LE OSCURE PROPAGGINI DEL MEDIOEVO

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LETTERA

Le sostanze sane ma leggermente urticanti dell’ananas

Ciao Valdo, è un po’ che non mi faccio sentire. Ho letto le tue ultime tesine.
Vorrei dire alla ragazza romana di Una vegetariana alle prime armi che il pizzicore alla lingua causato dall’ananas è cosa normale.
Questo favoloso frutto contiene delle sostanze impercettibilmente urticanti.
Basta evitare di entrare in contatto con la parte dura e centrale, e tutto va al meglio.

Una fotografia, ovvero uno spaccato della vita sociale di ogni giorno

Vorrei inviarti un tipo particolare di fotografia.
Non quella in technicolor, digitalizzata e perfetta, che adesso anche i nostri telefonini sanno fare.
Intendo una fotografia descrittiva di un istante particolare riguardante la mia vita di questi giorni.
L’ambiente è quello di un locale tipo bar. In realtà è una ludoteca, dove la gente va a giocare (a Risiko, a Monopoli, ecc) ed anche a bere qualcosa.
Il momento però non è quello operativo col pubblico. Siamo sul mezzogiorno.
Nel locale ci sono 4 persone: io, il titolare, un operaio che è entrato per un paio di panini in pausa pranzo, e una donna di età imprecisata, amica del titolare, che lo sta aiutando pure nella pulizia del locale. Io sono in tenuta da moto, cioè particolarmente vestita e protetta, per il freddo polare.

L’orgoglio e il vanto di avere un ictus

La ragazza delle pulizie tossisce a ripetizione, ma non esita a tenere tra le dita una sigaretta.
Le chiedo come mai fuma, con quella tosse poi. E lei mi risponde: Non rinuncio per nulla al mondo alla mia sigaretta. Poi aggiunge: Ogni tanto leggo sui pacchetti che il fumo fa venire il cancro, l’ictus e simili. Ma io ho già dato. A me l’ictus è già venuto.
Intanto sorride, come se fosse fiera di aver già esperito tale disgrazia e di averla superata.
I medici mi dicono che ho il sangue di legno, ma intanto sono qui a raccontarla, e vado avanti.
Non so dare l’età a questa donna. Potrebbe averne 30 come 45.
Mi impressiona tantissimo il fatto che abbia avuto un ictus, che sia strapiena di catarro, e che continui a fumare convinta, imperterrita.

Mai pregiudicare i piaceri della vita, conditi da un litro di caffè espresso al giorno

Intanto, nella stessa foto, si vede l’operaio col suo pasto, fatto di due panini ben farciti al prosciutto crudo. Ascolta quanto diciamo e non commenta. Mario, il titolare del locale, sta su una sedia che lo contiene a malapena. È parecchioo in sovrappeso.Lo conosco bene. Ha da poco avuto un infarto, ed è stato salvato per un pelo. Dopo la malattia, aveva smesso di fumare, poi ha ricominciato.
Quanto alla dieta, tutti gli dicono di evitare i dolci e di contenersi, ma lui non ce la fa.
Mi dice sempre che preferisce vivere di meno, ma non pregiudicarsi i piaceri della vita che per lui sono i dolci e le mangiate in compagnia. In più, per non perdere la carica, beve circa 15 caffè al giorno.

Meglio stare zitti, quando non c’è un filo di speranza

Mi chiede se voglio un caffè. Rispondo con un pizzico di ironia: Mario, lo sai che ho smesso da anni col caffè e che ho tutti i peggiori difetti del mondo: non prendo caffè, non mangio dolci e sono pure vegana.
L’operaio, che fino a quel momento era stato zitto, si anima: Che male c’è a mangiare il prosciutto?
Mentre parla, riesco a vedere i suoi denti. Sembrano i petali di una margherita a cui sia stato praticato il m’ama-non-m’ama. Chissà quali malattie potrà serbare il corpo di costui.
La fotografia si ferma qui, perché ho rinunciato a rispondere al tizio. Non avevo voglia di incanalarmi in un discorso polemico e contrastato, magari suscitando emozioni negative. A volte capti la situazione, quando non c’è speranza, ed ogni tua parola può diventare superflua e dannosa.

L’aliena extraterrestre, un pesce fuor d’acqua

Questa istantanea del momento trascorso, mi è poi rimasta nella mente.
Ho riflettuto e mi sono detta che è mostruoso vivere in un mondo di questo tipo.Gente cieca, che veste un corpo malandato. Gente che continua pedissequamente nel solco dell’errore di massa.
Pecore che per tutta la vita non vedono altro che il sedere della pecora davanti. Persone che masticano quello che è stato masticato da altri e non pensano minimamente di modificare qualcosa.
Nella foto però c’ero anch’io: un’aliena, un’extraterrestre con spoglie da essere umano.
Il bello è che queste persone non hanno minimamente notato questa mia estraneità, non hanno colto il fatto che io non vado dal medico da una vita, non vedo il dentista da secoli (con giovamento anche del portafogli). Si sono limitate a considerarmi un po’ stramba, o forse una che vuole farsi notare per i suoi modi singolari.

Viviamo nel nuovo Medioevo, con meno demoni ma tanta più paura

Viviamo in un medioevo perenne, e la gente non lo sa.
L’era dell’ignoranza, dell’oscurantismo, della cecità non è affatto terminata con l’Illuminismo. Persevera ancora. Ora non ci sono più i roghi, ma ci sono i bisturi dei medici.
Non ci sono i demoni, ma aleggia ovunque il terrore del cancro, dell’infarto, dell’ictus, della pandemia.
La gente non sa come evitarli, e non lo vuole nemmeno sapere.
E se glielo dici a chiare lettere, preferisce il gozzovigliare ansimante di oggi al benessere sereno dei giorni a venire.
Non vedo un rimedio. Forse devono passare altri secoli ancora perché il lumen si possa accendere veramente.
Spero tanto di sbagliarmi. Con imperitura stima.
Priscilla

*****

RISPOSTA

Speriamo di sbagliarci

Grazie Priscilla per questo tuo bel contributo fotografico che non ha bisogno di tanti commenti.
Sono d’accordo pienamente con te.
Non per l’imperitura stima che condivido tutta, ma perché con la tua sensibilità sopraffina di artista hai offerto un quadro significativo di quella che è la grama realtà quotidiana, mentre noi stiamo a discutere su quanto distillata dev’essere l’acqua e su quanto biologica debba essere una mela.
La tua vena pittorica-narrativa si dimostra all’altezza delle tue arti musicali.
Non hai affatto torto a chiederti che fine abbiano fatto i lumi, e dove mai sia finito il nostro grande maestro Pitagora.
Anch’io spero che tu possa sbagliarti.
Anche perché, se non fosse così, staremmo tutti qui a buttare via in malomodo il nostro tempo.

La dominazione del made-in-Italy ci qualifica come avvelenatori-leader del pianeta

Aggiungerei poi, che l’illuminazione per qualcuno esiste.
La piovra illuminata chiamata Coca-Cola ha allungato i suoi tentacoli ulteriormente.
Dove se non verso la nostra Italia, patria del caffè espresso.
Gli accordi conclusi lo scorso anno con la Illy di Trieste, stanno dando ottimi frutti, e le lattine col caffè triestino sono destinate ad invadere i mercati.
Trieste poi non è solo il porto europeo del caffè, ma anche quello del brandy.
La tua squadra ha vinto? Brinda con Stock84. Ha perso? Consolati con Stock84.
La dominazione mondiale nel caffè e nell’alcol, completa il cerchio tracciato dai dolciumi, dal vino, dal grana, dal prosciutto, dal cuoio e dalla pelliccia, fiori all’occhiello dell’imprenditoria italiana.

Cremonini e McDonalds, massacratori seriali, ai vertici del mondo

Aggiungerei pure che l’illuminazione e il brillante futuro esistono per Mr Cremonini e per il dinamico ministro dell’Agroalimentare Luca Zaia, apparsi ieri gongolanti ed in forma smagliante, nei telegiornali di regime, come salvatori dell’italica patria.
Sbuffa la Fiat con le auto che si vendono a rilento? Poco male.
Le sorti della nazione sono rette oggi dal più grande macellaio dei nostri tempi, che non sta in terra d’Irlanda, paese da tempo trasformato in mattatoio d’Europa, ma nella bella e dinamica città di Modena.
La Cremonini spa, da tempo associata al gruppo multinazionale McDonalds, ha siglato gli accordi per costruire la più grossa mega-macelleria del pianeta, che servirà i popoli della Russia e dei paesi vicini.
Il presidente del gruppo, orgoglioso ed impettito come non mai per la storica performance, capace di adombrare i lustri della Ferrari di Maranello, ha dichiarato che i russi di oggi sono un popolo moderno e sviluppato, e dunque grossi consumatori di carne.
D’ora in avanti, si tratterà di carne marchiata in tricolore.

Campioni del mondo di calcio, di velocità, di cinismo e cattiveria

Le Ambasciate e i Consolati d’Italia all’estero non si limiteranno più a fungere da mostre e cantine stabili dei vini d’Italia, e dei prosciutti di Parma e San Daniele, ma potranno sventolare pure con fierezza e superbia, la bandiera più rossa che tricolore della Nuova Italia Illuminata, prima socia del Nuovo Ordine Mondiale a stelle e strisce.
Potranno sventolare la bandiera della sopraffazione e dell’assassinio seriale, lo stemma di campioni del mondo di cinismo e cattiveria.
La grandezza di un paese non si misurerà di certo col modo umano, compassionevole, e generoso di trattare deboli e indifesi, di trattare bambini ed animali, come auspicato dal Mahatma Gandhi, da Martin Luther King, da Albert Schweitzer, Albert Einstein, e persino da Bob Kennedy, ma col PIL e le autostrade dorate dove sfrecciano le Ferrari, le Maserati e le Lamborghini alimentate troppo spesso col sangue degli innocenti.

Da terra fertile e gentile di artisti e poeti, a landa desertificata di vampiri, sanguisughe e accoppa-animali, sotto-tetto e a cielo aperto, in terra come in acqua

Vedere l’Italia di San Francesco d’Assisi e di Dante, di Girolamo Savonarola e di Giordano Bruno, di Carducci, Pascoli e Leopardi, e dell’immenso Leonardo del Verrà il giorno in cui l’uccisione di ogni singolo animale sarà giudicata come orrendo delitto, barattata, svenduta e svilita oltreconfine come patria dei coltellacci e delle doppiette, della caccia e del bracconaggio, della sopraffazione e della scuoiatura, del sangue e della macellazione, della chirurgia e del cancro, non equivale forse a un’onta irreparabile che peserà sulla coscienza di ogni italiano nei secoli dei secoli?
Con quale faccia riceveremo i turisti in cerca di belle arti e di poesia, in cerca di amore e di armonia col creato, di sensibilità artistica e di dritte morali, quando alberghiamo le sanguisughe e gli gli accoppa-animali della peggiore risma in ogni angolo delle nostre città e in ogni anfratto del nostro governo e delle nostre istituzioni?

Gli stemmi e gli onori dei Comuni d’Italia

I sindaci dei migliori comuni d’Italia amano adornarsi di stemmi e di simboli, esponendo persino dei cartelli stradali tipo Tavagnacco, Comune Pacifico e Decontaminato, gemellato con (e segue il nome di un comune della Germania, dell’Austria o della Slovenia).
Che tipo di cartello potremo mai mettere all’ingresso dei nostri comuni andando avanti di questo passo?
Comune di Trieste, patria del veleno drogante chiamato caffè, gemellato con Atlanta e la Coca-Cola?
Comune di Sauris, patria non più di ciclamini e stelle alpine, ma del sangue e dello speck?
Comune di San Daniele, patria dei porcellini sgozzati e delle gambe di maiale chiamate prosciutto?
Comune di Modena, impero della macellazione seriale, gemellato con Atlanta e la McDonalds?
Comune di Bologna la grassa, regno accoppatorio, dai sindaci spesso macellai, dagli emeriti industriali della mortadella e del musetto, famosa nel mondo non più come terra di Guglielmo Marconi e di tanti uomini illustri, ma come terra-macello, al punto che in ogni lingua bologna è sinonimo di carne al ragù.
Comune di Parma, paradiso anticipato dei maiali doc che diventano gambe di suino chiamate prosciutti.
Comune di Reggio, patria dei penitenziari bovini, con ergastolane inchiodate alla mangiatoia e alla mungitrice elettronica, prima della vacanza-premio al macello.
Comune di Brescia, Leonessa d’Italia, patria delle migliori doppiette e delle più micidiali mine anti-uomo e anti-animale?

Ogni occasione è buona per coniugare il verbo sinistro, per ammazzare senza pietà e remissione

Questi sono soltanto gli esempi più noti.
Non c’è in realtà comune italiano privo di strutture per ammazzare ogni essere vivente legato alla catena o in libera circolazione.
Ogni creatura che ha la sventura di esistere e di essere stata messa in qualche modo al mondo, dal magnifico essere pacifico chiamato mucca, al pulitissimo e intelligente maiale, all’umile e docile gallina, alla straordinaria e tenera anatra, alla vanitosa ma simpatica oca, al timido e dolce coniglio, all’esotico e spaesato struzzo, alla simpatica e gracchiante rana.

Il paese dell’armata invincibile e dei prodi impallinatori di piccole anime indifese

Non c’è bosco d’Italia in cui non si attui la persecuzione degli animali nati in libertà su una landa cinica e nemica, ricoperta di cartucce esauste e di orme sinistre, lasciate dai tipici stivali degli eroi della domenica, diventati oggi eroi di tutta la settimana, pronti a impallinare ogni cosa che si muove, anche dal lunedì al sabato, sia essa uccellini che cantano, fagiani che tremano, lepri e caprioli che non sanno più dove fuggire.

Non rivelate che siete italiani. Non vogliamo essere rappresentati oltralpe dai dei macellai.

C’è ben poco di che impettirsi e di che vantarsi, carissimo ministro dell’Agroalimentare.
Sei bravo, dinamico e super-attivo, come ministro, peccato che ti manchi del tutto il senso dell’etica animalistica e della misura. Peccato che per te gli animali incatenati siano tutto, fuorché creature dotate di cuore e di anima. Non esseri viventi da rispettare, ma soltanto chili inanimati di grasso e di polpa.
C’è ben poco di che mostrarsi con orgogliosa superbia alle telecamere dei canali tv, caro industriale modenese del panino alla salma.
Accontentatevi almeno di stare nascosti all’ombra, di disegnare i vostri orrendi piani espansivi e la vostra funerea contabilità in segreto, di raccontare le vostre gesta vampiriche ai diavoli dell’inferno.
Fate pure il vostro sinistro business finché la legge ve lo concede, ma non andate in giro a strombazzarlo.
E non dite, per favore, che siete italiani, Dite, che ne so, Svizzera, San Marino, Liechtenstein.
Qualunque cosa ma non Italia,

Non siete i salvatori ma i becchini della Patria

Vi atteggiate a salvatori della patria italica, mentre la state invece sotterrando sotto un cumulo di rifiuti organici e di cimiteri a cielo aperto.
Sotto un cumulo di maleodoranti ossa, di interiora che non digeriscono più, di occhi e di orecchi che non vedono e non sentono più, di gambe che non scalciano e non corrono più, di sangue che non porta più vita ma convoglia il suo miasma di morte nelle falde acquifere, di mammelle che non danno più latte ma gridano vendetta a Dio per la peggiore delle avventure karmatiche che egli poteva riservare loro.

Vandali e boia legalmente autorizzati

Distruttori eccellenti di vita animale.
Vandali e Lanzichenecchi con in tasca l’autorizzazione legale ad uccidere.
Persecutori e distruttori di persone piumate e a quattro gambe, in grado tutte di insegnarvi a vivere in modo civile e rispettoso, in amicizia e coesistenza, e che voi avete invece soppresso senza pietà e senza alcun rimorso di coscienza.
State trasformando un paese invidiato per la cultura della bellezza, del design, della musica, dell’arte, dell’anima, dell’antimilitarismo, della pace e della giustizia, dell’armoniosa convivenza tra gli esseri viventi, in una caricatura di nazione che non ci piace e non ci appartiene affatto.
State tramutando il paese di Cesare Beccaria e dell’abolizione della pena di morte, nel paese dell’esecuzione sommaria e seriale riservata ai più deboli, ai più innocenti, ai più disarmati, ai più sfigati.

State minando un intero paese alle fondamenta

State compiendo un’operazione culturale abusiva e demolitoria che nemmeno i tanti carnivori d’Italia, pur nella loro colpevole incoerenza di mastica-cadavere-per-sbaglio più che per vera scelta, si sentirebbero di sottoscrivere. State dilaniando animali a ritmo industriale.
Ma state pure disfando questo paese che non vi appartiene più, come voi stessi non gli appartenete.
Siamo ed amiamo essere il paese del buon esempio e non quello della cattiveria e dell’inciviltà.
Siamo ed amiamo essere il paese di San Francesco d’Assisi e di San Antonio di Padova, di San Gennaro e Padre Pio. Il paese dell’amore e della compassione.
Siamo ed amiamo essere il paese che sa classificarsi coi primi, ma che alla fine tende sempre a difendere i perdenti.
Il paese dove gli ultimi papi, incluso Ratzinger, ricordano ai fedeli giornalmente che Dio non ama chi uccide.

L’Italia è un paese con determinata storia, determinate caratteristiche e determinata reputazione

Siamo il paese che ama i piccioni e le colombe, che offre briciole ai passerotti nelle stazioni ferroviarie.
Siamo ed amiamo essere il paese della Divina Commedia, delle barzellette indecorose del Boccaccio, delle commedie ironiche del Goldoni, delle opere verdiane, delle canzoni ecologiche, delle poesie struggenti.
Al limite il paese delle burle e delle prese in giro, dei falsi religiosi, dei carabinieri dileggiati, delle mogli tradite e dei mariti cornificati, della passione e della gelosia, ma mai quello della venalità e del cinismo, quello del cuore di pietra e della sopraffazione.
Queste cose le lasciamo volentieri a certi pseudo-cristiani d’Irlanda e ad altri pseudo-civili della terra Yankee.

Il paese delle arance, delle pesche, delle ciliegie, dei carciofi, delle castagne e dei tartufi

Amiamo essere il paese delle arance rosse di Sicilia, il paese dei grappoli più che dei vini, il paese delle pesche e delle mele, il paese degli asparagi, dei carciofi e dei finocchi (quelli vegetali ben s’intende).
Il paese delle castagne. Il paese delle olive e dell’olio.
Il paese delle indivie e del radicchio.
Il paese dei prati in fiore, delle colline verdi e dei tartufi sotto le querce.
Il paese delle balene liberate dalle spiagge, non certamente di quelle catturate ed arpionate.
Il paese dei delfini che giocano, e che sono fratelli dei tonni.
Non il paese delle orribili tonnare, delle reti a strascico e delle fiocine.

Non saremo mai il paese degli OGM, faremmo piuttosto una, dieci o cento rivoluzioni.

Non siamo la colonizzata Argentina o le colonizzate Filippine.
Non siamo disposti a diventare terra di conquista della Monsanto, della Dow Chemicals e degli imbottigliatori di caffè e cola.
Non troviamo niente di civile, sensato, utile e naturale, nel maledetto imbroglio degli OGM, nel business delle sementi gonfiate ed irriproducibili, dove il seme di zucca lo interri e non dà pianta, il chicco di mais lo semini e marcisce, e dove la banca semi sta in America a dettare la legge dei campi, a stabilire cosa e quanto e dove seminare.

I cavalli di Troia li rimandiamo al mittente

Niente di logico nel dare più grano gonfiato ad allevamenti gonfiati, con bestiole stracariche di veleni e di dolore, trasmessi a uomini che non sono più uomini, ma oggetti numerati da reparto oncologico.
Non siamo un paese di anima militarista e guerrafondaia, sappiamo essere pacifici ed obbedienti quando serve.
Ma abbiamo pure una storia fatta di martiri e di eroi.
Le imposizioni e gli imbrogli da noi non attecchiscono.
Non accettiamo cavalli di Troia nel nostro suolo, mandati dalla nuova pseudo-Sparta americana.

State cercando in modo grottesco, ormai da anni, di cambiare i connotati all’Italia

Non siamo certamente quel paese del bologna e del McDonalds, quel paese della mortadella e dello speck, del grana e dell’osteoporosi galoppante, della trippa e del cancro dilagante, che nella vostra cecità mentale e spirituale state cercando di realizzare e di imporre a ogni vostro connazionale.
Non siamo quanto sopra.
Voi state cercando di cambiare i connotati all’Italia intera.
Noi siamo, con tutte le incoerenze e le defaillance possibili, il paese dell’amicizia e dell’armonia tra uomo e animale.
Non siamo il paese dei lager e delle camere a gas, naziste o americane che siano.
Non siamo di certo la vostra sporca patria degli sgozzamenti e dei macelli.

La vostra pecunia puzza di sangue

Non molti secoli fa, chi si permetteva di maltrattare, di non accarezzare, di torturare ed ammazzare un bovino, veniva condannato alla pena di morte o all’esilio.
Se c’è qualcuno in questo paese che merita non la morte, che non auguriamo a nessuno prima del tempo naturale, ma sicuramente l’esilio, almeno culturale e spirituale, questi siete proprio voi.
Non tanto e non soltanto per quanto state tramando e facendo, che è già di per sé inenarrabile.
Ma quanto per la vostra folle pretesa di essere persino coperti di onori e di allori, nazionali ed internazionali.
La pecunia ha importanza e merita rispetto.
Ma il vostro tipo di pecunia, puzza terribilmente di sangue e non piace a nessuno.

Valdo Vaccaro

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro è orgogliosamente NON-medico, ma igienista e libero ricercatore. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

 

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