I FERMENTI VITALI DI TERUO HIGA E DI PA CHENG

LETTERA

Valdo, ti ringrazio per avermi risposto con tanta solerzia! Spero tanto di trovare un modo per scoprire l’indirizzo della signora Pa Cheng, diversamente non mi sarà possibile realizzare l’articolo a cui tengo! Se ti viene in mente un altro modo per rintracciarla te ne sarei davvero grata! Un saluto con affetto.
Selene

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RISPOSTA

Ciao Selene. Siccome avevo pubblicato una tesina dal titolo “Microrganismi effettivi e fermenti moltiplicatori di vita“, attinente a questo tipo di argomenti, trovo appropriato risponderti in modo approfondito, visto l’interesse che sta generando la faccenda dei fermenti. Non penso che sia difficile, arrivando a Bangkok, rintracciare la signora Pa Cheng, visto che è conosciutissima. Esiste perfino un mercato chiamato Pa Cheng’s Market che sta a Bangkok nel Khlong Luang District. E c’era pure una televisione satellitare che si chiama SuperCheng, interrotta dal 2014.

Quando non esistevano sistemi di conservazione con il freddo, per poter preservare il cibo venivano utilizzavati i sistemi più svariati tra cui la fermentazione. Tutte le culture fanno più o meno uso di fermentati dal pane, al vino, alla birra. Molti di questi  alimenti fermentati sono riconosciuti per le loro caratteristiche benefiche come Yogurt, Miso, Kefir, Kombucha, Kimchi, Crauti, Brovada friulana (rape immerse nella vinaccia).

L’ESPERIENZA DI STEFANO ABRUZZESE IN THAILANDIA

Nella cultura Thailandese la medicina tradizionale si basa principalmente sull’uso di particolari fermentati di frutta e vegetali. Secondo questa concezione i micro-organismi probiotici che si producono durante la speciale fermentazione prolungata, racchiudono ed esasperano caratteristiche curative, disinfettanti e ricostituenti. Stefano Abruzzese, un italiano che vive in Thailandia, è venuto a contatto con questa realtà e ne è rimasto completamente affascinato e coinvolto. Egli ha il merito di essere stato il primo a portare queste informazioni in Italia, parlando della sua esperienza e conoscenza sull’argomento tramite Facebook e ispirando molti a provare questa tecnica. Esiste un gruppo italiano su facebook che si occupa attivamente di tutto quello che riguarda fermentati con metodo Thailandese che vengono chiamati “Fervida” .

I FERMENTI DI AUNTIE CHENG ANALIZZATI DALLA CHIANG MAI UNIVERSITY

In Thailandia c’è, come detto all’inizio, Pa Cheng, una signora molto speciale che tra mille difficoltà, processi, ostacoli governativi, gestisce una piccola TV satellitare al solo scopo di diffondere e informare su questi miracoli della natura. A prezzi bassi, vende alcuni prodotti che potrebbero rivelarsi utili nel risolvere diversi problemi di salute. Vende tra l’altro bottigliette di fermentati (12 anni) per la cura di ogni problema di vista, e fermentati molto potenti che si sono dimostrati efficaci nella cura contro il cancro. Il lavoro della Cheng ha incuriosito alcuni ricercatori della Chiang Mai University, i quali hanno studiato i suoi fermenti ed hanno pubblicato i risultati in questo documento che mostra la straordinaria presenza di elementi antiossidanti.

I fermentati o fervida, fermenti di vita, sono il frutto del lavoro di Teruo Higa, ricercatore agronomo e microbiologo giapponese scomparso di recente, e della thailandese Pa Cheng che tutt’ora in Thailandia continua a portare avanti questa missione. La fermentazione è un processo ossidativo anaerobico, svolto da numerosi organismi a carico di particolari sostanze chimiche per la produzione di energia necessaria alla loro sopravvivenza.

CREAZIONE DI UN AMBIENTE ADATTO A UN BRODO DI COLTURA BENEFICO

La putrefazione è un processo fermentativo naturale che consiste nella lotta tra organismi utili alla terra e sostanze tossiche. In condizioni normali però le sostanze buone non riescono a sopravvivere e soccombono. In un ambiente adatto invece i microrganismi buoni riconoscono le sostanze tossiche e le trasformano in sostanze utili, mentre le sostanze nutritive presenti nella mescola vengono copiate e trasmesse nel loro corredo genetico. Si crea così un brodo di coltura dei microrganismi benefici che porta con sé i principi attivi della frutta con cui è stato a contatto ma aumentati in proporzione all’invecchiamento e tutte le sostanze benefiche che la fermentazione ha prodotto. Per creare questo ambiente adatto basta aggiungere all’acqua una soluzione zuccherina (zucchero, miele, sciroppo d’acero eccetera).

PROCEDIMENTO CONCRETO SECONDO IL METODO DI STEFANO ABRUZZESE

  1. Servono dei contenitori di plastica o in vetro con un’apertura abbastanza larga e un tappo che dia la possibilità all’aria di passare, serve della frutta o verdura fresca bio (oppure erbe, foglie, radici, cortecce, gemme, germogli, fiori), serve un dolcificante naturale e zuccherino (come lo zucchero integrale di canna, il miele, i malti, gli sciroppi naturali) e acqua osmotizzata, oppure demineralizzata  o distillata, o acqua minerale se non contiene acidi.
  2. Misurare frutta, acqua e zucchero in proporzione 3-5-1 (3 parti di frutta, 5 di acqua e 1 di zucchero). La frutta o verdura dovranno essere lavate con cura mediante acqua e fermentati, se ne avete (lasciandoli in immersione), oppure mediante aceto di mele. Idem per i contenitori. Non usare detergenti chimici.
  3. Una volta inseriti tutti gli elementi attaccare sui contenitori una etichetta che descriva il tipo di vegetale usato e che indichi una data d’inizio della fermentazione del nostro fervìda, e occorre segnare con un pennarello su ciascun contenitore il livello di spazio riempito.
  4. Chiudere i contenitori in modo non ermetico. Se si hanno a disposizione solo tappi ermetici, allora vanno solo appoggiati e protetti da un tovagliolo con elastico per evitare l’ingresso di insetti e polvere.
  5. Mescolare con movimento verticale e con frequenza giornaliera fino al momento in cui tutti i frutti saranno sul fondo (dopo un mese circa). A quel punto dovrebbe comparire in superficie una sorta di gelatina.
  6. Prima che un fervìda sia pronto per l’assunzione orale devono passare almeno 4 mesi dalla sua messa in opera, deve avere un sapore acetico spiccato e buona limpidezza. Non deve avere muffe, né odore alcolico, né odori spiacevoli o strani.
  7. A questo punto si può filtrare il nostro fervìda usando un imbuto e inserendovi una garza. Travasata una parte del liquido rimettiamo nel barattolo i residui rimasti nella garza. Il passo successivo, detto rabbocco, consiste nel riportare il fervìda d’origine al livello iniziale introducendo acqua e zucchero in proporzione 5 a 1, ben miscelati, versando fino a raggiungere il livello dell’inizio.

QUALITÀ E IMPIEGHI DEL FERVIDA

Con il liquido ottenuto si possono fare innumerevoli cose. Secondo Abruzzese i fervìda hanno, infatti, un’azione terapeutica e nutrizionale: rafforzano il sistema immunitario e rigenerano la flora batterica, purificano l’organismo con la loro azione chelante e detossificante, rallentano l’invecchiamento cellulare grazie all’altissimo contenuto di sostanze antiossidanti tra cui spicca l’acido ellagico. Purificano l’acqua che beviamo soltanto aggiungendo poche gocce, igienizzano i cibi freschi allungandone la conservazione, sostituiscono dentifrici con la loro potentissima azione antibatterica, hanno un forte potere cicatrizzante, danno lucentezza e morbidezza alla pelle e ai capelli, eliminano ogni problema epidermico, anche i più resistenti, come la psoriasi. Esagerazioni? La cosa migliore è provare per credere.

VALUTAZIONI ENTUSIASTICHE DI ELENA SUL SITO “VIVI COME MANGI”

Si sa di certo che sono ottimi alleati nelle pulizie. Sostituiscono alla perfezione i detergenti chimici (sgrassatore, detersivo piatti, pulisci vetri) e annullano l’impatto ambientale e economico. Sono inoltre degli ottimi digestivi (provati!). Eccezionali alternative ai concimi per le piante e per l’orto, fungono da antiparassitari, fertilizzano e ripuliscono la terra. Ovviamente bisogna tener conto che i fervìda più giovani sono molto meno incisivi di quelli invecchiati e che quindi occorre utilizzarne dosi più grandi. “Un fervìda fatto a inizio gennaio con le bucce di arance ha già la pellicola, altri sono nuovi e richiedono ancora tante mescolate. Ma ormai fanno parte della mia quotidianità e ne sono davvero entusiasta!”, conclude Elena, nel suo ottimo sito “Vivi come Mangi”.

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LA STORIA DI PA-CHENG

Proviene da famiglia molto umile e povera. Senza istruzione, ha sempre cercato di dare una mano in casa facendo piccoli lavori. Poi però, in età avanzata, si ammala gravemente. Una malattia che la porterebbe verso la morte. I suoi cari cercano in ogni modo di aiutarla, consultando specialisti e dissanguandosi nell’acquisto di medicinali. Ma nonostante i grandi sacrifici, la situazione peggiora inesorabilmente e nessuna cura è in grado di rallentarne il decorso tragico. Fortuna vuole che in casa, la sua famiglia, prepari fermenti di frutta, per uso agricolo. Lei ha un’intuizione: “Se quei fermenti fanno così bene alla terra, non è che possano far bene pure a me?” Così inizia ad assumerli e comincia molto lentamente a riprendersi fino alla guarigione totale.

Ovviamente ritrova nuova forza ed energia e si propone di studiare i fermenti che l’hanno salvata. Va nei templi, consulta vecchi manuali e parla coi monaci più anziani e responsabili. Nel frattempo, con tutto l’entusiasmo di chi rinasce, inizia ad avere fortuna, fa affari, compra e vende terreni e si compra una bellissima fattoria, in cui fermentare e coltivarsi la propria frutta e verdura con metodi naturali. Fa corsi di naturopatia e comincia a sentire la necessità di divulgare la tecnica per dare anche ad altri la possibilità di curarsi da sé.

Ci prova facendo piccoli incontri nei villaggi, educando le persone ad una ad una, ma si accorge che è un lavoro molto dispersivo e raggiunge pochissima gente. Così, negli anni, decide di aprire una piccola stazione televisiva satellitare, con i propri mezzi e con l’aiuto di conoscenze di persone famose per le cure alternative. Il canale, per quanto piccolo e senza sovvenzioni, raggiunge migliaia di persone e la porta al successo. In TV non parla mai di vendita, insegna solamente a fermentare, insegna la tecnica e l’utilizzo, soprattutto quello pratico, che interessa alle massaie. Insegna materie come la conservazione dei cibi, l’utilizzo in cucina, la pulizia, l’igiene e ovviamente anche l’azione terapeutica. Lo fa senza facili entusiasmi, esortando gli scettici a provare, non promette miracoli, ma solo un aiuto concreto nella vita di tutti i giorni.

Eppure, nonostante la sua buonafede, nascono invidie, molta gente la prende in giro, la deride e l’attacca violentemente dicendo che è venditrice di fumo, che i suoi fermenti non possono aiutare, senza neppure averli prima provati. Inizia tutto con piccoli attacchi, ma poi si uniscono le multinazionali chimico-farmaceutiche, che intimorite da tanto potenziale chiamano in causa le autorità. Pa Cheng è costretta a difendersi con unghie e con denti e naturalmente consultando bravi avvocati. Tutte le accuse cadono, i suoi fermenti sono valutati igienicamente perfetti.

La notorietà sale, la gente va in pellegrinaggio, cerca aiuto, vuole fermenti invecchiati per aiutare persone ammalate. Lei regala, vista la grande disponibilità. Il pellegrinaggio aumenta sempre più, la gente cerca fermenti pronti e non se li produce in casa potendoli avere gratuitamente. Il pellegrinaggio diventa insostenibile, ogni giorno centinaia di persone vanno a farle visita, così decide si venderli e non regalarli più.

La vendita però diventa motivo per i suoi nemici di nuovi attacchi e di nuovi processi, sempre comunque vinti. Così si crea nella vita di Pa Cheng una popolarità enorme tra chi ha avuto benefici coi prodotti acquistati o regalati, ma anche nuovo odio e nuovi attacchi da persone invidiose e rancorose. Molti fermentatori si fanno furbi, spacciano fermenti giovani per vecchi, promettono miracoli e risultati rapidi anche dove sono impossibili da avere. Vendono fermenti annacquati. Lei ne viene a conoscenza e mette all’erta i suoi estimatori tramite la tv.

L’odio di alcuni aumenta esponenzialmente, ma lei ora ha sentenze processuali che la salvaguardano, così nessuno la tocca più. Però nel colpo di stato del 2014, la sua tv viene chiusa dalle autorità militari e la situazione resta immutata fino ad oggi. La storia si ripete. Ovunque nascono iniziative interessanti ed utili ci mette lo zampino la burocrazia, le multinazionali, la cattiveria e la corruzione. Ciononostante Pa Cheng ci insegna che mettendoci costanza e determinazione, si può lottare e si può vincere.

Valdo Vaccaro