LA CRISI MONDIALE, LE SCIE CHIMICHE E LA NUOVA PESTE POLMONARE

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Qualche critica di troppo

Qualcuno mi sta accusando di non dire poi tutta la verità, ma di frenarla e di contenerla, di perdermi in cose futili e banali quali l’influenza e il virus suino, la colica intestinale e i gonfiori delle mie lettrici, la costipazione e i turbamenti sessuali di qualche diverso, o addirittura le quisquilie vanitose e personalistiche riguardanti la diffusione del mio libro e dei miei scritti.
Insomma, detto in parole povere, sarei una specie di cuscinetto e di tampone contro-informativo, un comodo ammortizzatore scansa-traumi, un collaborazionista del potere travestito da critico del medesimo.

Non mi piace spaventare la gente più del necessario

Non sono state dette queste testuali parole, ma il senso è alla fine esattamente quello.
Il tono era di stile drammatico e militare.
Cosa aspetti a informare i tuoi lettori su quanto di grave e di catastrofico sta accadendo sopra le nostre teste? Non sai che già domattina può essere troppo tardi?
Chi mi segue sa che non amo spaventare inutilmente o più del previsto la gente.
Non essendo un quotidiano o un’agenzia giornalistica, tendo piuttosto, a far pensare, a far ragionare e riflettere la gente sui problemi attinenti la salute ed il comportamento, o almeno cerco di farlo.

Meglio le barzellette innocenti per gli adulti e quelle piccanti per i monelli

Più che spaventarla preferirei intrattenerla e divertirla, magari raccontandole delle barzellette, candide ed innocenti per gli adulti che paiono essere diventati tutti improvvisamente santi e delicati, piccanti e proibite per i ragazzi delle elementari e delle medie, che la sanno più lunga dei padri e degli insegnanti, e che per farli divertire non bastano più nemmeno Le Iene.
Non mi va di fare catastrofismo a priori, di gridare ahi-che-male e di fasciarmi la testa prima ancora che qualche vaso abbia cominciato a cadermi addosso.

Vorrei dedicarmi alla crisi del petrolio

Vorrei semmai scrivere qualcosa sulla crisi del petrolio, visto che le riserve non sarebbero così abbondanti come calcolato e stimato in precedenza, per cui staremmo andando verso quel temuto progressivo esaurimento che da sempre tormenta i sonni dell’umanità benzina-dipendente, gasolio-dipendente e gas-dipendente.
Vorrei aggiungere che gli americani in particolare temono la fine della supremazia del petrolio perché essa metterebbe in pericolo il loro potere sull’accesso alle risorse.
Ma loro stessi tengono la bocca chiusa, nel timore di ingenerare del panico sui mercati finanziari, o di creare una scellerata corsa alla creazione di scorte strategiche, o di far schizzare ancora più in alto il prezzo già esagerato dei carburanti.

Perché non parlare della Yamaha-Italia che chiude un suo stabilimento?

Vorrei parlare delle tante fabbriche che chiudono.
Della stessa Yamaha che manda a casa i suoi 60 dipendenti della filiale italiana, i quali si sono rivolti a Valentino Rossi perché possa mediare il problema con la sua autorità morale e far recedere i giapponesi da quella decisione, senza sapere che pure in Giappone stanno nella cacca fino al collo, e che quindi quella decisione è saggia ed irrinunciabile, vista la contrazione prolungata dei mercati.

Il ritorno forzato degli operai alla campagna

Cosa dovrebbero dire allora i 6500 dipendenti della Smart Union dei due stabilimenti di Guandong in Cina Meridionale, che un anno fa si sono recati al lavoro come ogni giorno, trovando la fabbrica chiusa, i dirigenti fuggiti all’estero, e neanche un soldo in tasca, visto che non ricevevano la paga già da tre mensilità consecutive.
Hanno inscenato feroci proteste, scontri all’arma bianca con la polizia, ma alla fine hanno dovuto prendere le loro povere cose, fare letteralmente fagotto e tornarsene nelle loro remote e sperdute campagne, a rimettere in ordine l’orticello ed i campi di riso e di patate che avevano abbandonato.

La Cina è diventata la fabbrica del mondo, e Dongguan è il fulcro della manifattura cinese

La Smart Union produceva bambole Barbie ed altri giocattoli per la Mattel e per la Disney, ma le cose non stavano andando evidentemente così bene.
La città di Dongguan preoccupa molto i dirigenti cinesi. Se la Cina è la fabbrica del mondo, Dongguan è la sua filiale più grossa. È qui che 3800 aziende producono il 30% dei giocattoli mondiali.
Non solo giocattoli. Anche automobili, frigoriferi, carrelli elevatori, gru, e mille altre cose.

Un grande paese, gonfio di dollari ma pieno di problemi

Da noi in Italia si piange per la mancanza di lavoro, e si accusa la Cina di tutti i misfatti, pensando magari che tutto il lavoro e tutte le commesse siano finite nei dintorni di Hongkong e nel bacino industriale dello Yang-tze-kiang o Fiume Giallo. Le cose non stanno esattamente così, dice il magistrale articolo Se si sgonfia il Dragone, di Pino Bongiorno, apparso su Panorama del 15 gennaio 09.
Il paese non è di certo alla bancarotta, avendo accumulato riserve estere per 1900 miliardi di dollari, con banche che sono risultate poco esposte alla crisi dei mutui americani, ma non naviga nemmeno nell’oro.
Il fatto è che ci sono più banconote verdi con l’effigie di Franklin nelle casse della Bank of China, che in quelle del Tesoro Americano, e questo non è il massimo per un sistema che si propone come alternativo.

Una marea di piccole aziende che chiudono i battenti

Ogni anno entrano nel mercato del lavoro 10 milioni di persone, tutte da sfamare. Non è una cosa semplice e facile. E 10 milioni sono pure i neolaureati cinesi che cercano un qualsiasi posto di lavoro.
Per la magia del numero 10, oltre 10 milioni di persone se ne sono tornate nelle campagne nell’ultimo anno dopo aver cercato invano una sistemazione nelle grosse città cinesi.
Tipico il caso di una quarantina di operai di un’aziendina di Guangdong (Canton) che, licenziati, hanno rubato una dozzina di moto-risciò affrontando un viaggio di 2500 km per tornare alla loro casa di Chengdu, capitale dello Sichuan. Le piccole e medie aziende sono quelle più colpite dalla crisi, tanto che 67 mila hanno chiuso i battenti nella prima metà del 2008.

Le politiche keynesiane del governo cinese

Il governo di Pechino sta dandosi da fare, applicando politiche keynesiane a sostegno della domanda interna indebolita dalla crisi borsistica internazionale e dalla crisi immobiliare. Piuttosto che lasciare a casa la gente, meglio far scavare delle buche a un gruppo di operai e farle poi ricoprire da un altro.
Fa e disfà al è sìmpri lavorà, dicono pure in Friuli, pur senza sapere che John Maynard Keynes (1883-1946) è una delle figure più rappresentative della scienza economica contemporanea.

Alla ricerca di una società armoniosa ed equilibrata

Un pacchetto di investimenti di 585 miliardi di dollari in infrastrutture, autostrade, porti e aeroporti, è stato varato dal governo, in linea con quella società armoniosa di cui tanto parla la propaganda del presidente Hu Jingtao, tesa a ridurre il divario tra la costa e l’interno del paese, tra le città le campagne, tra i nuovi super-ricchi e le masse più ancora diseredate di prima di fronte agli abbagli ed al luccichio tentatore, provocativo, e spesso offensivo della emergente società opulenta.
Ma Wang Yang, allievo di Hu Jing Tao e segretario del partito nella regione strategica di Guangdong, sostiene che il governo fa troppo poco per aiutare le piccole aziende, e che focalizza ogni sua attenzione sui colossi industriali.

Non è la Cina il capro espiatorio

Non è dunque la Cina ad affossare la domanda internazionale di beni strumentali e di mercanzie.
Non è la Cina la colpevole della crisi.
Non è la Cina, responsabile del malessere mortale della piccola industria italiana, più che mai ansimante e boccheggiante, più che mai fuori mercato coi costi e coi prezzi di listino, più che mai priva di ordini e di contanti da mettere nelle buste paga dei propri dipendenti.

Si parla di mutui e di Madoff, e nessuno che ricordi il luglio 1997, data storica di una crisi economica inventata

Gli imbrogli di Bernard Madoff hanno messo in luce molti aspetti truculenti della finanza statunitense.
Gli scandali delle banche, ed anche le attitudini spendaccione e sprecone della popolazione americana hanno fatto il resto.
Ma la cosa peggiore, di cui nessuno stranamente parla, è la svolta epocale del luglio 1997.
Hanno inventato l’AIDS e persino il giorno mondiale dell’AIDS.
Ma nessuno che ricordi il mese e l’anno più infausti dell’economia mondiale, che sono, lo ripeto fino alla noia, il luglio 1997 e l’apocalittica crisi speculativa sul Baht e sulle valute asiatiche.

Le grandi doti inventive del nostro Archimede

Archimede (287-212 a.C), non era solo un grande matematico. Nella sua Siracusa inventò numerosi congegni, come la vite, il paranco, il differenziale. Si occupò di principi di statica e di idrostatica.
Una mente eccelsa.
Un vero peccato che i soldati romani, guidati dal generale Claudio Marco Marcello (268-208 a.C), abbiano espugnato la città e poi ucciso Archimede, contro il parere del proprio comandante.
Chissà quanti altri interessanti aggeggi avrebbe potuto ancora inventare.

Gli americani sono pessimi inventori di cose reali, ma grandi inventori di cose fasulle

Gli americani sono bravissimi e solerti a sfruttare il lavoro degli altri.
Bravi anche ad attribuirsi la paternità di certe invenzioni come quella del telefono, per anni attribuita ad Alexander Graham Bell (1847-1922), mentre il vero inventore era il nostro Antonio Meucci (1808-1889).
Come inventori, lasciano evidentemente a desiderare.
Dove invece la loro inventiva brilla sovrana è il settore dell’economia, delle crisi planetarie concepite e disegnate a tavolino, o anche l’invenzione di scuse e di casus belli, tesi ad avviare e giustificare delle guerre di invasione.
Lo hanno fatto con la guerra del Vietnam (vedi falso incidente del Tonchino) e con la guerra del Golfo
(vedi falsa accusa di un arsenale batteriologico celato dal regime di Saddam).

L’opera d’arte del presidente Bill Clinton

Se il CDC di Atlanta ha inventato di sanapianta una malattia inesistente come l’AIDS, per generare un flusso enorme di danaro nelle casse piangenti della Sanità americana e mondiale, Bill Clinton ha fatto ancora di più.
Ha tirato in disparte il suo sponsor presidenziale George Soros e gli ha detto pressappoco così:
Hai una valanga di dollari e di fondi neri speculativi, va in Asia e fa saltare tutto, creando caos, interrompendo l’andamento di crescita inarrestabile dei vari mercati.
Rastrella Baht thailandesi da tutte le parti e poi buttali all’improvviso sul mercato, facendone precipitare il valore. Gli altri paesi asiatici ci cadranno come allocchi. Andranno a soccorso del Baht e faranno grossi acquisti sul mercato, indebolendo le rispettive situazioni finanziarie, al che salterai loro addosso con lo stesso sistema.
Quando quelle economie andranno in bancarotta, e le loro imprese, banche, case e terreni, avranno un valore decurtato ai minimi termini, potrai ricomprare a prezzo di svalutazione.
La crisi farà saltare l’export europeo in quella regione e così ci inseriremo noi.
Ti prometto massima collaborazione da parte del Fondo Monetario e della Banca Mondiale.
In più svaluteremo il dollaro ai minimi termini per renderci più concorrenziali coi prezzi ed entrare meglio in quei mercati.

George Soros si era già allenato per bene nel tentativo fallito di far cadere la lira italiana

George Soros, che già aveva tentato di fare questo scherzetto alla Lira una decina di anni prima, uscendone sconfitto per sola mancanza di protezione politica-presidenziale, non se lo fece ripetere due volte.
Al capezzale della nostra moneta erano allora arrivati i governi americano e tedesco, e la paura passò, mentre Soros imprecava alla propria sbadataggine, essendosi fatto fregare da un altro stratega di nome Giulio Andreotti.
Aveva sbagliato una volta, ma non avrebbe compiuto gli stessi errori.
Condusse il suo blitz speculativo in Siam con la scaltrezza di una volpe ed il cinismo di uno sciacallo.

Un fatto storico che ha la valenza di una Terza Guerra Mondiale strisciante

La speculazione valutaria della banda di briganti chiamata Soros e Bill Clinton, ha in termini storici la valenza di una strisciante e mai dichiarata Terza Guerra Mondiale, giocata sul piano della furbizia e delle alleanze strategiche con la World Bank, e sul piano della gelosia commerciale con l’arma del dollaro basso per mandare fuori-mercato la concorrenza italiana ed europea, che in Asia stava facendo a quel tempo veri sfracelli.

Alla fine a perderci è stata pure l’America

Bloccare le tigri asiatiche, abbatterle nel momento della loro massima vigoria economico-finanziaria, è equivalso a soffocare gli interessi e le spinte dinamico-sociali di mezzo mondo, condannando alla miseria e all’inettitudine interi paesi che stavano marciando a gonfie vele, che ordinavano macchine, strumenti, impianti, merci e tecnologia soprattutto all’Europa, ma anche alla stessa America.
Alla fine Clinton e Soros hanno danneggiato non solo il Consorzio europeo dell’Airbus, tanto per fare un esempio, ma anche gli stessi americani della Boeing.
Se cala il lavoro, se cala l’entusiasmo, se cala la voglia di vivere, se cala il soldo e cala la salute, cala per tutti, perché alla fin dei conti siamo una sola famiglia, per quanto disunita e sgangherata, per quanto priva di coesione e di armonia.
L’economia mondiale funziona col principio dei vasi comunicanti, per cui ad ogni azione si crea una reazione, ad ogni colpo segue un contraccolpo.

La crisi mondiale è legata anche ai luridi fondi AIDS

I collegamenti con l’AIDS e con le fondazioni AIDS fiorite come funghi in tutti i paesi del mondo, e riempite di risorse miliardarie tolte al mercato, tolte alle industrie e tolte persino al fisco dei diversi paesi, inghiottite e metabolizzate sotto spoglie patologiche ed improduttive, non sono affatto esenti dalla crisi in corso.
Quando andranno a controllare in dettaglio la provenienza delle elemosine miliardarie finite nel fondo Clinton, se ne vedranno delle belle (a patto che le lascino vedere).

Per andare avanti e progredire servono delle precise qualità

Per andare avanti, la comunità mondiale degli uomini ha bisogno di rimboccarsi le maniche, di avere delle motivazioni, di darsi dei contenuti etici, di emozionarsi e di entusiasmarsi, di alimentarsi al meglio, di stare bene, di rispettare la natura, di difendere ed educare il bene prezioso della popolazione infantile, di rispettare tutte le creature viventi che la circondano, di eliminare tutte le radici e le occasioni di violenza e di sopraffazione.
La popolazione mondiale ha gli stessi esatti problemi dell’uomo singolo.
Privi di entusiasmo, privi di energia fisica-mentale-spirituale, privi di cultura, di etica, di estetica, di amore, di rispetto per la natura, non si va assolutamente da nessuna parte.

Eccesso di panico e di precarietà

Panico e terrore ce n’è già troppo in giro. Panico visibile e tastabile, ma soprattutto panico latente, senso di precarietà generalizzata, crisi economica, disorientamento, sfiducia, incredulità.
Per fortuna che c’è Grande Fratello, a mantenere la gente istupidita davanti al video.
Per fortuna che c’è il campionato di calcio a riempire il week-end e a tenere l’adrenalina popolare impegnata in qualcosa di evasivo.
Per fortuna che c’è Gusto e le altre rubriche di cucina, coi cuochi che illudono tre quarti di Italia che trasformando e cuocendo, mascherando ed incipriando i cibi come fanno loro, mettendo l’uovo, il gambero e il rognone in ogni pietanza ed in ogni bevanda, incluso il succo di mela e quello d’arancia,
ne guadagnino il sapore, l’etica, l’estetica e la salute mediterranea degli italiani.

Mi accontenterei di vedere la gente meno vulnerabile.
Meno soggetta alle imboscate della destra e della sinistra.

Mi accontenterei piuttosto che la gente, più che spaventarsi ulteriormente per cose più grosse di lei e di noi, riuscisse almeno a diventare più saggia e più critica, più informata e più sveglia.
La vorrei più attenta e meno vulnerabile, non tanto verso le catastrofiche profezie universali, ma piuttosto verso le concrete insidie quotidiane, verso le indegne imboscate tesegli in continuazione da quei briganti da quattro soldi che sono le autorità vaccinatorie locali, i telegiornali trasformati in rubriche mortuarie ad uso e consumo dei padroni monatti, i media e la pubblicità deviante, l’ottimo (o il diabolico a seconda da quale sponda giudica) Berlusconi da Arcore con la sua eccellente truppa governativa, intrisa però anche di sperticati monatti stile Fazio e di emeriti filo-macellai tipo Zaia, o il buon Bersani con le sue eccellenti truppe di sinistrofili scalpitanti per far saltare l’odiato Cavaliere e dare vita a un nuovo virtuoso corso della sinistra rinnovata, recuperando magari la magnifica Mortadella Bolognese e la cima economica Padoa-Schioppa, nonché tutto il resto della brigata.

Vorrei vederla risalire la china con un ripristino miracoloso della concorrenzialità del made in Italy

Vorrei che la gente italiana assistesse alla ripartenza dell’economia con le formule miracolistiche, argute e risolutive tipiche della sinistra, una volta che essa ribaltasse davvero a suo favore il consenso degli italiani.
Vorrei che essa tappasse i buchi di povertà, sconfiggesse la disoccupazione montante, ricreasse posti di lavoro per la gioventù scoraggiata, magari bloccando i lavori sullo stretto di Messina, magari aumentando gli stipendi e i posti nel pubblico impiego, magari raddoppiando le misere pensioni, magari recuperando l’evasione con i migliori Tom Ponzi e i più astuti 007, magari dando la caccia ai ricchi veri, ai ricchi presunti ed ai ricchi nascosti, trasformando la Penisola in una nuova Cina stile Banda dei Quattro, magari ripristinando la concorrenzialità del made in Italy con nuove stagioni conflittuali e scioperaiole, con nuove brillanti conquiste sindacali atte a far lievitare i nostri stipendi in Euro e ad allargare ulteriormente il divario con le paghe asiatico-cinesi-africane-sudamericane da 200 Euro mensili.

Vorrei vederla più trasparente e coerente

E la vorrei veder dissuadere i turisti stranieri ad affrontare un viaggio problematico ed insidioso in Italia, ricca di bellezze artistiche ma brulicante di scioperi selvaggi, di borsaioli, di sessualmente repressi e di violentatori seriali, di indefessi cacciatori e torturatori di animali.
Vorrei rivedere finalmente l’economia italiana ripercorrere i lustri degli anni 70-80, producendo a pieno ritmo e consumando tanta elettricità, dando ovviamente sfratto all’energia atomica e aumentando l’import energetico dalle centrali atomiche di Francia e Slovenia, al motto di viva la coerenza.

Qualcosa di più sgradevole e preoccupante lo dovrò aggiungere

Vorrei dire meglio tutte queste cose ed altre ancora.
Mi si viene invece a chiedere di spaventare la gente con le scie chimiche e i tentativi veri o immaginari di sgominare e di distruggere interi popoli ed intere categorie di persone, mediante sistemi barbari e criminali mai sperimentati prima d’ora.
Qualcosa dovrò dunque dire, anche se non mi pare di aver sottaciuto gli andazzi criminosi di determinati settori del paese-guida.
Diverse mie tesine stanno a testimoniare tutto questo, con titoli abbastanza espliciti: Il pericolo demografico e la folle opzione AIDS, La congiura planetaria contro la salute umana, I nuovi pirati dell’Alimentarius, La locomotiva del terrore, La sanità monatta e i presidenti untori, ed altri di simile tenore.

Dalla bio-ingegnerizzata peste suina alla bio-ingegnerizzata peste polmonare

Affrontiamo dunque la faccenda del nuovo agente infettivo che sembra circolare in Ucraina e nei paesi dell’Est Europeo.
Il nuovo mostro sarebbe la peste polmonare, con una mortalità del 5-10%, che per ora sta creando il panico in Polonia, Bielorussia, Ungheria e forse anche in Norvegia, oltre che in Ucraina.
Parlerò allora di quanto riferisce la dr Rebecca Carley, a proposito di una nuova affezione delle vie respiratorie che provoca sangue nei polmoni.
E dirò quanto aggiunge il dr Victor Bachinsky, medico legale e patologo, che attribuisce l’alta mortalità all’uso assurdo di antibiotici, e che imputa ogni problema a debolezza ed abusi continuati del sistema immunitario da parte della gente.

Gente che comincia a stare male dopo misteriose spruzzature aeree

La nuova peste polmonare, non potrebbe essere, come l’OMS vuol fare credere, una mutazione pericolosa dell’H1N1.
Esisterebbero testimonianze che la notte del 29/10 ed anche in pieno giorno il 29 e il 31/10 diverse persone hanno cominciato a sentirsi male, dopo che aerei ed elicotteri avevano sorvolato la regione a bassa quota spruzzando delle sostanze sconosciute.

Il cielo che diventa una cappa biancastra segnata da ragnatele

Un altro punto chiave è la spinta continua ed ossessiva della OMS a vaccinare.
Non è difficile immaginare che le forze occulte che governano il pianeta siano decise a scatenare delle ripetute epidemie mortali, dicono i più critici.
Aerei cisterna hanno riempito l’atmosfera di ogni sorta di agenti chimici e biologici, trasformando il cielo azzurro in una cappa biancastra piena di fili stile ragnatela, dicono diversi testimoni da varie località europee inclusa l’Austria e la Polonia.

Gli aerei giallorossi sul cielo austriaco

Un certo Silberhorter, ha fornito la sua esperienza diretta.
Ho visto un’ intensa attività aerea di irrorazione come mai osservato prima.
Lo spargimento di sostanza è stato realizzato da un nuovo tipo di aerei decorati con colorazioni inusuali in giallo e rosso.
Non sarà per caso che Soros ha davvero comprato la Roma calcio? Mi sono detto.

In Friuli tutto mi è parso tranquillo

Per essere sincero, sono andato a scrutare il cielo del Friuli con più attenzione e preoccupazione del solito in questi ultimi giorni.
Anch’io sono influenzabile. Anch’io mi preoccupo, questo mi pare ovvio.
Ma c’era troppa nebbia per individuare segnali sospetti.
I lucherini e le cinciallegre continuavano a cinguettare tra i rami mezzo-spogli delle querce, mentre le cornacchie volteggiavano più in alto gracchiando felici e contente.
Il solito pettirosso e il suo amico scricciolo, saltellavano a pochi metri chiedendomi quasi il motivo per cui scrutavo con attenzione il cielo.
Ho preferito pensare che tutto sia ancora normale e tranquillo.

Un ammonimento agli scettici e ai duri di comprendonio

Ma il messaggio catastrofistico o realistico, a seconda dei punti di vista, insiste ed ammonisce.
È giunto il momento per gli scettici e i duri di comprendonio di diffondere queste notizie a tutti.
È giunto il momento di sapere chi pratica la guerra chimico-batteriologica sulle teste della popolazione umana.
È giunto il momento di controllare con minuziosità se chi prende il vaccino si ammala e in che modo lo fa.

Un potere stracarico di magagne e sull’orlo della disfatta.
Un potere anche pericoloso perché disposto a tutto, a vendere cara la pelle.

A chi serve tutto ciò? Perché il potere fa questo?
Il sistema al potere è stracarico di magagne, ed è in questo momento fragilissimo, pieno di dissidenze interne.
È praticamente alla vigilia del crollo.
È debolissimo, ma proprio per questo disposto a tutto.
Rischia di crollare se gli diamo una spallata.
Occorre dunque muoversi in tale direzione.

Le motivazioni e le ambizioni della dittatura sovranazionale militar-sanitaria

Qual è la motivazione esistenziale di questo potere manigoldo, di questa élite criminale che governa e muove le leve di questo pianeta?
Lo scopo è di creare eventi artificiali capaci di favorire una dittatura sovranazionale.
L’inserimento dei microchip in ogni essere umano per condizionarlo, per renderlo obbediente cittadino del sistema, per modificare e plasmare le sue emozioni, i suoi gusti e la sua salute, per eliminare le persone scomode e dissidenti dalla faccia della Terra.

Microchippare la popolazione è un piano covato da tempo nei bacati cervelli del potere

I piani per microchippare la popolazione non sono una novità, e nemmeno un discorso ufologico.
Sono vecchi di almeno 20 anni. Solo che a quel tempo esistevano diverse difficoltà tecniche ed anche politiche che impedivano la realizzazione pratica di tale progetto.
Oggi invece succede che per la prima volta siano saltate per incredibile ed inaspettata magia tutte le frontiere e tutte le indipendenze. E succede pure che l’Hitachi giapponese abbia regalato ai criminali dei microchip eccezionali, 63 volte più microscopici di quelli già ottimi realizzati nel 2003.

Negare le scie chimiche significa collaborare col nemico

Il nocciolo del messaggio critico è che chi nega le scie chimiche è un collaborazionista del nemico.
Chi nega la responsabilità governativa americana negli attentati dell’11 settembre, sta con la Monsanto, la Pfizer e Donald Rumsfeld.
Chi nega poi l’efficacia delle cure naturali, o sottovaluta i pericoli gravissimi dello squalene, del mercurio e delle nanoparticelle, sta dalla parte dell’Alimentarius.
La conclusione ha del militare e dell’apocalittico.
È giunto per voi l’ordine di scegliere. O adesso o mai più.
La vostra anima (se ne avete una) non smetterà di tormentarvi per ogni istante della vostra vita.

Per quanto farabutti e pazzoidi siano certi americani, non credo siano arrivati al livello demenziale di organizzare ed inventare pure l’11 settembre

La mia risposta all’intera questione della dittatura planetaria, dei vaccini farabutti, dei chip criminali e delle scie chimiche non è affatto quella di un collaborazionista, e nemmeno quella di uno che ironizza e sottovaluta i pericoli segnalati.
Quanto agli attentati dell’11 settembre, ammetto che alla follia non c’è limite, ma faccio molta fatica a credere alla storia del complotto interno. Se ciò fosse vero, non avrei difficoltà a schierarmi dritto dritto a fianco di Bin Laden, di Khomeiny e dei nordkoreani.
Per capire meglio le mie idee in proposito prego leggere la tesina L’Olimpo dei Divini (11/11/09) in risposta a un biologo milanese, caratterizzata da un suo notevole scetticismo verso la comunicazione giuntagli dal canadese Jean Jacques Crèvecour, e la tesina La congiura dei pazzi (14/11/09), sul medesimo argomento.

Non mi rassegno all’idea che l’uomo sia precipitato all’età della pietra

Mi risulta di aver espresso alcuni dubbi ed alcune perplessità.
E forse magari un filo di speranza che quanto ci tocca sapere e ci tocca discutere appartenga più alla fantascienza e all’ufologia di bassa lega.
Troppo gravi e mostruose, troppo diaboliche e disumane le intenzioni, le azioni e i pensieri che caratterizzano questo delicato momento storico dell’umanità.
Penso e spero di avere un’anima.
Il problema è che non mi rassegno facilmente all’idea che l’uomo sia precipitato all’età della pietra ed ancora oltre, dimenticando etica, moralità, lumi, ragione, Magna Charta, vangeli, bibbie e tutto il resto.

Valdo Vaccaro

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

 

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2 commenti

  1. Bravo Valdo . Io ho fatto il militare a Tricesimo nel 68' e allora il cielo del Friuli era limpido come le acque del Natisone. Quindi il NWO ha deciso di iniziare la guerra per il dominio globale con i sistemi indicati nelle carte da gioco inventate da Steve Jackson.Se si conquista il mondo si controlla il petrolio, se si ammala la gente , più morti e quindi restano più posti di lavoro. Poi è iniziata la lotta per il controllo del clima.
    Vedi Generale Fabio Mini: https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=17573

    Io speriamo che me la cavo ..

    Un saluto

    giorgio -> [email protected]