FIBRILLAZIONE ATRIALE, COUMADIN E VITAMINA K

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LETTERA

FIBRILLAZIONE ATRIALE E ANTICOAGULANTE COUMADIN

Caro Valdo, Ti scrivo in merito ad un problema sorto in questi giorni a mio suocero. Gli è stata diagnosticata una fibrillazione atriale e somministrata, come da protocollo, la solita terapia anticoagulante a base di Coumadin.

Siccome mio suocero si alimenta prevalentemente di verdure crude e cotte, oltre che di frutta, mi chiedevo come far coesistere questa alimentazione con il citato farmaco. Da rilevare poi che la medicina monatta tradizionale sconsiglia l’uso di cibi ricchi di vitamina K, come broccoli, lattuga, spinaci, ceci, prezzemolo, riso integrale!!!

Nonostante il Coumadin posso continuare con un’alimentazione vegan prevalentemente crudista?
Grazie. Ed ancora grazie.

Ambra

*****

RISPOSTA

Ciao Ambra. La assunzione del farmaco può e deve essere ridotta progressivamente, man mano che gli stili di vita migliorano. Quanto alle foglie verdi, vietate per il loro contenuto di vitamina K, non si può assolutamente seguire tale strada, essendo la clorofilla e l’acqua biologica sostanze insopprimibili per l’economia e la funzionalità corporale. Tra l’altro, cavoli, cavolini, fagiolini, legumi, lupini, mele, ananas, asparagi, lattuga, mandorle, melanzane, tarassaco, radicchio, prezzemolo e simili, sono raccomandati proprio nelle coronariti, nell’affaticamento cardiaco, nelle palpitazioni e nella fibrillazione atriale!

Non confondiamo il sintomo fibrillatorio con una disfunzione patologica ed irreversibile, quando in realtà si tratta di normale e fisiologica reazione corporale. Riflettiamo una buona volta sulla intelligenza operativa dell’organismo. Riflettiamo una buona volta sulla saggezza di Padre Taddeo, per il quale Nessuno al mondo muore di cardiopatie ma tutti muoiono di sangue guasto, ovvero grasso, viscoso e lipotossico. Riflettiamo un buona volta sul fatto che il sangue fluido e circolante verte esattamente su digestioni facili e dunque su verdure crude e cotte!

COS’È LA FIBRILLAZIONE

La fibrillazione atriale è la forma più diffusa di aritmia cardiaca, un problema legato alla frequenza o al ritmo cardiaco. Durante gli episodi di aritmia il cuore può battere troppo velocemente, troppo lentamente oppure con un ritmo irregolare. Si diagnostica fibrillazione atriale quando gli atri, le due cavità superiori del cuore, fibrillano a causa di segnali elettrici disorganizzati. Fibrillare significa infatti contrarsi molto velocemente e con un ritmo irregolare. Durante la fibrillazione atriale il sangue si accumula negli atri e non viene pompato completamente nei due ventricoli, cavità inferiori del cuore. Atri e ventricoli non riescono così a lavorare con la giusta sincronia.

Chi soffre di fibrillazione atriale può non avvertire alcun sintomo ma, anche se asintomatica, la fibrillazione può incrementare il rischio di infarto. In alcuni pazienti la fibrillazione atriale può causare dolore al torace o insufficienza cardiaca, soprattutto se il ritmo del battito è molto rapido.
La fibrillazione atriale può essere sporadica, abbastanza frequente oppure può diventare un problema cronico che dura per molti anni. Conducendo una vita normale, attiva e virtuosa, ovvero optando per modifiche sostanziali dello stile di vita, non è raro che si riesca a ripristinare la frequenza cardiaca normale.

SISTEMA ELETTRICO INTERNO

Ogni volta che il cuore batte, un impulso elettrico parte dalla sommità dell’organo per raggiungere la parte inferiore. Il passaggio dell’impulso fa contrarre il muscolo cardiaco e quindi il cuore pompa il sangue nell’organismo. Gli impulsi elettrici hanno origine in un gruppo di cellule, detto nodo senoatriale. Il nodo senoatriale si trova nell’atrio destro. In un cuore sano di una persona adulta il nodo senoatriale emette un impulso per far iniziare un nuovo battito da 60 a 100 volte al minuto. Il ritmo cardiaco può essere inferiore in caso di atleti molto allenati.

Partendo dal nodo senoatriale, l’impulso elettrico attraversa l’atrio destro e poi quello sinistro. Fa contrarre gli atri, e quindi il cuore pompa il sangue nei ventricoli. L’impulso raggiunge il nodo atrioventricolare, che si trova tra gli atri e i ventricoli. Qui rallenta leggermente, dando il tempo ai ventricoli di finire di riempirsi di sangue. Lascia alla fine il nodo atrioventricolare e raggiunge i ventricoli, facendoli contrarre e pompare il sangue nei polmoni e nel resto dell’organismo. I ventricoli si rilassano e il processo che causa il battito cardiaco ricomincia dal nodo senoatriale.

Nei pazienti che soffrono di fibrillazione atriale, l’impulso che dà origine al battito non parte dal nodo senoatriale, ma in una zona diversa degli atri o nelle vene polmonari immediatamente vicine. Gli impulsi elettrici non riescono a percorrere normalmente i tessuti e si diffondono negli atri in modo veloce e disorganizzato. Gli atri, quindi, iniziano a fibrillare. Gli impulsi elettrici difettosi eccitano il nodo atrioventricolare, quindi anche i ventricoli iniziano a battere molto velocemente. Il nodo atrioventricolare, tuttavia, non è in grado di inviare gli impulsi ai ventricoli appena arrivano. Quindi, anche se i ventricoli battono più velocemente del normale, non battono mai così in fretta come gli atri. Atri e i ventricoli, quindi, non riescono a battere a tempo, e il battito cardiaco accelera e diventa irregolare. Durante la fibrillazione atriale, i ventricoli possono raggiunge i 100, 175 battiti al minuto, contro la normale frequenza che si attesta tra i 60 e 100 battiti al minuto.

CAUSE DI FIBRILLAZIONE

Durante la fibrillazione il sangue non viene pompato bene nei ventricoli, inoltre la quantità di sangue pompata dai ventricoli nel resto del corpo è basata sui battiti degli atri, la cui frequenza è irregolare.
L’organismo riceve piccole quantità di sangue che scorre velocemente intervallate, di tanto in tanto, da quantità maggiori di sangue. La quantità di sangue dipende dal sangue che riesce a passare dagli atri ai ventricoli ad ogni battito. La fibrillazione atriale è causata da lesioni al sistema elettrico del cuore che, spesso, sono provocate da altre patologie che colpiscono il cuore, ad esempio l’ipertensione e la coronaropatia. La causa della fibrillazione atriale è spesso sconosciuta.

La fibrillazione atriale colpisce milioni di persone e la sua incidenza è in progressivo aumento.
Gli uomini sono più a rischio delle donne. Negli Stati Uniti la fibrillazione atriale colpisce con maggior frequenza i bianchi, rispetto agli afroamericani o agli ispanoamericani. Il rischio aumenta con l’aumentare dell’età del paziente, soprattutto perché la percentuale di patologie cardiache e di altre patologie a monte è direttamente proporzionale all’età. Tuttavia, la metà dei pazienti ha meno di 75 anni. La fibrillazione atriale è molto rara tra i bambini.

FATTORI DI RISCHIO

Colpisce con maggior frequenza i pazienti che soffrono di:

  • Ipertensione,
  • Coronaropatia,
  • Insufficienza cardiaca,
  • Malattia reumatica cardiaca,
  • Malformazioni cardiache, come il prolasso della valvola mitralica,
  • Pericardite (infiammazione della membrana che avvolge il cuore),
  • Ipertiroidismo,
  • Obesità,
  • Diabete,
  • Patologie respiratorie e polmonari,
  • Stress,
  • Alcolismo,
  • Asma,
  • Assunzione caffè, the, cole e zuccheri raffinati,
  • Apnea notturna con respiro corto nel sonno,
  • Precedente infarto,
  • Precedente intervento chirurgico e assunzione relativa di farmaci da sala operatoria e da fase post-operatoria,
  • Assunzione di cortisonici,
  • Sindrome metabolica, o insieme di alterazioni associate a insulino-resistenza, obesità, diminuzione attività fisica, depositi addominali, pressione arteriosa alta, ipertrigliceridemia, ridotti livelli di HDL.

SINTOMI DELLA FIBRILLAZIONE

  • Battito cardiaco rapido e irregolare,
  • Palpitazioni o cuore che batte più forte del solito,
  • Capogiro,
  • Fiato corto causato da accumulazione liquidi nei polmoni, ma anche da accumulazioni liquidi in piedi, caviglie e gambe,
  • Ansia,
  • Debolezza e fiacchezza,
  • Stato confusionale,
  • Facile affaticamento in seguito a esercizio fisico,
  • Sudorazione,
  • Dolore al torace o compressione toracica, per cui è meglio chiamare l’ambulanza.

FIBRILLAZIONE PAROSSISTICA, PERSISTENTE E PERMANENTE

La fibrillazione atriale acuta o parossistica, con il passare del tempo, può diventare sempre più frequente e durare sempre più a lungo, trasformandosi in fibrillazione persistente e permanente o cronica. permanente o cronica. Tutti i tipi di fibrillazione atriale possono far aumentare il rischio di infarto e di ictus. Anche se non si avverte alcun sintomo, il rischio di avere un ictus è cinque volte maggiore rispetto a chi non soffre di fibrillazione atriale. Durante la fibrillazione atriale, gli atri (le due cavità superiori del cuore) non riescono a pompare tutto il sangue nei ventricoli, quindi parte del sangue ristagna al loro interno. Si può quindi formare un coagulo (o trombo) negli atri. Se il coagulo  o l’embolo si sposta e raggiunge il cervello, può causare un ictus.

DIFFERENZA TRA INFARTO E ICTUS

L’infarto è una necrosi del tessuto muscolare cardiaco provocata da ischemia, ossia da grave scarsità di flusso sanguigno. Il termine ictus e i suoi numerosi sinonimi (colpo apoplettico, attacco apoplettico, infarto cerebrale, accidente cerebrovascolare, stroke) indicano una perdita di funzione del cervello, causata da un insufficiente apporto di sangue a un’area più o meno estesa deln cervello.

SINTOMI DELL’INFARTO

L’infarto è l’interruzione della circolazione diretta verso il cuore, spesso causata da un trombo o da una placca nell’arteria coronaria, ossia nel vaso sanguigno che trasporta il sangue verso una parte del muscolo cardiaco. L’infarto può danneggiare o distruggere parte del muscolo cardiaco. In alcuni casi l’infarto può essere improvviso e intenso, e non lasciare alcun dubbio sulla diagnosi. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, gli infarti iniziano lentamente, con un lieve dolore o fastidio. Chi ne è colpito non riesce a identificare la causa del malessere e aspetta troppo tempo prima di cercare aiuto.

SINTOMI DELL’ICTUS

La fibrillazione atriale fa aumentare il rischio di ictus. Ecco alcuni segni premonitori dell’ictus meritevoli di essere ricordati:

  • Fastidio o dolore al centro del torace, che dura per alcuni minuti oppure è intermittente,
  • Sensazione di pressione, di schiacciamento o di riempimento,
  • Fiato corto,
  • Intorpidimento improvviso del volto, di un braccio o di una gamba, soprattutto se limitato a un solo lato,
  • Stato confusionale, problemi di parola o cognitivi improvvisi,
  • Problemi di vista improvvisi, in uno o in entrambi gli occhi,
  • Problemi a camminare, capogiro, perdita di equilibrio o di coordinazione improvvisi,
  • Forte mal di testa improvviso, senza cause evidenti.

TERAPIE PREFERIBILI

Le terapie d’elezione contro l’arresto cardiaco sono la modifica dello stile di vita e la terapia farmacologica a base di anti-coagulanti. La fibrillazione atriale viene diagnosticata con l’elettrocardiogramma o ECG, un esame semplice che dura pochi minuti e misura gli impulsi elettrici del cuore. La fibrillazione atriale può essere intermittente e quindi può non verificarsi durante l’elettrocardiogramma, per cui si ricorre all’ECG portatile, in grado di monitorare nelle 24 ore il cuore, la pressione, la glicemia e i livelli degli ormoni tiroidei.

CONVIVENZA CON LA FIBRILLAZIONE ATRIALE

Alcuni casi di fibrillazione atriale guariscono spontaneamente. Sarà utile praticare una politica prudente di prevenzione, controllando la tiroide, l’ipertensione e la glicemia. Chi soffre di fibrillazione atriale, anche cronica, può condurre una vita normale e attiva. Fare attenzione a farmaci da banco, integratori alimentari e farmaci contro il raffreddore e le allergie che, molto spesso, contengono sostanze stimolanti, in grado di aumentare la frequenza cardiaca, o anche di interagire negativamente con eventuali farmaci anticoagulanti in assunzione. Seguire una dieta amica del cuore, povera di grassi saturi, grassi-trans e colesterolo. Una dieta sana dovrebbe essere ricca di cereali integrali, frutta e verdura, da assumere quotidianamente. Non fumare. Fare attività fisica. Mantenere il peso forma.

COS’È LA VITAMINA K

La lettera Kappa in questo caso sta per Koagulation. La vitamina K aiuta la coagulazione del sangue nelle ferite e nelle emorragie, abbreviando il tempo di rimarginazione. È senz’altro la meno nota delle vitamine, fondamentale per l’organismo e sconosciuta ai più, ma piuttosto demonizzata per chi abbia problemi di coagulazione del sangue. Si tratta di un gruppo di sostanze solubili nei grassi, chiamate naftochinoni.

VITAMINA K E VITAMINA K1

La vitamina K1 è la forma naturale della vitamina K. Si trova nelle piante, e fornisce la principale fonte di vitamina K mediante consumo alimentare. I composti della vitamina K2 sono invece prodotti dai batteri che risiedono stabilmente nell’intestino umano e forniscono una quantità inferiore rispetto al fabbisogno totale. La vitamina K1 vine prodotta anche dall’industria farmaceutica.

La vitamina K è necessaria per la coagulazione del sangue, in quanto fornisce al fegato le sostanze (protrombina, fattore VII, fattore IX, fattore X ed altre proteine) necessarie a produrre i fattori al sangue per coagulare e chiudere correttamente le ferite. L’apporto giornaliero di vitamina K consigliato è di 1 µg per Kg di peso corporeo al giorno ed è fornito da una normale dieta equilibrata e varia. Carenze di vitamina K possono verificarsi nei casi di malnutrizione cronica, di assunzione alcolici e di limitano assorbimento intestinale dei grassi.

FONTI DI VITAMINA K

La vitamina K si trova sia negli alimenti vegetali che nelle proteine animali in quelli animali ed in più viene sintetizzata dai batteri intestinali. Tra i vegetali, i più ricchi sono quelli a foglie verdi (broccoli, cavolo, cavolini di Bruxelles, cime di rapa, spinaci, verza, e foglie verdi in genere). Contengono vitamina K pure i ceci, i piselli, la soia, il the verde. I latticini, la carne, la frutta ed i cereali ne hanno in quantità molto inferiori. Altro alibi medico per spingere la gente verso la solita bistecca. La soluzione alternativa l’ho ribadita nella tesina “Radicali liberi, stress ossidativo e chiave flavonoica al benessere“.

OGNI FARMACO COMPORTA EFFETTI INDESIDERATI

Tutti i farmaci comportano insidie e tendono a ridurre i livelli di vitamina K, come quelli che alterano la funzione epatica o distruggono la flora intestinale come gli antibiotici i gli immunosoppressori. Il Coumadin è un anticoagulante che disattiva i fattori della coagulazione dipendenti dalla vitamina K. È prescritto dai medici per le persone con rischio di trombosi o condizioni come la fibrillazione atriale, impianto di valvole cardiache artificiali, precedenti di gravi coaguli di sangue, disturbi della coagulazione (ipercoagulabilità) o posizionamento di cateteri.

Abbiamo visto che la Vitamina K può avere effetti positivi e negativi sull’organismo, secondo le condizioni fisiologiche del corpo e le terapie farmacologiche. Pertanto, per evitare sia carenze che, soprattutto, interazioni pericolose coi farmaci, è indispensabile sapere dove si trova la vitamina K e regolare di conseguenza la nostra alimentazione. La vitamina K1 si trova in ortaggi a foglia verde come spinaci, broccoli, asparagi, crescione, cavoli, cavolfiore, piselli, legumi, fagioli, soia, olive.

IDEE CONFUSE SULL’ALIMENTAZIONE

Nella medicina regna un caos indescrivibile in fatto di alimenti. Mancando ai medici concetti di base quali le sostanziali differenze tra minerali organici e inorganici, tra vitamine naturali e sintetiche, tra acqua biologica assimilabile-rivitalizzante e acque minerali dure-inattive, essi continuano a mescolare e a confondere il naturale con l’innaturale, il sacro col profano, l’innocente con l’abominevole. Continuano a rincorrere la singola vitamina o a tappare la singola buca, ignorando leggi fondamentali come quella del minimo, quella delle sinergie, quella di causa ed effetto, quella della tendenza corporale al riequilibrio.

Non sanno, in particolare, che nelle foglie verdi e nella clorofilla viva, c’è acqua biologica gradita ai glomeruli renali, per cui gli eventuali eccessi vitaminici si auto-regolano facilmente, mentre con le pasticche sintetiche ogni sbalzo diventa pesante auto-avvelenamento. Non sanno, nella fattispecie, che un conto è fluidificare il sangue con la vitamina K naturale ed innocente, col tarassaco, alghe, succo d’arancia e di pompelmo, asparagi, acetosa, ananas, carota, cetriolo, fragola, ribes, uva, aloe, topinambur, anguria, melone, ciliegie, pomodoro, finocchio e carciofo, e un altro conto è invece fluidificarlo con la vitamina K sintetica, con l’eparina di maiale della Pfizer, col fegato di struzzo e i testicoli del toro. Quasi che macchiarsi di rosso sull’albero delle ciliegie, e imbrattarsi di sangue e liquidi organici nella sala torture dei macelli, fosse la medesima cosa.

TESINE DA LEGGERE

Valdo Vaccaro

DISCLAIMER: Valdo Vaccaro è orgogliosamente NON-medico, ma igienista e libero ricercatore. Valdo Vaccaro non visita e non prescrive. Le informazioni contenute in questo sito non intendono e non devono sostituire il parere del medico curante.

 

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