INTOLLERANZA AL NICKEL, MALESSERI E PRURITO ALLE DITA

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LETTERA

INTOLLERANZA AL NICKEL CON PRURITO, DERMATITE E MALESSERE

Buongiorno dr Vaccaro, le scrivo per chiederle un consiglio. Sono allegica da molti anni a nickel, oro, cobalto e thimerosal. Negli ultimi due anni ho cambiato alimentazione preferendo cibi integrali. Ho eliminato la carne inserendo legumi semi e cereali. Ignoravo che in tali alimenti ci fosse nickel e le reazioni non sono tardate a manifestarsi, anche in modo molto eclatante. Prurito su tutto il corpo e alle mucose, comparsa di dermatite, disturbo agli occhi, stanchezza e malessere.

CREME PRIVE DI RISULTATO SUL PUNTO PIÙ DOLENTE, CIOÈ SULLE DITA

Ho rifatto dei test e sono pure andata dal dermatologo. Mi ha consigliato di eliminare tutto ciò che contiene nickel, più applicazioni locali di creme idonee. Ci sono stati dei miglioramenti, ma solo a fasi alterne. Nonostante non utilizzi più anelli, il punto di manifestazione costante sono le dita dove avevo appunto la fede.

CHE ALTRO POSSO FARE A LIVELLO DI DIETA E DI ABITUDINI GIOPRNALIERE?

Vorrei un consiglio. Non so più cosa devo o non devo mangiare, o cos’altro eliminare dalle mie abitudini quotidiane. Adopero creme naturali senza nickel, non mi trucco, non uso bigiotteria, se non alcune volte delle collane in acciaio (tipo morellato). La ringrazio di cuore per l’attenzione e l’aiuto che vorrà darmi. Attendo una sua risposta, cordialmente.
Maria Rosa

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RISPOSTA

IL NICKEL PURTROPPO SI TROVA DAPPERTUTTO

Ciao Maria Rosa. Intanto leggiti la mia tesina “Dalla nickel-intolleranza alla nickel-mania“. Sottoforma di solfato di nickel questo metallo pesante, appartenente al gruppo del ferro al pari di cromo, rame e cobalto, è praticamente ubiquitario, e si trova un po’ in tutti gli alimenti. È presente nel suolo, nell’acqua, nell’aria. Una volta assunto viene assorbito, non necessariamente assimilato, per il 10% dall’organismo.

NICKEL AFFATICATORE DEL SISTEMA RENALE

Per il resto si associa all’albumina in zona renale e viene espulso nelle urine, mediante la pelle e soprattutto con la sudorazione. La parte assorbita dal corpo produce radicali liberi e quindi stress ossidativo, causando una serie di sintomi cutanei tipo prurito diffuso, vescicole, eritema, dermatiti ed eczema, soprattutto alle mani, al volto e alle gambe, oltre che disturbi e malesseri di vario genere, incluso debilitazioni, mali di testa, gonfiori addominali. Il nickel assorbito si lega al recettore TLR4, una proteina che induce l’organismo ad innescare una risposta immunitaria.

CERCHIAMO UNA FORMULA DI COMPROMESSO

L’elenco dei cibi naturali contenenti nickel è assai lungo. Uno che volesse rispettarlo in modo drastico e puntuale finirebbe al pronto soccorso per denutrizione. Pertanto andiamoci piano e usiamo la testa e il buon senso. L’ideale a mio avviso è mangiare in modo normale tutto quello che troviamo in natura e tutto quello che ci piace, senza pensare al nickel, per un giorno intero, alternando con una giornata di estromissione rigorosa di alimenti nichelati per il giorno dopo, verificando se funziona o meno.
Nulla vieta di fare questa sperimentazione alternando da due giorni in due giorni.

CIBI VIETATI DA ASSUMERE CON PRUDENZA E IN QUANTITÀ LIMITATE

I cibi vietati per il troppo nickel sono pomodoro, lenticchie, fagioli, soia, fagiolini, piselli, asparagi, spinaci, cipolle, aglio, funghi, lattuga, carote, broccoli, cavolfiori, cavolini Bruxelles, carciofi, sedano, rucola, grano saraceno, segale, miglio, avena, granaglie, mele, pere, arance, fichi, kiwi, albicocche, lamponi, semini, nocciole, mandorle, prugne, frutta secca, uva sultanina, acqua da rubinetto, merendine, pane cracker, biscotti, brioche, cacao, cioccolata, caramelle, fette biscottate, focacce, gelati, cibi confezionati, alimenti in scatola, dadi, farine integrali, farina di mais, margarine, grassi idrogenati, lieviti industriali, aringhe, ostriche, crostacei, cibi confezionati e cibi in scatola.

CIBI AMMESSI

I cibi ammessi sono cavoli, cetrioli, patate, meloni, angurie, ceci, melanzane, peperoni, zucchine, zucca, tarassaco, creme di zucca, peperonate, uova, gallette, sorbetti, farina 00, frutta in genere (escludendo quella citata nei divieti), riso bianco, olio d’oliva, yogurt al naturale, crauti, bevande fermentate. Si raccomandano chiaramente i cibi ad effetto diuretico, tipo tarassaco, equiseto, malva.

RADICALI LIBERI E STRESS OSSIDATIVO CONTRASTATI DAI FLAVONOIDI

Contro i radicali liberi serve una dieta ricca di flavoni. Leggere la mia tesina “Radicali liberi, stress ossidativo e chiave flavonoica al benessere“. Un ottimo metodo per smaltire l’eccesso di nickel sta nel fare delle saune, nel mantenere un buon ritmo di esercizi giornalieri, meglio se sotto forma di camminate veloci anche con l’aiuto di racchette, e nella assunzione di meloni ed ananas.

ALTRE COSE DA EVITARE

Evitare rigorosamente il fumo da inquinamento, il fumo attivo o passivo di sigaretta, gli amalgami dentari, le protesi dentarie ed ortopediche, i tatuaggi, gli smalti, le tinture capelli, anelli, collane ed orecchini metallici. L’allergia al nickel colpisce 6 milioni di italiani e non uno soltanto, per cui siamo di fronte a un problema non indifferente. Non servono pomate o trattamenti cutanei. Tenere semmai dei guanti-cataplasma notturni, a base di fango o di foglie di cavolo sulle dita delle mani, prese particolarmente di mira nel caso specifico.

LE SCIE CHIMICHE NON ESISTEREBBERO MA L’EBOLA SÌ, FORTEMENTE SPONSORIZZATA DA OLTRE OCEANO

Le scie chimiche che vediamo tracciate giornalmente sopra le nostre teste rilasciano diversi veleni, ma in particolare il solfato di nickel, con ulteriore avvelenamento sulle colture e sulle falde acquifere. Nessuno ne parla. I telegiornali continuano però a blaterare sulla magnifica ed eroica Italia che salva mezza Africa e trionfa sull’Ebola, mediante allucinanti teatrini monatti di tute e di scafandri, al fedele servizio della Pestilential Corporation.

RIPRISTINARE UN BUON MARGINE DI TOLLERANZA AI VELENI

Tener presente che vale il solito principio del margine di tolleranza ai veleni. Nella misura in cui non esauriamo tale margine con insulti tossici a ripetizione, riusciamo a contenere allergie e intolleranze entro limiti ragionevoli. Se invece il margine non esiste più, ogni nuova goccia di veleno in arrivo diventa la classica goccia che fa traboccare un vaso già pieno.

IL PACCHETTO-SALUTE DEL VEGETARIAN-CRUDISMO TENDENZIALE CONTINUA IN OGNI CASO A VALERE

Importante esporsi al sole compatibilmente col clima. Importante mantenere la pelle in perfetta efficienza nella sua qualità di secondo rene depurativo. Importante preservare una ottimale reattività immunitaria. importante evitare zuccheri raffinati, grassi saturi e polinsaturi, grassi idrogenati e cibi punk che provocano ritenzione idrica. Importante mantenere massima efficienza epatica e renale, per cui non è davvero il caso di debordare dal vegan-crudismo tendenziale alla alimentazione carnea dallo scarso nickel. Importante pensare in positivo e non vivere in costante panico e in continuo trauma mentale per il nickel, altrimenti dovremmo preoccuparci anche dell’azoto, dell’ossigeno e del potassio, trasformando la nostra vita in un vero e proprio inferno.

Valdo Vaccaro

 

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

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1 commento

  1. Copio un post dal forum di Informazionealimentare.it

    " secondo una recente rassegna di un allergologo italiano ("Systemic nickel hypersensitivity and diet: myth or reality?"), ad un'attenta analisi della letteratura, la stessa esistenza di una sindrome da allergia sistemica al nickel (SNAS) è controversa, mentre quello che esiste indubbiamente è la dermatite da contatto allergico, che può manifestarsi dopo l'uso di oggetti contenti nickel come orecchini, collane, orologi, bottoni dei pantaloni, piercing, fermagli per capelli, telefoni cellulari, laptop…

    Anche assumendo l'esistenza del fenomeno sistemico per un limitato numero di individui, ci sono sostanziali incongruenze nelle pubblicazioni riguardo al contenuto di nickel in cibi/bevande, che sono ampiamente influenzati da vari fattori geografici quali: tipo di suolo, uso di fertilizzanti sintetici e pesticidi, contaminazione del terreno da scarti industriali ed urbani, distanza da fonderie di nickel, condizioni climatiche e stagionali (con un dimezzamento dei livelli in frutta/verdura nel periodo estivo). A questo si aggiunge l'assenza di un consenso scientifico su quale sia la soglia per definire un "alto contenuto di nickel", anche se c'è accordo almeno su alcuni cibi, indipendentemente dal suolo, ossia:

    – Legumi: arachidi, fagioli, lenticchie, piselli, soia
    – Cacao e cioccolata
    – Noci
    – Grano integrale e avena

    In ogni caso, l'apporto alimentare va contestualizzato rispetto all'effettivo assorbimento gastro-intestinale, che varia dall'1 al 10 % e viene limitato dalla contemporanea ingestione di ferro e vitamina C.

    Possibili risultati ottenuti con diete low-nickel sono ancora da provare con studi rigorosi (doppio cieco / controllo placebo) e – aggiungerei io – eventuali peggioramenti andrebbero provati rispetto all'effetto nocebo, ossia la convinzione che una sostanza ci farà male.

    A livello alimentare, andrebbe piuttosto considerata la possibilità di un'intolleranza al lattosio, diffusa nella maggior parte dei pazienti che vengono classificati come soggetti alla sindrome sistemica.

    Comunque, ci sono svariate possibilità di ingestione del nickel non legate ai cibi in sé, ma al fatto di essere confezionati in scatola e/o preparati con stoviglie in nickel (soprattutto se al primo utilizzo e/o in abbinamento a cibi acidi come pomodori, limoni, aceto). Poi, oltre alla sigarette, andrebbe considerato l'apporto da acqua di rubinetto con tubature e rubinetti corrosi, specie quella calda e la prima del mattino, dopo la stagnazione notturna. Ma in ognuno di questi casi, l'entità dell'apporto e la sua importanza restano dubbie.

    In breve: prima di mettersi a seguire diete restrittive, sarebbe meglio intervenire su altri aspetti di contatto con il nickel, e provare semmai ad eliminare il lattosio. Anche laddove ci sia la necessità di eliminare alcuni prodotti vegetali come i legumi (magari non perché lo dice il medico, ma per riscontro personale) si può intervenire con valide alternative come gli pseudo-cereali, come già consigliato in altri post sull'argomento. In ogni caso, meglio farsi seguire da allergologi veramente competenti. Io non ne conosco, ma ad istinto consiglierei di contattare proprio questo autore (Silvio Pizzutelli): il suo rigore metodologico mi ha dato un'ottima impressione "

    Libro del dottor Silvio Pizzutelli http://www.allergieebambini.it/wp-content/uploads/2010/09/allergia-sistemica-al-nickel-e-dieta.pdf
    Thread su Informazionealimentare.it http://www.informazionealimentare.it/forum/viewtopic.php?t=1150