BRAIN DRAIN E DECLINO MNEMONICO PERUSINI-ALZHEIMER

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LETTERA

ANDARE IN PENSIONE PUÒ DIVENTARE UN FATTORE DI SQUILIBRIO

Ciao Valdo, Ho 21 anni e ti vorrei ringraziare per tutto quello che fai. Vorrei poi raccontarti la mia situazione. Mia madre di 62 anni, da quando è andata in pensione 6 anni fa, sta subendo un graduale peggioramento in termini di memoria. Ad esempio chiede più volte la stessa cosa. Sta inoltre perdendo la cognizione del tempo e dello spazio. Spesso non ricorda che giorno era oggi o ieri, il tutto associato a parer mio ad una forma di depressione dovuta a rimorsi e a spiacevoli avvenimenti successi in passato. Sembra quasi che sia rimasta con la testa in quei periodi scuri.

NON SOPPORTA DI VIVERE NELLA SUA STESSA CASA

Si lamenta di tutto e non sopporta più la casa in cui viviamo. In famiglia da parecchio tempo stanno cercando di convincerla a curarsi con le medicine ma rifiuta l’idea di avere problemi di questo tipo. L’unica cosa che ha fatto è stata una TAC in cui tutto sembra a posto. Ovviamente io sono contro ogni medicinale.

CREDO CHE SERVA UN NETTO CAMBIAMENTO DI ABITUDINI

Non penso nel modo più assoluto che i farmaci l’aiuterebbero a risolvere i suoi problemi. Secondo me è un problema che si può risolvere abbastanza facilmente con un giusto stile di vita. Dovrebbe adottare l’alimentazione vegana cambiando quelle che sono state le abitudini fino adesso. Se mi facessi sapere il tuo parere ne sarei molto grato. Grazie,
Alfredo

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RISPOSTA

PERDITA DI MEMORIA SIGNIFICA AMNESIA

Ciao Alfredo. Molta parte dell’odierna conoscenza sulla memoria è derivata dallo studio clinico dei disturbi delle funzioni mnestiche, anomalie che si possono rintracciare in varie sindromi, malattie congenite o degenerative, quali ad esempio Afasia, Encefalopatia, Demenza, Malattia di Huntington, Morbo di Alzheimer, Morbo di Parkinson, Sindrome di Korsakoff.
La perdita di memoria è chiamata amnesia (dal greco “a” privativo e “mnèsis” = memoria), un disturbo presente in molti tipi di patologie. L’amnesia può essere anterograda (quando non è più possibile apprendere e ricordare eventi dopo l’evento lesivo) o retrograda (quando vengono cancellate memorie relative ad anni precedenti rispetto alla data della lesione).

VARI TIPI DI DISTURBI DELLA MEMORIA

Tra i disturbi della memoria si possono annoverare:

  • La paramnesia, cioè la falsificazione della memoria attraverso una distorsione del ricordo (vedi Sindrome dei falsi ricordi).
  • L’ipermnesia, una esagerata ritenzione mestica.
  • L’allomnesia, ovvero i ricordi falsati in termini di spazio o tempo per errore di locazione.
  • L’amnesia, ossia la dimenticanza transitoria o definitiva di tutto o parte del contenuto della memoria.
  • L’ecmnesia, ovvero la trasformazione di ricordi in esperienze attuali.
  • L’immagine eidetica, un ricordo visivo vissuto talmente vividamente da sembrare un’allucinazione.
  • Il ricordo paravento (o ricordo di copertura) ossia un ricordo che a livello conscio è tollerabile ma che nasconde, inconsciamente, un evento traumatico.
  • La rimozione, cioè la dimenticanza inconsapevole di eventi considerati inaccettabili.
  • La etologia, che è la temporanea incapacità di ricordare un nome proprio o di un oggetto.
  • La carenza di fissazione, un disturbo della memoria di fissazione (non permette ai nuovi ricordi di fissarsi e sostituire per aggiornamento i vecchi).
  • La carenza di rievocazione, un disturbo della memoria di rievocazione che non permette ai vecchi di rivisitare mentalmente momenti del passato.

SERVE SOLE, AZOTO, RESPIRAZIONE E RILASSAMENTO

Sia il GH (Growth Hormone), che la somatotropina e la melatonina, la respirazione profonda e ritmata, con adeguato assorbimento di sole e di azoto, portano a crescita proteica nel corpo e quindi a miglioramenti nei neurotrasmettitori. L’IGF-I è un ormone di origine epatica, che aumenta i livelli di insulina nel corpo, portando più glucosio al cervello.

RIDOTTO FLUSSO SANGUIGNO E MANCANZA NEUROTRASMETTITORI

Il deficit del cervello dell’ anziano o del vecchio dipendono sì dalla continua perdita di cellule cerebrali (neuroni) o dal ridotto afflusso di sangue, ma ancora di più dalla diminuzione o dalla mancanza di neurotrasmettitori, cioè di quelle sostanze chimiche che i neuroni utilizzano in corrispondenza delle sinapsi per scambiarsi messaggi. Le sinapsi sono strutture vescicolari che permettono ai neuroni (cellule cerebrali) di passare un segnale elettrico o chimico alle altre cellule. In molti centenari i neuroni sono in perfetta forma, e questo conferma la prevalenza del fattore ormonale su quello cellulare.

ACETILTRANSFERASI E COLINESTERASI ENZIMI BASILARI

Secondo una teoria, piuttosto accreditata, nel cervello del malato di Alzheimer c’è una ridotta produzione di acetilcolina, che è una delle molecole senza le quali il segnale non viene trasmesso. Si è capita anche la grande importanza di due enzimi. Uno è quello che sintetizza l’ acetilcolina (si chiama colina acetiltransferasi e sembra carente, assieme alla B7, nei cervelli dei pazienti affetti dal morbo di Alzheimer), l’ altro è quello che la distrugge (la colinesterasi). Come si vedrà in seguito a proposito delle possibilità di trattamento della demenza, alcuni rimedi proposti contro la malattia di Alzheimer puntano proprio all’ inibizione, cioè al blocco della colinesterasi.

IL NERVE GROWTH FACTOR DELLA RITA LEVI DI MONTALCINI

Un’ altra ipotesi sulle cause della malattia riguarda invece la mancanza del cosiddetto “fattore di crescita nervosa” (l’acronimo NGF deriva dall’ inglese Nerve Growth Factor), scoperto da Rita Levi Montalcini. Siccome l’ NGF stimola la formazione di nuove sinapsi, se il cervello non ne produce abbastanza non si formano nuove connessioni tra i neuroni e ciò comporta un inevitabile deterioramento mentale.

CALCIFICAZIONE E STRESS OSSIDATIVO IN ZONA CEREBRALE

In questi ultimi anni dati sperimentali hanno svelato nei malati con il morbo di Alzheimer l’esistenza di particolari alterazioni biochimiche cellulari. Come ad esempio l’aumento della concentrazione del calcio all’interno della cellula cerebrale. Questa calcificazione, favorendo la produzione di radicali liberi (e quindi di stress ossidativo), alla fine provoca lesioni della membrana e la morte cellulare. “Ancora non è chiaro il motivo per cui le cellule cerebrali si conservano integre nelle persone che invecchiano bene, mentre degenerano e muoiono nei soggetti affetti dal morbo di Alzheimer”, dice la medicina. Se uno si mette il paraocchi, di sicuro non vede.

L’IMPORTANZA DI MANTENERSI IN MOVIMENTO E IN ATTIVITÀ EVITANDO OGNI FORMA DI ATROFIA

Studi condotti su cervelli di ultra-centenari hanno in effetti confermato la presenza di neuroni ben sviluppati. Anche negli animali da laboratorio (ratti) si è osservata una correlazione tra attività intellettiva e resistenza dei neuroni all’invecchiamento. Paragonando le prestazioni di due gruppi di ratti, dei quali solo uno era stimolato con giochi e costretto a fare esercizio fisico, si è visto che il cervello degli animali sollecitati conteneva il 25 % di sinapsi in più rispetto a quello dei ratti tenuti in un ambiente “inerte”. Le cellule cerebrali attive, quelle che liberano neurotrasmettitori, stimolano la produzione di fattori neurotrofici come l’ NGF, cioè di proteine che facilitano la formazione delle sinapsi e la loro resistenza all’invecchiamento.

SERVONO PIÙ SCAMBI, PIÙ CONTATTI E MENO SENSO DI ABBANDONO

Anche l’ attività fisica sembra aumentare la concentrazione di fattori neurotrofici nel cervello. Se dunque un’ adeguata stimolazione sociale ed intellettuale può forse ritardare la comparsa dei difetti cognitivi tipici della demenza, una vita povera di contatti sociali può invece accelerare l’ insorgenza di tali sintomi. Un recente studio svedese ha dimostrato che il vivere soli, e più ancora il sentirsi isolati, aumenterebbe notevolmente il rischio di sviluppare una demenza di Alzheimer nelle persone oltre i 75 anni. Un dato di un certo rilievo, se si considera che dopo i 70 anni la frequenza della malattia raddoppia ogni 5 anni. Il rischio aumenterebbe anche tra coloro che non si ritengono soddisfatti degli scambi quotidiani coi propri figli. La malattia inciderebbe meno tra quelli che mantengono attività sociali, culturali e creative di vario genere.

ALTO CONSUMO DEL CERVELLO E PRODUZIONE DI 60.000 PENSIERI AL GIORNO

Il cervello è l’organo del corpo che consuma più energia. Per una giornata di scarsa attività, consuma il 40% delle calorie fornite dall’alimentazione produce in media qualcosa come 60.000 pensieri. Più di ogni altro organo ha bisogno di nutrienti appropriati.

BRAIN DRAIN, MALATTIA DEGENERATIVA DEL NOSTRO TEMPO

Esiste una epidemia a livello mondiale chiamata Brain Drain o esaurimento cerebrale, con declino della memorizza causato dall’età. Si parla di un milione di casi Alzheimer nel Regno Unito e di 63 milioni nel mondo per i prossimi anni. Sia il Brain Drain, che il declino mnemonico, che l’Alzheimer possono essere prevenuti. L’Alzheimer ha tutte le caratteristiche delle malattie degenerative del nostro tempo. Cardiopatia e diabete 1-2 sono in larga misura causati da diete sbagliate, dall’ambiente e dagli stili di vita. Il cancro, all’80% è causato da querelo che si mangia, si fa e si pensa nella vita, non certo da ciò che si eredita geneticamente, come certa medicina polverosa ed obsoleta vorrebbe.

L’INDEGNO SCARICABARILE SUI GENI, SUL SISTEMA IMMUNITARIO E SUI MICRORGANISMI

Ai geni poi vengono date regolarmente troppe colpe. Non sono i geni a causare le malattie. Essi contengono semplicemente le istruzioni per la fabbricazione delle proteine nel corpo. Le proteine costruiscono enzimi che trasformano una sostanza chimica presente nel corpo in una sostanza nuova che non esisteva. Per non dire poi del sistema immunitario, altro pseudo-responsabile preso regolarmente di mira, al pari di batteri, virus ed allergeni, mentre si lavora poco e niente sulle vere fonti che sono le tossine, lo stress e i comportamenti.

LA PERICOLOSITÀ ACCERTATA DELL’ALLUMINIO NELL’ALZHEIMER

La demenza senile dell’Alzheimer può essere causata da degenerazione arteriosclerotica del cervello o da atrofia del cervello. Le ricerche hanno portato anche a scoprire il ruolo micidiale dell’alluminio, metallo tossico al pari del rame, del mercurio, del cadmio e del piombo. L’alluminio si usa come ingrediente di diverse torte, nei condimenti e nelle salse pronte, nei formaggi lavorati, nei farmaci antiacidi, nelle aspirine, nelle creme-lozioni-rossetti.

PERUSINI PIUTTOSTO CHE ALZHEIMER

Ricordo infine che il termine Alzheimer in onore del medico bavarese Alois Alzheimer (1864-1915) andrebbe sempre chiamato Perusini-Alzheimer, visto che fu Gaetano Perusini (1879-1915), neurologo udinese di Còrmons, a descrivere per primo questo tipo di disturbo mentale.

NEI CIBI NATURALI, NELLA RESPIRAZIONE E NELL’AFFETTO FAMILIARE CI SONO GLI INGREDIENTI PER IL RIEQUILIBRIO

Alla fine, la guarigione di tua madre, caro Alfredo, sta nel darle molto affetto, nello starle più vicino, nell’ascoltarla, nel farla parlare, nel seguire i suoi discorsi e spingerla a fare dei collegamenti tra le cose che ricorda e quelle che il suo cervello tende a rimuovere. Quanto al suo equilibrio ormonale, all’acido glutammico, alla glutamina, all’IGF-I, alla melatonina e alla somatotropina GH, ormoni fondamentali per la sua funzionalità cerebrale, serve darle un buon apporto del gruppo-B in termini di cibo e non di integratori, in particolari di tiamina B1 (germe grano, spinaci, patate, carote, cavoli, germogli, pinoli, tarassaco, cereali, legumi, evitando zucchero-csffè-dolcioumio-alcol-stress-fumo) e inositolo vitamina B7 e colina B7 (cooperanti con B5-B6-B9) e contenute in agrumi, meloni, noci, frutta, cavoli, crescione, noci, mandorle, germe di grano, semini vari, che funzionano da metil-lipotropici e da costrittori di lecitina, solvente dei grassi e del colesterolo.

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Valdo Vaccaro

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

 

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