IL DRAMMA UMANO DEL TRAPIANTO RENALE

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LETTERA 1

Dalla glomerulo-nefrite, alla dialisi e al trapianto

Buongiorno Valdo, ti scrivo dopo attenta riflessione con gli amici e colleghi Italo Camerin da Padova e Massimo Cerato da Vicenza, che hanno fatto proprie le tue tesi con grandi risultati.
Ho 44 anni e da 20 sono trapiantato renale.
Il trapianto è sopraggiunto in seguito ad una glomerulo-nefrite, e direi per fortuna, dopo un anno circa di dialisi.

Vent’anni da trapiantato, con una famiglia felice, una casa, un lavoro, e alcuni alti e bassi

Ho fatto una vita normale e sono riuscito a formare una famiglia meravigliosa, una casa, il lavoro, una discreta forma fisica grazie ad un’attività sportiva abbastanza regolare.
Tutto però condizionato costantemente dagli alti e bassi della salute che, nonostante le mie attenzioni, a volte mi fanno penare. Non ultima a giugno un’infezione da streptococco gruppo A, partita probabilmente da una verruca ad una mano, graffiata durante dei lavori in giardino.
Si è sviluppata una fascite necrotizzante con shock settico, 5-6 giorni di rianimazione e una degenza ospedaliera di un mese e mezzo. Mi è andata bene che sono tuttora vivo.

L’inevitabile ricorso ai farmaci immunosoppressori

Come tutti i trapiantati prendo una serie di farmaci importanti, soprattutto immunosoppressori, che sono il Neoral ciclosporina, il Myfortic acido micofenolico, il cortisone, affiancati da Triatec, Lasix, Allopurinolo, Catapresan, antiacidi, protettori gastrici.
Sono sempre stato onnivoro, ma con una predilezione per frutta, verdura, legumi e cereali.
Da qualche tempo sto cercando di ridurre tutte le fonti di proteine animali (carne, pesce, formaggi, uova, ecc) e sento di stare effettivamente meglio, anche se non sempre mi è possibile, vuoi per comodità, abitudini familiari, problemi di tempo.
C’è anche il fatto che, a volte, sento il bisogno fisico di mangiare una bistecca!

Dubbi sulla compatibilità tra dieta vegana e farmaci

Ho letto i tuoi post sulla dialisi e il trapianto, ma non ho capito se c’è incompatibilità tra una dieta vegana e i farmaci che devo assolutamente prendere, pena la sicura perdita del rene trapiantato e il ritorno in dialisi.
Ti ringrazio per l’opera di sensibilizzazione che fai e per l’attenzione che vorrai dedicarmi.
Un caro saluto.
Carlo Casula – Uffici Progettazione Etra spa – Cittadella (Padova)

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RISPOSTA 1

I trapiantati hanno davvero esigenze del tutto particolari

Ciao Carlo, mi spiace doverti rispondere in fretta per un argomento che va ponderato con molta attenzione.
Sono in partenza per Roma domattina al’alba e quindi ho tutto sottosopra.
Credo ci voglia molta particolare prudenza nel rispondere alle problematiche che tu poni.
Essere trapiantati crea sicuramente situazioni ed esigenze particolari.

Il trapiantato non è comunque un extraterrestre, ma un umano con un pezzo di ricambio estraneo che non ne vuole sapere di stare al suo posto se non grazie a una decina di farmaci

Dio solo lo sa cosa ne pensa il sistema immunitario di questi interventi.
Sulla tua domanda riguardante la dieta, è mia convinzione che ciò che fa bene al sano fa bene anche al malato, ed anche al trapiantato, che è una persona normale e non un extraterrestre.
E vale anche ovviamente il discorso opposto, per cui il farmaco, a parte la sua porzione di indispensabilità, fa male al sano come al malato.

Sperimentare e modulare in proprio ogni eventuale cambiamento dieta

Nessuno meglio di te può fare sperimentazioni dal vivo, modulando ristrutturazioni della dieta, diminuendo le cose sbagliate con misura e buon senso, al fine di arrivare a un valido compromesso.
Non è per niente facile fare misurazioni e test sugli effetti di una dieta purificante-eliminativa in compresenza di reazioni di rigetto e di farmaci de-reattivanti, sulle reali necessità dietologiche e su cosa sia meglio fare.

La questione della indispensabilità dei farmaci nelle quantità indicate

Se vuoi la mia opinione, non sono affatto convinto che i farmaci, persino nei casi estremi del trapianto e del post-trapianto, siano indispensabili nella misura quantitativa in cui certi medici vogliono darla ad intendere.
Provare tutto questo non è facile e non è privo di insidie.
Solo i trapiantati avrebbero la possibilità di sperimentarlo dal vivo, ma vengono spaventati e indotti a non staccarsi di una virgola dalle disposizioni mediche.

Dieta purificante e medicinali inquinanti sono sicuramente contrastanti

Che ci sia poca compatibilità tra una dieta viva e leggera e l’uso contemporaneo di farmaci è cosa risaputa.
La prima regola che si ricorda, a chi si mette a digiuno, è quella di evitare assolutamente qualsiasi tipo di sostanza inquinante, tipo caffè e the, fumo e medicinali.
Spero sempre di avere torto su questi dettagli, ma la natura ha le sue leggi e alla fine mi ritrovo ad avere ragione. Un caro saluto. VV

*****

LETTERA 2

La nuova frontiera del trapianto

Grazie Valdo per la pronta risposta. Sono d’accordo con te che l’argomento trapianto sia una una questione non semplice e non lineare.
Una cosa anzi totalmente nuova per l’uomo, rappresentando essa una specie di nuova frontiera.
Nella tua tesina dal titolo Schivare la macrobiotica, la dialisi e il trapianto renale, hai deprecato questa pratica della medicina, ponendo questioni etiche sul commercio di organi e sull’innaturalità del’impiantare un organo estraneo in un corpo ove quell’organo non funziona più.

Proteinuria non identificata e scambiata per cistite

Fino ai 24 anni, ero un toro, poi mi sono ammalato a causa di un’infezione renale che il mio medico curante non ha saputo pronosticare. Nonostante le analisi del sangue evidenziassero una proteinuria, sono stato curato per una cistite e, dieci mesi dopo, sono entrato in dialisi.

Sono il trapiantato N. 35, tra migliaia di disperati che accorrono al Centro Trapianti di Padova

Il Centro Trapianti di Padova è stato tra i primi in Italia ad operare.
Io, nel 1990, ero il trapiantato N. 35. Due anni fa, credo che sia stato raggiunto il trapianto N. 1000.
Vengono da tutta Italia, i disperati della sofferenza, perché la dialisi è il limbo della salute e per rinascere, volenti o nolenti, etica o non etica, c’è il trapianto, con tutte le sue ovvie controindicazioni.

Trapianto unico mezzo estremo, anche se carico di contraddizioni

Il trapianto rimane comunque l’unico mezzo che ti permette di portare il tuo corpo in discrete condizioni avanti nel tempo, sperando che la scienza scopra qualcosa che possa ulteriormente migliorare le tue condizioni di vita. Di fronte alla sofferenza si è disposti anche a chiudere entrambi gli occhi, e a perdonare le debolezze di certi medici e gli enormi interessi delle case farmaceutiche.

Un organismo irreversibilmente compromesso e che spera nelle nuove frontiere

Perché io malato, con un organismo compromesso irreversibilmente, posso solo sperare che le nuove frontiere della medicina scoprano valide soluzioni alternative alla mia malattia.
Ovvio che nel frattempo cerco di mantenere uno stile di vita sano e naturale, il più vicino possibile alle tue idee, all’igienismo e al veganesimo.
E la persona sana invece, come tu sostieni giustamente, ha il dovere etico di non mettersi nelle condizioni critiche, e di non finire trapiantata.

Riconosco che l’unica strada percorribile è quella del veganismo

Da una rivoluzione vegana si metterebbero in moto conflitti di forze e di interessi enormi. L’informazione, che vuol dire educazione e sensibilizzazione (sarebbe ora!), l’agricoltura, l’industria alimentare, l’economia sarebbero stravolti, s’intende beneficamente.
In ogni caso dobbiamo per forza percorrere la strada del veganismo, altrimenti è la fine.
La medicina ufficiale stessa troverebbe nuovi sbocchi, avendo meno malati da curare e più tempo per concentrarsi su nuove frontiere quali le cellule staminali.
E qui mi fermo, per non divagare su argomenti troppo grandi per un ignorante come me.

Ti seguiamo in zona Padova e Vicenza

Io sono solo l’ultimo di un gruppo di amici di Padova e Vicenza che ti ha scoperto.
Quando vieni da queste parti, se non ci sei già stato?
Mi interesserebbe molto assistere a un tuo convegno.
Buon lavoro. Ti leggo sempre e ti saluto. Carlo Casula

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RISPOSTA 2

Mi pare ovvio che ai trapiantati vadano il massimo rispetto e tutte le cure del caso

Ciao Carlo, la tua esperienza di trapiantato italiano N. 35 rimane toccante al pari dei mille altri trapiantati a Padova e di, non so quanti altri ancora, operati in altri centri italiani.
Sia ben chiaro che le mie critiche al sistema dei trapianti non tocca in alcun modo la figura dei trapiantati, e le loro necessità di continuare a vivere e ad essere curati al meglio.

Guai compromettere le capacità filtrative del sistema idrico-renale

Nel mio articolo Schivare la macrobiotica, la dialisi e il trapianto renale, dell’8/7/10, mettevo in evidenza alcuni fatti. Dicevo che già la parola dialisi è tale da far venire i brividi.
L’essere umano, persona costituita per il 70-80% di acqua e che si comporta in modo tale da compromettere le capacità filtrative del suo sistema idrico-renale, al pari di un’auto potente che viene messa in crisi da un carburante sporco che intasa il carburatore e i filtri, e finisce tristemente la sua corsa ai lati della carreggiata.
Un ovvio pensiero andava anche alle migliaia di ragazzi sani ma economicamente disgraziati del terzo mondo, disposti a farsi massacrare per cedere un rene contro una misera mazzetta di banconote.

La saggezza e l’arte di mantenere il sangue fluido

Parlavo dunque di dialisi come cosa da brivido e come ultima spiaggia, come blocco del sistema renale, come fallimento di quel sistema filtrante preposto a sottrarre al sangue sostanze velenose ed estranee tipo urea, acido urico, cloruri, sali minerali inorganici, farmaci somministrati per via orale o endovenosa, vaccini carichi di veleni e ogni altro elemento incompatibile, non nutrizionale ed emoavvelenante.
Chi mantiene il sangue fluido e scorrevole tutta la vita, era la mia conclusione, non avrà mai problemi renali di alcun genere.

La salute sta nella normalità e nella rapidità dei processi digestivi

Le sostanze estranee, prima di essere scartate ed espulse nell’urina, subiscono una ultrafiltrazione nei glomeruli renali e ciò avviene ad elevata pressione locale, per cui è indispensabile un buon equilibrio tra pressione arteriosa e venosa, tra pressione minima e massima.
La buona salute deriva chiaramente da una sistematica normalità dei processi digestivi, che devono essere efficaci e rapidi, privi di acidificazioni e putrefazioni, e tali da non comportare accumuli di sostanze estranee nel sangue, in particolare acidi urici e minerali inorganici (dalla struttura cristallina-grezza e non collaginosa come i minerali organicati e sminuzzati dalla sintesi clorofilliana).

Tanto crudo, tanto vegetale, niente animale e quasi-zero acqua, esattamente il contrario della becera ideologia medica

La buona salute deriva dunque da cibo vegetale crudo, da frutta abbondante e da pochissima o zero acqua, e dunque da una dieta vegana-fruttariana tendenzialmente crudista, che è l’esatto contrario di quanto i medici propongono e impongono nelle loro prescrizioni e nei loro ospedali.
Il carnelattismo, il sale e lo zucchero saccarosio, il the e il caffè, le vitamine sintetiche e gli integratori minerali, i farmaci e i vaccini, i cibi cotti e concentrati, le acque dure e le tisane a base di acque dure bollite, sono tutte sostanze insultanti e infamanti per il sistema renale, sostanze che portano a stress renale continuato.

Sigaretta, caffè, vaccini e farmaci, ovvero la via medica all’insufficienza respiratoria e renale

La medicina non insegna a mangiare correttamente, né tantomeno a comportarsi correttamente e secondo natura, essendo i medici i più fedeli adepti della micidiale accoppiata sigaretta-caffè.
L’insufficienza respiratoria (respirazione corta) porta a insufficienza cardiaca, a insufficienza epatica-pancreatica e a insufficienza renale. Il ricorso sistematico a vaccini e farmaci porta ad aggredire non solo il sistema immunitario, ma anche, e in particolare, il sistema renale.

L’insufficienza cutanea causata da deodoranti e antitraspiranti dà un’ulteriore randellata ai reni

Come non bastasse, piove sempre sul bagnato, e mai sul deserto.
I miasmi gastrointestinali da topo morto, causati dall’alimentazione carnea e lattea, non tardano a rivelarsi esternamente tramite la traspirazione, mentre i veleni chemio-farmacologici aggiungono il loro contributo in termini di puzza chimica.
Ecco allora che le industrie farmaceutiche, collegate a quelle dei detersivi, propongono profumi e deodoranti, nonché sostanze antitraspiranti, creando una insufficienza epidermica, dove la pelle va a perdere le sue caratteristiche di secondo rene, e smette di dare il suo prezioso aiuto al sistema renale.

Le cellule staminali sono la nuova frontiera dell’indecenza, e non della scienza

Le mie posizioni rigorosamente igienistiche, e dunque basate sulla cura della non cura, mi impongono di essere molto critico nei riguardi di ogni vaccino, di ogni farmaco, di ogni operazione, di ogni trapianto e di ogni sciocchezza staminale. A una medicina incapace di capire e guarire un semplice raffreddore non si possono affidare missioni delicate e voli pindarici verso altri lidi terapeutici.
Tu stesso non sei esente da concorso di colpa, perché la proteinuria che ti ha portato dal medico a 24 anni non arrivò sicuramente per caso, ma per la tua propensione di quel tempo a salami e bistecche.
Ma, anche lì, dove stavano mai i giusti insegnamenti della scuola e della medicina? Nei bordelli?

Le sorti della medicina non si risolvono con le operazioni spettacolari e con l’arroganza tipica dei baroni, ma solo con spirito operaio e umiltà francescana

I trapianti e le operazioni spettacolari vorrebbero dare lustro e onori alla medicina, ma non lo fanno.
Solo una medicina più modesta, umile e operaia sarebbe in grado di far decollare la medicina, e di riportarla sul retto percorso tracciato da Ippocrate e dalla rimpianta Scuola Medica Salernitana.
Il malato, l’operato e il trapiantato, non sono degli oggetti numerati e nemmeno delle cavie da esperimento, ma degli esseri da rispettare e da rimettere in ordine operativo.
Chiaro che nulla ho contro i nefritici e contro i trapiantati di reni. Occorre piuttosto armarsi di senso pratico e fornire a chi è già trapiantato ogni mezzo possibile per sopravvivere al meglio, lasciando da parte le disquisizioni sul dove-come-perché arrivino i reni di ricambio.

Tu stai bene non per merito del trapianto, ma nonostante esso

Vorrei però sgombrare il campo dall’idea che la medicina ti abbia guiarito o ti abbia salvato la vita, e ti abbia regalato generosamente tutti gli agi e le soddisfazioni di questi anni.
Tu stai bene non per merito del trapianto, ma nonostante esso. Staresti ancora meglio se al posto della dialisi e del trapiantato ti avessero imposto, con altrettanta determinazione, una vera cura alternativa.
La medicina non fa altro che incanalare i pazienti verso il trapianto, imponendogli poi le cure immunosoppressive che li mantengono schiavi a vita.

Il trapianto non è l’unico metodo e non è nemmeno il metodo.
Per fortuna che non abbiamo due pancreas, altrimenti ogni diabetico finirebbe trapiantato.

Vorrei anche contestare, se permetti, il concetto secondo cui il trapianto è l’unico modo che ti permette di portare il tuo corpo avanti nel tempo.
Questa è l’idea che la medicina ha inculcato ai malati, al fine di spingerli al trapianto.
Farebbe la stessa cosa coi diabetici, se solo esistessero due pancreas invece di uno solo, mentre di diabete si può guarire perfettamente, come del resto si può guarire dalla nefrite e dalla insufficienza renale, sempre a condizione di volerlo.

Il business e la speculazione dominano la scena medica.

La medicina non è interessata alla salute e ai procedimenti recuperativi a buon mercato.
Essa pratica in modo sistematico la via più spettacolare e tecnologica, quella che comporta un giro d’affari imponente. La colpa non è nemmeno da ricercare nei singoli medici, essi stessi vittime del sistema, quanto nelle direttive che arrivano dalla chiesa medica di Atlanta.
Sono il business e la speculazione a dominare la scena, e non certo la voglia di assistere ed aiutare i malati a riprendere possesso armonico del proprio organismo.

Le cure mediche sembrano fatte apposta per distruggere la funzione renale

L’igienismo non segue ovviamente il tracciato medico e crede fermamente al recupero di ogni paziente, tramite drastico cambiamento dietologico-comportamentale. La medicina, sballata com’è nelle sue concezioni alimentari, e venale com’è nelle sue proposte terapeutiche, non è in condizioni di praticare tale percorso. Mantiene per tutti il suo dogma alimentare del mangiare un po’ di tutto e di bere tanta acqua (poco importa se carica di minerali inorganici dannosissimi per i reni), e mantiene per tutti le sue cure vaccinatorie e farmacologiche, disegnate quasi apposta per distruggere la funzione renale.

L’igienismo critica il trapianto, ma ha tutta la stima e il rispetto possibile per i trapiantati, e li vuole sani e pimpanti nonostante tutto

Pertanto, sia ben chiaro, non ipotizzo nella mia visuale un Carlo Casula abbandonato a se stesso, o peggio ancora lasciato morire all’età di 24 anni, privandolo di 20 anni di vita e, glielo auguro, di almeno altri 50, pieni di ulteriori soddisfazioni individuali, sportive e familiari.
L’igienismo pensa semmai a un recupero globale e non violento dei nefritici, tramite metodi dietologici anche draconiani, capaci di rimettere in ordine il sistema renale, evitando il dramma umano dei trapianti.

Ogni pezzo altrui implica una reazione di rigetto, già questo fatto squalifica la scelta trapiantistica

Per chi si ritrova poi con addosso un pezzo di ricambio altrui, esiste sempre il problema irrisolto del rigetto, ennesimo segnale che il creatore non ha previsto o approvato questo tipo di soluzioni.
La medicina trova però sempre modo di metterci una pezza artificiosa, e ricorre ampiamente ai farmaci antirigetto, a errori che coprono altri errori.
Errori indispensabili? Ovvio che l’igienismo è incapace di dare una risposta.
I farmaci antirigetto sono sicuramente indispensabili per mantenere in funzione il rene trapiantato, ma nel contempo rimangono sempre dei farmakon, cioè dei veleni che danneggiano la funzione renale, costringendo i glomeruli residui a dannarsi per scartare o filtrare pure quell’odiato intruglio.

Un sistema immunitario sballottato tra l’incudine e il martello

È un po’ lo stesso problema di quel padre di una figlia trapiantata di cuore, che alla conferenza di Roma del 24 Settembre mi ha chiesto lumi sulla compatibilità tra alimentazione vegano-crudista e contemporanea assunzione di farmaci immunosoppressori.
Fermo restando il principio che tale compatibilità non esiste, resta sempre valido il principio per cui quello che fa bene al sano fa bene anche al malato.
Da un lato frutta e verdura ripuliscono il sangue, e dall’altro veicolano con maggiore efficacia i farmaci nel corpo, inquinandolo più velocemente.
Un imbarazzo in più per il sistema immunitario, preso inesorabilmente tra due fuochi, sballottato in modo indecente tra l’incudine e il martello.

Valdo Vaccaro

 

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

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1 commento

  1. familiare.malatodireni on

    salve dott. vaccaro,
    qualora la dieta vegana crudista non fosse piu sufficiente per ovviare all'insufficienza renale, quali sono gli step successivi da seguire?
    dai sui post è chiaro la sua avversione contro il trapianto renale e conseguenti immunosoppressori.
    secondo il suo punto di vista dunque, è consigliabile in via preferenziale procedere con la dialisi?
    grazie