TE LA DÒ IO LA NATURA

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Articolo scritto il 24/07/2018

TUTTI IN GARA A CHI FA LE SCELTE PIÙ NATURALI E SANE

Si fa presto a dire Natura. Il termine è troppo inflazionato per mantenere la sua attrattiva e il suo significato autentico. La parola natura entra ormai dappertutto, persino nei più svianti, ipocriti ed accattivanti slogan commerciali della televisione.

La stessa cosa più o meno succede con la parola salute. Tutti amici della natura e partigiani della salute.

PIÙ UN PRODOTTO VIENE RECLAMIZZATO E MENO VALE

“I love you, and you?” riferito ad acque imbottigliate, “Espresso, what else?”, “Più lo mandi giù e più ti tira su”, sempre riferito al caffè, “Che mondo sarebbe senza nutella?”, “Come natura crea Cirio conserva”, “Cos’è la vita senza le caramelle Morositas?”, “Come fai se la Simmenthal non ce l’hai?”, e via di questo passo.

Ma queste sono cose innocenti sulle quali si può sorriderci sopra e sorvolare. Pagano fior di quattrini è giusto e fatale che succeda questo. Molto peggio le pubblicità nascoste a favore di salumi, latticini, gelati, prosciutti col marchio dei santi, hamburger, biscotti, dolciumi, the, vini, amari, digestivi, bibite, cole, succhi confezionati, integratori di ogni tipo e farmaci di ogni tipo.

Alla fine di questo parapiglia allucinante tra un spot e l’altro, o di rubriche tipo Cotto e Mangiato e simili, ci rendiamo conto che le uniche cose che fanno bene alla salute sono quelle che non vengono mai menzionate e che, per contro, più i prodotti vengono pubblicizzati e più appartengono alla categoria delle schifezze alimentari.

TELEVISIONE FABBRICA DI BUGIE A RITMO INDUSTRIALE

Facendo i conti, Rai, Mediaset e Sky hanno totalizzato nel 2017 7.377.000 spot in un anno per ben 155 milioni di secondi o 26 milioni di minuti o quasi mezzo milione di ore, senza contare poi gli spot di tutte le altre reti nazionali e locali.

Una massiccia ondata di persuasione che fa della grancassa televisiva il più gigantesco bugiardo legalizzato del pianeta, una autentica scuola di disorientamento e di diseducazione di massa.

ELOGIO DELLA FOLLIA NON DA ERASMO DI ROTTERDAM MA DALLA APPLE CALIFORNIANA

C’è dell’altro. Per reclamizzare se stesse e i propri prodotti, le grosse aziende non si limitano ai facili slogan ma vanno a pescare persino nel campo tradizionalmente avverso dei cosiddetti turbolenti e dei controcorrente, tessendone sperticate lodi e indossando le vesti dei profeti e degli innovatori.

Vedasi ad esempio questa capziosa, subdola e incredibile pubblicità della Apple Corporation americana:

“Questo film lo dedichiamo ai folli. Agli anticonformisti, ai ribelli, ai piantagrane, a tutti coloro che vedono le cose in modo diverso. Costoro non amano le regole, specie i regolamenti e non hanno alcun rispetto per lo status quo. Potete citarli, essere in disaccordo con loro; potete glorificarli o denigrarli ma l’unica cosa che non potrete mai fare è ignorarli, perché riescono a cambiare le cose, perché fanno progredire l’umanità. E mentre qualcuno potrebbe definirli folli noi ne vediamo il genio; perché solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero.”

Va a finire che per trarre qualche ispirazione e qualche scopiazzatura, noi scribacchini e filosofi da strapazzo e di seconda mano, non andremo più a sfogliare i testi dei grandi maestri antichi, siano essi Eraclito, Socrate, Pitagora, Giovenale, Seneca o Marco Aurelio, ma ci rivolgeremo alla Mercedes Benz o alla Apple, nuovi depositari mondiali della saggezza e della spiritualità.

PARE D’OBBLIGO ACCONTENTARSI DELLA BONTÀ APPARENTE E DELLA VERITÀ APPARENTE

Giunti a questo punto conviene rassegnarci e convenire che sono salubri e naturali i cornetti e le vaschette di gelato confezionato con latte e zucchero e una sfilza di 20 ingredienti chimici, e che invece i nostri gelati fatti in casa, con delle innocenti banane fresche, congelate per 3 ore e poi frullate assieme a un cucchiaio di crema di sesamo e a un qualsiasi frutto di stagione (gelati zero zucchero, zero latte, zero conservanti, dissetanti, digeribili e super-gustosi ai massimi livelli) sono robaccia.

PROVIAMO UNA BUONA VOLTA A CAMBIARE MARCIA

Ma ecco allora che sorge un moto di ribellione e una reazione di rigetto, una voglia irresistibile di ribellarsi a questa tendenza dissacrante. Ci rendiamo conto che occorre cambiare strada.

Più fiducia nella natura direttamente osservata e percepita coi nostri sensi e le nostre antenne personali, e meno concetti e nozioni prese a prestito da chi ci ha preceduto per quanto magnifiche ed ammalianti.

Più fiducia alle cose reali e positive che ci circondano e chiusura totale verso le belle frasi preparate e preconfezionate da anonimi manovali del computer, assoldati da un padrone intraprendente e ambizioso quanto si vuole, ma altrettanto privo di cultura, di autenticità, di spontaneità e di originalità.

NIENTE EDICOLA, NIENTE TELEVISIONE, NIENTE TELEFONO E NIENTE COMPUTER

Eccomi dunque a voi all’insegna delle buone intenzioni. Spengo e ammutolisco per prima cosa la televisione. Spengo il computer. Niente giornali e riviste sulla scrivania. Niente telefonino, ma questo non l’ho mai avuto e non fa notizia. Sospensione totale e meritata vacanza per migliaia di volumi della mia biblioteca.

Mi ritrovo a caracollare nel giardino e nell’orto di casa, calzoni corti e scalzo, ovviamente senza alcuna fretta e senza orologio al polso. Attorniato da piccoli e vispi scoiattoli neri che scalano in un baleno le querce centenarie circostanti, volando letteralmente da un ramo all’altro quasi avessero le ali.

Attorniato da caprioli che entrano ed escono dai campi di mais e di girasole, ignari che tra non molto riapre la caccia e dovranno cercare nascondigli più sicuri nella boscaglia.

Attorniato da cento piccole e timide lucertole bravissime a prendere il sole silenziose e a nascondersi sotto i sassi. Mi sia concesso di concentrarmi sulle cose che mi riescono meglio.

A LEZIONE DAL BASILICO

Dopo aver seminato una completa bustina a inizio aprile, sono presto spuntate centinaia di minuscole piantine che però sembravano votate a non crescere, suscitando lo scetticismo della padrona di casa Kathleen: “Il tuo basilico non mi pare che sia quello giusto”.

Oggi invece, col caldo di luglio, il modesto e scalcinato appezzamento di basilico è diventato un magnifico spiazzo verde con piantine rigogliose dalle grandi foglie lisce e attraenti.

Ma la cosa più interessante è l’aroma inconfondibile che risale verso l’alto e si diffonde tutto intorno. “Visto che non siamo delle schiave? Sembrano dire in coro le piantine ormai alte oltre una spanna. C’è solo da deliziarsi ed annusare. “A cosa servirebbero i bei pomodori che stanno maturando qui accanto, senza il nostro contributo?”

Da rilevare che avendo seminato troppo fitto ho dovuto diradare la covata di basilico, ritrovandomi con 200 altre piantine che ho sistemato in 3 vasi ed in altri piccoli angoli del giardino. Una soddisfazione per la vista e l’olfatto.

A LEZIONE DAL TIMO, DALLA MENTA E DALLA RUCOLA

Al termine dello scorso inverno, pareva quasi uno sterpo secco da togliere e gettare nel compost. Ma con qualche cura in più, con qualche potatura dei rametti guasti e con regolare annaffiamento è diventato un magnifico mini-cespuglio che coi suoi germogli saporiti rende irresistibili le bruschette, i funghi, le minestre, le peperonate e qualsiasi pietanza vegetale sottoposta a calore.

Assieme al prezzemolo che cresce in diverse parti del giardino auto-seminandosi, assieme alla solforosa e piccantina rucola dai fiorellini gialli che si è pure moltiplicata dopo che tre anni fa avevo portato un paio di piante selvatiche raccolte sul greto del torrente Torre, e assieme al crescione d’acqua o nasturzio che prolifica nella vaschetta di raccolta di acqua piovana, circondato da menta piperita, salvia e rosmarino, costituisce il mio piccolo capitale di piante aromatiche.

A LEZIONE DAL POMODORO

Questa volta devo dire bravo a me stesso. Erano diverse stagioni che i pomodori mi davano risultati stentati e deludenti, un po’ per le bizze climatiche, un po’ per colpa mia, come l’affrettata e insufficiente preparazione del terreno o l’insufficiente irrigazione con acqua rigorosamente piovana.

In questa occasione ho arricchito il terreno con decine di secchi di segatura (dal legname del bosco sottostante tagliato e spezzato a misura dai miei due ragazzi Francesco e William). In più ho ricoperto tale strato da terriccio scuro e ricco di humus naturale preso dalla base del deposito fogliame.

Ho allestito poi due separate strutture lunghe ciascuna una dozzina di metri, con sottili paletti di nocciolo incrociati a coppie in cima e legati opportunamente tra di loro mediante legami di giunco, e pertanto niente plastica e niente fili di ferro. Per rendere il tutto stabile e a prova di venti forti ho infisso nel terreno 3 pali spessi per ognuna delle due strutture.

Da piccole e timide pianticelle che erano, hanno continuato a svilupparsi e a crescere. Alcune di esse hanno superato abbondantemente i due metri di altezza e stanno facendo sfoggio di sé con addirittura una ventina di frutti formati per ciascuna di esse.

Una prima manciata di frutti rossi da 3 etti ciascuno a mezzo metro d’altezza, e altre 3 manciate andando verso l’alto, ancora verdi e più piccoli, con la cima che sta tuttora emettendo nuovi fiorellini gialli. Uno stelo notevole, ma tutto sommato sottile e tuttavia carico di tanta delizia naturale.

Pomodori che intelligentemente si maturano non tutti assieme ma a ritmo scalare, alcuni in luglio, altri in agosto e alcuni in settembre. Come non restare stravolti e incantati davanti a tanta saggezza e benevolenza.

Non è che io voglia strafare e spingerle a crescere ulteriormente indirizzando a ogni singola pianta parole gentili, facendole dei complimenti ed invitandole a non mollare la presa ma, avendole seguite una per una per diversi mesi, è inevitabile affezionarsi e fare un po’ di festa alle Signore Solanum lycopersicum (Pesche di Lupo), inevitabile darle di mattina il buon giorno e chiederle come stanno, o anche allungarle una delicatissima carezza appena sfiorata, o portarle loro 4 secchi d’acqua piovana, a dimostrazione della nostra ammirazione e gratitudine.

Definirle piante suona non solo riduttivo ma anche offensivo. Si tratta semmai di Creature Divine in piena regola, messe a nostra disposizione da Qualcuno che sovrintende ogni singola cosa in ogni minimo dettaglio. Più che pomodori, frammenti divini verdi e rossi.

Ieri ho cominciato a staccare con l’aiuto delle forbici i primi 5 pomodori rossi. Confesso di aver provato disagio e imbarazzo nel farlo. Mi pareva una mancanza di rispetto nei riguardi di queste amiche vegetali. Me la sono cavata chiedendo loro scusa.

A LEZIONE DALLA ZUCCA

Ho preso manciata di semi da una zucca gialla che la Kathleen aveva comperato al supermercato, li ho interrati in aprile a fianco della mia terrazza e poi, man mano che la zucca avanzava di 10 cm al giorno, ho indirizzato i suoi germogli verso il basso, cioè a penzoloni lungo un muro di contenimento alto otto metri. E lei, obbediente e senza paura si è allungata verso il basso fino a toccare il pavimento sottostante con tre diramazioni parallele a forma di tridente.

Una serie di stupendi fiori gialli e per ora due belle zucche in maturazione, oltre che qualche altra più piccola in via di formazione. Ma non è finita lì: la zucca continua a crescere e ad allungarsi. Mettendo vicino le tre diramazioni parliamo già di una trentina di metri.

Dove prenderà mai tutta quella energia e quella irresistibile voglia di crescere? Dove vorrà mai arrivare? Prende sole e pioggia tutti i giorni, in più le regalo un secchio d’acqua piovana al giorno. Ma c’è davvero del miracoloso nel suo incedere.

A LEZIONE DAI CETRIOLI

Se pensiamo che i cetrioli sono piante ricchissime di citrullina, al pari di meloni e angurie, e che la citrullina si trasforma nel corpo in NH3 acido nitrico (regolatore dei flussi sanguigni e distributore di ossigeno agli organi vitali cervello-polmoni-cuore-fegato-reni) e in arginina (amica dei reni ed eliminatrice di urea e ammoniaca, oltre che formatrice di creatina essenziale per lo sviluppo muscolare), dovremmo fare un inchino davanti ad ogni pianta di cetriolo.

Ne ho una quindicina e ognuna di esse mi regala un frutto ogni 3-4 giorni, mentre tanti piccoli altri frutti e tanti fiorellini gialli si preparano a fare ulteriori regalie nelle prossime settimane. Una produzione previdente su basi scalari. La stessa saggezza dei pomodori, nemmeno fossero andati a scuola assieme.

A LEZIONE DAI FAGIOLINI

Devo dire che non ho mai avuto tanti fagiolini o tegoline come questo anno. Non ero sicuro che venissero bene anche in zona semi-ombrosa e così ne ho seminati anche troppi per prudenza, a spese delle patate, alle quali ho riservato un piccola fila da 15 metri soltanto: troppo poco per una famiglia che adora le patate.

E invece hanno dimostrato di adattarsi bene a tutte le condizioni, tanto che mi stanno dando una terrina di baccelli ogni due giorni. Col caldo poi crescono in un batter d’occhio. Essendo il legume più delizioso e digeribile a mio avviso, condito con dell’aglio crudo e olio extravergine, rappresentano un cibo nutriente e di eccellenza.

A LEZIONE DAI MELI SELVATICI DEL MITICO ÀGNUL

Qui devo inforcare la bici e fare un giretto nei boschi prospicienti. La buonanima di Àgnul (Angelo), venuto a mancare una ventina di anni fa quasi centenario, ma comunque troppo presto per uno come lui sempre aitante, allegro e scherzoso, oltre che arzillo lavoratore dei campi e dei boschi.

Avevo un ottimo rapporto con lui e mi fermavo spesso a chiacchierare del più e del meno. Pur avendo un grande orto familiare a Tavagnacco, ebbe l’ottima idea di crearsi un piccolo frutteto con fichi, susine, ciliegie, lamponi, ribes, uva, noci, nocciole, mele e pere in zona collinare e boschiva, nella propaggine nord della collina di Tavagnacco chiamata Ròcul di sua proprietà, in direzione di Tricesimo e non lontano da dove ora abito.

Niente reti e fili spinati di recinzione, ma tutto aperto a disposizione sua e di chiunque passasse da quelle parti e volesse rifocillarsi senza fare danni. Questo privilegio dura tuttora per chi ha voglia e tempo di sgranchirsi le gambe e camminare.

Una manciata di meli ormai quasi secolari che producono splendide e minute mele mai irrorate da nulla e quindi rigorosamente biologiche. Mele che cadono in abbondanza a terra da sole ad ogni nuova perturbazione in arrivo, molte di esse bacate ed altre rovinate dai volatili, ma di una bontà e squisitezza tale che le mele in commercio non sanno nemmeno cosa sia.

Nessuno le raccoglie, con grande gioia di vesponi, vermi e lumache rosse. I ragazzi che passano in bici o di corsa nei sentieri accanto le guardano con sufficienza e scarso interesse, preferendo il gelato Algida, le fante e le cole, non sapendo cosa perdono.

Quando vado a cercare funghi, come in questi giorni, passo da quelle parti e sfrutto l’occasione. Con buona educazione raccolgo spesso questi formidabili frutti di cui vanno matte le mie oche, ma che piacciono molto anche a me. Essendo acquose e saporite, sono diventate un ingrediente immancabile persino nelle insalate crude estive.

Ora che Àgnul non c’è più il rischio che tutto rimanga privo di manutenzione esiste, poiché il figlio Saverio ci viene ormai raramente. Per fortuna che il nipote Beppino, bravissimo tecnico antennista oltre che viaggiatore intercontinentale per passione e cultura, provvede a sfalciare e a tenere le cose con un minimo di ordine, quando trova il tempo per farlo.

Se pensiamo che le mele contengono nella buccia pectina antidiarroica e piruvato, scioglitore ed eliminatore di adipe. Se pensiamo che le mele sono diuretiche, lassative, drenanti delle vie polmonari, assorbitrici e disinfettanti delle tossine intestinali, stimolatrici renali, antigottose, antiossidanti, anti-diverticolite, anti-tumorali per colon-mammella-ovaio-prostata.

Se pensiamo che contengono abbondanza di polifenoli o catechine, e abbondanza di preziosi bioflavonoidi, comprendiamo perché “one apple a day keeps the doctor away”, e capiamo pure perché “with a bunch of apples a day you’ll have a hell of time with the doctor’s wife”, come dice un simpatico ed irriverente limerick irlandese ad uso dei buontemponi.

A LEZIONE DAI CICLAMINI DI BOSCO

Ho sempre provato sin da ragazzo un sentimento speciale per i ciclamini. Camminando lungo la vallata del torrente Cormòr che, ad eccezione dei periodi secchi, scorre a un km da casa mia, queste piccole meraviglie della Natura crescono in gruppo nel sottobosco umido e spesso impenetrabile che attornia il torrente ed anche i vari rigagnoli suoi affluenti, mandando in giro il loro inconfondibile effluvio.

Alla bellezza del ciclamino-fiore in sé, si aggiunge quella della radice a forma di patata pelosetta che spesso ama nascondersi sotto i sassi, ed anche quella delle splendide foglie a chiazze verde chiaro e verde scuro.

La prima cosa che pensai, quando venni ad abitare qui in zona Morena 30 anni fa, fu quella di trapiantare delle pianticelle di ciclamino che poi si riproducono e si sviluppano da sole. E infatti ce ne sono diverse lungo i miei sentieri e nel bosco.

Stamane ho notato spuntare sotto l’edera del giardino una manciata di ciclamini e ho voluto annusarli da vicino lentamente e chiudendo gli occhi. Roba da svenire, non esagero. Una esalazione gradevole ed avvincente che ha davvero dell’incredibile. Ma chi vi ha creato mai così belli, così perfetti e così generosamente profumati?

Con chi stai parlando, m’ha chiesto la Kathleen dal terrazzo. Con dei vecchi amici, le ho risposto. Quando le ho detto che si trattava dei ciclamini, mi ha quasi dato una guardataccia. Ho già deciso che nei prossimi giorni andrò a prendermi qualche altra radice per rinfoltire i dintorni di casa.

MA L’INSEGNAMENTO PIÙ ISTRUTTIVO RIMANE QUELLO DELLE OCHE

Mi riferisco ovviamente ad Anna e a suo padre Remo. Ormai è diventato uno schema. Mi chiamano dal bosco per dire che sono pronte. E allora dico loro che sto arrivando col secchio di cibo a loro riservato, fatto di bucce di meloni, di ananas, con rimasugli di mango, pomodoro, mele, pere, pesche, radicchio, anguria, carote, patate, melanzane.

Vado ad aprire il cancello del bosco dal quale salgono per seguirmi in zona letamaio, dove gli offro le bucce solide di melone giallo che loro spezzano avidamente. Tengo strette in mano le dure scorze mentre loro le tirano quasi per contendermele e per strapparmele di mano e alla fine se le masticano a pezzettini: una specie di tiro alla fune dove al posto della fune c’è la buccia del melone, o dell’anguria o dell’ananas.

Un gioco divertente sia per me che per loro. Se uno vuole davvero imparare qualcosa di certo e sicuro sugli alimenti più utili deve fare amicizia fraterna con le oche. Dico amicizia perché esse sono disposte a prendere e selezionare il cibo che gli dai a stretto contatto con te, dove puoi controllare da vicino e in dettaglio le loro preferenze e priorità.

L’oca non è andata a scuola di nutrizionismo. Non ha nemmeno avuto una madre chioccia che le abbia insegnato da piccola dandole il buon esempio. Nessuno le ha insegnato che il crudo è vitale e vibrazionale ben oltre i 6500 Angstrom sulla scala Simoneton.

Non sa che nel cetriolo, nell’anguria e nel melone abbonda la preziosa citrullina. Non sa che l’ananas abbonda di bromelina, non sa che nelle bucce di papaia c’è l’ottima papaina, sostanza digestiva e proteolitica.

Nessuno le ha insegnato che nel pomodoro maturo abbondano tomatina e tomatidina, sostanze preziose per la salute. Se ne frega del fatto che i pomodori sono arrivati in Europa dall’America Latina nel XV secolo.

Eppure lei dimostra di amare più o meno in ordine di importanza cetriolo, anguria, melone, ananas, pomodoro, mela, pera, radicchio, tarassaco, cavolo, crescione, rucola, prezzemolo, gramigna, mais, frumento, girasole, noccioline, uva e fichi.

SE NON TI TRASFORMI PURE TU IN UN’OCA NON TE LA PASSI LISCIA

Per fare amicizia con le oche non devi avere l’orologio al polso e nemmeno le scarpe o i sandali. Devi vivere alla giornata e nel presente come loro, senza fretta e senza sofisticazioni mentali. Devi guardarle e lasciare che ti guardino, lasciando che il pensiero reciproco vaghi e fluisca libero nell’etere.

Devi lasciarle pascolare tranquille intorno a te, con dei piccoli ciuffi di erba da strappare dal terreno con precisione e gentilezza. Se accedi a una canzoncina o fischi un motivetto ancora meglio, si sentono importanti e rasserenate.

Assistere 2 oche o 20 o 200 non fa alcuna differenza. Esigono molto sul piano psicologico. Qualcuno dice che gli animali hanno un’anima di gruppo. È sicuramente vero, ma è anche vero che hanno pure un’anima individuale.

Esiste una marcata differenza tra AnnaOca, gentile e attenta nel prendere il cibo dalla tua mano, e Remo assai più rozzo, violento e approssimativo al punto di beccarti sia il radicchio che gli offri che le tue dita. Una enorme diversità di modi ed atteggiamenti.

Lei saggia e tranquilla e pure distinta, non disposta a competere troppo sul cibo se non quando è affamata sul serio, mentre lui è il classico pirata predatore che ruba il pezzo migliore e scappa lontano a divorarselo in proprio, ben sapendo di aver commesso una marachella.

Quanto alle 3 amiche capre, nessun problema, a patto che non osino avvicinarsi troppo al momento del pasto. Se lo fanno, Anna e Remo partono a testa bassa e col becco gli vanno a tirare la barba in uno degli spettacoli più divertenti a cui si può assistere.

ASSOLUTA IMPORTANZA DI UN PICCOLO ORTO

Alla fine della giornata, potrai pure sentirti sminuito e staccato dal mondo ufficiale delle città e dei rumori, delle contese e delle competizioni, ma scoprirai davvero di essere entrato in un’altra dimensione.

Non è solo questione di procurarsi del cibo naturale e affidabile, provo di sostanze vietate e di acque al cloro. C’è di che ricevere messaggi cosmici dirompenti. Come diceva Seneca, se accanto alla biblioteca hai pure la fortuna di avere un piccolo orto, nulla al mondo ti manca!

Valdo Vaccaro

 

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

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