FASCITE PLANTARE, PURIFICAZIONE E DIETA

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LETTERA

Ho una fascite plantare, ma nessuna voglia di andare dal medico

Carissimo Valdo, temo proprio che un fastidioso disturbo, che da un anno coinvolge il mio piede sinistro, e da un mesetto quello destro, sia classificabile come fascite plantare.
La diagnosi me la sono fatta da me, alla luce del vastissimo materiale disponibile su internet.
In questo momento, in cui mi sto purificando, l’ultima cosa che vorrei è proprio finire sotto le grinfie dei medici.

Le foglie di cavolo vanno bene?

Tra l’altro, trattandosi di una forma bilaterale, temo che mi sottoporrebbero a un milione di analisi, paventando diabete o altre cose. Apriti cielo poi se salta fuori che sono vegano!
Sbaglio o un trattamento con foglie di cavolo, di qualsiasi tipo, potrebbe aiutare?
Ad ogni buon conto, so perfettamente che non bisogna guardare al sintomo come un male da debellare e cerco di non fissarmici più di tanto.

Il digiuno ha il potere di disintossicare e disinfiammare

Può darsi che i famosi due-tre giorni di digiuno ad acqua leggera (acqua in bottiglia tipo Levissima), o acqua del rubinetto, e riposo assoluto mi gioveranno anche per questo.
Però il digiuno non intendevo farlo subito, ma a inizio settembre.
Un consiglio è, come al solito, cosa estremamente gradita.
I più cordiali saluti.
Francesco

*****

RISPOSTA

Una infiammazione delle fibre sottopiede, chiamata fascite plantare

Ciao Francesco, la fascite plantare è una infiammazione delle fibre che stanno sotto il piede.
Trattasi di fibre molto spesse e resistenti, ma che possono a volte essere sottoposte a stress insopportabili, soprattutto in certe discipline sportive come le corse in atletica, il tennis, il calcio, il basket, la pallavolo. Il calcagno è infatti l’osso più grande e sollecitato del piede.

Le cause possono essere diverse e ne elenchiamo alcune

– Problemi di sovrappeso (l’87% dei casi è dovuto a questo motivo, in campo sportivo).
– Conformazione piedi poco adatta alle sollecitazioni da movimento (vedi piedi piatti).
– Problemi artritici (sindrome di Lyme).
– Uso di scarpe inadatte e non protettive.
– Corsa lenta che paradossalmente arreca più appoggio e più stress di quella veloce.
– Eccessi di chilometraggio (abuso funzionale del piede).

I sintomi della fascite

I sintomi consistono in un dolore acuto ed intenso al centro del tallone.
Altre volte il dolore parte dal centro del piede e continua fino alle dita.
Altre ancora il dolore torna indietro dalle dita e risale fino alla gamba.
È un disturbo molto noto tra i runner e i podisti.
Trascurare la fascite e continuare a correre può essere molto deleterio.
Una tecnica di corsa errata e continuata per mesi può anche portare a situazioni irreversibili.

Le strategie di recupero

Riposo assoluto per circa 6 mesi. Utilizzo di scarpe adatte e ben protette.
Preferire sempre un fondo erboso o terroso o legnoso a un fondo in cemento.
Dieta vegana e crudista diventano ovviamente altro fattore di recupero.
Il cavolo da applicare sulla parte in diversi strati di foglie è un efficace rimedio contro le infiammazioni, ma occorre applicarlo regolarmente per qualche decina di giorni.
Anche il fango e l’argilla applicati sulla parte possono risultare utili.

Il digiuno e la cura dell’uva

Il digiuno è ottima cosa in generale.
Anche la cura dell’uva è efficace, in quanto si mette dentro uva e solo uva a più non posso per una settimana, con effetti eliminativi ridotti rispetto al digiuno, ma sempre utili ed efficaci.
Terminate però le purificazioni, e terminate le diete fruttariane post-digiuno, occorre rimettersi a mangiare per bene, cioè vegano, intelligente e tendenzialmente crudista.
Non devono mancare in tale circostanza le patate e le patate dolci, le castagne, le noci e le mandorle, l’avocado, i cereali integrali, le carrube, la crema di avena coi semini di lino, di zucca e di girasole.

Valdo Vaccaro

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

 

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