TIROIDECTOMIA, NEVO-TUMOROSITÀ BOWEN E DIFESE ANTI-MELANOMA

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LETTERA

MELANOMA IN SITU

Gentile Dr Valdo, sono venuta a conoscenza del suo lavoro e ho pensato subito alla mia situazione personale. Sono una donna di 51 anni, in menopausa. Tre anni fa mi è stato asportato in zona sternale un melanoma in situ, con successivo allargamento. Da allora sono sempre molto controllata anche se ultimamente non so cosa stia accadendo.

UNA DOZZINA DI PICCOLI NEVI ASPORTATI

Ad ogni visita di controllo, dermatologico o chirurgico che sia, mi viene data indicazione di asportare dei nevi. Naturalmente mi adeguo a quanto mi dicono e negli ultimi tempi me ne sono stati asportati almeno una dozzina, cinque dei quali con displasia severa. Ho effettuato per tutti l’allargamento consigliato rispetto alla prima asportazione.

UN ORGANISMO CHE PRODUCE NEVI A GETTO CONTINUO

Praticamente sembra che il mio organismo stia producendo delle cellule che generano nevi displastici che poi non si sa bene, visto che li asporto, in che modo possano evolvere. Mi è stato detto che potrei avere dei nevi displastici che crescono dalla sera alla mattina, oltretutto quelli asportati erano di dimensioni piccolissime.

ATTESE ESTENUANTI E INTERVENTI RIPETUTI

Inutile dire che sono molto preoccupata. Sono soggetta a ripetuti interventi e, cosa ancor peggiore, ad attese estenuanti dei referti istologici. Ho letto del suo impegno e pertanto mi rivolgo a Lei per sapere se vi sono possibilità di migliorare questa mia situazione.

VORREI POTER IMPOSTARE UN DIALOGO COL MIO CORPO

A livello di alimentazione mangio pochissima carne. Vorrei inoltre sapere se per seguire questo tipo di alimentazione dovrei fare una visita specialistica da Lei oppure si tratta di uno stile che si può cambiare autonomamente. Come mi devo comportare? Io voglio parlare al mio corpo per fargli capire che gli voglio bene.

A DICEMBRE 2013 HO SUBITO UNA TIROIDECTOMIA TOTALE E PRENDO EUTIROX

Tutto questo che mi accade però mi fa pensare che le risposte che il corpo mi lancia sono nella direzione opposta. Secondo Lei posso intervenire? E in che modo? Ai primi di dicembre 2013 ho subito inoltre un intervento di tiroidectomia totale, per cui assumo quotidianamente Eutirox 100.

REFERTO ISTOLOGICO INQUIETANTE, VISTO CHE CARCINOMA NON È RAGGIO DI SOLE E BOWEN NON È ISOLA DEI CARAIBI

Ho purtroppo da aggiungere l’ennesimo referto istologico ritirato questa mattina e riferito all’asportazione di un nevo dorsale. Carcinoma squamoso intraepidermico tipo Bowen. Lesione compresa nei limiti di exeresi. Distanza minima dai margini laterali mm 1. CK7, CEA e CAM 5.2 negativi. Mi scuso del tempo che le rubo, ma vorrei tanto chiederle un suo personale aiuto. Grazie mille anticipatamente e un cordiale saluto. Buona serata.
Alessandra

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RISPOSTA

PUNTIAMO SU OBIETTIVI PIÙ CONSONI ALLA SALUTE UMANA

Ciao Alessandra. Una visita specialistica da me? Non dirlo nemmeno per scherzo. Sono felicemente non-medico e sono felicemente non-specialista. Si tratta esattamente di quello che hai citato pure tu, ossia di qualcuno che spinge la gente verso stili di vita consoni alle autentiche esigenze del corpo e dell’anima. Qualcuno che, libero da condizionamenti e da legami col Regime Sanitario, spinge verso scelte comportamentali tali da garantire salute e benessere.

PIÙ ISTRUZIONE E MENO TERAPIA, PIÙ LIBRO E MENO INTERVENTO

Il mio ruolo lo svolgo soprattutto coi miei scritti e le mie libere, autonome e trasparenti indicazioni, sempre sperando che risultino pure efficaci e risolventi. Siamo tutto fuorché curomani, tutto fuorché maniaci della cura, tutto fuorché dei guaritori. Per noi filosofi della Health Science la malattia-sintomo è nel contempo:

  • Processo razionale ed intelligente di spia luminosa e di allarme
  • Scarico prezioso di tossine interne e crisi eliminativa.

RISPETTO PER I CRITERI E LE LEGGI DI NOSTRA MADRE NATURA

I fautori della non-cura credono nel fare poco e niente, ma nel saperlo fare nel migliore dei modi. Quale è il migliore dei modi? Quello di capire e rispettare le leggi della natura, tipo:

  • Primo non nuocere,
  • La Natura è Sovrana Medicatrice di tutti i mali,
  • Legge di causa ed effetto,
  • Legge del corpo che non va mai contro se stesso.

SPIEGAZIONE RAZIONALE DEI MELIORS E DEGLI STRESSORS

Gli esponenti della scienza igienistica cercano di dare semplicemente una giustificazione logica e intelligente agli alti della salute, definibili come picchi o Meliors, e ai bassi della malattia, definibili come crolli o cedimenti o Stressors, o anche semplici perdite di equilibrio e impregnazioni tossiche con esaurimento dei propri margini di tolleranza ai veleni. Siccome poi la malattia è già di per sé un percorso rimediale, non si va a correggere un rimedio in atto ma eventualmente lo si deve aiutare e coadiuvare.

NON BASTA VOLERE LE COSE, OCCORRE ANCHE METTERLE COERENTEMENTE IN PRATICA

Chiaro Alessandra che tu non appartieni ancora coerentemente a questo tipo di scuola, anche se lo vorresti fortemente, anche se cerchi attualmente di capire te stessa e di instaurare finalmente un dialogo costruttivo col tuo corpo, facendogli intendere che gli vuoi bene.

HAI LAVORATO FINORA IN TOTALE SINTONIA CON LA MEDICINA INTERVENTISTA E CUROMANE

Hai dimostrato di non appartenere a questa scuola ogniqualvolta ti sei fatta togliere dei nevi in un modo o nell’altro. Hai dimostrato di non appartenere quando ti sei fatta asportare in toto la tiroide. Hai dimostrato di non appartenere quando hai accettato di sottoporti a cura Eutirox.

HAI NELLA MENTE IL TARLO FISSO DELL’INTERVENTO

Hai dimostrato la tua fragilità e la tua inconsistenza delegando le sorti del tuo corpo a terzi, a gente interventista, dando loro massima e incondizionata fiducia. E tuttora, mentre cerchi di ritrovare te stessa e di adottare una linea comportamentale amica verso te stessa, mi chiedi se puoi intervenire e in che modo. Intervenire, intervenire ed intervenire. Esattamente l’opposto di quanto noi pensiamo e facciamo.

DIPENDERE DA SOSTANZE O DA PERSONE NON È DAVVERO IL MASSIMO

Ovvio che diventare schiavi di malattie iatrogene o medico-causate non è il massimo. Ovvio che diventare schiavi di una droga chiamata Eutirox non è il massimo, vista anche l’incompatibilità dei farmaci acidificanti e sballanti rispetto a ogni processo di depurazione e di recupero, rispetto a ogni serio tentativo di ripristinare il proprio equilibrio migliorando la formula del proprio sangue. Ovvio che condividere le proprie sorti con qualcuno che è specializzato nel mettere i bastoni fra le ruote del sistema immunitario, impedendo ogni possibilità di remissione spontanea e ogni possibilità di remissione igienistico-assistita, non ti offre prospettive reali di recupero.

Per risolvere i problemi occorre prima depurarli da ogni pensiero angosciante e da ogni senso di mistero. L’enigma e l’insicurezza creano inquietudine, ingrediente numero uno di ogni patologia. Meglio dunque parlarne a fondo. Ed è proprio per questo che mi dilungo a chiarire anche il punto di vista medico, dove si parla costantemente di operazioni innocenti e risolutive.

CARCINOMA SQUAMOCELLULARE

Se andiamo sul manuale Merck alla voce affezioni dermatologiche, e in particolare al carcinoma squamocellulare, esso viene definito come tumore cutaneo derivante dalle cellule dello strato malpighiano, localizzato solitamente nelle zone fotoesposte.

MORBO DI BOWEN E PAPULOSI BOWENOIDE

Parliamo di un Carcinoma intraepiteliale squamocellulare, superficiale e in situ. Il morbo di Bowen è in realtà meno comune del carcinoma basocellulare o del carcinoma squamocellulare. La lesione è unica o multipla e spesso assomiglia alle chiazze localizzate della psoriasi, delle dermatiti o di una infezione dermatofitica. Si presenta di colore rosso-bruno, coperto da squame o croste e lievemente infiltrato. La terapia ricalca quella del carcinoma basocellulare. La papulosi bowenoide somiglia alle cheratosi seborroiche del pene o della vulva. Solo che queste ultime sono causate, secondo la medicina monatta, dal papilloma virus tipo umano e sono ben distinte dal morbo di Bowen. La papulosi bowenoide risponde alla terapia locale conservativa, che comprende la crioterapia, l’elettrocoagulazione, la laser-chirurgia e il 5-fluoruracile topico.

EPITELIO PAVIMENTOSO STRATIFICATO E CHERATINIZZATO

A partire dalla superficie cutanea l’epidermide è costituita da diversi strati chiamati corneo o desquamante, lucido, granuloso, spinoso e basale. Gli strati spinoso e basale costituiscono il cosiddetto strato malpighiano. L’epidermide è un tipo particolare di epitelio pavimentoso stratificato che è detto cheratinizzato perché, attraverso il processo di cheratinizzazione, le sue cellule si trasformano in lamelle cornee desquamanti prive di vita. Le lamelle costituiscono una barriera che protegge i tessuti sottostanti dall’invasione batterica e da offese di natura chimica, fisica e meccanica, ostacolando inoltre l’eventuale evaporazione dei liquidi tissulari.

EVOLUZIONE DELLE CELLULE STAMINALI DELL’EPIDERMIDE

Come avviene in tutti gli epiteli, anche le cellule basali dell’epidermide hanno i caratteri di cellule staminali, in quanto si moltiplicano attivamente dando origine a nuove cellule che si differenziano nella struttura e nella funzione man mano che si muovono verso la superficie. Portandosi in superficie, le cellule elaborano una particolare proteina, la cheratina, che si accumula all’interno del citoplasma, mentre gli organuli cellulari scompaiono. Successivamente viene perso anche il nucleo e le cellule muoiono.

LA CITOMORFOSI CORNEA

Il meccanismo che porta una cellula basale a progredire attraverso i vari strati dell’epidermide, e a trasformarsi in una lamella cornea, prende il nome di citomorfosi cornea. Si ritiene che l’intero processo, cioè il periodo di tempo necessario perché una cellula si porti dallo strato basale a quello corneo, duri in media 30 giorni. L’attività mitotica delle cellule basali è molto più attiva durante la notte. Va infine sottolineato che esiste un costante equilibrio tra la moltiplicazione delle cellule basali e la desquamazione delle lamelle cornee, in quanto il numero delle cellule in mitosi è proporzionale al grado di desquamazione.

STRATO GERMINATIVO O CORPO MUCOSO DEL MALPIGHI

L’epidermide risulta costituita da due strati principali, a loro volta suddivisibili in altri strati secondari. Strato germinativo, profondo, denominato anche corpo mucoso di Malpighi, composto da cellule viventi che appaiono basofile per la grande quantità di ribosomi liberi e, oltre a contenere fasci di tonofilamenti, contengono granuli di melanina prodotta dai melanociti.

STRATO GERMINATIVO COMPOSTO DA STRATO BASALE E DA STRATO SPINOSO

Lo strato basale è così denominato in quanto su di esso poggiano tutti gli altri strati. Le sue cellule danno origine alle cellule degli strati sovrastanti. Il microscopio elettronico ha messo in evidenza tonofilamenti di 7,5 nm di spessore che rappresentano i precursori della cheratina, proteina fibrosa elaborata dai numerosi ribosomi liberi. Le cellule sono unite tra loro da piccoli desmosomi disposti nelle facce laterali e nella faccia basale della cellula a contatto con il connettivo sottostante, dove presentano piccoli prolungamenti, o radichette, che hanno la funzione di fissare meglio la cellula alla membrana basale e di aumentare la superficie assorbente a contatto del connettivo dove si trovano i capillari sanguigni. Lo strato spinoso è formato da 2-3 ordini di cellule. Delle due cellule figlie che derivano dalla divisione di una cellula dello strato basale, una conserva i caratteri di cellula staminale e rimane nello strato germinativo, mentre l’altra si sposta verso lo strato spinoso acquisendone i caratteri distintivi, che consistono in una forma poliedrica, leggermente appiattita, con il diametro maggiore disposto parallelamente alla superficie della cute. Le cellule dello strato spinoso sono fornite di brevi prolungamenti, o spine, che al microscopio luce furono denominati ponti intercellulari, ma il microscopio elettronico ha dimostrato che non esiste continuità citoplasmatica fra cellule adiacenti.

UN PRIMO CASO CRITICO CITATO NEI FORUM

Mi è stato asportato un nevo in regione dorsale e dal quadro istologico risulta una presenza a livello epidermico di numerosi melanociti atipici, sia singoli che raggruppati. Oltre che a livello giunzionale dove prevalgono i nidi, anche nella porzione media dell’epidermide, dove sono presenti i melanociti isolati, non si riscontrano cellule neoplastiche al di là della membrana basale epidermica.  La periferia del resecato appare indenne, con una distanza minima tra il bordo della neoplasia e il margine di resezione pari a cm 0,2. La diagnosi, in sintesi, parla di SSM o si Superficial Spreading Melanoma in situ, con associati fenomeni di cosiddetta regressione e con margini del resecato indenni.

DERMATOLOGI SCATENATI CONTRO OGNI MINIMO RISPUNTARE DI NEVO

Il dermatologo mi consiglia comunque, una radicalizzazione in modo da arrivare almeno a 0,7 cm, visto che l’exeresi, ovvero l’asportazione del nevo, ha lasciato solo 2mm. Poi altra exeresi di nevo atipico sul fianco sinistro e, se è il caso, altro screening oncologico.

SE NE È ANDATO L’APPETITO E SE NE È ANDATO IL SONNO

Io purtroppo sono molto ansioso e anche se l’anatomopatologo, il dermatologo ed il mio medico curante mi dicono che sono guarito, è da ieri che non riesco a dormire e nemmeno a mangiare, mentre il pianto e la disperazione sono dietro l’angolo. So che devo ritenermi forunato e sono stupido ad agitarmi ma ho il dubbio, vista l’enorme quantità di nei, che io sia ormai segnato da questa malattia.
Che controlli diagnostici mi consiglia? Sono veramente preoccupato.

RISPOSTA RASSICURANTE DI NOTO MEDICO-CHIRURGO SPECIALISTA

Consideri la sua lesione come benigna, visto che per certi aspetti tale la si può considerare. E pertanto tutte le sue ansie sono assolutamente ingiustificate. Sui controlli è sufficiente periodicamente sottoporsi a quelli dermatologici annuali e curare la protezione della pelle ai raggi solari.
Per il resto credo che, pur se comprensibile, il suo stato di agitazione e di ansia mi pare esagerato.

SECONDO CASO CRITICO CON DIAGNOSI DI ADENOMA DI BOWEN

Ho 50 anni e 2 anni fa è spuntata la prima crosticina sul lato sinistro del viso all’altezza dell’orecchio. Un primo dermatologo ha diagnosticato la lesione come basalioma e ha bruciato la zona con elettrobisturi. A Marzo, poco più sopra la vecchia bruciatura è riapparsa la solita crosticina e, un altro dermatologo, ha ritenuto opportuno asportare la lesione per fare una biopsia. La diagnosi è stata Adenoma di Bowen.

RECIDIVA, SPAVENTO, NUOVE BIOPSIE E NUEVE OPERAZIONI

A Novembre, pochi giorni fa, è riapparsa altra crosticina, questa volta poco più sotto la vecchia cicatrice. Cosa devo fare? È possibile che la lesione si sia trasformata in qualcosa di più grave? Sono ovviamente spaventata. Dovrò fare un’altra biopsia? Vi ringrazio per l’attenzione e spero di poter risolvere con un vostro consiglio.

RISPOSTA CONFORTANTE E TRANQUILLIZZANTE DI UNA NOTA DERMATOLOGA

Probabilmente, il suo tumore non è stato asportato in toto, come deve essere fatto, per cui è utile che venga rioperato, senza remore e senza timori, da persona esperta, da chirurgo plastico, da dermatologo chirurgo. Da qualcuno insomma che le garantisca una radicalizzazione del problema, prima che dal Bowen le possa insorgere un cancro spinocellulare vero e proprio, considerato maligno.

TERZO CASO CRITICO

Vorrei sottoporvi un caso di Morbo di Bowen. A mia mamma di 68 anni, circa un anno fa, è comparsa sullo zigomo sinistro. una macchia di colore un poco più scuro della sua pelle della grandezza di circa 1 cm che si è trasformata centralmente in una crosticina e poi in una verruchetta di circa 1 mm molto fastidiosa che gli procurava prurito e che si staccava frequentemente dalla base. È stata seguita da un dermatologo che l’ha curata per mesi senza risultati positivi, dicendole che la cura si sarebbe protratta per diverso tempo.

PROBLEMI DI DIABETE, DI ETÀ AVANZATA E DI ATTECCHIMENTO PELLE

Circa due settimane fa il nuovo chirurgo da cui si è fatta visitare ha deciso di fare un prelievo istologico e quindi ha asportato la verruca, che ha dato esito positivo per il Morbo di Bowen. Il suo medico curante ha sconsigliato di intervenire chirurgicamente informandomi che la lesione avrebbe necessità di un trapianto cutaneo e, dato che mia mamma è anziana e diabetica, probabilmente si sarebbero presentati dei problemi per l’attecchimento della pelle. Vi chiedo cortesemente qual è il Vs. parere circa l’opportunità di intervento chirurgico ed eventuali rischi di a non intervenire chirurgicamente data l’età di mia mamma, ed il decorso della malattia. Vi ringrazio anticipatamente rimanendo in attesa di una gentile risposta.

RISPOSTA INCORAGGIANTE E PRO-INTERVENTO DI UN NOTO DERMATOLOGO

Gentile Signora, certamente il suo medico curante ha ragione. Il diabete rende più difficoltosa la guarigione delle ferite chirurgiche e aumenta il rischio d’infezioni. Tuttavia il Morbo di Bowen è un tumore della pelle che, se non adeguatamente trattato potrebbe portare nel tempo a gravi conseguenze. Le consiglierei pertanto di consultare nuovamente un dermatologo che, alla luce di una diagnosi istologica certa e in base al quadro clinico della paziente potrà consigliarle l’intervento migliore. Oltre all’asportazione chirurgica classica si può ricorrere in alcuni casi a dei metodi alternativi.

QUARTO CASO CRITICO

A mia madre, oggi di 66 anni, fu trattata con crioterapia una lesione di forma circolare sulla gamba, almeno 8-10 anni fa. La lesione non si è più riformata, ma in compenso appaiono numerose lesioni definite discheratosi senili dal dermatologo-oncologo che la segue. Ora mia madre è afflitta da una lombosciatalgia resistente a tutte le cure. Nel medesimo periodo le discheratosi sono aumentate moltissimo. Può esserci un collegamento con la sua vecchia patologia o è privo di senso? Da notare che da alcuni anni è risultato debolmente positivo il marker CEA, ma in assenza di sintomatologia e data una ecografia addome-pelvi totalmente negativa. lo stesso medico curante non ha ritenuto fare altri accertamenti. Grazie se vorrete darmi un parere.

RISPOSTA DI NOTA DERMATOLOGA

Non è mai stata eseguita una biopsia su queste lesioni? Il termine di Discheratosi senile è molto generico. Potrebbe indicare delle Cheratosi Attiniche multiple, lesioni benigne, favorite dalla fotoesposizione cronica, a rischio di degenerazione in epitelioma, ma che non dovrebbero avere relazione con la lombalgia e con il rialzo del test ematico. Alle gambe nell’anziano si possono anche avere quadri di Stucco Cheratosis, lesioni sempre benigne, varianti di Cheratosi seborroiche, la cui terapia è su sua richiesta chirurgica o crioterapia.

QUINTO CASO CRITICO

Mia madre, 54 anni, è stata operata ad un basalioma sul dorso della schiena che aveva da circa 5 anni. L’intervento è stato effettuato in anestesia totale e la grandezza del basalioma aveva un diametro di 2,5 centimetri. Dal risultato dell’esame istologico però il presunto basalioma si è trasformato in carcinoma in situ dell’epidermide o morbo di Bowen, a moderata iperplasia melanocitaria, con prospettva terapeutica di escissione completa. Ora vorrei sapere gentilmente se questo tipo di tumore può metastatizzare e se sì, in che percentuale e se c’è il rischio che colpisca anche i linfonodi. È il caso di sottoporla a terapia radio o chemio?

RISPOSTA DI NOTA DERMATOLOGA

Il basalioma e il Morbo di Bowen possono avere clinicamente aspetti simili. È perciò l’esame istologico che fornisce, a posteriori, una diagnosi di certezza circa la natura della lesione. Il Morbo di Bowen è un tumore della pelle che rimane anche per lungo tempo confinato alla sola epidermide. Per questo motivo l’asportazione della lesione comporta in genere una completa guarigione, senza conseguenze. La definizione “Carcinoma in situ dell’epidermide” sottolinea proprio il fatto che il tumore è limitato al solo strato superficiale della pelle. Il rischio di metastasi locoregionali o a distanza, in questa fase, è molto basso o nullo. Si può ragionevolmente ritenere che il problema si sia risolto con l’intervento già effettuato senza necessità di sottoporsi ad altre terapie. Tuttavia, non conoscendo direttamente il caso, le consigliamo di seguire scrupolosamente i consigli che le verranno dati dai medici che hanno seguito la paziente.

UNA LESIONE A CHIAZZE SIMILE A QUELLA DELLA PSORIASI

Parliamo di un Carcinoma intraepiteliale squamocellulare, superficiale e in situ. Il morbo di Bowen è in realtà meno comune del carcinoma basocellulare o del carcinoma squamocellulare. La lesione è unica o multipla e spesso assomiglia alle chiazze localizzate della psoriasi, delle dermatiti o di una infezione dermatofitica. Si presenta di colore rosso-bruno, coperto da squame o croste e lievemente infiltrato. La terapia ricalca quella del carcinoma basocellulare. La papulosi bowenoide somiglia alle cheratosi seborroiche del pene o della vulva. Solo che queste ultime sono causate, secondo la medicina monatta, dal papilloma virus tipo umano e sono ben distinte dal morbo di Bowen. La papulosi bowenoide risponde alla terapia locale conservativa, che comprende la crioterapia, l’elettrocoagulazione, la laser-chirurgia e il 5-fluoruracile topico.

MALATTIA DI BOWEN O PAPULOSI BOWENOIDE

La malata di Bowen prende il nome da dermatologo americano John Templeton Bowen 1857-1940) ed è considerata una lesione precancerosa. La lesione si presenta come una placca eritematosa a lento accrescimento, con bordo netto. Sono solitamente presenti lieve desquamazione e croste. Per il trattamento è possibile comportarsi come nei casi di basalioma. La papulosi bowenoide risponde bene sia alla asportazione chirurgica classica, che alle terapia locale conservativa che comprende crioterapia, diatermocoagulazione, fotocoagulazione laser o laser-chirurgia.

CARCINOMA SQUAMOCELLULARE E PAURA CHE DOMINA SOVRANA

Se andiamo sul manuale Merck alla voce affezioni dermatologiche, e in particolare al carcinoma squamocellulare, esso viene definito come tumore cutaneo derivante dalle cellule dello strato malpighiano, localizzato solitamente nelle zone fotoesposte. In ogni caso, come si può ben evincere ed immaginare da quanto sopra, la paura domina sovrana, e le risposte degli specialisti suonano terroristiche in alcuni casi e troppo rassicuranti in altri.

SI GUARISCE DAI MELANOMI, DAI MORBI DI BOWEN E DAI NEVI

Un interessante caso successo a Houston in Texas, viene citato su The Health Revolution di Ross Horne.  Si parla di John Mann, a cui era stato diagnosticato un micidiale e maligno melanoma. Gli vennero dati pochi mesi di vita. Ma egli se ne fregò altamente del parere dei dermatologi e cambiò radicalmente il suo stile di vita e le sue scelte. Adottò in particolare una rigorosa dieta vegetariana, più vegan-crudista che vegetariana, e guarì totalmente nel giro di pochi mesi.

GUARIGIONE TOTALE IN 4 FASI

Un amico di John Mann, che si auto-definisce Christian Brother o frate cristiano, era sofferente da anni di melanoma e di leucemia. Avendo appreso la storia di John Mann divenne vegetariano rigoroso nel febbraio 1981. Ho pianificato la mia dieta metodicamente, dividendola in fasi. La fase uno fu quella di produrre un processo ripulitivo finalizzato al ripristino di una condizione corporale alcalina. Per una settimana mi alimentai di sola uva, con pasti sazianti a distanza di due ore, durante tutta la giornata. La fase due incluse una crema vegetale fresca ogni 3 ore, per una settimana. La fase tre comprese incluse insalate verdi, mandorle e frutta, più qualche centrifugato di succhi freschi tipo carota-sedano-ananas o mela. La fase 4, quella definitiva, comportò l’inclusione di alcuni vegetali cotti al vapore.

SCOMPARSA PROGRESSIVA DI OGNI TRACCIA PATOLOGICA

I test effettuati a quel punto nei 12 mesi successivi, evidenziarono la scomparsa di ogni traccia leucemica, ma permanevano alcuni residui a livello di midollo spinale. Ma, dopo altri 15 mesi, un accurato controllo midollare, presso il M.D. Anderson Hospital di Houston, confermò la scomparsa totale di ogni traccia leucemica.

DIETA VEGAN-CRUDISTA AVANZATA COME GIUSTA RISPOSTA ALLE MALATTIE

Avendo sperimentato su me stesso gli effetti della guarigione naturale, e avendo parlato con altri soggetti guariti nello stesso modo, sono convinto che la dieta corretta è la giusta risposta alle malattie. Una dieta leggera, sobria, innocente e digeribile, associata a uno stato mentale worry-free, rilassato e libero da paure o preoccupazioni, rappresentano la migliore risposta ad ogni cronica condizione medica.

LA STRADA DELLA SALUTE NON È DI COMPETENZA MEDICA E NON È DI INTERESSE SANITARIO

Ovvio che la medicina convenzionale non ha alcun interesse a percorrere questa strada. La salute e la remissione spontanea sono nemici dell’interventismo medico. L’igiene naturale è fumo negli occhi, è inaccettabile bestemmia per chi concepisce la medicina come strumento di pressione per applicare terapie invasive a beneficio di Big Pharma e delle piangenti finanze ospedaliere.

CONSIGLI DECISIVI PER UNA STRATEGIA VINCENTE CONTRO LA NEVO-TUMOROSITÀ

In realtà, per guarire dai nevi o dai nei, e quindi anche dai melanomi, serve una dieta vitale basata quasi interamente su frutta e vegetali crudi. Un semplice cambiamento dietologico in tale direzione è già in grado di combattere la nevo-tumorosità del corpo. Quanto poi alle ferite da nevi aperti, si cicatrizzano senza suture nel giro di una notte applicando polvere di peperoncino rosso mista a piantaggine, fieno greco e achillea millefoglia. Piante amiche, sono principalmente il cavolo, il crescione, il fico, l’ortica e il tarassaco. Sostanze nemiche acerrime sono le malattie iatrogene medico-causate, incluso i farmaci di contorno. In particolare quell’Eutirox 100 che ti è stato prescritto a vita con l’asportazione della tiroide.

TESINE DA LEGGERE

Valdo Vaccaro

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