LA DIETA DELLA SCIMMIA INTELLIGENTE E I PERVERSI COSTUMI DEI NATIVI

da 17 Feb 2009Salute

LE RIVOLTANTI USANZE DEGLI INDIGENI

Mi è stato detto da una signora olandese, che mi viaggiava accanto in un volo tra Hanoi e Da Nang, che le tendenze nutritive degeneri e a volte orripilanti dell’ homo tropicalis, tipo buttarsi sugli scorpioni arrostiti (Thailandia), sul pesce marcio (Asia in genere), sui granchi legati e puzzolenti e in stato di quasi-decomposizione vivente (Hongkong), e altre amenità come il brodo di serpente (Indonesia), il pene della tigre e il fegato di scimmia (Malaysia), non sono necessariamente attribuibili ai perversi insegnamenti della cosiddetta civiltà occidentale. Si tratterebbe piuttosto di tradizioni autoctone, sviluppate in modo autonomo e indipendente all’interno delle stesse tribù di un tempo. La prova di questo è riscontrabile in quei pochi insediamenti selvaggi, di gente priva totalmente di contatti con l’esterno, che tuttora si trovano in alcune zone dell’Indonesia e della Nuova Guinea, e che praticano tuttora usanze ancora più rivoltanti di quelle appena citate, incluso il cannibalismo, nonostante siano circondate da una natura generosa di ogni sorta di piante e frutti nel corso dell’intero anno. Non abbiamo difficoltà ad ammettere che le grigliate di scorpioni e di formiche, o gli spiedini di topi e cani, non possono essere farina del nostro sacco. D’altra parte, una certa logica e una certa coerenza esiste anche in quelle scelte. Lo scorpione rimane sempre un crostaceo di terra. Che differenza vuoi che abbia rispetto al prelibato granchio, o al succulento gambero, o alla generosa aragosta? E cani e topi, non sono forse anch’essi dei mammiferi di piccola taglia? Che differenza vuoi che ci sia rispetto ai conigli o ai porcellini? Potrebbero essere addirittura più gratificanti come sapore. E poi dipende come al solito dalle salse, e dal modo come un cuoco sa come meglio nascondere la puzza di morte di ogni tipo di carne uccisa al mondo. Qualche cannibale pentito, assicura che la carne umana abbia un sapore incredibilmente interessante. Come quell’aborigeno che recentemente fu processato a Sydney per aver mangiato la moglie arrostita. Alla domanda del giudice sul perché l’avesse fatto, si alzò dal palco degli imputati e disse: Signor giudice, aveva un sapore delizioso e irresistibile.

UNA CAMMINATA DIVERTENTE PER LE STRADE DI HANOI

Mi trovavo nei giorni scorsi di inizio luglio ad Hanoi, capitale vietnamita inquinata all’inverosimile da un milione e oltre motorini quasi impazziti, che ti ronzano intorno a destra e a manca, sopra e sotto i marciapiedi, sopra e sotto la testa, miracolosamente senza mai centrarti, senza mai scontrarsi tra di loro. Una città pure bellissima e piena di risorse. A seconda dell’area in cui ti trovi, devi arrangiarti al meglio per procurarti il cibo che ti interessa.

Una camminata a piedi e un mercatino prima o poi lo trovi. Dovendomi fermare per un solo giorno sono andato alla ricerca dei miei soliti 4 chili di frutta giornaliera, da portare nella mia stanza d’albergo. Così ho acquistato 1 chilo di leichi, 1 chilo di rambutan, 1 chilo di banane, mezzo chilo di passion fruit e mezzo di pesche verdi immature. Nel tornare verso l’hotel con quattro sacchetti vistosi e ingombranti tra le mani, da cui fuoriescono in parte le bacche appena comperate, un occidentale che cammina per la strada stretta e intasata, suscita molta curiosità e diventa un po’ oggetto da palcoscenico per i vietnamiti che stanno lungo il percorso. C’è chi ti offre un passaggio col risciò, chi si offre di lustrarti le scarpe, ovvero i sandali, e qualcuno che ti offre altre mercanzie. C’è pure uno che ti bisbiglia un Viagra locale a prezzi stracciati, o la ragazzina che ti propone un massaggio ai piedi e a qualcos’altro. Altri ancora che ti lanciano battute scherzose, ma sempre bonarie e innocenti, vista l’estrema buona educazione del popolo vietnamita.

UNO SCANDALOSO PASTO DI SOLA FRUTTA

Una ragazza che parla bene inglese mi chiede: Cosa fai con tutta quella frutta? Devi forse sfamare un gruppo di turisti per una settimana? Non hai ancora capito che questo è il mio singolo pasto per la sola giornata di oggi? Guarda che io sono una autentica scimmia. Le ho risposto ridendo. Poi, giunto in stanza, ho cominciato a sgranare la frutta con la solita delizia. Essa è durata fino a tarda sera, prima di una ottima e piccante pizzetta vegetariana ordinata alla reception. Le ultime bacche di rambutan le ho finite per colazione la mattina seguente. Poi mi è venuto da riflettere sulla domanda quasi scandalizzata, ma assai significativa, di quella ragazza di ieri. In effetti, è successo ad Hanoi. Ma avrebbe potuto essere indifferentemente Saigon, Bangkok, Manila, Singapore o Jakarta. Poteva insomma trattarsi di qualunque altra città tropicale o equatoriale al mondo. Avrei in ogni caso suscitato lo stesso tipo di curiosità e di reazione. Perché, in effetti, in queste aree, che il buon Dio ha benedetto e privilegiato donando ai suoi abitanti il conforto della frutta più diversificata e magnifica del pianeta, la gente la mangia solo in modo sporadico e casuale, in modo distratto e quasi privo di entusiasmo, poco importa se il clima inverosimilmente caldo e umido rende quel tipo di alimento ancora di più un toccasana indispensabile. E’ assai difficile vedere un adulto locale comprare della frutta, ed è pure inconsueto vedere un bambino con un frutto tra le mani. Lo troverai molto più di frequente intento a succhiare un hamburger o a leccare un gelato. A Manila, meraviglioso arcipelago dove la frutta tropicale cresce regina e dove ci sono i manghi più saporiti e nutrienti del mondo intero, il piatto preferito continua ad essere l’adobo, consistente in carne di maiale e di pollo cotte in salsa di soia e aceto, oppure il lapu-lapu, il cadavere di un pesce catturato tra le isole dell’arcipelago. I tanti negozietti di Hanoi, i venditori di cibo pronto lungo la via, offrono invariabilmente cosce di pollo, pesci puzzolenti e salamini vari, in ottemperanza a ovvie preferenze dei consumatori. Tra uno stand e l’altro del mercato all’aperto, non è raro trovare pipistrelli allo spiedo e altre delicatezze dello stesso tenore. Anche qui come a Bangkok, non deve essere difficile trovare scorpioni, lumache, rospi, meduse, coccodrilli e serpenti, il tutto preferibilmente allo spiedo.

ARRETRATEZZA MENTALE ED ESTETICA AUTOCTONA O INDOTTA?

Torna alla mente la domanda di prima. Arretratezza indigena o corruzione indotta? Viene addirittura un dubbio atroce per chi cerca di vedere nell’indigeno un essere più equilibrato e più vicino alla natura dell’occidentale pervertito dal consumismo. Viene cioè da chiedersi se l’uomo tropicale e quello equatoriale non siano ancora più retrogradi e trasgressivi rispetto alla natura di quanto non sia l’uomo occidentale. Può essere che quanto di buono (moltissimo a dire il vero) c’è nella cultura occidentale, derivato dalle massime civiltà della storia che rispondono al nome di Antico Egitto, Grecia e Magna-Grecia, Roma, Rinascimento, Illuminismo, non sia stato convogliato abbastanza verso il resto del mondo, come avrebbe dovuto essere e come dovrebbe essere. Ma nessuno riesce a toglierci dalla testa un fatto. E cioè che questa tendenza persistente a propendere per le sostanze pesanti, per carburanti oleosi e sporchi, per le proteine e il grasso, per cibi cotti e puzzolenti, non è immune dalla influenza perniciosa della parte maggioritaria della nostra odierna civiltà macellatoria. Il mondo asiatico, il mondo africano, quello caraibico e sudamericano, sono infatti delle vere e autentiche spugne, pronte ad assorbire ogni cosa dall’Occidente, prediligendo purtroppo, per qualche strano e nefasto meccanismo mentale, quelle negative. Così noi, anziché appianare e correggere gli errori e le sconcezze delle società tribali che pur ci sono, proponendo quello di meglio che abbiamo a livello di scienza, andiamo ad aggravare la loro precaria situazione culturale esportando non scienza e tecnologia, ma marasmi mentali e prodotti equivoci, aggiungendo altra zizzania ancora.

LE PESANTI RESPONSABILITÀ DEI VINCITORI

Le società più moderne e industrializzate, quelle che hanno accumulato ricchezze, poteri, mezzi economici e culturali, hanno delle grosse responsabilità. Esse sono diventate nel bene e nel male paesi-guida. Hanno l’obbligo di ridistribuire ricchezza e cultura. Chi arriva prima degli altri e si guadagna la medaglia, non può rinchiudersi in una stanza e ubriacarsi con le sue auto-celebrazioni. Deve suddividere. Deve insegnare. Deve diffondere e rendere noti alla gente i suoi segreti e il suo know-how. Tutte le genti hanno il diritto di conoscere i metodi per procedere bene fisicamente e spiritualmente, in modo sicuro e sano. Altrimenti il mondo si ritroverà formato da atleti che corrono i 100 metri in 9 secondi, e da altri che compiono la stessa distanza in 9 minuti, al ritmo delle lumache. Non è utile avere un ristretto numero di santi e di guru da un lato, e troppi delinquenti dall’altro. Ma, anziché essere di fronte a questo tipo di auspicabile e virtuoso processo redistributivo, stiamo assistendo in questi ultimi anni a globalizzazioni che vertono su campionati di calcio, formula uno, Armani e Valentino, divi dello schermo e della canzone, Ronaldo e Ronaldino, Naomi e sfilate, Nadal e Federer. Non tutto ciò è sbagliato. Ognuno ha il diritto di svagarsi. Panem et Circensem, dicevano saggiamente gli antichi Romani. Non si può pretendere che la gente lavori e si sacrifichi soltanto. Il divertimento e una buona naturale eccitazione devono essere parte centrale della nostra vita.

LE GLOBALIZZAZIONI SBAGLIATE E GLI ELDORADO CHE NON ESISTONO

Non è raro scoprire che i ragazzi di Kuala Lumpur, di Surabaya o di Da Nang, conoscono a memoria le formazioni delle squadre di calcio italiane ed europee, anche di quelle meno quotate. Grazie ai satelliti e alle antenne, tutte le informazioni arrivano in tempo reale nelle aree più remote del globo, persino nelle enclave più impenetrabili delle giungle indonesiane ed amazzoniche. Ma, di nuovo, stiamo esportando corretta cultura e corretta conoscenza, o siamo invece diffondendo pseudo-scienza e false informazioni? Siamo interessati a migliorare e ad aiutare sinceramente la gente, o abbiamo solo la voglia di vendere i prodotti e i cibi che comodano commercialmente a noi, e quindi di sfruttarla e di avvantaggiarci su di essa? Globalizzare oggi significa inventare l’Aids, e mantenere in vita tale menzogna il più a lungo possibile, fino a quando la cosa continua a rendere miliardi, mentre abbiamo, messi in disparte e imbavagliati, il maggiore microbiologo mondiale vivente, Peter Duesberg, seguito da 700 virologi che rappresentano la crema della ricerca americana. Settecento scienziati veri pronti a dimostrare prove alla mano che l’Aids non esiste proprio, mentre c’è in giro solo della gente mortalmente esaurita da pessime abitudini alimentari e comportamentali. Pronti a provare che l’Hiv non causa un bel nulla a nessuno, e che l’Hiv non è nemmeno sessualmente trasmissibile. Pronti a provare che tutti i problemi umani provengono da intestini sporchi e intasati, da caffè e tè, da alcol e bevande gassate, da cibi animali e da cibi cotti. Ma questo tipo di verità non sono comode e convenienti. Meglio nasconderle alla gente, Altrimenti può succedere il finimondo. Meglio dunque blindarle accuratamente. Globalizzare oggi significa Viagra e vaccinazioni, prodotti farmaceutici, aiuti umanitari ridicoli basati su pasta bianca, riso bianco, biscotti devitalizzati, cibi e bevande in scatola arricchiti da minerali e vitamine sintetiche. La gente ha bisogno di essere aiutata, ma l’aiuto deve poter essere in qualità, e non in container carichi di materiale scadente. D’accordo che in certe emergenze anche quello va bene, a patto che non diventi la regola. Globalizzare oggi significa celebrare e fare sfoggio di ricchezza, di benessere, di fama e fortuna, di opportunità di lavoro, di vita sana, di intenso divertirsi, come se tutte queste cose fossero la realtà quotidiana in America ed in Europa, mentre ciò non corrisponde affatto a verità. Abbiamo purtroppo problemi e mariuoli di ogni tipo e in abbondanza, anche nei nostri paesi. Non disinformiamo il mondo con messaggi illusori, con falsi miti, con Eldoradi che non esistono.

LA LUNGA ONDA MALEFICA ATKINS, DENOMINATA SOUTH BEACH

Come non vedere nelle perfide tendenze nutrizionali dell’ homo tropicalis lo zampino della lunga onda Atkins, che dopo la scomparsa dell’infausto leader nel 2003 ha continuato e continua tuttora a produrre disgrazie e morti per cancro e cardiopatie in tutto il mondo. Molta gente non sa nulla di Atkins. Atkins? Cos’è, un pilota di Formula Uno? Un tennista? La marca di una crema per la pelle? Ha solo imparato che si può calare di peso mangiando bistecche, uova e latticini. E tanto basta. Mangiare cibi concentrati e proteine significa per qualcuno mettere nel serbatoio e nel motore in modo più rapido e semplice il proprio carburante, ovvero saziarsi velocemente e con maggiore autonomia.

Nessun bisogno di dipendere dalla frutta in ogni momento. Nessuna necessità di perder tempo a masticare nocciole e semi di girasole e cespi di insalata. Nessun bisogno di andare regolarmente ai servizi igienici. Una volta ogni due giorni è già troppo. Mangiare proteine rappresenta una scorciatoia e un vantaggio nella vita cittadina odierna. Il successo dei fast food deriva soprattutto da queste considerazioni. Ti riempi la bocca con un bel Big-Mac, ci aggiungi delle patatine piene di olio fritto, mandi giù il tutto con un bicchierone di coca, e il gioco è fatto. Ma la gente non si rende conto che il cibo non può voler dire qualunque materiale adatto a saziare e a dare delle calorie. Il cibo deve significare altre importanti cose. Qualità, compatibilità col tuo organismo, contenuto in micronutrienti vivi e veraci. Cosa ottieni da quelle parti in termini di vitamine vere, di minerali veri (organici), di fattori di crescita, di enzimi e di acqua biologica? Niente. Ma Atkins ha insegnato al mondo che le proteine e i grassi sono tutto nella vita. Bel maestro, questo Atkins. Un rozzo e approssimativo mandriano yankee che pretende di educare sull’alimentazione noi nipoti e figli adottivi di Pitagora e di Leonardo. Cose da pazzi. Gli effetti perversi di tutte le diete Atkins e non Atkins, di tutte le diete americane scaturite da quel paese che è diventato terra delle peggiori oscenità nutrizionali-mediche-dietetiche della storia umana, sono sotto gli occhi di tutti. La gente oggi non ha bisogno nemmeno di comprare un libro e di studiarselo. Va semplicemente su Internet, clicca il nome di un dietologo o di una dieta famosa e ottiene una vera e propria proposta economica. In due minuti compri la tua bella dieta e sei a posto. E’ questa la modalità con cui una dieta di nessun valore, come quella del dr Arthur Agatson, denominata South Beach, sta andando speditamente in Asia e probabilmente nel mondo, con grossa e ovvia soddisfazione della Kraft Food Corporation che ha pianificato, testato e lanciato la South Beach, coinvolgendo un qualsiasi luminare della medicina per ovvi motivi di opportunismo e di firma. La South Beach non funziona, non fa alcun bene al corpo, e si limita a dare una iniziale ovvia perdita di peso seguita però da notevoli problemi interni, come tutte le diete Atkins, come tutte le diete americane degli ultimi 20 anni.

LA CANNIBALIZZAZIONE DEL GRASSO DA PARTE DEL SISTEMA CELLULARE AFFAMATO, SEGUITA DA UNA RESIDUALITÀ SUPER-CORROSIVA

Siamo molto lontani dalla dieta della scimmia intelligente. Molto lontani cioè dalla perfezione dei primati. Ma alla gente poco importa. Sono tutti come dei pesci affamati pronti ad abboccare l’esca con tutto l’amo. Pensano che, dopotutto, se qualcosa va storto ci si ferma. Non capiscono che il corpo non si deve usare come laboratorio di sperimentazione. Queste diete Americane agiscono come farmaci. Ti marcano il corpo e te lo mandano sottosopra per lungo tempo. Il bello è che puoi fare diverse scelte: Gruppi Sanguigni (Peter D’Adamo), Anti-Ossido (Ray Strand), Zona (Barry Sears). Diverse modalità per ottenere gli stessi risultati: auto-avvelenamento, intossicazione di lungo-periodo, pesante dipendenza a vita da supplementi e integratori.

Tutte queste diete sono alla fine incentrate sul perverso meccanismo di cannibalizzazione del grasso da parte di un sistema cellulare reso artificialmente super-affamato, e su una conseguente residualità superavvelenante-superossidante-superacidificante che il grasso perso aveva il compito di isolare, proteggere e disattivare. Residualità, o massa chimica residuale, capace di distruggere un qualsiasi organismo in breve tempo attraverso il suo formidabile potenziale corrosivo, a meno che il soggetto non blocchi al più presto la sciocca procedura dimagrante e permetta al grasso di ricostituirsi come prima e più di prima. Il meccanismo è sempre il medesimo, e consiste nel giocare al gatto e al topo col grasso. All’inizio è il grasso a perdere la partita e ad andarsene in malo modo. Ma poi si prende tutte le rivincite possibili, rioccupando le vecchie posizioni, a meno che il suo ospite non se ne sia già andato del tutto facendogli perdere ogni opportunità.

UNA SOFISTICATA FORMA DI NEO-COLONIALISMO E NEO-SCHIAVISMO CULTURALE

Il mondo intero è stato pesantemente bombardato per decenni dalla Fda e dalla Ndc (National Dairy Council). Questi istituti hanno investito incredibili somme di denaro per imporre le loro leggi e i loro schemi commerciali in favore delle proteine, dei grassi e della B12. Atkins è solo la punta di diamante di tali procedure infernali. Un imperialismo e una colonizzazione culturale persino peggiore, per veemenza ed ipocrisia, delle conquiste coloniali dei secoli scorsi, delle evangelizzazioni forzate e dello schiavismo dei negrieri. Quelle vergognose conquiste vertevano almeno sulla violenza chiara ed evidente, su armi e fucili, su atrocità visibili. Oggi le conquiste sono più sofisticate e inique. Ormai anche i Boscimani, i Pigmei e gli Zulù, anche i Watussi e gli aborigeni delle Isole Samoa, sanno a memoria le tabelle della Fda e gli spropositi di Atkins, e sono assediati da ministeri della sanità e uffici pediatrici zelanti e autoritari, nonché da missioni umanitarie dei Medici Senza Frontiere, spesso braccio armato delle solite industrie farmaceutiche e dei soliti gruppi del potere latte-carne-coke-diete-integratori. Gli aiuti, anche quelli buoni e giusti, non mancano, e probabilmente ce ne vorrebbero di più, ma non mancano pure le gravi contraddizioni e le gravi corruzioni che li accompagnano come un’ombra. Sono questi medici missionari che portano con sé, oltre al loro contributo personale sincero, anche le campagne terroristiche volte a far accettare vaccinazioni di massa che non si dovrebbero fare, a far accettare farmaci che non si dovrebbero prendere, o persino a caldeggiare farmaci estremi come l’Azt contro un Aids che non esiste nemmeno.

LA PIETRA MILIARE STORICA DEGLI ESPERIMENTI ALLA CAMBRIDGE UNIVERSITY

Gli esperimenti di Cambridge del 2001 sono una pietra miliare nella storia della nutrizione e della stessa medicina. Perché non si è trattato di un lavoro di un gruppo di ricerca vegetariana o igienistica, passibile di qualche sospetto di parzialità o partigianeria, ma di un grosso lavoro condotto per diversi anni da una equipe di medici inglesi. Ed anche perché portata avanti e completata da un team che rappresenta e simboleggia il brillante rilancio di una Nuova Scuola Medica Europea di avanguardia, che si pone in obiettiva opposizione contro la tradizionale arroganza e invadenza degli americani nel settore nutrizionale.

Questi esperimenti ripudiano e annullano molte vecchie assurdità e stupidità delle scuole mediche americane, influenzate non solo da istituzioni corrotte come Fda e Ndc, ma anche dai macroscopici errori commessi da suoi ricercatori famosi, come Linus Pauling, premio Nobel per la chimica e la pace nel 1954 e nel 1962, e simbolo delle vitamine sintetiche americane. Egli fu il paladino della vitamina C sintetica in particolare. Ma Cambridge ha provato che la vitamina C sintetica non sostituisce in alcun modo la vera vitamina C. Sono due cose totalmente diverse. Stesso discorso per tutte le altre vitamine e per i minerali. Una ennesima dimostrazione che il sistema della scimmia intelligente è la sola soluzione possibile per l’uomo.

LA CURIOSA SPECIALIZZAZIONE DEL NEW YORK TIMES

Uno dei libri di Pauling How to live longer and feel better (Come vivere a lungo e stare meglio), era usato in America come una bibbia, e venne nominato come New York Times bestseller author. Solo che tutti i bestseller del giornale nuovayorkese devono essere presi con le pinzette. Pure Robert Atkins divenne più volte New York Times best-selling author. Le peggiori sciocchezze, falsità, corruzioni, hanno sempre bisogno del supporto di una grossa cassa di risonanza per diventare poi anche dei best-seller. E il New York Times fa esattamente questo. Di sicuro anche Robert Gallo, co-inventore col francese Montagnier della beffa planetaria Aids, è incluso nella lista speciale del New York Times, mentre il miglior libro mai scritto in America negli ultimi anni (Inventing the Aids virus) è totalmente fuori. Non puoi infatti promuovere nel contempo il sacro e il satanico. Devi specializzarti in un settore e comportarti coerentemente. Il New York Times, voce dell’America, conferma la sua specializzazione nel supportare e promuovere bugie piuttosto che verità.

Valdo Vaccaro

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Scritto da Valdo Vaccaro

Valdo Vaccaro, classe 1943, è ricercatore indipendente, divulgatore e filosofo della salute. Da sempre ha fatto della dieta vegeto-crudista tendenziale, dell’amore per gli animali e la natura un modo di essere e uno stile di vita, in tutta autonomia e libertà. Valdo ha tenuto centinaia di conferenze in giro per l’Italia e nel mondo trattando vari temi tra cui salute, etica, attualità e altro ancora. Al momento, oltre all’attività sul blog, è direttore scientifico e docente della HSU – Health Science University, la prima scuola di Igienismo Naturale Italiana.

DISCLAIMER
Valdo Vaccaro è orgogliosamente NON-medico, ma igienista e libero ricercatore. Valdo Vaccaro non visita, non prescrive e non cura. Le informazioni presenti su questo sito hanno solo scopo informativo, non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

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