IPOACUSIA, IDROPE, OTOSCLEROSI E RECUPERO FUNZIONALE

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LETTERA

TUTTI MI VOGLIONO APPESA AD UN APPARECCHIO ACUSTICO

Caro Valdo, sono affetta da un’ipoacusia neurosensoriale bilaterale che sta rapidamente evolvendosi. Sono stata da diversi otorini per chiedere se conoscevano una cura che rallentasse la veloce perdita uditiva, visto che per la medica ufficiale non esiste alcun rimedio e la risposta è stata sempre la stessa, negativa e priva di sbocchi. Una volta che le cellule ciliate muoiono non c’è modo di rigenerarle, per cui rimane solo l’uso dell’apparecchio acustico.

SONO GIOVANE E VOGLIO COMUNICARE LIBERAMENTE COL MONDO

Tu potresti aiutarmi? Sono ancora giovane e il dispiacere di non poter più comunicare è grande. Ti ringrazio di cuore. Esiste un centro dove poter eseguire le tue cure in modo corretto?
Marta

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RISPOSTA

NON CHIAMARMI CUROMANE E NON CHIAMARMI GUARITORE VISTO CHE TI POSSO SOLO DARE UN BUON INSEGNAMENTO

Ciao Marta. Non esistono centri valdiani e non esiste un Valdo che cura. Se vuoi proprio affibbiarmi una descrizione professionale sono un non-medico e un esponente della non-cura del sintomo. Non è detto però che un non-curomane come me non riesca a far star bene le persone che lo ascoltano e lo seguono. Il non-curare, in un mondo afflitto da parossismo curativo, può dimostrarsi alla resa dei conti una qualità di straordinario valore. Succede anzi spesso. Almeno questa è la sensazione. Non sta ovviamente a me dirlo. Me lo dicono in tanti e in troppi, da troppi punti diversi del globo. A meno che non si tratti di un abbaglio collettivo, qualcosa di simile ci deve pur essere.

L’ORECCHIO NON VA TRATTATO IN MODO COMPARTIMENTALE O COME ORGANO STACCATO DAL CORPO

In linea generale, seguire il mio blog è dare una impostazione migliore al proprio pensiero e alla propria impostazione salutista. L’orecchio non è un organo a sé ma è uno degli organi sensoriali che fa anche da terminale acustico e da strumento di comunicazione tra l’esterno e l’interno, per cui non è un organo staccato e indipendente, ma parte integrante del tutto. Curare l’intestino, la digestione, l’alimentazione significa anche curare l’orecchio, l’occhio, il naso, la gola e il cervello. E per cura vera qui si intende sempre cura della tossicità interna e non cura medica del sintomo.

TESINE DA LEGGERE

IN SINTESI QUESTA È LA VIA DA SEGUIRE

Il discorso della sordità assoluta che ti è stato fatto in modo unanime, non mi convince affatto. Anche perché dalla sordità non solo ci si difende con adeguati ritocchi ai propri stili di vita, ma la si sconfigge addirittura in modo definitivo dopo anni e decenni. Dieta crudista, efficienza digestiva, sangue fluido, pulizia interna, efficienza e funzionalità dei sistemi immunitario, linfatico, vegetativo, nervoso, endocrino, abluzioni esterne atte a stimolare la pelle, correndo, scaldandosi, sudando e facendo una bella doccia tiepida e fresca alternata, a corpo ancora accaldato. Questi gli ingredienti fondamentali per il ripristino della funzionalità sensoriale.

Ovvio che il pensiero positivo, l’entusiasmo e la fiducia nel proprio corpo e nelle leggi della natura, giocano sempre un ruolo insostituibile, mentre fiappezza, dubbiosità, diffidenza e insicurezza, fanno da inevitabile freno ad ogni processo di riequilibrio.

REVERSIBILITÀ DELL’IPOACUSIA CONDIVISA DAL PROFESSOR ANDREA LA TORRE

L’ipoacusia è per natura fluttuante e reversibile anche spontaneamente. Molte volte la sensazione di orecchio chiuso o di pressione nell’orecchio (tappamento o fullness o pienezza), associata ad ipoacusia e ad acufene, non è altro che idrope, e non catarro. Lo afferma un otorino che ho scoperto sul blog e che merita davvero di essere citato e apprezzato per la sua chiarezza (insolita per la classe medica, devo dirlo) e per la sua trasparenza. Trattasi del professor Andrea La Torre (www.idrope.com), e spero che non me ne voglia se riporto sintesi di brani illuminanti presi dal suo sito.

LUOGHI COMUNI, PRECONCETTI E DOGMATISMI

Non è assolutamente vera la regola che ad una sordità neurosensoriale (cioè percettiva) debba corrispondere un danno irreversibile alle cellule ciliate della coclea, e che quindi l’unica soluzione possibile sia a quel punto l’apparecchio acustico. Ci potrebbe benissimo essere solo un impedimento alla normale funzione dell’orecchio interno per eccesso di volume e di pressione dell’idrope, ossia dei liquidi nell’orecchio interno. Ogni disfunzione percettiva può essere dovuta pertanto a semplice idrope, o a disfunzione creata da eccesso di liquidi a carico di cellule ciliate sane e temporaneamente inibite e disattivate. Qualsiasi diagnosi di danno permanente deriva solo da schemi fissi, da luoghi comuni e da preconcetti ideologici, per cui non è dimostrabile ed è pure priva di fondamento.

CON GLI APPARECCHI ACUSTICI SI FANNO I SOLDINI, CON L’IDROPE NO

Esiste sì la possibilità che l’ipoacusia, se stazionaria e immutabile, sia di tipo irreversibile, ma anche questo è un caso raro e remoto, e non può nemmeno essere affermato a priori, mancando esami certi e conoscenza totale per potersi esprimere in quel modo dogmatico e negativo. Ovvio che la cosa comoda a troppi e puzza di bruciato, ossia di business. Giornali e reti televisive sono stracolmi di pubblicità a vantaggio degli apparecchi acustici. Questo ha una sua logica di mercato, ma non certo la logica di salute e di benessere a cui noi siamo votati.

TRATTARE L’IDROPE È COSA BANALE

E’ assurdo affermare che l’unica soluzione possibile sia il ricorso all’apparecchio quando spesso è sufficiente trattare l’idrope coclearia, ossia l’eccesso di liquidi cocleari, per assistere a recuperi miracolosi dell’udito e a miglioramenti giudicati unanimemente impossibili (solo perché nessuno ha sperimentato le vie alternative che non ti fanno guadagnare ma che aiutano le persone a vivere libere e felici). Trattare l’drope è una cosa banale. L’idrope è uno dei sintomi più semplici da risolvere. Basta un breve digiuno e le acque in eccesso calano. Basta prendere sue sassi e batterli uno contro l’altro in prossimità dell’orecchio, come fanno i ragazzini dopo una immersione nel torrente. O basta tappare l’orecchio sinistro e far ruotare il braccio destro per raccogliere dell’acqua dall’orecchio destro, altra tecnica usata dai nuotatori.

L’IPOACUSIA NEUROSENSORIALE È UN SINTOMO E NON UNA PATOLOGIA

“L’ipoacusia è un sintomo e non una patologia”, afferma La Torre, e mi sento di fargli un fragoroso applauso pubblico! Il termine ipoacusia non esprime una diagnosi ma è soltanto la traduzione in termini medici del problema riferito dal paziente, che è poi la semplice e banale riduzione della capacità di sentire correttamente. L’anacusia rappresenta qualcosa di diverso, essendo sordità totale, con completa assenza di risposta audiometrica a qualsiasi esame e a qualsiasi stimolo.

ESAME AUDIOMETRICO ED IMPEDENZOMETRICO

L’esame audiometrico serve a evidenziare la curva audiometrica, cioè l’assieme delle risposte agli stimoli e la soglia auditiva. Trattasi di una audiometria tonale che ci offre informazioni sui minimi livelli auditivi e sulle caratteristiche quantitative dell’ipoacusia e persino sulla localizzazione dell’alterazione, mediante un grafico cartesiano che esprime sulle ordinate (asse orizzontale delle X) le funzioni di risposta allo stimolo e sulle coordinate (asse verticale delle Y) i dB (decibel, unità di misura dell’intensità minima alla quale l’orecchio ha risposto). Esiste anche l’esame impedenzometrico, con l’uso di un timpanogramma per sapere se c’è qualche ostacolo alla libera vibrazione della memoria del timpano. La ricerca dei riflessi stapediali permette poi di sapere se gli ossicini in zona timpano sono mobili o bloccati.

RISONANZA MAGNETICA, TAC E CONCRETE SENSAZIONI DEL PAZIENTE

“Molti miei colleghi sembrano conoscere soltanto il cerume e il catarro, e si ostinano a prescrivere cure termali e aerosol persino contro la dimostrazione accertata che non servono a nulla”. L’inghippo in cui inciampano anche i migliori specialisti è quello di prendere per otosclerosi un problema legato in realtà all’idrope. Fare tanti test serve poco. La risonanza magnetica non dice assolutamente niente sulle cause di una ipoacusia o di un acufene, e serve solo ad escludere la presenza di un neurinoma dell’acustico, tumore benigno e raro. La TAC è assolutamente inutile. “Vale molto di più far parlare il paziente ed ascoltarlo con attenzione”, conclude La Torre. Ce ne fossero di medici come questo!

Valdo Vaccaro

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro non è medico, ma libero ricercatore e filosofo della salute. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

 

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