ATTENTATI NON-STOP ALLA SALUTE DEL SISTEMA RENALE

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LETTERA

Caro Valdo, complimenti innanzitutto per il tuo lavoro e le tue tesine che leggo da anni e “tendenzialmente” metto in atto. Ho incontrato anche vari medici nutrizionisti ma poi torno sempre all’ovile!

Purtroppo mi porto dei reni policistici da tempo e oramai la funzione renale va verso il limite (creatinina tra 5,5 e 6,1). Ho voglia ovviamente di credere che occorra armarsi di massima determinazione e iniziare un percorso più intransigente.

Ora mi concedo ancora molta pasta e qualche formaggio di capra o uovo biologico. Ma carne e pesce sono un ricordo lontano. Mangio un po’ di legumi, tofu e seitan (questi ultimi due un paio di volte a settimana, mentre i legumi molto più spesso).

Ti prego di trattare il tema renale e in particolare “la brutta bestia” dei reni policistici, che paiono essere indifferenti (o addirittura capricciosi) alla scelta alimentare.

In particolare il nefrologo è sorpreso che a fronte di una creatinina così alta io abbia tutto sommato gli altri valori ancora accettabili (potassio, calcio, fosforo e acidi urici sono ok), ma azoto è alto intorno 125. Dice che normalmente la gente ha i miei valori con 3 di creatinina. Ma intanto la mia creatinina è salita molto e mi stanno proponendo il percorso solito.

Io ovviamente diffido e voglio puntare sulle mie risorse ma è importante avere un tuo pensiero attuale, anche sulla base di casi concreti che puoi aver osservato. Ho letto e riletto le tesine che hai scritto sul tema e oggi sono convinto che punterò su questo modo di intendere il corpo e la salute.

Grazie in ogni caso, di tutto quello che stai facendo e della risposta che vorrai darmi.

Luigi


RISPOSTA

L’ARGOMENTO È SPINOSO E NON SE NE PARLA VOLENTIERI

Nefrite, Bright’s Disease, Rene Policistico PKD, Dialisi, Trapianto renale, tutte cose che fanno tremare e che impediscono il sorriso e la serenità. I dati statistici sono letteralmente spaventosi, con oltre 300 milioni di nefrosici al mondo, di cui 2,2 milioni in Italia (1 su 7), e 930.000 morti/anno al mondo per insufficienza renale, e 600.000 colpiti ogni anno in UISA, tutte cifre in vertiginoso aumento.

Cose che fanno vivere male nella sofferenza e nella paura sia le persone diagnosticate che quelle a rischio. Se poi ci si appiglia al solito concetto medico prevalente e dogmatico della malattia esterna intesa come entità negativa che viene da lontano per colpirti e farti star male, la situazione peggiora ulteriormente.

E se poi ci si rifugia nel discorso dei geni difettosi, scaricando il barile sulla genetica e l’ereditarietà, per cui uno nasce malamente, o nasce segnato dalla sfortuna, si porta con sé tale magagna e non ne viene più fuori, sopravvengono depressione e scoramento.

Di fronte a malattie definite croniche e inguaribili, è difficile immaginare reazioni diverse da quelle ora citate.

OGNI ALTERAZIONE COMPORTA ERRORI E RESPONSABILITÀ A MONTE

La scienza igienista rifiuta il concetto della malattia come entità negativa esterna e rifiuta pure il concetto fisso e inalterabile di malattia inguaribile. I difetti genetici vanno comunque visti come conseguenza di abitudini perverse e di stili di vita inadeguati-prolungati-inveterati in seno a determinate famiglie, o anche da parte dei genitori, per cui a farne le spese sono i bambini stessi. C’è insomma sempre di mezzo lo zampino della responsabilità umana.

GENETICA ED EPIGENETICA

In ogni caso, la medicina scarica tuttora e troppo spesso il barile sulla genetica e con questo compie un atto di diseducazione sanitaria, togliendo speranza-grinta-fiducia nei mezzi guaritivi di natura che non mancano affatto.

La stessa medicina olistica e le più avanzate ricerche mediche parlano sempre più di epigenetica, per cui il dogma della fissità dei geni e dei loro eventuali difetti è da tempo caduto in disgrazia, costringendo la Medicina Genetica ad ammettere la sua totale sconfitta e a ripartire da zero, buttando al macero 80 anni di lezioni universitarie, di tomi e volumi, di regole, metodi e filosofie, tutte bacate da grave invalidità scientifica.

Di fatto, ognuno ha la possibilità di emanciparsi dai propri difetti genetici o almeno di attenuarli con le proprie scelte virtuose, e può anche innescare un percorso opposto rovinando i propri geni.

HO RICEVUTO DIVERSI RISCONTRI POSITIVI

Per quanto mi concerne, ho scritto decine e decine di articoli sull’argomento. Una delle migliori testimonianze di guarigione sta nelle tesine “Rene policistico, macchie rosse al viso e fattore genetico”, e “Strategia vincente contro il rene policistico” che meritano di essere consultate.

Ricordo che alcuni anni fa, mentre ero impegnato in una mia conferenza invernale a Pontebba-Udine, nella sala attigua allo stadio dell’hockey su ghiaccio, arrivò dalla zona di Cittadella-Padova un giovane con un pacco di farine integrali e di frutta, omaggio di un gruppo di persone sofferenti di patologie renali in zona Vicenza e dintorni. Si era fatto oltre 500 km di strada di cui 100 innevate e ghiacciate, per portarmi di persona un omaggio di riconoscenza. Se casi di questo tipo non bastano come testimonianze a favore, non so cos’altro ci si aspetta.

RENE POLICISTICO

Il rene policistico (PKD o Polycystic Kidney Disease) viene definito dalla medicina convenzionale come disordine genetico dove le micro-condutture renali divengono strutturalmente anormali. Si ha una crescita di polipi e cisti multiple all’interno del rene che ne impediscono le funzioni.

Si parla di mutazione del gene PKD1 nell’85% dei casi (malattia asintomatica per anni e sviluppo a decorso lento nell’età adulta, con 1 caso ogni 500-1000 neonati) e del gene PKD2 nel 10-15% dei casi.

Si ha una insorgenza di cisti, dai 10 mm ai 4-5 cm e dalle 10 alle 100 unità, che invadono le zone occupate da glomeruli e tubuli renali prossimali e distali, riempiendosi di liquidi contenenti pre-urine, ossia urea, sodio, cloro, potassio, fosfati, creatinina e glucosio).

Alla fine, entro i 60-70 anni il 50% e oltre dei soggetti colpiti da PKD1 sviluppa una insufficienza renale che porta spesso alla dialisi e poi all’eventuale trapianto renale, con tutti i drammi che ne conseguono.

APPESANTIMENTO DEL RENE E PERDITA FUNZIONALE

I sintomi iniziali includono dolore addominale e lombare, febbre, sangue nelle urine o ematuria, globuli bianchi e batteri morti con pus nelle urine (piuria), proteine nelle urine o proteinuria.

C’è pure la compresenza di manifestazioni extra-renali con cisti al pancreas, al fegato, alle meningi (meningiti), alle vescicole seminali, per cui si può parlare di alterazione sistemica e non zonale. Le cisti sono delle cavità chiuse da una membrana ben distinta contenente materiale liquido o semisolido.

In altre parole il PKDF causa non solo gravi disfunzioni renali ma anche altre complicazioni come ipertensione, vasculiti in zona cardiaca e cerebrale, aneurismi intracranici (aneurisma=dilatazione di un segmento vascolare), epatiti.

Succede in pratica che un rene policistico pesa 4-7 volte più del rene normale. Alla fine si ha una compressione del tessuto renale che va a compromettere la basilare funzione di filtraggio del sangue.

RENI PODEROSE DIFESE DELL’ORGANISMO CON GRAVOSI COMPITI DA SVOLGERE

Insufficienza renale significa per sommi capi difetto di iper-filtrazione, di concentrazione urine e di escrezione urine. Uno dei segnali critici di insufficienza renale è la creatinina alta e fuori dai limiti, con 0,7-1,3 mg/dL di sangue (uomo), 0,5-1,2 (donna) e 0,3-1,0 (bambino). Alta creatinina uguale scarsa funzionalità renale.

La creatina è un composto organico utile ai muscoli, una sostanza del metabolismo che aiuta a convertire il cibo in energia. Dalla reazione di degradazione della creatina si forma la creatinina. In condizioni normali i reni la filtrano e la fanno defluire nelle urine. Se invece ci sono anomalie si formano quantità eccessive e nocive di creatinina.

[Leggi Creatinina alta, come abbassarla in modo naturale? per approfondire.]

Da rilevare che i reni, 2 organelli a forma di grossi fagioli, assolvono un gravoso compito di filtraggio 24 ore non stop, con 1700 litri di sangue filtrati ogni 50 minuti, per cui è importante che i reni siano sempre in ottime condizioni strutturali e funzionali.

Essi possiedono una grande resistenza e costituiscono una delle difese più poderose dell’organismo, per cui dal loro corretto funzionamento dipende gran parte della salute generale di ciascuno.

DIVERSI MODI DI AGGRAVARE IL LAVORO DI FILTRAGGIO

Se il corpo gode di piena salute con normalità digestiva, non c’è in esso accumulazione di sostanze estranee, e i reni non fanno altro che eliminare i residui del naturale consumo organico, lavoro che possono e devono compiere ininterrottamente sino al termine della vita.

Se invece si mangia male e si digerisce peggio, se si somministrano farmaci e vaccini e integratori, sostanze stimolanti e velenose varie, si crea congestione e irritazione che debilitano progressivamente la capacità frenale.

Respirando aria viziata, fumo attivo e passivo aumenta il lavoro renale. Ingerendo prodotti animali o prodotti tossici forziamo il lavoro renale. Ostacolando la ventilazione e la traspirazione cutanea obblighiamo i reni a superlavoro. Stitichezza, putrefazione intestinale, sangue guasto e grasso, ipertensione e ipotiroidismo aggravano ulteriormente la condizione renale.

LA RESPONSABILITÀ DI TUTTE LE CARNI E DEL PESCE SONO EVIDENTI

Le malattie renali prevalgono nei paesi dove si consuma un alto livello di proteine animali, oltre che molti antidolorifici e analgesici contro l’emicrania e gli altri dolori. La carne, tutti i tipi di carne cruda e cotta, e in particolare la carne cotta, è la peggiore sostanza cibaria al mondo, e le sue implicazioni con le malattie renali si conoscono da centinaia di anni.

La costipazione o stipsi, che è poi la norma nelle diete dell’Occidente, è causa di sovraccarico renale poiché le tossine assorbite dal colon devono essere escrete tramite i reni. Il dr Leopold Dintefass (1921-1990), noto medico polacco-australiano dimostrò come l’aumento di rigidità cellulare con concentrazione di globuli rossi e proteine, porta a fallimento renale.

Il dr Mackenzie Walser, della Columbia University, ha sviluppato una terapia depurativa per i pazienti renali dove tutti i cibi proteici vengono eliminati e sostituiti da frutta e vegetali, verificando che la dialisi si può evitare persino se la funzione renale arriva al 2% e oltre (vedi testo Coping with Kidney Disease).

PARLIAMO DI UN DRAMMA MONDIALE CHIAMATO INSUFFICIENZA RENALE

Oggi vengo sollecitato da Luigi a esprimere il mio pensiero attuale su questo dramma mondiale della insufficienza renale. Lui stesso ammette che serve più determinazione e maggiore intransigenza.

Prendo in mano pertanto il capitolo ”How Not to Die from Kidney Disease”, una delle opere più avanzate e aggiornate di Michel Greger, medico americano di straordinaria fama e affidabilità, e mi rendo conto che dice e ripete né più né meno le stesse cose da me affrontate negli ultimi 10 anni.

Faccio pertanto qui di seguito una sintesi del Greger-pensiero. Ricordo anzi che lo stimo particolarmente per questa sua frase: “Il miglior segreto in medicina è che il corpo, messo nelle giuste condizioni, ha i mezzi per auto-guarire”.

IL DANNO PUÒ ESSERE FERMATO E PERSINO INVERTITO

Non esistono pillole magiche per nessuna malattia, e tanto meno per i reni, ma se riempi il tuo piatto giornalmente con abbondanza di cibo salubre, il danno può essere fermato e persino invertito.

Liberati di ogni cosa che non cresce sulla terra, di ogni cosa lavorata, e ti ritrovi nel giro di un anno senza il ventre birraio e l’alta pressione. La vita poi è molto più interessante senza il bisogno di medicazioni e di farmaci. E i tuoi reni ridiventeranno normali.

I reni filtrano 150 litri di sangue nelle 24 ore per produrre 1-2 litri di urina al giorno. Se falliscono in questo completamente devi andare in dialisi o in trapianto renale. L’aspettativa media di una persona in dialisi è inferiore ai 3 anni. Molto meglio pertanto fare il possibile e l’impossibile per mantenere i reni in piena efficienza.

LA DIETA VEGAN-CRUDISTA TENDENZIALE RISPUNTA COME LA MIGLIORE AL MONDO

La maggior parte delle nefropatie implicano graduale perdita di funzione col passare del tempo. Un Americano su tre di età superiore a 64 anni soffre di CKD o Cronic Kidney Disease, anche se i tre quarti dei colpiti non sanno nemmeno della loro condizione patologica.

Perché allora non ci sono milioni di persone in coda alla dialisi? Presto detto. Perché il malfunzionamento renale è così dannoso al resto del corpo che la maggior parte dei malati non vive abbastanza a lungo per andare a curarsi, per cui lascia le penne ufficialmente per malattia cardiovascolare.

I reni infatti hanno importanza fondamentale per la salute del cuore. La buona notizia è che la dieta più salubre per il cuore esiste, ed è quella incentrata su cibo vegetale non lavorato, che è poi il migliore modo di prevenire e trattare pure la malattia renale.

DECLINO RENALE E NEFROTOSSICITÀ

I reni sani lavorano duro per trattenere le proteine utili e gli altri nutrienti vitali, espellendo nel contempo i rifiuti tossici o inutili nelle urine. Se i reni disperdono proteine nelle urine, questo è un segno di allarme che indica inizio di un loro fallimento.

Le ricerche scientifiche hanno scoperto 3 specifici componenti associati al declino renale e sono:

  • Proteine animali
  • Grassi animali
  • Colesterolo

Questo concetto di nefrotossicità, ovvero l’idea che grassi e colesterolo nel sangue siano tossici per i reni, è stata provata con studi precisi in reparto autopsia.

LE DIETE ONNIVORE COMUNI SONO INCOMPATIBILI CON UN REGOLARE RICAMBIO IDRICO

La malattia cardiaca rimane tuttora la causa principale di perdita della salute e della vita. L’incidenza della malattia renale è raddoppiata negli ultimi anni. Tutto per colpa delle diete basate su carne e zucchero. L’alto consumo di sciroppo di fruttosio da granaglie lavorate, associato a ipertensione e alti livelli di acido urico, risulta micidiale per i reni.

I grassi saturi, i grassi trans e il colesterolo che si trovano nei prodotti animali e nei junk food si trasformano in funzioni renali alterate. Le proteine della carne aumentano il carico renale, innalzano la produzione di ammoniaca e danneggiano le delicatissime cellule renali.

L’assunzione di proteine animali hanno profonda influenza sullo stato renale inducendo uno stato di iper-filtrazione, con drammatico superlavoro renale e conseguente declino della funzione renale col passare del tempo.

ENTRO 3 ORE DA UN PASTO CARNEO SI VA IN IPER-FILTRAZIONE

Entro poche ore dal consumo di carne, i reni vanno in modalità di iper-filtrazione. Questo vale per tutte le proteine animali, incluso manzo, pollo e pesce. Una equivalente quantità di proteine vegetali invece non causa alcun effetto stressante sui reni.

Mangiate del tonno ed entro 3 ore la iper-filtrazione renale aumenta del 36%. Assumendo invece la stessa quantità di tofu non succede nulla di anormale.

La teoria emodinamica della progressione del danno renale e l’iperfiltrazione glomerulare conseguente è stata identificata come un meccanismo di progressione di malattia renale.

Lo studio della riserva funzionale renale è un metodo utile per valutare ed evidenziare iperfiltrazione glomerulare. Iper-filtrazione e aumento della pressione glomerulare sono conseguenze di eccessivo introito proteico e prime responsabili di danno renale.

LE TABELLE PRAL PONGONO LE CARNI BIANCHE TRA LE PIÙ ACIDIFICANTI

Come mai le proteine animali sono dannose per i reni mentre le proteine vegetali no? Tutto dipende dal potere infiammatorio della carne. Un altro motivo di danno renale è che le proteine animali sono acido-formanti o acidificanti per l’alto grado di metionina che produce acido solforico quando metabolizzata nel corpo. Frutta e vegetali invece sono alcalinizzanti e aiutano a neutralizzare gli acidi nei nostri reni.

È qualche carne peggiore delle altre? Grammo su grammo il pesce è peggiore delle altre carni nelle calcolosi. Ma il divieto va semplicemente esteso a tutte le carni senza alcuna eccezione.

In ogni caso la tabella del Carico Acido Renale Potenziale o PRAL (Potential Renal Acid Load) assegna al pesce il massimo grado di acidità (13), seguito dal suino (11), dal pollo (9.7), dal formaggio (8.5), dal manzo (6.1), dalle uova (4.0), dai latticini (1.2), dal pane bianco (1.2) e dal riso (0.54), mentre il potenziale alcalino assegna un -1.3 alla pasta, un -4 ai legumi, un -8.5 alla frutta e un -9.9 alle verdure crude (i valori PRAL sono indicativi e possono variare in base a molti fattori tra cui varietà, stagione, condizioni di crescita, metodo di cottura).

LA MASSA IGNORA DEL TUTTO CHE OLTRE I 24 GRAMMI DI PROTEINE AL GIORNO IL CORPO VA IN ACIDIFICAZIONE

Il carico acido dietetico è determinato dal rapporto tra Acid-Inducing Foods (carni, uova, formaggi, latticini) e Base-Inducing Foods (frutta e vegetali). È soltanto nel 2014 che sono stati fatti studi semestrali randomizzati e a doppio-cieco, con prove cliniche placebo di raffronto fra proteine della soia e proteine animali.

Più di 12.000 americani testati in tutto il Paese hanno dimostrato che un più alto carico acido è associato con significativo aumento di perdita proteica nelle urine, precisa indicazione di danno renale.

La maggior parte delle diete attuali in uso produce acidi in eccesso. Aver scoperto che il tetto proteico massimo è 24 grammi di proteine al giorno, e che il suo superamento comporta acidificazione del corpo, non ha evidentemente inciso sulle scelte della massa.

SOVRAPRODUZIONE DI AMMONIACA

Questo passaggio da diete basso-proteiche a diete acidificanti spiega chiaramente la diffusione preoccupante ed epidemica delle malattie renali.

Le Acid-Inducing Diets provocano un pesante impatto sui reni, con tossicità tubulare-glomerulare e danni ai sottili e delicati tubicini produttori di urina all’interno dei reni. Il declino della funzione renale implica una sovra-produzione di ammoniaca.

I reni iniziano a deteriorarsi intorno ai 20 anni per finire a capacità filtrativa dimezzata. Il rimedio universale a tale situazione è una delle tante diete vegetali a disposizione. Succede invece che l’approccio medico spinge verso il contrasto all’acidità mediante il carbonato di sodio, e il contrasto al colesterolo mediante le statine.

NEL CORSO DEL 2014 CI SONO STATE IMPORTANTISSIME CONFERME

È risaputo che una plant-based diet alcalinizza le urine e previene pure i calcoli renali, la cui incidenza è aumentata drammaticamente dal dopoguerra in avanti e in particolare negli ultimi 15 anni.

Il primo vero studio scientifico sul rischio di calcoli renali è stato pubblicato solo nel 2014, dove i ricercatori della Oxford University hanno verificato che i vegetariani presentano un basso rischio di essere ospedalizzati per calcoli renali, al contrario degli onnivori.

Un semplice stop globale di ogni tipo di carne dalla Western Diet (vedi comuni diete americane ed europee) riduce il rischio di formazione urica cristallizzata del 90% nel giro di 5 giorni.

La SAD o Standard American Diet è una dieta produttrice di urina acida. Quando l’urina è alcalina i calcoli non si formano facilmente. Questo spiega il perché frutta e verdura sono grandi protettori della salute renale.

Mettendo delle persone onnivore su una rigorosa plant-based diet, la loro urina si alcalinizza sino a diventare vicina al pH neutro in meno di una settimana.

ECCESSO DI FOSFATI COMPORTA FALLIMENTO RENALE

Avere troppo fosforo nel sangue aumenta il rischio di fallimento renale, fallimento cardiaco, infarto, ictus e morte prematura. L’eccesso di fosforo danneggia pure i vasi sanguigni, accelera l’invecchiamento e la degenerazione ossea. La maggior parte degli Americani consuma il doppio del fosforo dovuto.

Il fosforo si trova sia nel regno vegetale che in quello animale, ma mentre il fosforo delle carni è a rapida assimilazione, il fosforo dei vegetali è a lenta assimilazione, facendo molti meno danni. Un po’ come avviene nel ferro-eme delle carni che finisce per aggravare le anemie anziché risolverle (mentre il ferro non-eme del regno vegetale risulta risolvente grazie alla sua lenta assimilazione).

PERICOLOSITÀ PARTICOLARE DEGLI ADDITIVI CHIMICI

Il peggior tipo di fosforo è quello che si trova negli additivi. Senza additivi fosforici le cole apparirebbero di colore nero come l’inchiostro e nessuno le vorrebbe. Il fosforo delle piante si assorbe al 50% ed è a facile diluizione perché animato e vitale ed acquoso, quello delle carni si assorbe al 75%, quello degli additivi al 100%.

I fosfati giocano un ruolo determinante in tutte le industrie della carne. La carne di pollo viene spesso iniettata di fosfati per incrementare il suo colore e per aggiungere ritenzione idrica e peso essendo venduta al chilogrammo. Questi additivi raddoppiano il livello di fosforo già in eccesso delle carni, diventando un pericolo insidioso per i pazienti renali, vista la loro scarsa capacità di espellere tale veleno.

CARNE DI POLLO TRA LE PIÙ IMPREGNATE

Negli USA 11 tipi di sali fosfatici sono approvati come additivi nelle carni crude e nel pollame, una pratica che in Europa è vietata per legge. Tant’è che i fosfati delle carni e del cibo lavorato in genere sono considerati tossine vascolari, capaci di alterare le funzioni delle arterie già nel giro di poche ore dal consumo di un pasto ad alto contenuto di fosforo.

Il fosforo aggiunto alle carni rappresenta un ulteriore insulto alle alterazioni renali. La carne di pollo è la peggiore: Una ricerca condotta sui supermercati americani ha rilevato una sua consistente presenza nel 90% dei casi.

LIVELLI DI SICUREZZA ALIMENTARE MANOVRATI LIBERAMENTE DAI PRODUTTORI

Nel 2015 la FDA (Food and Drug Administration), l’ente che determina in America e nel mondo intero le politiche sul cibo e sui farmaci, ha annunciato i suoi piani di eliminare del tutto i grassi trans da tutti i cibi lavorati, a fronte di 20.000 casi annui di attacchi cardiaci determinati da tali prodotti.

Fino alla data del 16 giugno 2015 i grassi trans hanno beneficiato del cosiddetto status GRAS (Generally Recognized as Safe, o generalmente riconosciuto come sicuro).

Prima domanda: Come mai tali grassi killer erano giudicati sicuri innanzitutto? Seconda domanda: Chi era chiamato a determinare la sicurezza di tali grassi killer?

Sembra incredibile, ma la FDA autorizzava tali prodotti come “Safe products da GRAS self-determination”, quando invece a determinare i livelli di sicurezza non era un ente scientifico o un ente legale governativo di controllo, ma gli stessi produttori, che erano autorizzati implicitamente ad aggiungere additivi liberamente senza nemmeno informare la FDA.

Tutta una questione di danaro. Ad esempio la sola PepsiCo da sola spende oltre 9 milioni di US$/anno per tenere buoni i suoi appoggi e i suoi lobbisti all’interno del Congresso Americano (Ente legale federale dal potere legislativo illimitato). Più si scava a fondo e più sorprese si hanno.

NITROSAMMINE CANCEROGENE

Ogni anno, 64.000 Americani vengono diagnosticati con cancro renale, e 14.000 di essi soccombono. Solo il 4% di essi rientrano in casi genetici PKD1 e PKD2 di proibitiva soluzione. Ma che dire del restante 96%?

Allora parliamo di nitrosammine, composti organici contenenti un gruppo nitroso -N=O, legato all’azoto amminico. Anche perché molte di esse sono cancerogene. La loro presenza è dovuta anche ai componenti naturali degli alimenti, ma soprattutto all’uso di nitriti aggiunti come additivi a insaccati, prosciutti, wurstel, carni in scatola ed altri prodotti a base di carne e di pesce.

TABACCO E HAMBURGER IN TESTA ALLA PERICOLOSITÀ

L’80% delle nitrosammine da fumo attivo e passivo di sigaretta rimane in una stanza, persino se ventilata! Anche per questo occorre sempre chiedere negli hotel una camera no-smoke e pretendere libera apertura finestre (mentre molti alberghi odierni non hanno finestre apribili o ti impediscono di aprirle).

Pochi sanno però che un hamburger o un hot dog delle varie catene di fast food, contiene tante nitrosammine quanto quelle di 4 sigarette e che questi temibili cancerogeni si trovano pure nelle carni fresche di manzo, di pollo o di suino?

I nitrati vengono usati sulle carni come fissatori di colore ed anche per prevenire il botulismo, causatore di sindromi paralitiche per le tossine prodotte dal batterio Clostridium botulinum. Perché questo avvenga è necessaria la presenza di ammine che si trovano in abbondanza nelle carni.

Questa perversa trasformazione da nitriti in nitrosammine può succedere sia nelle carni stesse o all’interno dello stomaco dopo un pasto di carne. Nel caso di cibo vegetale invece, la vitamina C e gli altri antiossidanti vivi e naturali (e non sintetici) inibisce e blocca la formazione di tali cancerogeni all’interno del corpo.

LAVORO MOSTRUOSO E CONTINUATO DEI RENI

I reni hanno la monumentale responsabilità di filtrare il nostro sangue giorno e notte. Un lavoro mostruoso. Sono estremamente forti e resilienti, ma non sono indistruttibili. Se cominciano a cedere e a guastarsi, il corpo intero ne segue le sorti.

La “meat-sweet diet” americana ha il potere di danneggiare lentamente la inesorabilmente i vostri reni, pasto dopo pasto, portandoli a uno stato di iper-filtrazione.

Persino la ricerca medica, per quanto macchinosa e collusa, ha provato che si può ridurre il carico di lavoro e il carico acido renale muovendosi decisamente verso una dieta di tipo vegetariano o vegano o vegan-crudista tendenziale.

Non mi resta che ringraziare il dr Michael Greger per essere in perfetta linea con quanto sostengo e insegno da anni.

AMICI E NEMICI DEI NOSTRI PREZIOSI FILTRI

A questo punto ricordo ancora una volta che ci sono amici e nemici dei reni, e che occorre maggiore oculatezza nelle proprie scelte. Evitare l’ipertensione e l’ipotiroidismo. Debellare dalla propria vita tutte le carni, e la carne cotta in particolare, i farmaci, il sale, lo zucchero saccarosio evidente e nascosto nei dolciumi, il caffè, il tè, le cole, il fosforo, gli additivi, il fumo, le nitrosammine, gli anti-traspiranti.

Scegliere alimenti naturali contro l’ipertensione come anguria, melone, kaki, arance ricche di noracina e agrumi in genere, pomodoro ricco di licopene, finocchio, uva, uva passa, fragole, lupini, riso integrale, radicchio. Prendere sole in abbondanza e dormire in abbondanza.

Per la salute renale ottimi davvero nell’ordine ortica (come alimento e come infuso), cannella, tarassaco pianta e radice, salvia, malva (una tazza al giorno e anche due di tè di malva è un rimedio specifico), rafano, ravanelli, rape piccanti, cren, ciliegia, sedano, carota, cavolo, asparagi, pungitopo (germogli teneri primaverili), cetriolo, sedano, portulaca, carciofo crudo, crespino, ananas. Indispensabile una moderata attività fisica e una buona traspirazione.

ESISTE UNA CONGIURA GLOBALE A SCAPITO DELLA NOSTRA SALUTE

Tenere presente che siamo circondati da sistemica diseducazione e di messaggi televisivi e persino istituzionali insidiosi, tesi a farci star male e a non risolvere i nostri problemi.

Siamo tempestati da spinte televisive verso consumi aberranti, verso la carne, verso gli hamburger, verso il pesce, verso i farmaci, verso i vaccini, verso il caffè, verso le cole.

La gente viene poi spinta o costretta a ritardare o a trattenere i propri bisogni fisici fondamentali. Sempre più luoghi di ristoro, sempre più luoghi di assembramento e sempre meno servizi igienici funzionanti, sia nei treni che nelle stazioni ferroviarie. Vietato dunque consumare uva, meloni e angurie, verdure crude e cibi sani che generino generosi e pronti scarti metabolici.

SCOMPARSA E RAREFAZIONE PROGRESSIVA DEI SERVIZI IGIENICI

Ricordiamoci che il livello di civiltà di una comunità umana e di una intera nazione si giudica sulla base della disponibilità di ottimi e puliti servizi igienici. Sulla base di questo criterio abbiamo fatto molti progressi, a ritroso, visto che gli antichi romani prima ancora di costruire un incrocio cittadino nell’Urbe pianificavano i vespasiani, le terme, i servizi igienici.

Gli ingegneri, i designers e i politici di oggi, puntano contrariamente a una massa capace di sopprimere i propri bisogni, e quindi di auto-distruggersi nei propri organi emuntori fondamentali come il fegato e i reni.

LE VERITÀ PER DECENNI NEGATE E NASCOSTE STANNO FINALMENTE VENENDO A GALLA

“Tutti sanno che la soluzione del cancro non sarà la chemioterapia. È un affare nelle mani delle multinazionali del farmaco”. Questo messaggio ribelle e rivoluzionario, addirittura sconvolgente per l’intero ambiente oncologico ufficiale, non proviene da una fonte igienistica ma dal dr Ermanno Leo, medico chirurgo classe 1948.

Dal 1998 dirige la struttura di chirurgia colo-rettale presso l’Istituto Tumori di Milano. È anche libero docente a contratto presso l’università La Sapienza di Roma. Con le sue attuali posizioni franche e trasparenti, si avvicina di molto alla Health Science riconoscendo i guasti e le magagne dell’intero sistema sanitario nazionale e mondiale.

Segue la stessa strada di un altro oncologo importante come Mirco Bindi dell’Università di Siena, e di tanti altri medici la cui coscienza ribolle all’interno, per cui non ce la fanno più a tenere la bocca cucita.

Le sue posizioni del resto sono applicabili appieno anche al settore renale. Invito tutti a seguire i suoi video. Pure lui sta dicendo delle verità che sono state nascoste, insabbiate e negate alla massa per troppi anni.

Valdo Vaccaro

 

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

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