DALLA NICKEL-INTOLLERANZA ALLA NICKEL-MANIA

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Vanno bene le attenzioni e le ritrosie, purchè non si dimentichi il nocciolo della questione

Più che giusto andare a caccia di tutti i pericoli e di tutti i fattori che disturbano la salute umana.
Di salute ce n’è in giro sempre meno, e fa bene l’umanità a diventare sospettosa, selettiva, pignola, nei riguardi delle sostanze definite inquinanti e a rischio.
Purché non si continui a vivere nel panico e nella paura.
Purché non si tenda con eccessiva facilità a demonizzare questo e quel dettaglio, senza mai mettere mai in discussione il nocciolo della questione, che rimane sempre quello dei cibi animali (vedi in particolare i pericolosi nitriti dei salumi e delle carni conservate, dove l’acido nitrico è l’unica sostanza chimica in grado di attaccare e sciogliere il nickel, con tutti i rischi annessi e connessi), dei cibi cotti (vedi pentole inox e recipienti vari), dei cibi conservati, dei cibi in scatola e dei cibi concentrati innaturalmente, delle bevande innaturali e nervine (the, caffè, Redbull, cole, bevande conservate, ecc), del fumo di sigaretta.

Un appello alla coerenza, a non spaventarsi per il lupo, quando teniamo in cucina il giaguaro, e il cobra sotto il cuscino

Un appello dunque ad essere coerenti e a non fare i bambini-scemi, a non gridare Al lupo-Al lupo,
Al nickel-Al nickel, quando teniamo in cucina o nella camera in cui dormiamo il leone, il coccodrillo, il cobra e il serpente a sonagli.

Le caratteristiche dell’elemento nickel

Il nickel, o elemento chimico siglato Ni, ha numero atomico 28 e peso atomico 58,71. Peso specifico 8,36-9,26, durezza 3.8, punto di fusione a 1454 °C.
Trattasi di un metallo duro, duttile e malleabile, di colore bianco tendente al giallo.
È inalterabile all’aria, poco attaccabile dagli acidi (mentre, come già accennato, l’acido nitrico riesce addirittura a scioglierlo).
È il metallo più magnetico, più attivo ed impregnabile elettricamente, dopo il ferro e il cobalto.
Si ottiene industrialmente dalla pirrotite (solfuro complesso di ferro e di nickel), dalla niccolite o nichelina (solfuro di nickel) e dalla garnierite (silicato doppio di magnesio e nickel).

Un metallo diffusissimo in natura

Il produttore più importante è il Canada, che detiene il 90% delle miniere, seguito da Nuova Caledonia, Russia e Cuba.
È un metallo ubiquitario, contenuto non solo in diversi oggetti con cui entriamo spesso in contatto, ma anche in diversi cibi di cui ci alimentiamo.
In concreto lo troviamo sempre negli accessori metallici dell’abbigliamento, nelle montature degli occhiali, nella bigiotteria, nelle monete, nelle chiavi, nelle posate, nei cosmetici.

Il nickel e i rapporti sessuali.
Le professioni più esposte al nickel.

Le persone più a rischio sono i metalmeccanici, i cromatori, i carrozzieri, i parrucchieri, i dentisti,
i cassieri, i sarti, i calzaturieri.
Il fatto che negli anni ’30 la zona più colpita da dermatiti femminili fosse la parte alta della coscia, è molto illuminante.
A quel tempo si tendeva a demonizzare anche in quel caso il contagio sessuale, come si faceva con la sifilide e altre affezioni simili, oggi dimostratesi tutte extra-sessuali e di origine iatrogenica-farmacologica.
In realtà, il sesso centrava come i cavoli a merenda.
La colpa era semmai della Omsa e dei reggicalze al nickel, con cui la tenera pelle femminile stava lungamente a contatto.
Ai maschi, non succedeva nulla di simile, salvo che non gli venissero certe tendenze travalicanti.

Le mode e le necessità fisiche a rischio

Oggigiorno ci sono altri comportamenti a rischio.
La moda dei piercing, del forarsi le orecchie, del fare i tatuaggi, dell’armeggiare a lungo con gli strumenti musicali a corda, o le necessità fisiche tipo lenti a contatto, occhiali metallici, protesi valvolari cardiache, apparecchi ortopedici (placche, viti, bulloni), materiale dentario, portano spesso a fenomeni di accumulazione tossica che sfocia in ipersensibilità generalizzata al nickel, ovvero in sintomi o manifestazioni sistemiche tipo orticaria e prurito generalizzato, tipo angioedemi, reazioni infiammatorie croniche (anche alcuni tipi di gastriti e coliti), bruciori di stomaco, meteorismo, dolori addominali, diarrea, stitichezza.

Meccanismi patogenetici, diagnosi e terapie

Se in Europa la persona media introduce 200 microgrammi (milionesimi di grammo) al giorno, negli USA la quota è spesso tripla (300-600 mc/g).
Gli esatti meccanismi patogenetici sono ancora sconosciuti e si fanno solo molte ipotesi, parlando spesso di reazioni immunologiche e pseudo-allergiche, oltre che di semplici reazioni a meccanismi tossici.
Per le diagnosi, ci si avvale di test epicutanei tipo patch, e a test di provocazione orale.
Per le terapie, si tende a suggerire regimi alimentari privi di cibi contenenti nickel.
Oppure si ricorre a terapie iposensibilizzanti, con somministrazioni ridotte e tollerabili di solfato di nickel, una sorta di vaccino che, rispettando schemi precostituiti, possa realizzare nell’arco di un anno una risposta chimica soddisfacente.
Uno dei ricercatori-medici di punta nel nostro paese è il dr Mauro Minelli, specialista in immunologia chimica e in allergologia.
I cibi ad alto contenuto di nickel

Da rilevare che i cibi al nickel più vietati, appartengono regolarmente alla lista già proibita dalla scienza igienistica. Vediamo di elencarli per contenuto (mg di nickel per 1 kg di prodotto):

cacao 10,0 mg/kg uova 0,3 mg/kg
the, caffè, cole 0,03 – 7,3 lattuga 0,3
liquirizia 4,4 farina di grano 0,2
margarine 0,2 – 4,0 spinaci 0,2
noccioline 2,9 pere 0,1
lenticchie 1,9 carote 0,1
noci 1,5 uva 0,1
fagioli 1,4 pomodori 0,09
ostriche 0,6 cavoli 0,03-1,0
farina di mais 0,4 broccoli 0,03
asparagi 0,4 funghi 0,01
vino 0,01

Categorie di cibi vietati (vietati pure dall’igienismo in linea generale, non solo per il nickel)

Parlando di categorie non salubri e non ammesse, ovvero di cibi che noi igienisti avversiamo da sempre, la lista include:

– aringhe e pesce in scatola
– affettati, prosciutti, mortadelle, ecc
– pesce e carne, particolarmente se in scatola e in confezioni plasticate
– biscotti
– brioches
– cacao
– caramelle, lecca-lecca, mentine, chewing-gum
– cibi in scatola di tutti i generi
– cioccolato
– crackers
– crostini
– dadi da brodo
– droghe
– farmaci
– fette biscottate
– focaccia
– fritti
– frutta secca trattata
– funghi conservati
– gelati industriali
– grassi cotti
– grassi vegetali idrogenati
– grissini
– integratori
– margarine
– marmellate
– merendine industriali
– nutelle
– oli e grassi idrogenati
– ostriche
– pan-carrè
– pane all’olio
– pane allo strutto
– panettoni
– pasticcini
– patatine fritte stile fast-food
– patatine fritte confezionate
– polente, specie se confezionate
– snacks
– torroni
– torte
– vitamine sintetiche

Cibi contenenti del nickel ma da continuarsi a mangiare senza problemi

Per quanto concerne cibi elencati tra i proibiti, e che noi igienisti continuiamo invece a raccomandare e comunque a non demonizzare:

– asparagi
– avena
– frutta secca (al naturale)
– funghi freschi e secchi al naturale
– kiwi
– lenticchie
– mais
– noccioline e nocciole
– pere
– pop-corn (prodotto in casa senza aggiunta di olio, zucchero, sale)
– prugne
– rabarbaro
– spinaci
– uva passa (priva di conservanti)

I minerali organicati, metabolizzati dal corpo, non causano alcun problema

Ricordiamo in linea generale che i cibi allo stato crudo, e in particolare i minerali incluso il nickel, allo stato organicato e confezionato in modo equilibrato dalla fotosintesi clorofilliana, vengono metabolizzati dal corpo senza problemi.
Metabolizzati significa che il corpo se ne appropria e se ne libera con facilità a suo piacimento, attraverso il gioco idrico giornaliero del sangue, del sudore, del muco e delle urine.

I minerali inorganici e quelli resi tali (disorganicati) dalla cottura, sono veleni per il corpo

I minerali inorganici delle acque e dei terreni, e i minerali resi inorganici (disorganicati) dalla cottura e dai processi industriali, rappresentano invece un grave problema, diventando fattori inquinanti e tossici, vero e proprio materiale velenoso a scoppio ritardato, in quanto non metabolizzati ma depositati per disperazione dal sistema immunitario negli anfratti del corpo, e in particolare nei depositi di adipe.
Essi creano insomma accumulazioni tossiche, non facili da espellere, all’interno dell’organismo.

C’è più di qualcuno che ha bisogno di ritirarsi in meditazione

Chi si ostina a viaggiare con un bagaglio culturale medievale e borbonico.
Chi fa l’orecchio da mercante, perché la verità lo disturba e lo danneggia, perché la verità mette a soqquadro tutto il suo sistema tolemaico interno.
Chi si adegua alle comode posizioni ufficiali, non ancora toccate dalla teoria einsteiniana della relatività.
Chi persevera nel non capire le enormi differenze tra vitamine naturali e vitamine sintetiche, tra minerali organicati e strutturalmente bilanciati (quelli della frutta e della verdura allo stato crudo) e i minerali inorganici o resi tali dalla cottura (succhi di frutta conservati, verdure conservate, verdure cotte), è meglio che, anziché fare il docente o il giornalista o il diffusore di ignoranza nutrizionistica, si ritiri e vada a fare degli esercizi spirituali.

C’è troppa ignoranza che gira, non risparmiando sedi ministeriali, baronie mediche, scuole della nutrizione e cattedre universitarie

È meglio per lui e per la società che lo ospita, che si armi di umiltà e vada a ristudiarsi con calma tutti gli esperimenti condotti negli ultimi anni, soprattutto quelli snobbati ed insabbiati dal potere industrial-farmaceutico, tipo Kautchakoff, tipo Simoneton, tipo Cambridge, tanto per intenderci.
Quando si sarà liberato della sua spocchia, della sua presunzione, della sua ignoranza, potrà tornare in cattedra, a insegnare qualcosa di vero e qualcosa di buono.

Mais, avena, noci, nocciole, pere, kiwi, da consumarsi a sazietà, come prima e più di prima

Condannare il mais e l’avena è una sciocchezza fenomenale.
Il mais in scatola? Certamente che sì. L’avena cotta di certi fiocchi color marrone? Certamente che sì.
L’avena delle barrette dolcificate? Certamente che sì.
Ma l’avena rollata e frantumata a freddo, color panna chiaro, è quanto di meglio l’umanità possa trovare in termini di salute.
Kiwi, pere e prugne, noci e nocciole, sono da consumarsi in quantitativi abbondanti, senza alcun problema. Non certo la frutta fresca o secca manipolata dai cuochi o usata come guarnizione sulle torte e sui dessert.
Ieri la rubrica Gusto ha proposto l’ennesimo scempio alimentare, dove uno di questi mestatori del cibo si è inventato i crostacei e il pesce non più all’anguria (delizia dello scorso anno) ma al mango.
Come dire che alla demenza, all’ignoranza e alla caduta di ogni stile, non c’è più alcun limite.

Valdo Vaccaro

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

 

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