticorpi anti-Jo-1, presenti nella polimiosite, gli anti-RNP (connettivite mista ma anche LES, sclerodermia e artrite reumatoide), gli anti Scl-70 (sclerodermia con coinvolgimento polmonare) e gli anti-centromero (sindrome CREST e cirrosi biliare primitiva).

L’OPINIONE DEL DR ATTILIO SPECIANI

Il dr Attilio Speciani, noto allergologo clinico di Milano, afferma nel suo articolo “Anticorpi antinucleo positivi: prima che al Lupus pensare all’intestino“:

Quando si sente parlare di autoanticorpi, la maggior parte delle persone si preoccupa perché ha una visione alterata dell’autoimmunità. Negli ultimi anni viene spesso trasmesso un messaggio che fa assomigliare l’azione degli autoanticorpi a un meccanismo autodistruttivo di annientamento che è invece lontanissimo dalla realtà.

In una malattia autoimmune non esiste nessun tipo di autodistruzione. Quando nella malattia di Hashimoto, ad esempio, si evidenzia la presenza di autoanticorpi, vuol dire semplicemente che esiste una sregolazione del sistema immunitario connessa ad uno stato infiammatorio prolungato. Non significa, come purtroppo molti pazienti credono, e molti medici lasciano credere, chel’organismo sta “autodistruggendo la tiroide”. Tanto è vero che sono frequentissimi i casi di persone con anticorpi antitiroide molto elevati per molti anni e con tiroidi perfettamente funzionanti.

Nel corso di una malattia autoimmune viene prodotta una elevata quantità di particolari autoanticorpi, per motivi completamente diversi da quelli usualmente pensati e questo deve essere ben chiaro in chi ha un disturbo di questo genere perché l’organismo non ha alcun tipo di intenzione “suicidaria”.

Vale sempre, in altre parole, il concetto o la legge naturale per la quale il corpo, in realtà, non va mai contro se stesso!

Questo fa capire che anche una malattia autoimmune può essere affrontata in modo naturale e lo squilibrio del sistema immunitario eventualmente presente può essere controllato e riportato verso la norma attraverso il controllo alimentare dell’infiammazione, come da anni facciamo nel nostro centro.

Per evitare spaventi e preoccupazioni inutili, bastino due esempi:

  • In una persona allergica ai pollini, cui sia stata diagnosticata una tiroidite di Hashimoto, il livello di autoanticorpi (anti TPO e anti TG) può innalzarsi moltissimo in primavera, durante la stagione del raffreddore da fieno, non certo perché l’organismo sta “autodistruggendosi” ma perché l’intero sistema sta subendo una maggiore sollecitazione immunologica. Nessuna volontà o effetto autodistruttivo quindi: gli autoanticorpi rispondono a stimoli diversi e sono espressione di uno squilibrio, guaribile e non certo di una ineluttabile autofagia. Infatti in molti casi anche una tiroidite di questo tipo può essere controllata riequilibrando lo stato infiammatorio e intestinale di una persona.
  • Nell’artrite reumatoide, una delle più importanti e diffuse malattie autoimmuni esistenti, si generano anticorpi contro altri anticorpi, non certo verso organi o apparati. Nessuno si sta autodistruggendo. Semplicemente, gli anticorpi si legano agli altri, arrivando a costituire un reticolo e creando dei “grumi” che vanno poi a depositarsi nelle articolazioni, nel rene, nella pelle o altrove, dove poi generano eventuali reazioni infiammatorie.

È allora necessario capire che di fronte alla presenza di Anticorpi Antinucleo (ANA) positivi si può leggere un segnale importante di attivazione immunologica e infiammatoria, ma non necessariamente si deve pensare ad un rischio per la propria sopravvivenza.

Quando si scoprono degli ANA positivi e ci si domanda quale possa essere il significato prognostico per la persona che li esprime, è più utile pensare all’infiammazione e all’equilibrio intestinale piuttosto che ad una malattia autoimmune.

In un certo senso gli ANA danno un segnale di allarme, che può anzi aiutare la persona a meglio indirizzare le proprie risorse verso una vera azione preventiva.

Certamente, gli ANA potrebbero essere un segnale di una patologia autoimmune o comunque a sfondo immunologico, ma in realtà, sempre più frequentemente ANA positivi compaiono in persone che non necessariamente sviluppano poi queste patologie.

Già negli anni passati, Eurosalus ha segnalato una ricerca canadese (Myckatyn SO and Russell AS, J Rheumatol 2003 Apr; 30:736-9) effettuata su 116 pazienti con ANA ad alto titolo (maggiore o uguale a 1:640) senza evidenza clinica di patologia del connettivo, i cui risultati hanno dimostrato che solo un piccolissimo numero di soggetti ha manifestato in seguito una patologia autoimmune (Lupus, Sclerodermia, CREST o Sjogren). Inoltre in questa ricerca oltre la metà dei soggetti ha registrato la scomparsa degli anticorpi entro 5 anni.

Gli stessi soggetti sono stati seguiti poi per un ulteriore periodo di tempo e i risultati, pubblicati nel 2008 su Clinical Rheumatology, hanno confermato che anche nei soggetti rimasti positivi per gli ANA, solo una piccola parte ha poi sviluppato malattie autoimmuni (Wijeyesinghe U et al, Clin Rheumatol. 2008 Nov;27(11):1399-402. doi: 10.1007/s10067-008-0932-y. Epub 2008 May 24).

Un lavoro pubblicato su Virus Research nel gennaio 2015 da un gruppo di ricercatori italiani, ha confermato che lo stesso meccanismo prima segnalato in caso di allergie alle graminacee, si attiva nel corso di alcune infezioni, come nel caso di una patologia come la mononucleosi.

La semplice presenza del virus di Epstein Barr (il virus della mononucleosi appunto), porta ad un aumento notevole di molti autoanticorpi, tra cui gli ANA, senza che questo significhi che la persona analizzata si stia distruggendo.

Quello che avviene è che in quella persona si sta invece producendo un fenomeno di sollecitazione infiammatoria e immunologica di cui la produzione di autoanticorpi è un segnale (Cuomo L et al, Virus Res. 2015 Jan 2;195:95-9. doi: 10.1016/j.virusres.2014.09.014. Epub 2014 Oct 7).

Non è certo finita qui: nel 2011 alcuni ricercatori statunitensi hanno descritto con precisione la complessa relazione esistente tra il microbioma intestinale e la comparsa di autoanticorpi pubblicando i loro lavori su Frontiers in Microbiology, e questi dati, che confermano la sistematica e continua interferenzadell’alimentazione e della infiammazione da cibo nella composizione della flora microbica intestinale, sono stati riconfermati da interventi statunitensi su FEBS Letter e da un interessante articolo, pubblicato nel gennaio 2015 su The EMBO Journal, in cui un gruppo internazionale di ricercatori ha evidenziato che a livello sperimentale la semplice presenza di batteri filamentosi (simili alle ife fungine) nell’intestino, può portare alla produzione di ANA indipendentemente dall’effettivo coinvolgimento patologico del sistema immunitario (Van Praet JT et al, EMBO J. 2015 Jan 19. pii: e201489966. [Epub ahead of print]).

Quest’ultimo aspetto richiama alla frequente partecipazione di una reattività alimentare ai lieviti e alle sostanze fermentate nella genesi delle malattie autoimmuni in quanto i batteri filamentosi sono davvero molto simili a lieviti, funghi e muffe.

È una buona notizia. Significa trasformare la comparsa di un segnale di allarme (gli ANA) in una possibilità di prevenzione e cura di patologie a torto considerate ineluttabili. L’artrite reumatoide, come la tiroidite di Hashimoto, la psoriasi o il Lupus, fanno parte di un gruppo di disturbi in cui si può intervenire efficacemente, integrando le terapie classiche con il controllo dell’infiammazione ottenibile attraverso l’alimentazione e l’uso di integratori adeguati.

Gli ANA quindi possono rimanere come un segnale spia da non trascurare, in cui interventi non invasivi, come quelli sui comportamenti alimentari e sullo stile di vita possono portare a un riequilibrio rapido e a una consapevolezza maggiore del proprio corpo.

Valdo Vaccaro

Fonti:

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

 

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